La vacanza rivelatrice

scritto il 2026-11-08 tempo di lettura 11 min

di
genere
Saffico
cura
A−

Quell’anno le vacanze le passammo al lago. Non uno di quei bacini enormi invasi dai turisti di mezzo mondo, ma un piccolo laghetto sperduto in una valle dimenticata da tutti.
Persone ne abbiamo viste, impossibile pensare il contrario, ma complice anche il tempo incerto, spesso nuvoloso e piovoso, saranno state forse una ventina in due settimane.
Essere isolate, poter muoversi libere senza dover preoccuparsi di chi ci ronza intorno, questo è il modo migliore per rilassarsi, quando si decide di lasciare la città.
Io, vent’anni, Liz per gli amici e Heidi, la mia miglior amica, di origini austriache con cui condivido buona parte del mio tempo da molti anni, abbiamo programmato questa vacanza da quasi un’anno.
Ci conosciamo fin dai tempi della scuola materna ed abbiamo condiviso molte cose, grazie all’amicizia che lega anche i nostri genitori.
Crescendo ci siamo accorte di non essere “compatibili” con il sesso opposto, con cui non legavamo praticamente mai, soprattutto quando provavano a portarci a letto, e questo ha contribuito a farci capire che solo con le donne potevamo aprirci completamente, perfino a letto.
Siamo lesbiche e ne siamo felicissime, questa è al nostra vera natura e tutti la devono accettare.
Dal giorno in cui ce lo siamo confidate ci sentiamo finalmente libere di condividere, l’una con l’altra, le varie emozioni che proviamo quando vediamo una ragazza che ci piace e ci facciamo grandissime risate nel cercare di immaginare come sarebbe portarcele a letto, insieme.
Ma in realtà, fino a quella meravigliosa vacanza, ne io ne Heidi avevamo mai avuto storie con altre ragazze e le uniche esperienze sessuali avute erano quelle che praticavamo nell’intimità delle nostre camere da letto, sole.
Arrivate alla baita e sistemate le nostre cose ci dedicammo alla cucina.
Un pranzo leggero giusto per riempire il buco sentito durante le tre ore di viaggio ininterrotto.
Il posto è meraviglioso, eravamo circondate da maestosi abeti e piante di ogni tipo.
I fiori riempivano l’aria di intensi profumi e l’odore dell’erba ancora umida dalla notte appena trascorsa era piacevolissima. Il cielo coperto, minacciava acqua, ma a noi non interessava, eravamo finalmente nella natura più incontaminata.
Il lago dista pochi metri dalla baita e il sentiero si trovava abbastanza lontano, quindi tutto sembrava procedere per il meglio e l’isolamento che cercavamo era decisamente assicurato.
La casetta è piccola, giusto un focolare per cucinare, un piccolo divanetto per rilassarsi davanti al caminetto ed un tavolo da quattro per pranzare. Il bagno è piccolino ma ha tutto quello che serve e la stanza da letto è composta da un semplicissimo letto matrimoniale di legno massiccio e da un armadio a due ante. Non ci eravamo portate molti cambi, quindi gli spazi erano più che sufficienti per entrambe. La parte più interessante della baita è però l’esterno, dove un bellissimo ed enorme tavolo di legno massiccio, con le abbinate panchette dello stesso legname, può essere utilizzato per pranzi condivisi con almeno 10 altre persone e le sdraio sono ben posizionate per ricevere il sole fino al tramonto. Dopo pranzo ci infilammo i bikini e tastammo la temperatura del laghetto nonostante il tempo, lo ricordo bene, fosse inclemente: piovigginava.
L’acqua, di una trasparenza meravigliosa, non era freddissima quindi abbiamo potuto farci una nuotata senza rischiare l’assideramento. Poi la pioggia, divenuta insistente, ci costrinse alla ritirata obbligandoci a rientrare in casa.
Dopo aver acceso il caminetto ci sdraiammo sul morbido tappeto situato proprio difronte ad esso ed iniziamo a chiaccherare del più e del meno.
Entrambe avevamo la sensazione di essere le possibili protagoniste di uno di quei filmetti horror degli anni ’80 dove il classico maniaco sessuale, con manie assassine, avrebbe potuto sfondare la porta e abusare senza problemi di noi.
Confidammo i nostri timori l’una all’altra ma fu l’unica volta che successe perché nei giorni successivi ci sentimmo molto più tranquille, grazie al fatto che spesso gli agenti della forestale si erano fatti vedere dalle nostre parti.
Dopo cena restammo ad ascoltare lo scroscio della pioggia nella piccola veranda all’esterno.
In lontananza le anatre nuotavano libere nel lago e qualche piccolo scoiattolo fece capolino su alcuni rami degli immensi alberi che ci circondavano. Uno spettacolo che sicuramente resterà nella nostra mente per molto tempo, ma non sarà l’unica cosa, ve lo assicuro.
