Un corso di lezioni sul sesso dalla A alla Z.
scritto il 2026-10-04 tempo di lettura 28 min
di
Laura m
genere
bisex
cura
B
Un corso di lezioni sul sesso, dalla A alla Z.
1.-
Affacciata al balcone osservava la gente che passava per strada. Era quasi l'unico divertimento di cui poteva disporre da quasi più di un anno. Finita la luna di miele suo marito si era dimostrato un uomo scialbo, che pensava solo al suo lavoro di ufficio, senza nessun altro interesse che le partite di calcio che i vari canali televisivi trasmettevano quasi ogni sera. Le mattinate, a parte quando usciva a fare una passeggiata erano noiose ed ancora più noiosi erano i pomeriggi durante i quali, dopo aver letto un po' e guardato qualche scempiaggine alla tv, non aveva nulla da fare che affacciarsi a una finestra o mettersi tra un vaso di geranio e l'altro posti sul balcone a guardare la gente passare a dieci metri sotto di lei: laggiù c'era la vita, gente che andava e veniva, di tutte le età; quelli vivevano, lei vegetava. Non aveva figli, non aveva dunque niente da fare da quel punto di vista. Anche la vita affettiva era scialba. Lei aveva avuto un'educazione piuttosto severa, anzi bigotta; si era sposata ancora vergine, anzi, illibata come si diceva nella sua classe sociale, ricca e miserabilmente borghese e bigotta. La prima notte di nozze con Alfonso, ma anche le successive, le aveva vissute senza esserne stata preparata; né suo marito era riuscito a svegliare in lei un minimo di passione. Lui si accontentava di poco: quelle poche volte che le chiedeva di fare l'amore, bastava che lei si sollevasse la camicia da notte e allargasse le gambe; poi lui la penetrava senza slancio, quasi svolgesse un noioso dovere burocratico. In pochi minuti si sbrigava e poi ritornava sul suo lato del letto e dormiva. Mai una carezza, mai una parola carina; soltanto dopo che aveva raggiunto il suo scopo, le chiedeva: “Ti è piaciuto?”. Lei rispondeva di sì, ma non sapeva proprio cose le avrebbe dovuto piacere.
La gente laggiù andava e veniva. “Chissà se tutti facevano l'amore come lei? O facevano qualcosa di più piacevole”, si chiedeva spesso osservando l'andirivieni di quelle persone. Aveva trentadue anni e si sentiva vecchia, spenta. Improvvisamente suonò il cicalino del citofono. Aspettava una signora mandata da un'agenzia da assumere come collaboratrice domestica; ed era infatti lei.
Si aspettava una donna dimessa, forse anche imbruttita dalle fatiche famigliari, invece si trovò davanti una quarantenne piuttosto avvenente e dal comportamento deciso. La trovò simpatica e forse l'avrebbe aiutata a vincere la noia quotidiana. La ricevette nel tinello, disse di chiamarsi Germana e di essere nubile, “Ma non vergine” aggiunse ridendo. Lei non capì la battuta e rispose: “Io mi chiamo Daniela, sposata, mio marito lavora in una grande azienda – Prego si tolga il soprabito”. Germana con disinvoltura si liberò dell'indumento e a Daniela mancò il respiro. Germana era molto procace: il seno le straripava dalla camicetta e la gonna a stento conteneva la parte inferiore del suo corpo di cui risaltava soprattutto il sedere, grosso ma ben fatto e prorompente. Daniela fece il confronto con sé stessa: i suoi piccoli seni e i suoi fianchi modesti sfiguravano davanti a quella grazia di dio, in compenso aveva un fisico armonico e aggraziato.
Si misero d'accordo sul giorno di inizio, poi Germana si rimise il soprabito e si avviò alla porta, lei avanti e Daniela dietro che osservava stupita il bel deretano della donna. Nel salutarsi, Germana urtò involontariamente Daniela che si trovò con una mano su una chiappa dell'altra. Germana uscì e prima di chiudere la porta Daniela si guardò a lungo la mano che aveva sfiorato quelle morbidezze.
2.-
Per ammazzare il tempo si sedette al computer per girovagare su Internet. Saltellava da un sito all'altro, cercando qualcosa che potesse attirare la sua attenzione, ma frequentemente il suo pensiero andava alla figura di Germana, al suo portamento sfrontato, alla pienezza del seno e soprattutto quel fondo schiena così pronunciato: si guardava la mano che glielo aveva sfiorato, se la portava al naso per eventualmente sentire un odore … Tornava al computer: passavano immagini diverse poi … Ai margini dello schermo era comparsa la foto di una donna, una femmina procace proprio come la Germana. Si fermò lì, poi, dipo parecchi secondi, si decise a cliccarci sopra: era un filmato dove si vedeva la donna che si muoveva a passi di danza … e nel frattempo cominciò a passare la mani sul suo corpo per evidenziarne le forme; e poi di colpo lasciò cadere a terra la gonna e mostrandosi vestita solo di un costume da bagno intero. E mentre si muoveva, con le labbra mandava baci, poi apriva la bocca e mostrava la lingua che roteava dentro il cavo orale. Perché? Si chiese Daniela. Non riusciva a capire nella sua ingenuità Poi la donna cominciò a tirare giù l'indumento lasciando vedere due seni grandi, burrosi con i capezzoli grossi come fragole. Se li accarezzava, se li palpeggiava e ppoi prendeva capezzoli fra due dita e se li strizzava, mentre continuava a muovere la lingua. Daniela si sentiva a disagio e cominciava ad intuire che quelle movenze e quei gesti avevano a che fare con la seduzione, erano richiami sessuali per gli uomini. Si mise a guardare con più attenzione, fino a quando la donna le voltò le spalle e tirò giù il costume. Che sederone … bello nella sua volgarità, pensò senza averne consapevolezza. Improvvisamente il film terminò e riapparve l'immagine orioginaria. Ormai Daniela era incuriosita. Vide che ai margini della foto c'erano gli indirizzi di altri siti che alludevano a rapporti sessuali. Si chiese se c'erano altri modi di fare all'amore oltre a quelli che il marito le aveva insegnato. Ne cliccò uno a caso: le si aprì un altro mondo... Ecco una coppia, nuda su un letto: lei era sdraiata, lui era ancora in piedi e con la destra si teneva il membro già pronto all'uso. Suo marito non l'aveva così bello. Poi quella del film si mosse, portandosi le gambe sopra la testa e mostrando tutto il suo bacino aperto. La macchina da pres si mosse ad inquadrare quella parte intima della donna. Daniela diventò rossa, almeno così le sembrò per l'ondata di calore che le colpì il viso: stava per vedere quello che succede sotto le lenzuola e che lei non aveva mai visto. L'uomo si avvicinò al letto, si chinò, si adagiò sulla donna infilandole il suo attrezzo nella sua fessura. L'uomo cominciò a muoversi, ma lei chiuse il programma e il computer. Aveva visto troppo, non era abituata a certe visioni e a certi discorsi. Rimase seduta in silenzio … le tornò alla mente l'immagine di Germana … immaginò che si sdraiava e offriva le sue grazie a un bell'uomo ben fornito. Pensò a sé stessa, a quando si spogliava nel bagno e tornava in camera da letto in camicia da notte e a suo marito che si adagiava su di lei, le tirava su la camicia e la infilava in silenzio; poi si muoveva ansimando fino a quando con un gemito si allontanava, lasciandola sporca del suo liquido. Allora si alzava, andava a farsi un bidet e poi tornava a letto.
Riaccese il computer, andò a cercarsi il sito e rivide tutto da capo.
