Mamma e figlio-due troie in calore
di
ANNA BOLERANI
genere
corna
La luce della luna filtrava attraverso le tende semi-aperte, disegnando strisce argentate sul letto disfatto. Marco stringeva il cuscino tra le braccia, le dita che affondavano nel tessuto mentre tratteneva il fiato. Dall'altra parte della parete, il letto scricchiolava con un ritmo regolare, accompagnato da sospiri bassi e rochi che non riusciva a ignorare.
"Dai, forza, spingi più forte... sì, proprio così," mormorava sua madre con una voce che Marco non le aveva mai sentito prima, rotta e ansimante. Il tono era così diverso da quello che usava quando gli parlava che per un attimo dubitò fosse davvero lei. Poi risuonò la risata profonda di suo padre, seguita da uno schiaffo umido sulla carne nuda. "Ti piace quando ti riempio, puttana?"
Marco si morse il labbro. Le gambe gli tremavano mentre si accovacciava accanto alla parete, l'orecchio premuto contro il muro. Ogni gemito, ogni parolaccia esplicita che usciva dalla loro bocca lo trasformava in qualcosa di diverso—non più solo un figlio, ma un voyeur, un intruso eccitato dal calore proibito che emanava dalla stanza accanto. Le loro voci lo modellavano, lo piegavano a loro piacimento, come se fosse diventato il giocattolo segreto dei loro giochi.
Con un movimento goffo, si slacciò i pantaloni, la mano che scivolava dentro mentre immaginava suo padre affondare quel cazzo grosso e scuro dentro la madre, lei che si inarcava per prenderlo tutto. "Fottimi, riempimi," bisbigliava Marco, ripetendo le parole che aveva sentito, la voce strozzata dall'eccitazione. Il suo cazzo pulsava tra le dita, la punta già umida di precum mentre la fantasia si faceva sempre più vivida: il culo sodo di sua madre che rimbalzava contro le cosce di suo padre, le chiappe che si arrossavano sotto gli schiaffi, il suono umido della figa che si apriva e chiudeva come una bocca affamata.
"Domani andiamo a casa di Leonardo," disse suo padre, il respiro pesante mentre continuava a sbatterle dentro. "Ci ha invitato a passare la giorenata da lui in piscina." Marco trattenne un gemito, le dita che stringevano più forte il cazzo mentre la madre rise, un suono basso e volutamente provocante.
“E Marco?" chiese la madre.
Marco se la cava abbastanza bene da solo, ormai ha 18 anni," rispose, la voce che tradiva un piacere malcelato. "E poi i fine settimana sta sempre fuori con gli amici... neanche si accorgerà della nostra assenza."
Marco sentì le proprie palle contrarsi, la mente che esplodeva di immagini mentre le loro parole si mescolavano ai gemiti. La madre sussurrò qualcosa che non riuscì a cogliere, ma la risposta del padre fu chiara, roca e piena di sfida: "Ti piace vedermi scopare con Leonardo? Di’ la verità."
Un altro scricchiolio del letto, un respiro affannoso, e poi una risatina soffocata. Marco non riusciva più a distinguere se fosse realtà o fantasia, ma non importava. La mano gli si muoveva freneticamente ora, il precum che gli lubrificava il cazzo mentre immaginava suo padre che spingeva la madre in ginocchio davanti a Leonardo, le labbra di lei che si aprivano per inghiottire un altro cazzo mentre il marito la prendeva da dietro.
" Si, mi piace vederti, e a te cosa ti piace di più, dimmelo," insistette il padre, la voce più dura, accompagnata da uno schiaffo che fece sobbalzare Marco.
"Voglio sentirtelo dire mentre ti riempio." La madre emise un suono strozzato, quasi un piacere soffocato, e poi le parole che fecero pulsare il cazzo di Marco come mai prima: "Sì, cazzo, mi eccita pensare che mi guardi mentre lo faccio con lui, mentre mi apre il culo con il suo grosso cazzo."
Marco si morse un pugno per non gemere, il corpo che tremava tutto mentre il padre rideva, basso e soddisfatto. "Brava troia. non vedo l'ora di vederti mentre ti apre il culo."
La mano di Marco si mosse più veloce, la pelle del cazzo che diventava rossa sotto lo sfregamento. Immaginò sua madre piegata sul letto di Leonardo, le cosce che tremavano mentre l’uomo le allargava il culo con le mani, il padre che si masturbava guardando, il cazzo gonfio e lucido mentre ordinava: "Falle vedere come la vuoi." Marco gemette, la schiena che si inarcava mentre il piacere lo investiva come un’onda, ma si fermò all’ultimo momento, trattenendo l’orgasmo con uno sforzo disperato. Non poteva finire così presto. Voleva sentire tutto. Voleva sapere.
Dall’altra parte della parete, il respiro della madre si fece ancora più affannoso. "Per ora aprimelo tu," sussurrò, la voce rotta dall’eccitazione, "spaccamelo tutto, ti voglio sentire dentro di me e sentire il tuo liquido inondarmi il culo." Marco si morse il labbro mentre la voce del padre rispondeva, bassa e piena di possesso: "Te lo apro io, puttana. Ma poi lo vedremo tutti e due quanto riesci a prenderne." Uno schiaffo, un gemito, e poi il suono umido della penetrazione, lento, profondo, deliberatamente crudele. Marco chiuse gli occhi e vide suo padre affondare fino alle palle nel culo stretto della madre, le dita che le stringevano i fianchi mentre lei singhiozzava, non di dolore, ma di un piacere così intenso da sembrare quasi una tortura.
Le gambe di Marco tremavano mentre si accovacciava ancora di più, come se potesse avvicinarsi fisicamente a quel momento proibito. Il suo cazzo pulsava nella mano, il precum che colava lungo l’asta mentre la madre urlava: "Sì, cazzo, così! Non fermarti, riempimi!"
Le parole del padre erano un ruggito—"Lo vuoi tutto, eh? Vuoi che ti lasci piena come una troia?"
Marco non resistette più. Si palpeggiò le palle con l’altra mano, immaginando il calore del seme del padre che sgorgava nella madre, mentre lei si contraeva in un orgasmo che sembrava non finire mai.
Il letto scricchiolava violentemente, i gemiti della madre diventavano sempre più alti, quasi strazianti, e Marco sapeva che stava per venire. "Ti sento pulsare dentro di me," ansimava lei, la voce rotta, "è così caldo... fammelo sentire ancora." Un colpo secco, uno schiaffo sul culo, e poi il padre che ringhiava: "Ecco, prendi, puttana. Prendi tutto." Marco chiuse gli occhi e vide il padre scaricarle dentro con violenza, il cazzo che le pompalava lo sperma finché lei non gemeva, sovrastata dal piacere. La sua mano accelerò ancora, le dita che stringevano quasi con rabbia, finché non poté più trattenersi, un gemito soffocato gli sfuggì mentre lo sperma gli schizzava addosso, caldo e appiccicoso, proprio mentre sentiva il padre esclamare: "Eccolo, lo senti? Ti sto riempiendo come una troietta."
Marco rimase accovacciato, tremante, il respiro ancora affannoso mentre il silenzio tornava nella stanza accanto. Solo qualche sospiro soddisfatto, poi il rumore del materasso che si assestava. "Sabato sarai tutta sua," bisbigliò il padre, la voce ancora roca. "E io voglio guardare."
Marco strofinò via lo sperma dalla pancia con le dita, poi le portò alle labbra, assaporandone il gusto salato mentre immaginava sua madre inginocchiata davanti a Leonardo, la bocca spalancata mentre il padre la fissava, il cazzo di nuovo duro.
Sentì sua madre ridacchiare, un suono fradicio di piacere. "Vuoi proprio vederlo entrarmi in culo, eh?" Il tono era provocante, quasi sfidante. Il padre emise un ringhio, seguito da uno schiaffo. "Voglio vedere se riesci a prenderlo tutto. Se riesci a non piangere." Marco si morse un nocca, la mano che tornava sul cazzo mezzo floscio, già pronto a ripartire. Immaginò Leonardo, più alto e massiccio del padre, affondare nel culo stretto della madre mentre il padre se la segava, i muscoli tesi mentre la guardava soffrire—o godere? Non riusciva a decidere quale idea lo eccitasse di più.
"Se solo sapessero quei ragazzini a scuola," bisbigliò la madre, la voce tremante mentre il padre la prendeva ancora. "Se sapessero che la loro prof si fa riempire il culo dal marito mentre pensa al suo migliore amico." Marco trattenne un gemito. La madre insegnava matematica al liceo, sempre impeccabile con i suoi tailleur stretti e i tacchi alti. Ora la vedeva piegata sul letto, il rossetto sbavato, le gambe aperte mentre rideva di quella confessione. "Dovresti dirglielo," ringhiò il padre. "Dovresti alzarti sulla cattedra e mostrargli quanto sei troia." disse ridendo divertito.
Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue. Immaginò l’aula magna, i banchi vuoti, la luce del pomeriggio che filtrava dalle finestre. La madre in piedi sulla cattedra, la gonna strappata mentre si toccava davanti a una fila di studenti sbalorditi. "Guardate bene," avrebbe detto, aprendo le gambe per mostrare il culo ancora sporco del padre. "Ecco cosa faccio quando torno a casa." Marco sentì una vampata di calore, il cazzo che si rizzò di nuovo violentemente.
"Non vedo l’ora che Leonardo ti tenga la testa mentre gli succhi il cazzo" disse il padre, la voce roca. Un altro scricchiolio del letto. "Voglio che ti strozzi con quel cazzo enorme." La madre rise, un suono fradicio che fece rabbrividire Marco. "E tu? Starai lì a segarti come un ragazzino mentre mi vedi soffocare?" Il tono era provocante, quasi crudele. Marco strinse le dita attorno al cazzo, strofinando la punta gonfia contro il palmo mentre si immaginava la scena: la madre che ingoiava a fatica, le lacrime che le rigavano il mascara, il padre che intanto si masturbava guardando.
Sapeva già dove sarebbero andati il giorno dopo, la casa al mare di Leonardo, quella con la piscina infinita. Ci era stato due estati fa, quando ancora credeva che fosse solo un vecchio amico di famiglia. Ora vedeva tutto sotto una luce diversa: il modo in cui Leonardo lo guardava quando pensava che non lo notasse, le risatine soffocate tra lui e la madre. Marco si morse il labbro, la mano che accelerava mentre immaginava Leonardo spingere la madre contro il vetro della doccia esterna, il suo riflesso appannato mentre il cazzo le sfondava il culo.
L’alba arrivò senza che lui riuscisse a chiudere occhio. Ogni volta che cercava di dormire, vedeva la madre inginocchiata sul mosaico blu della piscina, le natiche rosa per gli schiaffi di Leonardo mentre il padre la guardava dalla sdraio, un bicchiere di whisky in una mano e il cazzo nell’altra. Le palpebre gli bruciavano, ma il cazzo no—duro e insaziabile, come se assorbisse tutta la sua energia vitale.
Quando alle 9:37 la Golf nera del padre s’infilò nel vialetto, Marco si appiattì dietro la tenda della cucina, il respiro che gli si incollava alla gola. La madre indossava un vestito bianco di lino, apparentemente casto, ma lui sapeva. Sapeva che sotto quel tessuto leggero doveva esserci qualcosa di strappato, di trasparente, forse un perizoma di pizzo che le si incollava alle labbra ancora gonfie del padre. "Che troia," mormorò, stringendo il davanzale mentre lei si sistemava i capelli con nonchalance, come se non stesse per farsi sfondare il culo dall’amante di famiglia.
Il telefono gli bruciava nella tasca dei jeans. L’ultimo messaggio di Giulia risaliva a tre ore prima, un laconico "Tutto bene?" che ora gli sembrava patetico. Le dita gli tremavano mentre scriveva: "Vieni subito. Ho bisogno di cazzo." Non era un lapsus, era una necessità. La vide rispondere in tempo reale con un punto interrogativo, poi un altro messaggio: "Intendi che hai bisogno del MIO cazzo?" Marco digrignò i denti. Giulia era l’unica che lo capiva davvero—una ragazza con un piercing alla clitoride e una collezione di strap-on nel cassetto del comodino. "Sì, cazzo," rispose, "porta quello nero."
Il tempo si dilatò mentre aspettava. Ogni rumore lo faceva sobbalzare, il tubo dell’acqua che sbatteva nel muro, il gatto dei vicini che graffiava la porta. Quando finalmente bussò, Marco la tirò dentro con una violenza che lo sorprese. Giulia aveva i capelli raccolti in una coda alta e indossava un giubbotto di pelle stretto. Senza parlare, gli afferrò il mento e lo osservò. "Sei sudato," sussurrò. Lui annuì, le mani che già le slacciavano i jeans. "Ho bisogno che mi apri," disse, la voce rotta. Lei rise, un suono osceno che gli ricordò sua madre. "Sai che non mi piacciono le prepotenze," borbottò, ma già si stava chinando per estrarre l’oggetto lungo e nero dalla borsa.
"Lo so," ansimò Marco mentre lei lo spingeva contro il letto, "ma so anche che ti piace scoparmi come se tu fossi l’uomo ed io la donna." Giulia gli diede uno schiaffo leggero sul viso, poi gli mise una mano sul collo. "E tu invece vuoi essere la tua mamma che si fa inculare da tuo padre," sussurrò, sfiorandogli l’orecchio con i denti. La frase lo fece gemere. Il cuore gli martellava nel petto mentre lei gli girava la schiena e gli ordinava di inginocchiarsi. "Come ti piace tanto immaginare che faccia lei," aggiunse, mentre la mano gli scivolava tra le cosce per bagnarsi le dita con la sua saliva. Marco abbassò la testa. La punta dello strap-on era già lucida di lubrificante. Lo guardò fisso, ipnotizzato, mentre Giulia gli sussurrava: "Guarda bene. Questo è il cazzo di tuo padre."
L’aria si riempì del suono del corpo di Marco che si apriva sotto la spinta. Si morsicò un pugno per non urlare mentre Giulia gli affondava dentro con un colpo secco, senza preavviso. "E ora dimmi," incalzò lei, la voce roca mentre iniziava a muoversi, "ti piace sentirti così? Pieno, come la tua troia di madre?" Marco non rispose. Non poteva. Le mani gli affondavano nel materasso mentre lei accelerava, la pelle che gli scottava ad ogni movimento. Ogni pensiero si dissolveva in quel dolore misto a piacere. "Ti faccio male?" gli chiese Giulia, fingendo una preoccupazione che sapeva falsa. Lui scosse la testa. Non voleva che si fermasse. Voleva che lo sfondasse fino a farlo piangere, fino a farglielo chiedere davvero, fino a quando non avrebbe davvero creduto di essere sua madre sotto il cazzo di Leonardo.
Giulia gli diede uno schiaffo sul culo con tale violenza che il rumore gli risuonò nelle orecchie. "Allora dillo," gracchiò mentre continuava a sbattergli dentro. "Voglio sentirtelo dire mentre ti riempio." Marco alzò gli occhi verso lo specchio che avevano appeso alla parete—vide il suo riflesso distorto, rosso per lo sforzo, mentre lei gli tirava i capelli all’indietro con una mano e con l’altra gli segnava la schiena con le unghie.
Intanto Maria e Aldo erano arrivati a casa di Leonardo che li aveva accolti in costume, invitandoli subito a fare altrettanto e raggiungerlo in piscina. Aldo aveva il sorriso di chi sapeva già come sarebbe andata a finire, mentre Maria si fingeva riluttante, ma i suoi occhi brillavano di desiderio. Leonardo aveva il fisico massiccio di chi passava ore in palestra, il costume aderente che lasciava poco all’immaginazione. "Il sole fa bene alla pelle," disse, strizzando l’occhio ad Aldo mentre Maria si mordeva il labbro.
Maria si cambiò nella stanza da letto che avrebbe condiviso con Leonardo, indossando un costume così ridotto che quando uscì, Aldo, dalla stanza degli ospito a lui riservata, rise e le diede uno schiaffetto sul sedere. "Così non resisterà nemmeno cinque minuti," borbottò, mentre lei lo fissava con aria di sfida. Leonardo era già in acqua, il torso lucido di gocce che scintillavano al sole. Quando Maria si avvicinò al bordo, lui le tese una mano, ma invece di aiutarla a scendere, la tirò a sé con un movimento brusco. L’acqua schizzò ovunque mentre Leonardo la stringeva a sé, le labbra che le si attaccavano alla nuca mentre le mani le affondavano nel culo, spingendo il costume da un lato.
Maria si accorse immediatamente di quanto fosse eccitato, il suo cazzo duro le premeva contro il ventre, caldo e imponente anche attraverso il tessuto bagnato del costume. Senza esitare, allungò una mano e lo afferrò, le dita che ne seguivano la forma mentre lui emetteva un suono roco e soddisfatto. "Non hai nemmeno aspettato che mi tolga il costume," sussurrò, strofinandolo con movimenti lenti e deliberati. Leonardo rise, un rumore basso e carnale che le fece rabbrividire la pelle. "Che senso avrebbe aspettare?" rispose, mentre una mano le scivolava tra le cosce, trovando subito il punto giusto anche attraverso il costume. Maria gemette, la schiena che si inarcava contro di lui mentre le dita di Leonardo le strofinavano proprio dove voleva.
Aldo osservava tutto dal lettino, un bicchiere di gin tonic in mano e l’altro occupato a massaggiarsi lentamente il cazzo attraverso il costume. L’acqua era così limpida che vedeva ogni dettaglio, le dita di Maria che stringevano la base del cazzo di Leonardo, le labbra di lei che si aprivano in un sorriso compiaciuto mentre lo guardava negli occhi. "È enorme," si sentì dire, la voce roca per l’eccitazione. Leonardo rise ancora, poi le afferrò i fianchi e la sollevò, facendole avvolgere le gambe attorno alla vita mentre l’acqua gli arrivava alle cosce. "E tu sei bellissima," rispose, "vediamo quanto riesci a prenderne." Maria rise, un suono fradicio di piacere mentre lui la spingeva contro il bordo della piscina, il costume ormai solo un ostacolo fastidioso.
Aldo si alzò lentamente, il gin tonic abbandonato a terra. Si avvicinò con passo felpato, i piedi che affondavano nell’erba umida mentre Leonardo apriva Maria come un frutto maturo, il costume strappato via con un gesto secco. "Ti piace guardarla?" chiese Leonardo ad Aldo vedendolo avvicinarsi a loro. "È ancora più bello vederla da qui," rispose.
Leonardo aveva iniziato a penetrarla lentamente , un gemito profondo che gli uscì dalle labbra quando finalmente affondò tutto dentro di lei. Maria urlò, le unghie che affondarono nelle spalle muscolose di Leonardo, la testa che ricadeva all’indietro mentre Aldo le accarezzava i capelli.
"La tua fica è una ventosa," ansimò Leonardo mentre il respiro gli si faceva sempre più corto, "mi risucchi il midollo spinale." Non era un complimento, era una constatazione—sentiva il corpo di Maria contrarsi attorno a lui come un guanto di velluto caldo, ogni centimetro che guadagnava dentro di lei era una battaglia vinta contro quella stretta implacabile. Eppure non voleva che finisse.
Maria aveva le labbra serrate, il viso contratto in un’espressione che non era né dolore né piacere, ma qualcosa di più primitivo—la resa totale a quella sensazione di essere spaccata in due. Il cazzo di Leonardo le arrivava fino allo stomaco, ogni spinta la sollevava leggermente dal bordo della piscina, i fianchi che sbattevano contro il bordo con un rumore umido.
