Giù al paese
di
Pienodiidee
genere
orge
Quest'estate i miei genitori hanno deciso di festeggiare il loro venticinquesimo viaggio di nozze con un bel viaggio all’estero da soli, e per non lasciarmi da solo a casa, hanno deciso di mandarmi in vacanza al sud, al vecchio paesino dove è cresciuta mamma, dove ancora c’era la vecchia casa di famiglia. Ad aspettarmi ci sarebbe stata mia zia Claudia, o meglio, era la cugina di mia madre, ma lei mi disse di chiamarla zia, dato che era più grande di me. Da quel che avevo capito era una donna sulla quarantina che aveva divorziato da poco e si era andata a rifugiare lì per rilassarsi e dimenticarsi del divorzio e del lavoro. Non l’avevo mai conosciuta, perché lei viveva lontano e faceva un lavoro d’ufficio a Milano, quindi era sempre impegnata e non era mai venuta a trovarci e viceversa.
Andai da solo con i mezzi prenotati dai i miei e alla stazione di arrivo mi aspettava mia zia. Era completamente diversa da come l’avevo immaginata, con mia madre non c'entrava niente, lei era alta e snella, era tutta truccata, capelli e unghie fatti, vestiti alla moda e cose così. Insomma, sembrava il classico stereotipo di donna quarantenne appena divorziata a Milano. La cosa mi avrebbe fatto ridere, se solo non fosse stata così attraente e sexy, col suo rossetto intenso, i capelli castani coi colpi di sole che erano appena usciti dal parrucchiere, e la camicetta semi aperta che lasciava vedere una scollatura bella piena, che vibrava a ogni suo passo.
Mi accolse con un saluto di circostanza, fingendo un po' di calorosità e dicendo qualche frase di rito come “che bello conoscerti" e simili, ma in fondo si capiva che per lei ero praticamente uno sconosciuto e non sembrava importarle veramente.
Il viaggio in macchina insieme a lei durò più di un'ora, perché la casa era situata in una piccola frazione di un piccolo paesino di montagna, praticamente in mezzo al nulla.
La casa non era neanche male, era in un grosso terreno di campagna e anche la casa era piuttosto grande, con molte stanze, perché quella di mia madre era una famiglia molto numerosa, ma se ne erano andati via tutti per cercare lavoro in giro per il mondo.
Mi sistemai in una stanza del secondo piano e mia zia mi mostrò il resto della casa.
Mi disse che potevo fare come mi pareva, l'importante era che mi presentassi a pranzo e a cena.
Pranzammo insieme e facemmo qualche chiacchiera per conoscerci un po', io non sono uno che parla molto, ma lei mi raccontò parecchio della sua vita a Milano in una grande azienda e di come il marito l’aveva lasciata per una segretaria più giovane, del divorzio e quant’altro. Lei era tornata in quella casa sperduta per riposarsi, staccare dalla vita frenetica e ritrovare un po' di pace, quindi disse che finché non combinavo casini, saremmo andati d'accordo.
Più tardi, girando per quella grossa casa, mi resi conto che c’era poco da combinare casini, e che mi sarei annoiato per tutta l'estate. L'unica fortuna era che mi fossi portato dietro qualche libro e videogioco, così andai su in camera mia a prendere la console che avrei messo nell'unica tv che era in salone.
Mentre la prendevo, notai dalla finestra che sotto potevo vedere zia Claudia in giardino a prendere il sole. Era sdraiata su una sedia a sdraio e indossava soltanto un bikini che faceva vedere per bene tutte le sue forme, e un paio di occhiali da sole. Quella visione di lei ben oliata di abbronzante mi intrigò parecchio, e rimasi alla finestra a guardarla. Si vedeva che era allenata e le sue tette erano belle grandi e coperte a malapena da quel costume. Aveva un piccolo tatuaggio sulla coscia sinistra. Era una bella donna, e anche se non ci potevo fare niente, almeno era una bella presenza da avere in casa.
Sentii una presenza risvegliarsi nei miei pantaloni, e sentii il bisogno di masturbarmi, ma non volevo farlo pensando a mia zia, quindi andai in bagno con l'intenzione di guardare un porno sul cellulare.
