Una ragazza a L.A. 2 - La Fiesta
scritto il 2026-10-28 tempo di lettura 9 min
di
Moniq
genere
bisex
cura
B+
Per festeggiare il mio arrivo Tyler decise di chiamare degli amici per fare un po’ di festa. Io ero veramente stanca. Dopo la rilassatezza del sesso, le 12 ore fra aereo e transumanza in città, per non contare una certa tensione, si stavano abbattendo su di me come una coperta pesante.
“Fatti una doccia che poi ti sveglio io” mi dice Tyler.
Quando esco avvolta dal suo accappatoio ha preparato due strisce di coca larghe come il mio dito mignolo.
“Hai soldi? “ mi chiede mentre tiro solo un pezzetto di quella striscia. Lui invece fa sparire la sua, con una sigaretta pulisce quello che resta e l’accende.
“Si qualcosa ho, e poi ho la carta, perché?”
“Per prendere qualcosa da mangiare. Ho il frigo vuoto e sono senza soldi.”
Nel frattempo prende un sacchetto d’erba e inizia a rollare una canna.
“No, per me no eh…” dico “se fumo mi sento male, già lo so”.
“No no, la preparo per dopo…” dice.
Usciamo a comprare qualcosa da mangiare e siamo un po’ troppo su di giri per i miei gusti. Tyler ha una Toyota Camry di 5 anni. Decide che andremo in mio onore in una grocery italiana. Secondo lui VicenteFood è italiano. Gli dico ma guarda che è il nome della via. Ma lui dice che Vicente ha dato il nome alla via.
Ok, non importa penso. Vicente. Che poi mica è italiano come nome.
Compriamo ogni sorta di schifezze con la mia carta. Mentre passiamo alla cassa mi rendo conto che con quello che abbiamo preso non si fa un pasto. A meno di bollire la pasta e metterci insalata come condimento. Ma sto andando in down e non vedo l’ora di tornare a casa.
Con Tyler parlo del gancio che Jane mi ha dato. Devo chiamare una tipa che vuole un’italiana o una francese per la pubblicità di reggiseni. Non sono famosa per le mie tette. Tyler in effetti anche da fatto mi guarda dubbioso.
“Sono reggiseni per asiatiche “ dico.
“ E quindi? “
“Hanno le tette piccole no?”
“E perché non prendono un’asiatica?”
“Che cazzo ne so io…” rispondo. Ma in effetti la sua domanda è logica. E improvvisamente quello in cui avevo tanto sperato mi si allontana davanti, come un treno che parte mentre arrivi in stazione.
Torniamo a casa. Un po’ di roba in frigo, birre e qualcosa da mangiare. Una torta. Per la fame chimica. Patatine e altre schifezze in soggiorno. Burro di noccioline. Io ho fame e metto su l’acqua per la pasta. Ovviamente non abbiamo preso né pomodoro né burro, olio, parmigiano.
La mangerò col ketchup. Mi è venuta una fame assurda.
Arrivano gli amici di Tyler. Una è la cantante tastierista di una band indie piuttosto famosa che non conosco e mi faccio subito spiegare qualcosa da Tyler per non fare figure di merda. Ha una trentina d’anni e si porta dietro uno che sembra un surfista. Biondo, abbronzato, muscoloso, alto. Qui sono tutti surfisti quelli così. Se non ne sai nulla e accendi una conversazione sei fottuta. Si apre un universo sconosciuto dove ti perdi ai primi choppy glassy onshore buttati lì in mezzo a nomi di spot famosi come un mazzo di carte tirato in aria che magicamente si trasforma in “ci vediamo domani mattina alle 6 a Topanga Beach” e tu non sai perché.
Jenny, la cantante, è carina. Se la tira leggermente ma qui se non te la tiri un po’ da sola chi vuoi che lo faccia? Il ragazzo biondo è un salutista e non tira coca. Jenny si. Però il ragazzo biondo beve birra.
