Una moglie puttana

di
genere
corna

"Ma davvero pensi che mi ecciterebbe vedere un altro uomo che ti tocca?" Marco si passò una mano tra i capelli, fissando Chiara mentre lei si spalmava la crema solare sulle cosce con movimenti lenti, deliberati.

Lei sollevò gli occhi da sotto il cappello di paglia, un sorriso malizioso che le sollevava solo un angolo della bocca. "Ci pensi anche tu, amore. Quando quel tipo al bar ieri sera mi ha fissato il decolté, ho visto come stringevi il bicchiere." Il ghiaccio nel suo drink aveva tintinnato per la pressione delle sue dita, mentre osservava il giovane cameriere perdere la concentrazione nel prendere l'ordinazione.

Marco inspirò profondamente, l'aria salmastra della Sicilia che gli riempiva i polmoni mentre cercava di non guardare la mano di Chiara che ora massaggiava la crema sul ventre, le dita che sfioravano il bordo del bikini. "Non è che... mi eccita l'idea," borbottò, ma il tessuto della sua bermuda si era ormai adattato alla forma del suo corpo in un modo difficile da ignorare.

Chiara emise un risolino soffocato, lasciando scivolare un dito sotto l'elastico del costume mentre fissava il mare. "Oh no? Allora perché quando ho detto 'magari ti piacerebbe vedermi succhiare il suo cazzo' hai sbattuto le palpebre come un ragazzino alla prima cotta?" La voce era un misto di sfida e tenerezza, le unghie che ora graffiavano leggermente la sua pelle abbronzata.

Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, nonostante il sole cocente. Il rumore delle onde sembrava amplificarsi, come se il mare stesso trattenesse il respiro. "Perché sei... tu. E perché quando parli così, mi sembri una versione di te che non conoscevo." Si morse il labbro inferiore, gli occhi incollati al modo in cui il seno di Chiara si sollevava ad ogni respiro sotto la tela sottile del bikini.

Chiara abbassò gli occhiali da sole lungo il naso, lasciando che Marco vedesse il fuoco nei suoi occhi castani. "Ti piacerebbe, eh? Vedermi inginocchiata davanti a lui mentre tu guardi, incapace di fare nulla." Le parole erano uno schiaffo dolce, accompagnate dalla punta della sua lingua che bagnava il labbro. La mano scivolò più in basso, l'unghia che disegnava cerchi appena sopra l'elastico del costume. "Potremmo chiamare quel cameriere. Quello con le mani grandi che ieri mi ha aiutato a raccogliere l'asciugamano caduto."

Marco sbatté le palpebre come se stesse cercando di cancellare l'immagine che già si formava nella sua mente: Chiara che si lasciava dominare da quegli stessi polpastrelli che ora giocavano col suo bikini. "Dio, sei crudele oggi," sussurrò, la voce roca. Una goccia di sudore gli scivolò lungo la tempia, mescolandosi al profumo salino della sua pelle.

Chiara allungò una gamba, sfiorando la coscia di Marco con l'alluce. "Crudele? Io?" Ridacchiò, tendendo il collo verso il sole. "Ti sto solo dando quello che vuoi, tesoro.." Le dita si allentarono dal costume, tornando a massaggiarsi il ventre con movimenti circolari. "Godiamoci il sole, il mare e il nostro primo giorno di vacanza dopo un anno di lavoro, dobbiamo godercela."

Marco annuì, lasciando che il calore dell'isola lo avvolgesse come una coperta. Chiudeva gli occhi, cercando di distrarsi dal battito accelerato del suo cuore e dalla eccitazione che lo aveva colto. Ma ogni volta che Chiara si muoveva sul lettino accanto al suo, il profumo del suo olio solare - una miscela di cocco e vaniglia - gli riempiva le narici, ricordandogli ogni promessa sottintesa nei suoi sguardi e nelle sue parole.

Nel tardo pomeriggio, mentre il sole iniziava a tingersi di rosso, Chiara si alzò in piedi con una grazia che fece tremare Marco. "Vado a farmi una doccia," disse, lasciando cadere l'asciugamano sulla sabbia con nonchalance. Si chinò per raccoglierlo, offrendogli una vista mozzafiato del suo sedere perfettamente modellato dal bikini minuscolo. "Tu vieni?" gli chiese, lanciandogli un'occhiata da sopra la spalla che bruciava più del sole siciliano.

Marco annuì senza fiato, alzandosi a sua volta e seguendola verso la loro suite con le gambe traballanti. Ogni passo di Chiara era una provocazione, i fianchi che oscillavano al ritmo di una musica che solo lei sembrava sentire. Quando raggiunsero la porta, lei si voltò all'improvviso, appoggiandogli una mano sul petto. "Aspettami qui," sussurrò, le labbra così vicine che poteva sentire il calore del suo respiro. "Fallo per me." Poi scomparve dentro il bagno, lasciando la porta socchiusa quel tanto che bastava per sentire il sibilo dell'acqua calda e vedere l'ombra del suo corpo attraverso il vetro smerigliato.

Il rumore dell'acqua si mescolava al battere frenetico del suo cuore mentre Marco rimaneva immobile, le mani che si stringevano e rilasciavano ai fianchi. Una risata bassa e maschile proveniente dalla stanza lo fece trasalire. Non era sola. Attraverso lo spiraglio della porta vide una sagoma muoversi: il cameriere del bar, quello dalle mani grandi, che ora afferrava Chiara per i fianchi mentre lei si arcava contro di lui. "Sei sicura che tuo marito sia d'accordo?" chiese l'uomo con voce roca, mentre Chiara gli sfilava la maglietta con un gesto esperto.

"Assolutamente," rispose lei, gettando un'occhiata verso la porta socchiusa. Marco trattenne il respiro, terrorizzato che potessero scoprirlo, ma eccitato all'idea di essere visto. Chiara si voltò, appoggiando le mani sul lavandino mentre il cameriere le slacciava il bikini con dita lente. "Ma non preoccuparti di lui ora," sussurrò, piegandosi in avanti in un'inchino che mostrava tutto il suo sedere perfetto.

Marco sentì il sangue pulsargli nelle orecchie quando l'uomo afferrò i fianchi di Chiara, tirandola indietro contro di sé. La vide rabbrividire quando le sue labbra sfiorarono la sua nuca, mentre le sue mani salivano lungo il suo ventre fino a stringere i suoi seni. Il suono dell'acqua che scorreva copriva i loro gemiti, ma non il rumore umido dei baci che si scambiavano. Chiara si voltò verso l'uomo, afferrandolo per i capelli e attirandolo verso di sé con un sorriso trionfante. "Non essere timido," gli disse, sfregandosi contro di lui.

Marco non riusciva più a trattenersi. Senza pensare, spinse la porta con un movimento brusco, rivelando la scena nella sua interezza: Chiara, completamente nuda ora, con le mani dell'uomo che esploravano il suo corpo come se avesse tutto il diritto di farlo. La stanza era piena di vapore, ma il desiderio nei loro occhi era cristallino. Chiara guardò Marco e sorrise, senza vergogna. "Ti piace quello che vedi, amore?" chiese, mentre l'uomo dietro di lei le mordeva delicatamente la spalla.

"Si, amore, continuate," riuscì a dire Marco con voce roca, sentendosi improvvisamente liberato da ogni inibizione. Era come se un velo si fosse strappato, e ora poteva finalmente ammirare la sua donna nella sua interezza, desiderata da un altro, desiderabile più che mai. Chiara emise un gemito basso quando l'uomo le afferrò i fianchi con più forza, spingendola contro il muro della doccia. L'acqua li bagnava entrambi, scintillando sui loro corpi come diamanti sotto la luce fioca del bagno.

Poi, con un movimento improvviso e sicuro, Chiara spinse l'uomo indietro con una mano sul petto, facendolo sedere sul bordo della vasca. Senza mai perdere il contatto visivo con Marco, si inginocchiò lentamente, il ginocchio sinistro che affondava nella morbida moquette bagnata. Le mani dell'uomo tremavano mentre lei gli slacciava il costume da bagno con movimenti esperti, le dita che sfioravano la stoffa bagnata prima di tirarla giù, rivelando la sua erezione già pulsante. "Dio, sei perfetta," sussurrò l'uomo mentre Chiara sporgeva le labbra, avvolgendo la punta del suo membro con la bocca calda e umida. Il suono che ne seguì fu un misto tra un gemito e un ringhio, mentre l'uomo affondava le dita nei capelli castani di Chiara, incapace di trattenersi.

Marco si appoggiò al muro, le gambe che quasi gli cedevano mentre osservava sua moglie trasformarsi davanti ai suoi occhi. La lingua di Chiara danzava lungo la lunghezza del cazzo del cameriere, le labbra che si avvolgevano attorno alla base con una voracità che Marco non le aveva mai visto fare con lui. Ogni tanto chiara alzava gli occhi verso di lui, sfidandolo con lo sguardo mentre succhiava con più forza, facendo gemere l'uomo sopra di lei. Il rumore umido dei suoi colpi di lingua si mescolava al gocciolio dell'acqua della doccia, creando una sinfonia di desiderio che sembrava riempire ogni angolo della stanza.

Con mani tremanti, Marco si slacciò i pantaloncini, lasciando che la stoffa cadesse ai suoi piedi. Il suo cazzo era durissimo, pulsante di un'erezione che quasi faceva male. Si strinse attorno alla base con una mano, strofinando lentamente su e giù mentre continuava a fissare la scena davanti a sé. Chiara aveva preso tutto il cazzo nella bocca ora, le guance incavate mentre succhiava con un ritmo che faceva tremare le cosce dell'uomo. Una goccia di sudore gli scivolò lungo la tempia quando realizzò che stava trattenendo il respiro, troppo immerso nello spettacolo per ricordarsi di respirare.

La serratura della porta scattò con un clic metallico, troppo silenzioso per essere udito sopra i gemiti e il rumore dell'acqua. Ma Chiara lo sentì. Sollevò gli occhi verso Marco, le labbra ancora strette attorno alla base del cazzo dell'uomo, e gli strizzò l'occhio. Quel piccolo gesto, così normale eppure così provocatorio in quel momento, gli fece venire voglia di venire all'istante. Ma si controllò, rallentando le dita che si muovevano sul proprio membro, volendo prolungare quel momento il più possibile.

Chiara si ritrasse lentamente, lasciando che il cazzo scivolasse via dalle sue labbra con un suono umido che fece rabbrividire Marco. Poi si chinò ancora, questa volta per prendere i testicoli dell'uomo nella bocca. Li succhiò delicatamente, uno dopo l'altro, le guance incavate mentre li trattava con una cura che fece gemere l'uomo sopra di lei. "Cristo santo," borbottò il cameriere, le dita che si stringevano nei capelli di Chiara mentre lei continuava la sua tortura lenta e metodica.

La mano destra di Chiara accompagnava ogni movimento della bocca con un ritmo perfettamente sincronizzato. Le dita si stringevano attorno alla base del cazzo dell'uomo, pompando su e giù con un movimento fluido che lasciava tracce luccicanti di saliva lungo tutta la lunghezza. Ogni volta che la sua bocca saliva per leccare la cappella gonfia e rossa, la mano scendeva, massaggiando lo scroto con una pressione che faceva tremare le cosce del cameriere. "Non... non resisterò a lungo," ansimò l'uomo, i muscoli dell'addome che si tendevano sotto lo sforzo di trattenersi.

Marco si morse un nocca, osservando l'angolo della bocca di Chiara che si inumidiva ad ogni risucchio. Vide la gola di sua moglie contrarsi mentre deglutiva qualcosa di invisibile, e fu allora che il cameriere perse completamente il controllo. "Sto per—" riuscì a dire prima che Chiara lo interrompesse, prendendo tutto il suo cazzo d'un colpo fino alla base. Le narici si dilatarono mentre respirava dal naso, il mento premuto contro l'inguine dell'uomo mentre questo le afferrava la nuca con entrambe le mani.

