Il Video che non Doveva Esistere - parte 4, Il presunto stupratore
scritto il 2026-10-22 tempo di lettura 4 min
di
pippopippo
genere
esibizionismo
cura
F
Premessa:
Il caso del presunto stupratore.
Un'accusa gravissima, una pessima idea e una donna che ha perso completamente il controllo.
Allerta:
In questo episodio non ci sono scene sessuali ne esplicite ne implicite.
Per ora c'è solo un personaggio che sta dispiegando la sua comicità catastrofica.
Racconto:
Il grande domino è iniziato.
Ho liquidato la iena Alessia e sono scappata in camera. Avevo bisogno di rintanarmi da sola, al buio, solo con me stessa.
Mi prende un istinto assurdo: se chiudo gli occhi, nel silenzio, da sola e al buio, forse la realtà scompare per sempre.
Vorrei ricominciare la giornata daccapo. C’è quel famoso film americano con un tizio che rivive sempre lo stesso giorno, migliaia di volte.
Ecco. Io non sono incasinata come quel tizio, quel meteorologo. A me basterebbe ripetere la stessa giornata una volta sola. Una sola! Giusto il tempo di evitare quel gesto idiota e salvarmi dalla prigione.
Io, rinchiusa in una cella due per due. E buttano via pure le chiavi. A vita mi ci mettono.
Ho rovinato la reputazione di un collega. L’ho accusato ingiustamente. A pane e acqua mi mettono.
Già vedo i titoli dei giornali: «Collaboratrice arrestata per aver accusato di stupro il collega».
«Ecco la prova del reato: se l’era inventata lei per incastrarlo».
Già vedo il mio culo su tutti i giornali. A mio papà viene un infarto.
Ok, Erika. Calma. Forse Alessia, capendo la gravità delle accuse e sapendo come sono fatta, sta zitta e non ne parla con nessuno.
Twit. Twit. Twit.
È il mio telefono. Sono messaggi. Troppi, rispetto ai miei standard. Forse, se non guardo e mi metto i tappi nelle orecchie, spariscono.
Twit. Twit. Twit.
Non posso continuare a fare finta di nulla! Coraggio, leggiamo la sentenza!
Twit. Alessia: «Dobbiamo parlare.»
Twit. Luca: «Ma è vero?»
Twit. Papà: «Chiamami appena puoi.»
Twit. Viviana: «Marco ti sta cercando.»
Twit. Numero sconosciuto: «Tranquilla. Per ora non lo sa ancora nessuno.»
Twit. Un collega: «Tutto bene? Ti cercava Marco.»
Basta. Basta, basta, basta!
È finita. Mi hanno scoperta. Mio padre è già stato avvisato. Marco mi denuncia. Alessia testimonia. Il giudice ha già firmato la condanna. Non mi hanno dato nemmeno il tempo di trovarmi un avvocato.
Buzz! Bussano alla porta. Buzz! Buzz! Buzz!
Mi copro con la coperta pesante.
«Erika, apri!»
È Marco. La vittima.
«Su, lo so che sei qui. Me l’ha detto Viviana, ti ha vista salire.»
«Non apro! Sono stanca!»
Silenzio. Marco sembra essersene andato.
Twit. Viviana: «Marco ti cerca. Che ha Alessia? Dopo che ha parlato con te, la vedo strana!»
Forse la iena non ha parlato. La chiamo.
Tuuuu. Tuuuu. Tuuuu.
«Che c’è?»
«Alessia! Ti prego, dimmi che non ne hai parlato con nessuno!»
«No. Ma la cosa è grave. Ho chiesto un consiglio discreto al ragioniere Onofrio.»
Un consiglio discreto. Al ragioniere Onofrio.
Mi tiro la coperta fin sopra la testa. Ma perché non ho chiamato direttamente la polizia? Almeno mi sarei risparmiata la suspense.
«Alessia… ma che cosa gli hai detto?»
«La verità. Che sei convinta che Marco ti abbia registrata nuda sotto la doccia e che hai cercato di distruggergli il telefono.»
Mi si blocca il respiro.
«E lui che ha detto?»
«Che prima di fare qualsiasi cosa bisogna capire esattamente che cosa è successo.»
Ah. Bene. Benissimo. Il ragioniere vuole capire. Io, invece, vorrei essere già morta.
«Erika? Ci sei?»
«Sì.»
«Mi sa che dobbiamo parlarne con il direttore.»
No. No, no, no. Il direttore no. Quello ha una scrivania, una cravatta e probabilmente il numero diretto della polizia. E io ho soltanto una coperta come scudo e un telefono pieno di messaggi.
Sono spacciata.
Buzz! Buzz! Bussano di nuovo alla porta.
«Che vuoi???» urlo.
«Erika? Sono Onofrio. Potresti aprire un momento?»
No. No, no, no. Il ragioniere Onofrio in persona. Lui, che a colazione si scambiava occhiate complici con Luca. E poi Luca era venuto da me e mi aveva messo una mano sulla spalla.
Adesso è tutto chiaro.
Mi tiro la coperta fin sopra la testa.
«Erika, so che sei lì. Vorrei soltanto vederti per un momento.»
Certo! E poi arriva la polizia, poi il giudice, poi la cella due per due. Non rispondo.
Il telefono vibra.
Twit. Un SMS. Numero sconosciuto: «Stai calma. Non dire niente.»
Rileggo il messaggio. Una volta. Due volte. Tre volte.
Chi altro è coinvolto? Ma coinvolto in cosa? E soprattutto… chi diavolo mi sta scrivendo?
«Erika? Sono ancora qui.»
