Come tutto ebbe inizio... Cap 41
di
Maurox
genere
corna
Fede: le origini.
Sento delle voci.
Mi sembra di sentire mia moglie, Angelo e se non sbaglio, Nicola.
Cambio la telecamera e li inquadro.
Si, ci ho preso. Sono loro.
"Bene ragazzi! Vedo che avete disposto i tavoli e apparecchiato come vi ho detto.
Bravi!
Federica, tu sei a posto o vuoi mangiare qualcos'altro?"
"No, grazie Angelo! Non ho tanta fame, sto bene cosi!"
"Mangi poco ragazza mia, mangi poco. Eppure ricordo che quando sei venuta con tuo marito, hai divorato tutto."
"Erano altri tempi Angelo. Comunque vedrai che tornerò a mangiare. Almeno lo spero! "
"Allora Federica, hai deciso che tipo di spettacolo vuoi fare stasera?"
"Angelo deve essere soft o hard?"
"Solo soft. É per pochi intimi, una ventina di persone, non di più. Vabbè, tu sai cosa fare. Non ci sono ne Piero e né Sara. Dovrai fare da sola."
"Nessun problema. Nel video soft di presentazione posso utilizzare i dildo?"
"Fai te. È il tuo video, scegli te. Sei sicura di stare bene oggi? Non voglio che ti senta male. Fai ancora in tempo a rinunciare e io a chiamare un' altra per lo spettacolo."
"No no, Angelo. Oggi sto bene! Grazie!
É che sto passando un brutto periodo e gli ultimi due giorni sono stati come una tortura continua."
Tortura! Ma se é stata lei che mi ha torturato.
"Va bene Federica. Poi le foto e il video hard lo farai quando ti sentirai bene. Non c'è fretta."
Oh cazzo! Non ha fatto il servizio ieri. Cosa le è successo e dove é stata fino alla sera.
"Quando arriva il fotografo per il video e le foto?"
"Alle 15.30. Se vuoi, puoi andare a prepararti?"
"Va bene, vado."
Fede sale la scaletta del palco e tramite la porticina va nel retro dove si trova tutto il necessario per gli spettacoli.
Angelo e Nicola rimangono in salone aspettando che Fede vada dietro al palco e una volta chiusa la porta sento Angelo dire al cameriere.
"Avete fatto un buon lavoro, bravi.
Come l'hai vista, Federica?
Oggi non mi è sembrata essere la stessa troia di sempre.
É un' idea mia, ma penso che non farà lo spettacolo stasera.
Chiama un' altra modella e digli di tenersi pronta.
Vedremo dopo, con le foto se reagisce, altrimenti la mando a casa."
"Ok, sig Angelo."
"Fa una cosa: tra cinque minuti va a vedere se sta bene.
Sai, se il marito é già venuto? Gli ho detto di venire alle 19.00, ma al cornuto piace vedere la sua puttana che si esibisce e magari é già arrivato."
"No, non ho visto nessuna a
Audi. La signora Federica mi ha detto che ha un Audi."
"La signora?! Vabbè chiamiamola signora. Si, lo ha detto pure a me che gli ha regalato un Audi.
Nicola mio, vedi quanto frutta avere tre buchi da utilizzare?
Certo se sapesse che il marito é dietro quel vetro, credo le prenderebbe un infarto.
Nicola, noi facciamoci i cazzi nostri.
A noi una troia così fa comodo, molto comodo.
Mi sto già mettendo d'accordo con un mio amico di Torino per mandarla nel suo club per scambisti.
Altri soldi.
Vai a vedere come si sente, io intanto aspetto il fotografo."
Nicola lascia Angelo e si dirige verso la scaletta che porta al palco e sparisce dietro la porticina.
Angelo credo sia uscito dalla sala ed é andato nel ristorante.
E come pensavo io! Angelo é un gran figlio di una bagascia.
Cambio la telecamera e metto la visione del retro.
C'è Fede seduta, davanti ad uno specchio illuminato, che si sta truccando.
Ha fatto uno chignon con i capelli e indossa una vestaglia.
Arriva Nicola.
"Signora Federica, come va? É tutto a posto? Si sente bene?"
Fede si volta.
"Si, grazie Nicola. Piano piano, passa tutto.
Dammi un consiglio, tu che sei un uomo, come vorresti vedermi?
Con i dildo in vari buchi mentre ci gioco o senza?"
"Signora Federica, io vorrei vederla con il mio di dildo dentro la sua... mmhhh... ha capito, no?!"
"Ahahah! Ho capito, ho capito. Mi hai fatto sorridere.
Fammi il favore, mi controlli se ci sono peli sulla fica e dietro al culo.
Non ho fatto in tempo ad andare dall' estetista, li ho tolti io ma non sono sicura di averlo fatto bene."
Fede si toglie la vestaglia e sale sulla famosa poltrona ginecologica che a volte serve per fare alcuni giochi negli spettacoli.
Allarga le gambe, posizionandole sugli appositi sostegni.
Nicola é fermo. La guarda in mezzo alle gambe.
La fica di Fede é esposta agli occhi del cameriere.
Sembra sia paralizzato dalla visione di quella carne rosata.
"Nicola!"
"Si, signora!"
"Dai, controlla per favore! Accendi i faretti cosi vedi meglio."
Nicola accende i faretti che piano piano, scaldandosi, arrivano alla massima luminosità.
L' uomo si avvicina a Fede e con il palmo della mano strofina, facendo avanti e indietro, sulla sua figa per sentire se ci sono peli.
Poi si abbassa e allargandole le natiche controlla il culo.
"No, signora, é tutto pulito."
Gli dice, continuando a toccarle la fica.
"Certo, signora, che lei é proprio bella."
"Grazie Nicola. Ma se non sbaglio il 5 aprile é stato il tuo compleanno?"
"Si, il 5 Aprile."
"E Angelo non ti fa lo stesso regalo di Antonio? "
"No! Antonio ha un trattamento di favore. Io non sono come lui."
"Va bene! Nicola, sono a gambe aperte e sto giù di morale. Chissà se un po' di sesso mi mette di buon umore.
Dai, abbassati i pantaloni e scopami. Ti voglio fare questo regalo.
Ti dispiace se intanto che tu fai, io controllo la posta?"
Nicola rimane colpito da questa frase di Fede.
E ti credo! Una delle puttane di Angelo gli ha chiesto di scoparla e a lui questo non sembra vero.
"No No. Faccia quello che vuole. Non ho preservativo e se venisse Angelo?"
"Se sei a posto, non ti preoccupare del preservativo.
Se venisse Angelo gli dico che sono stata io a chiedertelo come terapia. Sborra pure dentro, poi dopo io mi lavo. Vatti a fare un bidè e prendi il mio cellulare che sta in borsa.
Poi, leccamela se non ti spiace, non riesco proprio ad eccitarmi.
Anzi, prendimi l' olio intimo perché é secca. "
Nicola va in bagno, ne esce dopo due minuti, va a prendere il cellulare a Fede e glielo da.
Lei si mette a smanettare sulla tastiera del Blackberry mentre Nicola, dopo averlo preso, lubrifica l' ingresso della vulva.
Si abbassa il pantalone e si cosparge il lubrificante sul cazzo, poi, aprendo le grandi labbra con le dita comincia a sgrillettare la fica di Fede.
Lei é impassibile! Come se non stesse accadendo nulla.
Forse si é adeguata alle model inglesi che, mi hanno detto, mentre scopano mandano messaggi o parlano al cellulare.
Guarda lo schermo del telefono e la sua mano, utilizzando credo le dita o le unghie, comincia spingere i tasti per scrivere.
Passano, forse, un paio di minuti.
Nicola smette di sditalinarla, si posiziona davanti a lei, in mezzo alle sue gambe e dopo averglielo strofinato sulla vulva, entra dentro iniziando a scoparla.
"Signora Federica, sicura che posso venirle dentro?"
Fede alza lo sguardo, abbassando sul suo seno il cellulare, e rivolgendosi a Nicola: "Si, si! Non preoccuparti".
Poi riporta lo sguardo sullo schermo, continuando ad utilizzare la tastiera.
Nicola continua a scoparla, ma ad un certo punto Fede, abbassa il cellulare e fa un volto di beatitudine.
Deve aver goduto.
Nicola continua a scoparla.
Ha visto che ha fatto godere la troia del locale.
Si vede il volto soddisfatto del cameriere, che forse, eccitato ancora di piu, prende mia moglie per i fianchi continuando a stantuffarla.
Fede abbassa il cellulare e lo poggia su un tavolinetto affianco alla poltrona.
"Nicola, stai finendo?"
"Si signora. Quasi fatto. "
É strano che Fede non veda l' ora di finire. Non é da lei.
Nicola aumenta la velocità e poi rallenta dandole gli ultimi tre colpi secchi.
Rimane fermo dentro Fede poi, facendo un passo indietro, lo tira fuori.
É leggermente moscio, ma si vedono i filamenti di sperma che sono attaccati alla sua cappella.
"Finito Nicola?"
"Si signora, grazie. Spero di averle tirato su il morale, almeno quanto lei lo ha tirato su a me?"
"Si, Nicola. Un pochino si. Buon compleanno Nicola."
"Grazie! É stato un bel regalo. Grazie signora."
Fede si alza dalla poltrona e va in bagno.
Ne esce dopo un paio di minuti ed entra Nicola.
Poi quando esce anche lui, Fede gli dice: "Nicola dammi una mano che faccio un clistere. Voglio utilizzare i dildo in coppia".
"Certo signora. "
Mentre nicola si sistema, Fede prepara il liquido del clistere e posizionandosi di fianco, su un lettino, alza le gambe portandole vicino al petto.
Nicola, dopo aver infilato la cannula, apre la farfalla facendo scorrere il liquido lentamente.
Una volta terminato, Fede aspetta.
"Allora Nicola, ti è piaciuto il mio regalo?"
"Moltissimo signora. Se si potesse bissare non sarebbe male."
"Nicolaaaa! Accontentati."
Va in bagno e in contemporanea entra Angelo.
"Dove sta Federica, Nicola?"
"In bagno sig Angelo. Ha fatto un clistere."
"Vuole utilizzare il culo? Meglio!
In poche qua dentro, sono brave con il culo come lei.
Ahahah! Chiedi ad Antonio?
Va fuori e avvertimi se arriva il marito."
"Ok, vado."
Fede esce dal bagno. É nuda!
"Bene! Ecco la mia puttana preferita."
Fede sorride.
Lui si avvicina a lei e le palpa le bocce.
"Sei dimagrita? Quanto? Forse 2 kg?"
"Tre. Tre chili, Angelo."
"Non va bene. Li hai persi sul seno e sul culo."
L' abbraccia tirandole su le natiche con le mani.
"Io comunque ti preferivo prima. Mangia, cavolo!
Hai fatto un bel lavoro con il mio amico di Palermo.
Sei stata brava e mi hai fatto fare un figurone.
Lui cercava una ragazza giovane e io invece gli ho detto di venire con te.
É rimasto soddisfattissimo.
Specialmente del lavoro di culo."
"Menomale! Ne ero sicura, ma cavolo, é stato sempre col suo cazzo dentro.
Non era mai stanco."
"Beh, meglio per te. Non eri contenta?"
"Si si, contentissima. Anzi, se volesse io sono qua."
Ma quando cazzo ci va con questi.
Non riesco a capire dove trova il tempo.
"Bene Federica, volevi raccontarmi qualcosa o sbaglio?
Sempre se non hai cambiato idea.
E con tuo marito, che sta succedendo?
Aria di divorzio? Dai, andiamo in sala, cosi magari ti liberi raccontando. Ti vesti o metti la vestaglietta?"
"Metto il neglige', questo trasparente e calzo un paio di scarpe."
"Ok, metti i sandali. Fai vedere i tuoi piedi con le unghie smaltate.
Ti fanno più sexy, oltre che più puttana."
"Va bene papy. Ai tuoi ordini."
Fede fa quello che ha detto, ma con il neglige' trasparente, indossarlo o non indossarlo é come stare nuda.
Angelo aspetta che mia moglie si avvicini a lui e poi, cambio telecamera riportando la visuale all' interno della grande sala, perche non li vedo più.
Eccoli che scendono dalla scaletta del palco e Angelo poggiando una mano dietro il culo della sua puttana preferita, la invita a sedersi ad un tavolinetto rotondo.
Fede, si siede, poggiando il culo sulla poltroncina in velluto rosso e guardando Angelo, gli chiede: "Avrei bisogno di qualcosa per scaldarmi".
"Hai freddo? Alzo la temperatura, ma qua dentro siamo a 26 gradi."
"Non ho freddo fuori, Angelo. Ho freddo dentro. Quello che ti sto per dire, della mia cerchia di amici, non lo sa nessuno, nemmeno le mie migliori amiche.
O meglio, loro, come mio marito sanno alcune cose della mia vita, ma non tutto.
Ho bisogno di sfogarmi. Sto vivendo un brutto momento e devo liberarmi, devo raccontarlo a qualcuno e..."
Sbotta a piangere.
Angelo si avvicina a lei e sollevandola dalla poltroncina, l' abbraccia. Stavolta non lo fa da figlio di puttana, ma l' abbraccia come fosse un padre.
La consola e poi quando Fede si è calmata la fa rimettere seduta.
"Devo truccarmi di nuovo. Che stupida!"
"Fede, se non vuoi fare nulla oggi, non ci sono problemi.
Se sei stanca di fare questa vita, dimmelo. Non ci sono problemi. Non hai contratto e anche se lo avessi, non me ne fregherebbe nulla.
Si, ti tratto come fossi una puttana, ma lo dico scherzosamente e anche quando io apostrofo tuo marito chiamandolo "il cornuto", lo faccio scherzosamente.
Visto che a volte mi prendo in giro da solo chiamandomi brutto frocio.
Tu per me ormai sei come una figlia. Dimmi solo che vuoi smettere e blocco tutto.
Se vuoi prenderti una pausa, non ho problemi.
Sei te la padrona della tua vita, non io.
Se vuoi raccontare ora, io sono qui, pronto ad ascoltarti.
Se vuoi tornare a casa oppure se posso aiutarti a risolvere questo problema con tuo marito, io ci sono.
Non guardarmi come il tuo papy o il tuo datore di lavoro, guardami come fossi tuo padre."
Fede lo ascolta, poi...
"No Angelo. Te l' ho detto, voglio sfogarmi e devo raccontare a qualcuno.
E tu sei la persona più giusta. "
"Ok, asciugati gli occhi. Rilassati un pochino e aspetta che vado a prendere una cosa per scaldarti.
Cosa vuoi un calice di vino, champagne, dimmi te? "
"Un calice di rosso. Grazie."
Angelo si alza e sparisce dalla visuale, poi sento la sua voce urlare.
"Salim, portami la bottiglia di Brunello con un calice.
No, no quella.
Si, quella da 180 euro.
Ma saranno cazzi miei o no! Cazzo! Sono il padrone del locale o mi sbaglio? "
Forse ho pensato male di Angelo. Me lo credevo uno stronzo e invece...
La sta trattando veramente con i guanti bianchi.
Angelo torna al tavolo con Fede, stappa la bottiglia, e ne versa il contenuto nel calice. Lo prende e lo fa roteare per ossigenarlo, poi glielo da.
"Bevilo a sorsi, figlia mia. A piccoli sorsi."
Prende una sedia e si mette seduto davanti a Fede.
"Ora se vuoi, puoi sfogarti e dirmi tutto quello che vuoi. Da questa bocca non uscirà niente."
Fede annuisce con la testa.
"Vedi Angelo, io sono nata a Roma, in un quartiere che proprio una meraviglia non era.
E anche il lavoro era quello che era.
Tanto è vero, che con i miei genitori ci trasferimmo in Inghilterra dove rimanemmo fino al 79/80.
Mia madre, fortunatamente, é madrelingua inglese, e io non ebbi difficoltà ad inserirmi. Ero piccola ed ero una spugna.
Cosi ho fatto le scuole oltremanica.
Poi, i miei decisero di tornare, perché per mio papà le cose si erano messe male e alcuni suoi amici gli dissero che invece in Italia si stava benino e che il lavoro nell' edilizia c' era.
Cosi tornammo.
Ebbi un po' di difficoltà all' inizio per l' italiano, ma ero sveglia e piano piano, tornai ai miei livelli scolastici.
Ero brava a scuola, molto brava.
Andavo d'accordo con tutti i miei compagni di classe e anche con altri mi sapevo far volere bene.
L' unica nota storta era il quartiere.
Non era un bel posto.
Una borgata tra due consolari piena zeppa di case popolari, abitata da brave e brutte persone.
C' era, e da quel che mi hanno detto, c'è di tutto.
Però, all' epoca, quello ci si poteva permettere.
Un piccolo appartamentino con due stanzette, un saloncino, un cucinino e un bagnetto.
Non era un granché, ma era casa."
Angelo l' ascolta, colpito dal suo racconto.
Fede continua.
"Mio papà, purtroppo, aveva difficoltà per trovare lavoro.
Non era proprio come gli avevano detto i suoi amici e spesso per lavorare doveva spostarsi fuori regione.
Stava fuori per 15/20 giorni.
Poi tornava e stava con noi per tre, quattro, a volte cinque giorni e poi ripartiva.
Mia mamma, faceva le pulizie in due case. La mattina e il pomeriggio e come avrai capito, Angelo, io stavo, una volta uscita da scuola, molto spesso da sola.
Il tempo, in maggior modo, lo passavo studiando con la mia amica Clementina, figlia della sig.ra Pinuccia, che abitavano sullo stesso nostro pianerottolo.
A volte andavo io a casa sua e a volte veniva lei da me.
Economicamente non eravamo poveri, però non scialacquavamo nell' oro e pertanto le cose futili non si compravano."
"Fede", la interrompe Angelo, "mi sembra di vedere la mia storia con te. Continua, continua pure..."
"Bene Angelo. Ti ho detto che mi ha formato e fatto vedere la vita in modo diverso e ti spiego il perché.
Sai, tra ragazze si parla del mi piace questo, mi piace quello e cosi via.
A me, della mia classe non piaceva nessuno.
Anche vero che non ero proprio bellissima. Alta per la mia età, secca e con, forse, una prima di seno.
Però non ero manco una schifezza, tanto é vero che quattro ragazzi mi chiesero di andare al cinema.
Li ringraziai, ma rifiutai il loro invito.
Clementina mi disse che ero pazza ad aver rifiutato gli inviti, ma io gli dissi che nessuno dei quattro mi piaceva e pertanto preferii subito dirgli di no.
Poi uscì il film il tempo delle mele e il papà di Clementina ci regalò i biglietti per andarlo a vedere.
Ebbene, io rimasi molto colpita da quel film.
Anche io cercavo il ragazzo che mi piacesse, ma cercavo pure il primo bacio, qualcosa che mi facesse assorbire quel calore che si stava sviluppando dentro di me.
E così, casualmente, uno dei tanti giorni che ero sola in casa, sbirciando dentro l' armadio dei miei, trovai dei giornaletti e delle riviste nascoste
Mi sembra di rivederlo ancora oggi.
Il Lando, Il Tromba, Jacula, Supersex e Le ore.
Pensavo che i miei si divertissero a vederle e a leggerle.
Almeno cosi io pensavo.
Rimasi colpita dalla copertina e la curiosità fu talmente tanta che mi misi a sfogliare il primo giornaletto.
Sai di che cosa io sto parlando vero Angelo? "
"Certo Federica, chi é che non ha letto le avventure di tre palle o del Tromba.
Poi le altre riviste, sfido chiunque a dire di non averle mai lette.
No lette, viste, chi cazzo le leggeva.
Troppe pippe mi ci sono fatto su quei maschietti."
"Ti masturbavi con loro?"
"Si. Non c' erano tante riviste per noi e quindi io guardavo i maschietti che si davano da fare con le donne. "
"A me rimase impresso tre palle, il Lando. Forse é per questo motivo che adoro gli uomini con i grandi testicoli e le enormi sborrate.
