Ladro di un attimo
scritto il 2026-10-27 tempo di lettura 2 min
di
Michael035
genere
poesie
cura
A+
La porta è socchiusa, la casa riposa,
un filo di luce attraversa il pavimento.
Resto nell'ombra, la voce non osa,
col cuore che inciampa a ogni tuo movimento.
Lasci scivolare la camicia piano,
il nero del pizzo ti fascia il petto;
poi porti alla schiena la tua mano,
e il gancio si arrende con un piccolo scatto.
Ti volti allo specchio, di profilo,
la luce ti sfiora il fianco scoperto;
io resto sospeso, aggrappato a un filo,
a un passo da te, eppure sconfitto.
Guardo la curva morbida del seno,
la pelle chiara che il sole non sfiora;
un fremito corre sul corpo sereno,
e il mio cuore, nel buio, ti implora.
Lo sfiori, lo sollevi con dolcezza,
mentre il respiro si fa più lento;
ti guardi e sorridi alla tua bellezza,
e quel sorriso mi lascia sgomento.
Seguo il tuo pollice, il tocco leggero,
la pelle che trema sotto le dita;
resto nell'ombra, muto e prigioniero
di una voglia che so proibita.
Poi l'acqua scende e il vetro si appanna,
e tu sparisci in una nube bianca;
io torno al corridoio, e la mia condanna
è un desiderio a cui il coraggio manca.
A cena sorridi a tuo marito accanto,
mi versi il vino, mi chiami ragazzo;
io taccio, e bevo, e nascondo il mio pianto,
ladro di un attimo, di un sogno pazzo.
un filo di luce attraversa il pavimento.
Resto nell'ombra, la voce non osa,
col cuore che inciampa a ogni tuo movimento.
Lasci scivolare la camicia piano,
il nero del pizzo ti fascia il petto;
poi porti alla schiena la tua mano,
e il gancio si arrende con un piccolo scatto.
Ti volti allo specchio, di profilo,
la luce ti sfiora il fianco scoperto;
io resto sospeso, aggrappato a un filo,
a un passo da te, eppure sconfitto.
Guardo la curva morbida del seno,
la pelle chiara che il sole non sfiora;
un fremito corre sul corpo sereno,
e il mio cuore, nel buio, ti implora.
Lo sfiori, lo sollevi con dolcezza,
mentre il respiro si fa più lento;
ti guardi e sorridi alla tua bellezza,
e quel sorriso mi lascia sgomento.
Seguo il tuo pollice, il tocco leggero,
la pelle che trema sotto le dita;
resto nell'ombra, muto e prigioniero
di una voglia che so proibita.
Poi l'acqua scende e il vetro si appanna,
e tu sparisci in una nube bianca;
io torno al corridoio, e la mia condanna
è un desiderio a cui il coraggio manca.
A cena sorridi a tuo marito accanto,
mi versi il vino, mi chiami ragazzo;
io taccio, e bevo, e nascondo il mio pianto,
ladro di un attimo, di un sogno pazzo.
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