Mi cola tutto sul sedile...
scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 6 min
di
Annamaria
genere
Confessioni, Tradimenti
cura
A−
L'altro giorno mio marito torna a casa e mi dice: "Venerdì non prendere impegni, andiamo a Bologna"
"Interessante. A far cosa?", chiedo interessata.
"Il mio amico, il prof. S...... Sai a Bologna hanno aperto una mostra straordinaria sulla collezione Thyssen, che lui ha contribuito a realizzare, e ci ha invitati.
"Ah che meraviglia! Avevo letto di questa mostra. Non sapevo che fosse tra gli artefici, non mi aveva detto nulla", dico tutta contenta.
Venerdì partiamo di buon'ora in macchina. Mio marito guida, accanto a lui la compagna del prof, io e lui ci accomodiamo dietro. Io indosso un abito nero abbastanza attillato, senza reggiseno e con slip molto ridotti. Lungo il viaggio d'andata il prof ci spiega come è nata l'idea di questa mostra, i contenuti, le opere che vedremo dal vivo, e intanto mi accarezza le cosce. Lo lascio fare, anche quando si avvicina alla fica. Lo lascio entrare con le dita pure negli slip ma poi lo fermo.
"Prof, stai buono, non mi va di arrivare a Bologna in disordine", gli dico mentre gli afferro la mano e la allontano a distanza di sicurezza dalla mia fica. Per tutto il viaggio ho dovuto continuare a tenere a bada i suoi bollori.
"Dai, solo una leccatina", mi dice sfiorandomi le tette mentre cerca di afferrare i capezzoli per strizzarli.
"Noooo, ho detto di no, prof. Fammi arrivare in ordine a Bologna, poi vediamo, dai, fai il bravo", gli dico allontanando la mano che si stava insinuando dentro il vestito.
"Francesco, questo mi strizza i capezzoli", dico a mio marito divertita.
Lui guarda dallo specchietto retrovisore ma non dice nulla.
"Dici qualcosa al tuo compagno?", faccio alla mia amica che intanto assiste tranquillamente alla scena.
"Eh, lo conosco, lo conosco....", mi risponde, e si mette a ridere.
Finalmente arriviamo a Bologna. Io sono sana e salva, integra, e tiro un sospiro di sollievo. Restiamo a gustarci la mostra per l'intero pomeriggio poi ripartiamo, nella stessa formazione dell'andata. Passata Piacenza decidiamo di fermarci a Santa Maria della Versa, dove il prof conosce un'osteria che a suo dire è un angolo di paradiso. Una cena memorabile, nel corso della quale ho ecceduto con grande piacere nel bere. Adoro il gutturnio frizzante, e il prof me ne ha fatto servire in quantità. Quando siamo risaliti in macchina non facevamo altro che ridere, tranne mio marito che, ligio ai doveri di chi guida, si è limitato solo a qualche assaggio.
Appena ripartiamo il prof ricomincia a palparmi dappertutto. Io, brilla nel modo giusto, ho come l'impressione di avere una piovra accanto e rido di gusto. Mio marito lancia occhiate dallo specchietto retrovisore mentre la compagna del prof già dorme profondamente con la testa reclinata. Con rapidi movimenti il prof mi alza il vestitino nero e mi toglie gli slip. Lo odora a lungo, estasiato.
"Francesco, guarda, mi ha tolto gli slip!", dico a mio marito ridendo mentre gli lancio addosso i miei slip.
Rido continuamente, anche mentre estrae il suo cazzo, mi afferra la testa e me la spinge per farmelo prendere in bocca. Eseguo con piacere. Lo afferro, lo lecco, lo metto in bocca e prendo a fargli un pompino mentre lui mi accarezza i capelli e mi tiene premuta la testa sul suo cazzo. Mentre io continuo a fargli il pompino lui prende a tirarmi su il vestito. Mi fa rialzare, mi fa togliere il vestito e resto praticamente nuda. Afferra le mie tette, le accarezza, le bacia, inizia a leccare, a strizzarmi i capezzoli, li morde. Io godo e rido. Con una certa difficoltà ci sdraiamo sul sedile, lui sotto, io sopra. Mi allarga la fica con la mano, con l'altra afferra il suo cazzo e lo avvicina. Allargo le gambe, afferro il suo cazzo, lo indirizzo dentro la mia fica e inizio a spingere per farlo entrare in profondità. Mi muovo velocemente, sono brilla ed eccitata, ho voglia di venire. Mi agito, dico qualcosa ma non mi ricordo cosa. Sento il suo sperma invadermi la fica e vengo anche io, urlando di piacere e ansimando. Resto sopra di lui per un pò fino a quando lo sento ammosciarsi.
