27 ottobre 2026, ore 22:10 - Troppo
scritto il 2026-10-27 tempo di lettura 2 min
di
EvaDiNotte
genere
confessioni
cura
A+
Giacomo si sta facendo una lunga e meritata doccia, io aspetto il mio turno davanti al PC.
Mi fa male tutto.
Gli ho raccontato di oggi pomeriggio: la tenda, l’uomo tra le rastrelliere, gli slip, lui fermo fuori sul marciapiede. Tutto.
Non ha sorriso. Non ha fatto battute. Mi ha guardata per qualche secondo, poi mi ha girata di spalle e mi ha spinto contro il tavolo.
Mi ha infilata da dietro e ha cominciato a scoparmi senza neanche finire di togliermi i vestiti.
Non era il solito modo. Le mani che stringevano troppo, il bacino che batteva troppo forte, il bordo del tavolo faceva male.
Dio… quanto mi piaceva. Sono venuta quasi subito.
Lui non ha neanche rallentato, ha continuato a scoparmi sul tavolo, poi mi ha portata sul divano, poi sul letto…
Davanti, dietro… ho perso il conto di quante volte ho goduto.
A un certo punto non ce l’ho fatta più: «Ti prego… basta.»
Non mi era mai successo. Pensavo che sarei morta a gambe larghe.
Si è fermato. Non ha detto niente. Mi ha solo tirata a sé e mi ha abbracciata.
Il cellulare sul tavolo si illumina. A quest’ora può essere solo Paolo. Non leggo il messaggio. Magari domani.
Eva.
Mi fa male tutto.
Gli ho raccontato di oggi pomeriggio: la tenda, l’uomo tra le rastrelliere, gli slip, lui fermo fuori sul marciapiede. Tutto.
Non ha sorriso. Non ha fatto battute. Mi ha guardata per qualche secondo, poi mi ha girata di spalle e mi ha spinto contro il tavolo.
Mi ha infilata da dietro e ha cominciato a scoparmi senza neanche finire di togliermi i vestiti.
Non era il solito modo. Le mani che stringevano troppo, il bacino che batteva troppo forte, il bordo del tavolo faceva male.
Dio… quanto mi piaceva. Sono venuta quasi subito.
Lui non ha neanche rallentato, ha continuato a scoparmi sul tavolo, poi mi ha portata sul divano, poi sul letto…
Davanti, dietro… ho perso il conto di quante volte ho goduto.
A un certo punto non ce l’ho fatta più: «Ti prego… basta.»
Non mi era mai successo. Pensavo che sarei morta a gambe larghe.
Si è fermato. Non ha detto niente. Mi ha solo tirata a sé e mi ha abbracciata.
Il cellulare sul tavolo si illumina. A quest’ora può essere solo Paolo. Non leggo il messaggio. Magari domani.
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