"Sborrale in bocca!" urlò Marco senza filtro, la voce rotta dall'eccitazione. La sua mano si muoveva freneticamente sul proprio cazzo mentre vedeva il corpo del cameriere irrigidirsi in un arco improvviso. Chiara socchiuse gli occhi verso il marito mentre il primo getto le riempiva la bocca, le guance che si gonfiavano per la quantità. Alcune gocce bianche le sfuggirono dalle labbra serrate, colando lungo il mento mentre deglutiva con lentezza teatrale, facendo vedere a Marco ogni contrazione della gola.

Il cameriere emise un suono animale, i fianchi che sussultavano mentre Chiara continuava a succhiare, estraendo ogni ultima goccia di seme con movimenti languidi della lingua. Quando finalmente si ritrasse, lasciò la punta ancora umida del suo cazzo scivolare tra le labbra con un piccolo "pop". "Buono," sussurrò, passando la lingua sulle labbra come se assaporasse un vino pregiato. La vista fece tremare Marco, che si strofinava più velocemente, sull'orlo dell'esplosione.

"Mmm, quanto mi piaci quando sei così..." Chiara si alzò con un movimento fluido, lasciando che l'uomo esausto scivolasse contro il muro della doccia. Si voltò verso Marco con un sorriso da gatta soddisfatta, il mento ancora lucido. "Tanto eccitato, tesoro?" Fece scorrere un dito lungo il proprio collo, raccogliendo una goccia sfuggita e portandosela alla bocca con un'espressione che fece gemere Marco.

Lo avvicinò tirandolo per i pantaloncini abbassati, le unghie che graffiavano la pelle sensibile dei fianchi. "Sei stato così bravo a guardare," sussurrò, abbassandosi fino a sfiorare con le labbra la punta del suo cazzo pulsante. "Meriti una ricompensa speciale." L'alito caldo sulla pelle umida lo fece contorcere, ma Chiara lo immobilizzò con una mano sul ventre. "Zitto. Lascia fare a me."

Il primo contatto della sua lingua fu elettrico, un colpo di punta che salì dalla base alla cappella in un movimento fluido come il mare fuori dalla finestra. Marco affondò le dita nei capelli castani di Chiara, ma lei immediatamente gli prese i polsi e glieli spinse contro il muro bagnato. "No, no. Niente controllo oggi," disse con voce roca prima di ingoiare tutto il suo cazzo d'un colpo, fino a far premere le labbra contro il pube.

Mentre Chiara succhiava con una voracità che non aveva mai dimostrato prima, Marco vide il cameriere alle sue spalle che si aggiustava i pantaloncini con un sorriso soddisfatto. L'uomo fece un cenno del capo verso Marco, come per dire "buon per te", prima di uscire dalla stanza lasciando la porta socchiusa. Il rumore dei suoi passi nella hall si perse rapidamente nel suono umido della bocca di Chiara che lavorava sul cazzo del marito con una concentrazione quasi scientifica.

"Sto per—" ansimò Marco, ma Chiara si limitò a stringergli le cosce con le dita per tenerlo fermo mentre accelerava il ritmo. Le palpebre di Marco si abbassarono di colpo quando sentì il calore dell'orgasmo esplodergli nell'addome, il corpo che si inarcava mentre Chiara ingoiava ogni singola goccia senza perdere un millimetro di contatto. Quando finalmente si staccò, lo fece con un movimento lentissimo, lasciando che la punta ancora tremante del suo cazzo scivolasse tra le labbra con un suono che fece rabbrividire entrambi.

La stanza era immersa nel silenzio, rotto solo dal respiro affannato di Marco e dal gocciolio lontano dell'acqua rimasta nella doccia. Chiara si alzò con un sorriso soddisfatto, le labbra ancora lucide. "Allora?" chiese, sfiorandogli il petto con un dito mentre lui cercava di riprendere fiato. "È stato come ti aspettavi?"

Marco deglutì, la gola secca. La vista di Chiara in piedi davanti a lui, ancora nuda, la pelle scintillante per le gocce d'acqua che le scendevano tra i seni, lo fece fremere di nuovo. "Di più," riuscì a sussurrare. "Molto di più."

Chiara lasciò scivolare una mano lungo la coscia, il dito medio che tracciava un percorso umido fino al punto ancora sensibile tra le sue gambe. "Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto," sussurrò, avvicinandosi fino a sfiorargli le labbra con le proprie. Il sapore salato del seme ancora sulla sua bocca fece rabbrividire Marco. "E lo rifaremo ancora. Molto presto."

Il sole calante tingeva di rosa le loro ombre sulla sabbia quando tornarono in spiaggia. Chiara camminava davanti, l'asciugamano stretto sotto il braccio, i fianchi che oscillavano al ritmo di un piacere segreto. Il costume bagnato le incollava al corpo, rivelando ogni curva come un secondo strato di pelle. Marco osservava, ipnotizzato, il modo in cui la stoffa blu si insinuava tra le natiche, evidenziando il solco che aveva visto un'altra mano afferrare poche ore prima.

"Non mi guardare così, scemo," ridacchiò Chiara voltandosi di scatto, cogliendolo a fissarla con quell'espressione da cane affamato. Si lasciò cadere sul lettino con un sospiro soddisfatto, stendendo le gambe ancora lucide d'acqua di mare. "Ti sembro diversa?" chiese, toccandosi il collo dove Marco sapeva che c'era un livido nascosto dal costume.

Lui si schiarì la voce, gli occhi fissi sul modo in cui il tessuto bagnato del bikini le aderiva ai capezzoli duri. "Sei... luminosa," borbottò, incapace di trovare parole migliori. Il sole basso le incendiava i capelli, trasformando ogni ciocca in fili d'ambra liquida. Un gruppo di ragazzi più in là sulla spiaggia non riusciva a smettere di guardarla, e questa volta Marco non strinse i pugni - si limitò ad allungare una mano per accarezzarle la coscia, possessivo ma orgoglioso.

Chiara ridacchiò, torcendosi una ciocca attorno al dito mentre scrutava la sua espressione. "Stai evitando la domanda, amore." Si alzò dal lettino con un fluido movimento da gatta, raccogliendo il pareo che aveva lasciato cadere sulla sabbia. Lo avvolse intorno ai fianchi con un gesto studiato per far rimbalzare il seno, il tessuto leggero che si apriva su una fessura di pelle abbronzata. "Camminiamo? Ho bisogno di una doccia prima di cena." Le dita gli sfiorarono il polso, un tocco elettrico che sapeva di promessa.

La mano di Marco tremò mentre apriva la porta del cottage. L'aria condizionata gli sferzò il sudore sulla nuca mentre Chiara lo superava con un colpo di fianchi, lasciando cadere il pareo sul divano con un nonchalance che gli faceva girare la testa. "Allora?" insisté lei, già davanti allo specchio dell'ingresso mentre si toglieva gli elastici dai capelli. La cascata di ricci castani le scivolò lungo la schiena mentre si voltava, le mani che si posavano sui fianchi in un gesto di sfida seducente. "Cosa ti è passato per la testa quando ha sborrato nella mia gola, eh?"

Marco deglutì a vuoto, fissando quel punto tra le sue clavicole dove una goccia d'acqua di mare scintillava ancora. Il ricordo delle vene del collo di Chiara che si tendevano mentre deglutiva lo fece pulsare di nuovo nei pantaloni. "Ti ho visto..." Cominciò, la voce roca mentre tentava di non balbettare. "Ti ho visto chiudere gli occhi un attimo, proprio quando ha iniziato a venire. Come se stessi assaggiando qualcosa di... prezioso."

Chiara abbassò le palpebre, lasciando che il ricordo le serpeggiasse sotto la pelle. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore con una lentezza che fece gemere Marco. "Era salato," sussurrò, avvicinandosi fino a sfiorargli la cintura con l'addome. "Più di te. E più denso." Le mani gli salirono lungo i fianchi sotto la maglietta, le unghie che graffiavano appena la pelle sudaticcia. "Ti sei accorto che ho trattenuto il respiro? Per sentire tutto il sapore."

Marco annaspò quando lei gli afferrò il polso, guidandogli la mano tra le proprie cosce. Il tessuto umido del bikini gli scottò le dita. "Quando hai deglutito..." La voce gli si ruppe nel vedere il riflesso di entrambi nello specchio dietro Chiara - lui, disfatto; lei, una pantera che giocava con la preda. "Ho visto le tue palpebre tremare. Proprio come quando ti faccio venire io."

Chiara si morse il labbro, inclinando il bacino per aumentare la pressione della sua mano. "Ma era diverso, vero?" Sussurrò contro la sua mascella. "Sapevi che quell'estraneo stava riempiendo la bocca di tua moglie, e non potevi fermarlo." Il dito medio di Marco affondò nel calore umido del costume mentre lei gemeva: "Ecco cosa ti eccita davvero".

Marco sentì le ginocchia cedere mentre il ricordo esplodeva nella sua mente: la schiena di Chiara arcuata contro le piastrelle, le vene del collo tese mentre deglutiva, lo sguardo vittorioso che gli aveva lanciato tra un colpo di lingua. "Volevo..." La voce gli si spezzò quando Chiara gli pizzicò i capezzoli attraverso la maglietta. " Volevo contare le tue deglutizioni."

Chiara lo spinse contro il muro, la bocca che catturava il suo gemito. Sentì le sue dita affondare nei suoi capelli, tirargli la testa all'indietro con una forza che la fece fremere. "E io volevo che tu vedessi quanto mi piaceva," ansimò contro la sua mascella.

Marco trattenne il respiro mentre Chiara gli sfregava contro il bacino, il tessuto bagnato del bikini che gli scottava la pelle attraverso i pantaloncini. "Avrei voluto che venissi anche tu in quell'istante mentre ingoiavi," sussurrò, afferrandole i fianchi con una presa che sapeva avrebbe lasciato lividi. "Che il tuo corpo tremasse tra noi due, che sentissi la mia mano sulle tue cosce, mentre tu eri tutta presa da lui..."

Chiara lasciò sfuggire un gemito basso, le dita che gli serravano i polsi contro il muro. "Lo stai immaginando adesso?" gli chiese roca, sfiorandogli l'orecchio con i denti. "Mezzo nuda tra le vostre braccia, con la bocca ancora piena di lui mentre tu mi sfondavi?" Il suo respiro si fece più veloce contro il collo di Marco, il petto che gli premeva contro in un ritmo sincronizzato. "E se ti dicessi che l'ho fatto apposta? Che ho trattenuto un po' del suo seme sotto la lingua... proprio per sentirti impazzire quando ti ho baciato dopo?"

Marco imprecò, i fianchi che sussultavano incontrollati. Sentiva ancora quel sapore salato sulle labbra di Chiara, quel misto di sudore e metallo che aveva scambiato per crema solare. Ora capiva perché si era voltata così bruscamente per baciarlo, perché aveva sorriso contro la sua bocca con quell'aria di segreto. "Dio santo," ansimò, la fronte che gli si appoggiava contro la sua. "Mi hai fatto ingoiare—"

Un morso sul collo lo interruppe. "E lo farò ancora," sussurrò Chiara contro la sua pelle, le dita che gli annodavano i capelli mentre il bacino gli sfregava contro. "Le prossime volte. E tu me lo farai fare." Sentì il suo sorriso carnale prima di vederlo. "Perché sai che mi eccita farlo."

La terrazza dell'hotel era immersa nel calore della sera, con le luci basse che riverberavano sui bicchieri di vino e sulle posate scintillanti. Chiara incrociò le gambe sotto la gonna lunga e trasparente che ondeggiava al minimo movimento, lasciando intravedere le cosce abbronzate. Con un sorso di Nero d'Avola, gli occhi verdi fissarono un uomo dall'aspetto nordico due tavoli più in là. "Venti centimetri, almeno," bisbigliò a Marco col tono di chi discute un'opera d'arte, le labbra che sfioravano il bordo del bicchiere. "Vedi come riempie i pantaloni? Quello lì ha una fortuna che la moglie non sa apprezzare." La punta della sua scarpa sandalo gli sfiorò la caviglia sotto il tavolo.

