Il Video che non Doveva Esistere - parte 1
scritto il 2026-10-21 tempo di lettura 5 min
di
pippopippo
genere
esibizionismo
cura
B+
Sottotitolo:
Lei ha premuto REC per insegnargli una lezione. Non immaginava che la lezione sarebbe finita per rivoltarsi contro di lei.
Premessa:
Non c'è nulla di sessualmente spinto, é solo una commedia comica e sexy.
Il racconto.
Siamo colleghi.
Ci hanno assegnato la stessa stanza: non c’erano alternative. A me è toccato lui.
Il marpione.
Notte tranquilla, lo ammetto. Forse sono un po’ delusa. Non ho avuto nemmeno la possibilità di dargli un bel ceffone. Un rifiuto netto, come si deve, così impara a fare il marpione.
È mattina presto. Mi alzo ancora un po’ assonnata. Lui sta uscendo dal bagno con la schiuma dei denti in bocca.
«Non fa niente», dice. «Ti lascio la doccia tutta per te.»
Sorriso da marpione stampato in faccia. In mutande, addominali scolpiti in bella vista.
Io non gli do soddisfazione. Sono coperta da un pigiamone invernale, anche se fuori comincia appena a fare fresco.
Chiudo la porta a chiave, non si sa mai.
Entro in doccia… ed eccolo lì. L’ho sgamato, il coglione.
Il telefono è acceso, infilato nel portasapone. Ha pure la torcia accesa!
Ma cosa pensa, quel marpione? Che sono una completa rincoglionita?
Prendo il telefono in mano. Quel coglione si è pure dimenticato di premere REC. Così non registra!
Così non va bene. Gli faccio vedere io.
Faccio un passo indietro, premo il pulsante di registrazione e rimetto il telefono esattamente dove l’ho trovato.
Mi guardo allo specchio per controllare di essere in forma smagliante come sempre. Piccolo ritocco ai capelli.
Poi, con il mio migliore sguardo innocente, entro nuda sotto la doccia.
Tre minuti. Mi lavo con cura, senza lasciare nulla all’immaginazione.
Poi gli faccio vedere io, al marpione, come si tratta con le donne.
Esco dal bagno pulita e coperta come mia nonna in inverno con le finestre aperte.
Marco entra un attimo in bagno.
«Scusa, hai visto il mio telefono? Non lo trovo. Credo di averlo lasciato lì dentro. Ti ricordi ieri quando è mancata la luce?»
«Ops.»
Mi sento sbiancare. Sono visibilmente preoccupata. Cerco di non farmi notare, ma dentro sto già preparando il mio funerale.
«Eccolo qui!»
Marco esce dal bagno trionfante, con il telefono in mano.
Si sdraia un attimo sul letto. Io sono irritata. Non riesco a trattenere la tensione. Prendo il cuscino, me lo metto in faccia. Vorrei scomparire.
Marco è indaffarato con il telefono. Fortunatamente per me, sembra non capire.
Poi lo lascia sul comodino e sembra quasi appisolarsi.
Me ne accorgo. Mi alzo quatta quatta e raggiungo il suo comodino. Sto per afferrare il telefono.
«Che fai?»
Ha gli occhi aperti. Mi guarda assonnato.
«Niente… cercavo un rasoio. Magari nel tuo cassetto ce n’è uno.»
Sbadiglia.
«Niente, non ce ne sono.»
Rinuncio al piano.
Riesco a nascondere il pianto a dirotto che mi esplode dentro. Mi accuccio dalla mia parte del letto, ma non dormo. Ho gli occhi serrati.
Marco finalmente si alza e va in bagno, lasciando la porta socchiusa.
Io sono un segugio. Mi alzo immediatamente. Il telefono è ancora sul comodino.
Lo agguanto.
Sono furiosa.
«Dannazione, come si apre ’sto telefono? Come lo cancello? Che casino che ho combinato!»
Proprio in quel momento Marco esce dal bagno.
«Che fai con il mio telefono?»
Resta un attimo a guardarmi, poi me lo toglie di mano senza troppa forza e rientra in bagno, lasciando la porta semi-socchiusa.
