Nudisti per casa - Episodio 23, Marika si ribella
di
pippopippo
genere
esibizionismo
Premessa:
Questa volta faccio parlare Marika.
Era l'unico modo per renderla più profonda.
Racconto:
In questo episodio, prendo il posto di Marco. Sono io che racconto l'episodio.
Sono Marika.
E, io non ci sto, ad essere descritta con l'occhio di Lidia.
Io non sono Lidia.
É vero le vignette di Lidia mi hanno turbata parecchio, ma l'immaginario che mi hanno acceso non ha niente a che fare con Lidia e con il suo modo di vedere la realtà.
Sono diversa. Ma ammetto che in questo periodo conflittuale, non c'ho capito molto nemmeno io.
Perché la vignetta con Marco che annega nella mia urina, mi ha colpito così a fondo?
Non riuscivo a capirlo. Ma quell'immagine mi attraeva, ma mi ribellavo a come mi vedeva Lidia.
Ho impiegato giorni a mettere il puzzle a posto.
E no! Non mi attrae vedere Marco annegare nell'urina piena di mosche.
Io non sono così, non sono quel mostro.
Però ammetto che quell'immagine mi attraeva. Ma non c'era attrazione per l'orrido, non c'era attrazione sadica verso un Marco al guinzaglio sotto il mio controllo.
Non c'era nulla di simile.
Però di quell'immagine mi attraeva qualcosa che Lidia non aveva disegnato.
Mi attraeva vedere Marco protetto, al caldo, nelle mie acque!
E quando l'ho capito, ho capito che Lidia non mi ha visto dentro, mi ha dissacrato. E non é stata l'unica nella mia vita a farlo, ed è per questo che ho dovuto sempre recitare un personaggio.
E forse è proprio questo che mi serve.
Per una volta non voglio che sia qualcun altro a spiegarmi chi sono.
Non voglio l'occhio di Lidia su di me.
Non voglio nemmeno il tuo, Marco.
Io non sono Lidia.
È vero, le sue vignette mi sono entrate nella testa. Mi hanno costretto a guardare parti di me che non volevo vedere.
Ma l'immaginario che mi hanno acceso
non aveva niente a che fare con il suo modo di vedere la realtà.
Io sono diversa.
Solo che, in questo periodo, nemmeno io ci ho capito molto.
Perché quella vignetta con te che annegavi mi attirava, e questa cosa mi faceva paura.
Perché allo stesso tempo mi ribellavo.
Mi dicevo: "No. Io non sono quella cosa lì."
Io non sono il mostro disegnato da Lidia.
Non mi attirava l'orrore.
Non mi attirava il disgusto.
Non mi attirava vedere qualcuno distrutto sotto il mio controllo.
No.
Era altro.
Poi finalmente ho capito.
Mi attirava vedere te protetto.
Al caldo.
Avvolto.
Come se per un momento non dovessi combattere contro il mondo.
E quando l'ho capito, ho capito anche un'altra cosa.
Lidia non mi aveva visto davvero.
Aveva preso qualcosa di delicato e lo aveva trasformato in qualcosa di mostruoso.
E non è stata l'unica nella mia vita a farlo.
Forse è per questo che ho passato tanto tempo a recitare una parte.
La brava ragazza.
Quella che non desidera troppo.
Quella che non crea problemi.
Perché se gli altri mi vedono, vedono un mostro, e allora forse conviene nasconderlo.
Ma io non voglio più nascondermi.
Marco, anche tu hai fatto lo stesso errore di Lidia.
Tu guardi le sue vignette e le capisci perché, in qualche modo, guardi nella stessa direzione.
Tu hai visto subito una minaccia.
Hai pensato al controllo.
Hai pensato alla prigione.
Hai pensato che volessi possederti.
Ma forse non hai pensato alla cosa più semplice.
Che qualcosa può avere un significato diverso da quello che immagini tu.
Io ti ho fatto entrare nel mio mondo, Marco.
Ma non ti ho dato la chiave per interpretarlo.
Ti ho dato il mio mondo, ma non il suo significato.
E il rischio era quello di rimanere intrappolata.
Non solo nella visione di Lidia.
Anche nella tua.
Sai cosa ho capito ripensando a quella fantasia?
Per tanto tempo l'ho considerata una prova contro di me.
Pensavo significasse che dentro di me c'era qualcosa di sbagliato.
Che ero attratta dal degrado.
Ma non era quello.
Non era l'umiliazione.
Non era il disprezzo.
Era l'idea di portare qualcosa in un luogo dove mancava.
Portare sorrisi.
Portare leggerezza.
Portare vita.
Anche togliendo le mie barriere.
Anche mettendo in gioco una parte di me che normalmente proteggevo.
Dove vedi il mostro, Marco?
Più faccio uscire le parti di me che mi facevano paura...
più mi accorgo di una cosa.
Forse quei mostri non c'erano.
Forse c'erano solo parti di me che non avevo mai avuto il coraggio di guardare.
E forse il problema non era ciò che avevo dentro.
Forse il problema era il modo in cui gli altri le guardano.
Rimango in silenzio.
Aspetto che Marco dice la sua.
Ma Marco non dice niente.
Poi però dice una cosa inaspettata.
- Essere vulnerabili è un privilegio che hanno in pochi, Marika. Perché quando abbassi le difese, devi avere una forza quasi sovrumana per sopportare quello che gli altri possono fare con ciò che gli hai mostrato.
