Scale di casa

Scritto da , il 2021-08-12, genere saffico

Questa storia è vera, e probabilmente l'ho anche citata da qualche parte, la scrivo per gioco, per parlare di scale, qualcuna capirà e spero saprà apprezzare.
Dunque che scale siano.
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Era un qualche giorno d'estate lo ricordo bene, sia per i fatti che seguirono e sia per il fatto che non pioveva a Udine e faceva caldo.

A quel tempo frequentavo Paola, la prima ragazza con cui sia stata, avevo ventuno anni ed ero pazza.

Pazza di lei, pazza della vita nuova che mi si apriva davanti, pazza in generale.

Quel giorno mi chiamò, abitavo ancora con i miei genitori, a casa presi il telefono al secondo squillo arrivando nei pressi dell'apparecchio con una scivolata, mia madre si fece subito sentire con una delle sue frasi irritanti; aveva da poco passata la cera.

Al telefono era Paola, io ero raggiante, mi dice di prepararmi che sarebbe passata a prendermi, vestiti poco!

La telefonata me la ricordo ancora, mi mise ansia ed eccitazione. Volai in camera, vestiti poco significava in codice che avremmo fatto cose, quindi roba facile da aggirare, come minigonne e canottiere, optai per un perizoma, quindi minigonna e perizoma, che altro, ah sì le scarpe idiota.

Non male per una mise prêt á baiser.

L'attesa è dura anche per pochi minuti ma finalmente il citofono, aprimi e poi sali all'ultimo piano e aspettami lì, arrivo.

Cazzo deve fare? Attendo, senti l'ascensore, il cuore a mille, è lei, jeans cortissimi e canottiera, mi sorride e mi bacia, poi mi prende una mano e mi tira su verso l'ultimo piano, quello che porta alla terrazza ma non ci arriviamo, mi butta seduta sulle scale, mi infila la testa tra le gambe che prontamente apro, si rialza e mi dice che mi aveva detto di vestirmi poco, io la guardo con fare interrogativo, al ché si slaccia i jeans e dal pelo che ne esce fuori capisco cosa volesse direi, io rido, alzo il bacino e mi sfilo il perizoma, lei lo prende e lo fa cadere giù per la tromba delle scale, io rido, lei ride e poi sì rituffa tra le mie gambe.

Rumori, gente che sale, scende, apre porte, ascensore, strilla di bambini, cuore a duemila.

La testa è un turbine di emozioni, buio, luce, non ci capisco più un cazzo, mi strizzo le tette, poi i movimenti del bacino, incontrollabili, le scale sotto di me non le sento sono come un fachiro, l'orgasmo esplode e mi lasciò sopraffare, la schiena torna a farsi sentire.

Cazzo tre minuti e mezzo, figo. Ma che mi hai cronometrata deficiente?

Ridiamo mentre scendiamo per le scale, ci baciamo, sa di figa, la mia, il perizoma è sparito, sarà stata la Maria che poi cercherà la proprietaria, non si fa mai gli affari suoi quella, ma chi se ne frega, tanto non me lo sarei rimesso.

Salgo in motorino dietro a Paola, sento la sella sulla pelle nuda, è calda ma non di sole fortunatamente, lei ha ancora i jeans slacciati, partiamo verso i prati è bello abitare in periferia, mi appoggio a lei per farle sentire i miei seni ancora turgidi mentre una mano si insinua nei suoi shorts, e l'altra dal bacino piano risale verso un seno.

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Io a Paola ci penso ancora, l'ho rivista qualche volta, ognuna con la sua vita, ma non parliamo dei tempi passati, avevamo vent'anni ora siamo adulte, se ci mettiamo a ricordare poi chissà dove si va a finire...

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