A letto con mamma
di
ANNA BOLERANI
genere
incesti
ANNA BOLERANI
A LETTO CON MAMMA
"Ho freddo, mamma." Disse luca aprendo la porta della camera da letto dove la madre era in dormiveglia.
Luisa aprì gli occhi di scatto al tono di voce del figlio, così diverso dal solito. Il lampo che squarciò il cielo in quel momento illuminò per un attimo il viso pallido di Luca, le guance arrossate, i capelli appiccicati alla fronte sudata. Senza pensarci due volte, allungò una mano e gliela appoggiò sulla fronte. La pelle bruciava sotto le sue dita. "Cristo santo, Luca, hai la febbre a mille" sussurrò, già scivolando dal letto.
Il materasso scricchiolò mentre lei si affrettava verso il bagno, i piedi nudi che affondavano nel tappeto bagnato dalla pioggia che entrava dalla finestra socchiusa. Aprì l'armadietto dei medicinali con movimenti abitudinari, ma le dita le tremavano mentre cercava il blister delle tachipirine. Un tuono lontano fece vibrare i vetri della finestra, e dietro di sé sentì Luca emettere un piccolo gemito.
"Tutto ok, amore," disse voltandosi, ma nella fretta non si era accorta che il reggiseno dormiveglia le si era slacciato, lasciando intravedere il seno sinistro. Luca distolse lo sguardo con un'improvvisa tosse, ma non prima che Luisa cogliesse quel lampo di consapevolezza negli occhi del ragazzo - lo stesso sguardo furtivo che aveva notato quando ancora vivevano tutti insieme, in quelle rare occasioni in cui passava davanti alla camera da letto lasciata socchiusa.
Si sistemò il reggiseno con un movimento rapido mentre tornava verso il letto, il blister di medicinali stretto nella mano che tremava più per l'improvvisa vergogna che per la preoccupazione. "Prendi questa," disse cercando un tono normale mentre Luca si sedeva sul bordo del materasso, la schiena curva, i muscoli tesi come se stesse trattenendo qualcosa di più del semplice malessere fisico. La pioggia batteva ora con violenza contro le persiane, accompagnata da un rombo di tuono che sembrò scuotere l'intera casa.
"Fa freddo nella mia stanza," mormorò Luca fissando le proprie ginocchia. Un'altra scarica di lampi illuminò la stanza rivelando il modo in cui le sue dita si stringevano attorno al bordo del lenzuolo. Luisa annuì senza pensarci, il materasso che ondeggiava leggermente mentre si faceva spazio accanto a lui. "Dormi qui stasera," disse, tirando su le coperte per coprirgli le gambe. L'odore della sua pelle sudata si mescolava al profumo di lavanda del balsamo che usava sempre, quel dettaglio così ordinario che improvvisamente le fece venire voglia di piangere.
Il ragazzo si lasciò scivolare sotto le lenzuola con un sospiro, il corpo che affondava nel materasso troppo grande per il suo peso ridotto. Luisa rimase seduta sul bordo del letto, la mano ancora sul termometro che aveva infilato sotto l'ascella di Luca. Un altro tuono rimbombò e questa volta lui si raggomitolò istintivamente verso di lei, la fronte premuta contro il fianco. La sensazione fu così familiare e insieme stranamente nuova - erano anni che Luca non si aggrappava a lei così, non dalla prima elementare quando aveva fatto incubi sul mostro nell'armadio.
"Trentotto e due," annunciò Luisa dopo aver estratto il termometro, accendendo la piccola lampada da comodino per leggere i numeri. La luce arancione rivelò la piega preoccupata tra le sue sopracciglia mentre posava lo strumento sul legno scricchiolante. "Meglio di prima, ma ancora troppo alta." Si sistemò sotto le coperte accanto a lui, facendo attenzione a non invadere troppo spazio, ma Luca si avvicinò comunque, il braccio che casualmente sfiorava il suo mentre si girava sul fianco per guardarla. La febbre gli aveva lasciato gli occhi lucidi e dilatati, le labbra screpolate che si aprirono per parlare.
"Fra un po' mi passerà, vero?" La sua voce era più bassa del solito, quasi infantile, e Luisa sentì una fitta al petto. Gli sistemò una ciocca di capelli bagnati dietro l'orecchio con gesto automatico, le dita che indugiarono un momento sul lobo rosso e caldo. "Certo amore," mentì dolcemente, "tra poco ti scenderà la febbre e starai meglio." Un altro tuono fece tremare i vetri e Luca scivolò ancora più vicino, il ginocchio che ora premeva contro la sua coscia attraverso il tessuto sottile del pigiama.
Si girò lentamente su un fianco, dando le spalle al figlio nella posizione che ormai le era diventata istintiva dopo trent'anni di matrimonio - la guancia sul cuscino fresco, il braccio destro sotto la testa, il sinistro disteso lungo il fianco. Il materasso si adattò al peso dei loro corpi con un gemito familiare, quel suono che per anni aveva scandito le loro notti prima che tutto crollasse. Dietro di sé sentiva il respiro affannoso di Luca, intermittente come se stesse trattenendo qualcosa oltre al dolore fisico. Le lenzuola si mossero e poi la sensazione delle sue dita che sfioravano leggermente la sua schiena, quasi per assicurarsi che fosse ancora lì.
"Prova a dormire," bisbigliò senza voltarsi, ma il suo corpo era improvvisamente iperconsapevole di ogni punto di contatto - il tallone di Luca che sfiorava il suo polpaccio, il calore che emanava anche attraverso le lenzuola, quel profumo di sudore adolescenziale mescolato alla lavanda che ancora riusciva a riconoscere tra mille. Un altro tuono fece tremare la casa e istintivamente arretrò, ma Luca seguì il movimento come un'ombra, il petto che ora premeva contro la sua schiena in un modo che non avrebbe mai potuto ignorare.
"Posso abbracciarti?" La voce di Luca era rotta, ma non dalla febbre. "Ho ancora freddo." Luisa sentì le dita del figlio aprirsi sulla sua scapola come una stella marina, tremanti. "Certo," rispose dopo un battito troppo lungo, la gola improvvisamente secca. Si girò lentamente verso di lui e il materasso ondeggiò, portandoli al centro del letto come un'onda. Le braccia di Luca le si avvitarono intorno alla vita con una forza che non si sarebbe mai aspettata da un ragazzo malato, il naso che le affondò nello spazio tra clavicola e collo con un sospiro che le fece accapponare la pelle.
"Così?" sussurrò Luisa mentre il suo corpo automaticamente si adattava alla sua forma, un ginocchio che si sollevava per accogliere la sua coscia tra le sue. Non erano così vicini da anni, non così - non con il suo respiro che le scaldava il seno attraverso la stoffa sottile, non con le sue dita che si muovevano in cerchi lenti sulla schiena come se stessero contando le vertebre. Il lampo successivo illuminò i suoi occhi socchiusi, le ciglia bagnate che battevano contro la sua pelle.
"Così," confermò Luca con voce rauca, il naso che le sfregava contro il collo mentre si sistemava meglio. La sua fronte era ancora bollente ma il sudore si era asciugato, lasciando solo un odore dolciastro di febbre e quel deodorante che comprava da solo al centro commerciale. Le sue ginocchia le premevano contro l'addome, troppo grandi per il ragazzo che ricordava, troppo adulte per il modo in cui si raggomitolava contro di lei come un bambino. Un tuono più vicino fece tremare la casa e lui si strinse, il bacino che per un istante le premette contro la coscia in un modo che nessuno dei due commentò.
Luisa trattenne il respiro quando sentì le sue dita scivolare più in basso, sfiorarle il fianco attraverso il tessuto sottile del pigiama. "Stai bene?" chiese senza voltarsi, le unghie che affondavano nel palmo delle mani. "Sì," rispose Luca con voce rotta, troppo rotta per essere solo febbre, troppo vicina all'orecchio per essere casuale. Le sue dita tremanti le sfiorarono la curva del sedere, così leggere che avrebbe potuto fingere di non averle sentite, così intenzionali che non poteva ignorarle. Il materasso scricchiolò quando si irrigidì, ma invece di allontanarsi, Luca seguì il movimento come se fossero uniti da un filo invisibile.