Marco seguì lo sguardo di Chiara verso la coppia bionda, l'uomo alto e spigoloso che parlava animatamente. "Forse dici venti per il suo fisico atletico," sussurrò, la voce già roca. Chiara scosse la testa con un sorriso malizioso, il riflesso delle candele che danzava nei suoi occhi. "No, amore. È quel modo di sedersi, tutto all'indietro, come se sapesse di avere qualcosa che spinge contro la cerniera." Si morse il labbro mentre l'uomo si alzava per prendere il vino, i pantaloni chiari che aderivano alla forma inequivocabile. "Eccitato ora, tesoro?" La mano di Chiara scese sotto la tovaglia mentre la sua voce si faceva ancora più bassa. "Immagina se fosse lui a spingermi contro questa ringhiera tra dieci minuti."

Mentre il cameriere serviva i loro antipasti, Chiara indicò discretamente un quarantenne italiano con una camicia bianca troppo aperta sul petto. "Quello invece è un diciotto morbido," sussurrò con l'aria di chi conosce il mestiere. "Ma guarda come manipola quel pane... quelle dita sanno esattamente cosa fare." Marco deglutì mentre osservava l'uomo spezzare la focaccia con movimenti rotondi e precisi. Chiara abbassò le palpebre, il coltello che scivolava lentamente sul suo filetto al pepe verde. "Se avessi scommesso sul cameriere di prima, avrei perso," rise soffice. "Ma questo qui..." Il suo piede nudo salì lungo la gamba di Marco. "Questo sa come usare ciò che ha."

Dal tavolo accanto arrivò una risata argentina. Chiara ruotò appena il busto verso la coppia sudamericana, il décolleté che catturava ogni riflesso. "Lei invece è insaziabile," mormorò mentre la donna si sistemava i capelli neri dietro l'orecchio. "Vedi come muove le spalle quando ride? Quella prende ventidue centimetri ogni sera e ne chiede ancora." Il coltello di Marco scivolò sul piatto con un tintinnio. Chiara gli lanciò un'occhiata di fuoco. "Ti piacerebbe sapere com'è, vero? Sentire dal vivo quei gemiti che solo un cazzo così grosso può strappare?" Il suo sandalo premé sull'erezione che Marco cercava di nascondere. "Magari stasera potresti scoprirlo."

Due tavoli più in là, un inglese sulla cinquantina sistemava la cravatta. Chiara sollevò il mento verso di lui come un'esperta d'asta. "Diciotto centimetri scolpiti. Eccitante, ma prevedibile." La bocca di Marco si inumidì mentre lei abbassava la voce: "Quello però sa usarli. Guarda come tiene le mani - ogni dito è calibrato per far venire una donna nel giro di tre minuti." Il pane che Marco stava masticando gli si bloccò in gola quando Chiara aggiunse: "Se gli chiedessi di insegnarti, scommetto che la prima lezione sarebbe con le mie cosce."

Un gruppo di ragazzi francesi passò ridendo verso il buffet. Chiara inclinò la testa come per misurare un'opera d'arte. "Il biondo a sinistra? Ventuno, ventidue. Ma è tutto spettacolo, zero sostanza." Il coltello di Marco scivolò sulla bistecca mentre lei descriveva: "Vedi come si gonfia il petto? Quello ha passato più tempo davanti allo specchio che dentro una donna. Peccato, con quel potenziale." La sua mano si strinse attorno al bicchiere di vino. "Ma quel moro dietro... quello sa dov'è il punto G senza cercarlo."

Una coppia di mezz'età tedesca si sedette accanto a loro. "Quarantotto anni, educazione militare," bisbigliò Chiara senza nemmeno guardare. "Pene di diciassette centimetri esatti, dritto come un fucile. Precisione teutonica." Marco sbatté le palpebre mentre lei spiegava: "Guarda come sistema il tovagliolo. Quelle mani sanno seguire un protocollo anche a letto." L'uomo sorrise a Chiara con educazione e lei rispose alzando il bicchiere, le dita che accarezzavano il gambo come fosse un'asta sensuale. "Scommetto che la moglie conta i secondi invece che le spinte."

Marco abbassò la voce: "Riesci a intuire così dettagliatamente anche il comportamento delle loro donne a letto?" Chiara sorrise come un gatto sazio, accavallando le gambe con un fruscio di stoffa. "La tedesca? Si masturba di nascosto mentre lui dorme, usando due dita esatte come da manuale universitario." Bevve un sorso di vino rosso che le tinse le labbra di viola. "E quella bionda danese laggiù finge sempre l'orgasmo nello stesso minuto esatto, ma poi si sfoga con un vibratore a forma di cactus quando lui va a fumare."

La mano di Chiara strisciò sotto la tovaglia verso l'interno coscia di Marco mentre osservava la coppia afroamericana che aveva appena notato. "Lui? Ventiquattro centimetri di puro ebano. Guarda come riempie quei jeans - sembra che nasconda un'ascia tribale nei pantaloni." Le unghie di Chiara affondarono nella pelle di Marco. "E lei... quella bocca può ingoiare un uomo intero senza battere ciglio. Sono sicura che gli avvolge le labbra attorno alla base mentre gli massaggia i testicoli con una mano sola." Marco deglutì rumorosamente mentre il piatto gli scivolava dalle mani.

"Secondo te lo prendono nel culo?" chiese Marco con voce strozzata, gli occhi fissi sulle curve opulente della donna. Chiara lo osservò con un sorriso di superiorità, la lingua che sfiorava il bordo del bicchiere di vino. "Lui? Mai. Troppo orgoglioso del suo strumento per lasciarsi penetrare." Il sandalo leccardo di Chiara risalì lungo la gamba di Marco. "Ma lei..." Fece una pausa teatrale mentre la donna nera rideva gettando indietro la testa. "Quella prende il cazzo nel culo come se fosse il suo lavoro. Guarda come muove i fianchi - ogni muscolo allenato per accogliere senza sforzo."

Marco deglutì osservando il modo in cui la donna stringeva il tovagliolo, le dita lunghe che sembravano abituate a molto di più. "Come fai a saperlo?" mormorò, la mano che stringeva il coltello fino a scaldare l'acciaio. Chiara scosse leggermente i capelli, un riflesso dorato che catturò la luce delle candele. "Vedi quel piccolo tatuaggio sopra il polso sinistro? Un trifoglio celtico. Simbolo di donne che amano il sesso estremo." Le sue labbra si incurvarono mentre aggiungeva: "E poi... hai notato come si è seduta sul bordo della sedia? Quella posizione si impara solo dopo ore di allenamento."

Il rumore di una forchetta che cadeva fece trasalire Marco. Chiara continuò senza scomporsi, gli occhi che assorbivano ogni dettaglio della coppia come un detective erotico. "Lei inizia sempre con lui dietro mentre è inginocchiata sul letto," sussurrò, il vino che le macchiava le labbra di rosso cupo. "Prima tre dita ben lubrificate, poi il suo cazzo, ma solo dopo avergli fatto leccare l'ano per almeno dieci minuti." Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue. "Lo sai che odio quando ti mordi," sibilò Chiara, afferrandogli il mento con due dita. "Preferisco che sia la mia lingua a sanguinare."

Un cameriere passò con un vassoio di dolci e Chiara abbassò la voce ancora di più. "Quella cicatrice discreta sotto l'orecchio di lui? È da frusta. Non puoi avere quel tono muscolare sulle spalle senza qualche feticismo estremo." La sua mano strisciò sotto la tovaglia e Marco trattenne un gemito quando le unghie gli graffiarono l'interno coscia. "Ma dimmi, amore," sussurrò con la voce di chi sa già la risposta, "è questo che ti eccita davvero? Sapere che mentre parliamo, qualcuno sta prendendo un cazzo enorme nel culo e lo sta amando?"

Marco sentì la saliva prosciugarsi in bocca mentre Chiara gli descriveva con precisione chirurgica la donna al tavolo più lontano - come avrebbe piegato la schiena, come avrebbe stretto le lenzuola mentre il suo partner la penetrava a fondo. "Immaginare una donna che lo prende nel culo..." borbottò Marco, le dita che serravano il bicchiere fino a rischiare di spezzarlo, "lo sai che mi eccita da pazzi."

Chiara incrociò le gambe con un fruscio deliberato, lasciando che la gonna scivolasse su una coscia abbronzata. "Davvero?" sussurrò con un sorriso da gatta, il pollice che tracciava il bordo umido del suo bicchiere. "Eppure non mi hai mai chiesto la mia prima volta."

Marco si irrigidì sulla sedia, la camicia che gli aderiva alla schiena sudata. "Non volevo invadere il tuo passato," mormorò, gli occhi fissi sul modo in cui la luce delle candele giocava con il suo collo scoperto. "Ma adesso..."

Chiara lasciò scivolare il dito medio lungo il bordo del suo bicchiere, raccogliendo una goccia di vino rosso. "Adesso siamo qui," completò con voce calda, la punta della lingua che catturò la goccia con un movimento lento. Le ombre sotto i suoi occhi si allungarono mentre abbassava le palpebre, come se stesse rovistando in un cassetto della memoria. "Avevo ventun anni. Era luglio, come ora."

Marco trattenne il respiro mentre Chiara descriveva l'appartamento di Milano con le finestre aperte sul caldo umido, il ventilatore che spargeva fogli di appunti sul pavimento. "Era il mio docente di storia dell'arte," disse con un sorriso che sapeva di scandalo. "Quarantacinque anni, sposato, con quelle mani da pianista che sembravano fatte per dipingere corpi invece che studiarli." Il suo pollice sfiorò il labbro inferiore, lasciando una striscia di vino. "La prima volta che mi ha toccata lì dietro era per sbaglio, durante un'esercitazione di massaggio. Ho fatto finta di niente, ma lui aveva sentito quanto ero bagnata."

La mano di Marco tremò quando Chiara raccontò come l'uomo l'aveva scopata contro la scrivania piena di libri, le pagine di un trattato rinascimentale che si attaccavano alla sua pelle sudata. "Aveva usato l'olio per lampade che teneva nel cassetto," sussurrò, le dita che mimavano movimenti circolari sul tovaglietto. "Quell'odore di mandorla amara mi segue ancora nei musei." Marco la vide contrarre le cosce sotto la gonna mentre descriveva la lentezza con cui l'uomo l'aveva preparata, tre dita che ruotavano mentre l'altra mano le stringeva la gola.

"E poi?" ansimò Marco, la voce rotta mentre osservava il riflesso delle candele negli occhi di Chiara. Lei sorrise, il coltello che scivolava sul formaggio come fosse una lama sulla pelle. "Mi ha fatto inginocchiare sul divano di pelle, con quei fogli di appunti che si attaccavano alle ginocchia." Un brivido le attraversò le spalle quando raccontò del momento in cui l'uomo aveva finalmente premuto la punta del suo cazzo contro il suo ano, le mani che le affondavano nei fianchi mentre lei gemeva contro il cuscino. "Era così più grosso di qualsiasi cosa avessi provato prima," sussurrò, la voce che si fece più scura. "Ho pensato che mi avrebbe spezzata in due."

Marco deglutì, le mani che si strinsero attorno al bicchiere di vino. "E invece?" chiese, la voce quasi un rantolo. Chiara si portò il bicchiere alle labbra, sorseggiando prima di rispondere. "Invece ha avuto la pazienza di un restauratore con un affresco," rispose, gli occhi che si persero nel ricordo. "Un centimetro alla volta, fermandosi ogni volta che irrigidivo i muscoli." La sua mano destra scivolò sotto la tovaglia, le dita che tracciarono un cerchio lento sulla coscia di Marco. "Ci ha messo venti minuti per entrare tutto. Ventuno, per essere precisi." Un sorriso malizioso le illuminò il viso. "Ho contato."