Nei giorni successivi continuò quell'esperienza e scoprì altre cose sorprendenti. Le capitò di aprire un sito di blowjobs; non conosceva l'inglese, ma anche se il nome del sito fosse stato “pompini”, non avrebbe capito nulla. Lo capì invece guardando alcuni filmati fatti su quel tema. Rimase affascinata di una donna che lo riceveva in bocca, lo leccava, lo succhiava, faceva mille giochi con la lingua e le labbra con grande maestria. Forse lei non sarebbe stata capace di farlo, ma ne fu terribilmente attratta. Poi la donna smise, si alzò e si mise, nuda, davanti all'uomo: faceva una cosa che lei mai aveva fatto: si accarezzava fra le gambe, si metteva un dito fra le grandi labbra e poi anche più giù. L'uomo la guardava, poi si avvicinò e la leccò lì, con grande piacere di lei. Così imparò che si poteva fare sesso anche con la bocca, la donna facendo pompini e l'uomo leccando le parti intime della donna; ed aveva imparato due parole nuove: l'uomo aveva detto a lei: succhiami il cazzo; e lei a lui: leccami la fica. Cazzo e fica, fica e cazzo, ripeteva i due termini con qualche compiacimento nel sentire sé stessa che li pronunziava a bassa voce “fica cazzo, fica cazzo”. Volle tornare alle immagini di prima, quelle in cui si vedeva la donna. Le tornò in mente una domanda che le aveva fatto una compagna di liceo: “Ti tocchi?”. Non aveva saputo rispondere, ora si rendeva conto del significato della domanda: la compagna le chiedeva se si toccava la fica, sì sì la fica. No, non l'aveva mai fatto. Senza pensarci si portò una mano fra le cosce: le mutandine erano umide. Si era fatta la pipì addosso? Non aveva sentito lo stimolo, però c'era stato qualcosa che aveva smosso la sua sensibilità. Leggermente posò la mano sulla sua fica; sì, era umida. Scostò le mutandine e se l'accarezzò; poi cercò di imitare la donna del video. Ritornò su quella immagine e guardandola faceva gli stessi movimenti di quella: con due dita allargava le grandi labbra, vi passava un dito e mezzo, poi saliva più su e si titillava il bottoncino. Un brivido di piacere le percorse la schiena e ciò le suggerire di continuare. Poi scese giù, là dove suo marito le infilava il membro … il membro? No, meglio il cazzo. Ma suo marito aveva qualcosa da potersi definire cazzo? Meglio soprassedere. Provò ad infilare un dito in quella apertura e a muoverlo un po'. Le dava piacere, perciò continuò mentre sullo schermo vedeva l'uomo leccare la fica mentre si teneva il cazzo in mano. Daniela osservò attentamente tutto e si eccitava sempre di più, fino a quando si sentì mancare, si abbandonò sullo schienale della poltroncina e pur con la voce affannata, si mise quasi a urlare: “bello bello bello”.
Nei giorni successivi continuò a collegarsi con quel sito, dove scopriva nuovi video e nuove scene di sesso che la incitavano a masturbarsi anche due o tre volte al giorno. Una mattina, uscendo dalla doccia si trovò a guardarsi allo specchio che copriva mezza parete. Provò a tirar fuori la lingua e a muoverla come se leccasse qualcosa; poi aprì l'accappatoio e ammirò i suoi seni, piccoli ma perfetti; se li accarezzò, giocò un poco con i capezzoli, poi asciò cadere l'indumento a terra e si vide nuda con due cosce minute ma ben tornite, con in mezzo il delta della fica: sopra un cespuglio di peli incolto. Vi frugò dentro e mise il luce la sua vulva. S avvicinò allo specchio in modo da vedersi a distanza ravvicinata. Si piacque e si massaggiò dolcemente. Sì, si trovava bellina. E dietro? Si girò in modo da vedere buona parte del suo fondo schiena; certo quelli che aveva visto nel computer avevano altro volume, altra consistenza, ma quelle due piccole sfere erano perfette. Vide anche il buco, piccolo, rotondo; vi appoggiò un dito, poi vi infilò il primo polpastrello, rigirandoselo lentamente. Però! Era piacevole. Tutta quella ginnastica l'aveva eccitata, sentiva una grande voglia di avere un cazzo dentro, ma era sola, Tornò al computer, e quando sullo schermo apparve un uomo nudo, ingrandì l'immagine, la ritagliò fino ad avere davanti agli occhi solo il cazzo e cominciò a fantasticare …
3.-
Aveva trovato come passare il tempo e capì che le piaceva molto masturbarsi, ma da sola poi diventava una cosa di routine, ed anche se aveva due o tre orgasmi al giorno sentiva che le mancava qualcosa. Così una sera si fece coraggio: mentre erano a letto, lei allungò una mano e la mise tra le cosce di suo marito. “Che fai?” le chiese lui. ”Oh scusa, ti dà fastidio?”. “No, non l'hai mai fatto”. “Vero, ma mi è venuto spontaneo …! sotto la mano sentiva che il bastone si induriva. Se non ti piace smetto.”- “No, non smettere … vuoi che anch'io faccia così?” Poverino, era più ignorante di lei... “Se vuoi ...”. Sentiva la mano di li che si muoveva goffamente sulla sua fica. Ma meglio che niente. Gli prese la mano e lo guidò a muoversi come lei desiderava. Intanto lei gli tastava il cazzo e tutto il corredo intorno. Lui gemeva e ripeteva “ti amo ti amo”, ma non si decideva. Quando lei sentiva che era il momento, allargò le gambe e gli disse: “Infilamelo dentro!”. Lui si confuse un poco ma alla fine riuscì a penetrarla. Dette un paio di colpi e sborrò; lei lo trattene, strinse le cosce fino a quando finalmente ebbe un orgasmo come si deve. Ad acque calme, lei si girò in modo che gli inguini del marito combaciassero col suo culetto.
E poi arrivò il giorno in cui Germana prese possesso del suo lavoro. Era svelta e decisa, Daniela la osservava muoversi tra le sedie i tavoli le poltrone con agilità e forza. Era brava nel suo lavoro. La guardava anche perché abitualmente era quasi discinta, anche se i vestiti usati erano nati per coprire tutto il corpo. Ma i seni di Germana erano oltremisura: ballonzolavano ad ogni suo movimento, spesso fuoriuscivano dalla camicetta, come bombe di burro. Daniela ne era affascinata, anzi innamorata: spesso sognava di poterle toccare e succhiare come vedeva fare nei video porno; volentieri vi si sarebbe appoggiata sopra, E poi le cosce, possenti, bianche, che sorreggevano due glutei maestosi, che dondolavano continuamente destando la voglia di fermarle con la mano aperta. E poi la fica. Non gliel'aveva vista, ma l'aveva immaginata, un giorno in cui Germana fu costretta a chinarsi per prendere un oggetto andato a finire sotto il letto. La gonna le si era sollevata denudando non solo le cosce da valchiria, ma mettendo in mostra il sederone, che in quella posizione si era allargato evidenziando il solco fra le due chiappe e poco più sotto le grandi labbra della fica che fuoriuscivano dagli slip. Daniela la immaginava insieme con un uomo che la penetrava da dietro.
Quando non osservava Germana, si metteva davanti al computer a guardare i suoi video. Ormai si era fatta una cultura. Ma doveva stare attenta a non farsi sorprendere da Germana che spesso arrivava silenziosamente nello studio. Difatti, un giorno il fatto avvenne. Era intenta a guardare una scena in cui una donna si dava da fare con due uomini. Uno era in piedi accanto a letto che porgeva il suo cazzo ritto alla bocca della donna, mentre l'altro le stava dietro e la penetrava con energia. Poi si davano il turno; il secondo era sdraiato mentre la donna l'aveva preso in bocca, mettendosi chinata e offrendo così all'altro tutto il suo didietro. L'uomo si inginocchiò e cominciò a leccarla. Le leccava la fica, poi le allargò i glutei e le leccò anche il buco del culo- Daniela ebbe un sussulto di schifo, ma continuò a guardare: era la prima volta che vedeva una cosa del genere e nonostante la trivialità non voleva perdere lo spettacolo.