Un lampo illuminò la stanza per un secondo troppo lungo, rivelando l'ombra del suo corpo incastrato dietro di lei, le ginocchia piegate che seguivano la forma delle sue, il bacino che si adattava alla curva delle sue natiche con una precisione che non poteva essere casuale. La pioggia sembrò intensificarsi, i goccioloni che battevano contro la finestra come un tamburo frenetico mentre Luisa sentiva il calore di lui attraverso il tessuto, prima solo un'impressione, poi una pressione inequivocabile che le faceva contare i battiti del cuore nella gola. "Luca," sussurrò, ma non finì la frase perché lui le seppellì il viso nel collo con un gemito che poteva essere dolore, potrebbe essere altro, le labbra che le sfioravano la pelle mentre il suo corpo ardeva contro il suo.
Era tanto che nessuno la toccava così, tanto che le dimenticava come si faceva a respirare quando le dita di qualcuno le scivolavano lungo la schiena in quel modo, e anche se era suo figlio quella mano tremante sulla sua vita le accendeva la pelle come un fiammifero sulla carta bagnata. Si irrigidì per un attimo quando sentì la punta delle dita di Luca sfiorarle il fianco, troppo vicino, troppo intenzionale, ma il corpo le tradiva - il ginocchio che si apriva impercettibilmente, la schiena che si inarcava di un millimetro, quel minuscolo fremito che le faceva copolinea fre le cosce nonostante il cervello le gridasse di fermarsi. "Ho ancora freddo," mormorò Luca contro il suo collo, e la sua voce era così vicina, così rotta che Luisa sentì la propria pelle accendersi di brividi che non avevano niente a che fare con la temperatura.
La febbre doveva avergli annebbiato la mente, doveva essere quella la spiegazione per il modo in cui le sue dita ora le premevano nella carne molle del fianco, per come il suo respiro si faceva affannoso contro la sua nuca, ma quando si mosse per allontanarsi, Luca emise un suono quasi disperato e la tirò più vicino a sé, il suo corpo che bruciava contro il suo come un forno acceso. "Stai male," sussurrò Luisa, ma era una domanda più che un'affermazione, la voce che le tremava quando le mani di Luca le scivolarono sull'addome, aprendo il pigiama con movimenti così lenti che avrebbe potuto fermarlo in qualsiasi momento, ma non lo fece. La stoffa scivolò via rivelando la pelle bianca dello stomaco, e le dita di Luca vi si posarono come su una reliquia, tremanti ma decise.
Il lampo successivo illuminò il braccio di Luca mentre lo allungava sotto il pigiama di lei, le vene del polso che pulsavano mentre la mano le risaliva lungo il costato, ogni centimetro di pelle che toccava sembrava accendersi sotto il suo tocco. Luisa sentì la propria bocca aprirsi in un silenzioso "oh" quando le sue dita le sfiorarono il lato del seno, sfiorando appena il reggiseno che ancora indossava, il tessuto ormai umido di sudore. "Luca," ripeté, ma questa volta era un sospiro, un suono che non aveva mai immaginato di poter rivolgere a lui, eppure lì, nel buio della stanza, con il temporale che infuriava fuori e la febbre che li avvolgeva entrambi, sembrava inevitabile.
Dietro di lei sentiva il respiro di Luca diventare sempre più affannoso, il petto che si alzava e si abbassava contro la sua schiena in modo irregolare. La febbre doveva avergli annebbiato la mente, doveva essere quello il motivo per cui la sua mano ora si muoveva con tale sicurezza, come se conoscesse già ogni curva del suo corpo. Le sue dita le scivolarono sotto il reggiseno, sfiorandole il capezzolo già indurito, e Luisa sentì un brivido violento percorrerle la schiena mentre un gemito le sfuggiva dalle labbra. "Aspetta," sussurrò, ma il suo corpo si inarcò verso di lui, tradendola completamente.
Con un movimento lento ma deciso, Luca le afferrò i fianchi e la tirò ancora più vicina a sé, il suo corpo che bruciava come un forno contro il suo. Luisa sentì il tessuto delle sue mutande scivolarle giù dalle anche, le dita tremanti di Luca che le sfioravano la pelle mentre le abbassava. L'aria fresca della stanza le accarezzò le natiche nude per un istante prima che sentì il peso caldo del suo cazzo duro posarsi contro di loro, separato solo dalla sottile barriera delle sue mutandine di seta. Il respiro le si fermò in gola quando Luca le premette contro, il membro che scivolava tra le sue natiche con un movimento naturale, come se fosse sempre appartenuto lì.
La salivazione abbondante di Luca le colò giù per il solco, calda e umida, mescolandosi al suo sudore mentre il suo cazzo le sfiorava l'ano con una pressione che non poteva essere casuale. Luisa sentì le proprie labbra separarsi in un gemito soffocato quando la punta del suo glande le sfiorò il buco del culo, bagnato e pronto. "Aspetta," sussurrò, ma le sue parole si persero in un altro tuono che scosse la casa, e Luca le affondò dentro con un unico movimento fluido, il suo cazzo che si insinuava nel suo ano stretto con una facilità che la lasciò senza fiato.
"Così mi farai male," mormorò Luisa, sentendo il suo corpo adattarsi alla penetrazione, i muscoli che si rilassavano intorno alla sua lunghezza mentre Luca si muoveva dentro di lei con movimenti lenti e profondi. "Aspetta, mettici un po' di gel," aggiunse, la voce rotta dal desiderio e dalla vergogna mentre si allungava verso il comodino, le dita tremanti che afferravano il tubetto di lubrificante che teneva sempre lì per quelle rare notti in cui si concedeva il piacere solitario.
Luca prese il tubetto dalle sue mani con un sospiro affannoso, le dita che tremavano più per l'eccitazione che per la febbre mentre schiacciava una generosa quantità di gel sul palmo. Luisa trattenne il respiro mentre lo vedeva spalmarlo sul suo cazzo già lucido, il glande che pulsava sotto la luce fioca della lampada, il prepuzio che si ritraeva completamente rivelando una punta rossa e sensibile. Poi sentì le sue dita fredde e viscide scivolarle tra le natiche, il gel che si mescolava alla sua saliva già abbondante mentre massaggiava delicatamente il suo buco del culo, le dita che si insinuavano dentro con una lentezza che la fece gemere.
"Così va bene?" chiese Luca con voce rotta, la punta delle dita che si muovevano dentro di lei con una circolarità ipnotica, allargandola dolcemente. Luisa annuì senza parole, il viso affondato nel cuscino mentre sentiva il suo corpo aprirsi, quella strana sensazione di pienezza che si trasformava rapidamente in piacere mentre le dita di Luca trovavano il punto giusto. Quando le tolse le dita, sostituendole con la punta del suo cazzo, Luisa emise un suono tra il dolore e il sollievo, le unghie che affondavano nel materasso mentre lui iniziava a penetrarla con una pazienza che non si sarebbe mai aspettata da un ragazzo della sua età.
Allungò la mano dietro di sé quasi per istinto, le dita che cercavano di guidare quel peso caldo e pulsante verso l'apertura già preparata. Fu solo quando le sue dita si chiusero attorno alla base che realizzò le vere dimensioni di lui - la circonferenza che quasi non riusciva ad abbracciare con la mano, la lunghezza che sembrava non finire mai, il modo in cui le vene pulsavano sotto la sua pelle sottile. "Dio santo," sussurrò, la voce soffocata dallo stupore mentre le sue dita esploravano quella massa di carne ardente, sentendola contorcersi tra le sue mani come una cosa viva. Luca emise un gemito strozzato, i fianchi che si muovevano in avanti in un movimento involontario, spingendo altri due centimetri dentro di lei con uno scivolone umido che li fece tremare entrambi.
Luisa strinse i denti quando la pressione aumentò, i muscoli che si allungavano oltre ogni limite conosciuto mentre Luca le affondava dentro lentamente, un centimetro alla volta. Le sue dita si aggrappavano alle proprie natiche, tirandole da parte con una forza che le faceva bruciare le nocche, cercando di creare più spazio per quel mostro che le stava aprendo il corpo come niente aveva mai fatto prima. Il dolore era acuto eppure sfumato, mescolato a un piacere che le saliva dalle viscere come una marea, ogni piccola spinta che la riempiva in modi che non credeva possibili. Sentiva ogni ruga del suo glande scorrere dentro di lei, ogni pulsazione che sembrava battere all'unisono con il suo cuore impazzito.