Poi Jacula, quella vampira affamata di sesso.
Poi con Supersex. Wow!
Per me quella fu la prima volta ad aver visto il cazzo di un uomo e capire quello cosa ci si potesse fare.
Rimasi ad occhi aperti, estasiata da quella visione.
Penso che la maggior parte delle ragazze della mia età avrebbero chiuso e riposto quelle riviste dove le avevo trovate, invece io, nei momenti che ero sola in casa, le andavo a riprendere per vederle, leggendole pure.
E ogni volta che le vedevo avevo il fuoco dentro.
Cosi un giorno, mentre stavo studiando, per merenda presi una banana e mentre stavo per mangiarla pensai alla signora bionda, su Supersex, che aveva preso in bocca il pisello di quel signore.
Dall' espressione che avevano tutti e due sembrava essere molto piacevole.
Cosi, aprii la bocca, e invece di morderla, cominciai a fare avanti e indietro, simulando un bocchino.
Tanto piacevole non era.
Forse non si doveva fare così.
Tornai a vedere le foto.
Si vedeva lei che mentre lo aveva in bocca, si toccava la micia.
Mi tolsi la mutandina e mettendomi sul mio letto, aprii le gambe, cominciando a toccarmela.
Oh Angelo, era piacevole, molto piacevole.
Avevo e stavo scoprendo il sesso, in alcune sue forme e anche se ero solo all' inizio, stavo imparando.
Sempre tramite i giornali, vedevo i maschi sfruttare la micia delle femmine che calorosamente accoglievano quel palo dentro la loro calda caverna.
Io non potevo farlo, sapevo che avrei perso la mia verginità e non potevo utilizzare la mia micia.
Mi masturbavo spesso, a volte anche la sera a letto, mentre mia mamma dormiva, utilizzavo il mio dito e cavolo, mi bagnavo, e anche parecchio.
A volte il lenzuolo diventava parecchio umido tanto che mia madre mi chiese se mi facessi ancora la pipi addosso.
Quando le dissi di no, lei fece un leggero sorriso.
Così cominciarono ad arrivare le prime calze, i primi trucchi e lo smalto.
Non mi truccavo come ora Angelo.
Ero più parca, un leggero strato di fard, un po' di ombretto, un rossetto leggero e lo smalto.
Quello smalto color rosa sulle mie unghie dei piedi e delle mani.
La sera, quando andavo a dormire, immaginavo me al posto della donna che il Lando sfondava con il suo membro e che riempiva di sperma grazie alle sue tre palle.
E poi, mio padre tornò.
Cinque giorni a Roma.
Mi accompagnava a scuola e mi veniva a riprendere.
Era fantastico!
Ricevere il suo bacio al mattino e la sua buonanotte la sera.
Ma i giorni passano veloci. E cosi dopo cinque giorni mio papà ripartii.
Lui non c' era, ma in compenso trovai altre due riviste e un giornaletto di Jacula in più.
Inoltre, dentro una scatola, c' erano delle scarpe nere col tacco a spillo.
Un leggero tacco, forse sei cm o qualcosa di piu. Oltre alle scarpe, nella scatola c' erano delle calze nere velate, un reggicalze e delle calze nere a rete.
Mi immaginavo su quelle scarpe che per me, sempre andata in scarpe da ginnastica, mi rendevano più alta, ma soprattutto mi facevano donna."
Angelo é affascinato dal racconto di Fede e a dir la verità lo sono anche io.
Non mi ha mai raccontato questa storia della sua vita.
Sapevo del papà, della mamma, del quartiere, ma di questa storia di sesso non me ne ha mai parlato e anche io ascolto a bocca aperta.
Molto preso da ciò che sta raccontando.
Ogni tanto Fede si ferma e beve un sorso di Brunello.
E poi, riparte...
"E cosi Angelo, un giorno, sola in casa, non resistetti.
Misi le calze a rete, le scarpe col tacco e andai nel piccolo ingresso di casa.
Mi misi davanti lo specchio che prendeva tutta la parete, per vedermi.
Le scarpe erano un pochino strette, ma volevo solo vedere come stessi vestita e se potevo somigliare, almeno in minima parte, alle donne di Supersex.
Non ero male, tutto sommato.
Una sistematina ai capelli, un po' di rossetto e con un trucco più forte, sembravo proprio una di loro.
L' alieno che con lo sguardo e la parolina magica scopava tutte le donne, poteva fare di me quel che voleva. "
"Fede, e la tua fichetta com' era?"
"Ahahah? Angelo, come vuoi che fosse. Piccola, piccola e stretta. Con i peli, perché allora il pelo era fondamentale, anche se io oggi la preferisco senza.
Mi da più di pulito."
"Si, hai ragione. Anche a me piace il cazzo senza pelo. Scusami, continua pure."
"Ok, Angelo. Il tempo scorreva e io spesso, molto spesso, anzi forse pure troppo, mi masturbavo.
Ero ossessionata dal sesso, mi piaceva.
Arrivò il mio compleanno e qualche piccolo regalo.
Mia zia, ma non ho mai capito perché zia, visto che mio padre e mia madre erano figli unici, mi regalò 100.000 lire all' insaputa dei miei.
Logicamente io, da brava civetta, ci comprai due rossetti rosso fuoco, delle calze a rete e un perizoma.
Avrei voluto comprare un paio di scarpe fantastiche. Avevano un tacco a spillo altissimo. Le provai pure.
Non puoi capire come mi sentii troia quando le indossai e cominciai a camminare dentro il negozio.
Vedere lo sguardo di alcuni signori, i loro occhi puntati su di me come se stessi facendo una sfilata.
Eh, si! Gran belle scarpe. Proprio quelle che servivano per completarmi. Per essere come una di quelle donne delle riviste.
Peròpoi, pensandoci bene, alla fine rinunciai, perché non sapevo dove nasconderle e perché quei soldi potevano pagare un bolletta se i miei non avessero avuto liquidità.
Quel giorno rientrai a casa e nascosi per bene il tutto per non farli trovare a mia madre, aspettando il momento in cui poter indossare quelle cose peccaminose.
Il giorno seguente, indossai il materiale.
Manco sapevo si chiamasse lingerie.
Mi accorsi che il perizoma, con i peli sotto non era bello da vedere, così con le forbicine diedi una bella sfoltita e una volta fatto tutto e indossate le scarpe di mamma, truccata come una prostituta, andai allo specchio.
Mi piacevo! Cavolo se mi piacevo.
Mi stavo eccitando solo a vedermi allo specchio e infilando una mano dentro al perizoma cominciai a masturbarmi.
Forse due minuti, non credo di più, venni in un modo fantastico.
Mi piacque talmente tanto che a momenti cadevo dalle scarpe di mamma.
Andai in bagno a lavarmi le mani e sempre vestita come una mignotta, sculettando, andai in cucina.
Presi una banana e mentre stavo per aprirla e mangiarla, mi venne in mente Supersex o gli altri che inculavano la dama del momento.
Forse è piacevole pure dietro, pensai. É da provare.
Cosa mi costa.
Tolsi le scarpe perché cominciavano a farmi male, mi unsi il culo con un po' di olio, e lentamente iniziai a far entrare la banana.
Non faceva affatto male e sinceramente non mi spiaceva aver messo il frutto nel mio buco posteriore.
Cominciai ad entrare e uscire dal mio ano e mi stavo eccitando.
Un strano calore scaldava il mio corpo e sotto, in mezzo alle gambe, la mia fica si stava notevolmente bagnando, più del normale.
Ero in piedi, a gambe leggermente divaricate, e i miei umori gocciavano in terra.
Socchiusi gli occhi e pensai al Lando che mi stava inculando, bloccandomi i fianchi con le sue manone.
Abbassai la mano sinistra e cominciai a masturbarmi, dapprima delicatamente, poi, senza fare danni irreparabili, più velocemente fino a quando raggiunsi il godimento.
Un orgasmo pazzesco.
Fu da quel giorno che cominciai a godere sfruttando pure il culo.
Ci infilavo di tutto. Zucchine, cetrioli, banane, candele.
Tutto quello che poteva entrare, veniva utilizzato per trarne piacere.
Sapevo che non poteva avere lo stesso effetto di un vero pisello, però era piacevole e quel mio comportamento sessuale, anche parlando con diverse compagne, mi fece capire quanto io in realtà fossi troia.
Imparai a fare i clistere, perché a volte, tirando fuori il frutto dal mio didietro, ne usciva sporco, e non era affatto piacevole da vedersi.
All' epoca si utilizzavano quelle perette di gomma che si riempivano, generalmente con camomilla.
Ricordo mia mamma che mi disse quante cavolo di camomille mi bevevo, ma poi il buco dove entrava quel liquido non era orale, ma anale. Ahahah!"
Mentre ride, ha lo sguardo assente.
Non é la mia solita Fede.
Non é mia moglie. Qualcosa non va e, per me che la conosco da quasi venti anni, me ne rendo conto.
Beve un sorso di vino dal bicchiere e torna a raccontare.
"Cosi Angelo, continuavo a giocare sessualmente, in quella maniera.
Lo so che non era la stessa cosa che fare all' amore con un ragazzo, ma a me piaceva.
A volte, rammento, rubavo una o due sigarette a mio padre, e poi quando ero sola, mi mettevo le calze col reggicalze, le scarpe col tacco di mia madre e accendendo la sigaretta, facevo finta di fare la puttana e essere rimorchiata.
Giocavo così. In quei momenti la testa quello mi diceva.
Guardavo le nuove riviste che mio papà portava.
Playmen! Rammento playmen!
C' era la foto di una certa Ilona Staller. Guardavo le sue foto e mi sarebbe proprio piaciuto fare come lei.
Delle foto nuda. Era bellissima!
Certo, non ero come lei, però avrei potuto diventarlo.
Dovevo solo avere pazienza e aspettare.
E poi, un giorno che stavo studiando a casa della mia amica Clementina, la mamma: Clementina, ho dimenticato l' appuntamento. Corri corri, dobbiamo sbrigarci.
Fefe', fai il favore sistema te i libri e poi torna a casa. Ciao bella!
Loro uscirono e io sistemai i libri, ma non ce la facevo piu. Dovevo andare in bagno a fare pipi.
Corsi in bagno, aprii la porta e davanti a me Filippo, il fratello di Clementina, stava con una rivista aperta e con la mano si stava masturbando velocemente.
Forse lui preso da quel momento non sentii il mio arrivo e io, che avrei dovuto chiudere la porta, rimasi li, imbambolata a guardarlo, fino a quando lui, protraendosi con il ventre in avanti, sborro'.
Non finiva mai di sghizzare. I primi due potenti fiotti di sperma, raggiunsero lo specchio, e gli altri andarono nel lavandino.
Poi si girò verso di me e con un movimento fulmineo tirò su il pantalone chiedendomi scusa dell' accaduto.
Ricordo ancora le sue parole: "Federica, scusami, scusami! Ti prego non dire nulla a mamma e a mia sorella, altrimenti farei una figura di merda".
Filippo non era un bel ragazzo, Angelo. Aveva due anni più di noi ed era un tipo. Capelli lunghi, alto forse 180 cm, di corporatura robusta.
Anzi, devo dire, che forse sotto quei vestiti doveva avere un bel fisico.
Giocava a pallone, come centravanti e a volte andava pure la mia amica a vederlo.
"Filippo, io non ho visto nulla. Sei un adolescente e hai bisogno anche te di sfogare la tua sessualità.
Cosa stavi vedendo?"
Lui mi guardò stupito. Pensava forse, che io sbigottita dall' avvenimento, me ne andassi sbattendo la porta e andando a raccontare la brutta esperienza a tutta la sua famiglia.
Ma per me non era stata una brutta esperienza.
Avevo visto dal vivo un pisello e i cosiddetti, come li chiamavano i maschietti, coglioni.
E perdippiu l' avevo visto sparare il prodotto dei suoi testicoli.
Filippo allungo' il braccio, mi diede la rivista e mentre lui puliva lo specchio e il lavandino, io la sfogliavo.
Avevo persino scordato di fare pipi.
Ma quella era l' occasione giusta.
Volevo mostrarmi. Mi piaceva e piace mostrarmi.
Così noncurante del fatto ci fosse Filippo, alzai la gonnellina, abbassai la mutandina, e con lui che mi guardava, iniziai a svuotare la mia vescica, continuando a sfogliare la rivista.
Carmen Russo! C' erano le sue foto. Era bella. Proprio bella.
Quelle posizioni che assumeva per mostrare il suo corpo, le sue nudita a tutti i lettori della rivista, avevano risvegliato in me qualcosa di particolare.
Filippo rimase impassibile, con la spugnetta in mano ad osservarmi.
Il suo sguardo mi eccitava da impazzire.
Posai la rivista sul bidè, mi alzai e tenendo sollevata la gonnellina, mi puli la micia, mostrandola a Filippo.
Con una sfrontatezza e un coraggio che non credevo di possedere e contrariamente a quello che il mio viso da ragazza acqua e sapone mostrava, dissi a Filippo: "Ora siamo pari. Io ho visto il tuo e tu la mia.
Però se io dicessi quello che hai fatto, mi crederebbero tutti.
Se tu dicessi quello che ho fatto io, non ti crederebbe nessuno".
Filippo mi guardava con gli occhi impanicati dal terrore. Aveva un timore terribile della mamma, donna di chiesa e anche catechista.
Se soltanto sua madre avesse saputo lo avrebbe fatto smettere di giocare a pallone.
"Filippo, non dirò mai nulla di quello che ho visto, anzi, potremmo trarre vantaggio da questa situazione."
"In che senso?"
Filippo, mi chiese.
"Ecco, a me piacerebbe vederti mentre ti masturbi e vorrei anche toccartelo."
"Solo questo?"
"Si, solo questo. Niente altro."
"Mi hai fatto cagare sotto. Chissà cosa pensavo mi chiedessi."
Si abbassa il pantalone e la mutanda, mostrandomelo.
Era flaccido, aveva appena sborrato.
Sulla punta, coperta dalla pelle, c' erano ancora le tracce della sperma dell' eiaculazione di pochi minuti prima.
"Eccolo!"
Mi avvicinai a lui e con la mia mano sinistra glielo presi, cominciando a giocarci.
Avevo in mano il primo cazzo della mia vita ed ero eccitata.
Notai lui, che socchiudendo gli occhi, gradiva il tocco sul suo pene della migliore amica di sua sorella.
Era bellissimo e si stava indurendo. Cominciai a segarlo fino a quando diventò durissimo.
Mi fermai e lui: "Continua, comtinua".
"Ma puoi fare ancora?"
"Si, si, continua."
Continuai a segarlo, fino a quando lo sperma fini sul pavimento.
Lui era soddisfatto, io cosi cosi.
"La prossima volta, se vorrai rifarlo, metti qualcosa davanti.
Non voglio pulire di nuovo."
Non gli dissi nulla e corsi verso la porta di casa. Uscii e entrai in casa mia. Mi gettai sul letto e iniziai a masturbarmi pensando a quello che avevo fatto e visto.
Poi dopo aver goduto, mi assalsero mille dubbi.
E se lui raccontasse tutto.
Che figura di merda farei con Clementina, con i suoi genitori, con i miei genitori.
Un dubbio che mi assaliva ogni volta che lo vedevo.
Ma un giorno, come al solito sola in casa, sentii suonare.
Apro la porta e Filippo é sull' uscio.
Lo guardo e lui: "Non sei piu venuta e quindi vengo io. Ho una nuova rivista da farti vedere".
Entra e chiudendo la porta, me la mostra.
Ancora Supersex.
La poggio sul tavolo e comincio a sfogliarla.
Mi stavo stramaledettamente eccitando. Un calore in mezzo alle gambe che andava spento. Ora glielo avrei tirato fuori e non so cosa avrei potuto fargli.
E li mi venne in mente quando a Supersex la donna glielo prese in bocca.
Ma non potevo farlo. Non potevo.
E mentre ero con quei pensieri in testa sentii la sua voce dire: "Spogliati"!
"Come?"
"Hai capito bene, spogliati!"
Non so cosa mi prese, ma cominciai a togliermi i vestiti rimanendo nuda davanti a lui.
Sentivo la micia in fiamme, una voglia incredibile di essere penetrata ma non potevo e non volevo perdere la mia verginità .
Filippo si abbassò la tuta. Il suo cazzo era già dritto.
"Rimarrà per sempre un nostro segreto. E ora fai come questa puttana."
Apre una pagina della rivista e mi mostra una donna con il cazzo di Supersex in bocca.
Io oscillo la testa in segno negativo, ma lui: "Fallo e zitta".
Glielo prendo in mano. Mi avvicino con la mia bocca al suo pene, allungo la lingua, leccandogli la cappella.
Un sapore salato e uno strano odore mi entrarono nel cervello, ma anziche schifirmi, aprii la bocca e lo misi dentro.
Non ero brava. Le uniche cose che sapevo erano quelle viste sulle riviste o i giornaletti e quelle raccontate da due nostre amiche che la sapevano lunga sul sesso orale che praticavano nei bagni.
Sapevo che dovevo succhiare, pertanto cominciai a farlo.
Lo sentivo in bocca pulsare. L' asta era diventava durissima, fino a quando vidi Filippo contrarsi e tenere la mia testa con le sue mani, ferma, con il suo cazzo in bocca che stava pulsando all' impazzata.
Mi riempii la bocca di sperma. Volevo togliermi da quella posizione.
Volevo andare a sputare lo strano liquido denso, vischioso e dolciastro che avevo nella mia bocca, ma non riuscivo a togliere il suo cazzo, poi Filippo lasciò la presa e io corsi in bagno a sputare.
Mentre sciacquavo la bocca, senti toccarmi il culo.
Mi voltai.
"Filippo, basta per oggi."
"Si per me, si. Ma ora tocca a te. Io a te, tu a me.
Vieni."
Mi prese per mano portandomi sul divano. Mi allargo' le gambe e si tuffo' con la sua bocca sulla mia micia.
Era stupendo! Venni dopo due minuti, sghizzando un liquido e impiastricciando la faccia di Filippo.
Scoppiammo a ridere ambedue e capimmo che potevamo fidarci l' uno dell' altra.
A me quel tipo di sesso, piaceva.
A volte me la leccava infilandomi qualcosa didietro e io ormai, in base alle sue informazioni, stavo imparando e avevo preso gusto a prenderglielo in bocca. Addirittura le ultime volte, prima di sputarlo, lo assaporavo, come si fa con un buon vino.
Poi una mia amica, parlando di questo, mi disse che lei lo buttava giù.
Lo inghiottiva.
Non si poteva sprecare cosi quel buon nettare di maschio e quindi andava inghiottito.
Io la guardai, preoccupata, dicendogli: "Ma sei pazza! Vuoi rimanere incinta"?
Lei e altre due scoppiarono a ridere.
"Incinta, ma quale incinta. Per rimanere gravide devi soltato utilizzare la fica. Ti deve sborrare in fica e anche così non è detto che tu lo rimanga."
Oh cazzo! Non lo sapevo. Nonostante tutto, io non lo sapevo. Su tante cose ero ancora ingenua e non sapiente.
E cosi, un bel giorno, nuovanente soli a casa mia. Mi truccai come una di quelle sul giornale, con il rossetto di un rosso fuoco e cominciai il solito bocchino.
Filippo ora durava di più. Non era piu alle prime armi e quei buoni cinque, dieci minuti, resisteva.
Mi scarico' il solito liquido in bocca e stavolta inghiottii.
Filippo mi guardo.
"Ti piace?"
"Non é male. Certo non é nutella, però non é male. E il mio ti piace?"
"Oh cazzo! Si tantissimo! Mi piace tantissimo."
E cosi continuammo i nostri giochi fino al giorno in cui Filippo mi chiese di metterlo nel culo al posto del solito frutto.
Gli diedi il mio consenso.