Marco sentì il sangue pulsargli nelle tempie mentre Chiara descriveva il modo in cui il professore l'aveva piegata in avanti, una mano tra i suoi capelli mentre l'altra le guidava i fianchi all'indietro. "All'inizio era solo dolore," sussurrò, accavallando le gambe con un fruscio di seta. "Poi, improvvisamente, è diventato qualcos'altro." Le sue pupille si dilatavano mentre parlava, come se rivivesse ogni istante. "Quando finalmente è entrato tutto, ho pianto. Ma non di dolore."

Il bicchiere di Marco scivolò dalla presa, macchiando la tovaglia di rosso scuro. Chiara sorrise come se avesse previsto quella reazione, le dita che giocherellavano col gambo del suo bicchiere. "Eravamo così sudati che i fogli si attaccavano alla pelle," continuò, la voce più roca. "Ogni volta che mi spingeva dentro, sentivo la pergamena strapparsi sotto le mie mani."

Marco si morse il labbro, immaginando Chiara piegata su quell'antica scrivania universitaria, la schiena arcuata mentre il docente le affondava dentro con movimenti misurati. "E... dopo?" chiese, la voce strozzata.

Chiara sorrise, il dito che tracciava cerchi sul tavolo dove il vino aveva lasciato un alone rosso. "Mi diceva che sembravo un affresco del Pontormo," sussurrò, abbassando le palpebre. "Che avevo la stessa espressione estatica delle vergini nei suoi dipinti." La sua mano sinistra strisciò sotto la tovaglia, affondando tra le cosce di Marco. "Mentre mi sfondava il culo, lui descriveva nei dettagli le pieghe di quella mia tunica strappata, come fosse una lezione d'arte."

Marco gemette quando le sue dita trovarono l'erezione sotto il tavolo. "E tu? Cosa gli dicevi?" Chiara abbassò la voce imitando il suo tono di vent'anni prima: "'Professo', gli sussurravo, 'mi sento come la sua tela preferita... lei mi sta ridipingendo da dentro'." Il coltello scivolò sul formaggio con un suono voluttuoso. "Poi gli mordevo l'orecchio e aggiungevo: "Spingi più forte," sibilo Chiara improvvisamente, la voce trasformata in un rantolo di lussuria. Marco trasalì mentre lei recitava la scena con precisione chirurgica, le dita che gli serravano la coscia per simulare la presa del professore. "Aprimi il culo," continuò strofinando le labbra contro il suo orecchio, l'alito carico di vino rosso. "Fammelo sentire tutto. Sborrami dentro che voglio sentirti scoppiare." Le unghie di Chiara affondarono nella gamba di Marco mentre ripeteva le stesse parole urlate anni prima in quell'aula universitaria, ogni sillaba un colpo di frusta sull'eccitazione di lui.

Sotto la tovaglia di lino bianco, le dita di Chiara scivolavano lungo il cazzo di Marco con movimenti fluidi alternati a pressioni brusche, simulando il ritmo del professore nella sua memoria erotica. "Era così furbo," sibilò stringendogli il glande tra pollice e indice come fosse un pennello. "Aspettava sempre che stessi per venire per poi rallentare, lasciandomi sospesa come un'acrobata." La mano destra di Marco si contorse attorno alla forchetta quando Chiara descrisse come l'uomo avesse usato il suo stesso orgasmo per lubrificare la penetrazione anale, la sua voce che si spezzava nel racconto. "Sentivo il suo sperma colarmi giù lungo le cosce mentre mi sfondava," gemette stringendo più forte l'asta di Marco, le dita che affondavano nella carne come artigli. "E poi..."

Marco sbatté la schiena contro la sedia quando Chiara accelerò improvvisamente il movimento, il polso che ruotava in cerchi stretti appena sotto la corona. "Sai cosa mi ha insegnato quella prima volta?" sussurrò spingendo il pollice nello sbocco mentre l'altra mano gli afferrava i testicoli. "Che un uomo può venire due volte di fila se sai come strizzarlo." Le sue unghie graffiarono il frenulo mentre Marco gemeva, le gambe che tremavano sotto il tavolo. "Eccolo," annusò Chiara vedendo le vene del suo collo rizzarsi, il liquido caldo che le schizzava tra le dita mentre continuava a pompare con movimenti brevi e duri. "Senti come pulsa? Proprio come quando il professore mi ha riempito il culo per la seconda volta."

Chiara ritirò la mano bagnata dalla sotto la tovaglia con un sorriso di superiorità, portando lentamente le dita lucide alla bocca di Marco. "Apri," ordinò, e lui obbedì come un bambino punito mentre lei gli infilava due dita cariche del suo stesso seme sulla lingua. "Ti piace il tuo sapore, eh?" rise vedendolo succhiare con avidità, la punta della lingua che raccoglieva ogni traccia di liquido. La mano libera di Chiara si strinse nel pugno di Marco mentre raccontava: "Lui mi teneva così dopo che mi aveva scopata, stringendomi la gola mentre mi ordinava di leccare il suo sperma dalle sue dita."

Il rumore di piatti che sbattevano nella cucina fece trasalire Marco, ma Chiara continuò il suo gioco senza scomporsi. Con un movimento fluido, si pulì le dita residue sulla camicia bianca di Marco, lasciando strisce traslucide che si illuminavano alla luce delle candele. "Ti piacerebbe che ti facessi questo davanti a lui, vero?" sussurrò accarezzandogli la coscia con la punta della scarpa. "Che mi inginocchiassi tra le tue gambe mentre il cameriere mi guarda leccare il tuo sperma dal pavimento?" Marco emise un gemito strozzato quando Chiara aggiunse: "Magari potresti pulirmi la faccia con la tua cravatta dopo che mi avesse sborrata addosso."

Un cameriere passò vicino al loro tavolo con un vassoio di dolci e Chiara abbassò ancora di più la voce. "Quello è il tipo che si eccita nel vedere le donne umiliate," sibilò osservando l'uomo che sistemava i dessert. "Guarda come si lecca le labbra quando una cliente si china a raccogliere qualcosa." La sua mano tornò sotto la tovaglia, questa volta per raccogliere lo sperma caduto sulla coscia di Marco con due dita. "Forse stasera potresti pulirmi con la sua cravatta invece che con la tua," propose portandosi le dita alle labbra con un sorriso da gatta. Marco vide riflettersi nelle sue pupille dilatate l'immagine del cameriere che gli strappava la cravatta dal collo per asciugare il mento di Chiara.

Il dessert arrivò - una fragile sfoglia che Chiara spezzò con le dita, facendo colare crema sulle nocche. "Ti piacerebbe vedermi inginocchiata davanti a due uomini contemporaneamente?" chiese improvvisamente, leccandosi il dolce dalle dita con movimenti esagerati. "Uno nella bocca e uno nel culo, mentre tu guardi e ti masturbi nell'angolo." Marco deglutì rumorosamente, la forchetta che gli scivolò di mano quando Chiara aggiunse: "Magari potrei alternarli, passando dalla bocca di uno all'altro senza mai fermarmi, lasciando che si sporchino entrambi della mia saliva." Con un movimento teatrale, immerse il dito nel cioccolato fuso e lo tracciò sul labbro di Marco. "Potresti leccarlo via dopo che l'ha fatto l'altro."

La mano di Chiara scivolò sotto la gonna, accarezzandosi con noncuranza mentre osservava la coppia tedesca che pagava il conto. "Immagina che sia il cameriere di prima," sussurrò stringendo la gamba di Marco tra le sue. "Mi prende contro il muro del bagno mentre tu sbirci dalla fessura della porta." Le dita si insinuarono nella sua camicia, strappando un bottone mentre descriveva: "Sono sicura che ti piacerebbe leccare la sborra che cola dal cazzo che mi ha appena scopato, con il mio sapore ed il sapore della sua sborra mescolati." Il coltello di Marco vibrava contro il piatto quando Chiara aggiunse: "Magari potresti pulirmi il culo con la lingua dopo che lui ha finito, assaggiando tutto ciò che è uscito da me."

"Lo faresti per me?" chiese all'improvviso Chiara, smettendo di accarezzarsi per afferrare con forza il polso di Marco. Lo fissò negli occhi mentre il suo pollice premeva sul polso, cercando il battito accelerato. "Vorrei vederti inginocchiato mentre lui mi sfonda, con la mia mano nei tuoi capelli a spingerti la faccia contro i nostri corpi sudati." Un brivido le attraversò la schiena mentre aggiungeva: "Ti piacerebbe leccare il pavimento dove è caduto il nostro liquido mescolato?"

Marco aprì la bocca, ma Chiara gli posò un dito sulle labbra ancora sporche di cioccolato. "No, aspetta," sibilò avvicinandosi fino a sfiorargli le labbra con le proprie. "Prima rispondimi sinceramente." La mano libera gli sollevò il mento con un gesto autoritario. "Se ti ordinassi di pulire con la lingua la sedia dove ci siamo seduti dopo che ci siamo alzati, lo faresti? Anche se fosse piena del nostro sudore e del suo sperma?"

Il respiro di Marco si fece affannoso mentre le parole di Chiara gli dipingevano la scena: il legno bagnato che luccica sotto le luci fioche, le gocce che colano lungo le gambe della sedia mescolando i loro fluidi. Chiara colse l'esitazione e affondò le unghie nella sua coscia. "Immaginalo," insisté con voce roca. "Il sapore salato del mio piacere, quello più aspro del suo seme, l'amaro della tua umiliazione." Le pupille si dilatavano mentre scandiva ogni parola come una condanna.

Marco chiuse gli occhi, la gola che bruciava come se già stesse obbedendo. "Sì," ansimò mentre la mano di lei lo strattonava per i capelli in una morsa anticipatoria. "Lo farei. Per te. Per sentirvi addosso." La confessione gli uscì in un rantolo, le labbra che tremavano contro il polso di Chiara mentre lei gli mordeva l'orecchio in segno di approvazione.

"Diventerò una puttana per il tuo piacere,"

Chiara mormorò quelle parole contro l'orecchio di Marco, le dita che gli serravano i polsi contro la tovaglia come manette. Il suo respiro caldo odorava di vino rosso e desiderio quando aggiunse: "Pensaci. Io che cammino su quei marciapiedi sudici, con le scarpe che scricchiolano sul selciato, le luci al neon che mi tingono la pelle di verde."

Marco trattenne il respiro mentre lei descriveva l'attesa sotto un lampione, le mani che si stringevano attorno alla sciarpa annodata troppo stretto. "E poi?" ansimò, già vedendo nella mente l'auto nera che rallentava, il finestrino abbassato appena quanto basta per mostrare un profilo sconosciuto.

Chiara gli accarezzò la gamba con la punta dello stiletto, lasciando una lieve striscia di polvere sul tessuto del pantalone. "Aspetteresti sul marciapiede opposto," continuò con voce da sogno, "con le mani in tasca e il collo della giacca rialzato contro il vento." Le sue dita giocherellavano con l'orecchio di Marco mentre dipingeva la scena: "Io salterei sul sedile posteriore senza dire una parola, già con la gonna alzata sulle cosce perché so che piace ai clienti di quella zona."

Marco digrignò i denti immaginando le luci dei fari che illuminavano a intermittenza il profilo di Chiara attraverso il vetro sporco dell'auto. "E quando torneresti?" chiese afferrandole il polso troppo forte, ma lei rise e si liberò con uno scatto felino.