"Non ce la faccio—" riuscì a sussurrare, ma Luca le affondò le dita nei fianchi e spinse ancora, gli ultimi centimetri che le si conficcavano dentro con uno schiocco umido che sembrò echeggiare nella stanza. Ora era completamente dentro, il suo pube che premeva contro le sue natiche tremanti, il calore che irradiava da quel punto di unione così intenso da sembrare che stessero per fondersi. Luisa ansimò, il corpo che si contraeva intorno a quella massa impossibile, i muscoli che cercavano disperatamente di adattarsi mentre le lacrime le bruciavano gli angoli degli occhi. Mai, in quarantasei anni di vita, aveva sentito qualcosa del genere—non con il marito, non con gli amanti rari e frettolosi degli ultimi anni—quel senso di essere spalancata, riempita, quasi lacerata eppure stranamente completa.
"Ti—ti sento ovunque," gemette Luca contro la sua nuca, la voce rotta da un misto di sofferenza ed estasi che le fece rabbrividire la schiena. Le sue mani le scivolarono sotto il pigiama ancora mezzo indossato, trovando i capezzoli duri e pizzicandoli con una sicurezza che non avrebbe mai immaginato in quel ragazzo timido che fino a qualche ora prima si vergognava a farsi vedere in mutande. Luisa arcuò la schiena contro di lui, il movimento che faceva scivolare quel cazzo ancora più in profondità, fino a un punto che le fece vedere stelle bianche dietro le palpebre chiuse. Era come se ogni centimetro del suo corpo fosse diventato un punto sensibile, ogni fibra che vibrava sotto quel tocco che conosceva troppo bene dove colpire.
Con un movimento improvviso che la colse di sorpresa, Luca le tirò via di colpo le coperte, l'aria fresca della stanza che le fece accapponare la pelle sudata. "Inginocchiati," ordinò con una voce così diversa dal solito—bassa, roca, carica di un'autorità che non le aveva mai rivolto—mentre le dita le affondavano nei fianchi per guidarla. Luisa obbedì senza pensare, il corpo che si muoveva per istinto primordiale mentre si girava e si posizionava a quattro zampe sul materasso, le natiche ancora tremanti per la penetrazione appena subita. Sentì Luca sistemarsi dietro di lei, le ginocchia che spingevano le sue cosce più aperte, le mani che le affondavano nei fianchi mentre si riposizionava. Il capezzolo destro le sfiorò il lenzuolo ruvido e quel semplice contatto le fece emettere un gemito strozzato—quanto poteva essere sensibile, dopo anni di trascuratezza?
Quando la punta del suo cazzo le sfiorò di nuovo l'ano ancora rilassato, Luisa spinse indietro istintivamente, il corpo che chiedeva più di quanto la mente osasse ammettere. "Sfondami," sussurrò voltando la testa di lato contro il cuscino, la voce così rotta che quasi non la riconobbe, "presto, fammi venire prima che—" La frase si perse in un urlo soffocato quando Luca le entrò con un solo colpo secco, il corpo che la trapassava come se non ci fosse mai stato nulla tra loro. Non c'era più dolore, solo una pienezza che le faceva girare la testa, la sensazione di essere riempita fino all'orlo mentre le mani di Luca le stringevano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato i lividi.
"Così?" ansimò Luca contro la sua schiena curva, il respiro che le scottava la pelle sudata mentre iniziava a pompare con movimenti brevi e rapidi. Ogni spinta la faceva scivolare in avanti sul materasso, il capezzolo che strisciava contro il lenzuolo in un tormento delizioso, ogni ritirata le faceva sentire il vuoto per quel secondo infinito prima che il suo corpo tornasse a riempirla. Luisa annuì freneticamente, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il ritmo aumentava, il suono umido della loro unione che si mescolava al rombo del temporale. "Sì, sì, così—" gemette quando una spinta particolarmente violenta le fece sfiorare qualcosa di profondissimo, un punto che le fece vedere lampi bianchi dietro le palpebre serrate.
"Più—più veloce," implorò voltando la testa di lato contro il cuscino, la voce rotta da un bisogno primitivo che non riusciva più a controllare. Le mani di Luca le affondarono nei fianchi con una presa quasi brutale, le unghie che le marchiavano la pelle mentre aumentava il ritmo, ogni colpo che ora arrivava con la forza di un martello, il suo scroto che le batteva contro le natiche con uno schiaffo umido. Il materasso cigolava sotto di loro, le molle che protestavano con ogni scossa, ma Luisa non sentiva altro che quel cazzo che le devastava l'interno, la sensazione di essere aperta, usata, completamente posseduta in un modo che nessuno le aveva mai fatto provare.
"Sto per—" Luca gemette contro la sua schiena, il respiro che le scottava la pelle sudata mentre il suo ritmo diventava frenetico, disordinato. Luisa sentì la punta del suo cazzo pulsare dentro di lei, quel movimento distintivo che conosceva troppo bene, e strinse i muscoli intorno a lui con una forza disperata, volendo sentire ogni singola goccia. "Sì, dentro, per favore, riempimi—" la sua voce si spezzò quando Luca le affondò fino all'ultimo centimetro con un grido strozzato, il corpo che si irrigidiva dietro di lei mentre la prima ondata di sperma caldo le riempiva il retto con scatti convulsi.
Luisa urlò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il suo stesso orgasmo la travolgeva, le onde di piacere che si propagavano dalla connessione impossibilmente intima fino alla punta dei capezzoli duri. Sentiva ogni singola pulsazione di Luca dentro di sé, il fluido viscoso che le riempiva ogni spazio disponibile, colando lungo le pareti interne con una sensazione che la faceva tremare incontrollabilmente. "Dio santo, quanto—" sussurrò incredula, sentendo ancora nuovi getti scaldarle l'interno mentre le mani di Luca le stringevano i fianchi come una morsa.
Luca crollò sopra di lei, il petto che le premeva contro la schiena sudata mentre cercava di riprendere fiato, il cazzo ancora semiduro che le rimaneva piantato dentro, sigillando ogni goccia di sperma. "Mamma," gemette contro la sua nuca, la voce così infantile e vulnerabile che per un attimo Luisa dimenticò cosa si erano appena fatti. Le sue dita si intrecciarono automaticamente con quelle del ragazzo sopra il cuscino, un gesto tenero che contrastava brutalmente con la loro posizione ancora unita, il seme che aveva appena iniziato a colarle lungo le cosce.
"Più forte," aveva implorato solo qualche minuto prima, le unghie che gli affondavano nelle cosce mentre lui la penetrava con una ferocia che non sapeva di possedere, "spingimelo tutto dentro, voglio sentirti riempirmi il culo!" Ora quelle parole le rimbombavano nella testa insieme al rumore umido dei loro corpi che si scontravano, al gemito roco di Luca quando era finalmente esploso dentro di lei. Si morse il labbro inferiore sentendo un'ultima goccia di sperma scivolarle fuori, seguendo il percorso già tracciato sul suo interno coscia.
La lampada da comodino si spense con un clic discreto e Luisa si ritrovò nel buio, il peso di Luca che ancora le gravava addosso, il suo respiro affannoso che le scaldava la nuca. Le sue mani tremavano mentre cercavano di sistemare il pigiama strappato, le dita che si incagliavano nel tessuto umido di sudore e altre cose. "Ora dormi, amore," sussurrò con una voce che non riconosceva come propria, le labbra che sfioravano la tempia bollente di Luca mentre gli accarezzava i capelli inzuppati, "vedrai che domani starai meglio."
"Perché non mi fai quello che facevi a papà quando lui ti veniva dentro?" La domanda di Luca cadde nel silenzio come una pietra in uno stagno, le parole nitide nonostante la voce rotta dalla febbre. Luisa sentì le dita del figlio scivolarle lungo il fianco fino al punto in cui il suo seme ancora colava, una traccia appiccicosa che univa i loro corpi più di quanto avrebbe mai potuto ammettere. "Cosa?" chiese, anche se aveva capito perfettamente, anche se il suo stomaco si era già contratto in un nodo di vergogna e desiderio.