Kareem è un nero alto, fisico e movenze da pallacanestro. Da rapper? Da criminale?
L’ultima. E’ lo spacciatore di fiducia di Tyler. E’ lui che gli porta la roba a casa. Da come gli mette una mano sulla nuca stringendola e tenendo la testa fra pollice e indice, ho subito il flash di Kareem che si scopa Tyler.
Già, perchè Tyler è bisessuale.
I pensieri devono passarmi sulla faccia come slides perché lui mi guarda, o meglio mi passa gli occhi addosso come una mano di vernice e mi pare mi spogli nuda. E la troia che vive fra le mie cosce mi manda un segnale umido: mi presenta un breve film di quel corpo nero lucido di sudore che mi offre il suo cazzo. Distolgo gli occhi e prendo una birra. Offrendogli il mio culo. Cazzo che troia. Inarco la schiena. Non lo faccio apposta giuro. Mi vedo farlo come in automatico.
Ho il buon senso di non voltarmi a guardare l’effetto che ho fatto. Sarebbe stato troppo.
Altri amici sono un’altra coppia: fotografo e modella. Ma guarda che coincidenza. Poi altri che arrivano alla spicciolata, conoscono benissimo casa e fanno come se fosse la loro. Musica a palla di un gruppo che mi piace: queen of ages of stone. Lo dico. Ok mi dice Tyler una di queste sere andiamo dove suonano.
La mia pasta (conchiglioni) con il ketchup e un formaggio tipo cheddar riscuote grande successo come se fossi uno chef stellato. Qualcuno mi chiede la pizza. In quanto italiana, per un americano fatto di birra e coca, sembra che possa creare pizze dal nulla. E' deluso quando gli dico che non posso.
A un certo punto sono veramente stanca e vado a buttarmi sul letto.
La cantante sta scopando nella stanza accanto, sento i colpi cadenzati sul letto.
Se lo è scelto che non tira coca apposta. A Tyler quando tira troppo non sta su.
Entra Tyler con Kareem.
“ah sei qui…” dice.
“sono stanca, ty… ho sonno…”
Lui è un po’ in imbarazzo. Vedo dai movimenti che è schizzato. Kareem invece è tranquillo. Sorride e aspetta.
Tyler ha un attimo in cui pensa e poi prende una decisione. Si inginocchia davanti a Kareem e armeggia con la sua cintura dei pantaloni.
Kareem ha una camicia gialla hawaiana e dei pantaloni rossi. Li apre e fa uscire un uccello che è già grosso. Come quello di Ty, forse di più. Forse perché è nero sembra più grande. Lo agita che ancora non è duro davanti alla faccia di Tyler ma guarda me.
E’ la prima volta che vedo due maschi insieme e cazzo mi sto eccitando da pazzi. La fica mi tira come una puttana.
Gli prende la nuca e glielo mette in bocca. Sempre guardandomi e, giuro, ho sentito un fiotto di saliva sotto la lingua, ho dovuto deglutire.
Ho voglia di toccarmi ma sono incantata da quel cazzo che è diventato duro, un paletto nero lucido per la saliva. Sento i rumori che in genere sono io a produrre venire dalla gola di Tyler. Ho il flash di vederli scopare. Di vedere che lo scopa nel culo. Immagino i due corpi, muscoli che si stagliano, la pelle nera di uno e ambrata dell’altro. Il cazzo che martella e il bacino che sbatte sulle natiche. Mi tocco un capezzolo e lo sento duro come un sasso.
Cazzo che belli che sono!
Tyler si sta segando ma il cazzo gli resta molle. Troppa coca, coglione.
Infilo ma mano nei jeans e mi tocco la fica. Spudorata. Sono bagnata. Kareem mi guarda mentre glielo dà in bocca. Lo tira fuori e è durissimo, lucido, nero con la cappella di un colore più roseo. Mi fa segno, se voglio.
Voglio.
