Un fantastico inizio
scritto il 2026-11-08 tempo di lettura 3 min
di
gabry
genere
Prime esperienze
cura
A−
Abbiamo deciso di convivere, stare con i genitori era diventato pesante, siamo partiti da niente, Giuditta senza lavoro ed io precario con una retribuzione minima. Abitiamo vicino al mare, in una casupola di un amico di mio padre in provincia di Chieti. Avevano aperto un chiosco per la vendita di bevande, gelati e qualche dolce confezionato, l’anno tenuto per poco, dopo un anno vista lo scarso profitto l’avevano chiuso. Per caso una mattina ho incontrato il proprietario, era nauseato da quell’affare improduttivo, gli ho chiesto se mi faceva provare ad organizzare qualcosa tanto lui l’aveva chiusa, ha risposto che me lo dava gratis, non la piccola struttura, solo l’uso. Tornato a casa ne ho parlato con Giuditta, le ho spiegato che bisognava trovare un sistema per attrarre clienti, vendere prodotti specifici, li vicino passavano podisti e ciclisti che si allenavano, provare con qualcosa di nuovo, anche la sua presenza era importante, vestirsi in maniera provocante. E’ stata entusiasta di provare, ho parlato ancora con Gaspare il proprietario, abbiamo
iniziato. Non ci aspettavamo il tutto esaurito dai primi giorni, era aprile, l’approssimarsi della bella stagione ci poteva favorire. Cominciavano a fermarsi, prima pochi attratti dai prodotti e dal saper fare di Giuditta che con i suoi sguardi accattivanti, vestita molto leggera, i capezzoli sembravano bucare il top, truccata al punto giusto, gonna cortissima si vedevano i primi frutti. Soprattutto sportivi si fermavano, non ho mai pensato che avessero sete, l’attrazione era Giuditta
che era collaborativa al massimo, anzi l’esibizionismo era una delle sue virtù oltre ad essere una bella figa. Spesso usciva dal chiosco per mostrare le sue grazie, i più audaci la toccavano pure senza che lei protestasse, anzi li invogliava, non metteva più il perizoma, il reggiseno non l’aveva mai usato. Il passaparola è stato fondamentale, Gaspare non credeva ai suoi occhi, anzi era diventato un cliente, sicuramente per Giuditta. Io lavoravo lei restava sola, se non aveva impegni Gaspare era con lei, la sera a letto mi raccontava tutto, perfino che Gaspare ci provava con lei. Ho scoperto una parte del mio carattere che non sapevo di avere, mi eccitavo se Giuditta offriva
le sue grazie. Una sera Gaspare l’ha riaccompagnata a casa, a piedi eravamo vicini al chiosco, ha portato la cena per tutti, meritava un regalo, ho fatto l’occhiolino a Giuditta che ha capito, è rimasta nuda per tutta la cena poi mentre io pulivo ha preso Gaspare per mano portandolo in camera per una scopata, in fondo lo meritava. Quella è stata la prima di una serie che ha risollevato le nostre finanze fino a quando Gaspare si è accorto che le figa di Giuditta non era più sufficiente a farci usare il chiosco, ci ha dato un discreto importo per la buonuscita con cui abbiamo provato a gestire un bar con le stesse caratteristiche. La figa di Giuditta era un richiamo anche per i clienti del bar ma questa volta senza prostrarsi al proprietario.
iniziato. Non ci aspettavamo il tutto esaurito dai primi giorni, era aprile, l’approssimarsi della bella stagione ci poteva favorire. Cominciavano a fermarsi, prima pochi attratti dai prodotti e dal saper fare di Giuditta che con i suoi sguardi accattivanti, vestita molto leggera, i capezzoli sembravano bucare il top, truccata al punto giusto, gonna cortissima si vedevano i primi frutti. Soprattutto sportivi si fermavano, non ho mai pensato che avessero sete, l’attrazione era Giuditta
che era collaborativa al massimo, anzi l’esibizionismo era una delle sue virtù oltre ad essere una bella figa. Spesso usciva dal chiosco per mostrare le sue grazie, i più audaci la toccavano pure senza che lei protestasse, anzi li invogliava, non metteva più il perizoma, il reggiseno non l’aveva mai usato. Il passaparola è stato fondamentale, Gaspare non credeva ai suoi occhi, anzi era diventato un cliente, sicuramente per Giuditta. Io lavoravo lei restava sola, se non aveva impegni Gaspare era con lei, la sera a letto mi raccontava tutto, perfino che Gaspare ci provava con lei. Ho scoperto una parte del mio carattere che non sapevo di avere, mi eccitavo se Giuditta offriva
le sue grazie. Una sera Gaspare l’ha riaccompagnata a casa, a piedi eravamo vicini al chiosco, ha portato la cena per tutti, meritava un regalo, ho fatto l’occhiolino a Giuditta che ha capito, è rimasta nuda per tutta la cena poi mentre io pulivo ha preso Gaspare per mano portandolo in camera per una scopata, in fondo lo meritava. Quella è stata la prima di una serie che ha risollevato le nostre finanze fino a quando Gaspare si è accorto che le figa di Giuditta non era più sufficiente a farci usare il chiosco, ci ha dato un discreto importo per la buonuscita con cui abbiamo provato a gestire un bar con le stesse caratteristiche. La figa di Giuditta era un richiamo anche per i clienti del bar ma questa volta senza prostrarsi al proprietario.
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