Luca le affondò il viso nella curva tra collo e spalla, le labbra che si muovevano contro la sua pelle mentre ripeteva: "Puliscimelo con la bocca. Lo facevi con lui, vero? Quando era ancora qui." Le dita del ragazzo le premevano sull'addome, guidando verso il basso, verso quel punto dove il suo sperma stava già raffreddandosi sulle sue cosce. Luisa trattenne il respiro quando sentì la punta delle sue dita sfiorarle il pelo pubico, così vicino, troppo vicino a dove tutto era ancora umido e sensibile.
"Luca, non..." La voce le si spezzò quando lui le afferrò la mano e la portò giù, facendole sentire la consistenza appiccicosa che li univa ancora. "Fallo," sussurrò contro la sua nuca, la voce più bassa e rotta di quanto avesse mai sentito, "Voglio vedere come lo facevi con papà quando ti riempiva." Un brivido le attraversò la schiena quando la lingua di Luca le leccò dietro l'orecchio, un gesto che sapeva troppo adulto per essere spontaneo, troppo calcolato per essere innocente.
Luisa girò la testa a fatica, il collo irrigidito dalla posizione, e vide negli occhi di Luca una determinazione che non aveva mai visto prima—quella stessa espressione che aveva notato quando da bambino insisteva per salire sugli alberi più alti. Ma ora erano gli stessi occhi che la fissavano mentre la sua mano tremante scivolava lungo il suo fianco fino a stringersi attorno alla base del cazzo ancora semirigido, la pelle ancora calda e umida del loro amplesso.
Si chinò con una lentezza che sembrava dilatare il tempo, le labbra che si separavano un attimo prima di avvolgere la punta del suo membro, il sapore salato e metallico che le invadeva la bocca mentre la lingua sfiorava il frenulo sensibile. Luca emise un suono tra il gemito e il singhiozzo, le dita che le si intrecciarono nei capelli con una pressione che non era né una guida né un comando, ma una richiesta muta di continuare. Luisa chiuse gli occhi e lasciò che il glande le scivolasse più in profondità, la gola che si rilassava per accogliere quella familiarità impossibile, mentre la punta delle sue dita continuava a raccogliere il seme colato tra le sue cosce.
Il cazzo tornò rigido quasi immediatamente sotto la sua attenzione, pulsando contro il palato con una vitalità che sembrava impossibile dopo l'orgasmo appena avuto. Le labbra di Luisa si strinsero attorno alla base mentre la testa iniziava a muoversi con un ritmo lento e misurato, la punta del naso che ogni tanto sfiorava i peli pubici ancora umidi di sudore. Quando la lingua si arrotolò sotto il frenulo, Luca inarcò la schiena con un sussulto, le dita che si stringevano nei suoi capelli come redini. "Così... proprio così," ansimò, la voce rotta da un tremito che sembrava provenire dal profondo del petto.
Luisa sentì il sapore precum mescolarsi alla traccia residua di sperma sulla sua lingua, un misto salato e acre che le ricordò improvvisamente la prima volta che aveva fatto questa cosa a suo marito, vent'anni prima. La memoria si scontrò con la realtà del figlio che ora si muoveva incontrollato tra le sue labbra, i fianchi che iniziarono a sollevarsi in microspinte istintive. Chiuse gli occhi più forte, concentrandosi solo sulla sensazione del glande che le sfiorava la gola, sul suono dei respiri affannosi di Luca che riempivano la stanza insieme al ticchettio della pioggia contro i vetri.
Quando la punta delle dita di Luca le affondò improvvisamente tra i capelli, guidandola con una pressione decisa, Luisa capì che non voleva più la sua lentezza materna. Aprì la gola e lasciò che il suo cazzo scivolasse più in profondità, il naso che ora premeva contro il pube umido ad ogni movimento in avanti. Le vene pulsanti gli battevano contro le labbra mentre il ritmo aumentava, ogni ritirata che lasciava solo la punta tra i suoi denti prima di ripiombarle in gola con uno schiaffo umido.
Luca si irrigidì sotto di lei, le gambe che tremavano mentre la spinta si faceva più convulsa. Luisa sentì il primo getto colpirle il palato prima ancora di capire che stava venendo—caldo e acre, con un sapore più intenso di quello che ricordava dal marito. Le dita del ragazzo le si annodarono nei capelli mentre le inondava la bocca, ogni spasmo che le pompava giù nuove ondate di seme viscoso che le riempivano la cavità orale fino a farle lacrimare gli occhi.
"Non—non fermarti," gemette Luca mentre il suo orgasmo si prolungava oltre ogni aspettativa, il cazzo che continuava a pulsare tra le labbra di Luisa come se avesse accumulato mesi di repressione. Lei annuì lievemente, le guance incavate mentre succhiava ogni ultima goccia, la lingua che raccoglieva le strisce di sperma dalle pieghe del frenulo. Un ultimo sussulto lo attraversò quando le dita di Luisa gli strinsero delicatamente i testicoli, spremendogli fuori l'ultimo filo bianco che le colò lungo il mento.
La lampada tremolò con un altro tuono, illuminando per un attimo il volto di Luca contratto in un'espressione tra l'angoscia e l'estasi, i capelli bagnati di sudore che gli si incollavano alle tempie. Luisa si tirò su con movimenti lenti, il collo dolorante, e vide il proprio riflesso negli occhi del figlio—labbra gonfie, mento umido, uno schizzo bianco che le aveva macchiato la guancia sinistra. Senza pensarci, la lingua le scivolò fuori per raccoglierlo, un gesto automatico che fece rizzare i peli sulle braccia di Luca.
"Non è finita," sussurrò lui con voce rotta, le dita che le afferrarono il polso per guidarle di nuovo verso la sua erezione già rinata, il cazzo che pulsava contro il suo addome come fosse posseduto da una vita propria. Luisa lo osservò con una strana mescolanza di terrore e orgoglio materno—era opera sua quel mostro di carne che sembrava sfidare ogni legge biologica? Le labbra si separarono di nuovo quando Luca le spinse giù senza cerimonie, il glande già luccicante di precum che le tamponò le labbra prima di scivolarle in gola con uno scatto istintivo dei fianchi.
Il secondo round fu più selvaggio, meno controllato—come se Luca avesse perso ogni remora nell'usare la sua bocca come voleva. Le mani di Luisa si aggrapparono alle lenzuola mentre lui le affondava dentro con movimenti a scatti, il naso che le premeva contro il pube ad ogni spinta in avanti, le lacrime che le rigavano le guance mentre la gola si adattava a quel ritmo brutale. Sentiva il cazzo pulsarle contro la lingua come un secondo cuore, le vene che battevano in sincrono con il rombo del temporale fuori, ogni centimetro di quella carne che sembrava marchiarla dall'interno.
"Ecco sì, proprio così—" ringhiò Luca con voce rotta, le dita che le si annodavano nei capelli mentre aumentava l'angolazione, il glande che ora le sfiorava quel punto sensibile sul palato che la faceva contorcere. Luisa sentì il primo getto prima ancora di capire—un'esplosione salata che le riempì la bocca all'improvviso, seguita da altri tre scatti profondi che le fecero contrarre la gola per ingoiare. Ma era troppo, il liquido caldo che le colava dagli angoli delle labbra, mescolandosi alle lacrime sul mento mentre Luca la teneva ferma con un gemito strozzato.
Si accorse che stava piangendo solo quando il sale delle lacrime si mescolò al sapore acre dello sperma ancora pulsante sulla sua lingua. Le mani di Luca tremavano mentre le tirava i capelli, obbligandola a guardarlo mentre le ultime gocce bianche le colavano lungo il mento. "Puliscilo," ordinò con voce roca, le dita che le premevano sulle labbra gonfie mentre il cazzo ancora semirigido le sbatteva contro la guancia, lasciando strisce appiccicose. Luisa obbedì con movimenti meccanici, la lingua che sfiorava il frenulo ancora ipersensibile mentre raccoglieva ogni traccia di seme con la precisione di chi aveva fatto questo troppe volte—ma mai così. poi finalmente anche luca trovo pace e si addormentarono uno accanto all'altro, Erano diventati una coppia e lo sarebbero stati per sempre.