Il bagno era nella stanza a fianco, mi sedetti sulla tazza coi pantaloni abbassati e presi il telefono in mano e mi misi a cercare un porno. Mentre cercavo, ormai col cazzo in tiro, alzai lo sguardo e notai sotto la finestra del bagno che c’era la cesta della biancheria sporca, dalla quale fuoriusciva dal bordo del tessuto nero. Sembrava una mutanda di pizzo, e la curiosità mi fece alzare a prenderla. Alzai il coperchio e presi in mano quella che era proprio una mutanda. Ovviamente poteva essere solo di mia zia, perché non c'era nessun altro lì. D’istinto me la portai alla bocca e la annusai. C'era ancora l'odore forte di fica di mia zia. Fui inebriato da quell'aroma e presi a inalarne a grossi respiri incominciando a masturbarmi. Preso dalla situazione, guardai verso la porta per assicurarmi che fosse chiusa, poi guardai la finestra, anch’essa chiusa, ma mi accorsi che dava sullo stesso lato della mia camera, quindi mi avvicinai e guardai giù, da dove potevi vedere mia zia prendere il sole. A questo punto, eccitato com’ero, l'unica cosa che potei fare fu segarmi guardando mia zia di nascosto mentre annusavo le sue mutande odorose di fica.
Fu una bella sega, poi rimisi tutto a posto e andai a riposarmi.
Un po' mi dispiaceva per quello che avevo fatto, ma lei era una donna attraente e non ero riuscito a contenermi. Da me non era mai capitata una cosa del genere, e non sapevo cosa mi fosse preso, ma mi era piaciuto e sapevo che avrei continuato a farlo se non avessi trovato qualche distrazione.
Passato quel primo giorno di arrivo, passai i giorni seguenti a esplorare la zona lì intorno. Eravamo praticamente in montagna e il nostro terreno era vasto e pieno di rocce che spuntavano dal terreno, e mi sembrò di essere quasi un avventuriero, quindi mi divertii a girare lì intorno. La parte migliore fu il bosco, che non era troppo fitto, e andando un bel po' avanti trovai con mia grande sorpresa un bel fiumiciattolo, grande abbastanza per farcisi il bagno, quindi mi spogliai rimanendo in mutande e mi infilai in quelle acque belle fresche.
Fu divertente e rilassante, e passai parecchio tempo lì a farmi il bagno. Dopo una mezz'oretta abbondante sentii delle voci, più di una, che venivano verso di me risalendo il fiume.
Uscii subito e presi i miei vestiti, quando all’improvviso vidi un gruppo di quattro ragazzi che avevano circa la mia età. Mi salutarono sorpresi di vedermi e si presentarono, erano dei ragazzi del posto e pure loro erano venuti a farsi il bagno, così facemmo conoscenza e facemmo tutti il bagno insieme nel fiume.
Mi chiesero chi fossi e spiegai loro che ero venuto a stare da mia zia, e uno di loro commentò «Bella femmina».
Un altro gli diede un colpetto per farlo stare zitto e poi presero a ridere e risi anche io, in fondo era vero che mia zia era una bella donna, e sicuramente sapeva farsi notare.
Il gruppo mi accolse subito come uno di loro e facemmo amicizia e ci scambiammo il numero di telefono, con la promessa che ci saremmo rivisti e avremmo passato le giornate insieme.
Fu così, perché nei giorni seguenti ci incontrammo spesso al fiume e andammo persino qualche volta al paese a cazzeggiare insieme. Altri ragazzi praticamente non ce ne erano, e nemmeno altre ragazze. L'unica donna che potevo frequentare era praticamente mia zia, che cercavo di evitare di proposito perché mi imbarazzava guardarla troppo, sempre poco vestita o scollata, e non volevo farmi scoprire a guardarle le tette, anche se era inevitabile che il mio occhio cadesse sempre lì, di continuo.
Ogni tanto mi capitava ancora di trovare le sue mutande nel bagno e di segarmi mentre la guardavo dalla finestra, era sempre uno spettacolo piacevole, ma la cosa ancora più eccitante era quando lei si metteva in sala a fare esercizi di ginnastica.
Ormai lei era diventata il mio sfogo sessuale, e ogni mattina quando giocavo ai videogiochi, lei si metteva nel punto opposto del salone e la guardavo fare ginnastica. Naturalmente indossava abbigliamento sportivo da palestra, come si addice a una come lei, e quei vestitini erano tutti meravigliosamente attillati e mettevano in risalto le sue forme. Lei era sempre girata e continuava a piegarsi mostrandomi bene il suo culo allenato e le labbra della sua fica erano ben stampate sul tessuto e mi facevano arrapare in una maniera assurda. Dopo qualche giorno di quella routine, non resistetti più e, coperto dal divano da dove stavo giocando, presi a segarmi mentre la guardavo, immaginandomi di poter andare lì a toccarle la fica stampata sui pantaloncini e poi strapparglieli via e prendere prima a leccarla e poi scoparla. Così, guardandola allenarsi, iniziai a dedicarle ogni giorno una bella sega di nascosto.