Mi posizionai a gambe aperte sul divano e entro' dentro di me.
Ero talmente rilassata che non sentii dolore.
Avevo un cazzo nel culo ed era fantastico.
Il primo cazzo nel culo.
Angelo mi piaceva, mi piaceva tantissimo.
Non avevo neanche bisogno di masturbarmi davanti perché ne godevo anche cosi, però spesso con la mano, me la sgrillettavo ed era ancora più bello.
Filippo durò tanto. Forse fui inculata per quindici minuti.
Avevo il sedere in fiamme e mi aveva letteralmente inculato per bene.
Una volta finito mi disse che era venuto due volte e non lo aveva tirato fuori.
Ero piena di sangue. Il mio didietro era pieno di sangue.
Per le forti inculate che mi dava, gli si era rotto il filetto.
Era diventato un uomo a tutti gli effetti.
Si alzo, prese un tovagliolo e mettendomelo dietro al culo mi pulii, poi andai sulla tazza a svuotarmi e a lavarmi sul bidè.
Andai da lui e gli dissi: "Filippo, se vuoi ancora farlo dobbiamo usare i preservativi. Potrei rimanere incinta".
"Si, hai ragione Federica. Potrebbe andare qualcosa davanti. Compro dei preservativi."
Non si scopava, o meglio, non mi inculava spesso.
A volte era più veloce un bocchino, ma quando mi inculava era una meraviglia.
Un pomeriggio, parlando a casa sua con lui, mentre Clementina era in bagno e la mamma in chiesa, mi disse: "É venuto un ragazzo nuovo a pallone. É nero e vedessi, ha una bestia di cazzo. Mai vista una cosa del genere. Ti piacerebbe vederlo"?
Non sapevo cosa dirgli.
Sapeva della mia passione per i neri. Non gliela avevo mai nascosta.
E infatti non risposi.
Feci soltanto il cenno con la testa di si.
Cosi, un pomeriggio che i suoi erano partiti ed io ero sola, mi presento' il suo amico.
Amadi! Si chiamava Amadi.
Quel ragazzo mi colpii molto.
Dopo aver chiacchierato per un po' gli dissi di aspettarmi. Andai in camera, misi le calze a rete, il rossetto e tornai davanti a loro. In brevissimo tempo erano nudi tutti e due.
Fisicamente Filippo non stava messo male, ma cazzo, Amadi era una bestia di ragazzo.
E sotto, da moscio, lo aveva almeno una volta e mezza più grande di Filippo.
Mi piaceva, ero talmente attratta da lui che mi avvicinai e lo baciai cominciando a massaggiargli il cazzo.
Era la prima volta che baciavo un maschio. Manco con Filippo lo avevo mai fatto.
Ma quel ragazzo, quel negro, quel cazzo, mi attraeva moltissimo.
Mi misi in ginocchio davanti a loro e iniziai a succhiarglielo a tutti e due.
Il sapore di Amadi mi aveva fatto saltare tutto.
Non capivo più nulla e ritrovarmi quel cazzo in bocca per me era estasiante.
Capiamoci subito Angelo, non é che avessero un cazzone come quello di Antonio, però Amadi aveva un bell' arnese.
Poi sul tappeto del salone, con me a pecorina, Filippo comincio ad incularmi.
Cinque minuti, lo tiro' fuori mostrandomi il preservativo pieno e dandogli un condom, disse all' amico: "Amadi, tocca a te. Sfondagli il culo".
Quelle parole, anziché preoccuparmi, mi fecero eccitare di più.
Toccai la mia fica. Era un lago di umori.
Ne producevo talmente tanta che, a causa della posizione, avevo bagnata pure la pancia.
Quando entro' lui, stavolta senti un qualcosa di più grande forzare, ma entro', e comincio' ad incularmi.
Per Amadi era la sua prima esperienza. Ma nonostante questo, non finiva mai.
A me piaceva essere posseduta così, ma sinceramente cominciava a farmi un po' male.
Poi dalla sua bocca, con un italiano da ragazzo negro, uscii un: "Ti sfondo il culo puttana"!
E godette.
Lo tirò fuori.
Il preservativo era gonfio di sperma di un colore rossastro.
Avevo sverginato pure Amadi.
Filippo gli disse che se voleva continuare a giocare con me, non si doveva più permettere di offendermi.
Però io non mi sentivo affatto offesa, perché in fin dei conti non mi pagavano, ma ero diventata proprio una puttana.
Ancora vergine di fica, ma con il resto bello usato.
Ero rilassata! Avevo un rendimento a scuola impressionante. Il sesso mi faceva bene, molto bene.
Volevo usare pure la micia, na non potevo. Mia mamma mi portava dal ginecologo ogni due anni e avevo il timore si accorgesse che non ero più vergine.
Caro Angelo, dovetti aspettare altri sei mesi e finalmente Filippo e Amadi mi sverginarono.
Fu meraviglioso ricevere in contemporanea due cazzi.
Uno in culo e l' altro in fica, fu veramente meraviglioso.
Pensa che mio marito sa che fu un mio vecchio fidanzato a sverginarmi, ma non andò cosi.
Furono Amadi e Filippo a farlo. Anzi, il primo fu Filippo.
Macchiai il lenzuolo della sua camera per la rottura del mio imene.
Ma fu fantastico! Venni 4 o 5 volte ed era stato fantastico.
Ma come tutte le cose che hanno inizio, purtroppo, hanno pure una fine.
Mio papà perse il lavoro e lavorava saltuariamente.
Così io trovai un lavoretto pomeridiano in un bar vicino casa.
Andavo il pomeriggio alle 16.00 e chiudevamo alle 21.00.
Non avevo tempo per il sesso.
Anche perché i miei due ragazzi si erano fidanzati.
Non avevo tempo per studiare. Anzi, lo facevo fino a mezzanotte, ma ero stanchissima.
E infatti il mio rendimento calò.
Quell' anno mi salvai solo perché i professori dissero che era stato un anno particolare.
Loro sapevano della mia situazione.
Non potevo continuare cosi, Angelo.
A me piaceva studiare e volevo insegnare.
Chiesi ad un mio amico se poteva aiutarmi. Sapevo che aveva un debole per me e io sinceramente, ero diventata molto carina.
Sapevo che il papà era il titolare di un agenzia che reclutava modelle. Me lo fece conoscere e ringraziando il cielo mi fece lavorare.
Modella di nudo per pittori, servizi fotografici, sfilate, serate in discoteca. Rammento le serate al Piper, al Much more oppure al Gilda.
Poi mi fu proposto il nudo non velato.
Era diverso dallo star nuda davanti ai pittori.
Qui si trattava di foto di nudo.
Non mi interessava mostrarmi senza veli, anzi, mi piaceva. Non avevo più quelle remore e veniva pagato molto bene e finalmente, stavo esaudendo il mio sogno di mostrarmi nuda.
Non ho mai capito dove andassero a finire quelle foto, però erano pagate bene.
Foto con i modelli e altro. I soldi li avevo e cosi aiutavo a casa di nascosto.
Conobbi un ragazzo. Rashim. Un modello pure lui.
Mi mise incinta e ci furono dei problemi. I suoi genitori mi fecero abortire e sparirono. Sparirono tutti.
Io ero giù, non andai a scuola per una settimana, poi dissi di no.
Che non potevo e non dovevo andare avanti cosi.
Tornai a scuola e andavo a 2000.
Nel frattempo il mio agente, cioè il papà del mio amico, mi propose di fare film hard. Pagavano molto bene.
Lui sapeva di me e Rashim perché il figlio di nascosto fotografava e filmava i nostri incontri che si facevano nello studio fotografico del padre.
Si prendeva i soldi per farci stare la dentro.
Quindi, il papà, sapeva che ero una bella maiala e mi propose, dopo avermi fatto una serie di video molto particolari, un incontro con due produttori.
Dovetti sottostare alle loro voglie nello studio e dopo un po' mi proposero quei quattro fogli da firmare.
Avrei dovuto andarmene da Roma, ma forse era poco importante questo.
Lessi il contratto e dissi di no.
Puttana si, ma cogliona no.
Tra tutti, io ero quella che guadagnava di meno.
E li pensai: io perdo la faccia e guadagno di meno.
E poi io voglio insegnare.
Rifiutai.
I produttori se ne andarono incazzati e il mio agente me la fece pagare cara. Se volevo lavorare dovevo esaudire qualche suo desiderio.
E quindi la mia bocca e i miei buchi assencondarono anche le sue voglie sessuali."
Lo sapevo. Lo papevo. Me l' aspettavo. Quel porco del padre di Alessandro era impossibile che non avesse usufruito di Fede.
Porco maiale. Ringrazia il cielo che non ci sei piu altrimenti ti avrei rimesso a posto io. Bastardo!
Fede, beve un altro sorso.
"Aspetta Federica. Vatti a prendere qualcosa per coprirti. Anzi, fai una cosa. Vatti a vestire, oggi non fai nulla."
"No Angelo, perché?"
"Perché il fotografo ancora non c'è e non so che fine abbia fatto, ma la tua storia mi interessa di piu.
Vatti a vestire, figlia mia."
Fede va dietro il palco sculettando su quei sandali.
Mentre sento Angelo discutere al telefono con il fotografo.
Poi esce dalla sala e ne torna dopo quindici minuti rimettendosi davanti a Fede che era già tornata.
"Federica, tutto ok. Viene Morena per lo spettacolo. Tu sei vuoi, puoi continuare a raccontare."
"E le foto Angelo? I video? Mi spiace, ti avevo detto che... "
"Niente se e niente ma. E per i video... per i video c'è tempo."
"Va bene. Continuo allora:
E i giorni passavano. Io ai miei genitori dissi che lavoravo nella moda e che qualche soldo lo avevo, anche per iscrivermi all' università.
Effettivamente ero diventata una bella ragazza, non una figona stratosferica, ma avevo quel fascino particolare che attirava i maschi in maniera impressionante.
Nel frattempo Filippo era partito per fare il militare, ma tanto erano quasi due anni che si era fidanzato.
Raramente mi incontravo, nei pochi momenti di svago, con Clementina, che nel frattempo si era fidanzata pure lei.
Mentre Amadi era proprio sparito
E io, che ero diventata una vera e propria troia, tenevo lontani i ragazzi da me, dopo la storia con Rashim.
Ogni tanto me ne andavo, giusto per rilassarmi, con qualche modello.
Ma poche volte, veramente poche.
Però Angelo ti confesso, che il cazzo mi mancava.
Sentire quel pezzo di carne duro, penetrarti, entrare nei tuoi buchi, sentirti la bocca piena di sborra, mi mancava.
Avevo bisogno, ne sentivo il bisogno e allora, andavo in discoteca e mi facevo rimorchiare.
Ne sceglievo uno che mi piacesse e ci andavo a letto o in macchina a fare sesso.
Non andava sempre bene.
Non ci crederai, ma c' era pure il tizio al quale non si addrizzava e allora, pazienza.
Rientravo dentro e ne prendevo un altro.
D'altronde io non bevevo, non mi drogavo e avevo solo bisogno di sesso.
Che male c' era se lo facevo.
E cosi una sera, in discoteca, un modello mi riconobbe, ci mettemmo a parlare e andò a finire come uno immagina.
Notte di sesso a casa sua, dopo aver detto ai miei che stavo a casa di un' amica.
E fu al mattino, dopo l' ennesima inculata/scopata che mi disse: "Federica, un produttore cerca una ragazza come te per un film porno. Se sei interessata posso dirglielo e poi vedete voi.
Tu fammi sapere, ok"?
"Porno? Non sono tanto favorevole."
"Sentilo e poi decidi."
Cosi ebbi un incontro con questo produttore e il regista.
Non vollero fare alcuna prova con me e questo mi fece già una bella impressione.
Mi dissero cosa avrei dovuto fare.
La cosa era accettabile e quando mi fu proposto il contratto sorrisi.
Cazzo! Erano un botto di soldi.
Due anni di università più tutte le spese e potevo mandare a fanculo il mio agente.
Cosi firmai.
Due settimane ed é tutto finito, mi dissi.
I primi due giorni girammo delle scene, con me, che da crocerossina prigioniera, prendevo cazzi da tutte le parti.
Eravamo in un casale dalle parti di Sacrofano, un paese vicino Roma.
Poi il terzo giorno, attendevo la macchina che doveva venire a prendermi e che non arrivò mai.
Mi chiamò il regista dicendomi che le pellicole, le macchine e tutto il resto aveva preso fuoco. Un incendio doloso.
Il produttore si era ritirato dall' impegno economico e pertanto il film non si faceva piu.
Forse era un segno del destino, ma con l' acconto che mi diedero pagai l' iscrizione universitaria, a dir la verità bassa perché mio papà ancora non lavorava, e i libri universitari.
Però mi servivano soldi per aiutare a casa e conoscevo solo un modo per averli, non avendo più rapporti col mio ex agente.
Cosi all' università, diciamo, davo una mano ai ragazzi a liberarsi.
Inizialmente era tutto silenzioso, ognuno si faceva i cazzi suoi.
Io andavo bene, molto bene.
I 30 fioccavano perché ero brava.
Però a lungo andare le cose si pagano e cosi cominciarono a girare le voci.
Dicevano che bastava una pizza per scoparmi. Offrirmi la colazione valeva un bocchino e che se volevano tutto, era sufficiente una cena di pesce.
Non badavo alle voci che circolavano.
Sono solo voci, dicevo alle mie amiche, ma poi... a volte, camminando per i corridoi c' era chi faceva il verso della pecora o chi mi chiamava 90 gradi.
Chi compasso perché ero sempre a gambe aperte.
Arrivarono a chiamarmi profitteroles e non ho mai capito il perché.
Cosi presi una decisione e cambiai università.
La cosa fu particolare, però lo feci.
Mio padre torno a lavorare finalmente, a Roma. Fu assunto da una grande impresa edile.
Quindi i soldi non mi servivano più e quelli che avevo mi bastavano per le mie necessità.
Andavo a palla, passavo tutti gli esami con ottimi voti e poi, poi mi innamorai di un professore.
Mi mise incinta e dopo, solo dopo, mi disse che era sposato.
E cosi un'altra volta, clinica, aborto e male, stavo malissimo.
Mi accorsi che non c' era alcun principe azzurro ad aspettarmi.
Dovevo impegnarmi di più per passare gli esami perché il prof voleva mandarmi via e solo una professoressa, che aveva capito tutto, mi aiutò .
Non so come, ma il professore spari' dall' ateneo e io ero tornata serena.
Poi un invito ad una festa di alcuni amici.
Non volevo andare, ma le mie amiche mi ci portarono con la forza e mentre ero intenta a bere il mio bicchiere di cocacola, voltandomi, urtai contro un ragazzo e il bicchiere mi cadde.
"Scusami, non volevo."
Alzai lo sguardo. Angelo, era lui, il mio principe azzurro. Non aveva il cavallo, ma era lui.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Era Mauro, Angelo.
Il mio Mauro. L' amore della vita.
Avrei voluto prenderlo e portarmelo via. Il sogno di ragazzo che avevo sempre desiderato, era li, davanti a me.
Il colpo di fulmine. Cupido aveva scoccato la sua freccia e mi aveva colpito al cuore.
"Signorina, non si preoccupi. Le vado a prendere un altro bicchiere di coca. Mi aspetti qui."
Non risposi. Ero imbambolata. So soltanto che rimasi li, ferma, con i piedi bagnati dalla cocacola che era caduta.
Torno' dopo due minuti con il bicchiere, me lo porse, ma io ero imbambolata.
Avevo lo stomaco che brontolava e qualcosa in testa che suonava.
Le famose campane stavolta forse stavano suonando per me.
"Non vuole la cocacola signorina?"
"Uh si! Mi scusi! É che stavo pensando e..."
"Mi auguro ci fossi io nei suoi pensieri. Potrei ballare con lei? "
O cavolo! Mi ha chiesto di ballare.
Io che non ho mai avuto problemi a relazionarmi con un ragazzo, con lui ne avevo, perché era l' uomo della mia vita.
A malapena riuscii a pronunciare un timido si.
Ci mettemmo a ballare e per uno strano scherzo del destino, la canzone del tempo delle mele cominciò a suonare. Angelo, avrei voluto che quella canzone non finisse mai.
Appoggiai a metà brano la mia testa sul suo petto e lui mi strinse di piu a se.
Mi sentivo protetta Angelo. Era la prima volta in vita mia che mi sentivo protetta.
Però stavolta non volevo cascarci.
Non volevo fare le brutte esperienze che avevo già avuto.
Quindi ci andai con i piedi di piombo.
Ci salutammo dopo aver sempre parlato e ballato insieme.
Le mie amiche mi dissero di non farmi illusioni. Era un ragazzo molto ambito da tutte e difficilmente avrei potuto avere il suo amore solo per me.
Non gli credetti. Abbiamo parlato e ballato insieme tutta la sera. Un po' dovevo interessargli per forza.
Ero su un altro pianeta, aveva il mio numero, ma non mi chiamava.
Ho sbagliato anche stavolta. Mi sono illusa. Mi dicevo.
E invece una sera squillo' il telefono e mia madre:
"Fefe' , un tuo amico".
"Un mio amico?!"
Angelo era lui. Mi disse che avrebbe voluto chiamarmi prima, ma che non pote' farlo perché il mio numero scritto sul tovagliolo di carta si era cancellato per il sudore e che ha dovuto chiedere a destra e a manca chi avesse il mio numero di telefono. Parlammo al telefono un' ora e poi mi disse che sarebbe sceso domenica, da Ancona.
Io mi vergognavo un po'. Non mi andava di farlo venire a prendermi nella mia borgata, ma tra me e me dissi: é giusto lui sappia dove vivo. Se non gli sta bene almeno non ho rimpianti.
Si presentò a prendermi con una alfa 33 quadrifoglio verde.
Poi scopri' che era di Marco e che lui si vergognava a venire a prendermi con la sua panda.
Ma Angelo credimi, a me se fosse venuto in tandem, andava bene lo stesso.
Andammo al cinema e a mangiare una pizza.
E da quella domenica proseguimmo i nostri incontri.
Io sempre con i piedi di piombo.
Non volevo cascarci un' altra volta, anche perché stavolta era amore vero. Un amore che non avevo mai provato per nessuno.
Poi, mi invito', ad andare da lui, ad Ancona.
E quel giorno sul belvedere del lungomare, io guardai lui e lui me, avvicinammo le nostre bocche e ci baciammo.
Angelo, il mio principe azzurro mi aveva baciata ma io stavo sempre con i piedi di piombo.
Volavo bassa perché si era vero che mi piaceva, ma non sapevo se lui voleva fare come gli altri oppure voleva fare una cosa seria.
La sera dormi' nel suo monolocale.
Ero convinta che se mi avesse detto di dormire con lui, avrei ceduto a tutto e invece, a casa, tirò fuori un materassino e ci si mise a dormire.
Rimasi sbalordita. Però pensai: forse ha voluto darmi una bella impressione e ha voluto farmi capire che a me teneva.
Si, era cosi! Lo ha fatto ogni volta che io andavo ad Ancona. Ci teneva veramente.
Comunque la storia proseguiva felice. E poi, dopo circa un anno, un fine settimana ad Ancona, dopo una cena, mi disse: "Fede, é un anno che ci conosciamo. Ecco io... "
Lo fermai.
"Si, lo so! E stasera non dormirai in terra, sul materassino, ma con me nel tuo letto."
Angelo, fu una notte indimenticabile. Quella notte scoprii che il mio Mauro era veramente innamorato di me. Mi amava realmente.
E per me non era solo sesso come con gli altri. Con lui andavo in Paradiso."
"Federica ora non ti piace più fare l' amore con tuo marito?"
"Scherzi! Certo che mi piace! Ogni volta che lo faccio con lui e come se fosse la prima volta e sempre in Paradiso mi porta."
Mi alzo dalla poltrona esterrefatto. Non comprendo! Non capisco.