A LETTO CON MAMMA
"Ho freddo, mamma." Disse luca aprendo la porta della camera da letto dove la madre era in dormiveglia.
Luisa aprì gli occhi di scatto al tono di voce del figlio, così diverso dal solito. Il lampo che squarciò il cielo in quel momento illuminò per un attimo il viso pallido di Luca, le guance arrossate, i capelli appiccicati alla fronte sudata. Senza pensarci due volte, allungò una mano e gliela appoggiò sulla fronte. La pelle bruciava sotto le sue dita. "Cristo santo, Luca, hai la febbre a mille" sussurrò, già scivolando dal letto.
Il materasso scricchiolò mentre lei si affrettava verso il bagno, i piedi nudi che affondavano nel tappeto bagnato dalla pioggia che entrava dalla finestra socchiusa. Aprì l'armadietto dei medicinali con movimenti abitudinari, ma le dita le tremavano mentre cercava il blister delle tachipirine. Un tuono lontano fece vibrare i vetri della finestra, e dietro di sé sentì Luca emettere un piccolo gemito.
"Tutto ok, amore," disse voltandosi, ma nella fretta non si era accorta che il reggiseno dormiveglia le si era slacciato, lasciando intravedere il seno sinistro. Luca distolse lo sguardo con un'improvvisa tosse, ma non prima che Luisa cogliesse quel lampo di consapevolezza negli occhi del ragazzo - lo stesso sguardo furtivo che aveva notato quando ancora vivevano tutti insieme, in quelle rare occasioni in cui passava davanti alla camera da letto lasciata socchiusa.
Si sistemò il reggiseno con un movimento rapido mentre tornava verso il letto, il blister di medicinali stretto nella mano che tremava più per l'improvvisa vergogna che per la preoccupazione. "Prendi questa," disse cercando un tono normale mentre Luca si sedeva sul bordo del materasso, la schiena curva, i muscoli tesi come se stesse trattenendo qualcosa di più del semplice malessere fisico. La pioggia batteva ora con violenza contro le persiane, accompagnata da un rombo di tuono che sembrò scuotere l'intera casa.
"Fa freddo nella mia stanza," mormorò Luca fissando le proprie ginocchia. Un'altra scarica di lampi illuminò la stanza rivelando il modo in cui le sue dita si stringevano attorno al bordo del lenzuolo. Luisa annuì senza pensarci, il materasso che ondeggiava leggermente mentre si faceva spazio accanto a lui. "Dormi qui stasera," disse, tirando su le coperte per coprirgli le gambe. L'odore della sua pelle sudata si mescolava al profumo di lavanda del balsamo che usava sempre, quel dettaglio così ordinario che improvvisamente le fece venire voglia di piangere.
Il ragazzo si lasciò scivolare sotto le lenzuola con un sospiro, il corpo che affondava nel materasso troppo grande per il suo peso ridotto. Luisa rimase seduta sul bordo del letto, la mano ancora sul termometro che aveva infilato sotto l'ascella di Luca. Un altro tuono rimbombò e questa volta lui si raggomitolò istintivamente verso di lei, la fronte premuta contro il fianco. La sensazione fu così familiare e insieme stranamente nuova - erano anni che Luca non si aggrappava a lei così, non dalla prima elementare quando aveva fatto incubi sul mostro nell'armadio.
"Trentotto e due," annunciò Luisa dopo aver estratto il termometro, accendendo la piccola lampada da comodino per leggere i numeri. La luce arancione rivelò la piega preoccupata tra le sue sopracciglia mentre posava lo strumento sul legno scricchiolante. "Meglio di prima, ma ancora troppo alta." Si sistemò sotto le coperte accanto a lui, facendo attenzione a non invadere troppo spazio, ma Luca si avvicinò comunque, il braccio che casualmente sfiorava il suo mentre si girava sul fianco per guardarla. La febbre gli aveva lasciato gli occhi lucidi e dilatati, le labbra screpolate che si aprirono per parlare.
"Fra un po' mi passerà, vero?" La sua voce era più bassa del solito, quasi infantile, e Luisa sentì una fitta al petto. Gli sistemò una ciocca di capelli bagnati dietro l'orecchio con gesto automatico, le dita che indugiarono un momento sul lobo rosso e caldo. "Certo amore," mentì dolcemente, "tra poco ti scenderà la febbre e starai meglio." Un altro tuono fece tremare i vetri e Luca scivolò ancora più vicino, il ginocchio che ora premeva contro la sua coscia attraverso il tessuto sottile del pigiama.
Si girò lentamente su un fianco, dando le spalle al figlio nella posizione che ormai le era diventata istintiva dopo trent'anni di matrimonio - la guancia sul cuscino fresco, il braccio destro sotto la testa, il sinistro disteso lungo il fianco. Il materasso si adattò al peso dei loro corpi con un gemito familiare, quel suono che per anni aveva scandito le loro notti prima che tutto crollasse. Dietro di sé sentiva il respiro affannoso di Luca, intermittente come se stesse trattenendo qualcosa oltre al dolore fisico. Le lenzuola si mossero e poi la sensazione delle sue dita che sfioravano leggermente la sua schiena, quasi per assicurarsi che fosse ancora lì.
"Prova a dormire," bisbigliò senza voltarsi, ma il suo corpo era improvvisamente iperconsapevole di ogni punto di contatto - il tallone di Luca che sfiorava il suo polpaccio, il calore che emanava anche attraverso le lenzuola, quel profumo di sudore adolescenziale mescolato alla lavanda che ancora riusciva a riconoscere tra mille. Un altro tuono fece tremare la casa e istintivamente arretrò, ma Luca seguì il movimento come un'ombra, il petto che ora premeva contro la sua schiena in un modo che non avrebbe mai potuto ignorare.
"Posso abbracciarti?" La voce di Luca era rotta, ma non dalla febbre. "Ho ancora freddo." Luisa sentì le dita del figlio aprirsi sulla sua scapola come una stella marina, tremanti. "Certo," rispose dopo un battito troppo lungo, la gola improvvisamente secca. Si girò lentamente verso di lui e il materasso ondeggiò, portandoli al centro del letto come un'onda. Le braccia di Luca le si avvitarono intorno alla vita con una forza che non si sarebbe mai aspettata da un ragazzo malato, il naso che le affondò nello spazio tra clavicola e collo con un sospiro che le fece accapponare la pelle.
"Così?" sussurrò Luisa mentre il suo corpo automaticamente si adattava alla sua forma, un ginocchio che si sollevava per accogliere la sua coscia tra le sue. Non erano così vicini da anni, non così - non con il suo respiro che le scaldava il seno attraverso la stoffa sottile, non con le sue dita che si muovevano in cerchi lenti sulla schiena come se stessero contando le vertebre. Il lampo successivo illuminò i suoi occhi socchiusi, le ciglia bagnate che battevano contro la sua pelle.
"Così," confermò Luca con voce rauca, il naso che le sfregava contro il collo mentre si sistemava meglio. La sua fronte era ancora bollente ma il sudore si era asciugato, lasciando solo un odore dolciastro di febbre e quel deodorante che comprava da solo al centro commerciale. Le sue ginocchia le premevano contro l'addome, troppo grandi per il ragazzo che ricordava, troppo adulte per il modo in cui si raggomitolava contro di lei come un bambino. Un tuono più vicino fece tremare la casa e lui si strinse, il bacino che per un istante le premette contro la coscia in un modo che nessuno dei due commentò.
Luisa trattenne il respiro quando sentì le sue dita scivolare più in basso, sfiorarle il fianco attraverso il tessuto sottile del pigiama. "Stai bene?" chiese senza voltarsi, le unghie che affondavano nel palmo delle mani. "Sì," rispose Luca con voce rotta, troppo rotta per essere solo febbre, troppo vicina all'orecchio per essere casuale. Le sue dita tremanti le sfiorarono la curva del sedere, così leggere che avrebbe potuto fingere di non averle sentite, così intenzionali che non poteva ignorarle. Il materasso scricchiolò quando si irrigidì, ma invece di allontanarsi, Luca seguì il movimento come se fossero uniti da un filo invisibile.