"Tesoro, qui cola tutto sul sedile...", dico a mio marito non riuscendo a fare a meno di ridare.
Mio marito si agita, impreca, non riesco a capire bene quello che dice.
Sento che urla: "Troia, puttana!", altre cose che non afferro, e intanto io non smetto di ridere.
La sborra mi defluisce dalla fica, cerco di pulirmi alle meglio con un fazzoletto che prendo dalla borsetta, mentre il prof continua a leccarmi le tette.
Mi afferra di nuovo la testa e me la rispinge ancora verso il suo cazzo.
"Dai, che ho ancora voglia", mi dice tutto eccitato.
Riprendo a leccarlo. Mi sorprende, perchè diventa nuovamente duro nel giro di pochi minuti. Inizio a segarlo con veemenza mentre lo lecco. Poi lui mi afferra: "Nel culo, dai, girati, sali", mi dice mentre mi spinge. Non è semplice, devo contorcermi un pò, ma mi appoggio al sedile anteriore mentre lui mi allarga il culo con la mano e con l'altra indirizza il suo cazzo verso il mio culo. Mi abbasso, lentamente, lo sento entrare.
"Francesco, questo mi sta inculando...", dico a mio marito, che continua a borbottare: "Troia, troia, sei una puttana"
Mi eccito. Mentre lo sento dentro il culo io prendo a masturbarmi. Faccio su e giù, mentre il prof spinge con energia fino a quando sento la sua sborra invadermi il culo. Io continuo ad agitarmi, a masturbarmi, fin quando vengo di nuovo pure io. Sento il cazzo del prof uscire, mentre dal culo inizia a defluire il suo sperma. Il prof lo raccoglie con le dita e me le porta in bocca. Gli lecco le dita.
"Mmmm, così non sporchiamo il sedile, va bene?", dico a mio marito che si gira a guardarmi un attimo furibondo.
"Troia!" Non dice altro, ma lo vedo eccitato, molto eccitato.
Con difficoltà cerco un altro fazzoletto per pulirmi alla meno peggio.
Siamo alle porte di Torino. Prendo a rivestirmi. Rimetto il vestitino nero, con difficoltà.
Lasciamo il prof e la compagna davanti al portone del palazzo.
Io e mio marito ci dirigiamo verso casa. Sono stanca morta. Durante il tragitto mi addormento. Mio marito cerca di svegliarmi. Quando riapro gli occhi è giorno pieno, sono nel mio letto. Non ricordo nulla. Ho ancora uno strano mal di testa...
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Instagram @annamaria.ladyamaranto
"Interessante. A far cosa?", chiedo interessata.
"Il mio amico, il prof. S...... Sai a Bologna hanno aperto una mostra straordinaria sulla collezione Thyssen, che lui ha contribuito a realizzare, e ci ha invitati.
"Ah che meraviglia! Avevo letto di questa mostra. Non sapevo che fosse tra gli artefici, non mi aveva detto nulla", dico tutta contenta.
Venerdì partiamo di buon'ora in macchina. Mio marito guida, accanto a lui la compagna del prof, io e lui ci accomodiamo dietro. Io indosso un abito nero abbastanza attillato, senza reggiseno e con slip molto ridotti. Lungo il viaggio d'andata il prof ci spiega come è nata l'idea di questa mostra, i contenuti, le opere che vedremo dal vivo, e intanto mi accarezza le cosce. Lo lascio fare, anche quando si avvicina alla fica. Lo lascio entrare con le dita pure negli slip ma poi lo fermo.
"Prof, stai buono, non mi va di arrivare a Bologna in disordine", gli dico mentre gli afferro la mano e la allontano a distanza di sicurezza dalla mia fica. Per tutto il viaggio ho dovuto continuare a tenere a bada i suoi bollori.
"Dai, solo una leccatina", mi dice sfiorandomi le tette mentre cerca di afferrare i capezzoli per strizzarli.
"Noooo, ho detto di no, prof. Fammi arrivare in ordine a Bologna, poi vediamo, dai, fai il bravo", gli dico allontanando la mano che si stava insinuando dentro il vestito.
"Francesco, questo mi strizza i capezzoli", dico a mio marito divertita.
Lui guarda dallo specchietto retrovisore ma non dice nulla.
"Dici qualcosa al tuo compagno?", faccio alla mia amica che intanto assiste tranquillamente alla scena.
"Eh, lo conosco, lo conosco....", mi risponde, e si mette a ridere.