"Ma allora perché vuoi il divorzio?"
"E un' altra storia Angelo, un' altra storia."
"No, non può essere un' altra storia. Ora tu devi spiegarmi perché vuoi divorziare da tuo marito."
"Angelo devo continuare a raccontare."
"No! Non mi interessa il tuo passato. Io mi preoccupo del tuo presente e del tuo futuro.
Devi spiegarmi perché vuoi divorziare?"
Bravo Angelo. Credevo fossi uno stronzo e invece ti stai preoccupando di me e di Fede.
Grazie!
Fede guarda Angelo.
Angelo le prende le mani e lei comincia a piangere disperata.
"Federica, mi spieghi perché vuoi divorziare da tuo marito?
Ha scoperto quello che fai qui?"
"Fede muove la testa in segno negativo."
Angelo da dei kleenex a mia moglie per asciugarsi gli occhi.
Entra qualcuno in sala e chiede ad Angelo dove devono scaricare la merce.
"Non mi dovete rompere le palle. Fagliela scaricare dove vogliono.
Non mi rompete i coglioni ora.
A posto Fede, ti sei calmata?"
Lei oscilla il capo in segno positivo.
"Bene, allora mi spieghi perché vuoi chiedere il divorzio a tuo marito?"
"Non lo devo chiedere io Angelo, ma lui."
"Lui?! E perché lui e non te?"
"Perché io non ci riesco."
"Non ci riesci! Oh cazzo, non ci sto capendo nulla. Allora, tu vuoi il divorzio, però non lo devi chiedere te, ma lui. É un rompicapo.
E perché tu non riesci a chiederlo?"
"Perché lo amo!"
Cazzo! Mi alzo dalla poltrona e rimango a bocca aperta. Sapevo che non era la mia Fede quella di ieri. Lo sapevo.
Continuo ad ascoltarli.
"Federica, ma se lo ami perchévuoi divorziare e soprattutto perché lo deve chiedere lui."
"Angelo, Mauro ha avuto un' amante e..."
"Embeh, un' amante. E che vuoi che sia. Quanti te ne sei scopati te di uomini. Non puoi separarti perche' tuo marito ha un' amante."
"No Angelo, fammi finire."
"Quest' amante lo ama alla follia, forse più di me ed è enormemente contraccambiata da Mauro. Lei ora é sposata ed ha avuto una bimba."
"Oooohhhh! Vedi, tutto risolto allora. Sposata, in più ha una figlia, e il tuo Mauro dove dovrebbe andare?"
"Da lei Angelo, da lei. L' anno scorso a luglio, Mauro ha avuto un impegno a Roma, il giorno prima che terminasse sono andata a Roma, per passare la notte com lui.
Ma quando sono arrivata al suo piano l' ho vista.
É una donna orientale, bellissima.
Penso di non aver mai visto una donna così."
Oh cazzo! Era li. Ha visto e sentito tutto. E non mi ha detto nulla fino ad oggi. Ecco perché della seconda vita. Ecco dove l' aveva sentito.
Da Shuli, quella sera.
Torno ad ascoltarli e squilla il telefino di Angelo.
"Rispondi Angelo. "
"Me ne frego. É il fotografo. Mi interessi più te che lui. "
Detto questo gli chiude la linea.
"Continua Federica, continua..."
"Ero li, defilata ed ho ascoltato tutto il loro discorso.
Lei si é sacrificata, ha rinunciato al suo amore per me e i miei figli.
Credo abbiano passato la notte insieme, perché lei gli aveva chiesto un' ultima notte d' amore.
Ebbene, io che sono gelosissima di mio marito e avrei potuto fare un casino, non me la sono sentita.
Vederla piangere per un amore nato e poi morto, mi ha rattristato e ho accettato il fatto che stessero insieme quella notte.
Cosi, ho preso l' ascensore, sono scesa, sono salita in auto e sono andata al mare, dai miei figli.
Il giorno seguente sono tornata in hotel a prendere Mauro."
"Federica, se lei è sposata ed ha una figlia non credo si riprenda Mauro."
"E invece si che lo farà. La figlia potrebbe essere loro."
"Come puoi dirlo?"
"Perché si chiama con il nome che volevamo mettere al nostro secondo nato se fosse stata una femmina, Luna."
"Vabbè, non é mica un segno del destino questo. É una casualità."
"Casualità! É il fatto sia nata quasi un mese prima, a marzo lo stesso giorno che è nato mio marito, come la chiami? Casualità!"
"Una doppia casualità e poi tornando al discorso di prima, perché dovrebbe lasciare suo marito per prendersi il tuo? Dammi un solo motivo?"
"Perché gliel' ho chiesto io."
"Come glielo hai chiesto te?"
"Si, gliel' ho chiesto io. A Natale siamo andati nel suo paese. Mauro é andato giù per tre mesi a fare dei corsi per i loro operai specializzati e lei ci ha mandato i biglietti aerei di prima classe, ci ha ospitati nel suo albergo, ci ha fatto dei regali stupendi. Quando stavamo per tornare a casa, prima di partire, ho consegnato una lettera alla sua segretaria, un foglio da darle in cui c' erano tutti i miei ringraziamenti per come ci aveva trattati e poi alla fine, uno scritto in cui le chiedevo una sola cosa."
"Cosa le hai chiesto Federica?"
Le ho semplicemente scritto cosi: Se dovesse succedere qualcosa tra me e Mauro, per favore, non attendere la prossima vita.
Accoglilo tra le tue braccia di nuovo, non lasciarlo solo e insieme a lui prendi anche i nostri figli, trattali come fossero i tuoi perché sono sicura lui tratterà tuo figlio come fosse suo. Grazie Shuli.
Tua fefé."
"Prima classe, albergo, regali. Ma chi è questa donna?"
" É Shuli M........, moglie di.........''
"Porca puttana! Tuo marito é un fenomeno. Ma come ha fatto a..... Oh cavolo! No, scusami, Federica."
"Tranquillo Angelo, se fossi stato un uomo ci sarei andata pure io. Da quella sera, io li ho immaginati mano nella mano e insieme, posso assicurarti, sono veramente una gran bella coppia.
E poi, spiegami Angelo, perché mio marito e i miei figli devono tenetsi una come me?"
"Perché sei sua moglie e la loro madre. Ti basta?"
Fede rimane un po' basita dalla risposta di Angelo.
"E poi scusami, ma come fai a dire che tuo marito non é felice? Che prove hai per dire questo?"
"Solo pochi giorni fa stava facendo una sciocchezza, una grande e irreparabile sciocchezza."
No Fede, non é così. Non ci pensavo proprio. Ero depresso, ma non fino a quel punto.
"Che sciocchezza?"
"Angelo, non sto qui a dirtelo, ma se l' avesse fatta io l' avrei seguito subito dopo."
"Ahh! Penso di aver capito la sciocchezza. Come stai te?"
"Male, molto male. Manco con il sesso riesco a tirarmi su. Neanche prima, che ho fatto sesso, mi ha aiutato. Ho detto un sacco di bugie alle mie amiche per cercare di abituarmi a stare senza di lui, ma non..."
Si ferma e scoppia a piangere.
"Non ci riesco. Non ci riesco. Sono ancora gelosissima di lui.
L' ho mandato a puttane, ma poi sono andata ad insultarlo, ad offenderlo, gliene ho dette di tutti i colori e ad ogni parola ingiurosa, brutta da sentire, mi arrivava una coltellata al cuore.
E lui... invece di prendermi a schiaffi, mi guardava, inerme, con gli occhi lucidi per le lacrime.
Io pure, non lo so come ho fatto a non piangere."
"Tu lo mandi a puttane con tutte le ragazze che abbiamo qui?
Federica perdonami, ma penso tu abbia sbagliato. Si, vero, che il greenbook si é moltissimo ridotto, però ci sono belle signore."
"Angelo, non hai capito allora. Io sono gelosa, gelosissima di lui.
Non voglio che vada con altre donne.
L' unica che avrei accettato faccia sesso con lui, é Shuli.
Accetto lei perché so che lo ama veramente, anche più di me.
Lei non gli farebbe mai quello che gli sto facendo io.
Pensa che l' altra sera, dopo averlo maltrattato e insultato, gli ho detto che andavo a prostituirmi sulla provinciale insieme alla ragazza che avrebbe dovuto stare con lui."
"Ti sei prostituita? Dimmi di no! "
"Macché scherzi? Ho portato la ragazza a casa e io sono andata, per paura facesse una pazzia, nel posto dove va sempre; la sua scogliera.
Ci sono rimasta fino all' una e trenta di notte e poi sono tornata a casa.
Lui era sul divano. Si era ubriacato e dormiva.
Angelo, si era ubriacato.
Mauro che al massimo beve mezzo bicchiere di vino, si era ubriacato.
É la prima volta in vita mia che l' ho visto ubriaco.
Mi sono avvicinata a lui, l' ho accarezzato per un minuto e gli ho dato un mondo di baci perché sapevo che sarebbero stati gli ultimi che avrei potuto dargli.
Poi sono corsa di sopra piangendo."
"Scusami, Federica, ma il giorno seguente che non sei andata a fare il video e le foto hard, dove eri che sentivo un forte brusio di voci?"
"A Loreto. Angelo lo so, nonostante tutto io sono devota e l' ho pregata di aiutare me, di darmi la forza di fare quello che sto facendo e di proteggere Mauro e i miei figli.
Poi i miei peccati terreni li sconterò."
"E cosa hai mangiato? "
Fede guarda Angelo.
"Non hai mangiato nulla. Stai facendo una grande stupidaggine. "
"Scusami Angelo devo andare in bagno."
La osservo mentre sale i gradini del palco e poi sparisce dietro la porta.
Piccola mia, sono uno stronzo. Come posso farmi perdonare.
Entra Nicola in sala.
"Nicola, toglimi una curiosità. Prima ti sei scopata la sig.ra Federica?"
Nicola lo guarda, ma sta zitto.
"Nicola!"
"Si, sig Angelo, ma me lo ha detto lei."
"Te lo ha detto lei. Ti sei approfittato di lei in un momento di sua debolezza. Ma cazzo, Nicola, non hai visto come stava?"
"Ma sig Angelo, mi ha detto che era per il compleanno. Un regalo! "
"Compleanno un cazzo! Non ti è bastato il mio di regalo?
A meno che... ma certo! Vedendo la tua espressione sono sicuro tu gli abbia detto che non hai avuto alcun regalo. Sei uno stronzo!
Hai approfittato di lei quando non dovevi farlo. É arrivata che aveva gli occhi rossi perché aveva appena finito di piangere e tu cosa fai? Non te ne frega un cazzo e te la scopi.
Vai, vai e non farti più vedere per oggi. Anzi, no! Vai a vedere se c'è l' Audi del marito.
Mandami un messaggio per farmelo sapere, coglione menefreghista del cazzo.
E ringrazia il cielo che promisi a tuo padre di assumerti, altrimenti già ti avrei preso a calci in culo e mandato a quel paese, testa di cazzo! '
Nicola esce e Angelo parla da solo.
Tutti i coglioni che non hanno rispetto per il dolore degli altri li assumo io perché sono un buono.
Amico mio, devi stare vicino a questa donna. Ha bisogno di te. Non lasciarla. Comprendila.
Credo che Angelo stia dicendo a me. Ho proprio sbagliato il mio giudizio su di lui.
Torna Fede e si mette seduta.
Angelo guarda il cellulare, forse é il messaggio di Nicola. Ho fatto benissimo a venire con quest' altra macchina.
Poi gli arriva una telefonata e risponde.
"Ora cosa cazzo ti è successo?
Ascolta, fai cosi, tanto oggi non servi piu, anzi, sai che ti dico: vattene in pensione, prendi le tue cazzo di canne da pesca e vattene a pescare. Ciao. "
"Scusami Federica, il fotografo non c'è la fa a venire. Dovrei trovarne un altro e magari più giovane. Che palle!
E allora Federica, se lo ami non separarti da lui. Non ha senso. Pensa se ti separassi e l' altra non può, per qualsiasi ragione, tornare con lui.
Dai, smetti di piangere. Andiamo di la, aspettiamo le 19.30, ti faccio fare una bella bistecca. Sei dimagrita. Ma quanto cavolo hai perso?"
"Tre kg in forse 10 giorni. Non mangio, non mi va. Sto male, male dentro. C'è qualcosa che mi distrugge e mi consuma."
"E cosa faresti se ti separassi? Dove andresti? A Londra dal tuo amante?"
"Noooo! Voglio proprio sparire. Non devono venire a cercarmi. Forse in California. Ho degli amici nel porno. Forse, se gli servisse una vecchietta, potrei iniziare.
Oppure, non lo so, non lo so proprio Angelo, ma a Londra no!
Ho detto una grande bugia alla mia amica, le ho detto che con Luke..."
"Luke! Ma il tuo amante e il Luke del..........."
"Si!"
"E ti piace? Ne sei innamorata?"
"Si, mi piace, ma non é il mio Mauro.
Si, ne sono innamorata, ma non è lo stesso amore che ho per Mauro.
Mi farei uccidere per Mauro, per Luke, no!
Luke scopa con le altre, non me ne frega nulla.
Invece di Mauro, sono gelosissima. Mauro, il mio Mauro è solo mio e... e anche di Shuli. É nostro."
"Cazzo Federica! Non so cosa dirti. Ma pensaci bene prima di fare questa cazzata.
Allora figlia mia. Ora tu stai a riposo per quanto riguarda questo locale. Ogni giorno ti manderò un messaggio e voglio che tu mi risponda, se non lo fai vengo io a casa o a scuola a vederti.
Parla con tuo marito, non puoi farla finita cosi?"
"Non penso si possa tornare indietro. Ormai, credo sia cosa fatta. Ho detto, e torna a piangere, delle parole troppo brutte all' amore della mia vita.
Non credo che lui possa cambiare idea."
"Parlaci!"
"No Angelo, ormai ho deciso cosi. Mi vergogno troppo per avergli fatto quelle brutte cose."
"Va bene! Decidi te. Ora, vatti a dare una riassettata. Ti aspetto in sala per cenare."
"Angelo, non ho fame."
"Se non mangi non ti mando via. Anzi, se vuoi, ti accompagno io a casa?"
"Grazie! Non preoccuparti. Ah, una cosa devo chiederti?"
"Dimmi pure?"
"Sulla provinciale c'è la ragazza che ho tolto a Mauro quella sera. Non é che potresti..."
"Ho capito, ho capito! Cazzo! Ma perché sono sempre cosi buono."
"Tanto c'è quel cazzo di nigeriano. Ci penso io. Questi vengono a comandare a casa nostra.
Che devo farne di lei? Greenbook o cameriera?"
Fede lo guarda con il volto supplichevole.
"Oh cazzo! Va bene, cameriera. Tanto Peppina sta andando in pensione.
Gli servirà il permesso di soggiorno e il passaporto me lo faccio ridare dallo stronzo. Che palle! Ma come cazzo fanno a credere a questi stronzi.
Forza, vai a darti una lavata e smetti di piangere. Ti aspetto tra dieci minuti in sala ristorante."
Con un grande sorriso Fede ringrazia Angelo e poi lui si allontana da lei che si sta dirigendo verso la solita porticina.
Mando un messaggio ad Angelo.
'Se ti serve un fotografo, io posso aiutarti. '
Passano tre minuti e sento la porta aprirsi.
"Mauro, ciao!"
Allunga una mano per salutarmi ed io allungo la mia.
"Da quando sei qua?"
"Da quando hai chiuso il cellulare con il fotografo."
"Bene! Hai sentito tua moglie?"
"Si, ho sentito tutto."
"Non la lasciare sola, non chiedere il divorzio e stalle vicino. Ha bisogno di te e dei suoi figli."
"Angelo, non l' avrei mai lasciata. Lo avrei fatto solo se fosse stato un suo desiderio e ultimamente mi sembrava che cosi fosse, ma da quello che ho sentito non mi sembra proprio sia così.
Tu non puoi capire quanto io sia felice."
"Bene amico mio. La faccio mangiare e poi la rimando a casa.
Dammi il telefono di questo fotografo, domani lo chiamo.
Angelo, non dire al fotografo, se eventualmente dovesse far le foto a Fede, che é mia moglie."
"Secondo te ho la faccia da scemo?"
Abbraccio Angelo.
"Mauro, cazzo, mica ci starai provando con me?"
"No Angelo, no! Era solo un gesto di affetto. Prima del fotografo, cosa ti ha detto Fede, altre cose che devo sapere?"
"No, solo che ti ama alla follia. Stalle vicino, nonostante tutto é una donna molto sensibile.
Domani la tolgo dal greenbook, fino a quando non desidera lei tornarci. E se dicesse di tornare, chiamo te per avere il consenso.
Ciao Mauro.
No, ferma, due cose. La prima. Com' é questa ragazza della provinciale?"
"Bellissima Angelo. Una negretta keniota bellissima."
"Ah! E la seconda. Ma come cazzo hai fatto a scoparti la moglie di..........."
"Ahahah! All' epoca non era la moglie, era solo un ingegnere.
Il grande problema é che ne sono ancora innamorato.
Ma amo pure Fede.
Che casino! "
"E la bimba, é tua figlia?"
"Spero e mi auguro di no. Sarebbe un disastro. Ma qualche dubbio c'è. "
"Va bene, risolvi questa cosa. E ricorda che tua moglie é la madre dei tuoi figli. Ciao Mauro."
E mentre sta per uscire...
Keniota, bellissima, e io cosa le faccio fare... la cameriera. Ma perché sono così stronzo e buono.
Ho proprio sbagliato giudizio su Angelo. Devo ricredermi e non mi ha detto nulla di quello che gli ha raccontato Fede.
É un uomo di parola.
Spengo tutto, esco chiudendo la porta, rimetto al suo posto la chiave, vado in macchina quatto quatto e mi dirigo verso casa.
Lungo il percorso chiamo il negozio di foto. Spiego al ragazzo che lo avrebbe chiamato un signore e che gli avrebbe fatto una richiesta particolare.
Gli dico tutto e lui mi ringrazia non credendo a quello che sentono le sue orecchie.
Chiudo con lui e penso a tutto quello che ho sentito.
Non mi interessa delle bugie. Non mi interessa se oltre a me ama pure Luke, d'altronde pure io sono ancora innamorato di Shuli, ma é mia moglie, il primo vero amore della mia vita e farò l' impossibile per tenermela vicino.
Ci provo, poi sarà lei a decidere. Ma con Luke o senza Luke, lei é mia moglie e non lascerò tanto facilmente che se ne vada.
Arrivo a casa. Mangio un boccone e aspetto che lei rientri, cosa che si verifica alle 21.30.
Sento il garage che si apre, la sua auto entrare e poi lei aprire la porta.
Io sono sul divano. La guardo.
Lei non parla, ma stavolta parlo io.
Mi alzo, la fermo, bloccandola per un braccio e le dico: "Si può sapere perché mi odi cosi tanto"?
Lei mi guarda. Conosco questo viso. Sta per piangere e invece...
"Devi lasciarmi stare. Non ti amo più, anzi non ti ho mai amato. Chiedi questo cazzo di divorzio e falla finita di rompermi le palle.
Fai la tua vita e vai con tutte le puttane che vuoi."
Si libera dalla mia presa, sale le scale di corsa per andare in camera da letto.
Non é lei, non é il suo cuore che sta parlando. Devo farle cambiare idea. Io ci provo.
Sul tavolinetto, in salone, metto una bottiglia di acqua minerale, due bicchieri di carta e delle patatine vecchie come mio nonno che non c'è più. Non ho noccioline in casa.
Accendo una candela rossa.
Poi vado allo stereo e metto la canzone 'lagrimas' di roberto blades, con il volume alto.
Dura sette minuti.
O scende o la sua decisione l' ha presa e non posso farla tornare indietro.
Aspetto, aspetto, aspetto. Non scende. Cazzo! Stavolta é veramente finita.
