Il cacciatore è diventato preda

scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 3 min

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Confessioni
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A

E’ stato un lento avvicinarsi, e mentre io studiavo te non mi sono reso conto che tu stavi facendo lo stesso con me, troppa sicurezza, una lezione da tenere sempre a mente, la presunzione di aver capito tutto appena è arrivato quel sì, eravamo così maledettamente simili ma non lo sapevo, non scappavi da me o da chissà chi altri, ma da te stessa, come me.

So come ritrovarti, la tentazione mi ha divorato per molto tempo prima di capire che non ne valeva la pena, no, non era per un senso di rivalsa, o per poterti fottere e avere io l’ultima parola, nulla di tutto questo, ero solo curioso di sapere se ce l’avevi fatta, se ti eri ritrovata, o se come me ti stavi ancora cercando.

Però mentirei se non dicessi che quella prima volta è stata piacevole, intensa, mi hai concesso tutto mentre mi rubavi ogni respiro, sto ancora cercando quel battito del cuore perso in mezzo alle tue cosce.

Le tue mani sulle spalle, sembri così dolce, rassicurante, sei il sereno prima della tempesta anche se non lo sapevo ancora.

Un bacio, poi una carezza, mi guardi dritto negli occhi, il primo bacio, poi un altro, il sapore delle tue labbra l’avevo provato ad immaginare mille volte, senza mai riuscire a farlo veramente mio, a renderlo reale, avrei dovuto comprendere meglio quel tuo sguardo mentre sorseggiavamo quel caffè poco prima di aprire quella porta.

Sentivo il corpo fremere, vibrare, l’eccitazione crescere, montare, farsi largo nel cervello, volevo saltarti addosso e divorarti tutta, l’avrei dovuto fare, l’avevo sempre fatto, ma non quella volta, l’esitazione si paga sempre.

Eri sempre più vicina, era sempre più pericoloso, quel rigonfiamento parlava più di mille parole, ero eccitato da ciò che ancora non conoscevo, da quello che volevo conoscere e fare mio, ma intanto quella mano sulla nuca continuava ad essere così rassicurante, mi accarezzavi l’anima, mai abbassare la guardia, ingenuo.

Dov'erano spariti gli occhi da lupo, dov’era andato il cacciatore senza cuore, doveva essere una volta, una sola volta, non capivo chi ero veramente.

Quante volte nelle mie fantasie eri piegata in un letto, gemevi e godevi e io godevo nel fotterti, scopavo la tua bocca chiamandoti in ogni modo tranne che col tuo nome, quello non lo ricordavo neppure, oggi non lo potrei mai dimenticare, oggi sei una cicatrice nel mio cuore.

E’ stato un attimo, il cacciatore è diventato preda, un orgasmo sospeso, quella porta si riapre per chiudersi subito dopo, mi resta il tuo odore, il tuo profumo, un'ombra nella penombra, l’eco della tua risata rimbomba ancora tra le mie certezze, ora so come ci si sente aspettando una prossima volta che non arriverà mai, quelle tue parole rassicuranti erano le mie di sempre, di quando a chiudere quella porta era io che scappavo, proprio come l'ombra nella penombra di quando arriva la luce.
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