Felis silvestris catus

Scritto da , il 2020-10-04, genere sentimentali

Sono le ore 5 e 7 minuti di una domenica mattina, come lo so? Ovvio sto guardando lo schermo del cellulare.

E perché in questo giorno in cui potrei anche dilungarmi pigramente nel letto, alle 5 e 7 sto guardando l'ora sullo schermo accecante di un cellulare?

Ma ovvio, perché ho una gatta!

L'animale in questione, che Wikipedia dopo una lunghissima tassonometria della quale francamente non me ne frega un cazzo, mi dice essere un, leggo direttamente: "Felis silvestris catus", che nel mio caso riporta il nome di Marianna sembra avere uno strano concetto delle ore.

Adesso posso dire con certezza che il gatto domestico o meno che sia, si diletta nella caccia soprattutto nelle ore notturne; certo se gli capita di giorno l'occasione di una preda, non è che ci pensi su troppo, si lancia all'assalto e succeda ciò che deve succedere.

È anche assodato che la luna piena favorisca la caccia, il motivo è semplice e banale, c'è più luce ed è più facile cacciare.

Ma è anche vero che adesso all'inizio di ottobre, alle ore 5 e 7 minuti è ancora buio, e seppure siamo in piena lunazione, ho controllato sul calendario, tu ora dovresti dormire.

E invece no, tiri fuori due millimetri di quelle tue cazzo di unghiette e mi colpisci le sopracciglia, perché sai che così mi sveglio.

Come cazzo fai a conoscere questa tecnica, lo sa solo il diavolo di cui sei sicuramente figlia; io cerco di girarmi ma niente, tu segui il ruotare della mia testa, come un girasole segue il sole, poetico.

E invece è patetico, oltre che puerile il mio tentativo di sottrarmi a te e al tuo orologio biologico, che ogni mattina di quegli stracazzo di giorni, di qualsiasi mese dell'anno, che sia inverno con le sue notti lunghe o d'estate, con le notti brevi, alle 5 mi devi svegliare.

E sì, lo so che poi la sveglia c'è l'ho comunque alle 5 e 30, ma sai che vuol dire mezz'ora di sonno in più?

Poco o nulla, ma la soddisfazione di essermi svegliata ad un'ora che ho potuto scegliere da sola è grande.

Invece no, prima arrivi tu, e ce l'hai con me per chissà quale tuo sadismo, mica svegli la mia compagna che dorme accanto e che ha il turno di pomeriggio.

No tu ce l'hai con me, tu sei la mia tortura in questa vita, per chissà cosa ho combinato in un'altra vita di cui non ricordo nulla; tu non dovevi chiamarti Marianna, ma Karma.

E il mio deambulare dal letto alla cucina, passando per il gabinetto, tappa obbligatissima, è un continuo riformulare dei miei protocolli progettuali: chi sono io, cosa sto facendo, dove sto andando, caffè!

Il tutto con la melodia dei tuoi "miao" come sottofondo.

E durante la fase caffè, sentire nelle narici l'odore del nasello che si scongela nel microonde non ha prezzo, infatti nessuno oltre me lo pagherebbe per averlo.

Ma ti voglio bene Marianna, gattaccia fetente, auguri per i tuoi quindici anni.

Questo racconto di è stato letto 9 9 1 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.