Un giorno, in cui mi ero svegliato tardi, perché la sera prima ero uscito col mio nuovo gruppo di amici ed ero tornato tardi, mi ero perso il suo allenamento mattutino, quindi decisi di aspettare dopo pranzo per tornare a segarmi come all’inizio, guardandola dalla finestra, ma non la trovai a prendere il sole. La cercai in tutta casa e non c'era. Rassegnato, decisi di andare al fiume a divertirmi con gli altri, e che mi sarei segato il giorno dopo.
Arrivato al fiume, incontrai solo Federico, che era praticamente il capo del gruppo. Lo avevo avvisato che stavo andando al fiume, per questo mi stava aspettando lì, ma era solo.
«Come mai da solo?» gli chiesi.
«Sono venuto a prenderti, oggi niente bagno, raggiungiamo gli altri, che abbiamo trovato una cosa» mi rispose, invitandomi a seguirlo.
Scendemmo per un po' il fiume, poi ci inoltrammo un pochino nel bosco, fino a raggiungere una capanna che sembrava abbandonata.
Federico mi guardo e mi disse a bassavoce:
«Mi raccomando, fa silenzio, entra e divertiti come ti pare»
Io non capivo, pensai che avessero rimediato qualcosa come dell'erba da fumare, ma quando aprii la porta, vidi tutti gli altri ragazzi del gruppo nudi e due di loro stavano in ginocchio e in mezzo a loro una donna, tutta nuda anche lei, a pecorina, che si stava facendo scopare dietro da uno, e davanti da un altro, mentre il terzo del gruppo si segava toccandole le tette
Rimasi in silenzio come mi aveva detto Federico, guardando quello spettacolo assurdo e inaspettato.
La donna era girata e non poteva vedermi, ma io ci misi poco a notare il tatuaggio sulla gamba e a capire dai capelli che era mia zia.
Rimasi scandalizzato e paralizzato dalla paura, mentre continuavo a guardare mia zia farsi scopare.
Federico vide che rimanevo immobile e si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò:
«Spogliati e scopatela, tua zia è una grande zoccola, ce la scopiamo sempre!»
Lo guardai confuso, poi guardai di nuovo mia zia, non ci stavo capendo niente.
Federico si spogliò completamente e andò in mezzo al gruppo, bussò sulla spalla di Ernesto, che era quello che stava scopando mia zia da dietro, e lo fece spostare. Quello andò davanti a mia zia a farsi succhiare il cazzo e mia zia si avventò subito sulla sua cappella. Da dietro, io avevo la vista perfettamente libera sul suo culo e sulla sua fica, bella allargata, che si stava contraendo per richiudere il vuoto lasciato dal cazzo di Ernesto.
Di fronte a quella scena, il sangue mi era salito al cervello e non riuscivo a ragionare bene, ma capii che le mie scelte erano o di andarmene e perdere quell’occasione, o di scoparmi mia zia e affrontare le eventuali conseguenze.
Mi ero segato su di lei troppe volte, immaginandola proprio in quella posizione con la fica all'aria, e adesso era davvero così, davanti a me.
Mi spogliai e Federico mi sorrise. Diede uno schiaffo fortissimo sul culo di mia zia e quella gemette di piacere, facendomi eccitare ancora di più. Mi avvicinai a lei a cazzo dritto, le misi le mani sul culo e allargai le chiappe per farmi strada e le infilai il cazzo nella fica tutto in una volta. Era fantastico essere dentro di lei e presi subito a scoparla con forza, come per sfogarmi di tutte le seghe che mi ero fatto su di lei. Dentro era larga, ma era bella calda e bagnata e continuavo a spingerglielo dentro e fuori furiosamente, mentre lei emetteva versi di piacere mentre ciucciava il cazzo di Ernesto e Marco, mentre Federico e quell'altro le stavano fi lato a toccarle le tette e mentre sfregavano i loro cazzi sul suo corpo. Ero arrapatissimo per quello spettacolo assurdo che stava dando mia zia, protagonista di quella gang bang con dei ragazzi che avevano la metà dei suoi anni, e a sua insaputa c'era anche suo nipote.