"Ti sta entrando nel cervello, puttana," ringhiò Leonardo, le vene del collo che gli si gonfiavano mentre rallentava il ritmo per farla soffrire di più. Maria annaspò, le dita che gli graffiavano la schiena mentre cercava di adattarsi a quel cazzo che sembrava non finire mai. "Sento che mi stai succhiando l'anima," aggiunse lui, abbassandosi per morderle un capezzolo mentre Aldo osservava, la mano che si muoveva sul proprio cazzo con movimenti lenti e calcolati.
Poi Leonardo cambiò angolazione, un movimento impercettibile che fece urlare Maria come se l'avessero accoltellata. "Eccolo," ansimò, i muscoli delle braccia che tremavano mentre la teneva sollevata, "lo senti come ti riempio?" Maria non poté rispondere, il corpo le si contorse in una serie di spasmi incontrollabili mentre Leonardo le scaricava dentro con lunghi gemiti rochi, il calore dello sperma che le dilagava nell'utero come un fiume in piena. Aldo rise, un suono osceno che si mescolò al rumore dello schiaffo che Leonardo diede al culo di Maria mentre gli ultimi spruzzi le schizzavano dentro.
Maria venne in un silenzio elettrico, la bocca spalancata in un grido muto mentre la figa si stringeva attorno al cazzo di Leonardo come se volesse succhiargli via l'anima. Le gambe le tremavano così forte che Aldo dovette afferrarla per i fianchi per impedirle di scivolare in acqua. "Guarda come trema," sussurrò Leonardo ad Aldo, le dita che aprivano le labbra di Maria per mostrargli il suo sperma che già colava fuori, "sembra che abbia avuto un attacco epilettico."
Aldo non rispose. Aveva il cazzo in pugno e lo stava massaggiando con movimenti rapidi e precisi, gli occhi fissi sul punto in cui Leonardo si stava lentamente ritirando dalla figa ancora contratta di Maria. Il suono umido che ne seguì fece sbavare Aldo come un cane. Senza preavviso, si piegò in avanti e le scaricò in faccia tre scatti potenti di sperma caldo, il primo che le colò lungo la fronte fino a impiastricciarle le ciglia, il secondo che le schizzò sulle labbra ancora aperte dal piacere.
Maria non si mosse. Respirava affannosamente, le cosce che tremavano ancora per gli ultimi spasmi dell'orgasmo, mentre lo sperma di Aldo le colava sul mento e si mescolava al sudore che le imperlava il collo. Leonardo osservò la scena con un ghigno, una mano ancora affondata nei capelli di Maria mentre con l'altra si puliva il cazzo mezzo floscio sul costume di lei. "Eccola la nostra troietta," sussurrò, accarezzandole la guancia sporca, "così brava a prendere tutto quello che le diamo."
Nel frattempo, a casa, Marco ansimava contro il lenzuolo, il corpo contratto mentre Giulia gli affondava lo strap-on con movimenti sempre più veloci. Una mano gli stringeva il cazzo con forza, le dita che strofinavano la punta gonfia in cerchi stretti e precisi. "Più veloce," gemette, la voce rotta dall'impazienza, mentre le unghie di Giulia gli graffiavano le cosce. "Ti piace sentirti così? Pieno come quella troia di tua madre?" gli sussurrò all'orecchio, accelerando ancora. Marco non rispose, il respiro gli si spezzò in un suono animalesco quando Giulia gli diede uno schiaffo sul culo, poi un altro, più forte, mentre lo sfondava con un ultimo colpo secco.
"E adesso vieni," ordinò, afferrandogli i capelli e tirandogli indietro la testa. Marco sentì una vampata di calore alla base della schiena, poi l'onda inarrestabile che lo travolse mentre lo sperma gli schizzava addosso in lunghe scosse violente. Giulia continuò a muoversi dentro di lui, rallentando solo quando i suoi gemiti si trasformarono in suppliche. "Non fermarti," ansimò Marco, le dita che si aggrappavano al materasso mentre un secondo orgasmo lo investiva, più debole ma ancora intenso. Giulia rise, un suono osceno che gli ricordò il riso della madre, quella stessa risata fradicia che aveva sentito attraverso il muro la notte prima.
Poi Giulia si ritirò con un movimento fluido, lasciandolo tremante e vuoto sul letto. Si stese sul petto di Marco, spalancando le cosce con le ginocchia che gli premevano contro i fianchi. "Leccami," ordinò, afferrandogli i capelli e guidandolo verso di sé. Marco non esitò. La sua lingua si incollò al clitoride gonfio di Giulia, il piercing metallico che gli raschiava la punta mentre lui seguiva il ritmo imposto dalle sue mani. Il sapore era acre e dolce, un misto di sudore e di lei che lo fece gemere contro la sua pelle. "Più forte," sussurrò Giulia, le dita che gli si stringevano nei capelli mentre lui aumentava la pressione. Sentì il suo corpo irrigidirsi, i muscoli delle cosce che tremavano mentre si avvicinava all'orgasmo. "Sì, cazzo, proprio così," gracchiò, la voce rotta dal piacere mentre Marco le succhiava il clitoride con movimenti rapidi e precisi, la punta della lingua che gli pulsava contro il piercing.
Giulia si contorse sotto di lui, un gemito lungo e strozzato che gli risuonò nelle orecchie mentre le gambe gli si stringevano attorno alla testa, quasi a soffocarlo. Marco continuò, le labbra che le succhiavano le piccole labbra mentre la sua lingua esplorava ogni piega, ogni dettaglio di quel sapore che ormai conosceva a memoria. "Non fermarti," ansimò Giulia, il respiro che le si spezzava in singhiozzi mentre l'orgasmo la travolgeva. Marco sentì il suo corpo contrarsi violentemente, le dita che gli affondavano nel cuoio capelluto mentre lei veniva, un fiotto caldo che gli inondava il mento. Continuò a leccarla, più lentamente ora, assaporando ogni contrazione, ogni tremito che le scuoteva il corpo mentre l'onda del piacere si placava.
Intanto, in piscina, il sole picchiava implacabile sulla schiena nuda di Maria, distesa a pancia in giù sul lettino, il costume ormai abbandonato da qualche parte tra l'erba e l'acqua. Leonardo si era inginocchiato accanto a lei, le mani che affondavano nella crema solare prima di spalmarle lentamente sulle sue spalle, lungo la schiena, fino a raggiungere la curva perfetta del suo culo. "Così bello," sussurrò Leonardo, le dita che si intrattenevano sulle natiche ancora leggermente arrossate dagli schiaffi della sera prima. Maria emise un sospiro soddisfatto, il viso nascosto tra le braccia mentre le mani di Leonardo massaggiavano la crema sul suo sedere con movimenti circolari, sempre più lenti, sempre più profondi. "Sei bravo a massaggiare," disse Maria, la voce roca e sonnolenta, ma Leonardo non rispose. Continuò a spalmare la crema, ora scivolando tra le sue cosce, accarezzando la pelle delicata all'interno mentre Maria apriva leggermente le gambe, un invito silenzioso.
Aldo osservava la scena dalla sdraio accanto, un bicchiere di gin tonic in mano e un sorriso compiaciuto stampato sulle labbra. "Pensi solo di massaggiarla?" chiese, il tono ironico mentre Leonardo alzava lo sguardo verso di lui, le dita ancora immerse tra le cosce di Maria. "Non ho mai detto questo," rispose Leonardo, strizzando l'occhio ad Aldo prima di abbassarsi e leccare lentamente la curva del culo di Maria, lasciando una scia di saliva lucida sotto il sole cocente. Maria gemette, il corpo che si inarcava leggermente sotto quella lingua esperta, mentre Leonardo continuava a scendere, sempre più giù, fino a raggiungere il punto più intimo, dove la pelle era ancora umida e sensibile. "Dio santo," sussurrò Maria, le dita che affondavano nella stoffa del lettino mentre Leonardo le apriva ancora di più con le mani, la lingua che penetrava in lei con movimenti lenti e profondi.
Dopo averla leccata fino a farla tremare, Leonardo si alzò e strinse una mano attorno alla base del suo cazzo, già rigido sotto il costume bagnato. "Chi vuole un diversivo prima del pasto principale?" chiese, guardando alternativamente Aldo e Maria con un ghigno lascivo. Maria si girò sul lettino, il seno che ondeggiava con il movimento, mentre Aldo si avvicinava con passo lento, il cazzo già in mano. "Io non mi faccio pregare," borbottò Aldo, afferrando Leonardo per la nuca e spingendogli la testa verso il proprio cazzo mentre Maria li osservava con gli occhi lucidi di desiderio. Leonardo rise contro la pelle di Aldo, poi aprì la bocca e ingoiò tutto con un solo movimento fluido, le labbra che si serravano attorno alla base mentre Aldo gemeva, la testa che gli ricadeva all'indietro. "Eccolo il mio bel bocconcino," sussurrò Maria, allungando una mano verso il culo di Leonardo mentre lui succhiava Aldo con voracità, le dita che gli affondavano tra le natiche per stimolarlo ancora di più.
Intanto, nel frigo della villa, bottiglie di prosecco e vassoi di ostriche aspettavano di essere consumati—ma l'unica cosa che sembrava interessare ai tre erano i corpi sudati e le labbra affamate. Maria si alzò e si avvicinò a Leonardo, le mani che gli accarezzavano i fianchi mentre lui continuava a succhiare Aldo con movimenti sempre più profondi. "Ti piace il sapore di mio marito?" gli sussurrò all'orecchio, le unghie che gli graffiavano la schiena mentre lui annuiva, incapace di parlare con la bocca piena. Aldo gemette più forte, le mani che si stringevano nei capelli di Leonardo mentre si avvicinava all'orgasmo. "Sto per venire," ansimò, i muscoli delle cosce che tremavano mentre Leonardo accelerava il ritmo, le labbra che si serravano ancora di più. Maria osservò la scena con avidità, una mano che intanto si era infilata tra le proprie cosce per toccarsi mentre Aldo finalmente scaricava in bocca a Leonardo con un lungo gemito roco.
Dopo aver ingoiato tutto, Leonardo si staccò dal cazzo di Aldo con un suono umido, leccandosi le labbra con soddisfazione. "Buonissimo," commentò, rivolto a Maria con un ghigno lascivo. "Ma il meglio deve ancora venire." Maria rise, un suono fradicio di desiderio mentre si avvicinava al tavolino dove erano state lasciate le bottiglie. Versò del prosecco in tre bicchieri, ma invece di berlo normalmente, ne prese uno e lo versò lentamente sul proprio seno, lasciando che il liquido freddo le colasse lungo il corpo fino a raggiungere l'inguine. "Chi vuole assaggiare?" chiese, sfidando entrambi gli uomini con lo sguardo. Leonardo fu il primo a reagire—si inginocchiò davanti a lei e iniziò a leccarle il vino dalla pelle con movimenti lenti e deliberati, la lingua che seguiva ogni goccia mentre lei gemeva, le dita che gli affondavano nei capelli per guidarlo. Aldo si avvicinò da dietro, le mani che le afferrarono i fianchi mentre la baciava sulla nuca, lasciando che il suo cazzo duro le premesse contro il culo. "Sei una troia incredibile," sussurrò Aldo contro la sua pelle, mentre Leonardo continuava a leccarle il vino dal corpo, ora concentrandosi sulla zona tra le cosce.
Maria gemette più forte quando Leonardo finalmente le affondò la lingua dentro, il prosecco che si mescolava al suo sapore mentre lui la esplorava con movimenti rapidi e precisi. "Ti piace, eh?" ridacchiò Aldo, le mani che le stringevano i fianchi mentre lei si inarcava contro di lui, il corpo che tremava per il piacere. Leonardo rispose solo aumentando la pressione, la lingua che ora le penetrava più profondamente mentre le dita le aprivano le labbra per esporla completamente. Maria urlò, gli occhi che si chiudevano mentre l'orgasmo la travolgeva improvvisamente, il corpo che si contorceva tra le mani di Aldo e la bocca di Leonardo. "Eccola," sussurrò Aldo, osservando come il corpo di Maria si piegava sotto il piacere, le gambe che tremavano mentre lui la teneva su. Leonardo continuò a leccarla anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lei ansimava, la testa che ricadeva all'indietro contro la spalla di Aldo.
Poi Leonardo si alzò, il mento ancora lucido dei suoi succhi mentre afferrava Maria per i capelli e la costringeva a inginocchiarsi davanti alla sua erezione. "Ora succhiami," le ordinò, sfregandole il cazzo sulle labbra mentre Aldo la osservava con occhi affamati. Maria non esitò—aprì la bocca e lo ingoiò tutto con un solo movimento fluido, le labbra che si serravano attorno alla base mentre lui gemeva, la testa che gli ricadeva all'indietro. Aldo si avvicinò da dietro, le mani che le aprivano il culo mentre la spingeva ancora più giù sul cazzo di Leonardo. "Così brava a succhiare," sussurrò Aldo, le dita che le penetravano nell'ano mentre lei continuava a muoversi su e giù con movimenti rapidi e disperati. Leonardo la guardò fisso, i muscoli della mascella che si contraevano mentre cercava di trattenersi, le mani che le affondavano nei capelli per guidarne il ritmo. "Sto per venire," ansimò dopo pochi minuti, ma Maria non si fermò, accelerò invece, le labbra che si serravano ancora di più mentre aspirava ogni centimetro di lui. Quando finalmente scaricò in gola a Maria, Leonardo la tenne stretta, il corpo che tremava mentre lei ingoiava tutto con piccoli gemiti soddisfatti.
Maria si lasciò cadere indietro sul pavimento, le gambe che tremavano mentre il sapore di Leonardo le riempiva ancora la bocca. Aldo si inginocchiò accanto a lei, una mano che le accarezzava il viso mentre l'altra si muoveva sul suo cazzo. "Sei la nostra troietta perfetta," sussurrò, strofinandole il cazzo sulle labbra ancora socchiuse mentre lei annuiva, troppo esausta per parlare. Leonardo si avvicinò e la baciò profondamente, le labbra che le esploravano la bocca mentre le mani le affondavano nei capelli. Maria sentì Aldo scivolare sopra di lei, il cazzo che le premeva contro il ventre mentre lui le accarezzava i fianchi. "Ora ti scopo," le soffiò all'orecchio mentre la penetrava con un colpo secco, le mani che le affondavano nelle cosce per aprirla ancora di più. Maria urlò, il corpo che si inarcava sotto di lui mentre Aldo iniziava a muoversi con ritmo implacabile, ogni spinta che la faceva scivolare sul pavimento di pietra.
Intanto a casa, Marco e Giulia si lasciavano avvolgere dalle note di un brano elettronico, il basso che pulsava attraverso le pareti come un secondo battito cardiaco. L'aria era pesante del loro odore misto, sudore e sesso, mentre Giulia tracciava cerchi lenti sul petto di Marco con un dito. "Ti piace questa?" chiese all'improvviso, indicando la musica con un cenno del mento mentre Marco annuiva, troppo assonnato per rispondere a parole. Giulia sorrise e gli afferrò il polso, costringendolo a seguirla in un lento dimenio sul letto, i loro corpi che si muovevano ancora in sintonia nonostante la stanchezza. Marco lasciò che lei lo guidasse, le mani che le scivolavano lungo i fianchi mentre la musica sembrava accelerare, o forse era solo il suo cuore che batteva più forte.
Giulia abbassò la mano tra le sue cosce, le dita che sfiorarono appena la punta del suo cazzo appena rinverdito. "Visto che ti piace così tanto..." sussurrò, la voce roca e piena di promesse mentre si avvicinava al suo orecchio, "...hai mai provato a farti scopare da un vero cazzo?" Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, il corpo che si irrigidiva per un attimo prima di rilassarsi di nuovo sotto il peso di quella domanda. Non rispose subito, ma Giulia vide la sua pupilla dilatarsi, il respiro che si faceva più corto mentre lei continuava ad accarezzarlo con movimenti appena percettibili.
"Ho una idea," disse finalmente Giulia, le labbra che si incurvarono in un sorriso malizioso mentre si spostava sul letto per cercare qualcosa nella sua borsa. "Hai un viso gentile, sai..." tornò verso di lui con un tubetto di rossetto e una parrucca nera di setole sintetiche che Marco riconobbe immediatamente—era quella che sua madre aveva usato in una festa in maschera. Molto simile ai capelli veri "Con un po' di trucco, un vestito di tua madre e questa," agitò la parrucca davanti ai suoi occhi, "potresti sicuramente passare per una ragazza. Ti va di provare la trasformazione?"
Marco deglutì a secco, le dita che si strinsero attorno al lenzuolo mentre osservava la parrucca ondeggiare davanti a lui. La pelle gli si rizzò sotto un brivido improvviso, ma il cazzo tra le cosce ebbe una reazione opposta, pulsando violentemente contro la coscia. "E poi?" chiese con voce più roca di quanto volesse, già sapendo la risposta.
Giulia ridacchiò, afferrandogli il mento con due dita per girargli il viso verso la luce fioca della lampada. "Poi chiamo un mio amico," sussurrò, il rossetto che già tracciava un cerchio carnoso attorno alla sua bocca, "gli dico che sei una mia cugina timida..." La matita nera gli delineò gli occhi con tratti esagerati, trasformandogli lo sguardo in qualcosa di ambiguamente femminile.
"Che vuoi perdere la verginità anale e ti faccio scopare da lui come una troietta."
Marco sentì le gambe tremargli quando la parrucca gli si adagiò sulla fronte, le ciocche che gli sfioravano le spalle mentre Giulia gli sistemava i capelli veri sotto la calotta nera. "Però," aggiunse lei con un tono improvvisamente autoritario, aprendo un pacco di pannolini per adulti sul comodino, "questo è necessario: ti fodero il cazzo qui dentro," lo schiaffeggiò lievemente sul pacco, "e ti scopera solo il buco del culo mentre sei vestita da femminuccia."
Gli occhi di Marco si dilatarono mentre Giulia spiegava il pannolino con gesti metodici, il plastico esterno che luccicava alla luce fioca. "Dentro," ordinò, sollevando i suoi fianchi con una mano mentre con l'altra gli infilava il pannolino sotto le natiche. Marco sentì il freddo del materiale contro la pelle, il rumore dello strappo dei velcro laterali che gli serravano i fianchi come una seconda pelle. Giulia rise vedendolo così, gli slip di pizzo rosa che aveva indossato per la trasformazione ora compressi dal pannolino gonfio tra le gambe. "Proprio così, bambolina," sussurrò, passandogli un dito sul rossetto per sistemarlo, "ora il mio amico vedrà solo una verginella pudica con il culetto in bella mostra."
Il telefono vibrava sul comodino quando Giulia digitò il messaggio, le dita che scivolavano veloci sullo schermo mentre Marco sentiva il pannolino scaldarsi tra le cosce, il suo cazzo che pulsava inutilmente contro il materiale assorbente. "Dieci minuti," annunciò lei, "e ricordati—" gli afferrò il mento con forza, "non toccare questo qui," indicò il pannolino, "solo il tuo buchino del culetto da brava signorinella, se si dovesse accorgere che sei un maschio potrebbero essere dolori."
Il campanello suonò mentre Giulia finiva di allacciargli un corsetto stretto , il seno finto che gli sporgeva dal reggiseno di pizzo. Marco sentì le ginocchia cedere quando la porta si aprì rivelando un uomo alto con una cicatrice a forma di falce sull'avambraccio destro. "Questa è mia cugina Silvia," mentì Giulia spingendolo in avanti, la mano che gli pizzicava il fianco per farlo inchinare goffamente.
“Piacere Silvia.”
L'uomo lo scrutò con occhi che sembravano radiografargli il trucco, poi annuì accarezzandosi la cintura. "Carina. Ma perché ha la voce così... roca?"