Vado da lui, glielo prendo in mano. Ci baciamo mentre lo sego. Il suo alito sa di menta. Ha una gomma in bocca. Poi mi abbasso e ne ingoio il più possibile. Mi riempie il palato, muovo la lingua piano sul frenulo, stringo le labbra a anello e succhio. E’ il primo cazzo nero che succhio.
If you go black you never go back, mi viene in mente. Come una droga? Non lo so ma è bello. Tyler mi sta spogliando mentre succhio da brava bambina. E' complicato tirarmi via pantaloni e mutande insieme e devo staccarmi da quel cazzo. Ma solo per un attimo.
Tyler è arrivato alla mia fica e me la sta scopando con le dita. Apro le gambe il più possibile. Si sdraia e mi infila la testa sotto e me la lecca. E' anche il mio primo threesome. Me la sta leccando fradicia com’è mentre ho quel cazzo nero in bocca. Sono eccitata da impazzire.
Non resisto. Lo voglio dentro. Mi sdraio sul letto con le gambe aperte come una puttana, me le prendo sotto le ginocchia e le tiro su. “Scopatemi” dico. Kareem non se lo fa ripetere, mi entra dentro come una spada. La mia fica già strapazzata oggi lo accoglie senza fare un fiato, la troia. Cazzo cazzo cazzo… dio quanto è bello! Mi scopa con metodo. Quando vede che sto per venire si ferma, lo tira fuori, me lo passa sul clitoride, sul culo, gioca con le mie labbra, mi fa impazzire di voglia di cazzo. E poi me lo butta dentro di nuovo. Fino in fondo e mi fa urlare quando mi tocca l’utero. Lo fa per due o tre volte questo gioco. Alla fine me lo tiene dentro e Cristo, vengo come una verginella. Urlando si si si si si come una cantilena e assurdamente penso alla cantante nell’altra stanza.
Mi schizza sulla pancia mentre Tyler è riuscito a farselo venire duro e me lo da in bocca. Viene subito segandosi. Schizza un po’ dentro e un po’ fuori.
Mi ritrovo stremata sul letto dopo 24 ore che non dormo, piena di sborra, fatta di birra di coca e di erba. E stavolta me lo dico da sola: “Welcome, Tanita.”
“Fatti una doccia che poi ti sveglio io” mi dice Tyler.
Quando esco avvolta dal suo accappatoio ha preparato due strisce di coca larghe come il mio dito mignolo.
“Hai soldi? “ mi chiede mentre tiro solo un pezzetto di quella striscia. Lui invece fa sparire la sua, con una sigaretta pulisce quello che resta e l’accende.
“Si qualcosa ho, e poi ho la carta, perché?”
“Per prendere qualcosa da mangiare. Ho il frigo vuoto e sono senza soldi.”
Nel frattempo prende un sacchetto d’erba e inizia a rollare una canna.
“No, per me no eh…” dico “se fumo mi sento male, già lo so”.
“No no, la preparo per dopo…” dice.
Usciamo a comprare qualcosa da mangiare e siamo un po’ troppo su di giri per i miei gusti. Tyler ha una Toyota Camry di 5 anni. Decide che andremo in mio onore in una grocery italiana. Secondo lui VicenteFood è italiano. Gli dico ma guarda che è il nome della via. Ma lui dice che Vicente ha dato il nome alla via.
Ok, non importa penso. Vicente. Che poi mica è italiano come nome.
Compriamo ogni sorta di schifezze con la mia carta. Mentre passiamo alla cassa mi rendo conto che con quello che abbiamo preso non si fa un pasto. A meno di bollire la pasta e metterci insalata come condimento. Ma sto andando in down e non vedo l’ora di tornare a casa.
Con Tyler parlo del gancio che Jane mi ha dato. Devo chiamare una tipa che vuole un’italiana o una francese per la pubblicità di reggiseni. Non sono famosa per le mie tette. Tyler in effetti anche da fatto mi guarda dubbioso.
