Il Video che non Doveva Esistere - parte 5, Due chili di ombretto
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 4 min
di
pippopippo
genere
esibizionismo
cura
A+
Come nascondere una faccia da colpevole? Erika ha trovato la soluzione. Peccato che il problema sia tutto nella sua testa.
Nell’episodio precedente: Erika si è convinta che tutti sappiano del video compromettente e che il suo destino sia ormai segnato. Dopo aver tentato di distruggere il telefono di Marco, si rifugia in camera e finisce per sognare un processo surreale in cui l’imputato è… il suo culo. Al risveglio, però, scopre che la realtà non è molto più rassicurante: Marco sembra sapere qualcosa. O forse è soltanto Erika che vede prove di colpevolezza dappertutto.
Alert:
In questa puntata non c'è nulla di esplicito sessualmente, solo qualche piccolo flirt.
Racconto:
Ok, sono sveglia. Sono nel mondo reale.
Era solo un sogno.
Marco non è ancora finito nella bara.
Mi alzo dal letto. Marco sembra rintontito: fino a un momento fa le mie dita gli stavano schiacciando la faccia, le orecchie e il naso.
Ora si passa le mani sul viso. Gli prude un po’.
Io invece, dopo quell’incubo, ho una sola, urgentissima preoccupazione. Mi alzo di scatto, corro in bagno e controllo che il mio sedere sia ancora a posto e non abbia bisogno di una liposuzione.
Ok. È tutto a posto.
Torno a guardare Marco, ancora un po’ stranita.
«Perché mi hai svegliata?» gli chiedo.
«Ma sei andata in bagno solo per guardarti il sedere?»
«Aspetta. Tu come fai a sapere cosa stavo facendo in bagno?»
«Hai lasciato la porta aperta. Non pensavo che ti saresti tirata giù le mutande. Comunque non si è visto niente.»
Poi cambia discorso.
«Ti ho svegliata perché ho visto Alessia nella hall con Onofrio. Sembravano preoccupati che non rispondi al telefono. Però mi sono sembrati freddi. Mi hanno lanciato uno sguardo strano. Boh. C’avete dei segreti?»
Alessia e Onofrio nella hall a parlare di me?
Quei due dovevano mettersi a parlare proprio in un posto affollato come la hall?
«Niente segreti. Dobbiamo solo organizzare la cena di questa sera.»
«Ah, ok. Perché mi hanno guardato come se avessi ammazzato qualcuno.»
Posa un attimo il telefono.
«Strano. Se è solo per una pizza, potevano coinvolgermi.»
Resta in silenzio un momento, poi riprende.
«Anche Luca sembrava strano. Ma che pizzata state organizzando?»
Poi mi guarda e aggiunge:
«Ho detto qualcosa di male? Ti ho visto sbiancare.»
«No, no, tutto a posto. Oggi ho le mie cose.»
Mi rinchiudo in bagno. Prendo gli ombretti e me li spalmo in faccia.
Ora sono bianca solo se mi tolgo i due chili di ombretto che mi sono messa.
Nessuno può più accorgersi, guardandomi in faccia, che sono già condannata all’ergastolo.
Esco dal bagno. Marco è ancora in stanza.
Mi guarda.
«Ma non hai messo troppo trucco?»
«No. Esco sempre così.»
«Prima avevi una faccia da funerale, ma ora hai la faccia da culo sotto processo.»
Il sangue mi si gela.
Come fa a saperlo?
Lo guardo dritto negli occhi.
«Come fai a sapere del processo?»
Marco mi fissa, confuso.
«Quale processo?»
«Niente! Volevo solo capire una cosa.»
Lui però non molla.
«Comunque, se hai fatto qualcosa, ti conviene dirlo subito. Hai proprio la faccia di una che ha combinato un casino.»
«Non ho fatto niente!»
Mi trema la voce. A stento trattengo il pianto. Mi rintano di nuovo a letto per non fargli vedere la faccia.
Twit. Twit. Twit.
Venti nuove notifiche.
Marco lo nota.
«Chi è?»
«Alessia.»
«Io sto scendendo. Se vuoi dico ad Alessia che per ora sei occupata a controllarti il culo allo specchio.»
Mi gira la testa per la rabbia.
«Non ti conviene, se non vuoi finire in prigione.»
Marco mi guarda storto, senza capire.
