Adelina

Scritto da , il 2020-09-15, genere etero

Lo stabile non era proprio fatiscente ma avrebbe avuto bisogno di profonde ristrutturazioni ma nessuno voleva affrontare i costosi lavori, piano piano tutti stavano trovando soluzioni diverse che di fatto stavano svuotando l’immobile, ormai dentro ci vivevano solo una ventina di persone tra famiglie, single, coppie e persone che occupavano saltuariamente a vario titolo gli appartamenti che si rendevano liberi. Tra queste persone c’era Adelina un personaggio importante del caseggiato sia per la sua storia personale che per la sua prestanza fisica: Adelina era proprio una gran bella figa. Aveva 18 anni Adelina quando andò ad abitare con il suo compagno ed era uno spettacolo di ragazza, alta mora con due occhi neri che quando guardavano ti lasciavano senza fiato e ti sentivi subito un certo non so che nelle palle, due labbra che sembravano siliconate ma erano naturalissime e morbide più delle marshmallows, un culo e due tette che facevano venire i cattivi pensieri anche ai morti. Adelina a poco più di 32 anni aveva perso la freschezza della gioventù ma stava acquistando una nuova bellezza e bisognava dire che aveva più mosconi allora che prima. Il suo uomo era un personaggio indecifrabile, non si sapeva che lavoro facesse, se avesse amici e chi fossero, da dove gli arrivassero i soldi per campare, per avere una casa in cui non mancava niente: avevano tutto e di più ma vivevano in maniera così sobria e discreta da passare completamente inosservati. Per tutti la loro vita era stata sempre un mistero e tale è rimasta ancora oggi. Insomma era la classica coppia che superato il periodo della curiosità condominiale nessuno più si accorgeva della loro presenza. Poi successe qualche cosa che generò nello stabile prima un vocio poi un parlottio infine un forte schiamazzo quando una sera arrivarono silenziose due gazzelle dei carabinieri due dei quali scesero agili e veloci per recarsi nell’abitazione di Adelina. Così come erano arrivati così discreti e rapidi sparirono, e da quella sera sparì anche il compagno di Adelina. Da allora la bella ragazza rimase una vedova bianca ma non per questo cambiò il suo stile di vita in quanto rimase casalinga, non si trovò mai un lavoro per mantenersi anzi, pur non lavorando, il suo tenore di vita migliorò e da questo tutti capirono che qualcuno chissà da quale parte del mondo la manteneva. Adelina, la vedova bianca non inconsolabile, aveva un presunto baldo carabiniere che veniva a rinfrescarla molto bene da certi mugolii che si diffondevano nel silenzio delle notti. Oltre a questo Adelina non diede mai confidenza a nessuno se non a Rosario ed alla coppia alquanto scombinata di Renato e Katia.
Lui era un bestione di 40 anni alto quasi due metri per più di 90 chili glabro con una carnagione chiara, con una massa di capelli castani sempre scarmigliati, un paio di occhi azzurri slavati, lavorava a chiamata ovverossia quattro cinque volte al mese ma di fatto era un disoccupato permanente. In questi ultimi 3 anni viveva con Katia una donna moldava molto carina e remissiva che di giorno lavorava in una ditta di pulizie e poi la sera arrotondava bene intrattenendo i presunti amici di Renato il quale usciva di casa quando quelli arrivano. Poi i litigi divennero sempre più frequenti e violenti. Da tempo ormai Adelina aveva la certezza sul tipo di incontri che Katia intratteneva con gli amici di Renato. Era un tardo pomeriggio quando lei stava salendo le scale con i pacchi della spesa e venne superata velocemente da uno spilungone che fermandosi al suo pianerottolo bussò alla porta della sua vicina. Katia aprì e salutò con uno stanco “ciao” “sei tu Katia?” “si entra”. Quando Adelina entrò in casa, portata la spesa in cucina, di corsa si accostò al muro divisorio tra il suo soggiorno e la camera da letto di Katia, la parete era così sottile che si sentiva tutto ma lei per non lasciarsi sfuggire nulla si mise addirittura il fonendoscopio elettronico che il suo compagno usava per i suoi intrallazzi. Si mise comoda e cominciò ad ascoltare cosa sarebbe successo in quella stanza. La voce di Katia e dell’amico le giungeva così chiara che le sembrava di stare insieme a loro. “Ciao caro come ti chiami?” “Adelmo” “che nome strano” “si...è vero” “come sei alto! e come dice il proverbio?...” “altezza mezza bellezza?” “no…no… quell’altro che si segna anche con mano…police ed indicio…” “ah si ho capito ma non il mio caso sai…” “vuoi dire che hai molto ben di …” “e si”.
