Il gioco dei Ruoli | 2 | Sfidanti tra i tavoli

scritto il 2026-10-28 tempo di lettura 14 min

di
genere
confessioni
cura
A−

Di Peanut Butter e Jan Zarik

-LUI-

"Se sarai abbastanza bravo, magari a fine serata me la farai ritrovare." mi dice, restituendo la scheda, sistemandosi la linea del corsetto con lo sguardo dall'alto verso il basso.
Esprimo disappunto col mio volto, lasciando intendere che ho accusato il colpo e che la troppa ingordigia ha un prezzo. Mi allontano senza dire una parola, guardandola negli occhi con quel sorriso amaro da sconfitta. Faccio un inchino quasi prostrandomi, prima di allontanarmi dalla sedia. Tuttavia, una volta giratomi di spalle, il mio sorriso diventa beffardo.
"Molto bene, Elena." ripenso nella testa, mentre nel taccuino segno una quarta stella.
L'ho sollecitata quel tanto che basta a permettermi di ammirare l'altro lato della sua voluttà. Quello dominante, quello determinato e che accoglie le sfide con altre sfide. La prova definitiva che il mio desiderio combacia col suo. Sento le guance gonfie e non mi ha ancora schiaffeggiato una volta. Tutto come previsto? No, mai sottovalutare le situazioni, ma mi sono sempre appassionato alle sfide complicate. Se mi avesse seguito in stanza sarebbe stata una scopata di una notte, qualche parolaccia qua e la, un bel paio di sborrate e via, nuovamente anonimi al mattino. Ma cosi, lei assume una connotazione differente, da pedina della mia scacchiera diventa regina avversaria. Il Re, d'altronde, può solo fare una mossa per volta in avanti o indietro. Se prima non lo davo a vedere, sono davvero eccitato, adesso. Il suo sguardo duro e le sue parole di vetro mi hanno attraversato come una scossa elettrica.
Sbatto volutamente la mia spalla con la spalla dell'avventore che si sta direzionando verso il tavolo di Elena. Un bellimbusto coi capelli biondi, giovane in viso, piacente, un po' fatuo. La sua targhetta recita "Piedi, piedi, piedi!" Se lo mangerà in un boccone.
"Oh, scusami!" gli dico, con finta cordialità. "Si figuri." risponde il ragazzo. A quel punto lo afferro dal busto e mi avvicino al suo orecchio, bisbigliando. Faccio in modo che Elena osservi attentamente la scena, che guardi soprattutto la reazione in viso del tizio che sta ricevendo queste mie parole.
Dopodiché, do una pacca sulla schiena del giovane e proseguo la mia strada.

-LEI-

L'aria attorno al mio tavolo è ancora carica d'elettricità. Nonostante i convenevoli siano finiti e le sedie si stiano liberando, capisco al volo che tra me e Jacopo la partita non si è affatto chiusa con il suono del gong: le parole erano solo l'inizio, il gioco è appena entrato nel vivo.
Prima di concentrarmi sul nuovo arrivato, lancio un rapido sguardo verso destra. Due tavoli più in là, incrocio gli occhi di Sara. Mi basta un secondo: i suoi occhi sgranati e quel suo sorrisetto complice dicono tutto. Ci capiamo al volo, come al solito. Una stretta di spalle, un'occhiata d'intesa che significa “poi mi racconti tutto, ma stasera ti stai divertendo più di quello che ti saresti aspettata”.
Poi la mia attenzione torna a Jacopo, ed è lì che mi godo la scena.
Vedo la sua spallata volutamente calcolata contro il tipo che si sta avvicinando al mio tavolo. Il ragazzo è decisamente valido: biondo, giovane, dai tratti puliti, ma ha tutta l'aria di essere una tipica preda da discoteca capitata nel posto sbagliato, più che qualcuno in grado di gestire le sfumature di questo sotterraneo. Quando il mio sguardo cade sulla sua targhetta, stritolo un sorriso: PIEDI, PIEDI, PIEDI. Monotematico, prevedibile, quasi noioso sulla carta. Però è belloccio, concedo tra me e me, chissà, non si sa mai…
Ma l'imprevisto fa il suo corso. Jacopo lo afferra per il busto con un gesto di naturale dominazione e si piega al suo orecchio, bisbigliandogli qualcosa a bruciapelo.
Mentre gli parla, Jacopo tiene i suoi occhi piantati nei miei. Non sento una parola nel ronzio del locale, ma la reazione del biondino è impagabile: sgrana gli occhi, la bocca gli si schiude e in un secondo le sue guance diventano di un rosso vivo, sopraffatto da un misto di imbarazzo e pura confusione.
Jacopo gli dà due pacche sulla schiena e se ne va, lasciandomi quella scena come un regalo o un avvertimento. Colpito, penso. Jacopo vuole chiaramente che io morda l'esca, che muoia dalla curiosità e che chieda subito cosa gli abbia detto per dimostrare quanto quella piccola recita mi abbia condizionata. Ma se pensa che stia al suo gioco da burattinaio, si sbaglia di grosso. La mossa migliore è ignorare del tutto la sua provocazione, far finta che quella scenetta sia stata irrilevante quanto un ronzio di mosca e mandare a monte la sua strategia. Il biondino si accomoda sulla sedia con il passo ancora incerto di chi è appena stato travolto da un uragano, palesemente destabilizzato e spiazzato da quello che ha appena sentito. Mi sistemo in modo teatrale il corsetto, accavallo le gambe e mi appoggio allo schienale con un'aria assolutamente rilassata, distaccata, felina. Gli dedico un sorriso lento e smagliante, completamente indifferente a quello che è appena successo.
«Ciao,» esordisco con voce calda e del tutto disinvolta, sfiorando appena la targhetta sul suo petto con uno sguardo divertito. «Vedo tre volte la stessa parola sul tuo badge. A quanto pare, sai esattamente cosa vuoi dalla serata... o sbaglio?»