Giulia rise nervosamente mentre l'uomo chiamato Emil si avvicinava a Marco annusando l'aria come un cane da caccia. "Oh, è solo un po' raffreddata," mentì mentre gli premeva un bicchiere di liquore in mano, "ha urlato tutta la notte al concerto." Emil annuì, le dita che già scivolavano sul corsetto di Marco mentre lui tratteneva il respiro, la gola improvvisamente secca. La cicatrice sull'avambraccio luccicò sotto la luce quando Emil lo afferrò , tirandogli indietro la testa. "Raffreddata o no," sussurrò contro le sue labbra tinte, "quel buchinote lo rompo lo stesso."
Il pannolino di Marco si gonfiò leggermente quando Emil lo spinse contro il muro, il pugno di stoffa tra le gambe che intrappolava l'erezione impossibile. "Silvia, vero?" Emil gli morse il lobo dell'orecchio finto mentre gli alzava la gonna. Marco annuì, la voce che gli si incrinò in un gemito quando quelle dita callose gli affondarono tra le natiche senza preavviso. "Bella voce da troia" ridacchiò Emil, la mano che già gli allargava il culo con due dita infilate nel plug che Giulia gli aveva messo prima. Il freddo dell'anello metallico fece sobbalzare Marco quando Emil lo estrasse con un suono umido, gettandolo sul pavimento con disprezzo.
"Mi piaci così, con quella la bocca da bocchinara," sussurrò Emil improvvisamente dolce, le labbra che gli sfioravano la nuca mentre gli palpeggiava il culo.
"Prima prendilo un po' in bocca.”
La mano gli sollevò il mento, costringendolo a guardare il cazzo semi rigido che spuntava dai pantaloni.
"Fammelo diventare duro."
Marco aprì la bocca senza pensarci, le labbra tinte che si allargarono per accogliere quella punta già lucida. Emil emise un grugnito soddisfatto quando la lingua di Marco iniziò a leccargli la cappella con movimenti circolari, le labbra che si serravano a metà dell'asta.
"E' molto brava a succhiare" commentò Giulia dall'altro lato della stanza, le braccia incrociate mentre osservava la scena con occhi vigili. Le sue dita tamburellavano nervosamente sul braccio, pronta a intervenire se Emil avesse scoperto l'inganno. "Silvia ha un debole per i cazzi grandi," aggiunse con voce melliflua quando Emil gli affondò tutta l'asta in gola con un colpo secco. Marco tossì, la saliva che gli colava dal mento mentre Emil lo teneva fermo per i capelli, il naso schiacciato contro il pube rasato.
Quando Emil finalmente lo lasciò andare, il cazzo era così duro che pulsava visibilmente sotto la luce fioca della lampada. "Su, troietta," lo strattonò , trascinandolo verso il divano dove lo fece inginocchiare a gambe larghe, la gonna alzata che gli incorniciava il culo. Marco sentì le mani di Emil stringergli i fianchi con forza, i pollici che gli affondavano nella carne. "Aspetta!" intervenne Giulia con un balzo, afferrando il polso di Emil un attimo prima che abbassasse gli slip di pizzo. "Non toglierle le mutandine," disse con voce acuta, "ha le mestruazioni." Emil sbuffò ma Giulia fu più veloce—con un gesto esperto, spinse da parte la stoffa rosa, esponendo solo il buco necessario mentre teneva il pannolino al suo posto. "Scopala così."
Emil non se lo fece ripetere. Il cazzo entrò con uno schiaffo umido contro le natiche di Marco, che urlò quando la punta lo divelse all'improvviso. "Stretta come una vergine," ringhiò Emil afferrandolo per le spalle mentre lo inchiodava al divano. Marco sentì la stoffa del corsetto stringergli le costole, il seno finto che rimbalzava a ogni spinta. Giulia si accovacciò davanti a loro, gli occhi che scrutavano la scena con avidità mentre il cazzo di Emil spariva e riappariva tra le chiappe di Marco. "Che bella cuginetta," sussurrò accarezzandogli la guancia sporca di rossetto, "Ti piace sentire il cazzo di un vero uomo nel culo?"
Marco rispose con un gemito strozzato quando Emil gli affondò dentro fino alle palle, il suono della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza. La cicatrice sull'avambraccio di Emil luccicò mentre stringeva la gola di Marco, costringendolo a inarcarsi di più. "Senti come ti apre?" ansimò Emil, le dita che gli scavavano nei fianchi mentre aumentava il ritmo.
E improvvisamente fu come se Maria fosse lì con lui, gli stessi toni gutturali, lo stesso rossore sul collo, la stessa disperazione che sentiva nelle registrazioni. "Sfondami il culo!" urlò Marco con voce che non riconobbe, alta e strozzata, il corpo che ondeggiava all'unisono con i ricordi della madre. "Sì, così, aprimi tutta, sono la tua troia, sborrami dentro!"
Emil sembrò sorpreso dall'improvvisa veemenza, ma reagì afferrandolo ancora più forte per i fianchi mentre accelerava i colpi. "Ecco la mia zoccola," ringhiò, il sudore che gli colava sulla schiena mentre spingeva sempre più in profondità. Marco sentì un calore improvviso esplodergli dentro, seguito dal tremore incontrollabile delle cosce di Emil che scaricava a ripetizione, il cazzo che pulsava violentemente mentre lo riempiva. Il silenzio improvviso fu rotto solo dai gemiti rochi di Emil e dal rumore umido del liquido che colava tra le sue cosce.
Quando Emil si ritrasse con un suono viscido, Marco si accasciò sul divano completamente svuotato, il viso schiacciato contro il tessuto ancora caldo dell’imbottitura. Sentiva la sborra di Emil colargli lentamente lungo le cosce, un rivolo che si insinuava sotto il pannolino ormai inzuppato. Giulia osservò Emil mentre si rivestiva in fretta, la cicatrice che luccicava nell’ombra mentre infilava la cintura con gesti bruschi. "Ora vai, sei stato bravo" gli sussurrò, aprendo la porta con un ghigno soddisfatto mentre lui annuiva, ancora ansimante, e spariva nel buio del corridoio.
Tornata da Marco, Giulia lo rovesciò con un colpo secco, le dita che gli strapparono via il pannolino con un rumore di velcro lacerato. L’aria fredda sul culo aperto e stillante fece sussultare Marco, ma non ebbe il tempo di reagire prima che lei gli affondasse la faccia tra le natiche, la lingua che gli raccoglieva la sborra di Emil con lunghi colpi voraci. "Che sapore strano," borbottò contro la sua pelle, ma continuò a leccarlo con un fervore che contraddiceva le parole, i denti che ogni tanto gli mordicchiavano le chiappe mentre lui gemeva, le dita che si aggrappavano al cuscino del divano.
Quando sollevò la testa, il mento di Giulia era lucido del miscuglio di saliva e sperma. Prese il cazzo di Marco tra due dita come se fosse un oggetto prezioso, osservandolo pulsare violentemente nell’aria. "Questo qui," sussurrò accarezzandogli la vena gonfia con il pollice, "ha bisogno di un bel trattamento speciale." Si trascinò lungo il suo corpo fino a portarsi la punta tra le labbra, succhiando solo la cappella con movimenti rapidi e superficiali che fecero urlare Marco. "Piano—" implorò, ma Giulia accelerò invece, una mano che gli strizzava le palle mentre l’altra gli apriva il culo con due dita infilate dentro senza preavviso.
Marco si contorse quando il dolore e il piacere si fusero in un’onda insopportabile, il corpo che cercava di sfuggire alle dita di Giulia e alla sua bocca allo stesso tempo. "Ecco, così," rise lei contro la sua pelle, le parole che vibravano lungo l’asta mentre la lingua gli percorreva il frenulo con movimenti a frusta. Quando sentì le dita di Giulia torcersi dentro di lui, Marco urlò, il cazzo che scaricava violentemente in gola a Giulia in lunghi spruzzi caldi. Lei non si fermò, continuò a succhiare anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lui si dimenava, le gambe che tremavano sul divano.
Nel frattempo, a casa di Leonardo, la luce calda delle candele si rifletteva sul corpo sudato di Maria mentre si inginocchiava tra le gambe di Aldo e Leonardo. Entrambi avevano il cazzo duro e lucido nella semioscurità, e Maria passava dall’uno all’altro con movimenti fluidi, le labbra che si chiudevano prima sull’uno, poi sull’altro con una devozione che faceva gemere entrambi gli uomini. Leonardo le afferrò i capelli, guidandola con forza mentre lei si lasciava usare, la lingua che esplorava ogni centimetro di carne palpitante. Aldo osservava con occhi annebbiati, una mano che si muoveva sul proprio cazzo mentre l’altra accarezzava il collo di Maria. "Che bocca da troia," commentò Leonardo mentre lei lo ingoiava tutto, le dita che le stringevano la gola per sentire il cazzo scivolare ancora più in profondità.
Aldo non resistette più. Con un ringhio, spinse Maria all’indietro, facendola rotolare sulla schiena sul tavolo di marmo dove pochi minuti prima c’era l’aperitivo. I bicchieri rovesciati scintillavano accanto alla sua testa mentre Leonardo le apriva le gambe con violenza, le dita che le affondavano nella carne morbida delle cosce. "Ti piace essere la nostra puttana, vero?" sibilò Aldo, sfregandole il cazzo sulle labbra ancora umide del sapore di Leonardo. Maria annuì freneticamente, troppo eccitata per parlare, le mani che si aggrappavano ai bordi del tavolo mentre Leonardo le penetrava con un colpo secco, il cazzo che la riempiva completamente con un solo movimento. Aldo si avvicinò al suo viso, il cazzo che le sfiorava le guance mentre lei gemeva, il corpo scosso dalle spinte violente di Leonardo.
Leonardo cambiò ritmo improvvisamente, rallentando le spinte per torturarla, ogni movimento calcolato per farla urlare. "Vuoi che ti spacchi tutta o vuoi che ti faccia soffrire?" le sussurrò all’orecchio, le labbra che le mordicchiavano il lobo mentre Aldo finalmente le infilava il cazzo in gola. Maria rispose con un gemito soffocato, la gola che si contraeva attorno all’asta di Aldo mentre il cappio di saliva e sudore le colava lungo il mento. Leonardo rise, afferrandola per i fianchi e aumentando la velocità, il rumore della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza insieme ai gemiti strozzati di Maria. Aldo la teneva ferma per i capelli, spingendole la faccia più in profondità sul suo cazzo mentre osservava Leonardo devastarle la fica con movimenti brutali.
Fu quando Leonardo le affondò un dito nell’ano che Maria esplose, il corpo che si inarcò violentemente tra le loro braccia mentre un orgasmo la scuoteva da capo a piedi. Leonardo la sentì contrarsi attorno al suo cazzo e rise, continuando a pompare dentro di lei mentre Aldo la strattonava per i capelli, costringendola a succhiarlo ancora più profondamente. "Eccola, la nostra troietta," ringhiò Aldo guardando Leonardo, entrambi ora sincronizzati nel ritmo, le spinte sempre più veloci fino a che Maria non fu solo un groviglio di spasmi tra loro. Leonardo la sentì stringersi di nuovo, più forte, e capì che stava per venire, un secondo orgasmo, più intenso del primo, che la fece urlare contro il cazzo di Aldo.
Aldo fu il primo a perdere il controllo. Con un ruggito, si abbatté su di lei, il cazzo che pulsava violentemente in gola mentre scaricava a ripetizione. Maria deglutì automaticamente, il riflesso condizionato dopo anni di addestramento, ma alcuni spruzzi le colarono dalle narici mentre tossiva, il viso completamente imbrattato. Leonardo non resistette allo spettacolo, afferrò Maria per i fianchi e la penetrò con un ultimo colpo brutale, il cazzo che le esplodeva dentro mentre lei gemeva, la pancia che si gonfiava leggermente sotto il carico caldo.
La scena era un dipinto di corpi intrecciati e fluidi mescolati: il bianco di Aldo che stillava dal mento di Maria, il trasparente di Leonardo che le colava tra le cosce, il rosa acceso della sua pelle segnata dalle loro dita. Leonardo estrasse il cazzo con un suono viscido, osservando soddisfatto il suo sperma che subito riempiva la fica allargata di Maria. "Guarda come ti cola." sussurrò accarezzandola fra le cosce, le dita che si inzuppavano nel miscuglio di lubrificazione e seme.
Aldo sollevò Maria dal tavolo con un movimento fluido, trasportandola verso la piscina come un trofeo. Leonardo seguì, ancora mezzo eretto, il cazzo che oscillava ad ogni passo ancora lucido dei suoi stessi fluidi. Quando i loro corpi si immergevano nell'acqua tiepida, Maria emise un sospiro di sollievo, la schiena che si appoggiava contro il petto di Aldo mentre Leonardo le massaggiava le spalle con movimenti circolari. La luce del sole riflessa dall'acqua disegnava motivi danzanti sul loro pelle, un luccichio dorato che sembrava purificare ogni traccia delle loro attività.
Aldo le sussurrò qualcosa nell'orecchio che fece ridere Leonardo e arrossire Maria, il suo corpo che si piegava all'indietro contro quello del marito. Le sue risate furono soffocate dal bacio di Aldo, le sue mani che le stringevano i fianchi sotto la superficie dell'acqua mentre Leonardo osservava con un sorriso soddisfatto. Quando Aldo si ritrasse, aveva l'aria di chi sta per cedere il posto d'onore. "Stasera sei tutta sua," disse, sfiorandole il collo con le labbra prima di allontanarsi verso la scaletta della piscina, lasciando Maria e Leonardo soli nell'acqua che luccicava sotto la luna crescente.
Maria si voltò verso Leonardo, i suoi occhi che catturavano la luce riflessa dell'acqua mentre il suo corpo scivolava più vicino a lui. Le sue mani si chiusero attorno alle spalle muscolose di Leonardo, le unghie che affondavano nella pelle bagnata mentre lo fissava con uno sguardo che prometteva una lunga notte. "Mi hai promesso che stasera mi avresti aperto il culo," sussurrò contro le sue labbra, la voce roca e piena di desiderio. Leonardo rispose con un grugnito, afferrandola per le cosce e sollevandola fino a farle avvolgere le gambe attorno alla sua vita. Le onde dell'acqua si mossero attorno a loro mentre si baciavano con furia, i corpi che si scontravano sotto la superficie.
Aldo osservava dalla scaletta della piscina, il suo corpo ancora gocciolante mentre si asciugava con un asciugamano. "Non fate troppo rumore," disse con un sorriso malizioso, ma Maria lo ignorò completamente. Le sue mani erano già occupate ad esplorare il corpo di Leonardo, cercando ogni curva muscolare sotto l'acqua calda. Leonardo la spinse contro il bordo della piscina, il marmo che premeva contro la sua schiena mentre lei si arrendeva completamente alle sue mani. "Mi vuoi davvero tutta per te stasera?" gli sussurrò contro il collo, il suo respiro accelerato mentre lo sentiva diventare più duro tra le sue cosce.
Aldo sparì verso la villa, lasciando solo il suono dei loro baci e dell'acqua che si muoveva in onde lente. Leonardo la sollevò dal bordo, portandola al centro della piscina dove potevano galleggiare insieme. Le sue mani le affondarono nei capelli bagnati mentre la baciava con una passione che bruciava più dell'acqua tiepida che li circondava. "Ti apro stasera," le promise contro le labbra, i denti che le mordicchiavano il labbro inferiore mentre lei gemeva di consenso. Maria sentì il suo cuore accelerare, il desiderio che le bruciava dentro più del vino che avevano bevuto a cena. Era pronta, più che pronta.
Pochi minuti dopo, Leonardo la condusse in camera da letto la fece stendere. "Aspetta," sussurrò Maria prima che potesse posarsi su di lei, la mano che scivolava sotto il letto per estrarre una boccetta di olio già preparata. Leonardo rise nel vederla, colpito dalla sua premura. "Hai pianificato tutto, eh?" le chiese mentre lei versava il liquido dorato tra le sue dita tremanti. Maria annuì, troppo eccitata per parlare, i suoi occhi che brillavano al chiaro di luna mentre le sue mani si spingevano dietro per prepararsi.
Leonardo la immobilizzò con uno sguardo che la fece tremare ancora di più. "Non così in fretta," disse con voce roca mentre si inginocchiava davanti a lei. Le sue mani le afferrarono i fianchi, girandola come una bambola di pezza fino a che non fu a pancia in giù sul letto, il culo sollevato verso di lui. Maria emise un suono strozzato quando sentì il suo respiro caldo tra le sue cosce, ma non ebbe il tempo di reagire prima che la sua lingua le scivolasse lungo la fessura con un movimento lento e deliberato. "Leccami a fondo prima di scoparmi," gemette Maria, le parole che le uscivano a fatica mentre sentiva la lingua di Leonardo esplorare ogni piega della sua carne.
Il suo corpo si contorse quando Leonardo affondò la lingua più profondamente, alternando lunghi colpi dritti a movimenti circolari che la facevano urlare. Le sue dita si aggrapparono alle lenzuola mentre sentiva quel calore umido strisciarle verso l'ano, la punta della lingua che premeva contro l'ingresso stretto con insistenza. "Ecco, così," ansimò Maria, i fianchi che si muovevano all'unisono con la lingua di Leonardo, la schiena inarcata come un arco pronto a scoccare. Sentiva il proprio succo mescolarsi alla sua saliva, il liquido caldo che le colava lungo le cosce mentre lui la consumava con una voracità che la faceva impazzire.
"Non farmi aspettare," graffiò, la voce rotta dall'urgenza mentre le sue dita cercavano disperatamente il cazzo di Leonardo nell'aria. Lo trovò duro e pulsante, la pelle tesa sull'asta mentre le gocce di presperma luccicavano sotto la luna. "Adesso, fammelo sentire tutto," gli ordinò con un tono che era più una supplica che un comando, il corpo che tremava nell'attesa. Leonardo non rispose a parole, le afferrò i fianchi con forza, allineando la punta del suo cazzo all'ingresso stretto mentre lei tratteneva il respiro.
Il primo colpo fu un fulmine. Maria urlò quando la testa del cazzo le aprì il culo con un movimento secco, le dita di Leonardo che le scavavano nella carne per tenerla ferma. "Eccoti, amore," ringhiò contro la sua schiena, il respiro roco mentre la penetrava lentamente, millimetro dopo millimetro, lasciando che ogni fibra del suo corpo si adattasse alla circonferenza impossibile. Maria sentiva il bruciore trasformarsi in un dolore acuto e dolce, le lacrime che le rigavano il viso mentre cercava di rilassarsi, di aprirsi ancora di più. "Più forte," singhiozzò, le unghie che si aggrappavano alle lenzuola, "voglio sentirlo tutto, fammi male ma fammi godere!
Nella stanza accanto, Aldo aveva smesso di fingere di non ascoltare. Appoggiato al muro che divideva le camere, la mano destra impugnava il cazzo con una presa ferrea, seguendo il ritmo dei gemiti di Maria. Ogni volta che Leonardo spingeva più a fondo, lui accelerava le masturbate, immaginando il culo della moglie che si dilatava per accogliere quel mostro. "Porca troia," sibilò contro il muro, il precum che gli colava lungo l'asta mentre visualizzava lo sguardo stravolto di Maria. gli occhi arrossati, la bocca aperta in un urlo muto, le cosce che tremavano mentre veniva riempita come una puttana da strada.
Leonardo non aveva bisogno di essere incoraggiato due volte. Afferrò i fianchi di Maria con le dita che le lasciavano lividi, pompando dentro di lei con colpi sempre più profondi e veloci. "Ecco, prendilo tutto," ansimò mentre il suo cazzo scompariva completamente dentro il culo stretto, il suono umido della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza insieme ai gemiti rotti di Maria. Lei cercò di girarsi, voleva guardarlo mentre la sodomizzava, ma Leonardo la immobilizzò con una mano sulla nuca, schiacciandole la faccia contro il materasso. "No, resta così," ringhiò, "voglio vederti soffrire mentre ti sfondo."