Ci fu un momento di silenzio poi ricominciarono a parlarsi “come sei magro…”non ti piace?…” “no volevo dire che piace…mio compagno essere un armadio… a me piaciono magri così io prendo uomo tra mie gambe …una posizione che piace molto a me…”.”mamma mia!!! che avere tu tra cosce?!” Adelina non capì ma sentì la grande risata di lui “ma viene duro? e poi resiste…?” “se trovo la persona giusta altro che duro…diventa una mazza” “Oh!…non preoccupare io tratto bene tua mazza ma poi tu aumenta regalo per me, io faccio persona giusta per te… SI?” “tu fammi divertire fino in fondo ed io mi ricorderò bene di te”, a quel punto la voce di Katia sparì e c’era solo lui che parlava “lecca, lecca si così…brava ah.. si intorno alla cappella… su prendilo in bocca dai…” “cappella grossa… no.. non spingere io soffocare…” “ succhia, ecco senza denti.. brava.. sbavati…sbavati,,,vedi che comincia a scendere” “io vomitare per favore…” “non ti piace?...” “si piacere… ma tu avere cazzo troppo grosso” lascia fare a me Katia…tu fai la putt… Oh!! scusami… pensa a godere con me OK…” “si… si… fammi godere… ahhh… si tocca le tette si…si.. fai male ma piace…Adelmo!!” “cosa c’è?” “tu tocchi ancora mie tette, tira mio capezzolo come prima piace molto…si così” “ma tu apri la gola e fammi scendere dai…” “si io volere tuo cazzo in gola…” ci fu il silenzio nella camera di Katia interrotto spesso da colpi di tosse e da conati di vomito. Nella camera di Adelina si udiva solo il suo respiro affannoso. Di nuovo la voce soddisfatta di Adelmo “Ah…ora sei grande Katia ti sto scopando in gola!! che pompino!!... mai avuto un pompino così…adesso lo stai prendendo bene ti scende facile… ti esce ed entra che è un piacere…” “Tu non sapere che io soffocare quando scendi e sentire vuota quando esci… avere molto piacere…tu molto maiale…strizza miei capezzoli e poi metti dita in figa e carezza clitoride…ora io troppo arrapata… mia figa ora si bagna, si tocca… tocca…ancora tu scopare me in gola io bagnata tutta!!” “Katia ti sto per scaricare tutto in gola ho le palle strapiene ecco….manda giù” “affogoooo!! manca aria…” . Al grido di lui che eiaculava nella gola di Katia rispose l’orgasmo di Adelina. “Morta… mi sento morta…tu potevi affogare me… ma io resistita perchè piaceva molto anche a me e volevo fare piacere molto pure a te, adesso tu ricordi di me?” “SI! va bene, sei stata brava Katia…ti è piaciuto…?” “SI Adelmo io avere figa ancora bagnata… come si dice? orgasmo? giusto? molto bello ohhh…... Adelmo ma tu avere ancora cazzo duro!!!…allora Adelmo fammi sentire tuo bastone in mio utero…tu mettere preservativo io avere e anche pomata” “dammi solo il gel…” “… ahhh, si così mi piace…chiavami Adelmo, mettere tutto dentro subito ma tu spingere piano, voglio sentire entrare lento il tuo cazzo in mia figa, si così, continua piano Adelmo piano…così mi piace, tuo cazzo non finisce mai…, Ah...ah…si pompa…chiava me…Noooo… perché adesso hai tolto cazzo? mia figa ora vuota…..mettere!! No… così…no.. ahi!!…ahi!!… tu fatto troppo male, scivolato presto tutto dentro con un colpo solo, tu riempita tutta mia figa troppo in fretta …molto dolore ma molto piacere Adelmo tu adesso scopare me perché io ancora molto arrapata… non ti fermare…” “ti piace il mio cazzo in figa eh…ti piace quando ti pompo come una bestia…” “si…scopa me come bestia… si scopa così…oh…Adelmo vai, vai, mi sfondi..ma non ti fermare ” poi il silenzio. Adelina sentiva solo i gemiti di Katia e pensò: “ che minchia ave stu cristiano che la sta massacranno!!!”. La voce di Katia era roca e alta ”Adelmo vengo!!!!!....Adelmo…ahh…..si ancora…scopami forte… ancora di più dai….dai… tu avere cazzo giusto per mia figa Adelmo!!!!! chiavami…ahhhh…. io godutaaa” ”Katia ti sto venendo dentro… voglio venirti dentro, hai una figa bollente…”. Adelina era rimasta seduta con le gambe aperte e la figa bagnata: voleva un uomo!. Dopo un lungo silenzio Adelmo chiese di lavarsi e alla fine si salutarono “Sei fantastica Katia…vuoi che torni?...” “quando?” “a fine settimana?” “si tu chiami e dire: sono Adelmo e l’ora che vieni” “OK, Ciao Katia” “Adelmo io voglio baciare te”. Adelmo tornò quel fine settimana e anche in tutti i giorni seguenti, sembrava che la figa di Katia lo avesse stregato ma anche Katia lo aspettava con piacere e si dava a lui senza risparmio e puntualmente Adelina non mancava ai loro incontri. Adelmo e Katia avevano fatto sesso in tutti i modi con dolcezza, con forza, le aveva insegnato cose e posizioni che non sapeva, le aveva fatto capire come controllare l’eccitazione per avere un orgasmo più esplosivo, le aveva preso ed aperto il culo nonostante che la povera Katia ogni volta si lamentasse come una bestia ferita per poi acquietarsi e volerlo ancora e a lungo e lui, infine, la lasciava a culo aperto. Tra quei due si era stabilita una forte complicità che però cominciava ad andare anche oltre il sesso. Renato per questo era diventato geloso, possessivo, rabbioso e violento nei loro litigi ormai giornalieri accusava Katia di aspettare solo quel Adelmo il quale non compensava i regali che lei perdeva rifiutando i suoi amici, all’ennesimo rifiuto di Katia Renato scatenò la sua rabbia su di lei lasciandola mezza svenuta per le percosse. Adelmo la trovò pestata bene in viso, sulle braccia insomma un po’ dappertutto e fortemente sconvolto rivolto a Katia le disse “ho chiamato i carabinieri ora verranno e tu denuncerai il tuo compagno” “NO!...NO!! Adelmo perché tu fatto questo io non posso lasciare Renato” e detto questo scappò di casa e riparò da Adelina. “Lui vuole che io denuncio Renato, lui non capisce che io non posso” “devi farlo Katia!” insisteva Adelmo, “Adelina ti prego puoi spiegare tu?” “guardi Adelmo Katia è in una situazione molto difficile se denuncia Renato lei dopo che fine farà?”. Adelmo si sedette con un’aria desolata, raccolse la testa tra le mani e rimase a lungo in quella posizione mentre le due donne tacevano, alla fine si alzò le guardò e rivolto a Katia in modo imperativo come se fosse abituato al comando le disse: “ora tu vai a prendere tutte le tue cose e torni qui, lasci la porta aperta ed aspettiamo i Carabinieri, farai la tua denunzia, non darai questo indirizzo ma questo scritto su questa carta e poi verrai via con me senza se e senza ma”. Arrivarono i carabinieri che raccolsero la denunzia di Katia, Adelmo più che prendere Katia l’afferrò trascinandola via, quando rientrò Renato i carabinieri se lo portarono via. Non è passato nemmeno una settimana che la casa è già occupata da una coppia di giovani che francamente non si vedono e non si sentono: gente che si fanno i cazzi loro. Adelina sentiva la mancanza di Katia ora era rimasto come amico solo Rosario.