-LUI-

Mentre mi allontano, con la coda dell’occhio vedo il giovane piacente accomodarsi al tavolo di Elena. Con un guizzo intuisco uno scambio di sguardi inedito col fondo della sala. La signora quindi ha una insider!
Seguo con lo sguardo cercando di non apparire troppo palese, intuisco che si tratta della ragazza al tavolo in fondo. Una amica? Il suo sponsor? Beh, sarà il caso di scoprire qualcosa di più. Ma prima di fare questo, prendo la targhetta e la capovolgo… d’altronde chi ha detto che si deve per forza svelare tutti i propri segreti in una volta? “Buonasera… si può?” Chiedo gentilmente.
La tipa mi accoglie con un sorriso caloroso e sorpreso. “Ahem… si! Certo… accomodati. Siamo qui per questo no?” La osservo, è molto graziosa. Ben truccata, capelli mossi, una terza ben strutturata. Sta mettendo a fuoco il mio badge, adesso appaiono:
JACOPO - SUBMISSIVE, PEGGING, ARMPITS
“Io sono Jacopo… e tu sei?”
—-
“Salve… beh sì, mi piacciono i piedi. Annusarli, leccarli, strofinarli… ma mi piace ancora di più… lo scat….”
Il ragazzo biondo fa l’occhiolino alla donna, sicuro di sé. L’informazione che gli ha dato l’uomo prima è stata utilissima. Sapere che quella donna avesse proprio quella passione? Perfetto. Oltretutto, era qualcosa a cui era ormai abituato anche lui. Lo praticava da qualche anno. Confidente di aver fatto una buona impressione, mette in mostra il suo petto attraverso il bottone slacciato della maglia, sicuro di sé, come a suggerire qualcosa. Attende con trepidazione la sua reazione.
-LEI-
Dopo essersi presentato in quel modo impietoso, fa persino un occhiolino, sicuro di sé, aggiustandosi sulla sedia con una disinvoltura grottesca. Povero illuso. In una frazione di secondo metto insieme i pezzi del puzzle e capisco esattamente cosa gli ha sussurrato Jacopo nell'orecchio per farlo diventare rosso. Gli ha rifilato una bugia colossale su misura, propinandogli lo scat come la mia presunta passione segreta. Jacopo ha preso un ragazzetto dall'aria spavalda e lo ha lanciato allo sbaraglio a confessarmi una deviazione decisamente estrema al primo minuto di conversazione. Nonostante l'avvenenza del biondo, il mio interesse è sceso sotto lo zero. È troppo ingenuo, una semplice pedina mossa a distanza. Però... perché dovrei smascherare subito il tranello? Se Jacopo voleva un siparietto, lo servirò a dovere. Tanto vale divertirmi a mie spese e far scorrere questi cinque minuti recitando la parte della dominatrice entusiasta, godendomi la sua recita improvvisata.
Mentre il ragazzo attende il mio verdetto, la mia attenzione scivola per un attimo oltre le sue spalle. Con la coda dell'occhio seguo Jacopo dirigersi verso il tavolo di Sara. Ha notato lo scambio di sguardi di prima, ha capito la connessione e ora va a perlustrare il territorio. Trattengo a stento un sorriso d'ammirazione. Sta rimischiando le carte per confondere le acque. Torno con lo sguardo sul biondino, che aspetta ancora una risposta con il petto in fuori e l'occhiolino congelato sul viso. Cambio istantaneamente espressione. Ammorbidisco i tratti, piego leggermente la testa di lato e lascio che nei miei occhi si accenda una luce intensa, quasi vorace. Accavallo le gambe, facendo scricchiolare il vinile del corsetto, e mi sporgo in avanti, appoggiando i gomiti al tavolo.
«Davvero?» mormoro con una voce profonda, felina. «Lo scat... Chi l'avrebbe mai detto che un tipo appariscente come te avesse un lato così... privo di inibizioni?»
«Beh... sì,» inciampa appena con le parole, ma recupera subito la baldanza. «Mi piace sperimentare. Andare oltre i soliti limiti.»
«Affascinante,» continuo, mantenendo il contatto visivo con una serietà ferrea che nasconde una perfida ironia. «E dimmi... quando ti approcci a una pratica così estrema, preferisci mantenere tu il controllo della situazione o ti lasci guidare totalmente dalla tua padrona?» Lo vedo deglutire a vuoto, visibilmente a disagio nel dover improvvisare i dettagli di una fantasia che probabilmente non ha mai praticato davvero. Cerca di salvare la faccia con qualche frase ad effetto sul «lasciarsi andare» e sul «superare i tabù», ma la baldanza iniziale è ormai evaporata, sostituita da un'evidente ansia da prestazione. Io continuo a recitare la mia parte con impeccabile sadismo, godendomi ogni suo secondo di arrampicata sugli specchi, finché il metallo della sala non risuona di nuovo.
GONG.
«E anche questo round è giunto al termine,» dico, rompendogli l'incantesimo con un sorriso enigmatico. «Sei stato molto... istruttivo.» Il biondino si alza quasi con un sospiro di sollievo, salutandomi con un rapido cenno della testa prima di sfilarsi dal mio tavolo. Lo seguo con lo sguardo mentre si allontana nella penombra rossa. Ma invece di dirigersi verso il bar o il tavolo successivo, si avvia a passo deciso verso la zona in fondo alla sala, verso Jacopo.