Questa volta faccio parlare Marika.
Era l'unico modo per renderla più profonda.
Racconto:
In questo episodio, prendo il posto di Marco. Sono io che racconto l'episodio.
Sono Marika.
E, io non ci sto, ad essere descritta con l'occhio di Lidia.
Io non sono Lidia.
É vero le vignette di Lidia mi hanno turbata parecchio, ma l'immaginario che mi hanno acceso non ha niente a che fare con Lidia e con il suo modo di vedere la realtà.
Sono diversa. Ma ammetto che in questo periodo conflittuale, non c'ho capito molto nemmeno io.
Perché la vignetta con Marco che annega nella mia urina, mi ha colpito così a fondo?
Non riuscivo a capirlo. Ma quell'immagine mi attraeva, ma mi ribellavo a come mi vedeva Lidia.
Ho impiegato giorni a mettere il puzzle a posto.
E no! Non mi attrae vedere Marco annegare nell'urina piena di mosche.
Io non sono così, non sono quel mostro.
Però ammetto che quell'immagine mi attraeva. Ma non c'era attrazione per l'orrido, non c'era attrazione sadica verso un Marco al guinzaglio sotto il mio controllo.
Non c'era nulla di simile.
Però di quell'immagine mi attraeva qualcosa che Lidia non aveva disegnato.
Mi attraeva vedere Marco protetto, al caldo, nelle mie acque!
E quando l'ho capito, ho capito che Lidia non mi ha visto dentro, mi ha dissacrato. E non é stata l'unica nella mia vita a farlo, ed è per questo che ho dovuto sempre recitare un personaggio.
E forse è proprio questo che mi serve.
Per una volta non voglio che sia qualcun altro a spiegarmi chi sono.
Non voglio l'occhio di Lidia su di me.
Non voglio nemmeno il tuo, Marco.
Io non sono Lidia.
È vero, le sue vignette mi sono entrate nella testa. Mi hanno costretto a guardare parti di me che non volevo vedere.
Ma l'immaginario che mi hanno acceso
non aveva niente a che fare con il suo modo di vedere la realtà.
Io sono diversa.
Solo che, in questo periodo, nemmeno io ci ho capito molto.
Perché quella vignetta con te che annegavi mi attirava, e questa cosa mi faceva paura.
Perché allo stesso tempo mi ribellavo.
Mi dicevo: "No. Io non sono quella cosa lì."
Io non sono il mostro disegnato da Lidia.
Non mi attirava l'orrore.
Non mi attirava il disgusto.
Non mi attirava vedere qualcuno distrutto sotto il mio controllo.
No.
Era altro.
Poi finalmente ho capito.
Mi attirava vedere te protetto.
Al caldo.
Avvolto.
Come se per un momento non dovessi combattere contro il mondo.
E quando l'ho capito, ho capito anche un'altra cosa.
Lidia non mi aveva visto davvero.
Aveva preso qualcosa di delicato e lo aveva trasformato in qualcosa di mostruoso.
E non è stata l'unica nella mia vita a farlo.
Forse è per questo che ho passato tanto tempo a recitare una parte.
La brava ragazza.
Quella che non desidera troppo.
Quella che non crea problemi.
Perché se gli altri mi vedono, vedono un mostro, e allora forse conviene nasconderlo.
Ma io non voglio più nascondermi.
Marco, anche tu hai fatto lo stesso errore di Lidia.
Tu guardi le sue vignette e le capisci perché, in qualche modo, guardi nella stessa direzione.
Tu hai visto subito una minaccia.
Hai pensato al controllo.
Hai pensato alla prigione.
Hai pensato che volessi possederti.
Ma forse non hai pensato alla cosa più semplice.
Che qualcosa può avere un significato diverso da quello che immagini tu.
Io ti ho fatto entrare nel mio mondo, Marco.
Ma non ti ho dato la chiave per interpretarlo.
Ti ho dato il mio mondo, ma non il suo significato.
E il rischio era quello di rimanere intrappolata.
Non solo nella visione di Lidia.
Anche nella tua.
Sai cosa ho capito ripensando a quella fantasia?
Per tanto tempo l'ho considerata una prova contro di me.
Pensavo significasse che dentro di me c'era qualcosa di sbagliato.
Che ero attratta dal degrado.
Ma non era quello.
Non era l'umiliazione.
Non era il disprezzo.
Era l'idea di portare qualcosa in un luogo dove mancava.
Portare sorrisi.
Portare leggerezza.
Portare vita.
Anche togliendo le mie barriere.
Anche mettendo in gioco una parte di me che normalmente proteggevo.
Dove vedi il mostro, Marco?
Più faccio uscire le parti di me che mi facevano paura...
più mi accorgo di una cosa.
Forse quei mostri non c'erano.
Forse c'erano solo parti di me che non avevo mai avuto il coraggio di guardare.
E forse il problema non era ciò che avevo dentro.
Forse il problema era il modo in cui gli altri le guardano.
Rimango in silenzio.
Aspetto che Marco dice la sua.
Ma Marco non dice niente.
Poi però dice una cosa inaspettata.
- Essere vulnerabili è un privilegio che hanno in pochi, Marika. Perché quando abbassi le difese, devi avere una forza quasi sovrumana per sopportare quello che gli altri possono fare con ciò che gli hai mostrato.
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