Maria urlò quando il ritmo diventò brutale, ogni spinta che le scivolava dentro come un pugno nello stomaco. Sentiva il cazzo di Leonardo pulsare dentro di lei, il calore che si diffondeva dal suo nucleo mentre le lacrime le bagnavano le guance. "Più forte!" graffiò contro il lenzuolo, le parole strozzate dai singhiozzi mentre le sue dita si aggrappavano alla coperta, "sto per venire, sborrami dentro, inondami!" Il corpo di Maria si inarcò violentemente quando l'orgasmo la investì, le contrazioni interne che stringevano il cazzo di Leonardo come una morsa.
Leonardo ringhiò contro la sua schiena, le dita che le affondavano nella carne mentre accelerava i colpi, il sudore che gli colava lungo la schiena luccicando al chiaro di luna. "Ecco, prendi il tuo premio, puttana," ansimò con voce rotta, il cazzo che pulsava violentemente mentre scaricava in profondità dentro di lei, ogni scarica che la riempiva di calore liquido. Maria sentì il ventre gonfiarsi leggermente sotto il peso dello sperma, il miscuglio di dolore e piacere che la faceva tremare come una foglia mentre il suo stesso orgasmo sembrava non finire mai.
Nel frattempo, a casa di Marco, la luce bluastra del televisore acceso ma muto rifletteva sui corpi accasciati sul divano. Giulia osservava Marco con un'espressione indecifrabile mentre lui fissava il soffitto, le dita che gli accarezzavano distrattamente la cicatrice fresca sui fianchi lasciata dalle unghie di Emil. "Dobbiamo trovare un altro modo," sussurrò Giulia rompendo il silenzio, la voce stranamente fragile per una che poche ore prima lo aveva dominato senza pietà. Marco girò la testa verso di lei, gli occhi ancora velati dall'adrenalina e dalla confusione post-sessuale. "Un altro modo per cosa?" chiese, la gola ancora arrossata dallo sforzo.
Giulia si trascinò più vicina a lui, la gamba che gli sfiorava il culo ancora dolorante. "Per questo," mormorò indicando il loro corpo con un gesto vago, "per darti il piacere che cerchi. Ti piace troppo scoparmi ed essere scopato, ma io non voglio che tu ricorra al trucco di oggi."
Marco deglutì mentre il peso di quelle parole gli scendeva nello stomaco. "Vuoi che troviamo qualcuno che ci prenda entrambi?" chiese, la voce strozzata dall'emozione. Giulia annuì, un sorriso storto che le illuminava il viso. "Esatto. Uno che mi sfondi mentre guardi... e poi si giri e ti apra quel bel culo che hai ereditato da tua madre."
L'immagine lo colpì come un pugno: Giulia piegata sul letto con le cosce aperte mentre un uomo la penetrava brutalmente, per poi voltarsi verso di lui con lo stesso cazzo ancora grondante. Le dita di Marco si contrassero involontariamente sul divano. "Ma chi..." iniziò a chiedere, ma Giulia lo interruppe con un gesto. "Ho già qualcuno in mente," sussurrò, accarezzandogli la coscia. "Tommaso. Quel collega che ti fissava all'aperitivo dell'altro giorno. Hai visto come guardava il tuo collo mentre parlavi?"
Un brivido gli corse lungo la schiena. Sì, lo ricordava bene: occhi marrone scuro che lo scrutavano con un'intensità quasi predatoria mentre fingeva interesse per la conversazione. Aveva i polsi larghi e le mani grandi, troppo grandi, aveva pensato Marco mentre sorseggiava il suo drink troppo in fretta,e una cicatrice a forma di falce che gli attraversava il labbro inferiore. Quel dettaglio gli era rimasto impresso perché Tommaso continuava a passarci sopra la lingua mentre parlava, come se fosse un'abitudine nervosa. "Ma..." Marco deglutì, le labbra improvvisamente secche. "Come fai a sapere che...?"
Giulia rise soffocando il suono nel palmo della mano. "Mi ha chiesto informazioni su di te mentre eri in bagno." Le dita le strisciarono lungo l'interno coscia di Marco, fermandosi a un centimetro dal suo pene floscio che già mostrava segni di ripresa. "Dice che ha una passione per i ragazzi con gli occhi di ghiaccio e le gambe lunghe." La sua unghia gli graffiò la pelle pallida dell'inguine. "Gli ho detto che hai anche un difetto al setto nasale che ti fa russare quando dormi a pancia in su. L'ha trovato... affascinante."
Marco sentì l'erezione crescere dolorosamente mentre fissava il muro dietro Giulia, dove l'ombra di un albero danzava con il vento notturno. Il ricordo delle mani di Tommaso - larghe, con nocche sfregiate e un anello d'argento al mignolo - gli fece contrarre lo stomaco. "E... cosa gli hai risposto esattamente?" La sua voce suonò stranamente piatta, come se qualcuno gli avesse svuotato i polmoni con una pompa.
Giulia si mosse come un gatto affamato, il ginocchio che gli premeva contro il pube mentre le dita le scivolavano dentro la tasca posteriore dei jeans. "Gli ho dato il tuo numero." Tirò fuori il telefono di Marco, illuminando quel sorriso da squalo che conosceva troppo bene. "E guarda un po'... ti ha già scritto." Lo schermo mostrava una notifica: *"Ho sognato il tuo russare ieri notte."* Seguiva una foto di Tommaso in palestra, il collo della maglietta strappato dove un tatuaggio a forma di catena spariva sotto il tessuto sudato.
Il mattino dopo,Maria aveva la voce roca quando, mentre Aldo avviava l'auto dopo aver salutato Leonardo , per tornare a casa, cominciò a raccontare tutto quello che aveva fatto quella notte. Aldo era impaziente di farsi raccontare ogni minimo dettaglio. Le cosce che ancora tremavano sotto la gonna stirata . "L'ultima volta mi ha sollevata contro lo specchio del bagno," sussurrò accarezzandosi l'interno coscia come se rivivesse l'istante. "Sentivo i bordi freddi del vetro qui—" la mano le scivolò sul sedere, "—mentre il suo cazzo mi spaccava il culo così forte che ho visto le stelle." Aldo frenò bruscamente a un semaforo, la mano destra che le afferrò la nuca. "E questo?" le chiese indicando il livido a forma di mezzaluna sotto il suo orecchio. Maria rise, la lingua che leccò quel punto dolente. "Quando mi ha scopato al terzo giro e gli ho chiesto di mordermi per non urlare."
Il racconto continuò per tutto il viaggio, ogni curva della strada che sembrava sincronizzarsi con i dettagli più crudi. "Alle quattro del mattino mi sono svegliata col suo cazzo già dentro," mormorò Maria guardando il parabrezza annebbiarsi, "senza un bacio, senza un preavviso, solo quelle dita che mi hanno aperta mentre dormivo." Aldo giocherellava col cambio, le nocche bianche mentre ascoltava. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare sul letto e..." La voce di Maria si spezzò quando descrisse come Leonardo l'aveva penetrata tenendole le braccia incrociate dietro la schiena, ogni spinta che la faceva scivolare sul lenzuolo bagnato di sudore.
Fu a quel punto che la mano di Maria scivolò tra le gambe di Aldo, le dita che trovavano il bottone dei jeans con precisione chirurgica. "E ogni volta che provavo ad alzarmi," sussurrò mentre tirava giù la cerniera metallica, "lui mi strattonava indietro per i capelli così forte che..." Il resto della frase morì in un sibilo quando estrasse il cazzo già rigido del marito, la punta umida che pulsava contro il palmo della sua mano. Aldo deglutì ma non distolse lo sguardo dalla strada, solo le narici che si dilatavano mentre Maria iniziava una masturbazione lenta e metodica, il pollice che premeva sotto il glande con ogni movimento ascendente.
"Così forte che cosa?" chiese Aldo con voce strozzata, il piede che premeva sull'acceleratore senza rendersene conto. La macchina sfrecciò oltre un camion, il rombo del motore che copriva il suono umido della mano di Maria che lavorava. "Così forte che sentivo i capelli strapparsi dalla radice," rispose mentre abbassava la testa, la lingua che strisciava lungo la vena pulsante sul lato del cazzo. "E quando finalmente mi sono girata..." La bocca di Maria si chiuse intorno alla punta, succhiando con un rumore volgare che fece sobbalzare Aldo. "...aveva gli occhi neri come quando ti punge il dito con l'ago da sutura."
Aldo lasciò uscire un gemito che sembrava strappatogli dal petto quando Maria inghiottì metà della sua lunghezza, le dita che gli affondavano nella coscia. Il volante scivolò tra le sue mani sudate mentre descriveva come Leonardo l'aveva scopata contro lo specchio appannato, le impronte delle sue mani ancora visibili sul vetro quando finalmente erano usciti dal bagno. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare su..." La voce di Maria si perse nel suono umido della sua bocca che si muoveva su e giù, le labbra che si allungavano intorno alla circonferenza.
Aldo lanciò un'occhiata al cruscotto—ancora venti minuti prima di arrivare—e sentì un fiotto di presperma colargli sulle dita di Maria. "Continua," ansimò mentre lei rallentava il ritmo, la lingua che giocava col frenulo prima di sussurrare come Leonardo l'aveva tirata su per i fianchi, il cazzo che le entrava dall'alto mentre lei penzolava come una bambola di pezza. "Dio..." Aldo grugnì, la schiena che si inarcava contro il sedile quando Maria descrisse il momento in cui Leonardo l'aveva fatta urlare spingendole un dito in fica mentre la sodomizzava. La macchina sbandò lievemente.
Maria lo sentì perdere il controllo e accelerò il racconto insieme alle mani, descrivendo come Leonardo l'aveva costretta a leccargli le palle mentre la teneva sospesa a mezz'aria, le cosce che tremavano per lo sforzo. "E quando ho detto che non ce la facevo più," sussurrò contro il suo cazzo pulsante, "mi ha sbattuta contro il muro e..." Il resto fu inghiottito da un colpo secco mentre Aldo le spingeva la testa giù, il sapore salato che le riempiva la bocca mentre lui scaricava con un ruggito. Maria deglutì tutto senza perdere una goccia, le dita che strizzavano la base per farlo venire più a lungo.
Aldo frenò bruscamente davanti a un benzinaio, il respiro ancora affannoso mentre Maria si puliva il mento con il dorso della mano.
La macchina ripartì più lentamente, Aldo che ora guidava con una mano sola mentre l'altra scivolava tra le cosce di Maria sotto la gonna. "Continua a raccontare," disse mentre le dita trovavano l'elasticità della sua mutandina, già umida nonostante la doppia sodomizzazione della notte precedente. Maria aprì le cosce con un sospiro, il corpo che ricordava ancora ogni centimetro del cazzo di Leonardo ma ora bramava le dita tozze di Aldo che le cercavano sotto il tessuto. "Stavamo dicendo..." ansimò quando il suo dito medio le entrò con un colpo secco, "...della doccia."
Aldo annuì mentre accelerava il ritmo delle dita, il medio che le penetrava con movimenti profondi mentre l'indice massaggiava il clitoride con precisione chirurgica. Maria si contorse sul sedile, la schiena che si inarcava contro la portiera mentre sentiva la pressione crescente. "Dopo lo specchio," riprese con voce rotta, "mi ha trascinata nella doccia e..." La frase si spezzò quando Aldo aggiunse un secondo dito, le nocche che le allargavano le labbra mentre lei si muoveva al ritmo delle sue spinte. Il volante scivolò tra le mani sudate di Aldo mentre seguiva il racconto a gesti, ogni dettaglio che Maria sussurrava tradotto in una pressione più forte, un angolo diverso.
"Mi ha fatto inginocchiare sul pavimento bagnato," ansimò Maria mentre Aldo aumentava la velocità, le dita che le sfregavano quel punto interno che la faceva vedere bianco. "E invece di..." Un gemito le sfuggì quando le dita di Aldo le colpirono il punto G con un movimento ascendente. "Invece di finirmi nel culo come pensavo," riprese stringendo i denti, "ha tirato fuori il cazzo all'ultimo secondo e..." Aldo rallentò appena un attimo, le dita ancora dentro di lei ma immobili, il respiro che gli si bloccava in gola mentre aspettava il seguito. Maria chiuse gli occhi, rivivendo l'istante: "Mi ha inondata la faccia di sborra così tanto che mi è entrata nelle narici."
Aldo riprese a muovere le dita con ferocia, l'immagine che gli bruciava dietro le palpebre mentre Maria descriveva come Leonardo le aveva tenuta la testa ferma per le orecchie, costringendola a guardarlo mentre scaricava getto dopo getto sul suo viso. "E poi?" sibilò, le dita che le affondavano più a fondo come se volesse raggiungere quel ricordo dentro di lei. Maria si morse il labbro inferiore, il corpo che tremava sull'orlo dell'orgasmo. "Poi ha infilato due dita nella mia bocca," sussurrò mentre le sue stesse parole sembravano eccitarla ancora di più, "e mi ha obbligata a leccarle pulite mentre la sua sborra mi colava dagli occhi."
La macchina svoltò bruscamente nel vialetto di casa, Aldo che frenò così forte da far scivolare Maria in avanti sul sedile, le dita che le scivolarono via bagnate e tremanti. Per un attimo, nella luce fioca dell'abitacolo, si guardarono con una fame muta che non aveva più bisogno di parole. Aldo fu il primo a muoversi, strappando la cintura di sicurezza e aprendo la portiera con un colpo secco mentre Maria si aggiustava la gonna, il tessuto bagnato di sudore e desiderio che le aderiva alle cosce.
Salirono le scale di corsa, le chiavi di Aldo che tintinnavano nervosamente mentre cercava di infilarle nella serratura. Ma quando finalmente spalancarono la porta, il rumore che li accolse non furono i passi attesi sul pavimento, ma una risata roca e profonda che proveniva dalla stanza in fondo al corridoio, seguita da un gemito lungo e strozzato che riconobbero all'istante. "Marco..." mormorò Maria, lo sguardo che incrociava quello di Aldo prima di muoversi insieme verso la stanza, attratti come falene verso quella fiamma proibita.
La porta della camera di Marco era socchiusa, uno spiraglio di luce che tagliava l'oscurità del corridoio. Maria vi si avvicinò per prima, il respiro che le si bloccò in gola quando lo vide, suo figlio, completamente nudo, inginocchiato sul letto con la schiena inarcata mentre Tommaso lo penetrava da dietro, le mani larghe che gli affondavano nei fianchi con ogni spinta. Davanti a lui, Giulia era sdraiata con le cosce aperte, una mano che le tirava su il reggiseno mentre l'altra guidava la bocca di Marco verso la sua figa, le dita intrecciate nei suoi capelli sudati. "Sì, così," sussurrava Giulia, gli occhi socchiusi mentre osservava Tommaso accelerare il ritmo, il culo di Marco che sussultava ad ogni colpo. "Fagli sentire chi comanda."
Aldo si irrigidì dietro Maria, la mano che le strinse il fianco con forza mentre osservavano la scena. Marco gemeva, la voce rotta da un misto di dolore e piacere mentre Tommaso lo prendeva con una veemenza che faceva tremare il letto. Nessuno dei tre si accorse di loro, troppo intenti nel loro giogo umido di carne e sudore. Maria sentì le gambe cedere, il calore che le saliva tra le cosce mentre fissava la schiena del figlio, quel movimento fluido dei muscoli che ricordava così tanto Aldo quando la spingeva contro il muro. Senza una parola, Aldo la trascinò via, la porta che si chiudeva con un click quasi impercettibile.
Nella loro camera, Maria si lasciò cadere sul letto con un riso strozzato, le dita che già si infilavano sotto l'elastico delle mutande. "Dio santo," sibilò Aldo mentre si slacciava la cintura, gli occhi neri di desiderio che non riuscivano a staccarsi dalla moglie. "Hai visto come si muoveva? Proprio come te quando..." Maria lo interruppe tirandolo a sé, la bocca che divorava la sua mentre le mani gli sbottonavano freneticamente i pantaloni. "Buon sangue non mente," ansimò contro le sue labbra, "siamo una famiglia di pervertiti. Ora non ci pensare e scopami il culo amore."
Aldo la rovesciò a pancia in giù con un ringhio, la gonna che le scivolò sui fianchi mentre lui le strappava via le mutandine. Maria sollevò il culo in aria con un gemito, il corpo già addestrato alla posizione dopo la notte con Leonardo. I muscoli le tremavano ancora quando sentì la punta umida del cazzo di Aldo premere contro l'ano, già rilassato e pronto. "Ti piace proprio essere riempita, eh puttana?" le sussurrò all'orecchio mentre affondava tutto d'un colpo, facendola urlare nel cuscino.
Maria afferrò le lenzuola, le nocche bianche mentre Aldo iniziava a pompare con ritmo brutale, ogni spinta che le scivolava dentro come un coltello caldo. Sotto di loro, il letto cigolava al ritmo dei gemiti di Marco che filtravano attraverso il pavimento, una sinfonia perversa che accelerava il battito di Maria. "Così... così cazzo!" ansimò quando Aldo le affondò una mano nei capelli, tirandole indietro la testa mentre la sodomizzava. Il dolore si trasformò in piacere acuto quando le dita dell'altra mano le trovarono la figa, sfregandole il clitoride con precisione sadica.
Nel frattempo, nella stanza di Marco, Tommaso aveva accelerato il ritmo, le cosce muscolose che sbattervano contro il culo del ragazzo con un rumore umido. Marco aveva il viso sepolto tra le cosce di Giulia, la lingua che leccava frenetica mentre lei gli tirava i capelli e lo insultava: Ogni parola lo eccitava di più, il culo che si stringeva intorno al cazzo di Tommaso mentre raggiungevano insieme un crescendo di gemiti e imprecazioni.
Nella stanza dei genitori, Aldo aveva finalmente trovato il punto G di Maria, le dita che le sfregavano quel nodo di piacere mentre il cazzo le sfondava l'ano. Il dolore si era trasformato in un'onda elettrica che le risaliva lungo la colonna vertebrale, facendole perdere il controllo dei muscoli. Proprio in quel momento, dal corridoio arrivò un urlo strozzato di Marco, seguito dal gemito roco di Tommaso che lo inondava di sperma.
Maria sentì le contrazioni del figlio attraverso il pavimento, come un'eco perversa che le faceva contrarre a sua volta le pareti interne. "Sta... sta venendo anche lui..." ansimò, le dita che affondavano nel materasso. Aldo capì all'istante e accelerò il ritmo, il sudore che gli colava sul petto mentre spingeva Maria verso l'orgasmo. "E tu vieni con nostro figlio, troia," ringhiò afferrandole i fianchi e scaricando dentro di lei proprio mentre Marco riceveva il carico di Tommaso.
Un gemito lunghissimo si strappò dalla gola di Maria mentre il corpo la travolgeva, le contrazioni anali che succhiavano il cazzo di Aldo come una bocca affamata. Nella sua stanza, Marco urlava roco, la schiena inarcata mentre Tommaso lo riempiva a ripetizione, lo sperma caldo che gli colava lungo le cosce tremanti. Giulia osservava la scena con gli occhi lucidi, le dita che si muovevano frenetiche sulla propria figa. "Sì, prendilo tutto Marco," sussurrava mentre il ragazzo singhiozzava, il culo ancora stretto attorno al cazzo che lo stava svuotando.
Aldo sentì le onde dell'orgasmo di Maria pulsargli attorno la base, il cazzo che le pulsava dentro mentre continuava a scaricare. Un brivido gli corse lungo la schiena quando realizzò che il gemito strozzato che sentiva attraverso il pavimento era perfettamente sincronizzato ai tremori di sua moglie. Marco e Maria, madre e figlio, uniti nello stesso istante da un fiume di seme che li marchiava come animali in calore.