Adelì sono qua!!! “Uhh.. Rosaaà che piacere sei tornato?” “Adelina e che cazzo!!, quanto volte ti devo dire di non chiamarmi Rosà non sono una fimmina, chi sente nel palazzo poi pensa a male” “per me Rosà è l’abbreviazione di Rosario se gli altri non capiscono non è colpa mia e poi tu dai peso a questi pettegolezzi? ti facevo una persona molto più emancipata” “ pettegolezzi? na beata minchia! la gente comincia a dire: se pure Adelina ormai lo chiama Rosà è perché lo sa e se lo sa allora lo è” “ embè?” ”come embè e che io sono ricchione? ho avuto la fidanzata” “ uhhh…..tu e la fidanzata?! roba di un secolo fa… poi niente più. Rosario sai una cosa?! se ci avventuriamo su questo sentiero alla fine pure a me cominciano a venire dei sospetti sai!!” “ Adelina ma va’ fa nculo”. Rosario entrò nel suo bilocale sbattendo la porta, lasciò cadere a terra la borsa da lavora, si accostò al frigo e tirò fuori una bottiglia di vodka gelata e ci si attaccò. La mattina dopo Rosario era ancora intontito per quanta vodka aveva bevuto e voglia di andare al lavoro non ne aveva, le parole di Adelina gli riempivano ancora la testa e ritornava sempre la stessa domanda: “e se fossi veramente ricchione?”. Rosario se ne andò a lavoro con questo dubbio che non voleva uscire dal cervello. Adelina stava preparando da mangiare per lei e per Rosario, l’aveva invitato per farsi perdonare la cattiveria che gli aveva detto la sera prima, certo però, rimuginava Adelina, di donne in casa di Rosario non ne aveva mai viste, lui non ne parlava mai e se fosse stato veramente un ricchione represso? forse aveva bisogno di un maschio che gli desse la spintarella per fargli passare la sponda?; a proposito di maschi pure lei ne aveva un bisogno urgente.
Bussarono alla porta e Adelina si spaventò anche se aveva una porta super blindata, guardò dallo spioncino ma non conosceva quel mezzo negro che poi negro non era “chi è?” “apri Adelì! che cazzo non mi riconosci sono Pasquale il figlio della Tina!”, mamma mia pensò Adelina mentre apriva la porta come si era fatto brutto. “LINO!!! entra non ti avevo riconosciuto” “hai ragione cinque anni di galera mi hanno cambiato” “come stai Linuzzo” “come cazzo vuoi che stia! come uno che uscito stamattina di galera, Adelì sei come ti ho lasciata: bona! anzi ti sì fatta meglio…chiù arrapante” “Linù datti una calmata io non sto qua per farti scaricare cinque anni di astinenza!!” “lo so, lo so non ti preoccupare, non me l’hai voluta dare quando te l’ho chiesta tanti anni fa e non me la darai nemmeno mò” “ecco appunto!”. Adelina guardava Lino e non riusciva a rendersi conto come Lino fosse cambiato tanto, era vero che non era mai stato una bellezza ma non era più lui, fisicamente si era appesantito, aveva il volto gonfio e segnato dalle rughe profonde. “Mò che vuoi fare?” domandò Adelina guardinga “non lo so, non ho pensato a come devo affrontare il futuro eppure di tempo in galera ne ho avuto, per adesso vado a stare da Renato so che si è piazzato bene con la moldava” Adelina lo guardò e gli rispose acida “Renato non c’è e non si sa quando tornerà” “dove è andato con quella troia della Katia?” “Lino parla bene o ti mando a fa’ n’culo OK!” “ho detto solo quello che faceva” “certo perché tuo fratello era un vastaso permanente è anche ricottaro e chiudiamola così. L’hanno arrestato per sfruttamento della prostituzione percosse e violenza. T’abbasta la spiegazione? stasera se vuoi mangi qua ma poi vedi dove andare a dormire e dove devi passare le giornate”. Sul pianerottolo si udì il solito saluto:“Adelì sono io!” “vieni Rooosaaaario stasera sei ospite mio” “che bellezza, vengo subito”. Rosario entrando rimase bloccato vedendo Lino, “Rosario – disse Adelina – è Lino non te lo ricordi?” “Uhhhh…si quello che era partito in cerca di lavoro” “ si proprio lui” “allora ben tornato” “grazie” grugno Lino. Adelina li guardò ed ebbe una idea fulminante che avrebbe risolto i problemi di Lino e data quella spintarella di cui Rosario aveva bisogno per fargli passare la sponda. Senza perdere tempo si rivolse a Rosario “Rosario, sai Lino era così sicuro di trovare il fratello ed ora che ha saputo la disgrazia di Renato è distrutto”, Rosario ignaro del piano di Adelina si fece coinvolgere e partecipò “quanto mi dispiace per tuo fratello Renato e certamente anche per te! tu mò come fai?” Lino colse al volo la situazione che gli stava preparando Adelina “che vuoi che ti dico Rosario mio è un periodo di massima sfortuna, la ditta dove lavoravo” “dove era la ditta?” chiede Renato tutto preso dal racconto “in Germania. Come dicevo ha ridotto il personale e mi ha licenziato” “si..si.., fanno tutti così questi bastardi” Lino andava avanti a raccontare la fandonia “quei quattro soldi che avevo risparmiato li avevo investiti nell’acquisto di una casa, avevo fatto il mutuo ma rimasto senza lavoro, senza soldi e tornandomene in Italia la banca s’è preso tutto…” Rosario addolorato “Madonna santa…è una disgrazia dietro l’altra…” “vedi sono rimasto senza mutande” “ ma tu non hai parenti…” “quale cazzo di parenti! uno sta in galera e di un altro se ne ho perse le traccie…Rosario…sono orfano hai capito?” “va bene non ti avvilire…” Renato si era completamente immedesimato nella storia di Lino che aveva gli occhi lucidi per la commozione “posso fare qualche cosa per te?...” “ no non credo…” . Adelina per non far svanire quella particolare aria di compassionevole partecipazione che si era creata si rivolse a Rosario: “Rosario…potresti dargli un poco di ospitalità per qualche giorno ehh…?” “si….ma la casa è piccola…” “ ma Lino non ha grandi pretese vero Lino?...” “e che pretese posso avere, se uno ti da una mano non gli puoi chiedere anche il braccio”.