Un+ colpo di tosse alla sue spalle l'avvertì della presenza di Germana: che fare? Continuò a guardare e non tentò nemmeno di spegnare il computer. Fu Germana a rompere il ghiaccio: “Anche a me piace guardarli talvolta, mi divertono ... Cosa le piace guardare”. Daniela respirò. “Un po' di tutto, per passare il tempo”. “In genere guardo il sesso fra donne – aggiunse Germana – ma piacciono i video in cui agiscono in tre, come quello che lei sta vedendo, ma anche con due donne e un uomo; e poi adoro gli scambi di coppia, specie se gli uomini sono impacciati e le donne svelano la loro sessualità nascosta”. Mentre parlava si era avvicinata alle spalle di Daniela e si era chinata per guardare meglio il video. Daniela sentì allora i seni di Germana adagiarsi sulle sue spalle: un piacevole tepore proveniva da quelle sfere morbide e si diffondeva dalle spalle a tutto il suo corpo. Girò il capo e si trovò davanti a alla seducente e candida cavità che separava i due seni. Istintivamente vi poggiò sopra le labbra e la baciò. Poi stette immobile perché si accorse di aver fatto un gesto inconsulto. Anche Germana stette ferma, poi mise le mani sul capo della giovane e da lì le fece scivolare fino al petto, raccolse nel palmo delle sue mani le piccole tette di Daniela. Era proprio questo che che la giovane desiderava, senza saperlo. Decise di non reagire. Dopo un po' si accorse che le mani di Germana non erano ferme, avevano cominciato infatti a stringere quei seni piccoli ma molto sensibili. Germana sentiva che sotto le sue mani i capezzoli si erano induriti; cercò un varco tra i bottoni della camicetta. Daniela non aveva reggiseno e offrì il suo patrimonio alle carezze della donna. “Sei tenera, sei dolce... voglio le tue tette dentro la mia bocca ...”. Denudò il petto di Daniela e poi le si mise davanti, si chinò e come aveva detto un minuto prima ingoiò una tettina, la succhiò, poi si rivolse all'altra. Daniela assaporava quelle carezze, ma anche lei voleva toccare qualcosa, allungava le mani, annaspava. Germana l'aiutò denudandosi a sua volta ed offrendo alle mani di Daniela i suoi globi succulenti. “Ti voglio vedere nuda ...” disse a Germana. Questa ubbidì, si spogliò di tutti gli indumenti, era un donnone ma ben fatto, fu la considerazione di Daniela prima che i suoi occhi non caddero tra le gambe dell'altra: un gonfiore sovrastato da un folto cespuglio di peli stava davanti a lei, come un monumento alla sessualità. Allungò una mano e la sovrappose su quella peluria: era morbidissima, se l'era immaginata ispida. Frugò fra i peli, trovò la fessura delle labbra, aprì la mano ma quella fica era troppo grande per esserne contenuta. “Ti piace la mia fica?”, chiese Germana. “Sì ...” sussurrò appena. Germana le si avvicinò, le prese la testa e la fece fermare sulla vagina. “Leccala!”. Daniela alzò lo sguardo verso gli occhi della donna: era occhi che aspettavano un gesto che non arrivava. Daniela si trovava di fronte a qualcosa di nuovo, temeva che la cosa le facesse ribrezzo, non si decideva a … Germana la forzò, con un gesto risoluto fece sì che la bocca di Daniela si trovasse a combaciare con la sua fica. “Leccala!”, Daniela tirò fuori la lingua, frugò fra i peli e infine trovò dove leccare. Timidamente la punta della lingua si faceva strada tra le carnose labbra, e man mano che avanzava sentiva il sapore e l'odore della vagina. La cosa la eccitò, cominciò a leccare con più forza, spingendo il suo muscolo fino in fondo, e poi prendendo in bocca il clito, grosso come un dito, lo succhiò lo leccò, se lo tenne in bocca per un po', mentre sentiva Germana: “Sì, così, succhia, leccami puttanella, che bella lingua che hai, sei una cagnetta, sì così, fammi venire... sì … vengo vengo ...”
Finita la tempesta, Germana aiutò Daniela ad alzarsi; poi lentamente la spogliò, passando le sue mani sulla pelle nuda, sui seni, sul ventre, sul culetto rotondo e sodo. Le fece appoggiare la testa sul capo e la fece mettere a novanta gradi. Daniela ignorava cosa aveva in mente la sua amante occasionale, si limitava ad assumere le posizioni che Germana le faceva prendere. Germana le andò dietro, le accarezzò a lungo i glutei, ogni tanto le passava la mano sulla fica, a volte metteva un dito nell'ingesso dell'ano. Tutti quei movimenti creavano in Daniela il senso dell'attesa, le facevano crescere il desiderio di essere toccata, manipolata, sentiva soprattutto fra le gambe la voglia di essere penetrata. Poi Germana si inginocchiò e cominciò a manovrare con maestria la lingua. Era piacevole sentirsi leccata sulla fica: una sensazione di languore che partiva da lì e si irradiava per tutto il corpo. Era tutta un fuoco: non solo godeva della lingua di Germana ma pensava intensamente a poco prima quando era la sua bocca che si pasceva di quell'enorme fica: nelle narici aveva ancora l'odore e nella bocca il sapore. Sentì la punta della lingua entrarle dentro la vagina, poi la sentì risalire fino al clito; ma non si fermò, andò oltre, sopra l'ano. La sentì fare lunghi giri attorno all'ingresso, poi una stilettata: l'aveva penetrata. Una scossa sismica fu l'effetto che le produsse … poi la lingua rigirava dentro quel nido d'amore e alla stilettata seguì un lento e progressivo e inteso piacere. Ebbe un orgasmo fortissimo, sentì un diluvio scendere dalle pareti della vagina e affacciarsi sulle pieghe esterne della fica. Germana le si posizionò sotto, come un agnellino sotto le mammelle della madre, la leccò e la succhiò fino ad asciugarla. Daniela si lasciò cadere a terra, sul tappeto, Germana le fu fu sopra, si abbracciarono, si rotolarono a terra incuranti della mancanza del tappeto, Daniela imp arò a fare il sessantanove, poté giocare col fondo schiena dell'amante che l'aveva attirata fin dal primo giorno. Si godettero reciprocamente fino allo sfinimento.
4.-
Da quel giorno non mancò mai di fare l'amore, tranne nelle festività e quando erano veramente soddisfatte e stanche. Germana fu una maestra esemplare. Le insegnò tutto quello che riguardava il sesso tra donne e le spiegò come funzionavano le cose con i maschi, almeno a livello teorico.
Le lezioni istruirono a fondo la giovane che le mise a profitto quelle sere in cui il marito la cercava. Ci andò cauta, non voleva svelare i suoi segreti, ma riuscì a convincere Alfonso ad essere più passionale; ora era lui a chiederle che glielo tenesse in mano e lo masturbasse, aveva anche iniziato a toccarle la fica e a palparle il sedere. Una volta Daniela azzardò qualcosa di più sensuale: una sera lui era già a letto, lei gli sdraiò sopra e si strrofinò su di lui; si denudò il seno e se lo fece succhiare, poi mentre strofinava i suoi inguini sul cazzo ancora moscio del marito, si tirò su, gli strofinò la fica sulla sua pancia, poi sul petto, infine glielo mise davanti alla bocca. “Se mi ami, baciami qui!” - “Ti devo proprio baciare?” - “Sì, amore, baciami ...”- La baciò, gli piacque e tornò a baciarla. Siccome lui restava fermo, Daniela si mise a dimenare il suo bacino in modo che le labbra di Alfonso creassero quel movimento che Germana faceva sapientemente con le mani. Quando fu sazia, permise al marito di alzarsi. Aveva il cazzo bello ritto e se lo teneva in mano. Glielo avvicinò alle labbra: “Se mi ami, bacialo”, la ricattava ma era quello che lei voleva. Si finse timida e impacciata: lo teneva in mano e lo carezzava come se lo masturbasse, tanto il pene si scappellò mostrando un capo rosso solcato in mezzo. Fu lì che lei mise la punta della lingua: gliela aveva detto Germana come fare. Dopo averlo titillato un po', socchiuse le labbra e lasciò appena entrare il pene di Alfonzo; “Così va bene?”, gli chiese facendo la gnorri. “Sìììì”, quasi urlò lui e immediatamente le sborrò in bocca. Lei si tenne lo sperma all'ingresso della bocca, poi lo ingoiò. Lui era disperato, chiedeva scusa e perdono per il guaio che aveva fatto. Lei lo tranquillizzò, non era niente, anzi era stato piacevole. Gli prese i testicoli nel palmo della mano, da lui si fece mettere la mano sulla fica e così si addormentarono.
Il giorno dopo raccontò tutto a Germana, la quale si eccitò a sentirne il racconto e così, mentre Daniela parlava, lei a gambe aperte si masturbava. Era bello vederla toccarsi, Daniela ne era affascinata: vedere le dita che si introducevano in quella fessura nascosta, osservare i brividi di piacere che trascorrevano sul corpo possente di Germana. “Vuoi che ti lecchi?” - “Sì” le rispose Germana. “Ti lecco da dietro, come hai fatto con me ...” Germana si posizione offrendo la sua parte posteriore: un culo monumentale aveva che lasciava Daniela senza fiato. Germana era pronta. Daniela si soffermò a guardare quelle labbra che sporgevano tra le cosce, quei glutei grossi e polposi delle quali si riempì le mani, poi la sua lingua si fece strada tra quei cuscini morbidi, trovò il nido. Mentre la leccava, accarezzava i glutei, poi glieli prese e li separò: davanti a lei la fenditura e nella parte alta l'ano. D'impulso ficcò la sua lingua dentro. Era la prima volta che assaggiava il culo, che era largo per le tante sodomizzazioni, ma cosè la sua lingua poteva spaziarvi dentro comodamente. Germana mugolò di piacere: “Sìììììììì … come sei diventata brava, mio piccolo amore … non ti fermare … com'è bella la tua lingua nel mio culo … scopami così .. io mi sditalino. Senza parlare, tutte e due ansimando e gemendo andarano avanti per un paio di minuti. Germana si sbrodolò tutta e prima di tornare in sé, passò un po' di tempo.
Le lezioni, tra una passata di aspirapolvere e una stirata di camicie andavano avanti sia a livello teorico che pratico. Un giorno arrivò il tema del sesso a tre. Ormai Daniela aveva superato diversi esami, doveva concludere ormai gli studi.