"Dai, forza, spingi più forte... sì, proprio così," mormorava sua madre con una voce che Marco non le aveva mai sentito prima, rotta e ansimante. Il tono era così diverso da quello che usava quando gli parlava che per un attimo dubitò fosse davvero lei. Poi risuonò la risata profonda di suo padre, seguita da uno schiaffo umido sulla carne nuda. "Ti piace quando ti riempio, puttana?"
Marco si morse il labbro. Le gambe gli tremavano mentre si accovacciava accanto alla parete, l'orecchio premuto contro il muro. Ogni gemito, ogni parolaccia esplicita che usciva dalla loro bocca lo trasformava in qualcosa di diverso—non più solo un figlio, ma un voyeur, un intruso eccitato dal calore proibito che emanava dalla stanza accanto. Le loro voci lo modellavano, lo piegavano a loro piacimento, come se fosse diventato il giocattolo segreto dei loro giochi.
Con un movimento goffo, si slacciò i pantaloni, la mano che scivolava dentro mentre immaginava suo padre affondare quel cazzo grosso e scuro dentro la madre, lei che si inarcava per prenderlo tutto. "Fottimi, riempimi," bisbigliava Marco, ripetendo le parole che aveva sentito, la voce strozzata dall'eccitazione. Il suo cazzo pulsava tra le dita, la punta già umida di precum mentre la fantasia si faceva sempre più vivida: il culo sodo di sua madre che rimbalzava contro le cosce di suo padre, le chiappe che si arrossavano sotto gli schiaffi, il suono umido della figa che si apriva e chiudeva come una bocca affamata.
"Domani andiamo a casa di Leonardo," disse suo padre, il respiro pesante mentre continuava a sbatterle dentro. "Ci ha invitato a passare la giorenata da lui in piscina." Marco trattenne un gemito, le dita che stringevano più forte il cazzo mentre la madre rise, un suono basso e volutamente provocante.
“E Marco?" chiese la madre.
Marco se la cava abbastanza bene da solo, ormai ha 18 anni," rispose, la voce che tradiva un piacere malcelato. "E poi i fine settimana sta sempre fuori con gli amici... neanche si accorgerà della nostra assenza."
Marco sentì le proprie palle contrarsi, la mente che esplodeva di immagini mentre le loro parole si mescolavano ai gemiti. La madre sussurrò qualcosa che non riuscì a cogliere, ma la risposta del padre fu chiara, roca e piena di sfida: "Ti piace vedermi scopare con Leonardo? Di’ la verità."
Un altro scricchiolio del letto, un respiro affannoso, e poi una risatina soffocata. Marco non riusciva più a distinguere se fosse realtà o fantasia, ma non importava. La mano gli si muoveva freneticamente ora, il precum che gli lubrificava il cazzo mentre immaginava suo padre che spingeva la madre in ginocchio davanti a Leonardo, le labbra di lei che si aprivano per inghiottire un altro cazzo mentre il marito la prendeva da dietro.
" Si, mi piace vederti, e a te cosa ti piace di più, dimmelo," insistette il padre, la voce più dura, accompagnata da uno schiaffo che fece sobbalzare Marco.
"Voglio sentirtelo dire mentre ti riempio." La madre emise un suono strozzato, quasi un piacere soffocato, e poi le parole che fecero pulsare il cazzo di Marco come mai prima: "Sì, cazzo, mi eccita pensare che mi guardi mentre lo faccio con lui, mentre mi apre il culo con il suo grosso cazzo."
Marco si morse un pugno per non gemere, il corpo che tremava tutto mentre il padre rideva, basso e soddisfatto. "Brava troia. non vedo l'ora di vederti mentre ti apre il culo."
La mano di Marco si mosse più veloce, la pelle del cazzo che diventava rossa sotto lo sfregamento. Immaginò sua madre piegata sul letto di Leonardo, le cosce che tremavano mentre l’uomo le allargava il culo con le mani, il padre che si masturbava guardando, il cazzo gonfio e lucido mentre ordinava: "Falle vedere come la vuoi." Marco gemette, la schiena che si inarcava mentre il piacere lo investiva come un’onda, ma si fermò all’ultimo momento, trattenendo l’orgasmo con uno sforzo disperato. Non poteva finire così presto. Voleva sentire tutto. Voleva sapere.
Dall’altra parte della parete, il respiro della madre si fece ancora più affannoso. "Per ora aprimelo tu," sussurrò, la voce rotta dall’eccitazione, "spaccamelo tutto, ti voglio sentire dentro di me e sentire il tuo liquido inondarmi il culo." Marco si morse il labbro mentre la voce del padre rispondeva, bassa e piena di possesso: "Te lo apro io, puttana. Ma poi lo vedremo tutti e due quanto riesci a prenderne." Uno schiaffo, un gemito, e poi il suono umido della penetrazione, lento, profondo, deliberatamente crudele. Marco chiuse gli occhi e vide suo padre affondare fino alle palle nel culo stretto della madre, le dita che le stringevano i fianchi mentre lei singhiozzava, non di dolore, ma di un piacere così intenso da sembrare quasi una tortura.
Le gambe di Marco tremavano mentre si accovacciava ancora di più, come se potesse avvicinarsi fisicamente a quel momento proibito. Il suo cazzo pulsava nella mano, il precum che colava lungo l’asta mentre la madre urlava: "Sì, cazzo, così! Non fermarti, riempimi!"
Le parole del padre erano un ruggito—"Lo vuoi tutto, eh? Vuoi che ti lasci piena come una troia?"
Marco non resistette più. Si palpeggiò le palle con l’altra mano, immaginando il calore del seme del padre che sgorgava nella madre, mentre lei si contraeva in un orgasmo che sembrava non finire mai.
Il letto scricchiolava violentemente, i gemiti della madre diventavano sempre più alti, quasi strazianti, e Marco sapeva che stava per venire. "Ti sento pulsare dentro di me," ansimava lei, la voce rotta, "è così caldo... fammelo sentire ancora." Un colpo secco, uno schiaffo sul culo, e poi il padre che ringhiava: "Ecco, prendi, puttana. Prendi tutto." Marco chiuse gli occhi e vide il padre scaricarle dentro con violenza, il cazzo che le pompalava lo sperma finché lei non gemeva, sovrastata dal piacere. La sua mano accelerò ancora, le dita che stringevano quasi con rabbia, finché non poté più trattenersi, un gemito soffocato gli sfuggì mentre lo sperma gli schizzava addosso, caldo e appiccicoso, proprio mentre sentiva il padre esclamare: "Eccolo, lo senti? Ti sto riempiendo come una troietta."
Marco rimase accovacciato, tremante, il respiro ancora affannoso mentre il silenzio tornava nella stanza accanto. Solo qualche sospiro soddisfatto, poi il rumore del materasso che si assestava. "Sabato sarai tutta sua," bisbigliò il padre, la voce ancora roca. "E io voglio guardare."
Marco strofinò via lo sperma dalla pancia con le dita, poi le portò alle labbra, assaporandone il gusto salato mentre immaginava sua madre inginocchiata davanti a Leonardo, la bocca spalancata mentre il padre la fissava, il cazzo di nuovo duro.
Sentì sua madre ridacchiare, un suono fradicio di piacere. "Vuoi proprio vederlo entrarmi in culo, eh?" Il tono era provocante, quasi sfidante. Il padre emise un ringhio, seguito da uno schiaffo. "Voglio vedere se riesci a prenderlo tutto. Se riesci a non piangere." Marco si morse un nocca, la mano che tornava sul cazzo mezzo floscio, già pronto a ripartire. Immaginò Leonardo, più alto e massiccio del padre, affondare nel culo stretto della madre mentre il padre se la segava, i muscoli tesi mentre la guardava soffrire—o godere? Non riusciva a decidere quale idea lo eccitasse di più.
"Se solo sapessero quei ragazzini a scuola," bisbigliò la madre, la voce tremante mentre il padre la prendeva ancora. "Se sapessero che la loro prof si fa riempire il culo dal marito mentre pensa al suo migliore amico." Marco trattenne un gemito. La madre insegnava matematica al liceo, sempre impeccabile con i suoi tailleur stretti e i tacchi alti. Ora la vedeva piegata sul letto, il rossetto sbavato, le gambe aperte mentre rideva di quella confessione. "Dovresti dirglielo," ringhiò il padre. "Dovresti alzarti sulla cattedra e mostrargli quanto sei troia." disse ridendo divertito.
Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue. Immaginò l’aula magna, i banchi vuoti, la luce del pomeriggio che filtrava dalle finestre. La madre in piedi sulla cattedra, la gonna strappata mentre si toccava davanti a una fila di studenti sbalorditi. "Guardate bene," avrebbe detto, aprendo le gambe per mostrare il culo ancora sporco del padre. "Ecco cosa faccio quando torno a casa." Marco sentì una vampata di calore, il cazzo che si rizzò di nuovo violentemente.
"Non vedo l’ora che Leonardo ti tenga la testa mentre gli succhi il cazzo" disse il padre, la voce roca. Un altro scricchiolio del letto. "Voglio che ti strozzi con quel cazzo enorme." La madre rise, un suono fradicio che fece rabbrividire Marco. "E tu? Starai lì a segarti come un ragazzino mentre mi vedi soffocare?" Il tono era provocante, quasi crudele. Marco strinse le dita attorno al cazzo, strofinando la punta gonfia contro il palmo mentre si immaginava la scena: la madre che ingoiava a fatica, le lacrime che le rigavano il mascara, il padre che intanto si masturbava guardando.
Sapeva già dove sarebbero andati il giorno dopo, la casa al mare di Leonardo, quella con la piscina infinita. Ci era stato due estati fa, quando ancora credeva che fosse solo un vecchio amico di famiglia. Ora vedeva tutto sotto una luce diversa: il modo in cui Leonardo lo guardava quando pensava che non lo notasse, le risatine soffocate tra lui e la madre. Marco si morse il labbro, la mano che accelerava mentre immaginava Leonardo spingere la madre contro il vetro della doccia esterna, il suo riflesso appannato mentre il cazzo le sfondava il culo.
L’alba arrivò senza che lui riuscisse a chiudere occhio. Ogni volta che cercava di dormire, vedeva la madre inginocchiata sul mosaico blu della piscina, le natiche rosa per gli schiaffi di Leonardo mentre il padre la guardava dalla sdraio, un bicchiere di whisky in una mano e il cazzo nell’altra. Le palpebre gli bruciavano, ma il cazzo no—duro e insaziabile, come se assorbisse tutta la sua energia vitale.
Quando alle 9:37 la Golf nera del padre s’infilò nel vialetto, Marco si appiattì dietro la tenda della cucina, il respiro che gli si incollava alla gola. La madre indossava un vestito bianco di lino, apparentemente casto, ma lui sapeva. Sapeva che sotto quel tessuto leggero doveva esserci qualcosa di strappato, di trasparente, forse un perizoma di pizzo che le si incollava alle labbra ancora gonfie del padre. "Che troia," mormorò, stringendo il davanzale mentre lei si sistemava i capelli con nonchalance, come se non stesse per farsi sfondare il culo dall’amante di famiglia.
Il telefono gli bruciava nella tasca dei jeans. L’ultimo messaggio di Giulia risaliva a tre ore prima, un laconico "Tutto bene?" che ora gli sembrava patetico. Le dita gli tremavano mentre scriveva: "Vieni subito. Ho bisogno di cazzo." Non era un lapsus, era una necessità. La vide rispondere in tempo reale con un punto interrogativo, poi un altro messaggio: "Intendi che hai bisogno del MIO cazzo?" Marco digrignò i denti. Giulia era l’unica che lo capiva davvero—una ragazza con un piercing alla clitoride e una collezione di strap-on nel cassetto del comodino. "Sì, cazzo," rispose, "porta quello nero."
Il tempo si dilatò mentre aspettava. Ogni rumore lo faceva sobbalzare, il tubo dell’acqua che sbatteva nel muro, il gatto dei vicini che graffiava la porta. Quando finalmente bussò, Marco la tirò dentro con una violenza che lo sorprese. Giulia aveva i capelli raccolti in una coda alta e indossava un giubbotto di pelle stretto. Senza parlare, gli afferrò il mento e lo osservò. "Sei sudato," sussurrò. Lui annuì, le mani che già le slacciavano i jeans. "Ho bisogno che mi apri," disse, la voce rotta. Lei rise, un suono osceno che gli ricordò sua madre. "Sai che non mi piacciono le prepotenze," borbottò, ma già si stava chinando per estrarre l’oggetto lungo e nero dalla borsa.
"Lo so," ansimò Marco mentre lei lo spingeva contro il letto, "ma so anche che ti piace scoparmi come se tu fossi l’uomo ed io la donna." Giulia gli diede uno schiaffo leggero sul viso, poi gli mise una mano sul collo. "E tu invece vuoi essere la tua mamma che si fa inculare da tuo padre," sussurrò, sfiorandogli l’orecchio con i denti. La frase lo fece gemere. Il cuore gli martellava nel petto mentre lei gli girava la schiena e gli ordinava di inginocchiarsi. "Come ti piace tanto immaginare che faccia lei," aggiunse, mentre la mano gli scivolava tra le cosce per bagnarsi le dita con la sua saliva. Marco abbassò la testa. La punta dello strap-on era già lucida di lubrificante. Lo guardò fisso, ipnotizzato, mentre Giulia gli sussurrava: "Guarda bene. Questo è il cazzo di tuo padre."
L’aria si riempì del suono del corpo di Marco che si apriva sotto la spinta. Si morsicò un pugno per non urlare mentre Giulia gli affondava dentro con un colpo secco, senza preavviso. "E ora dimmi," incalzò lei, la voce roca mentre iniziava a muoversi, "ti piace sentirti così? Pieno, come la tua troia di madre?" Marco non rispose. Non poteva. Le mani gli affondavano nel materasso mentre lei accelerava, la pelle che gli scottava ad ogni movimento. Ogni pensiero si dissolveva in quel dolore misto a piacere. "Ti faccio male?" gli chiese Giulia, fingendo una preoccupazione che sapeva falsa. Lui scosse la testa. Non voleva che si fermasse. Voleva che lo sfondasse fino a farlo piangere, fino a farglielo chiedere davvero, fino a quando non avrebbe davvero creduto di essere sua madre sotto il cazzo di Leonardo.
Giulia gli diede uno schiaffo sul culo con tale violenza che il rumore gli risuonò nelle orecchie. "Allora dillo," gracchiò mentre continuava a sbattergli dentro. "Voglio sentirtelo dire mentre ti riempio." Marco alzò gli occhi verso lo specchio che avevano appeso alla parete—vide il suo riflesso distorto, rosso per lo sforzo, mentre lei gli tirava i capelli all’indietro con una mano e con l’altra gli segnava la schiena con le unghie.
Intanto Maria e Aldo erano arrivati a casa di Leonardo che li aveva accolti in costume, invitandoli subito a fare altrettanto e raggiungerlo in piscina. Aldo aveva il sorriso di chi sapeva già come sarebbe andata a finire, mentre Maria si fingeva riluttante, ma i suoi occhi brillavano di desiderio. Leonardo aveva il fisico massiccio di chi passava ore in palestra, il costume aderente che lasciava poco all’immaginazione. "Il sole fa bene alla pelle," disse, strizzando l’occhio ad Aldo mentre Maria si mordeva il labbro.
Maria si cambiò nella stanza da letto che avrebbe condiviso con Leonardo, indossando un costume così ridotto che quando uscì, Aldo, dalla stanza degli ospito a lui riservata, rise e le diede uno schiaffetto sul sedere. "Così non resisterà nemmeno cinque minuti," borbottò, mentre lei lo fissava con aria di sfida. Leonardo era già in acqua, il torso lucido di gocce che scintillavano al sole. Quando Maria si avvicinò al bordo, lui le tese una mano, ma invece di aiutarla a scendere, la tirò a sé con un movimento brusco. L’acqua schizzò ovunque mentre Leonardo la stringeva a sé, le labbra che le si attaccavano alla nuca mentre le mani le affondavano nel culo, spingendo il costume da un lato.
Maria si accorse immediatamente di quanto fosse eccitato, il suo cazzo duro le premeva contro il ventre, caldo e imponente anche attraverso il tessuto bagnato del costume. Senza esitare, allungò una mano e lo afferrò, le dita che ne seguivano la forma mentre lui emetteva un suono roco e soddisfatto. "Non hai nemmeno aspettato che mi tolga il costume," sussurrò, strofinandolo con movimenti lenti e deliberati. Leonardo rise, un rumore basso e carnale che le fece rabbrividire la pelle. "Che senso avrebbe aspettare?" rispose, mentre una mano le scivolava tra le cosce, trovando subito il punto giusto anche attraverso il costume. Maria gemette, la schiena che si inarcava contro di lui mentre le dita di Leonardo le strofinavano proprio dove voleva.
Aldo osservava tutto dal lettino, un bicchiere di gin tonic in mano e l’altro occupato a massaggiarsi lentamente il cazzo attraverso il costume. L’acqua era così limpida che vedeva ogni dettaglio, le dita di Maria che stringevano la base del cazzo di Leonardo, le labbra di lei che si aprivano in un sorriso compiaciuto mentre lo guardava negli occhi. "È enorme," si sentì dire, la voce roca per l’eccitazione. Leonardo rise ancora, poi le afferrò i fianchi e la sollevò, facendole avvolgere le gambe attorno alla vita mentre l’acqua gli arrivava alle cosce. "E tu sei bellissima," rispose, "vediamo quanto riesci a prenderne." Maria rise, un suono fradicio di piacere mentre lui la spingeva contro il bordo della piscina, il costume ormai solo un ostacolo fastidioso.
Aldo si alzò lentamente, il gin tonic abbandonato a terra. Si avvicinò con passo felpato, i piedi che affondavano nell’erba umida mentre Leonardo apriva Maria come un frutto maturo, il costume strappato via con un gesto secco. "Ti piace guardarla?" chiese Leonardo ad Aldo vedendolo avvicinarsi a loro. "È ancora più bello vederla da qui," rispose.
Leonardo aveva iniziato a penetrarla lentamente , un gemito profondo che gli uscì dalle labbra quando finalmente affondò tutto dentro di lei. Maria urlò, le unghie che affondarono nelle spalle muscolose di Leonardo, la testa che ricadeva all’indietro mentre Aldo le accarezzava i capelli.
"La tua fica è una ventosa," ansimò Leonardo mentre il respiro gli si faceva sempre più corto, "mi risucchi il midollo spinale." Non era un complimento, era una constatazione—sentiva il corpo di Maria contrarsi attorno a lui come un guanto di velluto caldo, ogni centimetro che guadagnava dentro di lei era una battaglia vinta contro quella stretta implacabile. Eppure non voleva che finisse.
Maria aveva le labbra serrate, il viso contratto in un’espressione che non era né dolore né piacere, ma qualcosa di più primitivo—la resa totale a quella sensazione di essere spaccata in due. Il cazzo di Leonardo le arrivava fino allo stomaco, ogni spinta la sollevava leggermente dal bordo della piscina, i fianchi che sbattevano contro il bordo con un rumore umido.
"Ti sta entrando nel cervello, puttana," ringhiò Leonardo, le vene del collo che gli si gonfiavano mentre rallentava il ritmo per farla soffrire di più. Maria annaspò, le dita che gli graffiavano la schiena mentre cercava di adattarsi a quel cazzo che sembrava non finire mai. "Sento che mi stai succhiando l'anima," aggiunse lui, abbassandosi per morderle un capezzolo mentre Aldo osservava, la mano che si muoveva sul proprio cazzo con movimenti lenti e calcolati.