"Dipende da quanto è generoso," rispose Chiara spezzando un grissino con uno schiocco secco che fece trasalire Marco. "Magari mi farà fare il giro del quartiere due volte. Magari mi porterà in quel parcheggio dietro la stazione che puzza di piscio e hamburger." Le dita leccarono l'olio dal pane mentre descriveva con precisione chirurgica i sedili di pelle crepati, il profumo di pine air freshener che non copriva l'odore di sesso vecchio.

Marco si morse l'interno della guancia immaginando le suole delle scarpe di Chiara che raspavano contro il tappetino sporco di sabbia e mozziconi. "E se volesse... di più?" sussurrò guardandosi intorno come se temesse che qualcuno potesse sentire. Chiara sorrise come un gatto davanti a una gabbia di canarini. "Allora forse abbasserebbe il sedile," rispose tracciando un cerchio nell'olio rimasto nel piatto. "Tu vedresti solo la mia mano che si aggrappa al tetto quando inizia a spingere."

Un brivido percorse la schiena di Marco mentre Chiara descriveva l'odore di pelle usurata che si mescolava al profumo di Chanel N°5 che lei si era spalmata dietro le orecchie apposta. "E il sedile cigolerebbe?" chiese con voce roca, già sapendo la risposta. Chiara annuì lentamente, le dita che mimavano l'oscillazione del veicolo. "Come una vecchia barca. E tu saresti lì, con le mani in tasca a stringere il tuo cazzo per l'eccitazione di sapermi sotto di lui."

Il rumore del vento che sbatteva un coperchio di metallo nella strada buia fece trasalire Marco, ma Chiara continuò senza scomporsi. "Mi scivolerebbe addosso la gonna di seta," sussurrò, "mentre lui abbasserebbe il finestrino giusto quanto basta perché tu possa sentire." Le unghie graffiarono la tovaglia mentre descriveva il rumore della cerniera che si apriva, troppo forte nell'abitacolo angusto. Marco vide nella mente l'auto parcheggiata di sbieco sotto un lampione rotto, il suo fumo bianco che usciva dal tubo di scappamento nel freddo della notte.

"Prima di scoparmi lo vuole preso in bocca," sibilò Chiara strofinando la punta dello stiletto sulla caviglia di Marco, "lo accontento e lo faccio eccitare al massimo." Il suo collo si inarcò all'indietro mentre imitava il movimento, le labbra che si protendevano in un bacio vuoto. "Succhio lentamente il suo cazzo," continuò con voce rotta, le dita che mimavano il ritmo sotto il tavolo. "Mi eccita sapere che mi stai guardando da lontano." Una goccia di sudore scivolò lungo la tempia di Marco mentre Chiara descriveva la sua stessa ombra che si allungava sul marciapiede vuoto, tremolante sotto la luce intermittente del neon.

Chiara abbassò ulteriormente la voce, scandendo ogni parola come una confessione sacrilega: "È così pulito che posso sentire il sapore della sua pelle sotto la lingua." Le pupille si dilatarono mentre ricordava: "L'ho fatto venire solo con la bocca tre volte prima che mi ordinasse di inginocchiarmi sul sedile." Le unghie graffiarono il legno del tavolo imitando i graffi che aveva lasciato sul cruscotto. "Ti piacerebbe vederlo, vero? Il suo cazzo enorme che mi sbatte contro la faccia lo succhio?"

Marco annuì freneticamente, la gola secca come se già stesse assaggiando quel sapore attraverso i suoi occhi. Chiara sorrise e continuò: "È così grosso che devo usare entrambe le mani per tenerlo mentre lo lecco dalla base alla cima." La sua lingua scivolò sulle labbra come per dimostrare la tecnica. "Prima leggero, come se assaggiassi un gelato, poi più forte quando sento che sta per venire." Le dita di Marco contorsero la tovaglia mentre lei descriveva il momento in cui il cazzo pulsante le riempiva la bocca di sperma salato.

"Ogni volta che lo faccio venire in bocca," sussurrò Chiara avvicinandosi fino a sfiorare le labbra di Marco, "penso a te che mi guardi da lontano, con le mani che ti stringono il cazzo nei pantaloni." Il suo alito caldo odorava di vino e desiderio. "Mi piace sentire il suo cazzo che trema tra le mie labbra , sapendo che tu stai registrando ogni mio movimento."

Marco deglutì rumorosamente mentre Chiara descriveva con precisione chirurgica il momento in cui aveva sentito il primo getto caldo schizzare sulla sua lingua. "Lo faccio scivolare più in fondo," continuò stringendogli il polso, "fino a sentire le sue palle che mi premono contro il mento." Le unghie affondarono nella sua carne mentre aggiungeva: "E quando inizia a venire, non perdo una goccia. Lo tengo tutto in bocca, mescolato alla mia saliva, finché non mi ordina di mostrarglielo."

Chiara abbassò le palpebre con aria trasognata, la lingua che si protese per leccarsi il labbro superiore come se ancora assaporasse quel ricordo. "Poi apro la bocca lentamente," sussurrò con voce roca, "lasciando che veda la sua sborra che gocciola dalla mia lingua al suo cazzo ancora duro." La mano destra di Marco si contorse attorno alla forchetta quando Chiara descrisse come avesse poi pulito il glande dell'uomo con movimenti circolari delle labbra, raccogliendo ogni residuo prima di inghiottire con un sorriso soddisfatto.

"E dopo il terzo giro," continuò Chiara accarezzandosi la clavicola con le dita sporche di cioccolato, "lui finalmente si stanca dei preliminari." Fece scattare la cerniera immaginaria della gonna con un gesto teatrale. "Sento il sedile di pelle che scotta contro le mie cosce nude mentre mi gira verso di lui." Le pupille di Marco si dilatarono mentre Chiara descriveva con precisione chirurgica la manovra dell'uomo per sollevarle la gamba destra oltre il volante, lasciando la sua posizione completamente aperta alla vista di eventuali passanti.

Marco deglutì rumorosamente. "E poi ti fai scopare?" chiese con voce strozzata mentre le dita di Chiara gli graffiavano l'interno coscia attraverso il tessuto del pantalone.

Chiara ridacchiò, inclinando la testa come un gatto che gioca con la preda. "Dipende da quanta fame ha," rispose lentamente, la punta dello stiletto che ora disegnava cerchi sulla sua caviglia. "Magari gli lascio scegliere dove metterlo." Il coltello affondò nella sfoglia del dolce con un suono voluttuoso.

Marco osservò la crema che colava lungo il bordo del piatto mentre Chiara continuava: "Se fosse affamato di me come lo sei tu, forse inizierebbe dal culo." Le dita sporche di cioccolato si strinsero attorno al suo polso mentre descriveva con crudo realismo la sensazione del glande che preme contro l'ingresso stretto. "Prima solo la punta," sussurrò avvicinandosi, "poi tutto insieme con uno scatto che mi fa urlare."

La forchetta tremò nella mano di Marco mentre Chiara gli accarezzava la coscia con la punta dello stiletto. "Oppure potrei farti vedere come me lo prendonella fica," propose lasciando cadere le parole una ad una come gocce di veleno dolce. "Con la testa fuori dal finestrino e la sua mano nei miei capelli." Il rumore dei suoi tacchi che raspavano sul pavimento sembrò riempire il ristorante quando aggiunse: "Immagina i riflessi della luce sul mio rossetto sbavato, il rumore della mia fica fradicia."

Marco deglutì il nodo di eccitazione e paura che gli serrava la gola. "Preferirei..." iniziò con voce strozzata, ma Chiara lo interruppe premendogli la punta del tacco contro l'inguine. "No, pensaci bene," sibilò inclinandosi in avanti fino a sfiorargli le labbra con le proprie. "Vuoi che sia il mio culo stretto, e vederlo entrare a poco a poco mentre mi mordo le labbra?" Le dita gli strizzarono la coscia mentre descriveva: "O preferisci che sia la mia fica scaldata dal suo cazzo già bagnato dalla mia bava?"

Il culo disse Marco, ma le parole gli si strozzarono nella gola, trasformandosi in un gemito roco quando Chiara gli prese i polsi e li bloccò contro il tavolo. "Allora?" insisté lei, il rossetto ormai sbavato che luccicava alla luce delle candele. "Vuoi sentirmi urlare mentre lui mi spacca il culo contro il cruscotto?" Le unghie gli affondarono nei polsi mentre descriveva l'odore della pelle bruciata dal sole che si mescolava alla crema solare sulle sue cosce. "e poi leccargli il cazzo sporco dopo che mi ha scopata?"

Marco annuì freneticamente, la fronte che si appannava mentre Chiara gli dipingeva la scena con parole crude. "Sarebbe così grande da farmi piangere," sibilò avvicinandosi fino a sfiorargli le labbra con le proprie. "E tu saresti lì, con le mani che ti stringono il cazzo nei pantaloni, mentre mi vedi sbavare e piangere sotto di lui." Il suo respiro caldo odorava di vino e cioccolato mentre aggiungeva: "Ti piacerebbe vedere le lacrime che mi colano sulle guance mentre lui mi scopa?"

Marco annuì freneticamente, incapace di articolare parole mentre Chiara gli graffiava l'interno coscia con le unghie lunghe. "Immagina il rumore del mio culetto che schiaffeggia contro le sue palle," continuò Chiara stringendogli i polsi con forza. "Ogni volta che spinge, sentiresti il metallo della macchina che cigola." Le pupille di Marco si dilatarono mentre lei descriveva con precisione chirurgica il momento in cui il cazzo dell'uomo sarebbe scivolato fuori dal suo culo stretto, luccicante di lubrificante e sangue.

Chiara abbassò la voce a un sussurro roco, le labbra che sfioravano l'orecchio di Marco mentre dipingeva la scena più oscura: "Poi ti chiamerei vicino, con la faccia ancora bagnata di lacrime e rossetto." Le dita gli affondarono nei capelli in una presa anticipatoria. "Ti ordinerei di leccargli il cazzo e pulirlo, assaggiando tutto ciò che è uscito da me."

Marco trasalì, i muscoli delle braccia che si irrigidivano sotto la stretta di lei. "Faresti davvero tutto questo?" chiese ormai stremato dall'eccitazione, la voce spezzata in un rantolo mentre Chiara gli graffiava la nuca con le unghie smaltate di rosso sangue.

"Ogni singolo secondo," gli sussurrò Chiara contro i denti, le labbra che gli sfioravano la giugulare pulsante. "Perché tu possa sentire il gelo del marciapiede sotto le tue suole mentre conti i secondi prima che io ritorni a te." Le dita gli affondarono nei capelli trascinandogli indietro la testa, costringendolo a guardarla dall'alto in basso. "Perché tu possa odorare il suo profumo sulla mia pelle quando finalmente mi riavrai tra le braccia."

Marco ansimò, i polpastrelli che affondarono nel tavolo come artigli mentre Chiara descriveva con precisione chirurgica il momento in cui sarebbe tornata all'auto, i passi strascicati sul selciato bagnato. "E poi," continuò lei lentamente, lasciando cadere ogni parola come una goccia d'acqua bollente, "scoperemmo mentre ti racconto i dettagli, godendo come non abbiamo mai fatto." Il suo sorriso si aprì come una ferita quando aggiunse: "Millimetro per millimetro, gemito per gemito, mentre ti dipingo ciò che lui mi ha fatto con la stessa precisione con cui ha tracciato il suo sperma sul mio ventre."

La mano di Chiara si insinuò sotto il bordo della tovaglia, le dita che si attorcigliavano intorno alla cintura di Marco con la sicurezza di un boia che controlla i propri strumenti. "Senti l'odore della macchina che ancora mi avvolge?" sibilò inclinandosi in avanti fino a sfiorargli le narici con il solco tra i seni, "questo è ciò che vuoi davvero, no? Respirare l'umidità del suo sudore mescolata al mio mentre ti spiego come ha usato il mio corpo." Le unghie gli graffiarono l'addome attraverso la camicia mentre descriveva l'attimo in cui avrebbero raggiunto l'orgasmo simultaneo, sincronizzato con il racconto del momento in cui l'amante l'aveva schizzata di seme sulle scapole.

