Il corso di recupero punti - terza parte
scritto il 2026-10-26 tempo di lettura 5 min
di
Serena Rossi
genere
trio
cura
A+
Il secondo giorno inizia puntualmente alle 8:30. Gli altri quindici tirocinanti tornano ai loro posti, stanchi ma rassegnati a completare le ultime ore. I loro telefoni vengono spenti e riposti ancora una volta.
Fin dal primo minuto, l'atmosfera tra Paolo e le due relatrici è cambiata. Il segreto del giorno precedente aleggiava nell'aria.
Durante le lezioni teoriche e i laboratori pratici di studio di casi, le due responsabili sono estremamente attente. La donna atletica, vestita con abbigliamento sportivo, si posiziona regolarmente accanto al suo tavolo, sporgendosi in avanti per controllare gli appunti, mettendo in mostra la scollatura e la figura scolpita.
La psicologa, dal canto suo, non distoglie quasi mai lo sguardo da Paolo mentre parla, aggiustandogli gli occhiali, inumidendosi spesso le labbra e rivolgendogli sorrisi complici ogni volta che il gruppo abbassa lo sguardo.
Ogni movimento nella stanza diventa una scusa per contatti "involontari", una mano appoggiata sulla spalla di Paolo, un passaggio ravvicinato tra le file. Gli altri quindici tirocinanti non se ne accorgono, assorbiti dalla fatica degli esercizi, il che rende il gioco ancora più stimolante.
Alle 12:30 viene annunciata la pausa pranzo. Come il giorno prima, tutti si affrettano a uscire per mangiare.
Paolo rimane in sala con la sua insalata.
Le due donne tornano rapidamente dopo essersi accertate che il corridoio sia libero. Questa volta non c'è bisogno di nascondere le loro intenzioni. Chiudono la porta e si avvicinano subito a lui.
La psicologa si avvicina, molto intraprendente, pronta a riprendere quanto iniziato il giorno prima. Ma proprio mentre la tensione sale e i primi gesti cominciano a manifestarsi, nel corridoio si sentono dei passi, due tirocinanti (i camionisti) stanno tornando prima del previsto per recuperare un pacchetto di sigarette lasciato nella stanza.
All'ultimo minuto, Paolo si rimette a sedere e riordina le sue cose, mentre la psicologa e l'atleta tornano velocemente alle loro scrivanie, fingendo di consultare un fascicolo.
I due tirocinanti entrano, raccolgono i loro effetti personali senza accorgersi di nulla e se ne vanno. Era andata per un pelo. La frustrazione è al culmine sia per le responsabili dell'attività che per Paolo.
Il resto del corso si conclude in questa insopportabile attesa.
Una volta che la stanza è completamente deserta, Paolo si alza e si dirige verso la reception.
La psicologa si toglie gli occhiali e li appoggia delicatamente sul tavolo. La collega, si dirige verso la porta d'ingresso, chiude il chiavistello con un gesto deciso e abbassa la tenda.
Questa volta l'edificio è vuoto, la giornata è finita, non c'è più il rischio di essere disturbati e non c'è più tempo da perdere.
"I tuoi quattro punti sono confermati, Paolo", annunciò la psicologa, con un tono di voce che aveva perso ogni rigidità professionale.
"Perfetto. Ma la cosa più importante resta da risolvere", rispose Paolo.
Le due donne lo circondano. La sportiva prende l'iniziativa, afferrandolo per la giacca per tirarlo a sé e dargli un bacio appassionato, mentre la psicologa si inginocchia ai suoi piedi per slacciargli la cintura.
Senza la pressione del limite di tempo di ieri, il trio si prende il suo tempo. I ruoli si invertono, l'atleta si spoglia parzialmente, mostrando il seno e il piercing sotto le luci fluorescenti, e si accomoda sul bordo della scrivania. La psicologa alterna la sua attenzione tra Paolo e la sua collega, in un gioco a tre perfettamente orchestrato.
Paolo prende il controllo della situazione, guidando i loro movimenti, alternando le forme decise dell'atleta alla delicatezza della terapeuta.
Entrambe le donne sono prone sulla scrivania, una di fianco all'altra e non smettono mai di baciarsi mentre Paolo si alterna a scopare le loro fiche che risucchiano il suo cazzo come foderi caldi, bollenti, avvolgenti.
Conducendo la scena verso un finale intenso e liberatorio in cui accolgono tutto con totale complicità.
Almeno fino a quando lui non si sfila improvvisamente mettendo una mano sulla spalle di entrambe le donne con un invito esplicito a girarsi.
Loro, intuendone il motivo fanno appena in tempo a inginocchiarsi davanti al totem di carne imperlato di umori, quando questo erutta uno, due e poi un terzo getto più potente di tutti di calda, cremosa e densa sborra che ricopre quasi interamente i loro visi e capelli.
Le due donne, le due amiche tornano a baciarsi con ancora più afflato di prima, quasi incuranti oramai della presenza di Paolo.
La calma ritorna lentamente nella stanza. Le due relatrici si sistemano i capelli davanti al riflesso della finestra, si raddrizzano gli abiti e riordinano la scrivania.
La psicologa si rimette gli occhiali, prende il certificato firmato e glielo porge con un sorriso soddisfatto.
"Guida con prudenza, Paolo."
"Puoi contare su di me. Ma se mai dovessi fare un altro tirocinio, voglio essere sicuro che sia con te", dice con un sorriso.