Poi Leonardo cambiò angolazione, un movimento impercettibile che fece urlare Maria come se l'avessero accoltellata. "Eccolo," ansimò, i muscoli delle braccia che tremavano mentre la teneva sollevata, "lo senti come ti riempio?" Maria non poté rispondere, il corpo le si contorse in una serie di spasmi incontrollabili mentre Leonardo le scaricava dentro con lunghi gemiti rochi, il calore dello sperma che le dilagava nell'utero come un fiume in piena. Aldo rise, un suono osceno che si mescolò al rumore dello schiaffo che Leonardo diede al culo di Maria mentre gli ultimi spruzzi le schizzavano dentro.
Maria venne in un silenzio elettrico, la bocca spalancata in un grido muto mentre la figa si stringeva attorno al cazzo di Leonardo come se volesse succhiargli via l'anima. Le gambe le tremavano così forte che Aldo dovette afferrarla per i fianchi per impedirle di scivolare in acqua. "Guarda come trema," sussurrò Leonardo ad Aldo, le dita che aprivano le labbra di Maria per mostrargli il suo sperma che già colava fuori, "sembra che abbia avuto un attacco epilettico."
Aldo non rispose. Aveva il cazzo in pugno e lo stava massaggiando con movimenti rapidi e precisi, gli occhi fissi sul punto in cui Leonardo si stava lentamente ritirando dalla figa ancora contratta di Maria. Il suono umido che ne seguì fece sbavare Aldo come un cane. Senza preavviso, si piegò in avanti e le scaricò in faccia tre scatti potenti di sperma caldo, il primo che le colò lungo la fronte fino a impiastricciarle le ciglia, il secondo che le schizzò sulle labbra ancora aperte dal piacere.
Maria non si mosse. Respirava affannosamente, le cosce che tremavano ancora per gli ultimi spasmi dell'orgasmo, mentre lo sperma di Aldo le colava sul mento e si mescolava al sudore che le imperlava il collo. Leonardo osservò la scena con un ghigno, una mano ancora affondata nei capelli di Maria mentre con l'altra si puliva il cazzo mezzo floscio sul costume di lei. "Eccola la nostra troietta," sussurrò, accarezzandole la guancia sporca, "così brava a prendere tutto quello che le diamo."
Nel frattempo, a casa, Marco ansimava contro il lenzuolo, il corpo contratto mentre Giulia gli affondava lo strap-on con movimenti sempre più veloci. Una mano gli stringeva il cazzo con forza, le dita che strofinavano la punta gonfia in cerchi stretti e precisi. "Più veloce," gemette, la voce rotta dall'impazienza, mentre le unghie di Giulia gli graffiavano le cosce. "Ti piace sentirti così? Pieno come quella troia di tua madre?" gli sussurrò all'orecchio, accelerando ancora. Marco non rispose, il respiro gli si spezzò in un suono animalesco quando Giulia gli diede uno schiaffo sul culo, poi un altro, più forte, mentre lo sfondava con un ultimo colpo secco.
"E adesso vieni," ordinò, afferrandogli i capelli e tirandogli indietro la testa. Marco sentì una vampata di calore alla base della schiena, poi l'onda inarrestabile che lo travolse mentre lo sperma gli schizzava addosso in lunghe scosse violente. Giulia continuò a muoversi dentro di lui, rallentando solo quando i suoi gemiti si trasformarono in suppliche. "Non fermarti," ansimò Marco, le dita che si aggrappavano al materasso mentre un secondo orgasmo lo investiva, più debole ma ancora intenso. Giulia rise, un suono osceno che gli ricordò il riso della madre, quella stessa risata fradicia che aveva sentito attraverso il muro la notte prima.
Poi Giulia si ritirò con un movimento fluido, lasciandolo tremante e vuoto sul letto. Si stese sul petto di Marco, spalancando le cosce con le ginocchia che gli premevano contro i fianchi. "Leccami," ordinò, afferrandogli i capelli e guidandolo verso di sé. Marco non esitò. La sua lingua si incollò al clitoride gonfio di Giulia, il piercing metallico che gli raschiava la punta mentre lui seguiva il ritmo imposto dalle sue mani. Il sapore era acre e dolce, un misto di sudore e di lei che lo fece gemere contro la sua pelle. "Più forte," sussurrò Giulia, le dita che gli si stringevano nei capelli mentre lui aumentava la pressione. Sentì il suo corpo irrigidirsi, i muscoli delle cosce che tremavano mentre si avvicinava all'orgasmo. "Sì, cazzo, proprio così," gracchiò, la voce rotta dal piacere mentre Marco le succhiava il clitoride con movimenti rapidi e precisi, la punta della lingua che gli pulsava contro il piercing.
Giulia si contorse sotto di lui, un gemito lungo e strozzato che gli risuonò nelle orecchie mentre le gambe gli si stringevano attorno alla testa, quasi a soffocarlo. Marco continuò, le labbra che le succhiavano le piccole labbra mentre la sua lingua esplorava ogni piega, ogni dettaglio di quel sapore che ormai conosceva a memoria. "Non fermarti," ansimò Giulia, il respiro che le si spezzava in singhiozzi mentre l'orgasmo la travolgeva. Marco sentì il suo corpo contrarsi violentemente, le dita che gli affondavano nel cuoio capelluto mentre lei veniva, un fiotto caldo che gli inondava il mento. Continuò a leccarla, più lentamente ora, assaporando ogni contrazione, ogni tremito che le scuoteva il corpo mentre l'onda del piacere si placava.
Intanto, in piscina, il sole picchiava implacabile sulla schiena nuda di Maria, distesa a pancia in giù sul lettino, il costume ormai abbandonato da qualche parte tra l'erba e l'acqua. Leonardo si era inginocchiato accanto a lei, le mani che affondavano nella crema solare prima di spalmarle lentamente sulle sue spalle, lungo la schiena, fino a raggiungere la curva perfetta del suo culo. "Così bello," sussurrò Leonardo, le dita che si intrattenevano sulle natiche ancora leggermente arrossate dagli schiaffi della sera prima. Maria emise un sospiro soddisfatto, il viso nascosto tra le braccia mentre le mani di Leonardo massaggiavano la crema sul suo sedere con movimenti circolari, sempre più lenti, sempre più profondi. "Sei bravo a massaggiare," disse Maria, la voce roca e sonnolenta, ma Leonardo non rispose. Continuò a spalmare la crema, ora scivolando tra le sue cosce, accarezzando la pelle delicata all'interno mentre Maria apriva leggermente le gambe, un invito silenzioso.
Aldo osservava la scena dalla sdraio accanto, un bicchiere di gin tonic in mano e un sorriso compiaciuto stampato sulle labbra. "Pensi solo di massaggiarla?" chiese, il tono ironico mentre Leonardo alzava lo sguardo verso di lui, le dita ancora immerse tra le cosce di Maria. "Non ho mai detto questo," rispose Leonardo, strizzando l'occhio ad Aldo prima di abbassarsi e leccare lentamente la curva del culo di Maria, lasciando una scia di saliva lucida sotto il sole cocente. Maria gemette, il corpo che si inarcava leggermente sotto quella lingua esperta, mentre Leonardo continuava a scendere, sempre più giù, fino a raggiungere il punto più intimo, dove la pelle era ancora umida e sensibile. "Dio santo," sussurrò Maria, le dita che affondavano nella stoffa del lettino mentre Leonardo le apriva ancora di più con le mani, la lingua che penetrava in lei con movimenti lenti e profondi.
Dopo averla leccata fino a farla tremare, Leonardo si alzò e strinse una mano attorno alla base del suo cazzo, già rigido sotto il costume bagnato. "Chi vuole un diversivo prima del pasto principale?" chiese, guardando alternativamente Aldo e Maria con un ghigno lascivo. Maria si girò sul lettino, il seno che ondeggiava con il movimento, mentre Aldo si avvicinava con passo lento, il cazzo già in mano. "Io non mi faccio pregare," borbottò Aldo, afferrando Leonardo per la nuca e spingendogli la testa verso il proprio cazzo mentre Maria li osservava con gli occhi lucidi di desiderio. Leonardo rise contro la pelle di Aldo, poi aprì la bocca e ingoiò tutto con un solo movimento fluido, le labbra che si serravano attorno alla base mentre Aldo gemeva, la testa che gli ricadeva all'indietro. "Eccolo il mio bel bocconcino," sussurrò Maria, allungando una mano verso il culo di Leonardo mentre lui succhiava Aldo con voracità, le dita che gli affondavano tra le natiche per stimolarlo ancora di più.
Intanto, nel frigo della villa, bottiglie di prosecco e vassoi di ostriche aspettavano di essere consumati—ma l'unica cosa che sembrava interessare ai tre erano i corpi sudati e le labbra affamate. Maria si alzò e si avvicinò a Leonardo, le mani che gli accarezzavano i fianchi mentre lui continuava a succhiare Aldo con movimenti sempre più profondi. "Ti piace il sapore di mio marito?" gli sussurrò all'orecchio, le unghie che gli graffiavano la schiena mentre lui annuiva, incapace di parlare con la bocca piena. Aldo gemette più forte, le mani che si stringevano nei capelli di Leonardo mentre si avvicinava all'orgasmo. "Sto per venire," ansimò, i muscoli delle cosce che tremavano mentre Leonardo accelerava il ritmo, le labbra che si serravano ancora di più. Maria osservò la scena con avidità, una mano che intanto si era infilata tra le proprie cosce per toccarsi mentre Aldo finalmente scaricava in bocca a Leonardo con un lungo gemito roco.
Dopo aver ingoiato tutto, Leonardo si staccò dal cazzo di Aldo con un suono umido, leccandosi le labbra con soddisfazione. "Buonissimo," commentò, rivolto a Maria con un ghigno lascivo. "Ma il meglio deve ancora venire." Maria rise, un suono fradicio di desiderio mentre si avvicinava al tavolino dove erano state lasciate le bottiglie. Versò del prosecco in tre bicchieri, ma invece di berlo normalmente, ne prese uno e lo versò lentamente sul proprio seno, lasciando che il liquido freddo le colasse lungo il corpo fino a raggiungere l'inguine. "Chi vuole assaggiare?" chiese, sfidando entrambi gli uomini con lo sguardo. Leonardo fu il primo a reagire—si inginocchiò davanti a lei e iniziò a leccarle il vino dalla pelle con movimenti lenti e deliberati, la lingua che seguiva ogni goccia mentre lei gemeva, le dita che gli affondavano nei capelli per guidarlo. Aldo si avvicinò da dietro, le mani che le afferrarono i fianchi mentre la baciava sulla nuca, lasciando che il suo cazzo duro le premesse contro il culo. "Sei una troia incredibile," sussurrò Aldo contro la sua pelle, mentre Leonardo continuava a leccarle il vino dal corpo, ora concentrandosi sulla zona tra le cosce.
Maria gemette più forte quando Leonardo finalmente le affondò la lingua dentro, il prosecco che si mescolava al suo sapore mentre lui la esplorava con movimenti rapidi e precisi. "Ti piace, eh?" ridacchiò Aldo, le mani che le stringevano i fianchi mentre lei si inarcava contro di lui, il corpo che tremava per il piacere. Leonardo rispose solo aumentando la pressione, la lingua che ora le penetrava più profondamente mentre le dita le aprivano le labbra per esporla completamente. Maria urlò, gli occhi che si chiudevano mentre l'orgasmo la travolgeva improvvisamente, il corpo che si contorceva tra le mani di Aldo e la bocca di Leonardo. "Eccola," sussurrò Aldo, osservando come il corpo di Maria si piegava sotto il piacere, le gambe che tremavano mentre lui la teneva su. Leonardo continuò a leccarla anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lei ansimava, la testa che ricadeva all'indietro contro la spalla di Aldo.
Poi Leonardo si alzò, il mento ancora lucido dei suoi succhi mentre afferrava Maria per i capelli e la costringeva a inginocchiarsi davanti alla sua erezione. "Ora succhiami," le ordinò, sfregandole il cazzo sulle labbra mentre Aldo la osservava con occhi affamati. Maria non esitò—aprì la bocca e lo ingoiò tutto con un solo movimento fluido, le labbra che si serravano attorno alla base mentre lui gemeva, la testa che gli ricadeva all'indietro. Aldo si avvicinò da dietro, le mani che le aprivano il culo mentre la spingeva ancora più giù sul cazzo di Leonardo. "Così brava a succhiare," sussurrò Aldo, le dita che le penetravano nell'ano mentre lei continuava a muoversi su e giù con movimenti rapidi e disperati. Leonardo la guardò fisso, i muscoli della mascella che si contraevano mentre cercava di trattenersi, le mani che le affondavano nei capelli per guidarne il ritmo. "Sto per venire," ansimò dopo pochi minuti, ma Maria non si fermò, accelerò invece, le labbra che si serravano ancora di più mentre aspirava ogni centimetro di lui. Quando finalmente scaricò in gola a Maria, Leonardo la tenne stretta, il corpo che tremava mentre lei ingoiava tutto con piccoli gemiti soddisfatti.
Maria si lasciò cadere indietro sul pavimento, le gambe che tremavano mentre il sapore di Leonardo le riempiva ancora la bocca. Aldo si inginocchiò accanto a lei, una mano che le accarezzava il viso mentre l'altra si muoveva sul suo cazzo. "Sei la nostra troietta perfetta," sussurrò, strofinandole il cazzo sulle labbra ancora socchiuse mentre lei annuiva, troppo esausta per parlare. Leonardo si avvicinò e la baciò profondamente, le labbra che le esploravano la bocca mentre le mani le affondavano nei capelli. Maria sentì Aldo scivolare sopra di lei, il cazzo che le premeva contro il ventre mentre lui le accarezzava i fianchi. "Ora ti scopo," le soffiò all'orecchio mentre la penetrava con un colpo secco, le mani che le affondavano nelle cosce per aprirla ancora di più. Maria urlò, il corpo che si inarcava sotto di lui mentre Aldo iniziava a muoversi con ritmo implacabile, ogni spinta che la faceva scivolare sul pavimento di pietra.
Intanto a casa, Marco e Giulia si lasciavano avvolgere dalle note di un brano elettronico, il basso che pulsava attraverso le pareti come un secondo battito cardiaco. L'aria era pesante del loro odore misto, sudore e sesso, mentre Giulia tracciava cerchi lenti sul petto di Marco con un dito. "Ti piace questa?" chiese all'improvviso, indicando la musica con un cenno del mento mentre Marco annuiva, troppo assonnato per rispondere a parole. Giulia sorrise e gli afferrò il polso, costringendolo a seguirla in un lento dimenio sul letto, i loro corpi che si muovevano ancora in sintonia nonostante la stanchezza. Marco lasciò che lei lo guidasse, le mani che le scivolavano lungo i fianchi mentre la musica sembrava accelerare, o forse era solo il suo cuore che batteva più forte.
Giulia abbassò la mano tra le sue cosce, le dita che sfiorarono appena la punta del suo cazzo appena rinverdito. "Visto che ti piace così tanto..." sussurrò, la voce roca e piena di promesse mentre si avvicinava al suo orecchio, "...hai mai provato a farti scopare da un vero cazzo?" Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, il corpo che si irrigidiva per un attimo prima di rilassarsi di nuovo sotto il peso di quella domanda. Non rispose subito, ma Giulia vide la sua pupilla dilatarsi, il respiro che si faceva più corto mentre lei continuava ad accarezzarlo con movimenti appena percettibili.
"Ho una idea," disse finalmente Giulia, le labbra che si incurvarono in un sorriso malizioso mentre si spostava sul letto per cercare qualcosa nella sua borsa. "Hai un viso gentile, sai..." tornò verso di lui con un tubetto di rossetto e una parrucca nera di setole sintetiche che Marco riconobbe immediatamente—era quella che sua madre aveva usato in una festa in maschera. Molto simile ai capelli veri "Con un po' di trucco, un vestito di tua madre e questa," agitò la parrucca davanti ai suoi occhi, "potresti sicuramente passare per una ragazza. Ti va di provare la trasformazione?"
Marco deglutì a secco, le dita che si strinsero attorno al lenzuolo mentre osservava la parrucca ondeggiare davanti a lui. La pelle gli si rizzò sotto un brivido improvviso, ma il cazzo tra le cosce ebbe una reazione opposta, pulsando violentemente contro la coscia. "E poi?" chiese con voce più roca di quanto volesse, già sapendo la risposta.
Giulia ridacchiò, afferrandogli il mento con due dita per girargli il viso verso la luce fioca della lampada. "Poi chiamo un mio amico," sussurrò, il rossetto che già tracciava un cerchio carnoso attorno alla sua bocca, "gli dico che sei una mia cugina timida..." La matita nera gli delineò gli occhi con tratti esagerati, trasformandogli lo sguardo in qualcosa di ambiguamente femminile.
"Che vuoi perdere la verginità anale e ti faccio scopare da lui come una troietta."
Marco sentì le gambe tremargli quando la parrucca gli si adagiò sulla fronte, le ciocche che gli sfioravano le spalle mentre Giulia gli sistemava i capelli veri sotto la calotta nera. "Però," aggiunse lei con un tono improvvisamente autoritario, aprendo un pacco di pannolini per adulti sul comodino, "questo è necessario: ti fodero il cazzo qui dentro," lo schiaffeggiò lievemente sul pacco, "e ti scopera solo il buco del culo mentre sei vestita da femminuccia."
Gli occhi di Marco si dilatarono mentre Giulia spiegava il pannolino con gesti metodici, il plastico esterno che luccicava alla luce fioca. "Dentro," ordinò, sollevando i suoi fianchi con una mano mentre con l'altra gli infilava il pannolino sotto le natiche. Marco sentì il freddo del materiale contro la pelle, il rumore dello strappo dei velcro laterali che gli serravano i fianchi come una seconda pelle. Giulia rise vedendolo così, gli slip di pizzo rosa che aveva indossato per la trasformazione ora compressi dal pannolino gonfio tra le gambe. "Proprio così, bambolina," sussurrò, passandogli un dito sul rossetto per sistemarlo, "ora il mio amico vedrà solo una verginella pudica con il culetto in bella mostra."
Il telefono vibrava sul comodino quando Giulia digitò il messaggio, le dita che scivolavano veloci sullo schermo mentre Marco sentiva il pannolino scaldarsi tra le cosce, il suo cazzo che pulsava inutilmente contro il materiale assorbente. "Dieci minuti," annunciò lei, "e ricordati—" gli afferrò il mento con forza, "non toccare questo qui," indicò il pannolino, "solo il tuo buchino del culetto da brava signorinella, se si dovesse accorgere che sei un maschio potrebbero essere dolori."
Il campanello suonò mentre Giulia finiva di allacciargli un corsetto stretto , il seno finto che gli sporgeva dal reggiseno di pizzo. Marco sentì le ginocchia cedere quando la porta si aprì rivelando un uomo alto con una cicatrice a forma di falce sull'avambraccio destro. "Questa è mia cugina Silvia," mentì Giulia spingendolo in avanti, la mano che gli pizzicava il fianco per farlo inchinare goffamente.
“Piacere Silvia.”
L'uomo lo scrutò con occhi che sembravano radiografargli il trucco, poi annuì accarezzandosi la cintura. "Carina. Ma perché ha la voce così... roca?"
Giulia rise nervosamente mentre l'uomo chiamato Emil si avvicinava a Marco annusando l'aria come un cane da caccia. "Oh, è solo un po' raffreddata," mentì mentre gli premeva un bicchiere di liquore in mano, "ha urlato tutta la notte al concerto." Emil annuì, le dita che già scivolavano sul corsetto di Marco mentre lui tratteneva il respiro, la gola improvvisamente secca. La cicatrice sull'avambraccio luccicò sotto la luce quando Emil lo afferrò , tirandogli indietro la testa. "Raffreddata o no," sussurrò contro le sue labbra tinte, "quel buchinote lo rompo lo stesso."
