Il Video che non Doveva Esistere - parte 2
scritto il 2026-10-21 tempo di lettura 3 min
di
pippopippo
genere
esibizionismo
cura
B+
Perdo Marco di vista per una decina di minuti durante la colazione.
Poi lo rivedo rientrare. Entra nel locale bar e saluta una collega.
«Ciao. Più tardi parliamo di quella cosa!»
Marco annuisce, sornione, facendo un sì complice, poi si allontana da lei.
Quando torna, si siede proprio al mio tavolo.
«Che c’è? Ti vedo pallida.»
Mi viene da piangere. Lui lo sa. Ne sono quasi sicura.
Faccio finta di niente. Ma i colleghi ai tavoli vicini hanno i telefoni ben in vista, e ogni notifica che arriva mi sembra una stilettata dritta al cuore.
«Sei arrabbiata con me?» chiede.
Ok, è vero. Ho la mascella serrata come un mastino. La mia recita di quella che fa finta di niente non sta funzionando per niente.
«Di cosa devi parlare, poi, con Viviana?»
«Erika, cose private tra colleghi.»
Accuso il colpo. Non riesco a capire cosa sappia davvero. Lui non si sbottona.
Il mio culo ormai sarà su tutti i telefoni.
Guardo i colleghi. Infieriscono. Nessuna pietà. Luca e il ragioniere Onofrio si lanciano frecciatine. Lo sento. Stanno prendendo in giro me.
Eccolo lì.
Luca si avvicina e mi posa una mano sulla spalla.
Mi sento sprofondare. Spalle curve, collo incassato. Vorrei sparire.
«Buongiorno Erika. Sei pallida oggi. Tutto bene?»
«Mmm… sssì.»
Mesta, faccio scivolare la sua mano dalla mia spalla.
«Non ho fame. Vado un attimo in camera.»
Torno in stanza e mi nascondo sotto il cuscino.
Marco non lascia il telefono nemmeno per un secondo. Non riesco a pensare a una soluzione.
Stasera scappo dall’hotel e mi licenzio.
Siamo all’ora di pranzo. Siamo tutti riuniti.
Ho l’occasione. O la va o la spacca.
Marco è andato in bagno. Ha lasciato il telefono incustodito.
Non posso immaginare la fortuna che ho avuto.
Allungo la mano. Provo ad accenderlo.
Bloccato.
Nessun problema. Se non posso cancellare la registrazione, elimino direttamente il telefono. Lo butto a terra e lo schiaccio con i tacchi.
«Ehi!!!»
È la mia collega. La iena. Alessia.
«Quello è il telefono di Marco? Perché ce l’hai tu?»
«Me l’ha dato lui.»
«Marco non dà il telefono a nessuno. Siete diventati intimi?»
Dal corridoio arriva la voce di Marco:
«Avete visto il mio telefono?»
Colta in flagrante. Sono sospesa in una posizione impossibile, con l’oggetto del reato in mano.
«Che ci fai col mio telefono?»
Sono alla disperata ricerca di una risposta che mi scagioni. Non trovo nulla. Rimango muta, sperando di non essere vista.
Marco prende il telefono e dice, tranquillamente:
«Ah. Grazie. Lo cercavo.»
E se ne va di nuovo.
Marco ora è liquidato. Ma come liquido la iena?
La collega, dopo che lui si è allontanato, non molla l’osso.
«Scusa… ma perché avevi il suo telefono?»
Aiuto. Non trovo una risposta plausibile.
«Te l’ho detto, me l’aveva… dato.»
Lei solleva un sopracciglio.
«Perché?»
Silenzio.
Ed è qui, ahimè, che avvio l’effetto domino.
«Perché… dovevo controllare una cosa.»
«Che cosa?»
Sono una cretina. Erika, non dirlo. Erika, stai zitta.
«Volevo distruggerlo perché sono convinta che abbia una registrazione di me nuda sotto la doccia.»
Silenzio.
Un silenzio di quelli che ti fanno sentire anche il rumore dei pensieri degli altri.
Alessia mi fissa.
Io fisso Alessia.
E in quel momento capisco che, se prima avevo ancora una possibilità di salvare la faccia, adesso posso tranquillamente farmi seppellire viva.