Marco deglutì il nodo di desiderio che gli serrava la trachea, le pupille dilatate che riflettevano la luce tremolante delle candele come due pozze di benzina pronte ad incendiarsi. "Se vuoi possiamo farlo anche stasera," annunciò Chiara con la stessa naturalezza con cui avrebbe ordinato un caffè, le dita che intanto sbottonavano il primo bottone dei suoi pantaloni sotto il tavolo. "Andiamo laggiù dietro il molo, dove abbiamo visto quelle puttane venendo qua." Il tono era una perfetta miscela di sfida e promessa, mentre la punta dello stiletto gli percorreva la caviglia come un bisturi che prepara il campo operatorio.

"Possiamo mettere in pratica la nostra fantasia," continuò Chiara inclinandosi in avanti fino a far scivolare la punta della lingua lungo il bordo del suo padiglione auricolare, trasformando ogni sillaba in una scossa elettrica. "Io sono pronta." Il morso successivo all'orecchio lasciò il segno dei canini attraverso la carne, un sigillo di sangue e saliva che Marco sentì scivolare giù lungo il collo come una goccia di metallo fuso. "Bisogna vedere se tu sei pronto a farmelo fare." Le parole si conclusero con uno schiocco umido delle labbra contro la sua pelle, mentre la mano destra di Chiara già premeva contro l'inguine di Marco attraverso il tessuto della tovaglia, contando ogni pulsazione del suo cazzo stretto nei pantaloni.
"Anche io sono pronto." disse Marco.
Salirono in auto e si diressero verso il molo mentre Chiara si tolse le mutandine. " queste tienile tu" disse a Marco annusale nell'attesa cosi mi sentirai più vicina. Ne ho un'altra nella borsetta.
"Stai diventando proprio una vera puttana." disse lui ridendo e mettendo le mutandine nel cruscotto dell'auto, non prima di averle annusate profondamente.

I fari dell'auto tagliarono il buio del molo deserto, illuminando le sagome di due prostitute che fumavano appoggiate a un lampione. Chiara abbassò il finestrino, lasciando che l'odore salmastro del mare si mescolasse al suo profumo. " Lasciami li in fondo, vicino a quel lampione più isolato, la dovrebbe essere un buon posto poi torna qui e aspettami, avrai una buona visuale " sussurrò, sfiorando le mutandine ancora calde nel cruscotto con le dita. "E ricorda di guardare bene."

Marco frenò dolcemente vicino al lampione indicato, il motore che rombava come un animale nervoso. Chiara sbatté lo sportello senza voltarsi, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto mentre si avvicinava al cerchio di luce giallastra. Marco tornando indietro trovò un punto discreto dove fermarsi, spense i fari e rimase in attesa con una visuale chiara sul lampione, a una trentina di metri dalla postazione di Chiara. L'aria sapeva di alghe e gasolio, e sotto quelle note percepì l'odore dolciastro delle mutandine di Chiara che aveva stretto nel pugno.

Chiara si fermò sotto il lampione, studiando con occhio professionale le mosse delle altre due donne più in là. Con un gesto fluido, slacciò la cintura e lasciò scivolare la gonna ai piedi, rivelando le calze nere trattenute da giarrettiere di pizzo che tagliavano la carne delle cosce. Le mutandine, strette e dello stesso nero traslucido, aderivano al suo pube come una seconda pelle senza nulla nascondere. Si appoggiò al palo con un'anca sporgente, accendendo una sigaretta con movimenti studiati per far tremare i seni sotto la blusa semitrasparente.

Le auto dei clienti cominciavano a fare la spola lungo il molo, fari che si accendevano e spegnevano come lucciole nervose. Poche si spingevano fino al lampione dove era Chiara - di solito alla rotonda, dove erano le altre puttane, giravano e tornavano indietro. Un paio rallentarono, finestrini abbassati, ma dopo averla scrutata accelerarono bruscamente. Chiara sorrise tra sé: quei codardi cercavano puttane, non una regina del sesso che li avrebbe fatti sentire inadeguati. Sporse il seno contro la luce del lampione, lasciando che l'ombra dei capezzoli duri disegnasse ombre nette sulla stoffa.

L'auto nera arrivò senza fretta, un'ombra silenziosa che scivolava sull'asfalto umido. Marco strinse le nocche sul volante quando vide il finestrino del passeggero abbassarsi, la mano dall'orologio d'oro che fece cenno a Chiara di avvicinarsi. Lei ci mise venti secondi, venti secondi in cui Marco contò i battiti del sangue nelle tempie, prima di chinarsi verso l'auto. Le parole non arrivavano fino a lui, ma vedeva la fossetta sulla guancia di Chiara quando rideva, il modo in cui si passava una ciocca di capelli dietro l'orecchio mentre contrattava. Il motore rombò quando Chiara aprì lo sportello e vi si infilò dentro con la grazia di un gatto che sceglie il proprio padrone. L'auto si mosse lentamente, fermandosi cinquanta metri più avanti, sotto un lampione spento che lasciava solo il riverbero dei fari posteriori a illuminare i vetri appannati.

Marco accese il motore senza far rumore, avanzando di qualche metro per avere una visuale migliore. Attraverso il lunotto posteriore, intravide la sagoma di Chiara che già si muoveva, i capelli che cadevano in avanti quando si chinò verso l'uomo. Poi la testa del cliente sparì dalla vista, sostituita dal movimento ritmico delle spalle di Chiara. Marco non aveva bisogno di vedere di più per capire: quell'uomo ricco stava godendo della bocca di sua moglie mentre lui, nascosto nell'ombra, stringeva le sue mutandine sporche e le portava al nasso come un token d'amore malato. Sapeva che il cliente le avrebbe palpato le tette attraverso la blusa, che avrebbe infilato le dita tra le sue cosce senza neanche chiedere. Chiara glielo avrebbe permesso.

La luce intermittente del lampione catturò un dettaglio ogni pochi secondi, come un vecchio filmato a scatti: la mano dall'orologio d'oro che si stringeva nei capelli di Chiara, il suo collo che si inarcava all'indietro quando lui la tirò su per un bacio, il modo in cui si sistemò sopra di lui afferrandosi al tettuccio per bilanciarsi. Marco non vedeva i loro corpi ma li sentiva tutti, attraverso l'ombra ingigantita che danzava contro il sedile posteriore. Il profilo di Chiara si stagliava contro il vetro appannato, la schiena che si inarcava quando l'uomo la spinse giù, le mani che cercavano appiglio sul cruscotto. Marco si immaginò il suono che avrebbero fatto quei sedili di pelle scricchiolanti sotto il loro peso, il rumore dei gemiti soffocati che si mescolavano al rombo lontano delle onde.

All'improvviso, la silhouette di Chiara si alzò completamente, inginocchiata sul sedile con le ginocchia divaricate, le mani che si tenevano al tettuccio mentre cominciava a muoversi su e giù con un ritmo ipnotico. Il lampione le illuminò per un attimo i fianchi, permettendo a Marco di vedere ogni contrazione dei suoi muscoli mentre cavalcava l'uomo. Il suo seno ballava ad ogni movimento, i capelli che le sbattevano contro le spalle come frustate. Una mano dell'uomo apparve, afferrandole un fianco per guidare il suo ritmo, le dita che affondavano nella carne morbida mentre la spingeva più veloce. Chiara gettò la testa all'indietro, la bocca aperta in un gemito che Marco non poteva sentire ma che riempì ugualmente la sua testa insieme allo squallido rumore dei sedili che cigolavano sotto il loro peso.

Decise di scendere dall'auto e di avvicinarsi lentamente fino a nascondersi proprio dietro il muretto dove la macchina era posteggiata e nel buio nessuno avrebbe potuto vederlo. Il cuore gli martellava così forte nelle orecchie che quasi copriva il rumore dei passi sull'asfalto bagnato. Si accovacciò dietro il basso muretto di cemento, spostandosi fino a vedere attraverso il finestrino posteriore leggermente abbassato. Ora poteva vedere tutto: Chiara che cavalcava l'uomo con movimenti circolari dei fianchi, il suo seno che rimbalzava libero sotto la blusa aperta sul davanti, le labbra socchiuse mentre emetteva piccoli gemiti sincronizzati con ogni spinta verso il basso.

I gemiti erano bassi, rochi, accompagnati dal suono umido della carne che si univa e si separava ritmicamente. Ma ciò che trafiggeva Marco erano le parole che Chiara sussurrava tra un respiro e l'altro, indirizzate all'uomo che stringeva i suoi fianchi: "Sì... più forte... scopami come fossi tua...". Il cliente rispondeva con grugniti animaleschi, le dita che affondavano nella carne di Chiara mentre la guidava su e giù con forza crescente. Marco si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue quando udì l'uomo ringhiare: "Che troia che sei, ti scopo così forte che tuo marito sentirà i tuoi gemiti dall'hotel". Chiara rispose con un risatina strozzata, poi un gemito lungo e melodioso quando l'uomo la spinse giù con violenza improvvisa.

Poi, come una pugnalata, arrivarono le parole che Marco non si aspettava: "Ora mettimelo nel culo, sfondami... anche se questo ti costerà un extra". L'uomo rise, un suono greve e soddisfatto: "Ti darò il doppio, te li sei meritati troia. Ora mettiti alla pecorina che ti sfondo". Marco vide Chiara annuire freneticamente, il suo corpo che si girava con movimenti fluidi da gatta in calore, la schiena che si inarcava mentre si poneva a quattro zampe sul sedile posteriore. La luce intermittente del lampione illuminò per un attimo il suo culo nudo, già rosso per le schiaffeggiate dell'uomo, che ora si sistemava dietro di lei con movimenti sicuri.

Chiara afferrò il poggiatesta con le dita tremanti mentre sentiva la punta del cazzo dell'uomo premere contro il suo buco stretto. "Aspetta..." sussurrò con voce roca, ma era già troppo tardi. L'uomo la penetrò con un colpo secco, facendola urlare un gemito misto a dolore e piacere che si propagò nel silenzio del molo. Marco serrò i denti, sentendo il rumore umido della carne che cedevano, il cigolio del sedile che accompagnava ogni spinta violenta. L'uomo afferrò i fianchi di Chiara con forza, le nocche bianche che spiccavano sulla sua pelle pallida mentre la scopava a ritmo regolare, ogni movimento seguito da un gemito strozzato di lei.

"Ecco... così..." Chiara lasciò cadere le parole tra un respiro affannoso e l'altro, il viso premuto contro il sedile di pelle che odorava di sudore e lubrificante. "Rompimi il culo." implorava La voce si spezzò quando l'uomo cambiò angolazione, colpendole quel punto profondo che la fece contorcere come un animale ferito. Il corpo di Chiara ondeggiava sotto la forza delle spinte. Il cliente iniziò a mormorare insulti sporchi, chiamandola troia, puttana, mentre accelerava il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le sue natiche con un suono umido ed evocativo.

Marco osservava tutto dalla sua postazione dietro il muretto, le mutandine di Chiara strette contro il naso, la mano che si muoveva sul proprio cazzo con movimenti sincronizzati alle spinte dell'amante di lei. Annusava quel misto di muschio e saline che era l'essenza di Chiara, assaporando l'umiliazione come fosse nettare. Ogni volta che l'uomo la penetrava più forte, Marco stringeva le mutandine contro il viso, soffocando i propri gemiti nel tessuto impregnato del suo desiderio.

Dal finestrino arrivavano i suoni di carne che si scontrava, accompagnati dai gemiti gutturali di Chiara. "Più... più..." implorava con voce spezzata, le dita che artigliavano il sedile mentre l'uomo la sbattuta con ritmo brutale. Marco vide le pupille di Chiara rovesciarsi all'indietro quando l'uomo le afferrò i capelli, tirandole la testa indietro mentre continuava a penetrarla. La mano di Marco accelerò sul cazzo, le nocche bianche che spiccavano nella penombra mentre si masturbava freneticamente, le mutandine di Chiara ora premute contro le labbra per soffocare i propri gemiti.