Paolo infila il documento nella giacca accanto ai souvenir del giorno precedente, apre la porta e si allontana lungo il corridoio, con la patente salva e il morale a posto.
Fin dal primo minuto, l'atmosfera tra Paolo e le due relatrici è cambiata. Il segreto del giorno precedente aleggiava nell'aria.
Durante le lezioni teoriche e i laboratori pratici di studio di casi, le due responsabili sono estremamente attente. La donna atletica, vestita con abbigliamento sportivo, si posiziona regolarmente accanto al suo tavolo, sporgendosi in avanti per controllare gli appunti, mettendo in mostra la scollatura e la figura scolpita.
La psicologa, dal canto suo, non distoglie quasi mai lo sguardo da Paolo mentre parla, aggiustandogli gli occhiali, inumidendosi spesso le labbra e rivolgendogli sorrisi complici ogni volta che il gruppo abbassa lo sguardo.
Ogni movimento nella stanza diventa una scusa per contatti "involontari", una mano appoggiata sulla spalla di Paolo, un passaggio ravvicinato tra le file. Gli altri quindici tirocinanti non se ne accorgono, assorbiti dalla fatica degli esercizi, il che rende il gioco ancora più stimolante.
Alle 12:30 viene annunciata la pausa pranzo. Come il giorno prima, tutti si affrettano a uscire per mangiare.
Paolo rimane in sala con la sua insalata.
Le due donne tornano rapidamente dopo essersi accertate che il corridoio sia libero. Questa volta non c'è bisogno di nascondere le loro intenzioni. Chiudono la porta e si avvicinano subito a lui.
La psicologa si avvicina, molto intraprendente, pronta a riprendere quanto iniziato il giorno prima. Ma proprio mentre la tensione sale e i primi gesti cominciano a manifestarsi, nel corridoio si sentono dei passi, due tirocinanti (i camionisti) stanno tornando prima del previsto per recuperare un pacchetto di sigarette lasciato nella stanza.
All'ultimo minuto, Paolo si rimette a sedere e riordina le sue cose, mentre la psicologa e l'atleta tornano velocemente alle loro scrivanie, fingendo di consultare un fascicolo.
I due tirocinanti entrano, raccolgono i loro effetti personali senza accorgersi di nulla e se ne vanno. Era andata per un pelo. La frustrazione è al culmine sia per le responsabili dell'attività che per Paolo.
Il resto del corso si conclude in questa insopportabile attesa.
Una volta che la stanza è completamente deserta, Paolo si alza e si dirige verso la reception.
La psicologa si toglie gli occhiali e li appoggia delicatamente sul tavolo. La collega, si dirige verso la porta d'ingresso, chiude il chiavistello con un gesto deciso e abbassa la tenda.
Questa volta l'edificio è vuoto, la giornata è finita, non c'è più il rischio di essere disturbati e non c'è più tempo da perdere.
"I tuoi quattro punti sono confermati, Paolo", annunciò la psicologa, con un tono di voce che aveva perso ogni rigidità professionale.
"Perfetto. Ma la cosa più importante resta da risolvere", rispose Paolo.
Le due donne lo circondano. La sportiva prende l'iniziativa, afferrandolo per la giacca per tirarlo a sé e dargli un bacio appassionato, mentre la psicologa si inginocchia ai suoi piedi per slacciargli la cintura.
Senza la pressione del limite di tempo di ieri, il trio si prende il suo tempo. I ruoli si invertono, l'atleta si spoglia parzialmente, mostrando il seno e il piercing sotto le luci fluorescenti, e si accomoda sul bordo della scrivania. La psicologa alterna la sua attenzione tra Paolo e la sua collega, in un gioco a tre perfettamente orchestrato.
Paolo prende il controllo della situazione, guidando i loro movimenti, alternando le forme decise dell'atleta alla delicatezza della terapeuta.
Entrambe le donne sono prone sulla scrivania, una di fianco all'altra e non smettono mai di baciarsi mentre Paolo si alterna a scopare le loro fiche che risucchiano il suo cazzo come foderi caldi, bollenti, avvolgenti.
Conducendo la scena verso un finale intenso e liberatorio in cui accolgono tutto con totale complicità.
Almeno fino a quando lui non si sfila improvvisamente mettendo una mano sulla spalle di entrambe le donne con un invito esplicito a girarsi.
Loro, intuendone il motivo fanno appena in tempo a inginocchiarsi davanti al totem di carne imperlato di umori, quando questo erutta uno, due e poi un terzo getto più potente di tutti di calda, cremosa e densa sborra che ricopre quasi interamente i loro visi e capelli.
Le due donne, le due amiche tornano a baciarsi con ancora più afflato di prima, quasi incuranti oramai della presenza di Paolo.
La calma ritorna lentamente nella stanza. Le due relatrici si sistemano i capelli davanti al riflesso della finestra, si raddrizzano gli abiti e riordinano la scrivania.
La psicologa si rimette gli occhiali, prende il certificato firmato e glielo porge con un sorriso soddisfatto.
"Guida con prudenza, Paolo."
"Puoi contare su di me. Ma se mai dovessi fare un altro tirocinio, voglio essere sicuro che sia con te", dice con un sorriso.
Paolo infila il documento nella giacca accanto ai souvenir del giorno precedente, apre la porta e si allontana lungo il corridoio, con la patente salva e il morale a posto.
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Serena Rossi
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