Il Padrone celato - quarta parte

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dominazione


È online, ha letto ma sono oramai passati due minuti ma non accenna a rispondere. Tengo il telefono con mano sempre più tremante e non oso disconnettere la connessione. Lo scandire del tempo batte nelle mie tempie come un metronomo. Dopo quasi dieci minuti interminabili vedo che sta scrivendo, ce ne vogliono altri due perché mi arrivi il suo messaggio.
"Ciao Troia, il "vestiario" che ti ho inviato ti servirà stasera all' uscita dal lavoro. Dovrai recarti al centro commerciale I Ciclamini e cercare i bagni maschili all'ingresso nord. Verrai accolta da un vigilante slavo di nome Sasha (guarda il cartellino). Lui provvederà a fare sì della buona riuscita, inutile dirti che mi aspetto il meglio da te.
È tutto chiaro Troia?"

"Sì"

"Sì come?????".

"Sì Padrone"

"Benissimo Troia, so che non mi deluderai.."

Sono da poco passate le 12 quando decido di recarmi al vicino bar di Enzo per un piccolo pasto frugale, tanto è impossibile al momento potermi concentrare su nulla.

Durante il pranzo aggiorno Enzo su quanto accaduto. Il fatto che Nicola sia fuori in trasferta lavorativa per alcuni giorni rende logisticamente meno complicata l'organizzazione. Lui però è come sempre permeato da uno stupore misto a tristezza. "Dottoressa perché lo fa, quale è nel suo caso il ricatto impossibile da evitare?"
"Caro Enzo come ti ho già spiegato riconosco il modus operandi, so che è Andrea a celarsi, come so altrettanto bene che dovrò bere sino in fondo l'amaro calice se la mia meta è quella redentiva..."

Non riesce a capire sino in fondo, probabilmente sarebbe impossibile per chiunque.
Un antico adagio popolare recita che se non si vuole scatenare un incendio incontrollabile occorre separare la paglia dal fuoco. Questo siamo io e Andrea, dal primo istante fu così.
Il pomeriggio è passato tutto sommato in fretta, o almeno di più di quanto immaginassi.
Percorro i pochi chilometri che mi separano dal centro commerciale guardando continuamente attraverso lo specchietto retrovisore la scatola sul sedile posteriore.
Scendo nel parcheggio sotterraneo trovando fortunatamente un posto isolato. Mi siedo posteriormente, mi spoglio completamente indossando il nulla che fa parte del mio outfit. Chiudo completamente il cappotto per nascondere la mia nudità e il collare, inforcando grossi occhiali scurenti. Scopro la quasi impossibilità di camminare su tacchi così alti, prendo l'ascensore fortunatamente a pochi metri e poco prima che chiuda le porte vedo entrare due ragazzini che non mi staccano gli occhi di dosso e che continuano a schernirmi con le loro risate sguaiate.
Mi faccio forza, devo farmi forza, è solo l'inizio del mio supplizio.
Per mia fortuna i bagni sono molto vicini all'uscita dell'elevatore, mi viene subito incontro il vigilante che dovrà accogliermi.
Mi fissa senza emettere una parola. Sulla porta c'è un cartello con su scritto "chiuso per guasto".
Furtivamente entriamo, mi dice di dargli il cappotto aggiungendo che chiuderà la porta a chiave e che dopo trenta minuti rientrerà mettendo fine ai giochi per evitare rischi.
Quando sento girare la chiave capisco di essere entrata in gabbia, mi volto e vedo una squadra già pronta, tutti già con i cazzi di fuori. Mi chiedo per un attimo come siano stati reclutati e se abbiano dovuto versare una somma di denaro.
Li guardo e li conto, sono dieci. Mi dirigo in mezzo alla sala e mi inginocchio, "avvicinatevi, sono qui per farvi sborrare"...
Sono subito circondata, tutti vorrebbero la mia bocca ma più di due (anche male) non riesco a succhiare, le due mani si alternano come possono su tutti i membri.
Dopo cinque minuti ho già male ai tunnel carpali e anche la bocca fatica in questa apertura innaturale.
Fortunatamente una quota base di "conigli" è sempre presente nella società, ragion per cui dopo nemmeno dieci minuti in quattro sono già venuti impiastrandomi di sperma viso, capelli e corpo.
Capisco subito che un paio sarà molto complicato farli venire nel tempo a disposizione, probabilmente tori da competizione mischiati agli altri.
Uno dei due ha tenuto il tempo facendomi rientrare in una dimensione temporale che avevo smarrito da subito.
Dice al suo sodale quasi con disperazione che fra un paio di minuti la porta su aprirà.
Mi scopano alternati con una furia bestiale la bocca e poi un attimo prima del big ben sborrano..., o meglio eruttano sperma come idranti.
Il vigilante apre la porta e li invita ad uscire con discrezione. Richiude dicendomi di darmi una lavata prima di lasciare il locale.
Fatico a guardarmi allo specchio, ho gli occhi troppo pieni e arrossati. Ho sperma ovunque...
Quando sono un minimo presentabile mi accompagna verso la porta dicendomi "ha ragione il tuo Padrone signora, sei proprio una Troia..."
Dopo il primo passo barcollante nella galleria vengo presa per un braccio. La prima tentazione è urlare ma poi lo vedo in viso.
"Enzo!!!! Ma che ci fai qui???".
"L'ho seguita Dottoressa, ho chiuso il bar prima e ho deciso che non l'avrei lasciata assolutamente da sola, e visto il suo stato credo di aver fatto bene. Adesso lei viene con me a casa mia, la sua macchina torneremo a riprenderla con calma."
"Va bene Enzo, sono d'accordo. Ti supplico però non darmi più del lei e chiamami Camilla!"

Mentre guida verso casa sua guardo Enzo nel suo profilo e mi dico che forse l'umanità non è del tutto perduta.

scritto il
2026-09-03
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