Si servirono ovviamente dei video che trovavano sul computer. “Prima del tema principale, parliamo del pompino... è importante”. Su un sito porno andarono a cercare la pagina del sesso orale. C'erano esempi innumerevoli, Germana scelse quelli che le sembrarono più significativi; li illustrava con dovizia di particolari, spiegava le tecniche impiegate e mandava gridolini di piacere ogni volta che un uomo schizzava il suo liquore nella bocca o sulle tette delle signore. Spesso Daniela eccitata dalle scene e dalle parole di Germana seguiva le lezioni toccandosi e chiedendo all'amica di tenere la fica in esposizione. Le lezioni regolarmente finivano con un bel sessantanove.
Dalle lezioni teoriche occorreva poi passare a quelle pratiche. Così Germana convinse Daniela che sarebbe stata necessaria la presenza di un uomo. La giovane era perplessa, non voleva tradire il marito, ma anche lei alla fine si persuase che mettere in pratica le lezioni significava che doveva farsi toccare da un maschio. Germana preparò tutto e la mattina del giorno fissato arrivò accompagnata da un bel trentenne che lei aveva già provato qualche tempo prima.
Germana e Daniela eseguirono il progetto a lungo preparato. Spogliarono insieme il giovanotto, lo toccarono, Germana invitò Daniela a prendere in mano il cazzo che subito cominciò a indurirsi. “Ti piace?”, le chiese. “Senti che palle dure”, gliele fece toccare. Daniela si trovò in mano attrezzi cui non era abituata. Lo fecero sedere in poltrona, col cazzo in bella esposizione. Davanti a lui si spogliarono, offrirono la loro merce, si accarezzarono, si baciarono. “Vieni, Dani, ti faccio vedere come si fa”, la prese per mano e insieme si inginocchiarono tra le gambe aperte dell'uomo.”Ora lo prendo in mano, vedi? Toccalo anche tu ...”. Daniela lo toccò, lo avvolse nella sua mano e cominciò a masturbarlo, si incantò a vederlo crescere e a diventare duro, si divertì a scappellarlo e a ricoprirlo, immaginando di averlo dentro nella fica si inumidì e spontaneamente si mise l'altra mano sulla sua intimità. “Basta, ora! Lascialo a me, ti darò l'esempio di quello che dovrai fare...”. Lo leccò sul prepuzio con la punta della lingua, poi per tutta la lunghezza; socchiuse le labbra avvolgendo la cappella, lo succhiò, poi aprì la bocca e se lo fece scivolare dentro, ingoiandolo quasi tutto. Dopo averlo rilasciato, riprese a respirare. “Amore, tocca a te ...”. Mise la mano sula capo di Daniela spingendola verso l'uomo. Timidamente Daniela rifece ciò che Germana le aveva mostrato. Poi, quando lo prese tutto dentro la bocca, Germana la incitò a muoversi tenendola sempre per il capo. Daniela all'inizio provò disgusto, ma a poco a poco avvertì che il piacere che stava dando all'uomo si trasmetteva a lei, cominciava a piacerle sentirsi riempire la bocca che in quel momento sostituiva la sua vagina … le piaceva sì il cazzo in bocca … Non solo, c'era una mano che le stava massaggiando la fica, era Germana che l'aiutava a superare eventuali difficoltà. Daniela capì che il suo corpo era capace di dare piacere in tanti modi e di godere in in modi altrettanto numerosi e pensò che al posto della mano di Germana potesse esserci un altro cazzo duro e voluminoso. Le sarebbe piaciuto averne uno a disposizione tutte le ore, per giocarci come in quel momento: lo succhiava, lo leccava, se lo rigirava in bocca .. Poi sentì che la mano di Germana si era allontanata dalla sua fica. Perché? Capì subito il perché: adesso le dita dell'amica si erano spostate sul suo culo, le allargavano lo spacco, le cercavano l'ano. Sì, voleva essere penetrata mentre aveva la bocca occupata. Fu una liberazione quando il dito la penetrò per qualche centimetro: ebbe l'orgasmo.
Il giovanotto non dette segni di movimento: era lì, col cazzo sempre ritto. Daniela gli si mise sopra, lo baciò in bocca, gli succhiò la lingua e si fece succhiare la sua, poi si predispose a riceverlo nella vagina. Germana capì e l'aiutò ad accovacciarsi sul cazzo. La sua discepola apprendeva immediatamente e aggiungeva anche qualcosa di suo: non era stato previsto che ci fosse una chiavata in quel momento del programma. Però era bello vedere come Daniela sculettava sul cazzo del giovane. Il buchino appariva e spariva nel gioco delle chiappe, sarebbe stata una delizia poterlo leccare, ma la posizione era difficile, si accontentò di metterle un dito appena dentro per sentire l'allargarsi e lo stringersi degli sfinteri. Ma Daniela era sensibilissima, l'eccitazione dell'ano le causava un subitaneo orgasmo. “E due”, osservò Germana, la quale chiese una pausa perché si potesse concludere il programma previsto.
Germana aveva spiegato a Daniela cos'è la sodomizzazione, c'era ora da eseguire l'esempio pratico. “Preparalo”, si rivolse a Daniela , “ e dopo prepara anche me”. Tutte azioni previste dal programma. Germana si posizionò col capo poggiato sulla poltrona e il culo, quel bel culo, in aria. Istintivamente baciò quelle chiappe candide, addirittura provò anche a morsicarle. Germana rise, soddisfatta. Poi Daniela girò il capo e si dedicò tutta al pene che si ergeva prepotente davanti alla sua bocca. Doveva solo lubrificarlo, ma si permise di succhiarlo anche per conto suo. Poi si rivolse a Germana che aveva divaricato le gambe, pronta ad accogliere sia la lingua di Daniela che il cazzo di Alfonso. Le leccò con intensità l'ano, facendola mugolare dal piacere, poi si scostò e lasciò campo libero ad Alfonso. Daniela ne seguiva attentamente i movimenti.. Tenendo il membro con tutte e due le mani lo strofinò a lungo sui procaci glutei di Germana, poi lo infilò nello spacco e gli fece percorrere il tragitto dalla fica all'ano e viceversa. Anche questo piaceva a Germana, come i poteva cedere dai fremiti delle due sfere- “Ora ti inculo, Germana … lo vuoi dentro? Dimmelo!”- “Sì, lo voglio dentro, inculami, lo voglio!”- Con un movimento lento Alfonso lo appoggiò sull'ano, poi cominciò a spingere. Daniela vide la cappella sparire dentro, mentre gli sfinteri si allentavano per permettergli di penetrare. Poi, oltre alla cappella, sparì nel culo della donna buona parte del membro. Ne seguì una breve pausa. “Tutto bene, Germana?”- “Sì, tutto bene, continua a incularmi”. L'avanti/indietro di Alfonso durò alcuni minuti. Germana emetteva sospiri e lamenti, Daniela eccitata si palpava i seni, si accarezzava la fica. Sentiva la voglia di parteciparee alla vicenda ma non sapeva come; poi vide che Germana cercava di accarezzarsi la patata mma senza riuscirci; ebbe un'idea: la posizione di Germana lasciava lo spazio per lei si mettesse sotto con il viso rivolto alla sua fica. Minuta com'era le riuscì facile mettersi sotto, così poté vedere come reagiva il sesso della sua amica: vedeva le grandi labbra fremere, dilatate tanto da far fuoriuscire il clito. Bastò questo a Daniela per leccare tutto quello che le capitava, riuscì ad agganciare con le labbra il clito e lo succhiò. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: Germana la inondò con il suo orgasmo.
Dopo qualche minuto di pausa, Germana si avvicinò all'amica e la baciò in bocca: “Sei stata fenomenale, ma ora, amore mio, tocca a te.” Fece mettere la giovane nella posizione da lei assunta poco prima e la leccò dietro per inumidirla, poi si volse ad Alfonso e con la bocca gli fece resuscitare il membro. Ora tutto era pronto. L'uomo prese il sedere della ragazza, lo palpò, ne separò i glutei e mise la cappella sul buco. Daniela ebbe un brivido. Alfonso fece cenno a Germana di provvedere; questa si mise davanti a Daniela, allungò le mani e carezzò entrambi i seni, poi la baciò e le mise la lingua in bocca. Alfonso cominciò a spingere. Daniela guaì; “posso?” chiese Alfonso. “Sì, vai avanti, voglio essere inculata .. sì, così … sììì … bello, fottimi il culo, spaccami!”. Alfonso era quasi sfinito, dette un altro paio di colpi e le schizzò dentro la sborra, anche quella che non aveva dato a Germana.