"Sto venendo troia, ora ti riempio" ringhiò l'uomo mentre le sue spinte diventavano irregolari, le dita che affondavano nei fianchi di Chiara lasciando lividi violacei sulla sua pelle diafana. Il corpo di Chiara si irrigidì quando sentì il primo getto caldo che le riempiva il culo, un gemito rauco che le uscì dalla gola mentre l'uomo continuava a svuotarsi dentro di lei con scosse convulse. Marco si morse il labbro fino a sentire il sangue quando vide l'uomo ritirarsi lentamente, lasciando scivolare fuori il cazzo ancora pulsante dal culo di Chiara, lucido di lubrificante e sperma.

Chiara si ricompose con movimenti da gatta soddisfatta, sistemandosi la blusa e raccogliendo i capelli in una coda disordinata. Il suo sorriso da troia professionista tornò mentre l'uomo le porgeva un rotolo di banconote che lei infilò con disinvoltura nel reggiseno, le labbra che si incurvarono in un'espressione di compiaciuto disprezzo quando contò la somma con un rapido movimento delle dita. "Alla prossima," sussurrò carezzandogli la guancia con la punta delle unghie prima di scendere dall'auto, il suo passo leggermente incerto mentre i muscoli delle cosce tremavano per lo sforzo.

La macchina nera scivolò via nell'oscurità mentre Chiara si aggiustava la gonna lungo i fianchi, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto umido mentre ripercorreva il cammino verso Marco. Ogni passo era una performance studiata - le anche che oscillavano con esagerazione, le dita che si insinuavano tra le gambe per sistemare le mutandine inesistenti, il collo che si inarcava all'indietro fingendo di stiracchiarsi mentre mostrava i segni violacei lasciati dall'uomo.

Marco aveva riacceso i fari, il bagliore che illuminò Chiara come un riflettore sul palcoscenico proprio mentre si fermava davanti al cofano. Con gesto teatrale, si abbassò il reggiseno per mostrare le banconote infilate tra i seni sudati. "Ottocento euro per venti minuti," annunciò con voce roca da fumatrice, tirando fuori una sigaretta dal reggiseno con movimenti da prostituta veterana. "Non male per una principiante, eh?" Le labbra si incurvarono in un sorriso mentre aspirava la prima boccata, il fumo che le usciva dalle narici come un drago soddisfatto.

Marco deglutì, gli occhi fissi sulle gocce di sudore che le scendevano tra i seni, mescolate a chiazze biancastre che sapeva essere sperma essiccato. "E... e il resto?" balbettò indicando le mutandine che ancora stringeva nel pugno. Chiara scoppiò a ridere, un suono cristallino che strideva con l'ambiente degradato. "Quelle? Quelle sono il tuo premio di consolazione," sghignazzò battendogli una pacca sulla guancia con la mano libera. "Tienile strette, ti serviranno per la prossima ora." Si infilò in macchina con un movimento fluido, le gambe che si aprivano deliberate mentre sistemava la gonna sopra le cosce nude.

"Prima mi devi pulire il culo," disse Chiara posando i piedi scalzi sul cruscotto, le piante sporche di asfalto e lubrificante che lasciavano impronte sul vetro. "Poi tornerò a farmi un altro cliente." La sigaretta le danzava tra le dita mentre indicava il pacchetto di salviette umidificate nel portaoggetti. Marco obbedì con mani tremanti, estraendo un fazzolettino che odorava di menta artificiale. Chiara si sollevò leggermente dal sedile, offrendogli una vista perfetta del suo sesso ancora aperto e lucido. "Non con con il fazzoletto, stupido," lo rimproverò dandogli uno schiaffetto sulla nuca. "Annusa prima e poi lecca tutto. Voglio che senti esattamente cosa ha lasciato il mio cliente nel tuo posto preferito."

Marco chinò il capo, il respiro che gli si fece corto quando le narici sfiorarono l'inguine ancora caldo di Chiara. L'odore era una miscela acre di sudore, sperma e quel profumo di gardenia che usava sempre. La lingua gli si mosse automaticamente, lambendo prima il contorno esterno del buco, poi spingendosi più dentro con movimenti circolari. Il sapore salmastro dello sperma dell'altro uomo si mescolava al suo succo, creando un cocktail che lo fece gemere contro la sua carne.

"Più dentro," sussurrò Chiara afferrandogli i capelli con una mano mentre con l'altra reggeva la sigaretta, la cui cenere minacciava di cadergli sulla nuca. "Voglio che lecchi ogni goccia della sua sborra." Marco obbedì, la punta della lingua che si insinuò nel passaggio ancora lasso, raccogliendo gli ultimi residui dell'orgasmo dell'estraneo. Chiara si inarcò sul sedile con un sibilo, la punta della sigaretta che si accese di rosso vivo quando aspirò con forza. "Ora baciami," ordinò afferrandogli la mascella, "voglio sentire che gusto ho io quando sono piena di un altro uomo."

Il loro bacio fu una collisione di sapori contrastanti: il metallico del sangue dal labbro morso di Marco, il dolciastro delle mutandine che ancora stringeva, l'amaro dello sperma estraneo. Chiara gli morse il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, poi si staccò con uno schiocco umido. "Bravo," lo elogiò accarezzandogli la guancia sporca, lasciando una striscia di rossetto sfatto. "Ma la serata è appena iniziata." Con un movimento fluido, si sistemò la gonna e aprì lo sportello. "Ci vediamo dopo vado ad aspettare un nuovo cliente."

Marco la vide allontanarsi verso il lampione, i tacchi che scricchiolavano sull'asfalto con passo sicuro. Osservò il modo in cui si riassestava le giarrettiere, il nastro di pizzo che le tagliava la carne delle cosce mentre si riposizionava sotto la luce giallastra. Un'auto bianca rallentò dopo pochi minuti, il finestrino che si abbassò per rivelare un uomo più giovane con i capelli rasati. Chiara si chinò con un sorriso professionale, i seni che pendevano provocanti nella scollatura mentre contrattava.

Dentro l'auto, Marco annusò ancora le mutandine di Chiara, il tessuto impregnato del suo aroma mescolato all'odore salmastro del molo. Le dita gli tremarono quando estrasse il telefono per scattare una foto di Chiara che saliva nell'auto bianca, le gambe lunghe che sparivano nel veicolo con grazia studiata. Il cuore gli martellò quando l'auto si mosse lentamente, parcheggiando venti metri più avanti allo stresso posto del cliente precedente.

Scivolò fuori dalla macchina, il passo felpato sull'asfalto bagnato mentre si avvicinava in punta di piedi. Attraverso il finestrino appannato, vide Chiara già a cavalcioni del ragazzo, la gonna sollevata fino alla vita mentre si muoveva con ritmo ipnotico. Le unghie laccate di rosso gli artigliavano la schiena nuda, lasciando strisce rosse sulla pelle abbronzata. Marco si accovacciò, l'orecchio premuto contro il vetro umido mentre captava i sussurri di Chiara: "Ti piace così? Vuoi che tua moglie ti scopi così la prossima volta?"

Il ragazzo rispose con un gemito strozzato, le mani che afferrarono i fianchi di Chiara mentre lei accelerava il movimento. Il finestrino si appannava ulteriormente col loro respiro, ma Marco intravide comunque il momento in cui Chiara afferrò le mani del ragazzo e gliele portò sul seno. "Stringi più forte," lo incitò con voce roca.

Senti il ragazzo che diceva "Sto per venire, voglio sborrarti in bocca". Chiara gli rivolse un sorriso calcolato, le labbra lucide di saliva mentre si staccava dal suo cazzo con uno schiocco teatrale. "Se vuoi venirmi in bocca, ci sono 100 euro di extra da pagare". Il cliente annuì freneticamente, estraendo un'altra banconota dal portafoglio che Chiara infilò nel reggiseno con un gesto rapido. "D'accordo," disse lui ansimando mentre lei già si sistemava in ginocchio sul sedile sporco.

Con movimenti da gatta affamata, Chiara afferrò di nuovo il cazzo del ragazzo, la lingua che scivolava lungo la vena pulsante prima di ingoiarne l'intera lunghezza. Le sue guance si incavarono mentre succhiava con precisione chirurgica, una mano che massaggiava velocemente la base mentre l'altra giocava con i suoi testicoli. Il ragazzo gemette, le dita che si intrecciarono nei suoi capelli mentre la testa di Chiara si muoveva avanti e indietro con un ritmo ipnotico. "Cristo... troia..." ringhiò quando sentì il nodo dell'orgasmo salirgli dalle palle.

Era riuscita a farlo venire in pochi minuti. 400 euro in 10 minuti - non male come serata, pensò mentre il primo getto caldo le schizzava in gola. Deglutì con professionalità, la lingua che continuava a stimolare la punta sensibile mentre raccoglieva ogni stilla. Il ragazzo ebbe un sussulto, le gambe che tremavano quando Chiara si staccò con uno schiocco esagerato delle labbra, mostrandogli la lingua ancora carica di sperma prima di inghiottire con un sorriso compiaciuto. "Servizio premium," sussurrò pulendosi il mento con il dorso della mano, poi infilando il dito in bocca per leccarlo pulito.

Fuori dall'auto, Marco osservava attraverso il finestrino appannato, la mano che si muoveva freneticamente sul proprio cazzo mentre registrava ogni dettaglio. Vide Chiara sistemarsi i capelli con nonchalance mentre il cliente, ancora tremante, estraeva altre banconote dal portafoglio. "Per la prossima volta," borbottò lui con voce roca. Chiara annuì, infilando i soldi nel reggiseno insieme agli altri con un gesto routinario. "Porta un amico la prossima volta," suggerì aprendo la portiera, "ti faccio uno sconto per gruppo." La sua risata cristallina riempì l'aria salmastra mentre scendeva dall'auto.

Marco si ritrasse nell'ombra e torno alla macchina. Quando Chiara lo raggiunse, il rossetto ormai sfatto e le guance arrossate. "Mille duecento euro in mezz'ora," annunciò sfregandosi le cosce dove i lacci delle giarrettiere avevano lasciato segni rossi.

"E il terzo?" chiese Marco indicando i fari che si avvicinavano. Chiara seguì il suo sguardo. "Ah, lui..." sussurrò con un sorriso che non prometteva nulla di buono. "Tu vai via. Non voglio che tu guardi stavolta." Gli infilò una mano nei pantaloni per una carezza crudele e rapida. "Sarà più eccitante così. Immagina." Gli porse le mutandine sporche, ancora umide. "Vai in albergo e aspettami la. Puliscimi con queste prima, cosi sentirai il mio odore mista a quella dello sperma del cliente."

Marco obbedì con un nodo mentre Chiara si staccava con un colpetto sul naso. "Aspettami nella vasca idromassaggio," aggiunse mentre si voltava verso i nuovi fari. "E preparati a farmi raccontare tutto."
"Ma come tornerai in Hotel." chiese Marco
"Mi farò accompagnare dal cliente che mi farò"

Quando Chiara si allontanò verso l'auto che si era fermata, Marco vide i tergicristalli accendersi nella pioggia improvvisa che cominciava a cadere. Un uomo alto con un trench si affacciò dal finestrino mentre Chiara si chinò, la pioggia che le incollava la camicetta trasparente al corpo. Marco indugiò ancora un istante, abbastanza per vedere Chiara salire nell'auto senza voltarsi indietro.

La guida fino all'hotel fu un incubo di semafori rossi e curve strette, con le mutandine impregnate di Chiara appoggiate sul cruscotto che diffondevano il suo profumo nell'abitacolo. Il portiere dell'hotel alzò un sopracciglio quando Marco attraversò la hall con le mutandine della moglie in mano, ma non disse nulla. La suite era immersa nel buio, solo il riverbero delle luci di Taormina che danzava sulle tende mosse dalla brezza marina.