Continua...
Sento delle voci.
Mi sembra di sentire mia moglie, Angelo e se non sbaglio, Nicola.
Cambio la telecamera e li inquadro.
Si, ci ho preso. Sono loro.
"Bene ragazzi! Vedo che avete disposto i tavoli e apparecchiato come vi ho detto.
Bravi!
Federica, tu sei a posto o vuoi mangiare qualcos'altro?"
"No, grazie Angelo! Non ho tanta fame, sto bene cosi!"
"Mangi poco ragazza mia, mangi poco. Eppure ricordo che quando sei venuta con tuo marito, hai divorato tutto."
"Erano altri tempi Angelo. Comunque vedrai che tornerò a mangiare. Almeno lo spero! "
"Allora Federica, hai deciso che tipo di spettacolo vuoi fare stasera?"
"Angelo deve essere soft o hard?"
"Solo soft. É per pochi intimi, una ventina di persone, non di più. Vabbè, tu sai cosa fare. Non ci sono ne Piero e né Sara. Dovrai fare da sola."
"Nessun problema. Nel video soft di presentazione posso utilizzare i dildo?"
"Fai te. È il tuo video, scegli te. Sei sicura di stare bene oggi? Non voglio che ti senta male. Fai ancora in tempo a rinunciare e io a chiamare un' altra per lo spettacolo."
"No no, Angelo. Oggi sto bene! Grazie!
É che sto passando un brutto periodo e gli ultimi due giorni sono stati come una tortura continua."
Tortura! Ma se é stata lei che mi ha torturato.
"Va bene Federica. Poi le foto e il video hard lo farai quando ti sentirai bene. Non c'è fretta."
Oh cazzo! Non ha fatto il servizio ieri. Cosa le è successo e dove é stata fino alla sera.
"Quando arriva il fotografo per il video e le foto?"
"Alle 15.30. Se vuoi, puoi andare a prepararti?"
"Va bene, vado."
Fede sale la scaletta del palco e tramite la porticina va nel retro dove si trova tutto il necessario per gli spettacoli.
Angelo e Nicola rimangono in salone aspettando che Fede vada dietro al palco e una volta chiusa la porta sento Angelo dire al cameriere.
"Avete fatto un buon lavoro, bravi.
Come l'hai vista, Federica?
Oggi non mi è sembrata essere la stessa troia di sempre.
É un' idea mia, ma penso che non farà lo spettacolo stasera.
Chiama un' altra modella e digli di tenersi pronta.
Vedremo dopo, con le foto se reagisce, altrimenti la mando a casa."
"Ok, sig Angelo."
"Fa una cosa: tra cinque minuti va a vedere se sta bene.
Sai, se il marito é già venuto? Gli ho detto di venire alle 19.00, ma al cornuto piace vedere la sua puttana che si esibisce e magari é già arrivato."
"No, non ho visto nessuna a
Audi. La signora Federica mi ha detto che ha un Audi."
"La signora?! Vabbè chiamiamola signora. Si, lo ha detto pure a me che gli ha regalato un Audi.
Nicola mio, vedi quanto frutta avere tre buchi da utilizzare?
Certo se sapesse che il marito é dietro quel vetro, credo le prenderebbe un infarto.
Nicola, noi facciamoci i cazzi nostri.
A noi una troia così fa comodo, molto comodo.
Mi sto già mettendo d'accordo con un mio amico di Torino per mandarla nel suo club per scambisti.
Altri soldi.
Vai a vedere come si sente, io intanto aspetto il fotografo."
Nicola lascia Angelo e si dirige verso la scaletta che porta al palco e sparisce dietro la porticina.
Angelo credo sia uscito dalla sala ed é andato nel ristorante.
E come pensavo io! Angelo é un gran figlio di una bagascia.
Cambio la telecamera e metto la visione del retro.
C'è Fede seduta, davanti ad uno specchio illuminato, che si sta truccando.
Ha fatto uno chignon con i capelli e indossa una vestaglia.
Arriva Nicola.
"Signora Federica, come va? É tutto a posto? Si sente bene?"
Fede si volta.
"Si, grazie Nicola. Piano piano, passa tutto.
Dammi un consiglio, tu che sei un uomo, come vorresti vedermi?
Con i dildo in vari buchi mentre ci gioco o senza?"
"Signora Federica, io vorrei vederla con il mio di dildo dentro la sua... mmhhh... ha capito, no?!"
"Ahahah! Ho capito, ho capito. Mi hai fatto sorridere.
Fammi il favore, mi controlli se ci sono peli sulla fica e dietro al culo.
Non ho fatto in tempo ad andare dall' estetista, li ho tolti io ma non sono sicura di averlo fatto bene."
Fede si toglie la vestaglia e sale sulla famosa poltrona ginecologica che a volte serve per fare alcuni giochi negli spettacoli.
Allarga le gambe, posizionandole sugli appositi sostegni.
Nicola é fermo. La guarda in mezzo alle gambe.
La fica di Fede é esposta agli occhi del cameriere.
Sembra sia paralizzato dalla visione di quella carne rosata.
"Nicola!"
"Si, signora!"
"Dai, controlla per favore! Accendi i faretti cosi vedi meglio."
Nicola accende i faretti che piano piano, scaldandosi, arrivano alla massima luminosità.
L' uomo si avvicina a Fede e con il palmo della mano strofina, facendo avanti e indietro, sulla sua figa per sentire se ci sono peli.
Poi si abbassa e allargandole le natiche controlla il culo.
"No, signora, é tutto pulito."
Gli dice, continuando a toccarle la fica.
"Certo, signora, che lei é proprio bella."
"Grazie Nicola. Ma se non sbaglio il 5 aprile é stato il tuo compleanno?"
"Si, il 5 Aprile."
"E Angelo non ti fa lo stesso regalo di Antonio? "
"No! Antonio ha un trattamento di favore. Io non sono come lui."
"Va bene! Nicola, sono a gambe aperte e sto giù di morale. Chissà se un po' di sesso mi mette di buon umore.
Dai, abbassati i pantaloni e scopami. Ti voglio fare questo regalo.
Ti dispiace se intanto che tu fai, io controllo la posta?"
Nicola rimane colpito da questa frase di Fede.
E ti credo! Una delle puttane di Angelo gli ha chiesto di scoparla e a lui questo non sembra vero.
"No No. Faccia quello che vuole. Non ho preservativo e se venisse Angelo?"
"Se sei a posto, non ti preoccupare del preservativo.
Se venisse Angelo gli dico che sono stata io a chiedertelo come terapia. Sborra pure dentro, poi dopo io mi lavo. Vatti a fare un bidè e prendi il mio cellulare che sta in borsa.
Poi, leccamela se non ti spiace, non riesco proprio ad eccitarmi.
Anzi, prendimi l' olio intimo perché é secca. "
Nicola va in bagno, ne esce dopo due minuti, va a prendere il cellulare a Fede e glielo da.
Lei si mette a smanettare sulla tastiera del Blackberry mentre Nicola, dopo averlo preso, lubrifica l' ingresso della vulva.
Si abbassa il pantalone e si cosparge il lubrificante sul cazzo, poi, aprendo le grandi labbra con le dita comincia a sgrillettare la fica di Fede.
Lei é impassibile! Come se non stesse accadendo nulla.
Forse si é adeguata alle model inglesi che, mi hanno detto, mentre scopano mandano messaggi o parlano al cellulare.
Guarda lo schermo del telefono e la sua mano, utilizzando credo le dita o le unghie, comincia spingere i tasti per scrivere.
Passano, forse, un paio di minuti.
Nicola smette di sditalinarla, si posiziona davanti a lei, in mezzo alle sue gambe e dopo averglielo strofinato sulla vulva, entra dentro iniziando a scoparla.
"Signora Federica, sicura che posso venirle dentro?"
Fede alza lo sguardo, abbassando sul suo seno il cellulare, e rivolgendosi a Nicola: "Si, si! Non preoccuparti".
Poi riporta lo sguardo sullo schermo, continuando ad utilizzare la tastiera.
Nicola continua a scoparla, ma ad un certo punto Fede, abbassa il cellulare e fa un volto di beatitudine.
Deve aver goduto.
Nicola continua a scoparla.
Ha visto che ha fatto godere la troia del locale.
Si vede il volto soddisfatto del cameriere, che forse, eccitato ancora di piu, prende mia moglie per i fianchi continuando a stantuffarla.
Fede abbassa il cellulare e lo poggia su un tavolinetto affianco alla poltrona.
"Nicola, stai finendo?"
"Si signora. Quasi fatto. "
É strano che Fede non veda l' ora di finire. Non é da lei.
Nicola aumenta la velocità e poi rallenta dandole gli ultimi tre colpi secchi.
Rimane fermo dentro Fede poi, facendo un passo indietro, lo tira fuori.
É leggermente moscio, ma si vedono i filamenti di sperma che sono attaccati alla sua cappella.
"Finito Nicola?"
"Si signora, grazie. Spero di averle tirato su il morale, almeno quanto lei lo ha tirato su a me?"
"Si, Nicola. Un pochino si. Buon compleanno Nicola."
"Grazie! É stato un bel regalo. Grazie signora."
Fede si alza dalla poltrona e va in bagno.
Ne esce dopo un paio di minuti ed entra Nicola.
Poi quando esce anche lui, Fede gli dice: "Nicola dammi una mano che faccio un clistere. Voglio utilizzare i dildo in coppia".
"Certo signora. "
Mentre nicola si sistema, Fede prepara il liquido del clistere e posizionandosi di fianco, su un lettino, alza le gambe portandole vicino al petto.
Nicola, dopo aver infilato la cannula, apre la farfalla facendo scorrere il liquido lentamente.
Una volta terminato, Fede aspetta.
"Allora Nicola, ti è piaciuto il mio regalo?"
"Moltissimo signora. Se si potesse bissare non sarebbe male."
"Nicolaaaa! Accontentati."
Va in bagno e in contemporanea entra Angelo.
"Dove sta Federica, Nicola?"
"In bagno sig Angelo. Ha fatto un clistere."
"Vuole utilizzare il culo? Meglio!
In poche qua dentro, sono brave con il culo come lei.
Ahahah! Chiedi ad Antonio?
Va fuori e avvertimi se arriva il marito."
"Ok, vado."
Fede esce dal bagno. É nuda!
"Bene! Ecco la mia puttana preferita."
Fede sorride.
Lui si avvicina a lei e le palpa le bocce.
"Sei dimagrita? Quanto? Forse 2 kg?"
"Tre. Tre chili, Angelo."
"Non va bene. Li hai persi sul seno e sul culo."
L' abbraccia tirandole su le natiche con le mani.
"Io comunque ti preferivo prima. Mangia, cavolo!
Hai fatto un bel lavoro con il mio amico di Palermo.
Sei stata brava e mi hai fatto fare un figurone.
Lui cercava una ragazza giovane e io invece gli ho detto di venire con te.
É rimasto soddisfattissimo.
Specialmente del lavoro di culo."
"Menomale! Ne ero sicura, ma cavolo, é stato sempre col suo cazzo dentro.
Non era mai stanco."
"Beh, meglio per te. Non eri contenta?"
"Si si, contentissima. Anzi, se volesse io sono qua."
Ma quando cazzo ci va con questi.
Non riesco a capire dove trova il tempo.
"Bene Federica, volevi raccontarmi qualcosa o sbaglio?
Sempre se non hai cambiato idea.
E con tuo marito, che sta succedendo?
Aria di divorzio? Dai, andiamo in sala, cosi magari ti liberi raccontando. Ti vesti o metti la vestaglietta?"
"Metto il neglige', questo trasparente e calzo un paio di scarpe."
"Ok, metti i sandali. Fai vedere i tuoi piedi con le unghie smaltate.
Ti fanno più sexy, oltre che più puttana."
"Va bene papy. Ai tuoi ordini."
Fede fa quello che ha detto, ma con il neglige' trasparente, indossarlo o non indossarlo é come stare nuda.
Angelo aspetta che mia moglie si avvicini a lui e poi, cambio telecamera riportando la visuale all' interno della grande sala, perche non li vedo più.
Eccoli che scendono dalla scaletta del palco e Angelo poggiando una mano dietro il culo della sua puttana preferita, la invita a sedersi ad un tavolinetto rotondo.
Fede, si siede, poggiando il culo sulla poltroncina in velluto rosso e guardando Angelo, gli chiede: "Avrei bisogno di qualcosa per scaldarmi".
"Hai freddo? Alzo la temperatura, ma qua dentro siamo a 26 gradi."
"Non ho freddo fuori, Angelo. Ho freddo dentro. Quello che ti sto per dire, della mia cerchia di amici, non lo sa nessuno, nemmeno le mie migliori amiche.
O meglio, loro, come mio marito sanno alcune cose della mia vita, ma non tutto.
Ho bisogno di sfogarmi. Sto vivendo un brutto momento e devo liberarmi, devo raccontarlo a qualcuno e..."
Sbotta a piangere.
Angelo si avvicina a lei e sollevandola dalla poltroncina, l' abbraccia. Stavolta non lo fa da figlio di puttana, ma l' abbraccia come fosse un padre.
La consola e poi quando Fede si è calmata la fa rimettere seduta.
"Devo truccarmi di nuovo. Che stupida!"
"Fede, se non vuoi fare nulla oggi, non ci sono problemi.
Se sei stanca di fare questa vita, dimmelo. Non ci sono problemi. Non hai contratto e anche se lo avessi, non me ne fregherebbe nulla.
Si, ti tratto come fossi una puttana, ma lo dico scherzosamente e anche quando io apostrofo tuo marito chiamandolo "il cornuto", lo faccio scherzosamente.
Visto che a volte mi prendo in giro da solo chiamandomi brutto frocio.
Tu per me ormai sei come una figlia. Dimmi solo che vuoi smettere e blocco tutto.
Se vuoi prenderti una pausa, non ho problemi.
Sei te la padrona della tua vita, non io.
Se vuoi raccontare ora, io sono qui, pronto ad ascoltarti.
Se vuoi tornare a casa oppure se posso aiutarti a risolvere questo problema con tuo marito, io ci sono.
Non guardarmi come il tuo papy o il tuo datore di lavoro, guardami come fossi tuo padre."
Fede lo ascolta, poi...
"No Angelo. Te l' ho detto, voglio sfogarmi e devo raccontare a qualcuno.
E tu sei la persona più giusta. "
"Ok, asciugati gli occhi. Rilassati un pochino e aspetta che vado a prendere una cosa per scaldarti.
Cosa vuoi un calice di vino, champagne, dimmi te? "
"Un calice di rosso. Grazie."
Angelo si alza e sparisce dalla visuale, poi sento la sua voce urlare.
"Salim, portami la bottiglia di Brunello con un calice.
No, no quella.
Si, quella da 180 euro.
Ma saranno cazzi miei o no! Cazzo! Sono il padrone del locale o mi sbaglio? "
Forse ho pensato male di Angelo. Me lo credevo uno stronzo e invece...
La sta trattando veramente con i guanti bianchi.
Angelo torna al tavolo con Fede, stappa la bottiglia, e ne versa il contenuto nel calice. Lo prende e lo fa roteare per ossigenarlo, poi glielo da.
"Bevilo a sorsi, figlia mia. A piccoli sorsi."
Prende una sedia e si mette seduto davanti a Fede.
"Ora se vuoi, puoi sfogarti e dirmi tutto quello che vuoi. Da questa bocca non uscirà niente."
Fede annuisce con la testa.
"Vedi Angelo, io sono nata a Roma, in un quartiere che proprio una meraviglia non era.
E anche il lavoro era quello che era.
Tanto è vero, che con i miei genitori ci trasferimmo in Inghilterra dove rimanemmo fino al 79/80.
Mia madre, fortunatamente, é madrelingua inglese, e io non ebbi difficoltà ad inserirmi. Ero piccola ed ero una spugna.
Cosi ho fatto le scuole oltremanica.
Poi, i miei decisero di tornare, perché per mio papà le cose si erano messe male e alcuni suoi amici gli dissero che invece in Italia si stava benino e che il lavoro nell' edilizia c' era.
Cosi tornammo.
Ebbi un po' di difficoltà all' inizio per l' italiano, ma ero sveglia e piano piano, tornai ai miei livelli scolastici.
Ero brava a scuola, molto brava.
Andavo d'accordo con tutti i miei compagni di classe e anche con altri mi sapevo far volere bene.
L' unica nota storta era il quartiere.
Non era un bel posto.
Una borgata tra due consolari piena zeppa di case popolari, abitata da brave e brutte persone.
C' era, e da quel che mi hanno detto, c'è di tutto.
Però, all' epoca, quello ci si poteva permettere.
Un piccolo appartamentino con due stanzette, un saloncino, un cucinino e un bagnetto.
Non era un granché, ma era casa."
Angelo l' ascolta, colpito dal suo racconto.
Fede continua.
"Mio papà, purtroppo, aveva difficoltà per trovare lavoro.
Non era proprio come gli avevano detto i suoi amici e spesso per lavorare doveva spostarsi fuori regione.
Stava fuori per 15/20 giorni.
Poi tornava e stava con noi per tre, quattro, a volte cinque giorni e poi ripartiva.
Mia mamma, faceva le pulizie in due case. La mattina e il pomeriggio e come avrai capito, Angelo, io stavo, una volta uscita da scuola, molto spesso da sola.
Il tempo, in maggior modo, lo passavo studiando con la mia amica Clementina, figlia della sig.ra Pinuccia, che abitavano sullo stesso nostro pianerottolo.
A volte andavo io a casa sua e a volte veniva lei da me.
Economicamente non eravamo poveri, però non scialacquavamo nell' oro e pertanto le cose futili non si compravano."
"Fede", la interrompe Angelo, "mi sembra di vedere la mia storia con te. Continua, continua pure..."
"Bene Angelo. Ti ho detto che mi ha formato e fatto vedere la vita in modo diverso e ti spiego il perché.
Sai, tra ragazze si parla del mi piace questo, mi piace quello e cosi via.
A me, della mia classe non piaceva nessuno.
Anche vero che non ero proprio bellissima. Alta per la mia età, secca e con, forse, una prima di seno.
Però non ero manco una schifezza, tanto é vero che quattro ragazzi mi chiesero di andare al cinema.
Li ringraziai, ma rifiutai il loro invito.
Clementina mi disse che ero pazza ad aver rifiutato gli inviti, ma io gli dissi che nessuno dei quattro mi piaceva e pertanto preferii subito dirgli di no.
Poi uscì il film il tempo delle mele e il papà di Clementina ci regalò i biglietti per andarlo a vedere.
Ebbene, io rimasi molto colpita da quel film.
Anche io cercavo il ragazzo che mi piacesse, ma cercavo pure il primo bacio, qualcosa che mi facesse assorbire quel calore che si stava sviluppando dentro di me.
E così, casualmente, uno dei tanti giorni che ero sola in casa, sbirciando dentro l' armadio dei miei, trovai dei giornaletti e delle riviste nascoste
Mi sembra di rivederlo ancora oggi.
Il Lando, Il Tromba, Jacula, Supersex e Le ore.
Pensavo che i miei si divertissero a vederle e a leggerle.
Almeno cosi io pensavo.
Rimasi colpita dalla copertina e la curiosità fu talmente tanta che mi misi a sfogliare il primo giornaletto.
Sai di che cosa io sto parlando vero Angelo? "
"Certo Federica, chi é che non ha letto le avventure di tre palle o del Tromba.
Poi le altre riviste, sfido chiunque a dire di non averle mai lette.
No lette, viste, chi cazzo le leggeva.
Troppe pippe mi ci sono fatto su quei maschietti."
"Ti masturbavi con loro?"
"Si. Non c' erano tante riviste per noi e quindi io guardavo i maschietti che si davano da fare con le donne. "
"A me rimase impresso tre palle, il Lando. Forse é per questo motivo che adoro gli uomini con i grandi testicoli e le enormi sborrate.