Dalla stanza vedo lo schermo blu del telefono illuminarsi.
Non si muove foglia. Un silenzio tombale.
Mi ha scoperto. Ha visto il video, sono sicura.
BUZZ!
Suonano alla porta.
Marco esce di nuovo dal bagno. Vado ad aprire io, ancora con il cuore in gola.
È Alessia.
«Che fate ancora qui? Siamo tutti quanti nell’hall per la foto di gruppo, su!»
Poi si rivolge direttamente a me, aggrottando leggermente la fronte.
«Tutto bene, Erika? Ti vedo molto agitata.»
Alessia non si fa mai i fatti suoi. Mi perseguita pure qui!
«Sto bene, Alessia. Ti raggiungo, dammi il tempo di cambiarmi.»
Lei mi squadra dalla testa ai piedi. Poi guarda il mio pigiamone.
Perché è vestita in quel modo? Non siamo mica al Polo Nord. Gatta ci cova!
O almeno, è quello che immagino stia pensando, vista la sua espressione sospettosa.
«Va bene», risponde. «Marco, ci vediamo giù.»
E se ne va.
Chiudo la porta, irritata.
Intanto Marco esce dal bagno. Ha un aspetto pensieroso.
Non l’ho mai visto pensare in vita mia.
Ha visto il video!
Ma è lui a parlare per primo.
«Erika, su, togliti quel piumone di dosso, che gli altri ci aspettano.»
Mi guarda con una faccia così innocente che quasi mi viene il dubbio.
Forse non ha visto il video.
Forse.
Ma perché mi hanno organizzato questo viaggio mettendomi in stanza con lui? Che casino!
Scendiamo nella hall.
Marco traffica con il telefono. Alessia si avvicina e gli chiede di fare una foto. Lui sta per usare il suo telefono.
Mi avvicino al volo.
«Faccio io!»
Prendo il mio e scatto una foto a Marika.
Pericolo scampato.
Per ora.
Ma non posso monitorarlo tutto il tempo. Prima o poi si accorgerà di qualcosa, se non l’ha già fatto.
Devo trovare un modo per mettere le mani su quel telefono.
Devo rubarglielo!
Lei ha premuto REC per insegnargli una lezione. Non immaginava che la lezione sarebbe finita per rivoltarsi contro di lei.
Premessa:
Non c'è nulla di sessualmente spinto, é solo una commedia comica e sexy.
Il racconto.
Siamo colleghi.
Ci hanno assegnato la stessa stanza: non c’erano alternative. A me è toccato lui.
Il marpione.
Notte tranquilla, lo ammetto. Forse sono un po’ delusa. Non ho avuto nemmeno la possibilità di dargli un bel ceffone. Un rifiuto netto, come si deve, così impara a fare il marpione.
È mattina presto. Mi alzo ancora un po’ assonnata. Lui sta uscendo dal bagno con la schiuma dei denti in bocca.
«Non fa niente», dice. «Ti lascio la doccia tutta per te.»
Sorriso da marpione stampato in faccia. In mutande, addominali scolpiti in bella vista.
Io non gli do soddisfazione. Sono coperta da un pigiamone invernale, anche se fuori comincia appena a fare fresco.
Chiudo la porta a chiave, non si sa mai.
Entro in doccia… ed eccolo lì. L’ho sgamato, il coglione.
Il telefono è acceso, infilato nel portasapone. Ha pure la torcia accesa!
Ma cosa pensa, quel marpione? Che sono una completa rincoglionita?
Prendo il telefono in mano. Quel coglione si è pure dimenticato di premere REC. Così non registra!
Così non va bene. Gli faccio vedere io.
Faccio un passo indietro, premo il pulsante di registrazione e rimetto il telefono esattamente dove l’ho trovato.
Mi guardo allo specchio per controllare di essere in forma smagliante come sempre. Piccolo ritocco ai capelli.
Poi, con il mio migliore sguardo innocente, entro nuda sotto la doccia.
Tre minuti. Mi lavo con cura, senza lasciare nulla all’immaginazione.
Poi gli faccio vedere io, al marpione, come si tratta con le donne.