Marco riempì la vasca idromassaggio versandovi una fiala di olio alla gardenia, lo stesso profumo che Chiara usava tra le cosce. Si immerse nell'acqua bollente con un sibilo, le mutandine di lei strette tra i denti mentre la mano destra scivolava sott'acqua. Chiuse gli occhi immaginando Chiara nell'auto con lo sconosciuto, il trench dell'uomo che le sbatteva contro i fianchi mentre la teneva piegata sul sedile. I getti d'acqua massaggiavano la sua schiena mentre la fantasia prendeva forma: Chiara che si voltava verso il finestrino con un'espressione compiaciuta, le dita che si aprivano a ventaglio contro il vetro appannato.
Era passata circa un'ora e Chiara sarebbe rientrata da un momento all'altro. la sua impazienza era evidente dalla sua eccitazione

Un rumore metallico lo fece sobbalzare. La chiave della suite che girava nella serratura. Entrò Chiara con i capelli stillanti pioggia e le labbra gonfie, il trench dell'uomo ancora addosso che gocciolava sul pavimento di marmo. "Non l'ho restituito," sghignazzò facendolo volteggiare con un gesto da torero prima di lasciarlo cadere in un mucchio bagnato. Marco vide le sue mutandine nuove infilate male, il pizzo strappato sul fianco sinistro. "Mi ha pagato mille euro per strapparmele con i denti."

Si avvicinò alla vasca con passo da predatore, le dita che si intrecciarono nei capelli di Marco tirandogli la testa all'indietro. "Hai fatto il bravo?" sussurrò mentre l'altra mano affondava nell'acqua per afferrargli il cazzo. Marco annuì freneticamente, indicando le mutandine appese al rubinetto ancora gocciolanti. Chiara lasciò scivolare una mano lungo il suo petto fino all'acqua, riempiendo il palmo e lavandosi la faccia con un sospiro teatrale. "Senti che puzza di sborra," rise strofinandosi le dita sotto il naso di lui. "E sai cosa vuol dire?"

Si sfilò la camicetta zuppa con movimenti da spogliarellista, rivelando il reggiseno strappato che lasciava intravedere i capezzoli abrasi. Marco la vide salire nella vasca a cavalcioni, le cosce che stringevano i suoi fianchi mentre il calore dell'acqua si mescolava a quello dei loro corpi. "Prima però..." gli mise due dita in bocca, "voglio che lecchi fino all'ultima goccia."

Il sapore era un mix violento di sperma rancido e sudore. Marco succhiò obbediente mentre Chiara si sistemava sopra di lui, il peso del suo corpo che lo inchiodava alla ceramica.

"Quello nel trench," sibilò Chiara tirandogli i capelli, "mi ha sbattuta contro il cruscotto come una troia da strada." Una mano le scivolò tra le cosce, le dita che affondarono nel proprio sesso ancora dolorante mentre raccontava. "Prima mi ha fatto girare, poi..." La voce le si spezzò quando simulò la spinta, il bacino che scattò in avanti bruscamente. "Così. Senza pietà. Sentivo il metallo del volante che mi segnava le costole."

Marco sentì le unghie di Chiara graffiargli le spalle mentre lei si muoveva sopra di lui, il racconto che diventava corpo. "Dopo avermi sborrato in gola, ha voluto il doppio servizio." Una risata roca le sfuggì mentre si toccava il livido a forma di semicerchio sul fianco. "Morsi da vero animale. Poi mi ha rivoltata come una frittata, le ginocchia nel sedile, le mani legate con la sua cintura dietro la schiena." Il suo respiro si fece affannoso mentre ricreava la scena stringendo i polsi di Marco contro la vasca.

"Nella fica o nel culo?" sbuffò Marco, le labbra ancora umide del suo sapore. Chiara lo guardò dall'alto con un'espressione da gatta che ha trovato il topo. "Entrambi, ciccione. Prima qui..." affondò due dita dentro di sé con un gemito esagerato, "...poi qui." L'altra mano gli afferrò la nuca spingendogli la faccia contro il suo ano ancora arrossato. "Ha fatto a pezzi i tuoi diritti di marito, tesoro. E adesso..." Si alzò bruscamente dall'acqua, gocciolante, e si voltò mostrandogli le natiche segnate da impronte rosse. "...puoi pulire la sua firma."

Marco obbedì, la lingua che tremava mentre tracciava il percorso delle dita dell'uomo lungo le pieghe della sua carne. Sentì il sale mescolato allo sperma, il sapore metallico del sangue dove la pelle si era strappata. Chiara si arcò contro di lui con un sibilo, una mano che gli afferrava i capelli per guidare il ritmo. "Più forte, . Lui non faceva complimenti." Le sue unghie scavarono nel suo cuoio capelluto quando Marco aumentò la pressione.

"Raccontami," singhiozzò Marco tra un leccata e l'altra, le parole che gli vibravano contro la pelle. Chiara rise, il suono che risuonò nella stanza come un campanello rotto. "Prima nella fica, come un treno merci." Una mano gli tirò la testa più vicino, costringendolo a sentire l'odore pungente del sesso usato. "Senza preavviso, senza pietà. Poi..." Si interruppe per un gemito quando la lingua di Marco trovò il nodo teso del suo ano. "Poi mi ha rivoltata e ripreso nel culo mentre urlavo."

Le sue dita si strinsero nei suoi capelli fino a farlo urlare, ma Marco continuò, la lingua che tracciava cerchi sempre più stretti attorno alla carne infiammata. Sentì Chiara tremare sopra di lui, il respiro che diventava affannoso. "Me lo ha messo nel culo lentamente mentre io pensavo a te," sussurrò con voce rotta, le parole che cadevano come pietre. "Centimetro dopo centimetro quell'enorme cazzo mi apriva il culo, e io... io immaginavo la tua faccia mentre lo guardavi."

Il racconto si trasformò in immagini vivide nella mente di Marco: Chiara piegata sul sedile con le mani legate, il trench dell'uomo che ondeggiava ad ogni spinta mentre il suo cazzo scompariva in quel budello stretto. Il dolore che si trasformava in piacere mentre le sue labbra formavano il suo nome. "Eri eccitata?" sbuffò Marco, la voce soffocata dalla carne di lei. Chiara rise, un suono aspro e tagliente. "Moltissimo. Soprattutto quando ha iniziato a insultarmi, chiamandomi la tua lurida mogliettina."

Rotolò nella vasca con un tonfo, trascinando Marco sopra di sé. Le gambe gli cinsero la vita mentre gli afferrava la faccia, costringendolo a guardarla negli occhi. "Voleva sapere se eri geloso," sibilò. Le unghie gli scavarono solchi sulle guance. "Gli ho detto che ti eccitava vedermi prendere cazzi più grossi del tuo." Il suo respiro era caldo e acido di vino e sperma. "Ecco perché ha insistito per il doppio buco."

Con un movimento fluido, Chiara si girò a pancia in giù, le natiche ancora rosse e umide che emergevano dall'acqua. "Ero così stretta per lui," gemette fingendo un'espressione da vergine spaventata, le dita che allargavano le proprie natiche per mostrare l'anello ancora dilatato. "Dopo la terza spinta ho smesso di urlare e ho iniziato a godere come una cagna." La voce le tremò mentre ricreava il momento, il bacino che ondeggiava nell'aria come se fosse ancora impalata. "Mi ha scopato fino a farmi sanguinare, poi mi ha fatto ingoiare tutto."

Si voltò di scatto verso Marco, gli occhi brucianti di un'energia folle. "Ora scopami tu," sibilò afferrandogli il cazzo con una presa brutale. "Inculami a sangue e fammi venire." Lo trascinò verso di sé con tale violenza che l'acqua schizzò fuori dalla vasca. Marco barcollò, le mani che si aggrappavano alle sue anche mentre lei si posizionava a quattro zampe, il culo che luccicava sotto il luccichio delle candele. "Perché quel bastardo sì e tu no?" ringhiò Chiara scuotendo le anche con un movimento osceno.

Marco sbuffò mentre affondava dentro di lei con un solo colpo secco, la carne ancora dilatata che gli avvolgeva il membro con una stretta bollente. Chiara urlò, le unghie che graffiavano la ceramica mentre cercava di respingere il dolore con la rabbia. "Dài, cornuto!" lo provocò voltandosi a guardarlo con uno sguardo selvaggio. "Dimostrami che questa è ancora la tua troia!"

Il suo corpo ondeggiava violentemente nell'acqua che schizzava sulle candele, spegnendole con sibili di cera fusa. Marco la afferrò per i fianchi, le dita che affondavano nei lividi freschi lasciati dallo sconosciuto, e cominciò a pompare con una furia che non sapeva di possedere. Ogni spinta faceva sbattere le natiche di Chiara contro il suo ventre con uno schiaffo umido, il rumore che si mescolava ai suoi gemiti isterici.

"Così, sì, più forte! Sto per venire, continua!" urlava Chiara, la schiena inarcata come un arco mentre le sue dita artigliavano il bordo della vasca. Sentiva Marco perdere il ritmo, i respiri che diventavano rantoli, e gli affondò le unghie nelle cosce per costringerlo a mantenere il passo. "Non ti fermare, sfondami come ha fatto lui! Sì, proprio lì, cazzo, proprio lì!" La sua voce si spezzò in un urlo quando le dita di Marco le strisciarono sul clitoride, il piacere che esplodeva in onde elettriche lungo la colonna vertebrale.

Marco la vide trasformarsi sotto di lui: la pelle madida di sudore e acqua che luccicava alla fioca luce delle candele rimaste, i capelli che le si attaccavano al collo in serpentine bagnate, il rosso dei graffi sul suo fianco che pulsava ad ogni suo movimento. "Sborrami dentro, fallo ora!" gli ordinò torcendosi come un animale ferito, la voce roca e spezzata dalla fatica. Marco sentì il nodo dell'orgasmo salirgli dalle palle mentre Chiara si contraeva intorno a lui con spasmi violentissimi, i muscoli che lo strizzavano come una morsa bollente.

Era un fiume in piena, caldo e denso che sgorgava dentro di lei riempiendola in modo quasi doloroso, ogni spinta che ne faceva fuoriuscire goccioline biancastre che si disperdevano nell'acqua della vasca. Chiara urlò, le unghie che scivolarono sulla ceramica mentre si accasciava in avanti, il suo tremolio incontrollato che si sincronizzava alle pulsazioni ancora vive dentro di lei. "Senti come mi cola..." sussurrò con voce rotta, una mano che si insinuò tra le sue cosce per raccogliere il seme che già fuoriusciva, mostrandoglielo sulle dita tremanti prima di leccarle con un languido movimento di lingua.

L'odore acre di sesso e cloro riempiva l'aria umida quando Chiara si girò finalmente verso di lui, le cosce ancora aperte e tremanti, il buco del culo che pulsava visibilmente dilatato. "Vedi?" indicò con un dito bagnato il liquido bianco che le colava lungo la piega delle natiche, "è tutto tuo ora. Mischiati a lui." La sua risata era un suono roco e sibilante mentre afferrava la testa di Marco per costringerlo a leccare la miscela indecente che sgocciolava dalla sua carne violata. "Puliscimi bene, marito mio," sussurrò con tono da regina, le dita che gli intrecciavano i capelli in una stretta dolorosa, "e ricorda che stasera hai solo assistito. Domani toccherà nuovamente farmi urlare come una troia da strada."

Si alzò infine dall'acqua con movimenti da sirena ubriaca, il corpo segnato e luccicante, lasciando Marco nella vasca semivuota a osservare le striature bianche che galleggiavano sull'acqua come meduse al chiaro di luna.
scritto il
2026-01-04
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