Così finì il corso delle lezioni sul sesso, quelle teoriche; in pratica continuarono quelle pratiche tra Germana e Daniela, e ogni tanto anche quelle con Alfonso.
1.-
Affacciata al balcone osservava la gente che passava per strada. Era quasi l'unico divertimento di cui poteva disporre da quasi più di un anno. Finita la luna di miele suo marito si era dimostrato un uomo scialbo, che pensava solo al suo lavoro di ufficio, senza nessun altro interesse che le partite di calcio che i vari canali televisivi trasmettevano quasi ogni sera. Le mattinate, a parte quando usciva a fare una passeggiata erano noiose ed ancora più noiosi erano i pomeriggi durante i quali, dopo aver letto un po' e guardato qualche scempiaggine alla tv, non aveva nulla da fare che affacciarsi a una finestra o mettersi tra un vaso di geranio e l'altro posti sul balcone a guardare la gente passare a dieci metri sotto di lei: laggiù c'era la vita, gente che andava e veniva, di tutte le età; quelli vivevano, lei vegetava. Non aveva figli, non aveva dunque niente da fare da quel punto di vista. Anche la vita affettiva era scialba. Lei aveva avuto un'educazione piuttosto severa, anzi bigotta; si era sposata ancora vergine, anzi, illibata come si diceva nella sua classe sociale, ricca e miserabilmente borghese e bigotta. La prima notte di nozze con Alfonso, ma anche le successive, le aveva vissute senza esserne stata preparata; né suo marito era riuscito a svegliare in lei un minimo di passione. Lui si accontentava di poco: quelle poche volte che le chiedeva di fare l'amore, bastava che lei si sollevasse la camicia da notte e allargasse le gambe; poi lui la penetrava senza slancio, quasi svolgesse un noioso dovere burocratico. In pochi minuti si sbrigava e poi ritornava sul suo lato del letto e dormiva. Mai una carezza, mai una parola carina; soltanto dopo che aveva raggiunto il suo scopo, le chiedeva: “Ti è piaciuto?”. Lei rispondeva di sì, ma non sapeva proprio cose le avrebbe dovuto piacere.
La gente laggiù andava e veniva. “Chissà se tutti facevano l'amore come lei? O facevano qualcosa di più piacevole”, si chiedeva spesso osservando l'andirivieni di quelle persone. Aveva trentadue anni e si sentiva vecchia, spenta. Improvvisamente suonò il cicalino del citofono. Aspettava una signora mandata da un'agenzia da assumere come collaboratrice domestica; ed era infatti lei.
Si aspettava una donna dimessa, forse anche imbruttita dalle fatiche famigliari, invece si trovò davanti una quarantenne piuttosto avvenente e dal comportamento deciso. La trovò simpatica e forse l'avrebbe aiutata a vincere la noia quotidiana. La ricevette nel tinello, disse di chiamarsi Germana e di essere nubile, “Ma non vergine” aggiunse ridendo. Lei non capì la battuta e rispose: “Io mi chiamo Daniela, sposata, mio marito lavora in una grande azienda – Prego si tolga il soprabito”. Germana con disinvoltura si liberò dell'indumento e a Daniela mancò il respiro. Germana era molto procace: il seno le straripava dalla camicetta e la gonna a stento conteneva la parte inferiore del suo corpo di cui risaltava soprattutto il sedere, grosso ma ben fatto e prorompente. Daniela fece il confronto con sé stessa: i suoi piccoli seni e i suoi fianchi modesti sfiguravano davanti a quella grazia di dio, in compenso aveva un fisico armonico e aggraziato.
Si misero d'accordo sul giorno di inizio, poi Germana si rimise il soprabito e si avviò alla porta, lei avanti e Daniela dietro che osservava stupita il bel deretano della donna. Nel salutarsi, Germana urtò involontariamente Daniela che si trovò con una mano su una chiappa dell'altra. Germana uscì e prima di chiudere la porta Daniela si guardò a lungo la mano che aveva sfiorato quelle morbidezze.
2.-
Per ammazzare il tempo si sedette al computer per girovagare su Internet. Saltellava da un sito all'altro, cercando qualcosa che potesse attirare la sua attenzione, ma frequentemente il suo pensiero andava alla figura di Germana, al suo portamento sfrontato, alla pienezza del seno e soprattutto quel fondo schiena così pronunciato: si guardava la mano che glielo aveva sfiorato, se la portava al naso per eventualmente sentire un odore … Tornava al computer: passavano immagini diverse poi … Ai margini dello schermo era comparsa la foto di una donna, una femmina procace proprio come la Germana. Si fermò lì, poi, dipo parecchi secondi, si decise a cliccarci sopra: era un filmato dove si vedeva la donna che si muoveva a passi di danza … e nel frattempo cominciò a passare la mani sul suo corpo per evidenziarne le forme; e poi di colpo lasciò cadere a terra la gonna e mostrandosi vestita solo di un costume da bagno intero. E mentre si muoveva, con le labbra mandava baci, poi apriva la bocca e mostrava la lingua che roteava dentro il cavo orale. Perché? Si chiese Daniela. Non riusciva a capire nella sua ingenuità Poi la donna cominciò a tirare giù l'indumento lasciando vedere due seni grandi, burrosi con i capezzoli grossi come fragole. Se li accarezzava, se li palpeggiava e ppoi prendeva capezzoli fra due dita e se li strizzava, mentre continuava a muovere la lingua. Daniela si sentiva a disagio e cominciava ad intuire che quelle movenze e quei gesti avevano a che fare con la seduzione, erano richiami sessuali per gli uomini. Si mise a guardare con più attenzione, fino a quando la donna le voltò le spalle e tirò giù il costume. Che sederone … bello nella sua volgarità, pensò senza averne consapevolezza. Improvvisamente il film terminò e riapparve l'immagine orioginaria. Ormai Daniela era incuriosita. Vide che ai margini della foto c'erano gli indirizzi di altri siti che alludevano a rapporti sessuali. Si chiese se c'erano altri modi di fare all'amore oltre a quelli che il marito le aveva insegnato. Ne cliccò uno a caso: le si aprì un altro mondo... Ecco una coppia, nuda su un letto: lei era sdraiata, lui era ancora in piedi e con la destra si teneva il membro già pronto all'uso. Suo marito non l'aveva così bello. Poi quella del film si mosse, portandosi le gambe sopra la testa e mostrando tutto il suo bacino aperto. La macchina da pres si mosse ad inquadrare quella parte intima della donna. Daniela diventò rossa, almeno così le sembrò per l'ondata di calore che le colpì il viso: stava per vedere quello che succede sotto le lenzuola e che lei non aveva mai visto. L'uomo si avvicinò al letto, si chinò, si adagiò sulla donna infilandole il suo attrezzo nella sua fessura. L'uomo cominciò a muoversi, ma lei chiuse il programma e il computer. Aveva visto troppo, non era abituata a certe visioni e a certi discorsi. Rimase seduta in silenzio … le tornò alla mente l'immagine di Germana … immaginò che si sdraiava e offriva le sue grazie a un bell'uomo ben fornito. Pensò a sé stessa, a quando si spogliava nel bagno e tornava in camera da letto in camicia da notte e a suo marito che si adagiava su di lei, le tirava su la camicia e la infilava in silenzio; poi si muoveva ansimando fino a quando con un gemito si allontanava, lasciandola sporca del suo liquido. Allora si alzava, andava a farsi un bidet e poi tornava a letto.
Riaccese il computer, andò a cercarsi il sito e rivide tutto da capo.