Poi Jacula, quella vampira affamata di sesso.
Poi con Supersex. Wow!
Per me quella fu la prima volta ad aver visto il cazzo di un uomo e capire quello cosa ci si potesse fare.
Rimasi ad occhi aperti, estasiata da quella visione.
Penso che la maggior parte delle ragazze della mia età avrebbero chiuso e riposto quelle riviste dove le avevo trovate, invece io, nei momenti che ero sola in casa, le andavo a riprendere per vederle, leggendole pure.
E ogni volta che le vedevo avevo il fuoco dentro.
Cosi un giorno, mentre stavo studiando, per merenda presi una banana e mentre stavo per mangiarla pensai alla signora bionda, su Supersex, che aveva preso in bocca il pisello di quel signore.
Dall' espressione che avevano tutti e due sembrava essere molto piacevole.
Cosi, aprii la bocca, e invece di morderla, cominciai a fare avanti e indietro, simulando un bocchino.
Tanto piacevole non era.
Forse non si doveva fare così.
Tornai a vedere le foto.
Si vedeva lei che mentre lo aveva in bocca, si toccava la micia.
Mi tolsi la mutandina e mettendomi sul mio letto, aprii le gambe, cominciando a toccarmela.
Oh Angelo, era piacevole, molto piacevole.
Avevo e stavo scoprendo il sesso, in alcune sue forme e anche se ero solo all' inizio, stavo imparando.
Sempre tramite i giornali, vedevo i maschi sfruttare la micia delle femmine che calorosamente accoglievano quel palo dentro la loro calda caverna.
Io non potevo farlo, sapevo che avrei perso la mia verginità e non potevo utilizzare la mia micia.
Mi masturbavo spesso, a volte anche la sera a letto, mentre mia mamma dormiva, utilizzavo il mio dito e cavolo, mi bagnavo, e anche parecchio.
A volte il lenzuolo diventava parecchio umido tanto che mia madre mi chiese se mi facessi ancora la pipi addosso.
Quando le dissi di no, lei fece un leggero sorriso.
Così cominciarono ad arrivare le prime calze, i primi trucchi e lo smalto.
Non mi truccavo come ora Angelo.
Ero più parca, un leggero strato di fard, un po' di ombretto, un rossetto leggero e lo smalto.
Quello smalto color rosa sulle mie unghie dei piedi e delle mani.
La sera, quando andavo a dormire, immaginavo me al posto della donna che il Lando sfondava con il suo membro e che riempiva di sperma grazie alle sue tre palle.
E poi, mio padre tornò.
Cinque giorni a Roma.
Mi accompagnava a scuola e mi veniva a riprendere.
Era fantastico!
Ricevere il suo bacio al mattino e la sua buonanotte la sera.
Ma i giorni passano veloci. E cosi dopo cinque giorni mio papà ripartii.
Lui non c' era, ma in compenso trovai altre due riviste e un giornaletto di Jacula in più.
Inoltre, dentro una scatola, c' erano delle scarpe nere col tacco a spillo.
Un leggero tacco, forse sei cm o qualcosa di piu. Oltre alle scarpe, nella scatola c' erano delle calze nere velate, un reggicalze e delle calze nere a rete.
Mi immaginavo su quelle scarpe che per me, sempre andata in scarpe da ginnastica, mi rendevano più alta, ma soprattutto mi facevano donna."
Angelo é affascinato dal racconto di Fede e a dir la verità lo sono anche io.
Non mi ha mai raccontato questa storia della sua vita.
Sapevo del papà, della mamma, del quartiere, ma di questa storia di sesso non me ne ha mai parlato e anche io ascolto a bocca aperta.
Molto preso da ciò che sta raccontando.
Ogni tanto Fede si ferma e beve un sorso di Brunello.
E poi, riparte...
"E cosi Angelo, un giorno, sola in casa, non resistetti.
Misi le calze a rete, le scarpe col tacco e andai nel piccolo ingresso di casa.
Mi misi davanti lo specchio che prendeva tutta la parete, per vedermi.
Le scarpe erano un pochino strette, ma volevo solo vedere come stessi vestita e se potevo somigliare, almeno in minima parte, alle donne di Supersex.
Non ero male, tutto sommato.
Una sistematina ai capelli, un po' di rossetto e con un trucco più forte, sembravo proprio una di loro.
L' alieno che con lo sguardo e la parolina magica scopava tutte le donne, poteva fare di me quel che voleva. "
"Fede, e la tua fichetta com' era?"
"Ahahah? Angelo, come vuoi che fosse. Piccola, piccola e stretta. Con i peli, perché allora il pelo era fondamentale, anche se io oggi la preferisco senza.
Mi da più di pulito."
"Si, hai ragione. Anche a me piace il cazzo senza pelo. Scusami, continua pure."
"Ok, Angelo. Il tempo scorreva e io spesso, molto spesso, anzi forse pure troppo, mi masturbavo.
Ero ossessionata dal sesso, mi piaceva.
Arrivò il mio compleanno e qualche piccolo regalo.
Mia zia, ma non ho mai capito perché zia, visto che mio padre e mia madre erano figli unici, mi regalò 100.000 lire all' insaputa dei miei.
Logicamente io, da brava civetta, ci comprai due rossetti rosso fuoco, delle calze a rete e un perizoma.
Avrei voluto comprare un paio di scarpe fantastiche. Avevano un tacco a spillo altissimo. Le provai pure.
Non puoi capire come mi sentii troia quando le indossai e cominciai a camminare dentro il negozio.
Vedere lo sguardo di alcuni signori, i loro occhi puntati su di me come se stessi facendo una sfilata.
Eh, si! Gran belle scarpe. Proprio quelle che servivano per completarmi. Per essere come una di quelle donne delle riviste.
Peròpoi, pensandoci bene, alla fine rinunciai, perché non sapevo dove nasconderle e perché quei soldi potevano pagare un bolletta se i miei non avessero avuto liquidità.
Quel giorno rientrai a casa e nascosi per bene il tutto per non farli trovare a mia madre, aspettando il momento in cui poter indossare quelle cose peccaminose.
Il giorno seguente, indossai il materiale.
Manco sapevo si chiamasse lingerie.
Mi accorsi che il perizoma, con i peli sotto non era bello da vedere, così con le forbicine diedi una bella sfoltita e una volta fatto tutto e indossate le scarpe di mamma, truccata come una prostituta, andai allo specchio.
Mi piacevo! Cavolo se mi piacevo.
Mi stavo eccitando solo a vedermi allo specchio e infilando una mano dentro al perizoma cominciai a masturbarmi.
Forse due minuti, non credo di più, venni in un modo fantastico.
Mi piacque talmente tanto che a momenti cadevo dalle scarpe di mamma.
Andai in bagno a lavarmi le mani e sempre vestita come una mignotta, sculettando, andai in cucina.
Presi una banana e mentre stavo per aprirla e mangiarla, mi venne in mente Supersex o gli altri che inculavano la dama del momento.
Forse è piacevole pure dietro, pensai. É da provare.
Cosa mi costa.
Tolsi le scarpe perché cominciavano a farmi male, mi unsi il culo con un po' di olio, e lentamente iniziai a far entrare la banana.
Non faceva affatto male e sinceramente non mi spiaceva aver messo il frutto nel mio buco posteriore.
Cominciai ad entrare e uscire dal mio ano e mi stavo eccitando.
Un strano calore scaldava il mio corpo e sotto, in mezzo alle gambe, la mia fica si stava notevolmente bagnando, più del normale.
Ero in piedi, a gambe leggermente divaricate, e i miei umori gocciavano in terra.
Socchiusi gli occhi e pensai al Lando che mi stava inculando, bloccandomi i fianchi con le sue manone.
Abbassai la mano sinistra e cominciai a masturbarmi, dapprima delicatamente, poi, senza fare danni irreparabili, più velocemente fino a quando raggiunsi il godimento.
Un orgasmo pazzesco.
Fu da quel giorno che cominciai a godere sfruttando pure il culo.
Ci infilavo di tutto. Zucchine, cetrioli, banane, candele.
Tutto quello che poteva entrare, veniva utilizzato per trarne piacere.
Sapevo che non poteva avere lo stesso effetto di un vero pisello, però era piacevole e quel mio comportamento sessuale, anche parlando con diverse compagne, mi fece capire quanto io in realtà fossi troia.
Imparai a fare i clistere, perché a volte, tirando fuori il frutto dal mio didietro, ne usciva sporco, e non era affatto piacevole da vedersi.
All' epoca si utilizzavano quelle perette di gomma che si riempivano, generalmente con camomilla.
Ricordo mia mamma che mi disse quante cavolo di camomille mi bevevo, ma poi il buco dove entrava quel liquido non era orale, ma anale. Ahahah!"
Mentre ride, ha lo sguardo assente.
Non é la mia solita Fede.
Non é mia moglie. Qualcosa non va e, per me che la conosco da quasi venti anni, me ne rendo conto.
Beve un sorso di vino dal bicchiere e torna a raccontare.
"Cosi Angelo, continuavo a giocare sessualmente, in quella maniera.
Lo so che non era la stessa cosa che fare all' amore con un ragazzo, ma a me piaceva.
A volte, rammento, rubavo una o due sigarette a mio padre, e poi quando ero sola, mi mettevo le calze col reggicalze, le scarpe col tacco di mia madre e accendendo la sigaretta, facevo finta di fare la puttana e essere rimorchiata.
Giocavo così. In quei momenti la testa quello mi diceva.
Guardavo le nuove riviste che mio papà portava.
Playmen! Rammento playmen!
C' era la foto di una certa Ilona Staller. Guardavo le sue foto e mi sarebbe proprio piaciuto fare come lei.
Delle foto nuda. Era bellissima!
Certo, non ero come lei, però avrei potuto diventarlo.
Dovevo solo avere pazienza e aspettare.
E poi, un giorno che stavo studiando a casa della mia amica Clementina, la mamma: Clementina, ho dimenticato l' appuntamento. Corri corri, dobbiamo sbrigarci.
Fefe', fai il favore sistema te i libri e poi torna a casa. Ciao bella!
Loro uscirono e io sistemai i libri, ma non ce la facevo piu. Dovevo andare in bagno a fare pipi.
Corsi in bagno, aprii la porta e davanti a me Filippo, il fratello di Clementina, stava con una rivista aperta e con la mano si stava masturbando velocemente.
Forse lui preso da quel momento non sentii il mio arrivo e io, che avrei dovuto chiudere la porta, rimasi li, imbambolata a guardarlo, fino a quando lui, protraendosi con il ventre in avanti, sborro'.
Non finiva mai di sghizzare. I primi due potenti fiotti di sperma, raggiunsero lo specchio, e gli altri andarono nel lavandino.
Poi si girò verso di me e con un movimento fulmineo tirò su il pantalone chiedendomi scusa dell' accaduto.
Ricordo ancora le sue parole: "Federica, scusami, scusami! Ti prego non dire nulla a mamma e a mia sorella, altrimenti farei una figura di merda".
Filippo non era un bel ragazzo, Angelo. Aveva due anni più di noi ed era un tipo. Capelli lunghi, alto forse 180 cm, di corporatura robusta.
Anzi, devo dire, che forse sotto quei vestiti doveva avere un bel fisico.
Giocava a pallone, come centravanti e a volte andava pure la mia amica a vederlo.
"Filippo, io non ho visto nulla. Sei un adolescente e hai bisogno anche te di sfogare la tua sessualità.
Cosa stavi vedendo?"
Lui mi guardò stupito. Pensava forse, che io sbigottita dall' avvenimento, me ne andassi sbattendo la porta e andando a raccontare la brutta esperienza a tutta la sua famiglia.
Ma per me non era stata una brutta esperienza.
Avevo visto dal vivo un pisello e i cosiddetti, come li chiamavano i maschietti, coglioni.
E perdippiu l' avevo visto sparare il prodotto dei suoi testicoli.
Filippo allungo' il braccio, mi diede la rivista e mentre lui puliva lo specchio e il lavandino, io la sfogliavo.
Avevo persino scordato di fare pipi.
Ma quella era l' occasione giusta.
Volevo mostrarmi. Mi piaceva e piace mostrarmi.
Così noncurante del fatto ci fosse Filippo, alzai la gonnellina, abbassai la mutandina, e con lui che mi guardava, iniziai a svuotare la mia vescica, continuando a sfogliare la rivista.
Carmen Russo! C' erano le sue foto. Era bella. Proprio bella.
Quelle posizioni che assumeva per mostrare il suo corpo, le sue nudita a tutti i lettori della rivista, avevano risvegliato in me qualcosa di particolare.
Filippo rimase impassibile, con la spugnetta in mano ad osservarmi.
Il suo sguardo mi eccitava da impazzire.
Posai la rivista sul bidè, mi alzai e tenendo sollevata la gonnellina, mi puli la micia, mostrandola a Filippo.
Con una sfrontatezza e un coraggio che non credevo di possedere e contrariamente a quello che il mio viso da ragazza acqua e sapone mostrava, dissi a Filippo: "Ora siamo pari. Io ho visto il tuo e tu la mia.
Però se io dicessi quello che hai fatto, mi crederebbero tutti.
Se tu dicessi quello che ho fatto io, non ti crederebbe nessuno".
Filippo mi guardava con gli occhi impanicati dal terrore. Aveva un timore terribile della mamma, donna di chiesa e anche catechista.
Se soltanto sua madre avesse saputo lo avrebbe fatto smettere di giocare a pallone.
"Filippo, non dirò mai nulla di quello che ho visto, anzi, potremmo trarre vantaggio da questa situazione."
"In che senso?"
Filippo, mi chiese.
"Ecco, a me piacerebbe vederti mentre ti masturbi e vorrei anche toccartelo."
"Solo questo?"
"Si, solo questo. Niente altro."
"Mi hai fatto cagare sotto. Chissà cosa pensavo mi chiedessi."
Si abbassa il pantalone e la mutanda, mostrandomelo.
Era flaccido, aveva appena sborrato.
Sulla punta, coperta dalla pelle, c' erano ancora le tracce della sperma dell' eiaculazione di pochi minuti prima.
"Eccolo!"
Mi avvicinai a lui e con la mia mano sinistra glielo presi, cominciando a giocarci.
Avevo in mano il primo cazzo della mia vita ed ero eccitata.
Notai lui, che socchiudendo gli occhi, gradiva il tocco sul suo pene della migliore amica di sua sorella.
Era bellissimo e si stava indurendo. Cominciai a segarlo fino a quando diventò durissimo.
Mi fermai e lui: "Continua, comtinua".
"Ma puoi fare ancora?"
"Si, si, continua."
Continuai a segarlo, fino a quando lo sperma fini sul pavimento.
Lui era soddisfatto, io cosi cosi.
"La prossima volta, se vorrai rifarlo, metti qualcosa davanti.
Non voglio pulire di nuovo."
Non gli dissi nulla e corsi verso la porta di casa. Uscii e entrai in casa mia. Mi gettai sul letto e iniziai a masturbarmi pensando a quello che avevo fatto e visto.
Poi dopo aver goduto, mi assalsero mille dubbi.
E se lui raccontasse tutto.
Che figura di merda farei con Clementina, con i suoi genitori, con i miei genitori.
Un dubbio che mi assaliva ogni volta che lo vedevo.
Ma un giorno, come al solito sola in casa, sentii suonare.
Apro la porta e Filippo é sull' uscio.
Lo guardo e lui: "Non sei piu venuta e quindi vengo io. Ho una nuova rivista da farti vedere".
Entra e chiudendo la porta, me la mostra.
Ancora Supersex.
La poggio sul tavolo e comincio a sfogliarla.
Mi stavo stramaledettamente eccitando. Un calore in mezzo alle gambe che andava spento. Ora glielo avrei tirato fuori e non so cosa avrei potuto fargli.
E li mi venne in mente quando a Supersex la donna glielo prese in bocca.
Ma non potevo farlo. Non potevo.
E mentre ero con quei pensieri in testa sentii la sua voce dire: "Spogliati"!
"Come?"
"Hai capito bene, spogliati!"
Non so cosa mi prese, ma cominciai a togliermi i vestiti rimanendo nuda davanti a lui.
Sentivo la micia in fiamme, una voglia incredibile di essere penetrata ma non potevo e non volevo perdere la mia verginità .
Filippo si abbassò la tuta. Il suo cazzo era già dritto.
"Rimarrà per sempre un nostro segreto. E ora fai come questa puttana."
Apre una pagina della rivista e mi mostra una donna con il cazzo di Supersex in bocca.
Io oscillo la testa in segno negativo, ma lui: "Fallo e zitta".
Glielo prendo in mano. Mi avvicino con la mia bocca al suo pene, allungo la lingua, leccandogli la cappella.
Un sapore salato e uno strano odore mi entrarono nel cervello, ma anziche schifirmi, aprii la bocca e lo misi dentro.
Non ero brava. Le uniche cose che sapevo erano quelle viste sulle riviste o i giornaletti e quelle raccontate da due nostre amiche che la sapevano lunga sul sesso orale che praticavano nei bagni.
Sapevo che dovevo succhiare, pertanto cominciai a farlo.
Lo sentivo in bocca pulsare. L' asta era diventava durissima, fino a quando vidi Filippo contrarsi e tenere la mia testa con le sue mani, ferma, con il suo cazzo in bocca che stava pulsando all' impazzata.
Mi riempii la bocca di sperma. Volevo togliermi da quella posizione.
Volevo andare a sputare lo strano liquido denso, vischioso e dolciastro che avevo nella mia bocca, ma non riuscivo a togliere il suo cazzo, poi Filippo lasciò la presa e io corsi in bagno a sputare.
Mentre sciacquavo la bocca, senti toccarmi il culo.
Mi voltai.
"Filippo, basta per oggi."
"Si per me, si. Ma ora tocca a te. Io a te, tu a me.
Vieni."
Mi prese per mano portandomi sul divano. Mi allargo' le gambe e si tuffo' con la sua bocca sulla mia micia.
Era stupendo! Venni dopo due minuti, sghizzando un liquido e impiastricciando la faccia di Filippo.
Scoppiammo a ridere ambedue e capimmo che potevamo fidarci l' uno dell' altra.
A me quel tipo di sesso, piaceva.
A volte me la leccava infilandomi qualcosa didietro e io ormai, in base alle sue informazioni, stavo imparando e avevo preso gusto a prenderglielo in bocca. Addirittura le ultime volte, prima di sputarlo, lo assaporavo, come si fa con un buon vino.
Poi una mia amica, parlando di questo, mi disse che lei lo buttava giù.
Lo inghiottiva.
Non si poteva sprecare cosi quel buon nettare di maschio e quindi andava inghiottito.
Io la guardai, preoccupata, dicendogli: "Ma sei pazza! Vuoi rimanere incinta"?
Lei e altre due scoppiarono a ridere.
"Incinta, ma quale incinta. Per rimanere gravide devi soltato utilizzare la fica. Ti deve sborrare in fica e anche così non è detto che tu lo rimanga."
Oh cazzo! Non lo sapevo. Nonostante tutto, io non lo sapevo. Su tante cose ero ancora ingenua e non sapiente.
E cosi, un bel giorno, nuovanente soli a casa mia. Mi truccai come una di quelle sul giornale, con il rossetto di un rosso fuoco e cominciai il solito bocchino.
Filippo ora durava di più. Non era piu alle prime armi e quei buoni cinque, dieci minuti, resisteva.
Mi scarico' il solito liquido in bocca e stavolta inghiottii.
Filippo mi guardo.
"Ti piace?"
"Non é male. Certo non é nutella, però non é male. E il mio ti piace?"
"Oh cazzo! Si tantissimo! Mi piace tantissimo."
E cosi continuammo i nostri giochi fino al giorno in cui Filippo mi chiese di metterlo nel culo al posto del solito frutto.
Gli diedi il mio consenso.