-LUI-

"Io sono... Sara! si legge, no?" dice la donna, sorridendo e indicando il suo badge. Osservo meglio cosa c'è riportato accanto al nome: "SHIBARI - CANDLES - PEGGING"
"Oh, vedo che su qualcosa abbiamo dei punti in comune..." osservo io, indicando il suo cartellino. La vivace ragazza gongola, immaginandosi già con un fallo di silicone attaccato alla cinta, pregustando la mia penetrazione. "Eh sì, anche io l'ho notato!" "Ora però dovrò chiederti di portare le braccia in alto..." incalzo io. La donna si presta a tale richiesta e con molta grazia rivela delle armoniose ascelle depilate. La mia pressione si alza di qualche grado al solo pensiero di poter poggiare una guancia su quella parte del corpo, odorarne la fragranza inconfondibile e saggiarne il sapore. "Molto ben curate, complimenti..." "Grazie. Per caso ti senti un po' marinaio?" chiede lei con malizia. "In realtà non ho mai imparato a fare i nodi... ma potrebbe essere l'occasione giusta per imparare." commento io. "Eh, su questo hai molto da apprendere. I nodi sono fondamentali per dare la giusta pressione nei punti esatti. O almeno, questo è come me lo hanno sempre spiegato." Mi godo la conversazione, mentre ogni tanto guardo lo svolgersi della scena alle mie spalle. Chissà come la mia cara Elena si starà spolpando vivo il bellimbusto. Non voglio sembrare irrispettoso nei confronti di Sara, per cui torno concentrato sulla sua risposta.
"Come avrai intuito, non ho la pretesa di sapere legare una donna, anche se mi piacerebbe molto imparare. Sembri una preziosa alleata. Ti va di fare un patto con me?" chiedo con totale sincerità.
La ragazza appare perplessa, ma intenzionata ad ascoltare la mia proposta. "Spara."
"Sono sincero se dico che ti considero molto sexy e mi piacerebbe un giorno esplorare qualche nuova sensazione in tua compagnia, tuttavia oggi mi ritrovo con i pensieri dedicati solo ad una persona. La cosa ti turba? Ti chiedo perdono, in tal caso."
Lo sguardo di Sara si fa più riflessivo, tuttavia non appare espulsiva. "Capisco, anche tu sei molto intrigante, ma apprezzo la tua schiettezza. Quindi, quale sarebbe il patto?"
"Ti prometto che se tu aiuti me, io troverò la persona perfetta per i tuoi kink..." La proposta sembra allettante. La ragazza ci pensa un attimo, prima di stringermi la mano. "E sentiamo, cosa dovrei fare io?" chiede lei, con tono da maestrina. "Dunque, in realtà è piuttosto semplice: Ora ti darò questa scheda per accedere ad una stanza dei piani di sopra... tu dovrai solo dire alla tua amica Elena che mi stai raggiungendo in camera, così da farle sapere, in caso, dove trovarti se hai bisogno di una via di fuga. Tutto chiaro?"
"E perché avrei bisogno di una via di fuga?" chiede giustamente la donna, che appare molto perspicace. "Beh, potresti esserti rotta le palle, sei libera di inventarti qualsiasi scusa. Puoi anche dire che sono scarso coi nodi, che tra l'altro è vero!"
"Quindi vorresti provare davvero i nodi?" ribatte lei sorniona e curiosa di dove voglia andare a parare. "Eh-eh. Non mi tentare. Piuttosto ti piacciono i giovincelli biondi?" chiedo io, sorridendo. "Oh, intendi i cosiddetti Johnny Bravo?" risponde lei, entusiasta. "I Johnny Bravo! Esattamente..."
"Mmmh, sono la mia colazione preferita..." conclude lei.
GONG
I cinque minuti terminano con altrettanta velocità. Mi alzo dalla sedia e rivolgo un sorriso alla mia nuova amica dalle splendide ascelle. Mi volto e un energumeno mi stringe improvvisamente dal colletto. "Brutto pezzo di merda, che cazzo mi hai fatto dire poco fa?" il bellimbusto è adirato con me e sembra mostrare finalmente le palle. "Ehi, proprio te cercavo..."