Perché la iena ha appena trovato la sua preda.
E la preda sono io.
Poi lo rivedo rientrare. Entra nel locale bar e saluta una collega.
«Ciao. Più tardi parliamo di quella cosa!»
Marco annuisce, sornione, facendo un sì complice, poi si allontana da lei.
Quando torna, si siede proprio al mio tavolo.
«Che c’è? Ti vedo pallida.»
Mi viene da piangere. Lui lo sa. Ne sono quasi sicura.
Faccio finta di niente. Ma i colleghi ai tavoli vicini hanno i telefoni ben in vista, e ogni notifica che arriva mi sembra una stilettata dritta al cuore.
«Sei arrabbiata con me?» chiede.
Ok, è vero. Ho la mascella serrata come un mastino. La mia recita di quella che fa finta di niente non sta funzionando per niente.
«Di cosa devi parlare, poi, con Viviana?»
«Erika, cose private tra colleghi.»
Accuso il colpo. Non riesco a capire cosa sappia davvero. Lui non si sbottona.
Il mio culo ormai sarà su tutti i telefoni.
Guardo i colleghi. Infieriscono. Nessuna pietà. Luca e il ragioniere Onofrio si lanciano frecciatine. Lo sento. Stanno prendendo in giro me.
Eccolo lì.
Luca si avvicina e mi posa una mano sulla spalla.
Mi sento sprofondare. Spalle curve, collo incassato. Vorrei sparire.
«Buongiorno Erika. Sei pallida oggi. Tutto bene?»
«Mmm… sssì.»
Mesta, faccio scivolare la sua mano dalla mia spalla.
«Non ho fame. Vado un attimo in camera.»
Torno in stanza e mi nascondo sotto il cuscino.
Marco non lascia il telefono nemmeno per un secondo. Non riesco a pensare a una soluzione.
Stasera scappo dall’hotel e mi licenzio.
Siamo all’ora di pranzo. Siamo tutti riuniti.
Ho l’occasione. O la va o la spacca.
Marco è andato in bagno. Ha lasciato il telefono incustodito.
Non posso immaginare la fortuna che ho avuto.
Allungo la mano. Provo ad accenderlo.
Bloccato.
Nessun problema. Se non posso cancellare la registrazione, elimino direttamente il telefono. Lo butto a terra e lo schiaccio con i tacchi.
«Ehi!!!»
È la mia collega. La iena. Alessia.
«Quello è il telefono di Marco? Perché ce l’hai tu?»
«Me l’ha dato lui.»
«Marco non dà il telefono a nessuno. Siete diventati intimi?»
Dal corridoio arriva la voce di Marco:
«Avete visto il mio telefono?»
Colta in flagrante. Sono sospesa in una posizione impossibile, con l’oggetto del reato in mano.
«Che ci fai col mio telefono?»
Sono alla disperata ricerca di una risposta che mi scagioni. Non trovo nulla. Rimango muta, sperando di non essere vista.
Marco prende il telefono e dice, tranquillamente:
«Ah. Grazie. Lo cercavo.»
E se ne va di nuovo.
Marco ora è liquidato. Ma come liquido la iena?
La collega, dopo che lui si è allontanato, non molla l’osso.
«Scusa… ma perché avevi il suo telefono?»
Aiuto. Non trovo una risposta plausibile.
«Te l’ho detto, me l’aveva… dato.»
Lei solleva un sopracciglio.
«Perché?»
Silenzio.
Ed è qui, ahimè, che avvio l’effetto domino.
«Perché… dovevo controllare una cosa.»
«Che cosa?»
Sono una cretina. Erika, non dirlo. Erika, stai zitta.
«Volevo distruggerlo perché sono convinta che abbia una registrazione di me nuda sotto la doccia.»
Silenzio.
Un silenzio di quelli che ti fanno sentire anche il rumore dei pensieri degli altri.
Alessia mi fissa.
Io fisso Alessia.
E in quel momento capisco che, se prima avevo ancora una possibilità di salvare la faccia, adesso posso tranquillamente farmi seppellire viva.
Perché la iena ha appena trovato la sua preda.
E la preda sono io.
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pippopippo
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