Il pannolino di Marco si gonfiò leggermente quando Emil lo spinse contro il muro, il pugno di stoffa tra le gambe che intrappolava l'erezione impossibile. "Silvia, vero?" Emil gli morse il lobo dell'orecchio finto mentre gli alzava la gonna. Marco annuì, la voce che gli si incrinò in un gemito quando quelle dita callose gli affondarono tra le natiche senza preavviso. "Bella voce da troia" ridacchiò Emil, la mano che già gli allargava il culo con due dita infilate nel plug che Giulia gli aveva messo prima. Il freddo dell'anello metallico fece sobbalzare Marco quando Emil lo estrasse con un suono umido, gettandolo sul pavimento con disprezzo.
"Mi piaci così, con quella la bocca da bocchinara," sussurrò Emil improvvisamente dolce, le labbra che gli sfioravano la nuca mentre gli palpeggiava il culo.
"Prima prendilo un po' in bocca.”
La mano gli sollevò il mento, costringendolo a guardare il cazzo semi rigido che spuntava dai pantaloni.
"Fammelo diventare duro."
Marco aprì la bocca senza pensarci, le labbra tinte che si allargarono per accogliere quella punta già lucida. Emil emise un grugnito soddisfatto quando la lingua di Marco iniziò a leccargli la cappella con movimenti circolari, le labbra che si serravano a metà dell'asta.
"E' molto brava a succhiare" commentò Giulia dall'altro lato della stanza, le braccia incrociate mentre osservava la scena con occhi vigili. Le sue dita tamburellavano nervosamente sul braccio, pronta a intervenire se Emil avesse scoperto l'inganno. "Silvia ha un debole per i cazzi grandi," aggiunse con voce melliflua quando Emil gli affondò tutta l'asta in gola con un colpo secco. Marco tossì, la saliva che gli colava dal mento mentre Emil lo teneva fermo per i capelli, il naso schiacciato contro il pube rasato.
Quando Emil finalmente lo lasciò andare, il cazzo era così duro che pulsava visibilmente sotto la luce fioca della lampada. "Su, troietta," lo strattonò , trascinandolo verso il divano dove lo fece inginocchiare a gambe larghe, la gonna alzata che gli incorniciava il culo. Marco sentì le mani di Emil stringergli i fianchi con forza, i pollici che gli affondavano nella carne. "Aspetta!" intervenne Giulia con un balzo, afferrando il polso di Emil un attimo prima che abbassasse gli slip di pizzo. "Non toglierle le mutandine," disse con voce acuta, "ha le mestruazioni." Emil sbuffò ma Giulia fu più veloce—con un gesto esperto, spinse da parte la stoffa rosa, esponendo solo il buco necessario mentre teneva il pannolino al suo posto. "Scopala così."
Emil non se lo fece ripetere. Il cazzo entrò con uno schiaffo umido contro le natiche di Marco, che urlò quando la punta lo divelse all'improvviso. "Stretta come una vergine," ringhiò Emil afferrandolo per le spalle mentre lo inchiodava al divano. Marco sentì la stoffa del corsetto stringergli le costole, il seno finto che rimbalzava a ogni spinta. Giulia si accovacciò davanti a loro, gli occhi che scrutavano la scena con avidità mentre il cazzo di Emil spariva e riappariva tra le chiappe di Marco. "Che bella cuginetta," sussurrò accarezzandogli la guancia sporca di rossetto, "Ti piace sentire il cazzo di un vero uomo nel culo?"
Marco rispose con un gemito strozzato quando Emil gli affondò dentro fino alle palle, il suono della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza. La cicatrice sull'avambraccio di Emil luccicò mentre stringeva la gola di Marco, costringendolo a inarcarsi di più. "Senti come ti apre?" ansimò Emil, le dita che gli scavavano nei fianchi mentre aumentava il ritmo.
E improvvisamente fu come se Maria fosse lì con lui, gli stessi toni gutturali, lo stesso rossore sul collo, la stessa disperazione che sentiva nelle registrazioni. "Sfondami il culo!" urlò Marco con voce che non riconobbe, alta e strozzata, il corpo che ondeggiava all'unisono con i ricordi della madre. "Sì, così, aprimi tutta, sono la tua troia, sborrami dentro!"
Emil sembrò sorpreso dall'improvvisa veemenza, ma reagì afferrandolo ancora più forte per i fianchi mentre accelerava i colpi. "Ecco la mia zoccola," ringhiò, il sudore che gli colava sulla schiena mentre spingeva sempre più in profondità. Marco sentì un calore improvviso esplodergli dentro, seguito dal tremore incontrollabile delle cosce di Emil che scaricava a ripetizione, il cazzo che pulsava violentemente mentre lo riempiva. Il silenzio improvviso fu rotto solo dai gemiti rochi di Emil e dal rumore umido del liquido che colava tra le sue cosce.
Quando Emil si ritrasse con un suono viscido, Marco si accasciò sul divano completamente svuotato, il viso schiacciato contro il tessuto ancora caldo dell’imbottitura. Sentiva la sborra di Emil colargli lentamente lungo le cosce, un rivolo che si insinuava sotto il pannolino ormai inzuppato. Giulia osservò Emil mentre si rivestiva in fretta, la cicatrice che luccicava nell’ombra mentre infilava la cintura con gesti bruschi. "Ora vai, sei stato bravo" gli sussurrò, aprendo la porta con un ghigno soddisfatto mentre lui annuiva, ancora ansimante, e spariva nel buio del corridoio.
Tornata da Marco, Giulia lo rovesciò con un colpo secco, le dita che gli strapparono via il pannolino con un rumore di velcro lacerato. L’aria fredda sul culo aperto e stillante fece sussultare Marco, ma non ebbe il tempo di reagire prima che lei gli affondasse la faccia tra le natiche, la lingua che gli raccoglieva la sborra di Emil con lunghi colpi voraci. "Che sapore strano," borbottò contro la sua pelle, ma continuò a leccarlo con un fervore che contraddiceva le parole, i denti che ogni tanto gli mordicchiavano le chiappe mentre lui gemeva, le dita che si aggrappavano al cuscino del divano.
Quando sollevò la testa, il mento di Giulia era lucido del miscuglio di saliva e sperma. Prese il cazzo di Marco tra due dita come se fosse un oggetto prezioso, osservandolo pulsare violentemente nell’aria. "Questo qui," sussurrò accarezzandogli la vena gonfia con il pollice, "ha bisogno di un bel trattamento speciale." Si trascinò lungo il suo corpo fino a portarsi la punta tra le labbra, succhiando solo la cappella con movimenti rapidi e superficiali che fecero urlare Marco. "Piano—" implorò, ma Giulia accelerò invece, una mano che gli strizzava le palle mentre l’altra gli apriva il culo con due dita infilate dentro senza preavviso.
Marco si contorse quando il dolore e il piacere si fusero in un’onda insopportabile, il corpo che cercava di sfuggire alle dita di Giulia e alla sua bocca allo stesso tempo. "Ecco, così," rise lei contro la sua pelle, le parole che vibravano lungo l’asta mentre la lingua gli percorreva il frenulo con movimenti a frusta. Quando sentì le dita di Giulia torcersi dentro di lui, Marco urlò, il cazzo che scaricava violentemente in gola a Giulia in lunghi spruzzi caldi. Lei non si fermò, continuò a succhiare anche dopo, assaporando ogni contrazione mentre lui si dimenava, le gambe che tremavano sul divano.
Nel frattempo, a casa di Leonardo, la luce calda delle candele si rifletteva sul corpo sudato di Maria mentre si inginocchiava tra le gambe di Aldo e Leonardo. Entrambi avevano il cazzo duro e lucido nella semioscurità, e Maria passava dall’uno all’altro con movimenti fluidi, le labbra che si chiudevano prima sull’uno, poi sull’altro con una devozione che faceva gemere entrambi gli uomini. Leonardo le afferrò i capelli, guidandola con forza mentre lei si lasciava usare, la lingua che esplorava ogni centimetro di carne palpitante. Aldo osservava con occhi annebbiati, una mano che si muoveva sul proprio cazzo mentre l’altra accarezzava il collo di Maria. "Che bocca da troia," commentò Leonardo mentre lei lo ingoiava tutto, le dita che le stringevano la gola per sentire il cazzo scivolare ancora più in profondità.
Aldo non resistette più. Con un ringhio, spinse Maria all’indietro, facendola rotolare sulla schiena sul tavolo di marmo dove pochi minuti prima c’era l’aperitivo. I bicchieri rovesciati scintillavano accanto alla sua testa mentre Leonardo le apriva le gambe con violenza, le dita che le affondavano nella carne morbida delle cosce. "Ti piace essere la nostra puttana, vero?" sibilò Aldo, sfregandole il cazzo sulle labbra ancora umide del sapore di Leonardo. Maria annuì freneticamente, troppo eccitata per parlare, le mani che si aggrappavano ai bordi del tavolo mentre Leonardo le penetrava con un colpo secco, il cazzo che la riempiva completamente con un solo movimento. Aldo si avvicinò al suo viso, il cazzo che le sfiorava le guance mentre lei gemeva, il corpo scosso dalle spinte violente di Leonardo.
Leonardo cambiò ritmo improvvisamente, rallentando le spinte per torturarla, ogni movimento calcolato per farla urlare. "Vuoi che ti spacchi tutta o vuoi che ti faccia soffrire?" le sussurrò all’orecchio, le labbra che le mordicchiavano il lobo mentre Aldo finalmente le infilava il cazzo in gola. Maria rispose con un gemito soffocato, la gola che si contraeva attorno all’asta di Aldo mentre il cappio di saliva e sudore le colava lungo il mento. Leonardo rise, afferrandola per i fianchi e aumentando la velocità, il rumore della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza insieme ai gemiti strozzati di Maria. Aldo la teneva ferma per i capelli, spingendole la faccia più in profondità sul suo cazzo mentre osservava Leonardo devastarle la fica con movimenti brutali.
Fu quando Leonardo le affondò un dito nell’ano che Maria esplose, il corpo che si inarcò violentemente tra le loro braccia mentre un orgasmo la scuoteva da capo a piedi. Leonardo la sentì contrarsi attorno al suo cazzo e rise, continuando a pompare dentro di lei mentre Aldo la strattonava per i capelli, costringendola a succhiarlo ancora più profondamente. "Eccola, la nostra troietta," ringhiò Aldo guardando Leonardo, entrambi ora sincronizzati nel ritmo, le spinte sempre più veloci fino a che Maria non fu solo un groviglio di spasmi tra loro. Leonardo la sentì stringersi di nuovo, più forte, e capì che stava per venire, un secondo orgasmo, più intenso del primo, che la fece urlare contro il cazzo di Aldo.
Aldo fu il primo a perdere il controllo. Con un ruggito, si abbatté su di lei, il cazzo che pulsava violentemente in gola mentre scaricava a ripetizione. Maria deglutì automaticamente, il riflesso condizionato dopo anni di addestramento, ma alcuni spruzzi le colarono dalle narici mentre tossiva, il viso completamente imbrattato. Leonardo non resistette allo spettacolo, afferrò Maria per i fianchi e la penetrò con un ultimo colpo brutale, il cazzo che le esplodeva dentro mentre lei gemeva, la pancia che si gonfiava leggermente sotto il carico caldo.
La scena era un dipinto di corpi intrecciati e fluidi mescolati: il bianco di Aldo che stillava dal mento di Maria, il trasparente di Leonardo che le colava tra le cosce, il rosa acceso della sua pelle segnata dalle loro dita. Leonardo estrasse il cazzo con un suono viscido, osservando soddisfatto il suo sperma che subito riempiva la fica allargata di Maria. "Guarda come ti cola." sussurrò accarezzandola fra le cosce, le dita che si inzuppavano nel miscuglio di lubrificazione e seme.
Aldo sollevò Maria dal tavolo con un movimento fluido, trasportandola verso la piscina come un trofeo. Leonardo seguì, ancora mezzo eretto, il cazzo che oscillava ad ogni passo ancora lucido dei suoi stessi fluidi. Quando i loro corpi si immergevano nell'acqua tiepida, Maria emise un sospiro di sollievo, la schiena che si appoggiava contro il petto di Aldo mentre Leonardo le massaggiava le spalle con movimenti circolari. La luce del sole riflessa dall'acqua disegnava motivi danzanti sul loro pelle, un luccichio dorato che sembrava purificare ogni traccia delle loro attività.
Aldo le sussurrò qualcosa nell'orecchio che fece ridere Leonardo e arrossire Maria, il suo corpo che si piegava all'indietro contro quello del marito. Le sue risate furono soffocate dal bacio di Aldo, le sue mani che le stringevano i fianchi sotto la superficie dell'acqua mentre Leonardo osservava con un sorriso soddisfatto. Quando Aldo si ritrasse, aveva l'aria di chi sta per cedere il posto d'onore. "Stasera sei tutta sua," disse, sfiorandole il collo con le labbra prima di allontanarsi verso la scaletta della piscina, lasciando Maria e Leonardo soli nell'acqua che luccicava sotto la luna crescente.
Maria si voltò verso Leonardo, i suoi occhi che catturavano la luce riflessa dell'acqua mentre il suo corpo scivolava più vicino a lui. Le sue mani si chiusero attorno alle spalle muscolose di Leonardo, le unghie che affondavano nella pelle bagnata mentre lo fissava con uno sguardo che prometteva una lunga notte. "Mi hai promesso che stasera mi avresti aperto il culo," sussurrò contro le sue labbra, la voce roca e piena di desiderio. Leonardo rispose con un grugnito, afferrandola per le cosce e sollevandola fino a farle avvolgere le gambe attorno alla sua vita. Le onde dell'acqua si mossero attorno a loro mentre si baciavano con furia, i corpi che si scontravano sotto la superficie.
Aldo osservava dalla scaletta della piscina, il suo corpo ancora gocciolante mentre si asciugava con un asciugamano. "Non fate troppo rumore," disse con un sorriso malizioso, ma Maria lo ignorò completamente. Le sue mani erano già occupate ad esplorare il corpo di Leonardo, cercando ogni curva muscolare sotto l'acqua calda. Leonardo la spinse contro il bordo della piscina, il marmo che premeva contro la sua schiena mentre lei si arrendeva completamente alle sue mani. "Mi vuoi davvero tutta per te stasera?" gli sussurrò contro il collo, il suo respiro accelerato mentre lo sentiva diventare più duro tra le sue cosce.
Aldo sparì verso la villa, lasciando solo il suono dei loro baci e dell'acqua che si muoveva in onde lente. Leonardo la sollevò dal bordo, portandola al centro della piscina dove potevano galleggiare insieme. Le sue mani le affondarono nei capelli bagnati mentre la baciava con una passione che bruciava più dell'acqua tiepida che li circondava. "Ti apro stasera," le promise contro le labbra, i denti che le mordicchiavano il labbro inferiore mentre lei gemeva di consenso. Maria sentì il suo cuore accelerare, il desiderio che le bruciava dentro più del vino che avevano bevuto a cena. Era pronta, più che pronta.
Pochi minuti dopo, Leonardo la condusse in camera da letto la fece stendere. "Aspetta," sussurrò Maria prima che potesse posarsi su di lei, la mano che scivolava sotto il letto per estrarre una boccetta di olio già preparata. Leonardo rise nel vederla, colpito dalla sua premura. "Hai pianificato tutto, eh?" le chiese mentre lei versava il liquido dorato tra le sue dita tremanti. Maria annuì, troppo eccitata per parlare, i suoi occhi che brillavano al chiaro di luna mentre le sue mani si spingevano dietro per prepararsi.
Leonardo la immobilizzò con uno sguardo che la fece tremare ancora di più. "Non così in fretta," disse con voce roca mentre si inginocchiava davanti a lei. Le sue mani le afferrarono i fianchi, girandola come una bambola di pezza fino a che non fu a pancia in giù sul letto, il culo sollevato verso di lui. Maria emise un suono strozzato quando sentì il suo respiro caldo tra le sue cosce, ma non ebbe il tempo di reagire prima che la sua lingua le scivolasse lungo la fessura con un movimento lento e deliberato. "Leccami a fondo prima di scoparmi," gemette Maria, le parole che le uscivano a fatica mentre sentiva la lingua di Leonardo esplorare ogni piega della sua carne.
Il suo corpo si contorse quando Leonardo affondò la lingua più profondamente, alternando lunghi colpi dritti a movimenti circolari che la facevano urlare. Le sue dita si aggrapparono alle lenzuola mentre sentiva quel calore umido strisciarle verso l'ano, la punta della lingua che premeva contro l'ingresso stretto con insistenza. "Ecco, così," ansimò Maria, i fianchi che si muovevano all'unisono con la lingua di Leonardo, la schiena inarcata come un arco pronto a scoccare. Sentiva il proprio succo mescolarsi alla sua saliva, il liquido caldo che le colava lungo le cosce mentre lui la consumava con una voracità che la faceva impazzire.
"Non farmi aspettare," graffiò, la voce rotta dall'urgenza mentre le sue dita cercavano disperatamente il cazzo di Leonardo nell'aria. Lo trovò duro e pulsante, la pelle tesa sull'asta mentre le gocce di presperma luccicavano sotto la luna. "Adesso, fammelo sentire tutto," gli ordinò con un tono che era più una supplica che un comando, il corpo che tremava nell'attesa. Leonardo non rispose a parole, le afferrò i fianchi con forza, allineando la punta del suo cazzo all'ingresso stretto mentre lei tratteneva il respiro.
Il primo colpo fu un fulmine. Maria urlò quando la testa del cazzo le aprì il culo con un movimento secco, le dita di Leonardo che le scavavano nella carne per tenerla ferma. "Eccoti, amore," ringhiò contro la sua schiena, il respiro roco mentre la penetrava lentamente, millimetro dopo millimetro, lasciando che ogni fibra del suo corpo si adattasse alla circonferenza impossibile. Maria sentiva il bruciore trasformarsi in un dolore acuto e dolce, le lacrime che le rigavano il viso mentre cercava di rilassarsi, di aprirsi ancora di più. "Più forte," singhiozzò, le unghie che si aggrappavano alle lenzuola, "voglio sentirlo tutto, fammi male ma fammi godere!
Nella stanza accanto, Aldo aveva smesso di fingere di non ascoltare. Appoggiato al muro che divideva le camere, la mano destra impugnava il cazzo con una presa ferrea, seguendo il ritmo dei gemiti di Maria. Ogni volta che Leonardo spingeva più a fondo, lui accelerava le masturbate, immaginando il culo della moglie che si dilatava per accogliere quel mostro. "Porca troia," sibilò contro il muro, il precum che gli colava lungo l'asta mentre visualizzava lo sguardo stravolto di Maria. gli occhi arrossati, la bocca aperta in un urlo muto, le cosce che tremavano mentre veniva riempita come una puttana da strada.
Leonardo non aveva bisogno di essere incoraggiato due volte. Afferrò i fianchi di Maria con le dita che le lasciavano lividi, pompando dentro di lei con colpi sempre più profondi e veloci. "Ecco, prendilo tutto," ansimò mentre il suo cazzo scompariva completamente dentro il culo stretto, il suono umido della carne che schiaffeggiava riempiendo la stanza insieme ai gemiti rotti di Maria. Lei cercò di girarsi, voleva guardarlo mentre la sodomizzava, ma Leonardo la immobilizzò con una mano sulla nuca, schiacciandole la faccia contro il materasso. "No, resta così," ringhiò, "voglio vederti soffrire mentre ti sfondo."