Verso le 22, dopo la classica tisana serale, ci infilammo nel letto. Non era la prima volta che dormivamo assieme, quindi tutto ci sembrò normale, naturale.
Ma quella notte un forte vento e un potente temporale ci resero la vita difficile e di dormire non se ne parlò.
Entrambe ci sentivamo un po’ tese e finimmo con l’abbracciarci strette, il contatto ci sembrava rassicurante.
Ricordo bene come le nostre labbra quasi si sfiorarono e come i suoi piccoli seni spingevano sui miei, ben più abbondanti, facendomi provare brividi intensi lungo tutta la schiena.
Un tuono pazzesco echeggiò nell’aria e ci fece sobbalzare nel letto. La mia bocca andò ad appoggiarsi sulla sua. Nessuna si ritrasse e la situazione che si venne a creare fu meravigliosamente inaspettata. Schiusi d’istinto le labbra e cercai la sua lingua con la mia.
Si lasciò penetrare e l’intreccio delle lingue divenne realtà. Fu meraviglioso!
Ci baciammo a lungo, quella notte, con la naturale dolcezza di chi si scopre innamorata, e subito fu chiaro ad entrambe che non aspettassimo altro.
Heidi prese in mano la situazione e appoggiò la mano sul mio seno, iniziando a massaggiarlo con estrema delicatezza. Ricordo ancora i brividi provati in quel momento e, soprattutto, rammento perfettamente come l’eccitazione prese corpo tra le mie cosce.
Azzardai la stessa cosa e non trovai alcuna resistenza da parte sua, probabilmente non aspettava altro.
Fuori si sentivano rumori di ogni genere, sembrava fossimo nell’occhio del ciclone, tutta la casetta scricchiolava, ma nessuna delle due sembrava badarci.
In pochi istanti ci ritrovammo completamente nude, sotto le coperte, e il calore si fece sempre più intenso.
La luce soffusa della piccola lampada situata sopra il letto creò l’ambiente perfetto per amoreggiare ed entrambe ci eccitammo parecchio.
Feci scorrere la lingua sul suo collo e le succhiai con dolcezza i lobi delle orecchie.
Poi, lo ricordo perfettamente, scesi lentamente fino al suo seno e iniziai a leccarle i piccoli capezzoli già belli duri.
Ero estasiata al solo pensiero che anche lei, poco dopo, avrebbe goduto del mio corpo.
Mentre mi occupavo dei suoi seni la mano si infilò teneramente tra le sue gambe e presi a strofinarle teneramente la vagina, cercando di percepire se quello che le stavo facendo fosse all’altezza delle sue aspettative.
Le sussurrai all’orecchio la più banale delle frasi, ma in quel momento mi sembrava la più azzeccata: “ti piace come ti sto toccando, piccola?”.
Non rispose, ma le sue labbra cercarono nuovamente le mie e questa volta la rudezza prese il posto della dolcezza.
“Era da tempo che sognavo questo momento, sei meravigliosa e..... ti amo, Liz!” si lasciò sfuggire pochi istanti dopo, quasi balbettando.
Un calore immenso si sprigionò nel mio petto e la gioia che provai in quell’istante fu davvero enorme.
“Anch’io ti amo e non ho mai trovato il coraggio di dirtelo, prima di oggi, avevo paura di perderti anche come amica se non avessi condiviso il mio tesso sentimento. Ora sono finalmente felice!”.
Cercai nuovamente le sue labbra e lasciai che la lingua esplorasse ogni millimetro della sua bocca.
Afferrai le sue calde mani e le guidai sui miei seni e lei, ben felice, iniziò a massaggiarle, cercando insistentemente le areole e i capezzoli.
Feci scendere la mano nuovamente tra le sue gambe ma questa volta con più audacia.
Cercai la sua stretta fessurina e inizia a spingere, lentamente, cercando di penetrarla.
Trovai resistenza così, per non recarle dolore, la stesi sul letto e adagiai le mie labbra sulla sua vagina. Feci scorrere la lingua ovunque, spingendola sempre più in profondità fino a quando non senti i suoi umori invadere la mia bocca.
Presi coraggio e le spinsi il dito medio all’interno, molto docilmente, perché non sapevo se anche lei avesse già perso la verginità. Non trovai opposizione così presi a scoparla con più enfasi.
“Amore, sapessi quante volte mi sono masturbata pensando a noi due, grazie a te ho perso la verginità, qualche anno fa. Mi lasciai trasportare così tanto che nemmeno mi resi conto di quello che stavo facendo e quella zucchina occasionale eseguì bene il suo lavoro, fino in fondo.