“Sono reggiseni per asiatiche “ dico.
“ E quindi? “
“Hanno le tette piccole no?”
“E perché non prendono un’asiatica?”
“Che cazzo ne so io…” rispondo. Ma in effetti la sua domanda è logica. E improvvisamente quello in cui avevo tanto sperato mi si allontana davanti, come un treno che parte mentre arrivi in stazione.
Torniamo a casa. Un po’ di roba in frigo, birre e qualcosa da mangiare. Una torta. Per la fame chimica. Patatine e altre schifezze in soggiorno. Burro di noccioline. Io ho fame e metto su l’acqua per la pasta. Ovviamente non abbiamo preso né pomodoro né burro, olio, parmigiano.
La mangerò col ketchup. Mi è venuta una fame assurda.
Arrivano gli amici di Tyler. Una è la cantante tastierista di una band indie piuttosto famosa che non conosco e mi faccio subito spiegare qualcosa da Tyler per non fare figure di merda. Ha una trentina d’anni e si porta dietro uno che sembra un surfista. Biondo, abbronzato, muscoloso, alto. Qui sono tutti surfisti quelli così. Se non ne sai nulla e accendi una conversazione sei fottuta. Si apre un universo sconosciuto dove ti perdi ai primi choppy glassy onshore buttati lì in mezzo a nomi di spot famosi come un mazzo di carte tirato in aria che magicamente si trasforma in “ci vediamo domani mattina alle 6 a Topanga Beach” e tu non sai perché.
Jenny, la cantante, è carina. Se la tira leggermente ma qui se non te la tiri un po’ da sola chi vuoi che lo faccia? Il ragazzo biondo è un salutista e non tira coca. Jenny si. Però il ragazzo biondo beve birra.
Kareem è un nero alto, fisico e movenze da pallacanestro. Da rapper? Da criminale?
L’ultima. E’ lo spacciatore di fiducia di Tyler. E’ lui che gli porta la roba a casa. Da come gli mette una mano sulla nuca stringendola e tenendo la testa fra pollice e indice, ho subito il flash di Kareem che si scopa Tyler.
Già, perchè Tyler è bisessuale.
I pensieri devono passarmi sulla faccia come slides perché lui mi guarda, o meglio mi passa gli occhi addosso come una mano di vernice e mi pare mi spogli nuda. E la troia che vive fra le mie cosce mi manda un segnale umido: mi presenta un breve film di quel corpo nero lucido di sudore che mi offre il suo cazzo. Distolgo gli occhi e prendo una birra. Offrendogli il mio culo. Cazzo che troia. Inarco la schiena. Non lo faccio apposta giuro. Mi vedo farlo come in automatico.
Ho il buon senso di non voltarmi a guardare l’effetto che ho fatto. Sarebbe stato troppo.
Altri amici sono un’altra coppia: fotografo e modella. Ma guarda che coincidenza. Poi altri che arrivano alla spicciolata, conoscono benissimo casa e fanno come se fosse la loro. Musica a palla di un gruppo che mi piace: queen of ages of stone. Lo dico. Ok mi dice Tyler una di queste sere andiamo dove suonano.
La mia pasta (conchiglioni) con il ketchup e un formaggio tipo cheddar riscuote grande successo come se fossi uno chef stellato. Qualcuno mi chiede la pizza. In quanto italiana, per un americano fatto di birra e coca, sembra che possa creare pizze dal nulla. E' deluso quando gli dico che non posso.
A un certo punto sono veramente stanca e vado a buttarmi sul letto.
La cantante sta scopando nella stanza accanto, sento i colpi cadenzati sul letto.
Se lo è scelto che non tira coca apposta. A Tyler quando tira troppo non sta su.
Entra Tyler con Kareem.
“ah sei qui…” dice.
“sono stanca, ty… ho sonno…”
Lui è un po’ in imbarazzo. Vedo dai movimenti che è schizzato. Kareem invece è tranquillo. Sorride e aspetta.