Maria urlò quando il ritmo diventò brutale, ogni spinta che le scivolava dentro come un pugno nello stomaco. Sentiva il cazzo di Leonardo pulsare dentro di lei, il calore che si diffondeva dal suo nucleo mentre le lacrime le bagnavano le guance. "Più forte!" graffiò contro il lenzuolo, le parole strozzate dai singhiozzi mentre le sue dita si aggrappavano alla coperta, "sto per venire, sborrami dentro, inondami!" Il corpo di Maria si inarcò violentemente quando l'orgasmo la investì, le contrazioni interne che stringevano il cazzo di Leonardo come una morsa.
Leonardo ringhiò contro la sua schiena, le dita che le affondavano nella carne mentre accelerava i colpi, il sudore che gli colava lungo la schiena luccicando al chiaro di luna. "Ecco, prendi il tuo premio, puttana," ansimò con voce rotta, il cazzo che pulsava violentemente mentre scaricava in profondità dentro di lei, ogni scarica che la riempiva di calore liquido. Maria sentì il ventre gonfiarsi leggermente sotto il peso dello sperma, il miscuglio di dolore e piacere che la faceva tremare come una foglia mentre il suo stesso orgasmo sembrava non finire mai.
Nel frattempo, a casa di Marco, la luce bluastra del televisore acceso ma muto rifletteva sui corpi accasciati sul divano. Giulia osservava Marco con un'espressione indecifrabile mentre lui fissava il soffitto, le dita che gli accarezzavano distrattamente la cicatrice fresca sui fianchi lasciata dalle unghie di Emil. "Dobbiamo trovare un altro modo," sussurrò Giulia rompendo il silenzio, la voce stranamente fragile per una che poche ore prima lo aveva dominato senza pietà. Marco girò la testa verso di lei, gli occhi ancora velati dall'adrenalina e dalla confusione post-sessuale. "Un altro modo per cosa?" chiese, la gola ancora arrossata dallo sforzo.
Giulia si trascinò più vicina a lui, la gamba che gli sfiorava il culo ancora dolorante. "Per questo," mormorò indicando il loro corpo con un gesto vago, "per darti il piacere che cerchi. Ti piace troppo scoparmi ed essere scopato, ma io non voglio che tu ricorra al trucco di oggi."
Marco deglutì mentre il peso di quelle parole gli scendeva nello stomaco. "Vuoi che troviamo qualcuno che ci prenda entrambi?" chiese, la voce strozzata dall'emozione. Giulia annuì, un sorriso storto che le illuminava il viso. "Esatto. Uno che mi sfondi mentre guardi... e poi si giri e ti apra quel bel culo che hai ereditato da tua madre."
L'immagine lo colpì come un pugno: Giulia piegata sul letto con le cosce aperte mentre un uomo la penetrava brutalmente, per poi voltarsi verso di lui con lo stesso cazzo ancora grondante. Le dita di Marco si contrassero involontariamente sul divano. "Ma chi..." iniziò a chiedere, ma Giulia lo interruppe con un gesto. "Ho già qualcuno in mente," sussurrò, accarezzandogli la coscia. "Tommaso. Quel collega che ti fissava all'aperitivo dell'altro giorno. Hai visto come guardava il tuo collo mentre parlavi?"
Un brivido gli corse lungo la schiena. Sì, lo ricordava bene: occhi marrone scuro che lo scrutavano con un'intensità quasi predatoria mentre fingeva interesse per la conversazione. Aveva i polsi larghi e le mani grandi, troppo grandi, aveva pensato Marco mentre sorseggiava il suo drink troppo in fretta,e una cicatrice a forma di falce che gli attraversava il labbro inferiore. Quel dettaglio gli era rimasto impresso perché Tommaso continuava a passarci sopra la lingua mentre parlava, come se fosse un'abitudine nervosa. "Ma..." Marco deglutì, le labbra improvvisamente secche. "Come fai a sapere che...?"
Giulia rise soffocando il suono nel palmo della mano. "Mi ha chiesto informazioni su di te mentre eri in bagno." Le dita le strisciarono lungo l'interno coscia di Marco, fermandosi a un centimetro dal suo pene floscio che già mostrava segni di ripresa. "Dice che ha una passione per i ragazzi con gli occhi di ghiaccio e le gambe lunghe." La sua unghia gli graffiò la pelle pallida dell'inguine. "Gli ho detto che hai anche un difetto al setto nasale che ti fa russare quando dormi a pancia in su. L'ha trovato... affascinante."
Marco sentì l'erezione crescere dolorosamente mentre fissava il muro dietro Giulia, dove l'ombra di un albero danzava con il vento notturno. Il ricordo delle mani di Tommaso - larghe, con nocche sfregiate e un anello d'argento al mignolo - gli fece contrarre lo stomaco. "E... cosa gli hai risposto esattamente?" La sua voce suonò stranamente piatta, come se qualcuno gli avesse svuotato i polmoni con una pompa.
Giulia si mosse come un gatto affamato, il ginocchio che gli premeva contro il pube mentre le dita le scivolavano dentro la tasca posteriore dei jeans. "Gli ho dato il tuo numero." Tirò fuori il telefono di Marco, illuminando quel sorriso da squalo che conosceva troppo bene. "E guarda un po'... ti ha già scritto." Lo schermo mostrava una notifica: *"Ho sognato il tuo russare ieri notte."* Seguiva una foto di Tommaso in palestra, il collo della maglietta strappato dove un tatuaggio a forma di catena spariva sotto il tessuto sudato.
Il mattino dopo,Maria aveva la voce roca quando, mentre Aldo avviava l'auto dopo aver salutato Leonardo , per tornare a casa, cominciò a raccontare tutto quello che aveva fatto quella notte. Aldo era impaziente di farsi raccontare ogni minimo dettaglio. Le cosce che ancora tremavano sotto la gonna stirata . "L'ultima volta mi ha sollevata contro lo specchio del bagno," sussurrò accarezzandosi l'interno coscia come se rivivesse l'istante. "Sentivo i bordi freddi del vetro qui—" la mano le scivolò sul sedere, "—mentre il suo cazzo mi spaccava il culo così forte che ho visto le stelle." Aldo frenò bruscamente a un semaforo, la mano destra che le afferrò la nuca. "E questo?" le chiese indicando il livido a forma di mezzaluna sotto il suo orecchio. Maria rise, la lingua che leccò quel punto dolente. "Quando mi ha scopato al terzo giro e gli ho chiesto di mordermi per non urlare."
Il racconto continuò per tutto il viaggio, ogni curva della strada che sembrava sincronizzarsi con i dettagli più crudi. "Alle quattro del mattino mi sono svegliata col suo cazzo già dentro," mormorò Maria guardando il parabrezza annebbiarsi, "senza un bacio, senza un preavviso, solo quelle dita che mi hanno aperta mentre dormivo." Aldo giocherellava col cambio, le nocche bianche mentre ascoltava. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare sul letto e..." La voce di Maria si spezzò quando descrisse come Leonardo l'aveva penetrata tenendole le braccia incrociate dietro la schiena, ogni spinta che la faceva scivolare sul lenzuolo bagnato di sudore.
Fu a quel punto che la mano di Maria scivolò tra le gambe di Aldo, le dita che trovavano il bottone dei jeans con precisione chirurgica. "E ogni volta che provavo ad alzarmi," sussurrò mentre tirava giù la cerniera metallica, "lui mi strattonava indietro per i capelli così forte che..." Il resto della frase morì in un sibilo quando estrasse il cazzo già rigido del marito, la punta umida che pulsava contro il palmo della sua mano. Aldo deglutì ma non distolse lo sguardo dalla strada, solo le narici che si dilatavano mentre Maria iniziava una masturbazione lenta e metodica, il pollice che premeva sotto il glande con ogni movimento ascendente.
"Così forte che cosa?" chiese Aldo con voce strozzata, il piede che premeva sull'acceleratore senza rendersene conto. La macchina sfrecciò oltre un camion, il rombo del motore che copriva il suono umido della mano di Maria che lavorava. "Così forte che sentivo i capelli strapparsi dalla radice," rispose mentre abbassava la testa, la lingua che strisciava lungo la vena pulsante sul lato del cazzo. "E quando finalmente mi sono girata..." La bocca di Maria si chiuse intorno alla punta, succhiando con un rumore volgare che fece sobbalzare Aldo. "...aveva gli occhi neri come quando ti punge il dito con l'ago da sutura."
Aldo lasciò uscire un gemito che sembrava strappatogli dal petto quando Maria inghiottì metà della sua lunghezza, le dita che gli affondavano nella coscia. Il volante scivolò tra le sue mani sudate mentre descriveva come Leonardo l'aveva scopata contro lo specchio appannato, le impronte delle sue mani ancora visibili sul vetro quando finalmente erano usciti dal bagno. "E poi?" "Poi mi ha fatto inginocchiare su..." La voce di Maria si perse nel suono umido della sua bocca che si muoveva su e giù, le labbra che si allungavano intorno alla circonferenza.
Aldo lanciò un'occhiata al cruscotto—ancora venti minuti prima di arrivare—e sentì un fiotto di presperma colargli sulle dita di Maria. "Continua," ansimò mentre lei rallentava il ritmo, la lingua che giocava col frenulo prima di sussurrare come Leonardo l'aveva tirata su per i fianchi, il cazzo che le entrava dall'alto mentre lei penzolava come una bambola di pezza. "Dio..." Aldo grugnì, la schiena che si inarcava contro il sedile quando Maria descrisse il momento in cui Leonardo l'aveva fatta urlare spingendole un dito in fica mentre la sodomizzava. La macchina sbandò lievemente.
Maria lo sentì perdere il controllo e accelerò il racconto insieme alle mani, descrivendo come Leonardo l'aveva costretta a leccargli le palle mentre la teneva sospesa a mezz'aria, le cosce che tremavano per lo sforzo. "E quando ho detto che non ce la facevo più," sussurrò contro il suo cazzo pulsante, "mi ha sbattuta contro il muro e..." Il resto fu inghiottito da un colpo secco mentre Aldo le spingeva la testa giù, il sapore salato che le riempiva la bocca mentre lui scaricava con un ruggito. Maria deglutì tutto senza perdere una goccia, le dita che strizzavano la base per farlo venire più a lungo.
Aldo frenò bruscamente davanti a un benzinaio, il respiro ancora affannoso mentre Maria si puliva il mento con il dorso della mano.
La macchina ripartì più lentamente, Aldo che ora guidava con una mano sola mentre l'altra scivolava tra le cosce di Maria sotto la gonna. "Continua a raccontare," disse mentre le dita trovavano l'elasticità della sua mutandina, già umida nonostante la doppia sodomizzazione della notte precedente. Maria aprì le cosce con un sospiro, il corpo che ricordava ancora ogni centimetro del cazzo di Leonardo ma ora bramava le dita tozze di Aldo che le cercavano sotto il tessuto. "Stavamo dicendo..." ansimò quando il suo dito medio le entrò con un colpo secco, "...della doccia."
Aldo annuì mentre accelerava il ritmo delle dita, il medio che le penetrava con movimenti profondi mentre l'indice massaggiava il clitoride con precisione chirurgica. Maria si contorse sul sedile, la schiena che si inarcava contro la portiera mentre sentiva la pressione crescente. "Dopo lo specchio," riprese con voce rotta, "mi ha trascinata nella doccia e..." La frase si spezzò quando Aldo aggiunse un secondo dito, le nocche che le allargavano le labbra mentre lei si muoveva al ritmo delle sue spinte. Il volante scivolò tra le mani sudate di Aldo mentre seguiva il racconto a gesti, ogni dettaglio che Maria sussurrava tradotto in una pressione più forte, un angolo diverso.
"Mi ha fatto inginocchiare sul pavimento bagnato," ansimò Maria mentre Aldo aumentava la velocità, le dita che le sfregavano quel punto interno che la faceva vedere bianco. "E invece di..." Un gemito le sfuggì quando le dita di Aldo le colpirono il punto G con un movimento ascendente. "Invece di finirmi nel culo come pensavo," riprese stringendo i denti, "ha tirato fuori il cazzo all'ultimo secondo e..." Aldo rallentò appena un attimo, le dita ancora dentro di lei ma immobili, il respiro che gli si bloccava in gola mentre aspettava il seguito. Maria chiuse gli occhi, rivivendo l'istante: "Mi ha inondata la faccia di sborra così tanto che mi è entrata nelle narici."
Aldo riprese a muovere le dita con ferocia, l'immagine che gli bruciava dietro le palpebre mentre Maria descriveva come Leonardo le aveva tenuta la testa ferma per le orecchie, costringendola a guardarlo mentre scaricava getto dopo getto sul suo viso. "E poi?" sibilò, le dita che le affondavano più a fondo come se volesse raggiungere quel ricordo dentro di lei. Maria si morse il labbro inferiore, il corpo che tremava sull'orlo dell'orgasmo. "Poi ha infilato due dita nella mia bocca," sussurrò mentre le sue stesse parole sembravano eccitarla ancora di più, "e mi ha obbligata a leccarle pulite mentre la sua sborra mi colava dagli occhi."
La macchina svoltò bruscamente nel vialetto di casa, Aldo che frenò così forte da far scivolare Maria in avanti sul sedile, le dita che le scivolarono via bagnate e tremanti. Per un attimo, nella luce fioca dell'abitacolo, si guardarono con una fame muta che non aveva più bisogno di parole. Aldo fu il primo a muoversi, strappando la cintura di sicurezza e aprendo la portiera con un colpo secco mentre Maria si aggiustava la gonna, il tessuto bagnato di sudore e desiderio che le aderiva alle cosce.
Salirono le scale di corsa, le chiavi di Aldo che tintinnavano nervosamente mentre cercava di infilarle nella serratura. Ma quando finalmente spalancarono la porta, il rumore che li accolse non furono i passi attesi sul pavimento, ma una risata roca e profonda che proveniva dalla stanza in fondo al corridoio, seguita da un gemito lungo e strozzato che riconobbero all'istante. "Marco..." mormorò Maria, lo sguardo che incrociava quello di Aldo prima di muoversi insieme verso la stanza, attratti come falene verso quella fiamma proibita.
La porta della camera di Marco era socchiusa, uno spiraglio di luce che tagliava l'oscurità del corridoio. Maria vi si avvicinò per prima, il respiro che le si bloccò in gola quando lo vide, suo figlio, completamente nudo, inginocchiato sul letto con la schiena inarcata mentre Tommaso lo penetrava da dietro, le mani larghe che gli affondavano nei fianchi con ogni spinta. Davanti a lui, Giulia era sdraiata con le cosce aperte, una mano che le tirava su il reggiseno mentre l'altra guidava la bocca di Marco verso la sua figa, le dita intrecciate nei suoi capelli sudati. "Sì, così," sussurrava Giulia, gli occhi socchiusi mentre osservava Tommaso accelerare il ritmo, il culo di Marco che sussultava ad ogni colpo. "Fagli sentire chi comanda."
Aldo si irrigidì dietro Maria, la mano che le strinse il fianco con forza mentre osservavano la scena. Marco gemeva, la voce rotta da un misto di dolore e piacere mentre Tommaso lo prendeva con una veemenza che faceva tremare il letto. Nessuno dei tre si accorse di loro, troppo intenti nel loro giogo umido di carne e sudore. Maria sentì le gambe cedere, il calore che le saliva tra le cosce mentre fissava la schiena del figlio, quel movimento fluido dei muscoli che ricordava così tanto Aldo quando la spingeva contro il muro. Senza una parola, Aldo la trascinò via, la porta che si chiudeva con un click quasi impercettibile.
Nella loro camera, Maria si lasciò cadere sul letto con un riso strozzato, le dita che già si infilavano sotto l'elastico delle mutande. "Dio santo," sibilò Aldo mentre si slacciava la cintura, gli occhi neri di desiderio che non riuscivano a staccarsi dalla moglie. "Hai visto come si muoveva? Proprio come te quando..." Maria lo interruppe tirandolo a sé, la bocca che divorava la sua mentre le mani gli sbottonavano freneticamente i pantaloni. "Buon sangue non mente," ansimò contro le sue labbra, "siamo una famiglia di pervertiti. Ora non ci pensare e scopami il culo amore."
Aldo la rovesciò a pancia in giù con un ringhio, la gonna che le scivolò sui fianchi mentre lui le strappava via le mutandine. Maria sollevò il culo in aria con un gemito, il corpo già addestrato alla posizione dopo la notte con Leonardo. I muscoli le tremavano ancora quando sentì la punta umida del cazzo di Aldo premere contro l'ano, già rilassato e pronto. "Ti piace proprio essere riempita, eh puttana?" le sussurrò all'orecchio mentre affondava tutto d'un colpo, facendola urlare nel cuscino.
Maria afferrò le lenzuola, le nocche bianche mentre Aldo iniziava a pompare con ritmo brutale, ogni spinta che le scivolava dentro come un coltello caldo. Sotto di loro, il letto cigolava al ritmo dei gemiti di Marco che filtravano attraverso il pavimento, una sinfonia perversa che accelerava il battito di Maria. "Così... così cazzo!" ansimò quando Aldo le affondò una mano nei capelli, tirandole indietro la testa mentre la sodomizzava. Il dolore si trasformò in piacere acuto quando le dita dell'altra mano le trovarono la figa, sfregandole il clitoride con precisione sadica.
Nel frattempo, nella stanza di Marco, Tommaso aveva accelerato il ritmo, le cosce muscolose che sbattervano contro il culo del ragazzo con un rumore umido. Marco aveva il viso sepolto tra le cosce di Giulia, la lingua che leccava frenetica mentre lei gli tirava i capelli e lo insultava: Ogni parola lo eccitava di più, il culo che si stringeva intorno al cazzo di Tommaso mentre raggiungevano insieme un crescendo di gemiti e imprecazioni.
Nella stanza dei genitori, Aldo aveva finalmente trovato il punto G di Maria, le dita che le sfregavano quel nodo di piacere mentre il cazzo le sfondava l'ano. Il dolore si era trasformato in un'onda elettrica che le risaliva lungo la colonna vertebrale, facendole perdere il controllo dei muscoli. Proprio in quel momento, dal corridoio arrivò un urlo strozzato di Marco, seguito dal gemito roco di Tommaso che lo inondava di sperma.
Maria sentì le contrazioni del figlio attraverso il pavimento, come un'eco perversa che le faceva contrarre a sua volta le pareti interne. "Sta... sta venendo anche lui..." ansimò, le dita che affondavano nel materasso. Aldo capì all'istante e accelerò il ritmo, il sudore che gli colava sul petto mentre spingeva Maria verso l'orgasmo. "E tu vieni con nostro figlio, troia," ringhiò afferrandole i fianchi e scaricando dentro di lei proprio mentre Marco riceveva il carico di Tommaso.
Un gemito lunghissimo si strappò dalla gola di Maria mentre il corpo la travolgeva, le contrazioni anali che succhiavano il cazzo di Aldo come una bocca affamata. Nella sua stanza, Marco urlava roco, la schiena inarcata mentre Tommaso lo riempiva a ripetizione, lo sperma caldo che gli colava lungo le cosce tremanti. Giulia osservava la scena con gli occhi lucidi, le dita che si muovevano frenetiche sulla propria figa. "Sì, prendilo tutto Marco," sussurrava mentre il ragazzo singhiozzava, il culo ancora stretto attorno al cazzo che lo stava svuotando.
Aldo sentì le onde dell'orgasmo di Maria pulsargli attorno la base, il cazzo che le pulsava dentro mentre continuava a scaricare. Un brivido gli corse lungo la schiena quando realizzò che il gemito strozzato che sentiva attraverso il pavimento era perfettamente sincronizzato ai tremori di sua moglie. Marco e Maria, madre e figlio, uniti nello stesso istante da un fiume di seme che li marchiava come animali in calore.
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