”Adelì 10 e lode, ci hai fatto mangiare veramente bene dovresti aprire una trattoria” disse Rosario “ si ma non ci pigliate il gusto è solo stata una combinazione che non si ripeterà tanto spesso anzi…”, Adelina guardò Lino e poi disse a Rosario “perché non vai a preparare la casa così Lino si riposa un poco è stanco ha avuto una giornata micidiale”, Rosario si alzò “vado subito! tra cinque minuti è pronto io ti aspetto di là”. Lino si era alzato per andare da Rosario ma Adelina si mise tra lui e la porta con la faccia dura e la voce aggressiva “Lino mi raccomando Rosario è un semplice, tu non fare u vastaso comme tò frati ehh!! portagli rispetto e se vengo a sapere che gli hai torto un solo capello e che ti sei messo a vivere sulle sue spalle ti faccio fare a pelle tu mi capisti??!”
“non ti preoccupare Adelina sono cambiato dentro e fuori e non sono chiù u strunzu e prima, a galera cangia e a mia m’avi cangiato in megghiu” “speriamo bene pe’ tia”. Si trovarono a dormire nello stesso letto matrimoniale Lino e Rosario. Lino occupava più della metà del letto per cui i due corpi si toccavano, inizialmente si trovarono a stare vis a vis anche perché Rosario aveva voglia di parlare e di sapere ma quando il sonno li prese ognuno trovò la propria posizione e Rosario si trovava a dare le spalle a Lino il cui pene a contatto delle calde chiappe cominciava ad inturgidirsi fino a diventare duro, Lino senza problemi se lo aggiustò e glielo appoggiò tra le natiche. Rosario era impietrito, la rabbia gli montava dentro “che minchia pensa questo che io sono ricchione? ma se nemmeno ci conosciamo come fa a pensarlo? non sarà stata Adelina a raccontargli qualche cosa di me? Ma che può dirgli, non sono mai stato con gli uomini e poi non sono ricchione!!. Mentre arzigogolava l’uccello di Lino rimaneva duro e ogni tanto si spostava da una parte all’altra, su e in giù “certo è assai più grosso del mio – pensava Rosario - un paragone con quello degli altri non lo posso fare non avendo avuto rapporti omosessuali, certo però che sto’ Lino ha una signora minchia” quel cazzo caldo cominciava a procuragli delle piacevoli sensazioni soprattutto quando si muoveva. Lino si mosse allungando il braccio robusto e peloso lo poggiò sul corpo di Rosario tirandoselo a sé, poi con la mano gli sistemò il cazzo tra le cosce. Rosario sente che il cazzo si muove seguendo il ritmo che Lino gli sta dando “mi sta scopando e se non mi sposto - pensa Rosario - lui crede che sono ricchione!!!” “che c’è?” “ come che c’è! secondo te io sono ricchione!?” “perché io ti ho detto che sei ricchione?” “no! ma il tuo cazzo è tra le mie cosce!!” “e allora?” “allora se me lo piazzi tra le cosce e perché tu sai che io sono ricchione!” “ma di che cazzo stai parlando??” “minchia! tengo il tuo cazzo tra le gambe, tu mi stai futtenno e io non posso dire che non sono ricchione!!?” “questi sono cazzi tuoi, io sono cinque anni che in galera scopo solo con uomini “ in galera? ma tu non stavi in Germania?” “ma quale minchia di Germania è stata un idea di Adelina la quale mi ha detto che a Rosario era meglio dirgli la verità piano piano…” “poi che altro ti ha detto…?” “che sei una brava persona anzi troppo brava…aspetta ha detto…è un semplice, che ti devo portare rispetto e se non lo faccio me l’avrebbe fatta pagare anzi mi avrebbe fatto fare la pelle.Ti vole proprio bene Adelina”. Rosario rimase in silenzio mentre Lino continuava a muovergli il cazzo tra le gambe “senti Rosariù vieni qua adesso facciamoci una ricca chiavata perché e da anni che non me la faccio in un letto matrimoniale con calma e a piacere mio…” Rosario si schermì timidamente “io non l’ho mai preso nel culo Lino..” “non ti preoccupare che ti svergino che manco te ne accorgi o vuoi provare la sensazione di essere stuprata?” “non lo so” miagola Rosario.