Un lampo illuminò la stanza per un secondo troppo lungo, rivelando l'ombra del suo corpo incastrato dietro di lei, le ginocchia piegate che seguivano la forma delle sue, il bacino che si adattava alla curva delle sue natiche con una precisione che non poteva essere casuale. La pioggia sembrò intensificarsi, i goccioloni che battevano contro la finestra come un tamburo frenetico mentre Luisa sentiva il calore di lui attraverso il tessuto, prima solo un'impressione, poi una pressione inequivocabile che le faceva contare i battiti del cuore nella gola. "Luca," sussurrò, ma non finì la frase perché lui le seppellì il viso nel collo con un gemito che poteva essere dolore, potrebbe essere altro, le labbra che le sfioravano la pelle mentre il suo corpo ardeva contro il suo.
Era tanto che nessuno la toccava così, tanto che le dimenticava come si faceva a respirare quando le dita di qualcuno le scivolavano lungo la schiena in quel modo, e anche se era suo figlio quella mano tremante sulla sua vita le accendeva la pelle come un fiammifero sulla carta bagnata. Si irrigidì per un attimo quando sentì la punta delle dita di Luca sfiorarle il fianco, troppo vicino, troppo intenzionale, ma il corpo le tradiva - il ginocchio che si apriva impercettibilmente, la schiena che si inarcava di un millimetro, quel minuscolo fremito che le faceva copolinea fre le cosce nonostante il cervello le gridasse di fermarsi. "Ho ancora freddo," mormorò Luca contro il suo collo, e la sua voce era così vicina, così rotta che Luisa sentì la propria pelle accendersi di brividi che non avevano niente a che fare con la temperatura.
La febbre doveva avergli annebbiato la mente, doveva essere quella la spiegazione per il modo in cui le sue dita ora le premevano nella carne molle del fianco, per come il suo respiro si faceva affannoso contro la sua nuca, ma quando si mosse per allontanarsi, Luca emise un suono quasi disperato e la tirò più vicino a sé, il suo corpo che bruciava contro il suo come un forno acceso. "Stai male," sussurrò Luisa, ma era una domanda più che un'affermazione, la voce che le tremava quando le mani di Luca le scivolarono sull'addome, aprendo il pigiama con movimenti così lenti che avrebbe potuto fermarlo in qualsiasi momento, ma non lo fece. La stoffa scivolò via rivelando la pelle bianca dello stomaco, e le dita di Luca vi si posarono come su una reliquia, tremanti ma decise.
Il lampo successivo illuminò il braccio di Luca mentre lo allungava sotto il pigiama di lei, le vene del polso che pulsavano mentre la mano le risaliva lungo il costato, ogni centimetro di pelle che toccava sembrava accendersi sotto il suo tocco. Luisa sentì la propria bocca aprirsi in un silenzioso "oh" quando le sue dita le sfiorarono il lato del seno, sfiorando appena il reggiseno che ancora indossava, il tessuto ormai umido di sudore. "Luca," ripeté, ma questa volta era un sospiro, un suono che non aveva mai immaginato di poter rivolgere a lui, eppure lì, nel buio della stanza, con il temporale che infuriava fuori e la febbre che li avvolgeva entrambi, sembrava inevitabile.
Dietro di lei sentiva il respiro di Luca diventare sempre più affannoso, il petto che si alzava e si abbassava contro la sua schiena in modo irregolare. La febbre doveva avergli annebbiato la mente, doveva essere quello il motivo per cui la sua mano ora si muoveva con tale sicurezza, come se conoscesse già ogni curva del suo corpo. Le sue dita le scivolarono sotto il reggiseno, sfiorandole il capezzolo già indurito, e Luisa sentì un brivido violento percorrerle la schiena mentre un gemito le sfuggiva dalle labbra. "Aspetta," sussurrò, ma il suo corpo si inarcò verso di lui, tradendola completamente.
Con un movimento lento ma deciso, Luca le afferrò i fianchi e la tirò ancora più vicina a sé, il suo corpo che bruciava come un forno contro il suo. Luisa sentì il tessuto delle sue mutande scivolarle giù dalle anche, le dita tremanti di Luca che le sfioravano la pelle mentre le abbassava. L'aria fresca della stanza le accarezzò le natiche nude per un istante prima che sentì il peso caldo del suo cazzo duro posarsi contro di loro, separato solo dalla sottile barriera delle sue mutandine di seta. Il respiro le si fermò in gola quando Luca le premette contro, il membro che scivolava tra le sue natiche con un movimento naturale, come se fosse sempre appartenuto lì.
La salivazione abbondante di Luca le colò giù per il solco, calda e umida, mescolandosi al suo sudore mentre il suo cazzo le sfiorava l'ano con una pressione che non poteva essere casuale. Luisa sentì le proprie labbra separarsi in un gemito soffocato quando la punta del suo glande le sfiorò il buco del culo, bagnato e pronto. "Aspetta," sussurrò, ma le sue parole si persero in un altro tuono che scosse la casa, e Luca le affondò dentro con un unico movimento fluido, il suo cazzo che si insinuava nel suo ano stretto con una facilità che la lasciò senza fiato.
"Così mi farai male," mormorò Luisa, sentendo il suo corpo adattarsi alla penetrazione, i muscoli che si rilassavano intorno alla sua lunghezza mentre Luca si muoveva dentro di lei con movimenti lenti e profondi. "Aspetta, mettici un po' di gel," aggiunse, la voce rotta dal desiderio e dalla vergogna mentre si allungava verso il comodino, le dita tremanti che afferravano il tubetto di lubrificante che teneva sempre lì per quelle rare notti in cui si concedeva il piacere solitario.
Luca prese il tubetto dalle sue mani con un sospiro affannoso, le dita che tremavano più per l'eccitazione che per la febbre mentre schiacciava una generosa quantità di gel sul palmo. Luisa trattenne il respiro mentre lo vedeva spalmarlo sul suo cazzo già lucido, il glande che pulsava sotto la luce fioca della lampada, il prepuzio che si ritraeva completamente rivelando una punta rossa e sensibile. Poi sentì le sue dita fredde e viscide scivolarle tra le natiche, il gel che si mescolava alla sua saliva già abbondante mentre massaggiava delicatamente il suo buco del culo, le dita che si insinuavano dentro con una lentezza che la fece gemere.
"Così va bene?" chiese Luca con voce rotta, la punta delle dita che si muovevano dentro di lei con una circolarità ipnotica, allargandola dolcemente. Luisa annuì senza parole, il viso affondato nel cuscino mentre sentiva il suo corpo aprirsi, quella strana sensazione di pienezza che si trasformava rapidamente in piacere mentre le dita di Luca trovavano il punto giusto. Quando le tolse le dita, sostituendole con la punta del suo cazzo, Luisa emise un suono tra il dolore e il sollievo, le unghie che affondavano nel materasso mentre lui iniziava a penetrarla con una pazienza che non si sarebbe mai aspettata da un ragazzo della sua età.
Allungò la mano dietro di sé quasi per istinto, le dita che cercavano di guidare quel peso caldo e pulsante verso l'apertura già preparata. Fu solo quando le sue dita si chiusero attorno alla base che realizzò le vere dimensioni di lui - la circonferenza che quasi non riusciva ad abbracciare con la mano, la lunghezza che sembrava non finire mai, il modo in cui le vene pulsavano sotto la sua pelle sottile. "Dio santo," sussurrò, la voce soffocata dallo stupore mentre le sue dita esploravano quella massa di carne ardente, sentendola contorcersi tra le sue mani come una cosa viva. Luca emise un gemito strozzato, i fianchi che si muovevano in avanti in un movimento involontario, spingendo altri due centimetri dentro di lei con uno scivolone umido che li fece tremare entrambi.
Luisa strinse i denti quando la pressione aumentò, i muscoli che si allungavano oltre ogni limite conosciuto mentre Luca le affondava dentro lentamente, un centimetro alla volta. Le sue dita si aggrappavano alle proprie natiche, tirandole da parte con una forza che le faceva bruciare le nocche, cercando di creare più spazio per quel mostro che le stava aprendo il corpo come niente aveva mai fatto prima. Il dolore era acuto eppure sfumato, mescolato a un piacere che le saliva dalle viscere come una marea, ogni piccola spinta che la riempiva in modi che non credeva possibili. Sentiva ogni ruga del suo glande scorrere dentro di lei, ogni pulsazione che sembrava battere all'unisono con il suo cuore impazzito.