Nei giorni successivi continuò quell'esperienza e scoprì altre cose sorprendenti. Le capitò di aprire un sito di blowjobs; non conosceva l'inglese, ma anche se il nome del sito fosse stato “pompini”, non avrebbe capito nulla. Lo capì invece guardando alcuni filmati fatti su quel tema. Rimase affascinata di una donna che lo riceveva in bocca, lo leccava, lo succhiava, faceva mille giochi con la lingua e le labbra con grande maestria. Forse lei non sarebbe stata capace di farlo, ma ne fu terribilmente attratta. Poi la donna smise, si alzò e si mise, nuda, davanti all'uomo: faceva una cosa che lei mai aveva fatto: si accarezzava fra le gambe, si metteva un dito fra le grandi labbra e poi anche più giù. L'uomo la guardava, poi si avvicinò e la leccò lì, con grande piacere di lei. Così imparò che si poteva fare sesso anche con la bocca, la donna facendo pompini e l'uomo leccando le parti intime della donna; ed aveva imparato due parole nuove: l'uomo aveva detto a lei: succhiami il cazzo; e lei a lui: leccami la fica. Cazzo e fica, fica e cazzo, ripeteva i due termini con qualche compiacimento nel sentire sé stessa che li pronunziava a bassa voce “fica cazzo, fica cazzo”. Volle tornare alle immagini di prima, quelle in cui si vedeva la donna. Le tornò in mente una domanda che le aveva fatto una compagna di liceo: “Ti tocchi?”. Non aveva saputo rispondere, ora si rendeva conto del significato della domanda: la compagna le chiedeva se si toccava la fica, sì sì la fica. No, non l'aveva mai fatto. Senza pensarci si portò una mano fra le cosce: le mutandine erano umide. Si era fatta la pipì addosso? Non aveva sentito lo stimolo, però c'era stato qualcosa che aveva smosso la sua sensibilità. Leggermente posò la mano sulla sua fica; sì, era umida. Scostò le mutandine e se l'accarezzò; poi cercò di imitare la donna del video. Ritornò su quella immagine e guardandola faceva gli stessi movimenti di quella: con due dita allargava le grandi labbra, vi passava un dito e mezzo, poi saliva più su e si titillava il bottoncino. Un brivido di piacere le percorse la schiena e ciò le suggerire di continuare. Poi scese giù, là dove suo marito le infilava il membro … il membro? No, meglio il cazzo. Ma suo marito aveva qualcosa da potersi definire cazzo? Meglio soprassedere. Provò ad infilare un dito in quella apertura e a muoverlo un po'. Le dava piacere, perciò continuò mentre sullo schermo vedeva l'uomo leccare la fica mentre si teneva il cazzo in mano. Daniela osservò attentamente tutto e si eccitava sempre di più, fino a quando si sentì mancare, si abbandonò sullo schienale della poltroncina e pur con la voce affannata, si mise quasi a urlare: “bello bello bello”.
Nei giorni successivi continuò a collegarsi con quel sito, dove scopriva nuovi video e nuove scene di sesso che la incitavano a masturbarsi anche due o tre volte al giorno. Una mattina, uscendo dalla doccia si trovò a guardarsi allo specchio che copriva mezza parete. Provò a tirar fuori la lingua e a muoverla come se leccasse qualcosa; poi aprì l'accappatoio e ammirò i suoi seni, piccoli ma perfetti; se li accarezzò, giocò un poco con i capezzoli, poi asciò cadere l'indumento a terra e si vide nuda con due cosce minute ma ben tornite, con in mezzo il delta della fica: sopra un cespuglio di peli incolto. Vi frugò dentro e mise il luce la sua vulva. S avvicinò allo specchio in modo da vedersi a distanza ravvicinata. Si piacque e si massaggiò dolcemente. Sì, si trovava bellina. E dietro? Si girò in modo da vedere buona parte del suo fondo schiena; certo quelli che aveva visto nel computer avevano altro volume, altra consistenza, ma quelle due piccole sfere erano perfette. Vide anche il buco, piccolo, rotondo; vi appoggiò un dito, poi vi infilò il primo polpastrello, rigirandoselo lentamente. Però! Era piacevole. Tutta quella ginnastica l'aveva eccitata, sentiva una grande voglia di avere un cazzo dentro, ma era sola, Tornò al computer, e quando sullo schermo apparve un uomo nudo, ingrandì l'immagine, la ritagliò fino ad avere davanti agli occhi solo il cazzo e cominciò a fantasticare …
3.-
Aveva trovato come passare il tempo e capì che le piaceva molto masturbarsi, ma da sola poi diventava una cosa di routine, ed anche se aveva due o tre orgasmi al giorno sentiva che le mancava qualcosa. Così una sera si fece coraggio: mentre erano a letto, lei allungò una mano e la mise tra le cosce di suo marito. “Che fai?” le chiese lui. ”Oh scusa, ti dà fastidio?”. “No, non l'hai mai fatto”. “Vero, ma mi è venuto spontaneo …! sotto la mano sentiva che il bastone si induriva. Se non ti piace smetto.”- “No, non smettere … vuoi che anch'io faccia così?” Poverino, era più ignorante di lei... “Se vuoi ...”. Sentiva la mano di li che si muoveva goffamente sulla sua fica. Ma meglio che niente. Gli prese la mano e lo guidò a muoversi come lei desiderava. Intanto lei gli tastava il cazzo e tutto il corredo intorno. Lui gemeva e ripeteva “ti amo ti amo”, ma non si decideva. Quando lei sentiva che era il momento, allargò le gambe e gli disse: “Infilamelo dentro!”. Lui si confuse un poco ma alla fine riuscì a penetrarla. Dette un paio di colpi e sborrò; lei lo trattene, strinse le cosce fino a quando finalmente ebbe un orgasmo come si deve. Ad acque calme, lei si girò in modo che gli inguini del marito combaciassero col suo culetto.
E poi arrivò il giorno in cui Germana prese possesso del suo lavoro. Era svelta e decisa, Daniela la osservava muoversi tra le sedie i tavoli le poltrone con agilità e forza. Era brava nel suo lavoro. La guardava anche perché abitualmente era quasi discinta, anche se i vestiti usati erano nati per coprire tutto il corpo. Ma i seni di Germana erano oltremisura: ballonzolavano ad ogni suo movimento, spesso fuoriuscivano dalla camicetta, come bombe di burro. Daniela ne era affascinata, anzi innamorata: spesso sognava di poterle toccare e succhiare come vedeva fare nei video porno; volentieri vi si sarebbe appoggiata sopra, E poi le cosce, possenti, bianche, che sorreggevano due glutei maestosi, che dondolavano continuamente destando la voglia di fermarle con la mano aperta. E poi la fica. Non gliel'aveva vista, ma l'aveva immaginata, un giorno in cui Germana fu costretta a chinarsi per prendere un oggetto andato a finire sotto il letto. La gonna le si era sollevata denudando non solo le cosce da valchiria, ma mettendo in mostra il sederone, che in quella posizione si era allargato evidenziando il solco fra le due chiappe e poco più sotto le grandi labbra della fica che fuoriuscivano dagli slip. Daniela la immaginava insieme con un uomo che la penetrava da dietro.
Quando non osservava Germana, si metteva davanti al computer a guardare i suoi video. Ormai si era fatta una cultura. Ma doveva stare attenta a non farsi sorprendere da Germana che spesso arrivava silenziosamente nello studio. Difatti, un giorno il fatto avvenne. Era intenta a guardare una scena in cui una donna si dava da fare con due uomini. Uno era in piedi accanto a letto che porgeva il suo cazzo ritto alla bocca della donna, mentre l'altro le stava dietro e la penetrava con energia. Poi si davano il turno; il secondo era sdraiato mentre la donna l'aveva preso in bocca, mettendosi chinata e offrendo così all'altro tutto il suo didietro. L'uomo si inginocchiò e cominciò a leccarla. Le leccava la fica, poi le allargò i glutei e le leccò anche il buco del culo- Daniela ebbe un sussulto di schifo, ma continuò a guardare: era la prima volta che vedeva una cosa del genere e nonostante la trivialità non voleva perdere lo spettacolo.