-LEI-

Dal mio tavolo continuo a osservare la scena tra la penombra e i riflessi rossi del locale. Quando la porta del sotterraneo si apre di colpo e il biondo si avventa su Jacopo, afferrandolo per il colletto, mi scappa un sorriso. Guardalo, Johnny Bravo. Ha scoperto di essere stato usato come cavia. Il ragazzo gli urla addosso, paonazzo. Jacopo, invece, non fa una piega: replica con la solita calma disarmante, una battuta e via. Poi noto Sara. Si alza dal suo tavolo, incrocia il mio sguardo per un istante e si avvia verso il corridoio. In mano tiene la tessera magnetica nera. Stanza 34.
Una piccola scossa mi attraversa la schiena. Sara? Davvero? Quando mi passa accanto, si piega appena verso di me. «Mi ha detto di avvisarti… così, se mi serve una via di fuga, so che sei qui sotto a vegliare su di me.» Mi lancia un'occhiata sorniona, prima di allontanarsi.
Ah.
Quindi è questo il gioco. Guardo Sara sparire nel buio, poi torno con gli occhi su Jacopo, che nel frattempo si è liberato del biondo con un'ultima pacca condiscendente. Ci guardiamo attraverso la folla. Un sorriso appena accennato gli sfiora le labbra.
Molto bene, Jacopo. Il sangue mi pulsa un po' più forte sotto il corsetto mentre il prossimo interlocutore prende posto davanti a me. Se pensi di avermi messa in difficoltà, hai solo reso la serata più interessante.

-LUI-

"Ah-hum..." si schiarisce la voce il tizio davanti ad Elena. Un signorotto distinto, capelli bianchi, viso sulla settantina, ma nel complesso giovanile, ben curato, ancora discretamente tonico. Un uomo dalle maniere cortesi, gentile, quasi teatrale nella sua sofisticatezza. "Mi perdoni, signora. Mi sono avvicinato al suo tavolo perché non ho potuto fare a meno di notare quanto fosse incantevole il suo sguardo. Mi presento: Sono Valter." l'uomo ha un portamento diverso, non sembra bramoso di scoprire le proprie nefandezze perverse nè sembra spinto da una voglia spudorata di esaudire qualche losco rituale eccitante, ma allora cosa vuole? "Ehm, piacere Elena." risponde la donna, a questo punto incuriosita dal misterioso interlocutore. "Oh, beh, giovinotta. Leggo dalla sua descrizione che è una ragazza dai molti interessi. Intuisco alcuni dei termini che mostra, ma io in verità ho un feticcio molto semplice: Un dialogo tra padre e figlia, o figliastra se preferisce, va bene lo stesso. Che ne dice?"
Elena guarda stupita il signore davanti a sè, indecisa se si tratti dell'ennesimo scherzo di quel farabutto o se accettare la presenza di un altro strano forte... ma in fondo in una serata speed date fetish cosa ti puoi immaginare? certo che la richiesta di per sè non è così malsana, è pur sempre un roleplay. Tuttavia, quello lì ha tutta l'aria di avercela davvero una figlia della stessa età di Elena. Il che forse è il motivo per cui oggi si trova qui.
"Beh, papi... (indugiando molto sulla parola) mi servirebbe la macchina per stasera... mi daresti le chiavi?" Il labbro dell'uomo si inclina in un sorriso compiaciuto. "Perché, dove devi andare stasera?"
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