Tyler ha un attimo in cui pensa e poi prende una decisione. Si inginocchia davanti a Kareem e armeggia con la sua cintura dei pantaloni.
Kareem ha una camicia gialla hawaiana e dei pantaloni rossi. Li apre e fa uscire un uccello che è già grosso. Come quello di Ty, forse di più. Forse perché è nero sembra più grande. Lo agita che ancora non è duro davanti alla faccia di Tyler ma guarda me.
E’ la prima volta che vedo due maschi insieme e cazzo mi sto eccitando da pazzi. La fica mi tira come una puttana.
Gli prende la nuca e glielo mette in bocca. Sempre guardandomi e, giuro, ho sentito un fiotto di saliva sotto la lingua, ho dovuto deglutire.
Ho voglia di toccarmi ma sono incantata da quel cazzo che è diventato duro, un paletto nero lucido per la saliva. Sento i rumori che in genere sono io a produrre venire dalla gola di Tyler. Ho il flash di vederli scopare. Di vedere che lo scopa nel culo. Immagino i due corpi, muscoli che si stagliano, la pelle nera di uno e ambrata dell’altro. Il cazzo che martella e il bacino che sbatte sulle natiche. Mi tocco un capezzolo e lo sento duro come un sasso.
Cazzo che belli che sono!
Tyler si sta segando ma il cazzo gli resta molle. Troppa coca, coglione.
Infilo ma mano nei jeans e mi tocco la fica. Spudorata. Sono bagnata. Kareem mi guarda mentre glielo dà in bocca. Lo tira fuori e è durissimo, lucido, nero con la cappella di un colore più roseo. Mi fa segno, se voglio.
Voglio.
Vado da lui, glielo prendo in mano. Ci baciamo mentre lo sego. Il suo alito sa di menta. Ha una gomma in bocca. Poi mi abbasso e ne ingoio il più possibile. Mi riempie il palato, muovo la lingua piano sul frenulo, stringo le labbra a anello e succhio. E’ il primo cazzo nero che succhio.
If you go black you never go back, mi viene in mente. Come una droga? Non lo so ma è bello. Tyler mi sta spogliando mentre succhio da brava bambina. E' complicato tirarmi via pantaloni e mutande insieme e devo staccarmi da quel cazzo. Ma solo per un attimo.
Tyler è arrivato alla mia fica e me la sta scopando con le dita. Apro le gambe il più possibile. Si sdraia e mi infila la testa sotto e me la lecca. E' anche il mio primo threesome. Me la sta leccando fradicia com’è mentre ho quel cazzo nero in bocca. Sono eccitata da impazzire.
Non resisto. Lo voglio dentro. Mi sdraio sul letto con le gambe aperte come una puttana, me le prendo sotto le ginocchia e le tiro su. “Scopatemi” dico. Kareem non se lo fa ripetere, mi entra dentro come una spada. La mia fica già strapazzata oggi lo accoglie senza fare un fiato, la troia. Cazzo cazzo cazzo… dio quanto è bello! Mi scopa con metodo. Quando vede che sto per venire si ferma, lo tira fuori, me lo passa sul clitoride, sul culo, gioca con le mie labbra, mi fa impazzire di voglia di cazzo. E poi me lo butta dentro di nuovo. Fino in fondo e mi fa urlare quando mi tocca l’utero. Lo fa per due o tre volte questo gioco. Alla fine me lo tiene dentro e Cristo, vengo come una verginella. Urlando si si si si si come una cantilena e assurdamente penso alla cantante nell’altra stanza.
Mi schizza sulla pancia mentre Tyler è riuscito a farselo venire duro e me lo da in bocca. Viene subito segandosi. Schizza un po’ dentro e un po’ fuori.
Mi ritrovo stremata sul letto dopo 24 ore che non dormo, piena di sborra, fatta di birra di coca e di erba. E stavolta me lo dico da sola: “Welcome, Tanita.”
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