Un+ colpo di tosse alla sue spalle l'avvertì della presenza di Germana: che fare? Continuò a guardare e non tentò nemmeno di spegnare il computer. Fu Germana a rompere il ghiaccio: “Anche a me piace guardarli talvolta, mi divertono ... Cosa le piace guardare”. Daniela respirò. “Un po' di tutto, per passare il tempo”. “In genere guardo il sesso fra donne – aggiunse Germana – ma piacciono i video in cui agiscono in tre, come quello che lei sta vedendo, ma anche con due donne e un uomo; e poi adoro gli scambi di coppia, specie se gli uomini sono impacciati e le donne svelano la loro sessualità nascosta”. Mentre parlava si era avvicinata alle spalle di Daniela e si era chinata per guardare meglio il video. Daniela sentì allora i seni di Germana adagiarsi sulle sue spalle: un piacevole tepore proveniva da quelle sfere morbide e si diffondeva dalle spalle a tutto il suo corpo. Girò il capo e si trovò davanti a alla seducente e candida cavità che separava i due seni. Istintivamente vi poggiò sopra le labbra e la baciò. Poi stette immobile perché si accorse di aver fatto un gesto inconsulto. Anche Germana stette ferma, poi mise le mani sul capo della giovane e da lì le fece scivolare fino al petto, raccolse nel palmo delle sue mani le piccole tette di Daniela. Era proprio questo che che la giovane desiderava, senza saperlo. Decise di non reagire. Dopo un po' si accorse che le mani di Germana non erano ferme, avevano cominciato infatti a stringere quei seni piccoli ma molto sensibili. Germana sentiva che sotto le sue mani i capezzoli si erano induriti; cercò un varco tra i bottoni della camicetta. Daniela non aveva reggiseno e offrì il suo patrimonio alle carezze della donna. “Sei tenera, sei dolce... voglio le tue tette dentro la mia bocca ...”. Denudò il petto di Daniela e poi le si mise davanti, si chinò e come aveva detto un minuto prima ingoiò una tettina, la succhiò, poi si rivolse all'altra. Daniela assaporava quelle carezze, ma anche lei voleva toccare qualcosa, allungava le mani, annaspava. Germana l'aiutò denudandosi a sua volta ed offrendo alle mani di Daniela i suoi globi succulenti. “Ti voglio vedere nuda ...” disse a Germana. Questa ubbidì, si spogliò di tutti gli indumenti, era un donnone ma ben fatto, fu la considerazione di Daniela prima che i suoi occhi non caddero tra le gambe dell'altra: un gonfiore sovrastato da un folto cespuglio di peli stava davanti a lei, come un monumento alla sessualità. Allungò una mano e la sovrappose su quella peluria: era morbidissima, se l'era immaginata ispida. Frugò fra i peli, trovò la fessura delle labbra, aprì la mano ma quella fica era troppo grande per esserne contenuta. “Ti piace la mia fica?”, chiese Germana. “Sì ...” sussurrò appena. Germana le si avvicinò, le prese la testa e la fece fermare sulla vagina. “Leccala!”. Daniela alzò lo sguardo verso gli occhi della donna: era occhi che aspettavano un gesto che non arrivava. Daniela si trovava di fronte a qualcosa di nuovo, temeva che la cosa le facesse ribrezzo, non si decideva a … Germana la forzò, con un gesto risoluto fece sì che la bocca di Daniela si trovasse a combaciare con la sua fica. “Leccala!”, Daniela tirò fuori la lingua, frugò fra i peli e infine trovò dove leccare. Timidamente la punta della lingua si faceva strada tra le carnose labbra, e man mano che avanzava sentiva il sapore e l'odore della vagina. La cosa la eccitò, cominciò a leccare con più forza, spingendo il suo muscolo fino in fondo, e poi prendendo in bocca il clito, grosso come un dito, lo succhiò lo leccò, se lo tenne in bocca per un po', mentre sentiva Germana: “Sì, così, succhia, leccami puttanella, che bella lingua che hai, sei una cagnetta, sì così, fammi venire... sì … vengo vengo ...”
Finita la tempesta, Germana aiutò Daniela ad alzarsi; poi lentamente la spogliò, passando le sue mani sulla pelle nuda, sui seni, sul ventre, sul culetto rotondo e sodo. Le fece appoggiare la testa sul capo e la fece mettere a novanta gradi. Daniela ignorava cosa aveva in mente la sua amante occasionale, si limitava ad assumere le posizioni che Germana le faceva prendere. Germana le andò dietro, le accarezzò a lungo i glutei, ogni tanto le passava la mano sulla fica, a volte metteva un dito nell'ingesso dell'ano. Tutti quei movimenti creavano in Daniela il senso dell'attesa, le facevano crescere il desiderio di essere toccata, manipolata, sentiva soprattutto fra le gambe la voglia di essere penetrata. Poi Germana si inginocchiò e cominciò a manovrare con maestria la lingua. Era piacevole sentirsi leccata sulla fica: una sensazione di languore che partiva da lì e si irradiava per tutto il corpo. Era tutta un fuoco: non solo godeva della lingua di Germana ma pensava intensamente a poco prima quando era la sua bocca che si pasceva di quell'enorme fica: nelle narici aveva ancora l'odore e nella bocca il sapore. Sentì la punta della lingua entrarle dentro la vagina, poi la sentì risalire fino al clito; ma non si fermò, andò oltre, sopra l'ano. La sentì fare lunghi giri attorno all'ingresso, poi una stilettata: l'aveva penetrata. Una scossa sismica fu l'effetto che le produsse … poi la lingua rigirava dentro quel nido d'amore e alla stilettata seguì un lento e progressivo e inteso piacere. Ebbe un orgasmo fortissimo, sentì un diluvio scendere dalle pareti della vagina e affacciarsi sulle pieghe esterne della fica. Germana le si posizionò sotto, come un agnellino sotto le mammelle della madre, la leccò e la succhiò fino ad asciugarla. Daniela si lasciò cadere a terra, sul tappeto, Germana le fu fu sopra, si abbracciarono, si rotolarono a terra incuranti della mancanza del tappeto, Daniela imp arò a fare il sessantanove, poté giocare col fondo schiena dell'amante che l'aveva attirata fin dal primo giorno. Si godettero reciprocamente fino allo sfinimento.
4.-
Da quel giorno non mancò mai di fare l'amore, tranne nelle festività e quando erano veramente soddisfatte e stanche. Germana fu una maestra esemplare. Le insegnò tutto quello che riguardava il sesso tra donne e le spiegò come funzionavano le cose con i maschi, almeno a livello teorico.
Le lezioni istruirono a fondo la giovane che le mise a profitto quelle sere in cui il marito la cercava. Ci andò cauta, non voleva svelare i suoi segreti, ma riuscì a convincere Alfonso ad essere più passionale; ora era lui a chiederle che glielo tenesse in mano e lo masturbasse, aveva anche iniziato a toccarle la fica e a palparle il sedere. Una volta Daniela azzardò qualcosa di più sensuale: una sera lui era già a letto, lei gli sdraiò sopra e si strrofinò su di lui; si denudò il seno e se lo fece succhiare, poi mentre strofinava i suoi inguini sul cazzo ancora moscio del marito, si tirò su, gli strofinò la fica sulla sua pancia, poi sul petto, infine glielo mise davanti alla bocca. “Se mi ami, baciami qui!” - “Ti devo proprio baciare?” - “Sì, amore, baciami ...”- La baciò, gli piacque e tornò a baciarla. Siccome lui restava fermo, Daniela si mise a dimenare il suo bacino in modo che le labbra di Alfonso creassero quel movimento che Germana faceva sapientemente con le mani. Quando fu sazia, permise al marito di alzarsi. Aveva il cazzo bello ritto e se lo teneva in mano. Glielo avvicinò alle labbra: “Se mi ami, bacialo”, la ricattava ma era quello che lei voleva. Si finse timida e impacciata: lo teneva in mano e lo carezzava come se lo masturbasse, tanto il pene si scappellò mostrando un capo rosso solcato in mezzo. Fu lì che lei mise la punta della lingua: gliela aveva detto Germana come fare. Dopo averlo titillato un po', socchiuse le labbra e lasciò appena entrare il pene di Alfonzo; “Così va bene?”, gli chiese facendo la gnorri. “Sìììì”, quasi urlò lui e immediatamente le sborrò in bocca. Lei si tenne lo sperma all'ingresso della bocca, poi lo ingoiò. Lui era disperato, chiedeva scusa e perdono per il guaio che aveva fatto. Lei lo tranquillizzò, non era niente, anzi era stato piacevole. Gli prese i testicoli nel palmo della mano, da lui si fece mettere la mano sulla fica e così si addormentarono.
Il giorno dopo raccontò tutto a Germana, la quale si eccitò a sentirne il racconto e così, mentre Daniela parlava, lei a gambe aperte si masturbava. Era bello vederla toccarsi, Daniela ne era affascinata: vedere le dita che si introducevano in quella fessura nascosta, osservare i brividi di piacere che trascorrevano sul corpo possente di Germana. “Vuoi che ti lecchi?” - “Sì” le rispose Germana. “Ti lecco da dietro, come hai fatto con me ...” Germana si posizione offrendo la sua parte posteriore: un culo monumentale aveva che lasciava Daniela senza fiato. Germana era pronta. Daniela si soffermò a guardare quelle labbra che sporgevano tra le cosce, quei glutei grossi e polposi delle quali si riempì le mani, poi la sua lingua si fece strada tra quei cuscini morbidi, trovò il nido. Mentre la leccava, accarezzava i glutei, poi glieli prese e li separò: davanti a lei la fenditura e nella parte alta l'ano. D'impulso ficcò la sua lingua dentro. Era la prima volta che assaggiava il culo, che era largo per le tante sodomizzazioni, ma cosè la sua lingua poteva spaziarvi dentro comodamente. Germana mugolò di piacere: “Sìììììììì … come sei diventata brava, mio piccolo amore … non ti fermare … com'è bella la tua lingua nel mio culo … scopami così .. io mi sditalino. Senza parlare, tutte e due ansimando e gemendo andarano avanti per un paio di minuti. Germana si sbrodolò tutta e prima di tornare in sé, passò un po' di tempo.
Le lezioni, tra una passata di aspirapolvere e una stirata di camicie andavano avanti sia a livello teorico che pratico. Un giorno arrivò il tema del sesso a tre. Ormai Daniela aveva superato diversi esami, doveva concludere ormai gli studi.