Lino buttò all’aria le lenzuola lo fece mettere a pecorina con le gambe aperte cominciò a tastargli il buco del culo che si accertò che era veramente stretto perché vergine e provò una sensazione di piacere, glielo avrebbe spaccato in quattro. Le palle gli stavano scoppiando ma non voleva sborrare si tratteneva per provare la sensazione dello sverginamento con stupro, perciò gli bagnò bene il culo con la saliva, sentiva Rosario lamentarsi come una donnina timorosa e si infoiò di più alla fine sbavò sull’uccello glielo puntò al centro, un colpetto e il culo ebbe una contrazione, si fermò attese che Rosario si rilasciasse e glielo ripuntò, con un colpo secco spinse forte la cappella e buona parte del pene scivolò dentro nello stesso momento un grido uscì dalla gola di Rosario. Glielo tirò fuori un poco di sangue sulla cappella dimostrava che Rosario gli aveva detto la verità. “Rosariù il peggio è passato” senza perdere tempo cominciò a fotterlo anche se l’altro piangeva per il dolore e si dimenava come un disperato per togliersi quell’ingombro doloroso dal culo, Lino non lo mollava gliel’aveva spinto tutto dentro tenendolo ben piantato anzi gli passò il braccio poderoso intorno al collo stringendolo, “Lino mi fa male il culo, non respiro mi manca il fiato”; l’ano si contraeva procurandogli una eccitazione bestiale lo fotteva di brutto con forza, con violenza, sentiva che il culo a poco poco cedeva, il cazzo si faceva la sua strada e lui ci dava dentro con gusto; Rosario era un bell’ometto gli faceva sangue anche perché ormai a lui il culo piaceva più della figa. Glielo tirò fuori e glielo spinse dentro ripetutamente fino a che le palle non sbatterono contro il perineo facendolo arrapare, sborrò riempiendogli il culo non si prese un momento di riposo, il cazzo restava duro, lui e Rosario erano avvinghiati affondati nel materasso, gli accarezzava il petto liscio e si arrapava nel toccargli i pettorali grassocci che sembrano abbozzi di mammelle, gliele strizzava con forza, i capezzoli erano turgidi glieli prese tra le dita li torceva e poi li accarezza l’altro ormai aveva il culo aperto e guaiva come una cagnetta. Lo pompava ma questa volta ci metteva un poco più di dolcezza, Rosario era rilassato e gli aveva aperto il culo per ospitarlo, il cazzo ripartì duro ora Lino era pronto a sborrare di nuovo lo martellava senza sosta “Lino mi sento morire basta…” “ma che devi morire!!!…quando ti aprirò tutta sarà sempre e solo un godimento per noi” “matre mia fimmina sugno diventata!!?” “ è così ti devi sentire quando stai nel letto con me!! e no voglio solo il culo”, “ e che ti devo dare di più” “i pompini li sai fare?” “ non ne mai fatti” “ non preoccuparti ti ti sguarro anche in gola”. Sborrò. Lino ora era veramente esausto e si lasciò andare mollò il collo di Rosario ma se lo tenne stretto a sé mentre Rosario sottomesso si accucciava tra le sue braccia, il pene gli si era ammosciato ma non lo fece uscire dal culo si rilassò quel tanto da potergli pisciare nel culo: l’aveva domato.
Per essere certo di quella sua convinzione lo mise alla prova. “Rosa adesso puliscimi bene il cazzo e le palle…”, Rosario scese dal letto avviandosi verso il bagno “dove vai?” ”a prendere una salvietta” “di bocca e di lingua hai capito?” “mamma mia che schifo!!!” Rosario riceve uno schiaffone “Lino mi hai fatto tanto male ma perché fai così?” “tu mi devi ascoltare e non devi fare di testa tua e ricordati chi comanda capito?”.
Rosario aveva sbracato completamente non c’erano più dubbi lui non era gay lui era la “fimmina” di Lino e pulì con la bocca il cazzo del marito “brava così… delicatamente… ecco…ahhh… i denti non li voglio sentire…se non la prossima volta….t’arriva un tumpuluni che ti stordisco” “non t’arrabbiare Lino”. Lino era sicuro: Rosario era sua.
Lo stabile ormai aveva poca possibilità di restare in piedi e per accelerarne la demolizione si incentivava l’uscita degli ultimi residenti facendo loro delle proposte economiche che per molti erano anche vantaggiose. Anche Rosario aveva accettato la proposta e si era trasferito in una casa nuova di periferia insieme a quel vastaso di Lino. Adelina aveva perso a poco a poco tutte le sue conoscenze e cominciava a non sentirsi più a suo agio, non si sentiva più sicura, quella era stata la sua tana e doveva trovarne un’altra ma dove? era sola e sentiva sempre più prepotente la necessità e il desiderio di un uomo o meglio di un maschio. Lei voleva un maschio vero che avesse almeno quattro coglioni due sotto e due sopra “ ma dove lo trovo “nu màsculu accussì” questo era il grido che usciva dalla figa e dalla testa di Adelina. Era lunedì e come al solito stava stirando quando squillò il citofono non fece a tempo a domandare chi era che sente dirsi : “posta raccomandata!” poco dopo alla porta si presenta il postino “ firmi qui per favore” Adelina guardò e firmò. La buttò sul buffet tanto sapeva chi gliela mandava “quando avrò tempo la leggerò” e riprese a stirare. Si era completamente dimenticata della raccomandata ma quando se la trovò tra le mani si decise di leggerla e così apprese che sarebbe venuto a casa sua un incaricato per presentarle delle proposte per la vendita del suo appartamento, “quando verrà si vedrà” pensò e ributtò la lettera sul piano del buffet. Si era completamente dimenticata di quella visita e quando bussarono al campanello rimase un momento sconcertata perché non aspettava nessuna visita comunque aprì la porta e le si presentò dinanzi un bel giovane mulatto con la pelle come il latte e caffè, alto con un fisico asciutto ma per niente magro anzi atletico, due occhi neri come la pece, un sorriso accattivante, dinanzi a quello sguardo penetrante si trovò subito a disagio sentendosi scrutata dentro e fuori: ebbe un brivido. “Piacere signora mi chiamo Raffaele” e le tese la mano, lei restò interdetta poi le porse la sua, la stretta non era forte ma decisa come quella di un uomo sicuro di sé, “prego si accomodi”, facendolo sedere sul divano.