Mi posizionai a gambe aperte sul divano e entro' dentro di me.
Ero talmente rilassata che non sentii dolore.
Avevo un cazzo nel culo ed era fantastico.
Il primo cazzo nel culo.
Angelo mi piaceva, mi piaceva tantissimo.
Non avevo neanche bisogno di masturbarmi davanti perché ne godevo anche cosi, però spesso con la mano, me la sgrillettavo ed era ancora più bello.
Filippo durò tanto. Forse fui inculata per quindici minuti.
Avevo il sedere in fiamme e mi aveva letteralmente inculato per bene.
Una volta finito mi disse che era venuto due volte e non lo aveva tirato fuori.
Ero piena di sangue. Il mio didietro era pieno di sangue.
Per le forti inculate che mi dava, gli si era rotto il filetto.
Era diventato un uomo a tutti gli effetti.
Si alzo, prese un tovagliolo e mettendomelo dietro al culo mi pulii, poi andai sulla tazza a svuotarmi e a lavarmi sul bidè.
Andai da lui e gli dissi: "Filippo, se vuoi ancora farlo dobbiamo usare i preservativi. Potrei rimanere incinta".
"Si, hai ragione Federica. Potrebbe andare qualcosa davanti. Compro dei preservativi."
Non si scopava, o meglio, non mi inculava spesso.
A volte era più veloce un bocchino, ma quando mi inculava era una meraviglia.
Un pomeriggio, parlando a casa sua con lui, mentre Clementina era in bagno e la mamma in chiesa, mi disse: "É venuto un ragazzo nuovo a pallone. É nero e vedessi, ha una bestia di cazzo. Mai vista una cosa del genere. Ti piacerebbe vederlo"?
Non sapevo cosa dirgli.
Sapeva della mia passione per i neri. Non gliela avevo mai nascosta.
E infatti non risposi.
Feci soltanto il cenno con la testa di si.
Cosi, un pomeriggio che i suoi erano partiti ed io ero sola, mi presento' il suo amico.
Amadi! Si chiamava Amadi.
Quel ragazzo mi colpii molto.
Dopo aver chiacchierato per un po' gli dissi di aspettarmi. Andai in camera, misi le calze a rete, il rossetto e tornai davanti a loro. In brevissimo tempo erano nudi tutti e due.
Fisicamente Filippo non stava messo male, ma cazzo, Amadi era una bestia di ragazzo.
E sotto, da moscio, lo aveva almeno una volta e mezza più grande di Filippo.
Mi piaceva, ero talmente attratta da lui che mi avvicinai e lo baciai cominciando a massaggiargli il cazzo.
Era la prima volta che baciavo un maschio. Manco con Filippo lo avevo mai fatto.
Ma quel ragazzo, quel negro, quel cazzo, mi attraeva moltissimo.
Mi misi in ginocchio davanti a loro e iniziai a succhiarglielo a tutti e due.
Il sapore di Amadi mi aveva fatto saltare tutto.
Non capivo più nulla e ritrovarmi quel cazzo in bocca per me era estasiante.
Capiamoci subito Angelo, non é che avessero un cazzone come quello di Antonio, però Amadi aveva un bell' arnese.
Poi sul tappeto del salone, con me a pecorina, Filippo comincio ad incularmi.
Cinque minuti, lo tiro' fuori mostrandomi il preservativo pieno e dandogli un condom, disse all' amico: "Amadi, tocca a te. Sfondagli il culo".
Quelle parole, anziché preoccuparmi, mi fecero eccitare di più.
Toccai la mia fica. Era un lago di umori.
Ne producevo talmente tanta che, a causa della posizione, avevo bagnata pure la pancia.
Quando entro' lui, stavolta senti un qualcosa di più grande forzare, ma entro', e comincio' ad incularmi.
Per Amadi era la sua prima esperienza. Ma nonostante questo, non finiva mai.
A me piaceva essere posseduta così, ma sinceramente cominciava a farmi un po' male.
Poi dalla sua bocca, con un italiano da ragazzo negro, uscii un: "Ti sfondo il culo puttana"!
E godette.
Lo tirò fuori.
Il preservativo era gonfio di sperma di un colore rossastro.
Avevo sverginato pure Amadi.
Filippo gli disse che se voleva continuare a giocare con me, non si doveva più permettere di offendermi.
Però io non mi sentivo affatto offesa, perché in fin dei conti non mi pagavano, ma ero diventata proprio una puttana.
Ancora vergine di fica, ma con il resto bello usato.
Ero rilassata! Avevo un rendimento a scuola impressionante. Il sesso mi faceva bene, molto bene.
Volevo usare pure la micia, na non potevo. Mia mamma mi portava dal ginecologo ogni due anni e avevo il timore si accorgesse che non ero più vergine.
Caro Angelo, dovetti aspettare altri sei mesi e finalmente Filippo e Amadi mi sverginarono.
Fu meraviglioso ricevere in contemporanea due cazzi.
Uno in culo e l' altro in fica, fu veramente meraviglioso.
Pensa che mio marito sa che fu un mio vecchio fidanzato a sverginarmi, ma non andò cosi.
Furono Amadi e Filippo a farlo. Anzi, il primo fu Filippo.
Macchiai il lenzuolo della sua camera per la rottura del mio imene.
Ma fu fantastico! Venni 4 o 5 volte ed era stato fantastico.
Ma come tutte le cose che hanno inizio, purtroppo, hanno pure una fine.
Mio papà perse il lavoro e lavorava saltuariamente.
Così io trovai un lavoretto pomeridiano in un bar vicino casa.
Andavo il pomeriggio alle 16.00 e chiudevamo alle 21.00.
Non avevo tempo per il sesso.
Anche perché i miei due ragazzi si erano fidanzati.
Non avevo tempo per studiare. Anzi, lo facevo fino a mezzanotte, ma ero stanchissima.
E infatti il mio rendimento calò.
Quell' anno mi salvai solo perché i professori dissero che era stato un anno particolare.
Loro sapevano della mia situazione.
Non potevo continuare cosi, Angelo.
A me piaceva studiare e volevo insegnare.
Chiesi ad un mio amico se poteva aiutarmi. Sapevo che aveva un debole per me e io sinceramente, ero diventata molto carina.
Sapevo che il papà era il titolare di un agenzia che reclutava modelle. Me lo fece conoscere e ringraziando il cielo mi fece lavorare.
Modella di nudo per pittori, servizi fotografici, sfilate, serate in discoteca. Rammento le serate al Piper, al Much more oppure al Gilda.
Poi mi fu proposto il nudo non velato.
Era diverso dallo star nuda davanti ai pittori.
Qui si trattava di foto di nudo.
Non mi interessava mostrarmi senza veli, anzi, mi piaceva. Non avevo più quelle remore e veniva pagato molto bene e finalmente, stavo esaudendo il mio sogno di mostrarmi nuda.
Non ho mai capito dove andassero a finire quelle foto, però erano pagate bene.
Foto con i modelli e altro. I soldi li avevo e cosi aiutavo a casa di nascosto.
Conobbi un ragazzo. Rashim. Un modello pure lui.
Mi mise incinta e ci furono dei problemi. I suoi genitori mi fecero abortire e sparirono. Sparirono tutti.
Io ero giù, non andai a scuola per una settimana, poi dissi di no.
Che non potevo e non dovevo andare avanti cosi.
Tornai a scuola e andavo a 2000.
Nel frattempo il mio agente, cioè il papà del mio amico, mi propose di fare film hard. Pagavano molto bene.
Lui sapeva di me e Rashim perché il figlio di nascosto fotografava e filmava i nostri incontri che si facevano nello studio fotografico del padre.
Si prendeva i soldi per farci stare la dentro.
Quindi, il papà, sapeva che ero una bella maiala e mi propose, dopo avermi fatto una serie di video molto particolari, un incontro con due produttori.
Dovetti sottostare alle loro voglie nello studio e dopo un po' mi proposero quei quattro fogli da firmare.
Avrei dovuto andarmene da Roma, ma forse era poco importante questo.
Lessi il contratto e dissi di no.
Puttana si, ma cogliona no.
Tra tutti, io ero quella che guadagnava di meno.
E li pensai: io perdo la faccia e guadagno di meno.
E poi io voglio insegnare.
Rifiutai.
I produttori se ne andarono incazzati e il mio agente me la fece pagare cara. Se volevo lavorare dovevo esaudire qualche suo desiderio.
E quindi la mia bocca e i miei buchi assencondarono anche le sue voglie sessuali."
Lo sapevo. Lo papevo. Me l' aspettavo. Quel porco del padre di Alessandro era impossibile che non avesse usufruito di Fede.
Porco maiale. Ringrazia il cielo che non ci sei piu altrimenti ti avrei rimesso a posto io. Bastardo!
Fede, beve un altro sorso.
"Aspetta Federica. Vatti a prendere qualcosa per coprirti. Anzi, fai una cosa. Vatti a vestire, oggi non fai nulla."
"No Angelo, perché?"
"Perché il fotografo ancora non c'è e non so che fine abbia fatto, ma la tua storia mi interessa di piu.
Vatti a vestire, figlia mia."
Fede va dietro il palco sculettando su quei sandali.
Mentre sento Angelo discutere al telefono con il fotografo.
Poi esce dalla sala e ne torna dopo quindici minuti rimettendosi davanti a Fede che era già tornata.
"Federica, tutto ok. Viene Morena per lo spettacolo. Tu sei vuoi, puoi continuare a raccontare."
"E le foto Angelo? I video? Mi spiace, ti avevo detto che... "
"Niente se e niente ma. E per i video... per i video c'è tempo."
"Va bene. Continuo allora:
E i giorni passavano. Io ai miei genitori dissi che lavoravo nella moda e che qualche soldo lo avevo, anche per iscrivermi all' università.
Effettivamente ero diventata una bella ragazza, non una figona stratosferica, ma avevo quel fascino particolare che attirava i maschi in maniera impressionante.
Nel frattempo Filippo era partito per fare il militare, ma tanto erano quasi due anni che si era fidanzato.
Raramente mi incontravo, nei pochi momenti di svago, con Clementina, che nel frattempo si era fidanzata pure lei.
Mentre Amadi era proprio sparito
E io, che ero diventata una vera e propria troia, tenevo lontani i ragazzi da me, dopo la storia con Rashim.
Ogni tanto me ne andavo, giusto per rilassarmi, con qualche modello.
Ma poche volte, veramente poche.
Però Angelo ti confesso, che il cazzo mi mancava.
Sentire quel pezzo di carne duro, penetrarti, entrare nei tuoi buchi, sentirti la bocca piena di sborra, mi mancava.
Avevo bisogno, ne sentivo il bisogno e allora, andavo in discoteca e mi facevo rimorchiare.
Ne sceglievo uno che mi piacesse e ci andavo a letto o in macchina a fare sesso.
Non andava sempre bene.
Non ci crederai, ma c' era pure il tizio al quale non si addrizzava e allora, pazienza.
Rientravo dentro e ne prendevo un altro.
D'altronde io non bevevo, non mi drogavo e avevo solo bisogno di sesso.
Che male c' era se lo facevo.
E cosi una sera, in discoteca, un modello mi riconobbe, ci mettemmo a parlare e andò a finire come uno immagina.
Notte di sesso a casa sua, dopo aver detto ai miei che stavo a casa di un' amica.
E fu al mattino, dopo l' ennesima inculata/scopata che mi disse: "Federica, un produttore cerca una ragazza come te per un film porno. Se sei interessata posso dirglielo e poi vedete voi.
Tu fammi sapere, ok"?
"Porno? Non sono tanto favorevole."
"Sentilo e poi decidi."
Cosi ebbi un incontro con questo produttore e il regista.
Non vollero fare alcuna prova con me e questo mi fece già una bella impressione.
Mi dissero cosa avrei dovuto fare.
La cosa era accettabile e quando mi fu proposto il contratto sorrisi.
Cazzo! Erano un botto di soldi.
Due anni di università più tutte le spese e potevo mandare a fanculo il mio agente.
Cosi firmai.
Due settimane ed é tutto finito, mi dissi.
I primi due giorni girammo delle scene, con me, che da crocerossina prigioniera, prendevo cazzi da tutte le parti.
Eravamo in un casale dalle parti di Sacrofano, un paese vicino Roma.
Poi il terzo giorno, attendevo la macchina che doveva venire a prendermi e che non arrivò mai.
Mi chiamò il regista dicendomi che le pellicole, le macchine e tutto il resto aveva preso fuoco. Un incendio doloso.
Il produttore si era ritirato dall' impegno economico e pertanto il film non si faceva piu.
Forse era un segno del destino, ma con l' acconto che mi diedero pagai l' iscrizione universitaria, a dir la verità bassa perché mio papà ancora non lavorava, e i libri universitari.
Però mi servivano soldi per aiutare a casa e conoscevo solo un modo per averli, non avendo più rapporti col mio ex agente.
Cosi all' università, diciamo, davo una mano ai ragazzi a liberarsi.
Inizialmente era tutto silenzioso, ognuno si faceva i cazzi suoi.
Io andavo bene, molto bene.
I 30 fioccavano perché ero brava.
Però a lungo andare le cose si pagano e cosi cominciarono a girare le voci.
Dicevano che bastava una pizza per scoparmi. Offrirmi la colazione valeva un bocchino e che se volevano tutto, era sufficiente una cena di pesce.
Non badavo alle voci che circolavano.
Sono solo voci, dicevo alle mie amiche, ma poi... a volte, camminando per i corridoi c' era chi faceva il verso della pecora o chi mi chiamava 90 gradi.
Chi compasso perché ero sempre a gambe aperte.
Arrivarono a chiamarmi profitteroles e non ho mai capito il perché.
Cosi presi una decisione e cambiai università.
La cosa fu particolare, però lo feci.
Mio padre torno a lavorare finalmente, a Roma. Fu assunto da una grande impresa edile.
Quindi i soldi non mi servivano più e quelli che avevo mi bastavano per le mie necessità.
Andavo a palla, passavo tutti gli esami con ottimi voti e poi, poi mi innamorai di un professore.
Mi mise incinta e dopo, solo dopo, mi disse che era sposato.
E cosi un'altra volta, clinica, aborto e male, stavo malissimo.
Mi accorsi che non c' era alcun principe azzurro ad aspettarmi.
Dovevo impegnarmi di più per passare gli esami perché il prof voleva mandarmi via e solo una professoressa, che aveva capito tutto, mi aiutò .
Non so come, ma il professore spari' dall' ateneo e io ero tornata serena.
Poi un invito ad una festa di alcuni amici.
Non volevo andare, ma le mie amiche mi ci portarono con la forza e mentre ero intenta a bere il mio bicchiere di cocacola, voltandomi, urtai contro un ragazzo e il bicchiere mi cadde.
"Scusami, non volevo."
Alzai lo sguardo. Angelo, era lui, il mio principe azzurro. Non aveva il cavallo, ma era lui.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Era Mauro, Angelo.
Il mio Mauro. L' amore della vita.
Avrei voluto prenderlo e portarmelo via. Il sogno di ragazzo che avevo sempre desiderato, era li, davanti a me.
Il colpo di fulmine. Cupido aveva scoccato la sua freccia e mi aveva colpito al cuore.
"Signorina, non si preoccupi. Le vado a prendere un altro bicchiere di coca. Mi aspetti qui."
Non risposi. Ero imbambolata. So soltanto che rimasi li, ferma, con i piedi bagnati dalla cocacola che era caduta.
Torno' dopo due minuti con il bicchiere, me lo porse, ma io ero imbambolata.
Avevo lo stomaco che brontolava e qualcosa in testa che suonava.
Le famose campane stavolta forse stavano suonando per me.
"Non vuole la cocacola signorina?"
"Uh si! Mi scusi! É che stavo pensando e..."
"Mi auguro ci fossi io nei suoi pensieri. Potrei ballare con lei? "
O cavolo! Mi ha chiesto di ballare.
Io che non ho mai avuto problemi a relazionarmi con un ragazzo, con lui ne avevo, perché era l' uomo della mia vita.
A malapena riuscii a pronunciare un timido si.
Ci mettemmo a ballare e per uno strano scherzo del destino, la canzone del tempo delle mele cominciò a suonare. Angelo, avrei voluto che quella canzone non finisse mai.
Appoggiai a metà brano la mia testa sul suo petto e lui mi strinse di piu a se.
Mi sentivo protetta Angelo. Era la prima volta in vita mia che mi sentivo protetta.
Però stavolta non volevo cascarci.
Non volevo fare le brutte esperienze che avevo già avuto.
Quindi ci andai con i piedi di piombo.
Ci salutammo dopo aver sempre parlato e ballato insieme.
Le mie amiche mi dissero di non farmi illusioni. Era un ragazzo molto ambito da tutte e difficilmente avrei potuto avere il suo amore solo per me.
Non gli credetti. Abbiamo parlato e ballato insieme tutta la sera. Un po' dovevo interessargli per forza.
Ero su un altro pianeta, aveva il mio numero, ma non mi chiamava.
Ho sbagliato anche stavolta. Mi sono illusa. Mi dicevo.
E invece una sera squillo' il telefono e mia madre:
"Fefe' , un tuo amico".
"Un mio amico?!"
Angelo era lui. Mi disse che avrebbe voluto chiamarmi prima, ma che non pote' farlo perché il mio numero scritto sul tovagliolo di carta si era cancellato per il sudore e che ha dovuto chiedere a destra e a manca chi avesse il mio numero di telefono. Parlammo al telefono un' ora e poi mi disse che sarebbe sceso domenica, da Ancona.
Io mi vergognavo un po'. Non mi andava di farlo venire a prendermi nella mia borgata, ma tra me e me dissi: é giusto lui sappia dove vivo. Se non gli sta bene almeno non ho rimpianti.
Si presentò a prendermi con una alfa 33 quadrifoglio verde.
Poi scopri' che era di Marco e che lui si vergognava a venire a prendermi con la sua panda.
Ma Angelo credimi, a me se fosse venuto in tandem, andava bene lo stesso.
Andammo al cinema e a mangiare una pizza.
E da quella domenica proseguimmo i nostri incontri.
Io sempre con i piedi di piombo.
Non volevo cascarci un' altra volta, anche perché stavolta era amore vero. Un amore che non avevo mai provato per nessuno.
Poi, mi invito', ad andare da lui, ad Ancona.
E quel giorno sul belvedere del lungomare, io guardai lui e lui me, avvicinammo le nostre bocche e ci baciammo.
Angelo, il mio principe azzurro mi aveva baciata ma io stavo sempre con i piedi di piombo.
Volavo bassa perché si era vero che mi piaceva, ma non sapevo se lui voleva fare come gli altri oppure voleva fare una cosa seria.
La sera dormi' nel suo monolocale.
Ero convinta che se mi avesse detto di dormire con lui, avrei ceduto a tutto e invece, a casa, tirò fuori un materassino e ci si mise a dormire.
Rimasi sbalordita. Però pensai: forse ha voluto darmi una bella impressione e ha voluto farmi capire che a me teneva.
Si, era cosi! Lo ha fatto ogni volta che io andavo ad Ancona. Ci teneva veramente.
Comunque la storia proseguiva felice. E poi, dopo circa un anno, un fine settimana ad Ancona, dopo una cena, mi disse: "Fede, é un anno che ci conosciamo. Ecco io... "
Lo fermai.
"Si, lo so! E stasera non dormirai in terra, sul materassino, ma con me nel tuo letto."
Angelo, fu una notte indimenticabile. Quella notte scoprii che il mio Mauro era veramente innamorato di me. Mi amava realmente.
E per me non era solo sesso come con gli altri. Con lui andavo in Paradiso."
"Federica ora non ti piace più fare l' amore con tuo marito?"
"Scherzi! Certo che mi piace! Ogni volta che lo faccio con lui e come se fosse la prima volta e sempre in Paradiso mi porta."
Mi alzo dalla poltrona esterrefatto. Non comprendo! Non capisco.