Si servirono ovviamente dei video che trovavano sul computer. “Prima del tema principale, parliamo del pompino... è importante”. Su un sito porno andarono a cercare la pagina del sesso orale. C'erano esempi innumerevoli, Germana scelse quelli che le sembrarono più significativi; li illustrava con dovizia di particolari, spiegava le tecniche impiegate e mandava gridolini di piacere ogni volta che un uomo schizzava il suo liquore nella bocca o sulle tette delle signore. Spesso Daniela eccitata dalle scene e dalle parole di Germana seguiva le lezioni toccandosi e chiedendo all'amica di tenere la fica in esposizione. Le lezioni regolarmente finivano con un bel sessantanove.
Dalle lezioni teoriche occorreva poi passare a quelle pratiche. Così Germana convinse Daniela che sarebbe stata necessaria la presenza di un uomo. La giovane era perplessa, non voleva tradire il marito, ma anche lei alla fine si persuase che mettere in pratica le lezioni significava che doveva farsi toccare da un maschio. Germana preparò tutto e la mattina del giorno fissato arrivò accompagnata da un bel trentenne che lei aveva già provato qualche tempo prima.
Germana e Daniela eseguirono il progetto a lungo preparato. Spogliarono insieme il giovanotto, lo toccarono, Germana invitò Daniela a prendere in mano il cazzo che subito cominciò a indurirsi. “Ti piace?”, le chiese. “Senti che palle dure”, gliele fece toccare. Daniela si trovò in mano attrezzi cui non era abituata. Lo fecero sedere in poltrona, col cazzo in bella esposizione. Davanti a lui si spogliarono, offrirono la loro merce, si accarezzarono, si baciarono. “Vieni, Dani, ti faccio vedere come si fa”, la prese per mano e insieme si inginocchiarono tra le gambe aperte dell'uomo.”Ora lo prendo in mano, vedi? Toccalo anche tu ...”. Daniela lo toccò, lo avvolse nella sua mano e cominciò a masturbarlo, si incantò a vederlo crescere e a diventare duro, si divertì a scappellarlo e a ricoprirlo, immaginando di averlo dentro nella fica si inumidì e spontaneamente si mise l'altra mano sulla sua intimità. “Basta, ora! Lascialo a me, ti darò l'esempio di quello che dovrai fare...”. Lo leccò sul prepuzio con la punta della lingua, poi per tutta la lunghezza; socchiuse le labbra avvolgendo la cappella, lo succhiò, poi aprì la bocca e se lo fece scivolare dentro, ingoiandolo quasi tutto. Dopo averlo rilasciato, riprese a respirare. “Amore, tocca a te ...”. Mise la mano sula capo di Daniela spingendola verso l'uomo. Timidamente Daniela rifece ciò che Germana le aveva mostrato. Poi, quando lo prese tutto dentro la bocca, Germana la incitò a muoversi tenendola sempre per il capo. Daniela all'inizio provò disgusto, ma a poco a poco avvertì che il piacere che stava dando all'uomo si trasmetteva a lei, cominciava a piacerle sentirsi riempire la bocca che in quel momento sostituiva la sua vagina … le piaceva sì il cazzo in bocca … Non solo, c'era una mano che le stava massaggiando la fica, era Germana che l'aiutava a superare eventuali difficoltà. Daniela capì che il suo corpo era capace di dare piacere in tanti modi e di godere in in modi altrettanto numerosi e pensò che al posto della mano di Germana potesse esserci un altro cazzo duro e voluminoso. Le sarebbe piaciuto averne uno a disposizione tutte le ore, per giocarci come in quel momento: lo succhiava, lo leccava, se lo rigirava in bocca .. Poi sentì che la mano di Germana si era allontanata dalla sua fica. Perché? Capì subito il perché: adesso le dita dell'amica si erano spostate sul suo culo, le allargavano lo spacco, le cercavano l'ano. Sì, voleva essere penetrata mentre aveva la bocca occupata. Fu una liberazione quando il dito la penetrò per qualche centimetro: ebbe l'orgasmo.
Il giovanotto non dette segni di movimento: era lì, col cazzo sempre ritto. Daniela gli si mise sopra, lo baciò in bocca, gli succhiò la lingua e si fece succhiare la sua, poi si predispose a riceverlo nella vagina. Germana capì e l'aiutò ad accovacciarsi sul cazzo. La sua discepola apprendeva immediatamente e aggiungeva anche qualcosa di suo: non era stato previsto che ci fosse una chiavata in quel momento del programma. Però era bello vedere come Daniela sculettava sul cazzo del giovane. Il buchino appariva e spariva nel gioco delle chiappe, sarebbe stata una delizia poterlo leccare, ma la posizione era difficile, si accontentò di metterle un dito appena dentro per sentire l'allargarsi e lo stringersi degli sfinteri. Ma Daniela era sensibilissima, l'eccitazione dell'ano le causava un subitaneo orgasmo. “E due”, osservò Germana, la quale chiese una pausa perché si potesse concludere il programma previsto.
Germana aveva spiegato a Daniela cos'è la sodomizzazione, c'era ora da eseguire l'esempio pratico. “Preparalo”, si rivolse a Daniela , “ e dopo prepara anche me”. Tutte azioni previste dal programma. Germana si posizionò col capo poggiato sulla poltrona e il culo, quel bel culo, in aria. Istintivamente baciò quelle chiappe candide, addirittura provò anche a morsicarle. Germana rise, soddisfatta. Poi Daniela girò il capo e si dedicò tutta al pene che si ergeva prepotente davanti alla sua bocca. Doveva solo lubrificarlo, ma si permise di succhiarlo anche per conto suo. Poi si rivolse a Germana che aveva divaricato le gambe, pronta ad accogliere sia la lingua di Daniela che il cazzo di Alfonso. Le leccò con intensità l'ano, facendola mugolare dal piacere, poi si scostò e lasciò campo libero ad Alfonso. Daniela ne seguiva attentamente i movimenti.. Tenendo il membro con tutte e due le mani lo strofinò a lungo sui procaci glutei di Germana, poi lo infilò nello spacco e gli fece percorrere il tragitto dalla fica all'ano e viceversa. Anche questo piaceva a Germana, come i poteva cedere dai fremiti delle due sfere- “Ora ti inculo, Germana … lo vuoi dentro? Dimmelo!”- “Sì, lo voglio dentro, inculami, lo voglio!”- Con un movimento lento Alfonso lo appoggiò sull'ano, poi cominciò a spingere. Daniela vide la cappella sparire dentro, mentre gli sfinteri si allentavano per permettergli di penetrare. Poi, oltre alla cappella, sparì nel culo della donna buona parte del membro. Ne seguì una breve pausa. “Tutto bene, Germana?”- “Sì, tutto bene, continua a incularmi”. L'avanti/indietro di Alfonso durò alcuni minuti. Germana emetteva sospiri e lamenti, Daniela eccitata si palpava i seni, si accarezzava la fica. Sentiva la voglia di parteciparee alla vicenda ma non sapeva come; poi vide che Germana cercava di accarezzarsi la patata mma senza riuscirci; ebbe un'idea: la posizione di Germana lasciava lo spazio per lei si mettesse sotto con il viso rivolto alla sua fica. Minuta com'era le riuscì facile mettersi sotto, così poté vedere come reagiva il sesso della sua amica: vedeva le grandi labbra fremere, dilatate tanto da far fuoriuscire il clito. Bastò questo a Daniela per leccare tutto quello che le capitava, riuscì ad agganciare con le labbra il clito e lo succhiò. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: Germana la inondò con il suo orgasmo.
Dopo qualche minuto di pausa, Germana si avvicinò all'amica e la baciò in bocca: “Sei stata fenomenale, ma ora, amore mio, tocca a te.” Fece mettere la giovane nella posizione da lei assunta poco prima e la leccò dietro per inumidirla, poi si volse ad Alfonso e con la bocca gli fece resuscitare il membro. Ora tutto era pronto. L'uomo prese il sedere della ragazza, lo palpò, ne separò i glutei e mise la cappella sul buco. Daniela ebbe un brivido. Alfonso fece cenno a Germana di provvedere; questa si mise davanti a Daniela, allungò le mani e carezzò entrambi i seni, poi la baciò e le mise la lingua in bocca. Alfonso cominciò a spingere. Daniela guaì; “posso?” chiese Alfonso. “Sì, vai avanti, voglio essere inculata .. sì, così … sììì … bello, fottimi il culo, spaccami!”. Alfonso era quasi sfinito, dette un altro paio di colpi e le schizzò dentro la sborra, anche quella che non aveva dato a Germana.
Così finì il corso delle lezioni sul sesso, quelle teoriche; in pratica continuarono quelle pratiche tra Germana e Daniela, e ogni tanto anche quelle con Alfonso.
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Laura m
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