Onofrio bussa di nuovo. Io trattengo il respiro.
Ma io volevo soltanto cancellare un video!
Il caso del presunto stupratore.
Un'accusa gravissima, una pessima idea e una donna che ha perso completamente il controllo.
Allerta:
In questo episodio non ci sono scene sessuali ne esplicite ne implicite.
Per ora c'è solo un personaggio che sta dispiegando la sua comicità catastrofica.
Racconto:
Il grande domino è iniziato.
Ho liquidato la iena Alessia e sono scappata in camera. Avevo bisogno di rintanarmi da sola, al buio, solo con me stessa.
Mi prende un istinto assurdo: se chiudo gli occhi, nel silenzio, da sola e al buio, forse la realtà scompare per sempre.
Vorrei ricominciare la giornata daccapo. C’è quel famoso film americano con un tizio che rivive sempre lo stesso giorno, migliaia di volte.
Ecco. Io non sono incasinata come quel tizio, quel meteorologo. A me basterebbe ripetere la stessa giornata una volta sola. Una sola! Giusto il tempo di evitare quel gesto idiota e salvarmi dalla prigione.
Io, rinchiusa in una cella due per due. E buttano via pure le chiavi. A vita mi ci mettono.
Ho rovinato la reputazione di un collega. L’ho accusato ingiustamente. A pane e acqua mi mettono.
Già vedo i titoli dei giornali: «Collaboratrice arrestata per aver accusato di stupro il collega».
«Ecco la prova del reato: se l’era inventata lei per incastrarlo».
Già vedo il mio culo su tutti i giornali. A mio papà viene un infarto.
Ok, Erika. Calma. Forse Alessia, capendo la gravità delle accuse e sapendo come sono fatta, sta zitta e non ne parla con nessuno.
Twit. Twit. Twit.
È il mio telefono. Sono messaggi. Troppi, rispetto ai miei standard. Forse, se non guardo e mi metto i tappi nelle orecchie, spariscono.
Twit. Twit. Twit.
Non posso continuare a fare finta di nulla! Coraggio, leggiamo la sentenza!
Twit. Alessia: «Dobbiamo parlare.»
Twit. Luca: «Ma è vero?»
Twit. Papà: «Chiamami appena puoi.»
Twit. Viviana: «Marco ti sta cercando.»
Twit. Numero sconosciuto: «Tranquilla. Per ora non lo sa ancora nessuno.»
Twit. Un collega: «Tutto bene? Ti cercava Marco.»
Basta. Basta, basta, basta!
È finita. Mi hanno scoperta. Mio padre è già stato avvisato. Marco mi denuncia. Alessia testimonia. Il giudice ha già firmato la condanna. Non mi hanno dato nemmeno il tempo di trovarmi un avvocato.
Buzz! Bussano alla porta. Buzz! Buzz! Buzz!
Mi copro con la coperta pesante.
«Erika, apri!»
È Marco. La vittima.
«Su, lo so che sei qui. Me l’ha detto Viviana, ti ha vista salire.»
«Non apro! Sono stanca!»
Silenzio. Marco sembra essersene andato.
Twit. Viviana: «Marco ti cerca. Che ha Alessia? Dopo che ha parlato con te, la vedo strana!»
Forse la iena non ha parlato. La chiamo.
Tuuuu. Tuuuu. Tuuuu.
«Che c’è?»
«Alessia! Ti prego, dimmi che non ne hai parlato con nessuno!»
«No. Ma la cosa è grave. Ho chiesto un consiglio discreto al ragioniere Onofrio.»
Un consiglio discreto. Al ragioniere Onofrio.
Mi tiro la coperta fin sopra la testa. Ma perché non ho chiamato direttamente la polizia? Almeno mi sarei risparmiata la suspense.
«Alessia… ma che cosa gli hai detto?»
«La verità. Che sei convinta che Marco ti abbia registrata nuda sotto la doccia e che hai cercato di distruggergli il telefono.»
Mi si blocca il respiro.
«E lui che ha detto?»
«Che prima di fare qualsiasi cosa bisogna capire esattamente che cosa è successo.»
Ah. Bene. Benissimo. Il ragioniere vuole capire. Io, invece, vorrei essere già morta.
«Erika? Ci sei?»
«Sì.»
«Mi sa che dobbiamo parlarne con il direttore.»
No. No, no, no. Il direttore no. Quello ha una scrivania, una cravatta e probabilmente il numero diretto della polizia. E io ho soltanto una coperta come scudo e un telefono pieno di messaggi.
Sono spacciata.
Buzz! Buzz! Bussano di nuovo alla porta.
«Che vuoi???» urlo.
«Erika? Sono Onofrio. Potresti aprire un momento?»
No. No, no, no. Il ragioniere Onofrio in persona. Lui, che a colazione si scambiava occhiate complici con Luca. E poi Luca era venuto da me e mi aveva messo una mano sulla spalla.
Adesso è tutto chiaro.
Mi tiro la coperta fin sopra la testa.
«Erika, so che sei lì. Vorrei soltanto vederti per un momento.»
Certo! E poi arriva la polizia, poi il giudice, poi la cella due per due. Non rispondo.
Il telefono vibra.
Twit. Un SMS. Numero sconosciuto: «Stai calma. Non dire niente.»
Rileggo il messaggio. Una volta. Due volte. Tre volte.
Chi altro è coinvolto? Ma coinvolto in cosa? E soprattutto… chi diavolo mi sta scrivendo?
«Erika? Sono ancora qui.»
Onofrio bussa di nuovo. Io trattengo il respiro.
Ma io volevo soltanto cancellare un video!
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