"Non ce la faccio—" riuscì a sussurrare, ma Luca le affondò le dita nei fianchi e spinse ancora, gli ultimi centimetri che le si conficcavano dentro con uno schiocco umido che sembrò echeggiare nella stanza. Ora era completamente dentro, il suo pube che premeva contro le sue natiche tremanti, il calore che irradiava da quel punto di unione così intenso da sembrare che stessero per fondersi. Luisa ansimò, il corpo che si contraeva intorno a quella massa impossibile, i muscoli che cercavano disperatamente di adattarsi mentre le lacrime le bruciavano gli angoli degli occhi. Mai, in quarantasei anni di vita, aveva sentito qualcosa del genere—non con il marito, non con gli amanti rari e frettolosi degli ultimi anni—quel senso di essere spalancata, riempita, quasi lacerata eppure stranamente completa.
"Ti—ti sento ovunque," gemette Luca contro la sua nuca, la voce rotta da un misto di sofferenza ed estasi che le fece rabbrividire la schiena. Le sue mani le scivolarono sotto il pigiama ancora mezzo indossato, trovando i capezzoli duri e pizzicandoli con una sicurezza che non avrebbe mai immaginato in quel ragazzo timido che fino a qualche ora prima si vergognava a farsi vedere in mutande. Luisa arcuò la schiena contro di lui, il movimento che faceva scivolare quel cazzo ancora più in profondità, fino a un punto che le fece vedere stelle bianche dietro le palpebre chiuse. Era come se ogni centimetro del suo corpo fosse diventato un punto sensibile, ogni fibra che vibrava sotto quel tocco che conosceva troppo bene dove colpire.
Con un movimento improvviso che la colse di sorpresa, Luca le tirò via di colpo le coperte, l'aria fresca della stanza che le fece accapponare la pelle sudata. "Inginocchiati," ordinò con una voce così diversa dal solito—bassa, roca, carica di un'autorità che non le aveva mai rivolto—mentre le dita le affondavano nei fianchi per guidarla. Luisa obbedì senza pensare, il corpo che si muoveva per istinto primordiale mentre si girava e si posizionava a quattro zampe sul materasso, le natiche ancora tremanti per la penetrazione appena subita. Sentì Luca sistemarsi dietro di lei, le ginocchia che spingevano le sue cosce più aperte, le mani che le affondavano nei fianchi mentre si riposizionava. Il capezzolo destro le sfiorò il lenzuolo ruvido e quel semplice contatto le fece emettere un gemito strozzato—quanto poteva essere sensibile, dopo anni di trascuratezza?
Quando la punta del suo cazzo le sfiorò di nuovo l'ano ancora rilassato, Luisa spinse indietro istintivamente, il corpo che chiedeva più di quanto la mente osasse ammettere. "Sfondami," sussurrò voltando la testa di lato contro il cuscino, la voce così rotta che quasi non la riconobbe, "presto, fammi venire prima che—" La frase si perse in un urlo soffocato quando Luca le entrò con un solo colpo secco, il corpo che la trapassava come se non ci fosse mai stato nulla tra loro. Non c'era più dolore, solo una pienezza che le faceva girare la testa, la sensazione di essere riempita fino all'orlo mentre le mani di Luca le stringevano i fianchi con una forza che le avrebbe lasciato i lividi.
"Così?" ansimò Luca contro la sua schiena curva, il respiro che le scottava la pelle sudata mentre iniziava a pompare con movimenti brevi e rapidi. Ogni spinta la faceva scivolare in avanti sul materasso, il capezzolo che strisciava contro il lenzuolo in un tormento delizioso, ogni ritirata le faceva sentire il vuoto per quel secondo infinito prima che il suo corpo tornasse a riempirla. Luisa annuì freneticamente, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il ritmo aumentava, il suono umido della loro unione che si mescolava al rombo del temporale. "Sì, sì, così—" gemette quando una spinta particolarmente violenta le fece sfiorare qualcosa di profondissimo, un punto che le fece vedere lampi bianchi dietro le palpebre serrate.
"Più—più veloce," implorò voltando la testa di lato contro il cuscino, la voce rotta da un bisogno primitivo che non riusciva più a controllare. Le mani di Luca le affondarono nei fianchi con una presa quasi brutale, le unghie che le marchiavano la pelle mentre aumentava il ritmo, ogni colpo che ora arrivava con la forza di un martello, il suo scroto che le batteva contro le natiche con uno schiaffo umido. Il materasso cigolava sotto di loro, le molle che protestavano con ogni scossa, ma Luisa non sentiva altro che quel cazzo che le devastava l'interno, la sensazione di essere aperta, usata, completamente posseduta in un modo che nessuno le aveva mai fatto provare.
"Sto per—" Luca gemette contro la sua schiena, il respiro che le scottava la pelle sudata mentre il suo ritmo diventava frenetico, disordinato. Luisa sentì la punta del suo cazzo pulsare dentro di lei, quel movimento distintivo che conosceva troppo bene, e strinse i muscoli intorno a lui con una forza disperata, volendo sentire ogni singola goccia. "Sì, dentro, per favore, riempimi—" la sua voce si spezzò quando Luca le affondò fino all'ultimo centimetro con un grido strozzato, il corpo che si irrigidiva dietro di lei mentre la prima ondata di sperma caldo le riempiva il retto con scatti convulsi.
Luisa urlò, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre il suo stesso orgasmo la travolgeva, le onde di piacere che si propagavano dalla connessione impossibilmente intima fino alla punta dei capezzoli duri. Sentiva ogni singola pulsazione di Luca dentro di sé, il fluido viscoso che le riempiva ogni spazio disponibile, colando lungo le pareti interne con una sensazione che la faceva tremare incontrollabilmente. "Dio santo, quanto—" sussurrò incredula, sentendo ancora nuovi getti scaldarle l'interno mentre le mani di Luca le stringevano i fianchi come una morsa.
Luca crollò sopra di lei, il petto che le premeva contro la schiena sudata mentre cercava di riprendere fiato, il cazzo ancora semiduro che le rimaneva piantato dentro, sigillando ogni goccia di sperma. "Mamma," gemette contro la sua nuca, la voce così infantile e vulnerabile che per un attimo Luisa dimenticò cosa si erano appena fatti. Le sue dita si intrecciarono automaticamente con quelle del ragazzo sopra il cuscino, un gesto tenero che contrastava brutalmente con la loro posizione ancora unita, il seme che aveva appena iniziato a colarle lungo le cosce.
"Più forte," aveva implorato solo qualche minuto prima, le unghie che gli affondavano nelle cosce mentre lui la penetrava con una ferocia che non sapeva di possedere, "spingimelo tutto dentro, voglio sentirti riempirmi il culo!" Ora quelle parole le rimbombavano nella testa insieme al rumore umido dei loro corpi che si scontravano, al gemito roco di Luca quando era finalmente esploso dentro di lei. Si morse il labbro inferiore sentendo un'ultima goccia di sperma scivolarle fuori, seguendo il percorso già tracciato sul suo interno coscia.
La lampada da comodino si spense con un clic discreto e Luisa si ritrovò nel buio, il peso di Luca che ancora le gravava addosso, il suo respiro affannoso che le scaldava la nuca. Le sue mani tremavano mentre cercavano di sistemare il pigiama strappato, le dita che si incagliavano nel tessuto umido di sudore e altre cose. "Ora dormi, amore," sussurrò con una voce che non riconosceva come propria, le labbra che sfioravano la tempia bollente di Luca mentre gli accarezzava i capelli inzuppati, "vedrai che domani starai meglio."
"Perché non mi fai quello che facevi a papà quando lui ti veniva dentro?" La domanda di Luca cadde nel silenzio come una pietra in uno stagno, le parole nitide nonostante la voce rotta dalla febbre. Luisa sentì le dita del figlio scivolarle lungo il fianco fino al punto in cui il suo seme ancora colava, una traccia appiccicosa che univa i loro corpi più di quanto avrebbe mai potuto ammettere. "Cosa?" chiese, anche se aveva capito perfettamente, anche se il suo stomaco si era già contratto in un nodo di vergogna e desiderio.