Esco dal bagno pulita e coperta come mia nonna in inverno con le finestre aperte.
Marco entra un attimo in bagno.
«Scusa, hai visto il mio telefono? Non lo trovo. Credo di averlo lasciato lì dentro. Ti ricordi ieri quando è mancata la luce?»
«Ops.»
Mi sento sbiancare. Sono visibilmente preoccupata. Cerco di non farmi notare, ma dentro sto già preparando il mio funerale.
«Eccolo qui!»
Marco esce dal bagno trionfante, con il telefono in mano.
Si sdraia un attimo sul letto. Io sono irritata. Non riesco a trattenere la tensione. Prendo il cuscino, me lo metto in faccia. Vorrei scomparire.
Marco è indaffarato con il telefono. Fortunatamente per me, sembra non capire.
Poi lo lascia sul comodino e sembra quasi appisolarsi.
Me ne accorgo. Mi alzo quatta quatta e raggiungo il suo comodino. Sto per afferrare il telefono.
«Che fai?»
Ha gli occhi aperti. Mi guarda assonnato.
«Niente… cercavo un rasoio. Magari nel tuo cassetto ce n’è uno.»
Sbadiglia.
«Niente, non ce ne sono.»
Rinuncio al piano.
Riesco a nascondere il pianto a dirotto che mi esplode dentro. Mi accuccio dalla mia parte del letto, ma non dormo. Ho gli occhi serrati.
Marco finalmente si alza e va in bagno, lasciando la porta socchiusa.
Io sono un segugio. Mi alzo immediatamente. Il telefono è ancora sul comodino.
Lo agguanto.
Sono furiosa.
«Dannazione, come si apre ’sto telefono? Come lo cancello? Che casino che ho combinato!»
Proprio in quel momento Marco esce dal bagno.
«Che fai con il mio telefono?»
Resta un attimo a guardarmi, poi me lo toglie di mano senza troppa forza e rientra in bagno, lasciando la porta semi-socchiusa.
Dalla stanza vedo lo schermo blu del telefono illuminarsi.
Non si muove foglia. Un silenzio tombale.
Mi ha scoperto. Ha visto il video, sono sicura.
BUZZ!
Suonano alla porta.
Marco esce di nuovo dal bagno. Vado ad aprire io, ancora con il cuore in gola.
È Alessia.
«Che fate ancora qui? Siamo tutti quanti nell’hall per la foto di gruppo, su!»
Poi si rivolge direttamente a me, aggrottando leggermente la fronte.
«Tutto bene, Erika? Ti vedo molto agitata.»
Alessia non si fa mai i fatti suoi. Mi perseguita pure qui!
«Sto bene, Alessia. Ti raggiungo, dammi il tempo di cambiarmi.»
Lei mi squadra dalla testa ai piedi. Poi guarda il mio pigiamone.
Perché è vestita in quel modo? Non siamo mica al Polo Nord. Gatta ci cova!
O almeno, è quello che immagino stia pensando, vista la sua espressione sospettosa.
«Va bene», risponde. «Marco, ci vediamo giù.»
E se ne va.
Chiudo la porta, irritata.
Intanto Marco esce dal bagno. Ha un aspetto pensieroso.
Non l’ho mai visto pensare in vita mia.
Ha visto il video!
Ma è lui a parlare per primo.
«Erika, su, togliti quel piumone di dosso, che gli altri ci aspettano.»
Mi guarda con una faccia così innocente che quasi mi viene il dubbio.
Forse non ha visto il video.
Forse.
Ma perché mi hanno organizzato questo viaggio mettendomi in stanza con lui? Che casino!
Scendiamo nella hall.
Marco traffica con il telefono. Alessia si avvicina e gli chiede di fare una foto. Lui sta per usare il suo telefono.
Mi avvicino al volo.
«Faccio io!»
Prendo il mio e scatto una foto a Marika.
Pericolo scampato.
Per ora.
Ma non posso monitorarlo tutto il tempo. Prima o poi si accorgerà di qualcosa, se non l’ha già fatto.
Devo trovare un modo per mettere le mani su quel telefono.
Devo rubarglielo!
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