«Chi ti capisce, a te. Io vado.»
Si avvia verso la porta e, prima di uscire, aggiunge:
«Ti aspettiamo giù.»
Nell’episodio precedente: Erika si è convinta che tutti sappiano del video compromettente e che il suo destino sia ormai segnato. Dopo aver tentato di distruggere il telefono di Marco, si rifugia in camera e finisce per sognare un processo surreale in cui l’imputato è… il suo culo. Al risveglio, però, scopre che la realtà non è molto più rassicurante: Marco sembra sapere qualcosa. O forse è soltanto Erika che vede prove di colpevolezza dappertutto.
Alert:
In questa puntata non c'è nulla di esplicito sessualmente, solo qualche piccolo flirt.
Racconto:
Ok, sono sveglia. Sono nel mondo reale.
Era solo un sogno.
Marco non è ancora finito nella bara.
Mi alzo dal letto. Marco sembra rintontito: fino a un momento fa le mie dita gli stavano schiacciando la faccia, le orecchie e il naso.
Ora si passa le mani sul viso. Gli prude un po’.
Io invece, dopo quell’incubo, ho una sola, urgentissima preoccupazione. Mi alzo di scatto, corro in bagno e controllo che il mio sedere sia ancora a posto e non abbia bisogno di una liposuzione.
Ok. È tutto a posto.
Torno a guardare Marco, ancora un po’ stranita.
«Perché mi hai svegliata?» gli chiedo.
«Ma sei andata in bagno solo per guardarti il sedere?»
«Aspetta. Tu come fai a sapere cosa stavo facendo in bagno?»
«Hai lasciato la porta aperta. Non pensavo che ti saresti tirata giù le mutande. Comunque non si è visto niente.»
Poi cambia discorso.
«Ti ho svegliata perché ho visto Alessia nella hall con Onofrio. Sembravano preoccupati che non rispondi al telefono. Però mi sono sembrati freddi. Mi hanno lanciato uno sguardo strano. Boh. C’avete dei segreti?»
Alessia e Onofrio nella hall a parlare di me?
Quei due dovevano mettersi a parlare proprio in un posto affollato come la hall?
«Niente segreti. Dobbiamo solo organizzare la cena di questa sera.»
«Ah, ok. Perché mi hanno guardato come se avessi ammazzato qualcuno.»
Posa un attimo il telefono.
«Strano. Se è solo per una pizza, potevano coinvolgermi.»
Resta in silenzio un momento, poi riprende.
«Anche Luca sembrava strano. Ma che pizzata state organizzando?»
Poi mi guarda e aggiunge:
«Ho detto qualcosa di male? Ti ho visto sbiancare.»
«No, no, tutto a posto. Oggi ho le mie cose.»
Mi rinchiudo in bagno. Prendo gli ombretti e me li spalmo in faccia.
Ora sono bianca solo se mi tolgo i due chili di ombretto che mi sono messa.
Nessuno può più accorgersi, guardandomi in faccia, che sono già condannata all’ergastolo.
Esco dal bagno. Marco è ancora in stanza.
Mi guarda.
«Ma non hai messo troppo trucco?»
«No. Esco sempre così.»
«Prima avevi una faccia da funerale, ma ora hai la faccia da culo sotto processo.»
Il sangue mi si gela.
Come fa a saperlo?
Lo guardo dritto negli occhi.
«Come fai a sapere del processo?»
Marco mi fissa, confuso.
«Quale processo?»
«Niente! Volevo solo capire una cosa.»
Lui però non molla.
«Comunque, se hai fatto qualcosa, ti conviene dirlo subito. Hai proprio la faccia di una che ha combinato un casino.»
«Non ho fatto niente!»
Mi trema la voce. A stento trattengo il pianto. Mi rintano di nuovo a letto per non fargli vedere la faccia.
Twit. Twit. Twit.
Venti nuove notifiche.
Marco lo nota.
«Chi è?»
«Alessia.»
«Io sto scendendo. Se vuoi dico ad Alessia che per ora sei occupata a controllarti il culo allo specchio.»
Mi gira la testa per la rabbia.
«Non ti conviene, se non vuoi finire in prigione.»
Marco mi guarda storto, senza capire.
«Chi ti capisce, a te. Io vado.»
Si avvia verso la porta e, prima di uscire, aggiunge:
«Ti aspettiamo giù.»
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pippopippo
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