Finalmente arriviamo a Bologna. Io sono sana e salva, integra, e tiro un sospiro di sollievo. Restiamo a gustarci la mostra per l'intero pomeriggio poi ripartiamo, nella stessa formazione dell'andata. Passata Piacenza decidiamo di fermarci a Santa Maria della Versa, dove il prof conosce un'osteria che a suo dire è un angolo di paradiso. Una cena memorabile, nel corso della quale ho ecceduto con grande piacere nel bere. Adoro il gutturnio frizzante, e il prof me ne ha fatto servire in quantità. Quando siamo risaliti in macchina non facevamo altro che ridere, tranne mio marito che, ligio ai doveri di chi guida, si è limitato solo a qualche assaggio.
Appena ripartiamo il prof ricomincia a palparmi dappertutto. Io, brilla nel modo giusto, ho come l'impressione di avere una piovra accanto e rido di gusto. Mio marito lancia occhiate dallo specchietto retrovisore mentre la compagna del prof già dorme profondamente con la testa reclinata. Con rapidi movimenti il prof mi alza il vestitino nero e mi toglie gli slip. Lo odora a lungo, estasiato.
"Francesco, guarda, mi ha tolto gli slip!", dico a mio marito ridendo mentre gli lancio addosso i miei slip.
Rido continuamente, anche mentre estrae il suo cazzo, mi afferra la testa e me la spinge per farmelo prendere in bocca. Eseguo con piacere. Lo afferro, lo lecco, lo metto in bocca e prendo a fargli un pompino mentre lui mi accarezza i capelli e mi tiene premuta la testa sul suo cazzo. Mentre io continuo a fargli il pompino lui prende a tirarmi su il vestito. Mi fa rialzare, mi fa togliere il vestito e resto praticamente nuda. Afferra le mie tette, le accarezza, le bacia, inizia a leccare, a strizzarmi i capezzoli, li morde. Io godo e rido. Con una certa difficoltà ci sdraiamo sul sedile, lui sotto, io sopra. Mi allarga la fica con la mano, con l'altra afferra il suo cazzo e lo avvicina. Allargo le gambe, afferro il suo cazzo, lo indirizzo dentro la mia fica e inizio a spingere per farlo entrare in profondità. Mi muovo velocemente, sono brilla ed eccitata, ho voglia di venire. Mi agito, dico qualcosa ma non mi ricordo cosa. Sento il suo sperma invadermi la fica e vengo anche io, urlando di piacere e ansimando. Resto sopra di lui per un pò fino a quando lo sento ammosciarsi.
"Tesoro, qui cola tutto sul sedile...", dico a mio marito non riuscendo a fare a meno di ridare.
Mio marito si agita, impreca, non riesco a capire bene quello che dice.
Sento che urla: "Troia, puttana!", altre cose che non afferro, e intanto io non smetto di ridere.
La sborra mi defluisce dalla fica, cerco di pulirmi alle meglio con un fazzoletto che prendo dalla borsetta, mentre il prof continua a leccarmi le tette.
Mi afferra di nuovo la testa e me la rispinge ancora verso il suo cazzo.
"Dai, che ho ancora voglia", mi dice tutto eccitato.
Riprendo a leccarlo. Mi sorprende, perchè diventa nuovamente duro nel giro di pochi minuti. Inizio a segarlo con veemenza mentre lo lecco. Poi lui mi afferra: "Nel culo, dai, girati, sali", mi dice mentre mi spinge. Non è semplice, devo contorcermi un pò, ma mi appoggio al sedile anteriore mentre lui mi allarga il culo con la mano e con l'altra indirizza il suo cazzo verso il mio culo. Mi abbasso, lentamente, lo sento entrare.
"Francesco, questo mi sta inculando...", dico a mio marito, che continua a borbottare: "Troia, troia, sei una puttana"
Mi eccito. Mentre lo sento dentro il culo io prendo a masturbarmi. Faccio su e giù, mentre il prof spinge con energia fino a quando sento la sua sborra invadermi il culo. Io continuo ad agitarmi, a masturbarmi, fin quando vengo di nuovo pure io. Sento il cazzo del prof uscire, mentre dal culo inizia a defluire il suo sperma. Il prof lo raccoglie con le dita e me le porta in bocca. Gli lecco le dita.
"Mmmm, così non sporchiamo il sedile, va bene?", dico a mio marito che si gira a guardarmi un attimo furibondo.
"Troia!" Non dice altro, ma lo vedo eccitato, molto eccitato.
Con difficoltà cerco un altro fazzoletto per pulirmi alla meno peggio.
Siamo alle porte di Torino. Prendo a rivestirmi. Rimetto il vestitino nero, con difficoltà.
Lasciamo il prof e la compagna davanti al portone del palazzo.
Io e mio marito ci dirigiamo verso casa. Sono stanca morta. Durante il tragitto mi addormento. Mio marito cerca di svegliarmi. Quando riapro gli occhi è giorno pieno, sono nel mio letto. Non ricordo nulla. Ho ancora uno strano mal di testa...
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