"Ma allora perché vuoi il divorzio?"
"E un' altra storia Angelo, un' altra storia."
"No, non può essere un' altra storia. Ora tu devi spiegarmi perché vuoi divorziare da tuo marito."
"Angelo devo continuare a raccontare."
"No! Non mi interessa il tuo passato. Io mi preoccupo del tuo presente e del tuo futuro.
Devi spiegarmi perché vuoi divorziare?"
Bravo Angelo. Credevo fossi uno stronzo e invece ti stai preoccupando di me e di Fede.
Grazie!
Fede guarda Angelo.
Angelo le prende le mani e lei comincia a piangere disperata.
"Federica, mi spieghi perché vuoi divorziare da tuo marito?
Ha scoperto quello che fai qui?"
"Fede muove la testa in segno negativo."
Angelo da dei kleenex a mia moglie per asciugarsi gli occhi.
Entra qualcuno in sala e chiede ad Angelo dove devono scaricare la merce.
"Non mi dovete rompere le palle. Fagliela scaricare dove vogliono.
Non mi rompete i coglioni ora.
A posto Fede, ti sei calmata?"
Lei oscilla il capo in segno positivo.
"Bene, allora mi spieghi perché vuoi chiedere il divorzio a tuo marito?"
"Non lo devo chiedere io Angelo, ma lui."
"Lui?! E perché lui e non te?"
"Perché io non ci riesco."
"Non ci riesci! Oh cazzo, non ci sto capendo nulla. Allora, tu vuoi il divorzio, però non lo devi chiedere te, ma lui. É un rompicapo.
E perché tu non riesci a chiederlo?"
"Perché lo amo!"
Cazzo! Mi alzo dalla poltrona e rimango a bocca aperta. Sapevo che non era la mia Fede quella di ieri. Lo sapevo.
Continuo ad ascoltarli.
"Federica, ma se lo ami perchévuoi divorziare e soprattutto perché lo deve chiedere lui."
"Angelo, Mauro ha avuto un' amante e..."
"Embeh, un' amante. E che vuoi che sia. Quanti te ne sei scopati te di uomini. Non puoi separarti perche' tuo marito ha un' amante."
"No Angelo, fammi finire."
"Quest' amante lo ama alla follia, forse più di me ed è enormemente contraccambiata da Mauro. Lei ora é sposata ed ha avuto una bimba."
"Oooohhhh! Vedi, tutto risolto allora. Sposata, in più ha una figlia, e il tuo Mauro dove dovrebbe andare?"
"Da lei Angelo, da lei. L' anno scorso a luglio, Mauro ha avuto un impegno a Roma, il giorno prima che terminasse sono andata a Roma, per passare la notte com lui.
Ma quando sono arrivata al suo piano l' ho vista.
É una donna orientale, bellissima.
Penso di non aver mai visto una donna così."
Oh cazzo! Era li. Ha visto e sentito tutto. E non mi ha detto nulla fino ad oggi. Ecco perché della seconda vita. Ecco dove l' aveva sentito.
Da Shuli, quella sera.
Torno ad ascoltarli e squilla il telefino di Angelo.
"Rispondi Angelo. "
"Me ne frego. É il fotografo. Mi interessi più te che lui. "
Detto questo gli chiude la linea.
"Continua Federica, continua..."
"Ero li, defilata ed ho ascoltato tutto il loro discorso.
Lei si é sacrificata, ha rinunciato al suo amore per me e i miei figli.
Credo abbiano passato la notte insieme, perché lei gli aveva chiesto un' ultima notte d' amore.
Ebbene, io che sono gelosissima di mio marito e avrei potuto fare un casino, non me la sono sentita.
Vederla piangere per un amore nato e poi morto, mi ha rattristato e ho accettato il fatto che stessero insieme quella notte.
Cosi, ho preso l' ascensore, sono scesa, sono salita in auto e sono andata al mare, dai miei figli.
Il giorno seguente sono tornata in hotel a prendere Mauro."
"Federica, se lei è sposata ed ha una figlia non credo si riprenda Mauro."
"E invece si che lo farà. La figlia potrebbe essere loro."
"Come puoi dirlo?"
"Perché si chiama con il nome che volevamo mettere al nostro secondo nato se fosse stata una femmina, Luna."
"Vabbè, non é mica un segno del destino questo. É una casualità."
"Casualità! É il fatto sia nata quasi un mese prima, a marzo lo stesso giorno che è nato mio marito, come la chiami? Casualità!"
"Una doppia casualità e poi tornando al discorso di prima, perché dovrebbe lasciare suo marito per prendersi il tuo? Dammi un solo motivo?"
"Perché gliel' ho chiesto io."
"Come glielo hai chiesto te?"
"Si, gliel' ho chiesto io. A Natale siamo andati nel suo paese. Mauro é andato giù per tre mesi a fare dei corsi per i loro operai specializzati e lei ci ha mandato i biglietti aerei di prima classe, ci ha ospitati nel suo albergo, ci ha fatto dei regali stupendi. Quando stavamo per tornare a casa, prima di partire, ho consegnato una lettera alla sua segretaria, un foglio da darle in cui c' erano tutti i miei ringraziamenti per come ci aveva trattati e poi alla fine, uno scritto in cui le chiedevo una sola cosa."
"Cosa le hai chiesto Federica?"
Le ho semplicemente scritto cosi: Se dovesse succedere qualcosa tra me e Mauro, per favore, non attendere la prossima vita.
Accoglilo tra le tue braccia di nuovo, non lasciarlo solo e insieme a lui prendi anche i nostri figli, trattali come fossero i tuoi perché sono sicura lui tratterà tuo figlio come fosse suo. Grazie Shuli.
Tua fefé."
"Prima classe, albergo, regali. Ma chi è questa donna?"
" É Shuli M........, moglie di.........''
"Porca puttana! Tuo marito é un fenomeno. Ma come ha fatto a..... Oh cavolo! No, scusami, Federica."
"Tranquillo Angelo, se fossi stato un uomo ci sarei andata pure io. Da quella sera, io li ho immaginati mano nella mano e insieme, posso assicurarti, sono veramente una gran bella coppia.
E poi, spiegami Angelo, perché mio marito e i miei figli devono tenetsi una come me?"
"Perché sei sua moglie e la loro madre. Ti basta?"
Fede rimane un po' basita dalla risposta di Angelo.
"E poi scusami, ma come fai a dire che tuo marito non é felice? Che prove hai per dire questo?"
"Solo pochi giorni fa stava facendo una sciocchezza, una grande e irreparabile sciocchezza."
No Fede, non é così. Non ci pensavo proprio. Ero depresso, ma non fino a quel punto.
"Che sciocchezza?"
"Angelo, non sto qui a dirtelo, ma se l' avesse fatta io l' avrei seguito subito dopo."
"Ahh! Penso di aver capito la sciocchezza. Come stai te?"
"Male, molto male. Manco con il sesso riesco a tirarmi su. Neanche prima, che ho fatto sesso, mi ha aiutato. Ho detto un sacco di bugie alle mie amiche per cercare di abituarmi a stare senza di lui, ma non..."
Si ferma e scoppia a piangere.
"Non ci riesco. Non ci riesco. Sono ancora gelosissima di lui.
L' ho mandato a puttane, ma poi sono andata ad insultarlo, ad offenderlo, gliene ho dette di tutti i colori e ad ogni parola ingiurosa, brutta da sentire, mi arrivava una coltellata al cuore.
E lui... invece di prendermi a schiaffi, mi guardava, inerme, con gli occhi lucidi per le lacrime.
Io pure, non lo so come ho fatto a non piangere."
"Tu lo mandi a puttane con tutte le ragazze che abbiamo qui?
Federica perdonami, ma penso tu abbia sbagliato. Si, vero, che il greenbook si é moltissimo ridotto, però ci sono belle signore."
"Angelo, non hai capito allora. Io sono gelosa, gelosissima di lui.
Non voglio che vada con altre donne.
L' unica che avrei accettato faccia sesso con lui, é Shuli.
Accetto lei perché so che lo ama veramente, anche più di me.
Lei non gli farebbe mai quello che gli sto facendo io.
Pensa che l' altra sera, dopo averlo maltrattato e insultato, gli ho detto che andavo a prostituirmi sulla provinciale insieme alla ragazza che avrebbe dovuto stare con lui."
"Ti sei prostituita? Dimmi di no! "
"Macché scherzi? Ho portato la ragazza a casa e io sono andata, per paura facesse una pazzia, nel posto dove va sempre; la sua scogliera.
Ci sono rimasta fino all' una e trenta di notte e poi sono tornata a casa.
Lui era sul divano. Si era ubriacato e dormiva.
Angelo, si era ubriacato.
Mauro che al massimo beve mezzo bicchiere di vino, si era ubriacato.
É la prima volta in vita mia che l' ho visto ubriaco.
Mi sono avvicinata a lui, l' ho accarezzato per un minuto e gli ho dato un mondo di baci perché sapevo che sarebbero stati gli ultimi che avrei potuto dargli.
Poi sono corsa di sopra piangendo."
"Scusami, Federica, ma il giorno seguente che non sei andata a fare il video e le foto hard, dove eri che sentivo un forte brusio di voci?"
"A Loreto. Angelo lo so, nonostante tutto io sono devota e l' ho pregata di aiutare me, di darmi la forza di fare quello che sto facendo e di proteggere Mauro e i miei figli.
Poi i miei peccati terreni li sconterò."
"E cosa hai mangiato? "
Fede guarda Angelo.
"Non hai mangiato nulla. Stai facendo una grande stupidaggine. "
"Scusami Angelo devo andare in bagno."
La osservo mentre sale i gradini del palco e poi sparisce dietro la porta.
Piccola mia, sono uno stronzo. Come posso farmi perdonare.
Entra Nicola in sala.
"Nicola, toglimi una curiosità. Prima ti sei scopata la sig.ra Federica?"
Nicola lo guarda, ma sta zitto.
"Nicola!"
"Si, sig Angelo, ma me lo ha detto lei."
"Te lo ha detto lei. Ti sei approfittato di lei in un momento di sua debolezza. Ma cazzo, Nicola, non hai visto come stava?"
"Ma sig Angelo, mi ha detto che era per il compleanno. Un regalo! "
"Compleanno un cazzo! Non ti è bastato il mio di regalo?
A meno che... ma certo! Vedendo la tua espressione sono sicuro tu gli abbia detto che non hai avuto alcun regalo. Sei uno stronzo!
Hai approfittato di lei quando non dovevi farlo. É arrivata che aveva gli occhi rossi perché aveva appena finito di piangere e tu cosa fai? Non te ne frega un cazzo e te la scopi.
Vai, vai e non farti più vedere per oggi. Anzi, no! Vai a vedere se c'è l' Audi del marito.
Mandami un messaggio per farmelo sapere, coglione menefreghista del cazzo.
E ringrazia il cielo che promisi a tuo padre di assumerti, altrimenti già ti avrei preso a calci in culo e mandato a quel paese, testa di cazzo! '
Nicola esce e Angelo parla da solo.
Tutti i coglioni che non hanno rispetto per il dolore degli altri li assumo io perché sono un buono.
Amico mio, devi stare vicino a questa donna. Ha bisogno di te. Non lasciarla. Comprendila.
Credo che Angelo stia dicendo a me. Ho proprio sbagliato il mio giudizio su di lui.
Torna Fede e si mette seduta.
Angelo guarda il cellulare, forse é il messaggio di Nicola. Ho fatto benissimo a venire con quest' altra macchina.
Poi gli arriva una telefonata e risponde.
"Ora cosa cazzo ti è successo?
Ascolta, fai cosi, tanto oggi non servi piu, anzi, sai che ti dico: vattene in pensione, prendi le tue cazzo di canne da pesca e vattene a pescare. Ciao. "
"Scusami Federica, il fotografo non c'è la fa a venire. Dovrei trovarne un altro e magari più giovane. Che palle!
E allora Federica, se lo ami non separarti da lui. Non ha senso. Pensa se ti separassi e l' altra non può, per qualsiasi ragione, tornare con lui.
Dai, smetti di piangere. Andiamo di la, aspettiamo le 19.30, ti faccio fare una bella bistecca. Sei dimagrita. Ma quanto cavolo hai perso?"
"Tre kg in forse 10 giorni. Non mangio, non mi va. Sto male, male dentro. C'è qualcosa che mi distrugge e mi consuma."
"E cosa faresti se ti separassi? Dove andresti? A Londra dal tuo amante?"
"Noooo! Voglio proprio sparire. Non devono venire a cercarmi. Forse in California. Ho degli amici nel porno. Forse, se gli servisse una vecchietta, potrei iniziare.
Oppure, non lo so, non lo so proprio Angelo, ma a Londra no!
Ho detto una grande bugia alla mia amica, le ho detto che con Luke..."
"Luke! Ma il tuo amante e il Luke del..........."
"Si!"
"E ti piace? Ne sei innamorata?"
"Si, mi piace, ma non é il mio Mauro.
Si, ne sono innamorata, ma non è lo stesso amore che ho per Mauro.
Mi farei uccidere per Mauro, per Luke, no!
Luke scopa con le altre, non me ne frega nulla.
Invece di Mauro, sono gelosissima. Mauro, il mio Mauro è solo mio e... e anche di Shuli. É nostro."
"Cazzo Federica! Non so cosa dirti. Ma pensaci bene prima di fare questa cazzata.
Allora figlia mia. Ora tu stai a riposo per quanto riguarda questo locale. Ogni giorno ti manderò un messaggio e voglio che tu mi risponda, se non lo fai vengo io a casa o a scuola a vederti.
Parla con tuo marito, non puoi farla finita cosi?"
"Non penso si possa tornare indietro. Ormai, credo sia cosa fatta. Ho detto, e torna a piangere, delle parole troppo brutte all' amore della mia vita.
Non credo che lui possa cambiare idea."
"Parlaci!"
"No Angelo, ormai ho deciso cosi. Mi vergogno troppo per avergli fatto quelle brutte cose."
"Va bene! Decidi te. Ora, vatti a dare una riassettata. Ti aspetto in sala per cenare."
"Angelo, non ho fame."
"Se non mangi non ti mando via. Anzi, se vuoi, ti accompagno io a casa?"
"Grazie! Non preoccuparti. Ah, una cosa devo chiederti?"
"Dimmi pure?"
"Sulla provinciale c'è la ragazza che ho tolto a Mauro quella sera. Non é che potresti..."
"Ho capito, ho capito! Cazzo! Ma perché sono sempre cosi buono."
"Tanto c'è quel cazzo di nigeriano. Ci penso io. Questi vengono a comandare a casa nostra.
Che devo farne di lei? Greenbook o cameriera?"
Fede lo guarda con il volto supplichevole.
"Oh cazzo! Va bene, cameriera. Tanto Peppina sta andando in pensione.
Gli servirà il permesso di soggiorno e il passaporto me lo faccio ridare dallo stronzo. Che palle! Ma come cazzo fanno a credere a questi stronzi.
Forza, vai a darti una lavata e smetti di piangere. Ti aspetto tra dieci minuti in sala ristorante."
Con un grande sorriso Fede ringrazia Angelo e poi lui si allontana da lei che si sta dirigendo verso la solita porticina.
Mando un messaggio ad Angelo.
'Se ti serve un fotografo, io posso aiutarti. '
Passano tre minuti e sento la porta aprirsi.
"Mauro, ciao!"
Allunga una mano per salutarmi ed io allungo la mia.
"Da quando sei qua?"
"Da quando hai chiuso il cellulare con il fotografo."
"Bene! Hai sentito tua moglie?"
"Si, ho sentito tutto."
"Non la lasciare sola, non chiedere il divorzio e stalle vicino. Ha bisogno di te e dei suoi figli."
"Angelo, non l' avrei mai lasciata. Lo avrei fatto solo se fosse stato un suo desiderio e ultimamente mi sembrava che cosi fosse, ma da quello che ho sentito non mi sembra proprio sia così.
Tu non puoi capire quanto io sia felice."
"Bene amico mio. La faccio mangiare e poi la rimando a casa.
Dammi il telefono di questo fotografo, domani lo chiamo.
Angelo, non dire al fotografo, se eventualmente dovesse far le foto a Fede, che é mia moglie."
"Secondo te ho la faccia da scemo?"
Abbraccio Angelo.
"Mauro, cazzo, mica ci starai provando con me?"
"No Angelo, no! Era solo un gesto di affetto. Prima del fotografo, cosa ti ha detto Fede, altre cose che devo sapere?"
"No, solo che ti ama alla follia. Stalle vicino, nonostante tutto é una donna molto sensibile.
Domani la tolgo dal greenbook, fino a quando non desidera lei tornarci. E se dicesse di tornare, chiamo te per avere il consenso.
Ciao Mauro.
No, ferma, due cose. La prima. Com' é questa ragazza della provinciale?"
"Bellissima Angelo. Una negretta keniota bellissima."
"Ah! E la seconda. Ma come cazzo hai fatto a scoparti la moglie di..........."
"Ahahah! All' epoca non era la moglie, era solo un ingegnere.
Il grande problema é che ne sono ancora innamorato.
Ma amo pure Fede.
Che casino! "
"E la bimba, é tua figlia?"
"Spero e mi auguro di no. Sarebbe un disastro. Ma qualche dubbio c'è. "
"Va bene, risolvi questa cosa. E ricorda che tua moglie é la madre dei tuoi figli. Ciao Mauro."
E mentre sta per uscire...
Keniota, bellissima, e io cosa le faccio fare... la cameriera. Ma perché sono così stronzo e buono.
Ho proprio sbagliato giudizio su Angelo. Devo ricredermi e non mi ha detto nulla di quello che gli ha raccontato Fede.
É un uomo di parola.
Spengo tutto, esco chiudendo la porta, rimetto al suo posto la chiave, vado in macchina quatto quatto e mi dirigo verso casa.
Lungo il percorso chiamo il negozio di foto. Spiego al ragazzo che lo avrebbe chiamato un signore e che gli avrebbe fatto una richiesta particolare.
Gli dico tutto e lui mi ringrazia non credendo a quello che sentono le sue orecchie.
Chiudo con lui e penso a tutto quello che ho sentito.
Non mi interessa delle bugie. Non mi interessa se oltre a me ama pure Luke, d'altronde pure io sono ancora innamorato di Shuli, ma é mia moglie, il primo vero amore della mia vita e farò l' impossibile per tenermela vicino.
Ci provo, poi sarà lei a decidere. Ma con Luke o senza Luke, lei é mia moglie e non lascerò tanto facilmente che se ne vada.
Arrivo a casa. Mangio un boccone e aspetto che lei rientri, cosa che si verifica alle 21.30.
Sento il garage che si apre, la sua auto entrare e poi lei aprire la porta.
Io sono sul divano. La guardo.
Lei non parla, ma stavolta parlo io.
Mi alzo, la fermo, bloccandola per un braccio e le dico: "Si può sapere perché mi odi cosi tanto"?
Lei mi guarda. Conosco questo viso. Sta per piangere e invece...
"Devi lasciarmi stare. Non ti amo più, anzi non ti ho mai amato. Chiedi questo cazzo di divorzio e falla finita di rompermi le palle.
Fai la tua vita e vai con tutte le puttane che vuoi."
Si libera dalla mia presa, sale le scale di corsa per andare in camera da letto.
Non é lei, non é il suo cuore che sta parlando. Devo farle cambiare idea. Io ci provo.
Sul tavolinetto, in salone, metto una bottiglia di acqua minerale, due bicchieri di carta e delle patatine vecchie come mio nonno che non c'è più. Non ho noccioline in casa.
Accendo una candela rossa.
Poi vado allo stereo e metto la canzone 'lagrimas' di roberto blades, con il volume alto.
Dura sette minuti.
O scende o la sua decisione l' ha presa e non posso farla tornare indietro.
Aspetto, aspetto, aspetto. Non scende. Cazzo! Stavolta é veramente finita.
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