“Lei sa perché io sono qui vero signora Adelina?” “si ma non credo che mi interessi molto quello che ha da dirmi io qui ci vivo da troppi anni” “pensi che io qui ci sono nato?” lo guardò stranita “si! mia madre si chiamava Tina poi sono andato a vivere con una mia zia e adesso vivo per conto mio” “lei è quel famoso Raffaele di cui mi parlava tanto la Tina e quindi Renato e Lino sono suoi fratelli è così?” “ si ma siamo fratellastri e non ci siamo mai frequentati” il giovane si trovò in evidente imbarazzo e Adelina ne approfittò “guardi non ha perso proprio niente anzi…” avrebbe voluto dire di più ma si zittì e aspettò che l’altro parlasse ma Raffaele non si sbilanciò e cercò di riportare il discorso sul motivo della visita ma allora Adelina riprese il suo discorso non mollando, volendolo metterlo in difficoltà. “Si Renato purtroppo è andato via…bé non è proprio andato se lo sono portati i carabinieri via perché aveva massacrato di botte la Katia quella povera moldava che stava e lavorava per lui…Lino è uscito poco tempo fa dopo cinque anni di galera e adesso vive con un omosessuale…” . Era stata spietata Adelina nel descrivere i fratellastri, Raffaele incassò il colpo e ora era lei a ritornare allo scopo della visita, sapeva di poter condurre la trattativa “allora che mi vuole dire”, “si dunque lei sa che ci sono proposte per incentivare le vendite o gli sfratti…” Raffaele stava cercando di recuperare “si ma a me la cosa non interessa..” risponde decisa ma il giovane stava ritrovando il piglio giusto. ”Signora Adelina lei può fare la dura quanto vuole ma alla fine dovrà per forza venire a patti, quando sarà rimasta sola qui dentro lei non avrà più nessuna forza contrattuale – adesso Raffaele aveva un tono professionale – quindi le conviene trattare e comunque deve trattare con me”. Rimasero in silenzio entrambi ma Raffaele era in vantaggio e cercava di sfruttarlo mostrandosi disponibile; “con quello che noi le offriamo potrà trovare un appartamento migliore, nuovo e in zona meno degradata e più confacente alla sua persona, se crede posso aiutarla a trovare io stesso una soluzione”. Adelina si sente battuta, quel figlio di puttana la stava incastrando ma le piaceva come se la stava giocando “ave i cugghiuna no ciriveddu” pensava Adelina ma non può fare a meno di pensare come li aveva tra le gambe. Giocò d’azzardo Adelina “devo darle la risposta subito? Sa io sono sola e non sono una persona pratica di affari, sono solo una casalinga…” “per carità non sono qui con il fucile anzi noi cerchiamo sempre il confronto giusto…” “ehhhh… chiacchiere caro Raffaele solo chiacchiere…le posso offrire un caffè o lei ha fretta?” “grazie… volentieri”,. Si alza si stira in basso il vestito e si avvia verso la cucina muovendosi sinuosa, Raffaele restò ammirato anzi sente un leggero sobbalzo dei pantaloni “cazzo che pezzo di figa…” “come lo gradisce amaro o zuccherato? Io lo prendo amaro…” “come vuole lei”. È fatta pensa Adelina “ma la figa te la devi sudare te la prendi alle mie condizioni, mi devi dare i soldi che voglio e mi devi fottere come voglio io sperando sempre che hai na bona minchia e che sai futtere comu sai raggiunari”. “Grazie per tutta la sua disponibilità e cortesia signora Adelina allora quando vuole che ripassi” “ma grazie di ché Raffaele mio mi permette questa confidenza lei potrebbe essere mio figlio, sa io non sono mai stata sposata e non ho figli, ci vediamo venerdì sera qui così resta anche a cena se le va bene?” “ per va benissimo se per lei non è di disturbo” “arrivederci Raffaele, a venerdì per le e sette e mezze di sera”. Raffaele scendendo per le scale agitato “Cazzo…,cazzo…, e fatta!! chiudo la trattativa e ci esce pura una trombata, chi se l’aspettava questo colpo di fortuna vendo la casa alle mie condizioni senza sconti e potrebbe uscirci una ricca e bella scopata, cazzo se è bona la cavalla ma non sa che stallone ha trovato”. Venerdì era arrivato Adelina aveva preparato tutto per una bella cena, aveva preparato tutto per la trattativa e poi si è preparata lei. Alle sette e mezza suonò il citofono “Puntuale” pensò Adelina aprì entrò Raffaele tutto in tiro si era profumato sotto le ascelle, si era spalmato le palle e l’uccello con un gel profumato, si era rasato di fresco con dopobarba dalla giusta fragranza maschile “buonasera!” “Raffaele!! ma lei è troppo per la mia modesta casa forse dovevamo andare in un ristorante” “ma per lei è sempre troppo poco” infatti anche Adelina si era messa in tiro con un vestino semplice ma che la fasciava bene ma non troppo facendo vedere sia le due tette belle sode senza reggiseno che le due natiche attraversate dal filo del tanga. “Venga di qua signor Raffaele mettiamo subito a posto gli affari e poi ceniamo, venga faccio strada - avanzava sculettando provocatoriamente - sediamoci sulle sedie vicino al tavolo così stiamo comodi per ragionare d’affari, Raffaele qui ho scritto la mia proposta!”.
Raffaele la legge e sbianca “Signora Adelina ma questa richiesta è inaccettabile! È più del doppio di quella che le proponiamo” “lo so!!” “a queste condizioni io non ho il mandato per chiudere” “lo so” “ma se lo sa perché me la fa?” sbottò Raffaele “perché caro Raffaele lei fa accettare a chi di dovere la mia proposta ed io le faccio chiudere tutte le trattative in sospeso alla metà del prezzo che voi proporrete” “non ho capito! le mi fa chiudere tutte le trattative alla metà del prezzo che noi proponiamo?” “SI!” “continuo a non capire” “ lei non deve capire le basti sapere che ho già le procure, eccole, con pieno mandato a trattare serve scrivere la cifra alla quale si chiude con voi”, porge il foglio e Raffaele questa volta avvampò e guardò Adelina la quale si scavallò le gambe e diede modo a Raffaele di vedere cosa poteva aspettarsi “allora chiudiamo o no?” Allora a queste condizioni si” “ha il mio contratto? così metto la cifra e firmiamo, gli altri ce l’ha?” “non li ho con me questo è il suo”” “Raffaele io firmo e se poi domani cambio idea per gli altri?” Raffaele rimase basito di fronte a quella constatazione, quella donna aveva ragione