Fu doloroso, non posso dimenticarlo, ma il pensiero delle tue mani su di me mi portò a godere nel giro di pochi minuti. Urlai di piacere, te lo assicuro, fu una sensazione incredibile”.
Quelle sue parole sono ancora ben stampate nella mia mente e mi emoziono ogni volta che le rammento.
Le confidai che anch’io avevo già perso la verginità, ma che non fu una zucchina lo strumento del piacere, bensì il dildo che avevo trovato nel comodino di mia madre, una sera d’estate.
Le raccontai lo stupore che provai nel vedere quel cazzo di gomma e come, allo stesso tempo, desideravo ardentemente di sentirlo dentro di me.
Mia madre era via per il weekend, quel giorno, ed io, sola ed annoiata, frugai tra le sue cose, volevo provare qualche suo bel completino intimo, ne ha di molto costosi e sensuali, così, per caso, mi imbattei in quel particolare oggetto di piacere.
Ne tastai la consistenza, quasi disgustata, ma il pensiero che mia madre se lo infilasse nella fighetta, per soddisfarsi, mi fece eccitare.
Viviamo sole da quando mio padre se ne è andato con la sua amante (oggi sua moglie) e lei ha sofferto molto per questo. Ancora oggi non ha un nuovo compagno e quel giocattolo serve, probabilmente, a soddisfare tutte quelle voglie represse di una milf ancora molto attiva sessualmente.
Più di una volta l’avevo ammirata sotto la doccia o nuda, nel bagno, mentre si faceva il bidet o mentre era seduta sul water, provavo sensazioni contrastanti su di lei e spesso mi ero masturbata immaginando quel dildo dentro la sua fighetta.
Misi un asciugamano sopra il copriletto e, una volta stesa, presi a titillarmi i capezzoli, fino a quando non li sentii indurirsi.
Sfilai velocemente le mutandine e iniziai a sfregarmi la fighetta già visibilmente lubrificata.
Mentre mi toccavo presi in bocca il suo dildo e ne apprezzai subito il sapore acre.
Nella mia testa vedevo mia madre intenta a scoparsi fino a venire così, dopo pochi istanti, il cazzo di gomma era già pronto per farmi godere. Pochi colpetti decisi e un forte dolore avvolse totalmente il mio corpo sudato. Scoppiai a piangere.
D’istinto sfilai il dildo dalla vagina e lo vidi coperto di sangue, così corsi nel bagno a lavarmi.
Ci volle qualche minuto prima di comprendere che finalmente ero diventata una donna così tornai in quel grande letto vuoto, piegai in due l’asciugamano e ripresi a masturbarmi.
Prima utilizzai le dita, per capire se il dolore fosse sostituito dal piacere e poi, ben lubrificata, infilai nuovamente il dildo, scopandomi fino a raggiungere l’orgasmo.
Mentre raccontavo ad Heidi la mia storia sentivo la sua mano frugare dentro di me e le due cose insieme mi stavano facendo impazzire.
Quello che non le dissi, quella notte, è che arrivai all’orgasmo solo dopo che avevo iniziato ad immaginare che fosse lei, a scoparmi con il dildo, e non mia madre.
Provavo già un forte interesse sessuale verso Heidi, a quel tempo, e spesso mi ero ritrovata a sfiorarmi tra le cosce immaginandola nel mio letto intenta a penetrarmi con le sue morbide e stretta dita.
Heidi è davvero brava con le dita, sembrava conoscere da sempre ogni più piccola zona erogena del mio corpo. Giocò con il mio grilletto e subito dopo riempì completamente la mia fighetta, un giochino che mi portò diritta all’orgasmo.
Con forza la girai nel letto e le allargai le cosce, posi la mia vagina sulla sua, e presi a strofinarla con forza, spingendo come se avessi un cazzo da farle entrare dentro.
I clitoridi, già ben scoperti, trasmettevano ad entrambe sensazioni incredibili e di li a poco, ansimando come due troiette, godemmo insieme, meravigliosamente.
Finalmente eravamo diventate una coppia di fatto e le coccole accompagnarono tutta la nostra nottata, mentre fuori finalmente il temporale aveva lasciato il posto al chiarore della luna.
Ancora oggi, dopo qualche anno che stiamo insieme, ricordiamo bene la nostra prima notte d’amore, ci amiamo forse anche più di prima e il sesso è diventato il nostro pane quotidiano.
Siamo più porcelline e non disdiciamo di unire ai nostri giochini qualche amichetta, l’idea sarebbe quella di sedurre anche la mia calda mammina, vogliamo vedere dal vivo come utilizza il famoso dildo.
State tranquilli vedremo di tenervi tutti aggiornati sugli sviluppi, ma non mancate di farci sapere cosa pensate della nostra storia d’amore.
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