Nudisti per casa - Episodio 24, Marika mi vuole dimostrare di essere libera

di
genere
esibizionismo

Premessa:
Il sesso é solo il sottofondo, per la trama psicologica.
A chi non piace il genere, é inutile che continua la lettura.
Questo racconto è un gioco di specchi.
Non serve a trovare colpevoli, ma a osservare cosa succede quando le nostre idee incontrano le nostre emozioni.
I giochi di specchi sono strumenti narrativi e psicologici che ci permettono di esplorare le contraddizioni della mente umana: quello che diciamo di volere, quello che crediamo di essere e quello che scopriamo di provare quando la realtà ci mette alla prova.
Siete i benvenuti, se volete esplorare insieme a me queste zone ambigue della nostra natura.
Perché uno specchio non serve solo a guardarci: serve anche ad accorgerci in anticipo delle nostre contraddizioni.
A volte può evitarci di fare danni.
Come è successo, questa volta, alla nostra Marika.
Racconti:
Marika non scherzava.
Oggi si è portata a casa la sua amica, quella bionda. Entra in stanza e me la presenta.
Lei è già nuda. Perfettamente a suo agio.
Mentre Marika continua la protesta ed è in mutande.
«Ti ricordi di lei?»
«Certo che mi ricordo di lei.»
«Le ho detto che sei il mio ragazzo e che ti volevo prestare a lei.»
«E per fare cosa?»
«Boh! Non me l’ha detto. Però è autorizzata a fare quello che faccio io con te!»
Questa è matta!
Ok, Marika è completamente deragliata.
Con questa mossa che vuole provare?
Cosa le frulla per la testa??
«Spiega questa cosa del prestito. Sei sicura di potermi prestare?»
Marika sembra in difficoltà.
«Cioè, non ti sto prestando, non sei una cosa!!»
«Marika, hai detto che mi prestavi!»
«No, è stato un lapsus!»
Che le frulla per la testa?
«A te a lei piace, l’hai dimostrato l’altra volta, no? Con l’alza bandiera. Non sovrastimolare il cervello.»
«Marika!!! Ti ricordi che avevamo parlato di responsabilità?»
«E io responsabile sono. Non sei di mia proprietà, e c’è Elisa che ti voleva provare, te l’avevo detto no???»
«Ti rendi conto che continui a usare parole come “prestare” e “provare”? Cosa ti fanno pensare queste parole?»
«Mi fanno pensare che non sei mio. Non c’è possesso.»
«E allora perché sembrano le parole di chi dispone di qualcuno?»
«Perché non ho ancora trovato quelle giuste. Sto cercando di spiegare una cosa che non so spiegare.»
«Elisa, scusaci, ma l’antropologa ha studiato troppo e si è dimenticata di come funziona il mondo reale.»
Elisa appare seccata, braccia conserte, a coprire in parte il seno prosperoso.
«Senti, io sono nuda in casa vostra e voi state discutendo di antropologia e proprietà. Dieci minuti di questo spettacolo, se non succede niente di concreto, mi vesto e vado.»
«No, Elisa, aspetta, questo cretino parla troppo. Ci accordiamo sulle definizioni e risolviamo il problema.»
Elisa si avvicina di un passo, ferma lo sguardo su di me e dice piano, quasi ignorando Marika:
«Se vuoi, posso aspettare fuori mentre finite di decidere se sei una cosa o una persona.»
Poi, rivolta a me:
«Scusate, ma io non sto “provando” nessuno. Sono venuta perché Marika mi ha detto che potevo.»
Interviene Marika:
«Io te l’ho detto, Elisa. Io non posseggo nessuno. Non sono una che incatena nessuno. Marco non ha il guinzaglio. Se vuoi te lo puoi prendere per tutta la giornata.»
Poi Marika prende la borsa.
«Io devo andare. Elisa, fai come se fosse casa tua.»
Elisa la guarda uscire, poi scuote la testa.
«Lo sai qual è il problema? Tu continui a parlare come se fossimo tutti oggetti che puoi spostare da uno scaffale all’altro.»
Marika sorride.
«Sto proprio cercando di fare il contrario.»
«Allora impara a dirlo meglio.»
La porta si chiude.
Rimaniamo io ed Elisa a guardarci in silenzio.
«Quella ragazza è un disastro con le parole», dice.
«Benvenuta nel club.»
Sono passate tre ore.
La porta si apre.
Marika rientra con un sorriso soddisfatto.
Io ed Elisa siamo seduti sul divano. Una tazza vuota sul tavolino. Ci guardiamo per un istante, poi torniamo a guardare lei.
«Allora?» chiede.
«Allora cosa?» chiedo io.
«Non fare il cretino. Com’è andata?»
«Bene.»
«Bene… quanto bene?»
Elisa sorride appena.
«Abbiamo passato un bel pomeriggio.»
«Sì, ma a fare cosa?»
Silenzio. Marika sembra arrabbiata.
«Ragazzi…»
Io alzo le spalle.
«Abbiamo parlato.»
«Solo parlato?»
«Anche.»
Marika ci osserva. C’è qualcosa che non le torna.
Io ed Elisa sembriamo stranamente a nostro agio. C’è un’intimità tranquilla, fatta di sguardi e mezze frasi. Non se l’aspettava?
«Mi state nascondendo qualcosa.»
«Perché dovremmo?»
«Siete diversi.»
Elisa incrocia le braccia e sorride.
«È possibile.»
Marika si gira verso di me.
«Marco.»
«Dimmi.»
«Voglio sapere tutto.»
«Perché?»
«Perché sì.»
«Non basta come risposta», le dico.
Lei sbuffa.
«Perché sono curiosa.»
«Curiosa di cosa?»
Esita.
«Io ho organizzato la cosa, ho il diritto di sapere.»
«Neanche un po’ infastidita?»
«No.»
Io ed Elisa ci scambiamo uno sguardo.
«State rifacendo quella faccia!»
«Quale faccia?»
«Quella che dice: “noi sappiamo una cosa che tu non sai”.»
Elisa ride.
«Per tre ore hai detto che Marco non è tuo, che non possiedi nessuno e che può fare quello che vuole.»
Marika annuisce.
«Lo penso ancora.»
«Perfetto. Allora possiamo essere liberi di non dirti cosa abbiamo fatto?»
Marika rimane zitta.
Per qualche secondo nessuno parla.
Poi sospira.
«Questa… non me l’aspettavo.»
«Lo so.»
«Mi dà fastidio.»
«Lo so.»
«E la cosa peggiore è che non posso neanche dire di non essermela cercata!»
Sorrido.
«Così adesso sai cosa significa che non mi puoi prestare, e che non mi puoi far provare a nessuno!»
Silenzio.
Marika abbassa lo sguardo.
«Va bene. Ho capito il punto.»
Pausa.
Poi rialza la testa.
«Adesso però posso sapere cosa avete fatto?»
Io ed Elisa ci guardiamo.
Niente.
Nessuna risposta.
Il suo volto cambia.
Prima incredulità. Poi irritazione.
Poi quella frustrazione che cerca di trattenere e che invece le si legge tutta addosso.
«Voi due siete insopportabili.»
Elisa ride.
scritto il
2026-08-01
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