e lui ha fatto la figura del coglione, ormai sbracato ”firmiamo tutto lunedì?! Signora Adelina?” “Raffaele diamoci del tu, va bene Lunedì”. Adelina si alzò dalla sedia con un altro slargamento di gambe e si diresse verso la cucina e Raffaele la seguì “Adelina tu saresti la casalinga inesperta di affari? tu sei una tigre”, lei si accostò le appoggiò il seno sul petto gli sussurrò nell’orecchio “gli affari sono finiti e chiusi, tu hai un profumo maschile delicato e inebriante”, si alzò sulle punte dei piedi gli morse prima il lobo dell’orecchio e poi nel baciarlo gli morse anche il labbro sussurrandogli “ora comincia un’altra partita e se ne va. Raffaele ebbe una erezione così improvvisa e violenta che gli facevano male il pene ed i testicoli. “Ti è piaciuta la cenetta una cosa semplice semplice, il caffè te lo porto di là”. Sul divano sono l’uno tra le braccia dell’altro baciandosi, nel baciarsi si spogliano: sono nudi. Lei era davanti a lui con il seno ben esposto ed i capezzoli già gonfi, la gambe slargate facevano vedere una vagina con le grandi labbra ben disegnate e circoscritte da una striscia sottile e compatta di peli neri. Raffaele si alzò e si avvicinò, il suo corpo asciutto e tonico mostrava i muscoli allenati e anche quello che Adelina sperava di trovare i due coglioni grossi e pendenti sotto una verga larga e lunga. La prese per mano e si spostarono sul tappetto, si distesero e lui le slargò subito le cosce, le dita scivolarono lungo i bordi della vagina mentre le sbatteva il glande sul clitoride, lei era pronta e desiderosa, aveva dimenticato il piacere di sentirsi presa ma lui non la penetrava “che bastardo mi fa morire...” Raffaele stava facendo il suo gioco era stato fregato sulla trattiva ma lui avrebbe vinta quella sul sesso, ora doveva dimostrare chi comandava. Le slargò le labbra vaginali facendo cadere un grosso grumo di saliva con le dita lunghe le prese il clitoride e cominciò a giocarci, lo fece diventare turgido mentre gli umori della vagina cominciavano a bagnarla, Adelina era tesa come una corda di un arco e voleva quel maledetto magnifico cazzo che si ergeva prepotente ma che non la prendeva; Raffaele aspettava che lei gli rantolasse “dammelo”. Con voce roca arrivò quella richiesta“dammelo”, con un colpo solo secco e duro la penetrò poi la sua asta abbondante per lunghezza e larghezza scivolò fino in fondo, lei lo accolse con forte grido di dolore e di liberazione che diventarono più tardi gridolini di piacere. Ora lui comandava muovendo il suo cazzo come gli piaceva fino a portarlo in fondo alla vagina, spingeva dentro con forza sentiva che lei soffriva quella maschia potenza e questo lo eccitava, avrebbe domato quella cavalla che non gli avrebbe sessualmente negato più niente.
Quella donna gli piaceva gli stava dando una grossa soddisfazione sessuale, aveva trovato una vagina ancora stretta gliela stava slabbrando con dolcezza ma anche con forza, la vedeva soffrire sentiva le sue unghie affondare nelle spalle e questo lo eccitava da morire. Era così eccitato da avere il pene così duro da fargli male, spingeva con insistenza il glande contro il collo dell’utero per una penetrazione profonda, ”cosa vuoi ancora sfondarmi l’utero? ci vuoi entrare dentro e riempirlo?” gli sussurrò in orecchio mordendogli a sangue il lobo “ohhhh…se potessi lo farei ma non ora…”. Riecheggiò nella camera il suo rantolo di piacere stava eiaculando le aveva riempito la vagina e parte dello sperma colava fuori si accasciò sul corpo di Adelina “ti ho riempita tutta e di più ed è tutto tuo ma ti chiederò non ora tutto il resto che non mi sono e anche di più”. Sentiva quanto l’Adelina fosse presa dal piacere e come non si negasse. La guardava negli occhi e lei si sentì attratta da quello sguardo, le sfilò il pene la mise alla pecorina l’afferrò per i capelli tirandole indietro la testa, ricominciò a penetrarla con affondi duri uno dietro l’altro senza respiro, Adelina non resistette ma cominciò a lamentarsi. Decise di portarla all’orgasmo. La baciò con delicatezza, le alitò dolcemente nell’orecchio, le leccò il collo e poi l’orecchio, glielo morse e gli affondò la lingua, le schiaffeggiò il seno, le strizzò un capezzolo lei restò a bocca aperta, era prossima e prese a masturbarle il clitoride allora Adelina si arrese esplose in un magnifico orgasmo, uscì dalla vagina stendendola sul tappeto e prese il clitoride tra le labbra succhiandolo come un neonato succhia il capezzolo, Adelina si contorceva “mi fai morire baasta….basta.. ti prego fermati” NO!...ti tiro fuori tutto”, sentiva gli umori di lei sulla lingua, il vergone era duro lo spinse nella figa e con tre colpi prepotenti eiaculò ancora; si abbandonarono l’uno nelle braccia dell’altra tenendole il membro dentro: erano sfiniti. Raffaele le sorrise e le sfiorò i capelli, li accarezzò, infilò le mani e glieli scompigliò, le sorrise la baciò lei a quel bacio risponde con passione. Lui si alzò per andare in bagno lei gli chiese “te ne vai?” “no perché?” “non lo so te l’ho chiesto così…” “voglio restare a lungo con te, i nostri corpi hanno tanto da darsi e da dirsi e hanno appena cominciato” allungò la mano lei si aggrappò e di scatto si trovò tra le sue braccia “quanto sei forte Rafé” “solo forte?” “perché sei anche qualche altra cosa?” le prese la mano e se la portò sul membro “ah…va bé…voi maschi siete tutti uguali!!