Maria e l'orda
di
Maria S. Fans
genere
orge
L'aria è pesante, satura di un odore acre e primordiale. Maria entra nella stanza e si ritrova davanti a una visione che farebbe tremare chiunque: una foresta di uomini, un branco senza volto che attende solo un segnale. Maria, con i suoi 67 anni e la fierezza di chi non ha più nulla da perdere, si toglie la vestaglia bionda e resta nuda, offrendo i suoi 75 kg di esperienza all'orda.
Maria viene sommersa. Braccia forti la sollevano, mani rudi la esplorano ovunque. Viene passata da un uomo all'altro come un trofeo di guerra. In pochi istanti, ogni centimetro della sua pelle è coperto dal tocco di estranei. Maria chiude gli occhi e si lascia andare, diventando il centro di un vortice inarrestabile.
La gang bang esplode in tutta la sua brutalità. Maria viene posizionata al centro di un cerchio umano. Viene posseduta contemporaneamente in ogni modo possibile: davanti, dietro, e costretta a soddisfare l'insaziabile fame dell'orda con le labbra. Il ritmo è quello di una macchina da guerra: quando un uomo finisce, un altro prende immediatamente il suo posto, senza che Maria possa riprendere fiato.
> "Siete tanti," sussurra Maria tra un ansimo e l'altro, non basterete mica tutti a stancarmi?"
Il momento culminante ricalca la fine del video. Uno dopo l'altro, gli uomini iniziano a scaricare su di lei la loro energia. Maria viene letteralmente inondata, trasformata in una statua vivente coperta di umori. Il suo corpo, un tempo Regina di Arcavacata, è ora un campo di battaglia dove l'orda ha celebrato il suo trionfo. È un'immagine di totale abbandono, di una donna che ha assorbito l'intera lussuria di una provincia.
Quando l'ultimo uomo se ne va, Maria resta sola sul pavimento di cemento, sfinita, spettinata, ma con un sorriso enigmatico sulle labbra. È un relitto umano, ma è un relitto che brilla di una gloria oscura. Ha gestito la marea, è sopravvissuta all'apocalisse.
Il magazzino di Arcavacata quella notte si trasforma in una bolgia infernale, un ammasso di corpi dove l'odore del sesso si mischia a quello della polvere e del fango calabrese. Maria, a 67 anni, si lancia nel centro di quell'orgia con la fame di chi vuole ingoiare l'intera statale.
Maria viene sbattuta su un tavolo di legno grezzo, con il petto schiacciato contro le schegge. In un istante, è circondata. Tre uomini la prendono contemporaneamente: uno le affonda nel sesso con colpi secchi e brutali, un altro le sfascia il sedere con una violenza che le fa tremare i 75 kg di carne, mentre un terzo le riempie la bocca, costringendola a ingoiare ogni singola spinta. Maria non respira, emette solo grugniti soffocati mentre le sue bende bionde vengono tirate via a manciate.
Maria viene girata a faccia in su, le gambe spalancate così tanto che le articolazioni scricchiolano. Gli uomini fanno la fila: non appena uno scarica il suo seme bollente dentro di lei o sul suo ventre flaccido e vissuto, un altro si infila subito dopo, rimescolando i liquidi con colpi furiosi. Le facce degli uomini le colano addosso sputo e sudore, trasformando la pelle di Maria in una superficie viscida dove nessuno riesce più a fare presa.
Seguendo la dinamica più zozza della gangbang, Maria viene sollevata da quattro braccianti e tenuta in aria. Mentre è sospesa, un gruppo di uomini la inonda da ogni lato. Le schizzano il viso, le riempiono le orecchie, le bagnano i capelli finché Maria non sembra una creatura marina emersa da un mare di sperma acido. Lei ride in modo maniacale, aprendo la bocca per raccogliere ogni goccia, leccandosi le labbra sporche di umori altrui.
Verso la fine, Maria è ridotta a uno straccio. Giace nuda in una pozza di liquidi misti a terra. Un uomo le urina addosso mentre lei cerca ancora di afferrare un ultimo cazzo da mungere. La Regina di Arcavacata è completamente sommersa: le sue rughe sono riempite di seme bianco, il suo sesso è gonfio e arrossato, e l'odore che emana è quello di un intero branco che ha banchettato su di lei per ore.
Maria non ha ancora finito. Nonostante il corpo sia un campo di battaglia e i liquidi le colino dai capelli biondi fino alle caviglie, la "Regina" non ha intenzione di abdicare. Con un gesto lento e viscido, si pulisce gli occhi con il dorso della mano e lancia una sfida che gela il sangue ai pochi uomini che stavano per rivestirsi.
Il portone del magazzino stride. Katia entra, convinta di trovare un cadavere sociale, ma si ritrova davanti a una scena che non aveva previsto. Maria è in piedi, grondante di seme e sudore, con le gambe ancora tremanti ma lo sguardo acceso da una follia primordiale.
"Katia, vieni qui," ordina Maria con una voce resa roca dalle ore passate a urlare. "Non hai ancora finito di imparare come si serve un'intera provincia."
Gli uomini, rinvigoriti dalla vista della giovane rivale, si fermano. Maria afferra Katia per la nuca e la spinge in ginocchio davanti a lei, in mezzo alla pozza di umori che ricopre il pavimento.
Sotto gli occhi eccitati del branco, Maria costringe Katia a "ripulirla". È un atto di sottomissione totale, ancora più zozzo del round precedente. Katia deve usare la lingua per rimuovere il seme che ricopre il ventre flaccido di Maria, i suoi seni pesanti e l'interno delle cosce. Ogni leccata di Katia è un sorso di umiliazione, mentre gli uomini ridono e iniziano a circondare di nuovo entrambe.
In pochi minuti, il magazzino esplode di nuovo. Stavolta Maria e Katia sono usate insieme, schiena contro schiena, in un groviglio di carne che non distingue più l'una dall'altra.
Maria guida il gioco, prendendo i colpi più duri e insegnando a Katia come accogliere tre uomini contemporaneamente.
Katia piange e scopa, sommersa dal peso degli uomini e dal carisma distruttivo della vecchia prostituta.
Alla fine del secondo round, la stanza è un pantano indescrivibile. Maria e Katia giacciono intrecciate, due masse di carne ricoperte da uno strato bianco e denso che sembra colla. Maria si china sull'orecchio di Katia e le sussurra:
> "Ora sei una di noi, piccola. Benvenuta all'inferno di Arcavacata."
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