Luca le affondò il viso nella curva tra collo e spalla, le labbra che si muovevano contro la sua pelle mentre ripeteva: "Puliscimelo con la bocca. Lo facevi con lui, vero? Quando era ancora qui." Le dita del ragazzo le premevano sull'addome, guidando verso il basso, verso quel punto dove il suo sperma stava già raffreddandosi sulle sue cosce. Luisa trattenne il respiro quando sentì la punta delle sue dita sfiorarle il pelo pubico, così vicino, troppo vicino a dove tutto era ancora umido e sensibile.
"Luca, non..." La voce le si spezzò quando lui le afferrò la mano e la portò giù, facendole sentire la consistenza appiccicosa che li univa ancora. "Fallo," sussurrò contro la sua nuca, la voce più bassa e rotta di quanto avesse mai sentito, "Voglio vedere come lo facevi con papà quando ti riempiva." Un brivido le attraversò la schiena quando la lingua di Luca le leccò dietro l'orecchio, un gesto che sapeva troppo adulto per essere spontaneo, troppo calcolato per essere innocente.
Luisa girò la testa a fatica, il collo irrigidito dalla posizione, e vide negli occhi di Luca una determinazione che non aveva mai visto prima—quella stessa espressione che aveva notato quando da bambino insisteva per salire sugli alberi più alti. Ma ora erano gli stessi occhi che la fissavano mentre la sua mano tremante scivolava lungo il suo fianco fino a stringersi attorno alla base del cazzo ancora semirigido, la pelle ancora calda e umida del loro amplesso.
Si chinò con una lentezza che sembrava dilatare il tempo, le labbra che si separavano un attimo prima di avvolgere la punta del suo membro, il sapore salato e metallico che le invadeva la bocca mentre la lingua sfiorava il frenulo sensibile. Luca emise un suono tra il gemito e il singhiozzo, le dita che le si intrecciarono nei capelli con una pressione che non era né una guida né un comando, ma una richiesta muta di continuare. Luisa chiuse gli occhi e lasciò che il glande le scivolasse più in profondità, la gola che si rilassava per accogliere quella familiarità impossibile, mentre la punta delle sue dita continuava a raccogliere il seme colato tra le sue cosce.
Il cazzo tornò rigido quasi immediatamente sotto la sua attenzione, pulsando contro il palato con una vitalità che sembrava impossibile dopo l'orgasmo appena avuto. Le labbra di Luisa si strinsero attorno alla base mentre la testa iniziava a muoversi con un ritmo lento e misurato, la punta del naso che ogni tanto sfiorava i peli pubici ancora umidi di sudore. Quando la lingua si arrotolò sotto il frenulo, Luca inarcò la schiena con un sussulto, le dita che si stringevano nei suoi capelli come redini. "Così... proprio così," ansimò, la voce rotta da un tremito che sembrava provenire dal profondo del petto.
Luisa sentì il sapore precum mescolarsi alla traccia residua di sperma sulla sua lingua, un misto salato e acre che le ricordò improvvisamente la prima volta che aveva fatto questa cosa a suo marito, vent'anni prima. La memoria si scontrò con la realtà del figlio che ora si muoveva incontrollato tra le sue labbra, i fianchi che iniziarono a sollevarsi in microspinte istintive. Chiuse gli occhi più forte, concentrandosi solo sulla sensazione del glande che le sfiorava la gola, sul suono dei respiri affannosi di Luca che riempivano la stanza insieme al ticchettio della pioggia contro i vetri.
Quando la punta delle dita di Luca le affondò improvvisamente tra i capelli, guidandola con una pressione decisa, Luisa capì che non voleva più la sua lentezza materna. Aprì la gola e lasciò che il suo cazzo scivolasse più in profondità, il naso che ora premeva contro il pube umido ad ogni movimento in avanti. Le vene pulsanti gli battevano contro le labbra mentre il ritmo aumentava, ogni ritirata che lasciava solo la punta tra i suoi denti prima di ripiombarle in gola con uno schiaffo umido.
Luca si irrigidì sotto di lei, le gambe che tremavano mentre la spinta si faceva più convulsa. Luisa sentì il primo getto colpirle il palato prima ancora di capire che stava venendo—caldo e acre, con un sapore più intenso di quello che ricordava dal marito. Le dita del ragazzo le si annodarono nei capelli mentre le inondava la bocca, ogni spasmo che le pompava giù nuove ondate di seme viscoso che le riempivano la cavità orale fino a farle lacrimare gli occhi.
"Non—non fermarti," gemette Luca mentre il suo orgasmo si prolungava oltre ogni aspettativa, il cazzo che continuava a pulsare tra le labbra di Luisa come se avesse accumulato mesi di repressione. Lei annuì lievemente, le guance incavate mentre succhiava ogni ultima goccia, la lingua che raccoglieva le strisce di sperma dalle pieghe del frenulo. Un ultimo sussulto lo attraversò quando le dita di Luisa gli strinsero delicatamente i testicoli, spremendogli fuori l'ultimo filo bianco che le colò lungo il mento.
La lampada tremolò con un altro tuono, illuminando per un attimo il volto di Luca contratto in un'espressione tra l'angoscia e l'estasi, i capelli bagnati di sudore che gli si incollavano alle tempie. Luisa si tirò su con movimenti lenti, il collo dolorante, e vide il proprio riflesso negli occhi del figlio—labbra gonfie, mento umido, uno schizzo bianco che le aveva macchiato la guancia sinistra. Senza pensarci, la lingua le scivolò fuori per raccoglierlo, un gesto automatico che fece rizzare i peli sulle braccia di Luca.
"Non è finita," sussurrò lui con voce rotta, le dita che le afferrarono il polso per guidarle di nuovo verso la sua erezione già rinata, il cazzo che pulsava contro il suo addome come fosse posseduto da una vita propria. Luisa lo osservò con una strana mescolanza di terrore e orgoglio materno—era opera sua quel mostro di carne che sembrava sfidare ogni legge biologica? Le labbra si separarono di nuovo quando Luca le spinse giù senza cerimonie, il glande già luccicante di precum che le tamponò le labbra prima di scivolarle in gola con uno scatto istintivo dei fianchi.
Il secondo round fu più selvaggio, meno controllato—come se Luca avesse perso ogni remora nell'usare la sua bocca come voleva. Le mani di Luisa si aggrapparono alle lenzuola mentre lui le affondava dentro con movimenti a scatti, il naso che le premeva contro il pube ad ogni spinta in avanti, le lacrime che le rigavano le guance mentre la gola si adattava a quel ritmo brutale. Sentiva il cazzo pulsarle contro la lingua come un secondo cuore, le vene che battevano in sincrono con il rombo del temporale fuori, ogni centimetro di quella carne che sembrava marchiarla dall'interno.
"Ecco sì, proprio così—" ringhiò Luca con voce rotta, le dita che le si annodavano nei capelli mentre aumentava l'angolazione, il glande che ora le sfiorava quel punto sensibile sul palato che la faceva contorcere. Luisa sentì il primo getto prima ancora di capire—un'esplosione salata che le riempì la bocca all'improvviso, seguita da altri tre scatti profondi che le fecero contrarre la gola per ingoiare. Ma era troppo, il liquido caldo che le colava dagli angoli delle labbra, mescolandosi alle lacrime sul mento mentre Luca la teneva ferma con un gemito strozzato.
Si accorse che stava piangendo solo quando il sale delle lacrime si mescolò al sapore acre dello sperma ancora pulsante sulla sua lingua. Le mani di Luca tremavano mentre le tirava i capelli, obbligandola a guardarlo mentre le ultime gocce bianche le colavano lungo il mento. "Puliscilo," ordinò con voce roca, le dita che le premevano sulle labbra gonfie mentre il cazzo ancora semirigido le sbatteva contro la guancia, lasciando strisce appiccicose. Luisa obbedì con movimenti meccanici, la lingua che sfiorava il frenulo ancora ipersensibile mentre raccoglieva ogni traccia di seme con la precisione di chi aveva fatto questo troppe volte—ma mai così. poi finalmente anche luca trovo pace e si addormentarono uno accanto all'altro, Erano diventati una coppia e lo sarebbero stati per sempre.
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