…” “ma come un quarto d’ora fa eri lì a terra mezza morta…” “Rafé tu la sai le donne hanno sette vite come le gatte… l’uomo ha una cartuccia una volta che ha sparato ha finito..” e sorrise “non ti bastano 23 quasi 24 centimetri di cazzo largo?” ;lei gli saltò addosso cinturandolo con le gambe e restò così sospesa “Rafé.. fammi tutto quello che vuoi”. Entrarono in bagno e affondarono nella vasca che si stava riempendo di acqua calda rimasero immobili mentre i loro corpo si rilassavano smaltendo la tensione e la fatica. Rimasero finché l’acqua non divenne fredda e lei ebbe un brivido, Raffaele uscì lesto e con agilità, le tese le braccia e l’attirò a sé, il bacio fu lungo e delicato poi la fece inginocchiare sul telo di spugna, la rimise alla pecorina le insaponò vagina e l’ano, si insaponò anche il pene che era già duro e senza che Angelina capisse le sue vere intenzione puntò prima la cappella sulla vulva ma poi passò all’anno il movimento era lento così da eccitarla, continuò fino a quando non la sentì pronta, glielo introdusse nella vagina la montò poi puntò il suo turgdo e bagnatodi umori al centro dell’anno: la sverginò con un colpo solo, nonostante l’animalesco urlo di lei, non si fermò glielo affondò quasi tutto dentro, senza aspettare che i muscoli dello sfintere si rilassassero. La chiavava mentre Adelina gridava come una bestia ferita. “Grida… ancora… grida… ancora… così mi piace, mi arrapo a sentire la tua voce, mi infoio sentire come ti si slarga il culo, ti farò godere ancora” così parlandole sottovoce all’orecchio la stava chiavando aprendole completamente il culo, Adelina già non gridava più ma guaiva sotto di lui che la sodomizzava sodo mentre con il dito le faceva un ditalino. La fa venire ancora, nel godimento i muscoli anali di lei si contraggono e anche lui non resiste regalandole un’altra razione di sperma. “Signora Adelina tu tieni il conto delle cartucce?”. Dormirono l’uno nelle braccia dell’altro. Adelina nonostante avesse subito i duri attacchi da Raffaele ed avesse ancora il culo dolente per come lui l’aveva posseduta anzi stuprata si era alzata e si era preparata la solita piccola colazione: un croissant vuoto ed un caffè doppio. Si sentiva soddisfatta per come aveva concluso l’affare della casa e fortunata per aver incontrato l’uomo che rispondeva ai suoi desideri ma non sapeva quali sarebbero stati quelli di lui . Si alzò per prendersi un altro croissant e la curiosità la spinse fino alla porta della camera da letto ma non entrò si fermò a guardarlo mentre dormiva nudo e completamente scoperto, per lei era un gran bell’uomo con un fisico forte e flessibile, quel colore e quella pelle setosa, nella professione era un furbo e uno spregiudicato alle prime armi ma si sarebbe fatto, sessualmente aveva una potenza incredibile che la sfogava con quel pene al di sopra della media di quelli che aveva conosciuto lei e dotato di una carica erotica che l’aveva fatta impazzire. Si allontanò rapidamente perché le stava montando dentro la voglia di essere ancora presa e montata, si sedette al tavolo e finì di bere il caffè ormai freddo “ho visto che sei venuta a spiarmi e poi sei scappata, perché non sei venuta vicino a me?” era alla sue spalle sempre nudo lei sobbalzò per lo spavento non si era ancora lavato e a lei arrivavano ancora gli odori del sesso fatto: si eccitò e lasciò cadere la mano tra le gambe. Raffaele la prese in braccio portandola nella camera da letto mentre lei vezzosa finse spavento “Ah..Ah..ah… che fai…posso cadere,,.non avrai intenzione..” “si ho quell’l’intenzione…” disse lui lasciandola affondare pesantemente sul materasso, la stese di sghimbescio in modo che la testa penzolasse di poco fuori, le tolse la vestaglia. Distesa nuda Adelina era in attesa delle voglie di quelle che lei considerava già il suo uomo. Raffaele la guardava estasiato “Questa donna mi fa impazzire per quel il corpo che ha, per quelle tette morbide dove affondo le dita per strizzarle i capezzoli, tutto mi piace di lei quella figa dalle belle labbra non volgari, non sono enormi o sformate, quel buco di culo con la rosea che ho così brutalmente posseduto, quelle labbra…..quel cervello fino ….lo sentivo che mi sarei perso con te, credevo che ti avrei dominato ma sei tu che mi tieni per le palle”. Dal glande gli colava un filo di precum da sotto lei lo guardava lui lo raccolse sul dito per spalmarglielo sulle labbra ma lei si disgustò, Raffaele cercava di infilare il suo glande turgido bocca ma Adelina non collaborava, lui allora l’aiutò baciandola sul collo, leccandole il lobo punzecchiandole un seno e il suo capezzolo, con l’altra facendo su e giù lungo le labbra per poi titillare il clitoride. Lei ansimava aprì le gambe lui la masturbava, Adelina s’affannava: godeva!, lui umidì il cazzo con la sua saliva e con gli umori di lei, riprovò a metterle il pene in bocca e questa volte ci riuscì ora lei collaborava e lui cominciava a chiavarla in bocca, piano… piano…dolcemente…spingeva e poi si fermava lasciava che lei si abituasse e lo desiderasse. Adelina si offriva boccheggiando e sbavando, lui si perse quando le morbide labbra di lei cominciarono a succhiarle la cappella non trattenne un sussurro” Adelinaaa…mi fai morire!!!” lei continuava dolcemente rapida far scivolare le mani sul glande pronto ad esplodere per scendere poi ora lentamente ora velocemente lungo l’asta bagnata di saliva, andava a titillare e mordicchiare i testicoli, le mani sfiorano quel corpo dalla pelle setosa con i muscoli tesi, Raffaele sussultò, spinse e finalmente passò ma con fatica e con la sofferenza della povera Adelina che affondava le unghie le natiche di Raffaele che rantolò. Nessuno dei due si tirava indietro lei non voleva più mollare quel grosso pezzo di carne che le saliva e scendeva per il palato e forse fino alla gola, con sospiri e mugolii mostrava di gradire, lui “…mi stai tirando fuori l’anima e le palle..che magnifica sensazione…sono felice di averla provata con te Adelì” Raffaele è felicemente estasiato eiaculò riempendole la bocca fino a farla soffocare. Nessuno dei due avrebbe voluto che quel pompino o meglio quella scopata non finisse ma era finito il carburante. Stavano mangiando cornetti, biscotti, di tutto e di più “ti sei preso tutto di me ma sono appagata perché sento che sei l’uomo che voglio… quello che ho fatto lo rifarei daccapo solo con te “ quando…?” “adesso No ma dopo pranzo??” “ ma tu sei pazza….!!” Adelina dalle forme tipicamente arrotondate e Raffaele sono passati sotto la vecchia casa: non ci abita più nessuno ed è tutta ricoperte dalle impalcature. Non ha rimpianti Adelina adesso ha comprato un appartamento nuovo vicino al centro, un bell’appartamento che condivide con il suo uomo quello con le quattro palle di fuoco.

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