Ernesto emise un gemito e qualche secondo dopo si tolse da davanti mia zia. Capii che le aveva sborrato in bocca, e siccome ero quasi arrivato anche io, volevo fare lo stesso. Mi staccai dalla sua fica e feci per andare davanti a lei. Federico mi passò di fianco e prese il mio posto a scopare mia zia, martellandogli la fica col suo cazzo. Io andai di fronte a mia zia e le misi il cazzo vicino alla faccia, continuando a segarmi mentre la vedevo succhiare il cazzo del mio amico. Lei, senza neanche guardarmi, lasciò quel cazzo e prese a succhiare il mio. Aveva gli occhi fissi sul mio cazzo, ma poi alzò lo sguardo e mi vide.
Tolse la bocca dal mio cazzo e urlò «No!» e si fermò mettendosi seduta. Io ormai ero arrivato e gli schizzai un bel getto di sborra tutto sulla faccia.
Lei rimase scioccata per qualche secondo e poi disse:
«Che cosa hai fatto?»
Mi fece sentire in colpa e sbagliato.
Federico intervenne.
«Dai troia, ti sei fatta scopare da tutti, anche lui ti ha scopata e hai goduto col suo cazzo, adesso che ti metti a fare complimenti?»
Mia zia continuava a fissarmi in preda alla vergogna, completamente nuda e piena del mio sperma sulla sua faccia, che ormai le stava colando dal mento sulle tette. Io, senza neanche accorgermene, avevo ripreso a segarmi piano, per cercare di farmelo tornare duro. Volevo continuare a scoparmela, ma dovevo convincerla in qualche modo.
«Zia, ormai è fatta! Ti piace scopare? E che male c'è, non lo diciamo a nessuno»
«Ma sei mio nipote, non possiamo!»
«Ma fino a qualche giorno fa nemmeno ci conoscevamo! Che ti frega! Fa la zietta troia e succhia il cazzo a tuo nipote» le dissi avvinandomi e sbattendole il cazzo barzotto sulle labbra.
Lei rimase immobile a guardarmi negli occhi.
Le dissi dolcemente «Succhia» e le spinsi il cazzo fra le labbra. Lei continuava a guardarmi negli occhi mentre io le scopavo piano la bocca.
«Sei la migliore, zia!» esclamai gemendo di piacere.
Quella mia frase le diede coraggio e prese a muovere la testa e a succhiarmi il cazzo con gusto, continuando a guardarmi negli occhi.
Gli altri esultarono e le fecero un applauso.
«Brava Claudia! Sei la nostra zoccola numero uno!» urlò Federico afferrandola per i fianchi e rimettendola a pecora, per riprendere a scoparla.
«Ti piace farti ciucciare il cazzo da tua zia?» mi disse lei con tono sensuale, leccandomi la cappella con movimenti rotatori.
«Sì zia!»
«Ti piace vedermi scopata dai tuoi amici?» continuava a incalzarmi mentre veniva sbattuta da dietro da Federico.
«Sì zia!»
«E ti è piaciuto scoparmi senza farmi sapere che fossi tu!»
«Sì zia! La tua fica è bellissima!»
«E ti è piaciuto segarti mentre mi guardavi dal bagno, annusandomi le mutande!»
Mi paralizzai. Non mi aspettavo che lo sapesse.
«E ti è piaciuto pure farti tutte quelle seghe guardandomi mentre facevo allenamento!» disse prendendomi a schiaffi sull’uccello, facendomi male e godere allo stesso tempo.
Non riuscii a rispondere, ero terrorizzato, lei sapeva tutto. Gli altri ridevano di me, mentre mia zia continuava a segarmi velocissima.
«Fammi vedere che cosa mi avresti fatto! Forza, nipote pervertito!» disse guardandomi sempre negli occhi, carica di eccitazione.
Poi si girò e si mise a schiena a terra sull’asciugamano dov'era stata finora, con la fica rivolta verso di me a gambe larghe.
Mi buttai su di lei senza pensarci e presi a scoparla il più forte possibile. Lei mi guardava negli occhi e gemeva di godendo di piacere. Federico si avvicinò e le mise il cazzo in bocca mentre continuavo a scoparla. Gli altri si gustavano la scena masturbandosi piano, in attesa del loro turno.
Federico le venne in bocca, sulla lingua e un po' sulla guancia.
Mia zia ingoiò senza battere ciglio. Ancora non riuscivo a crederci che era così troia.
La scopai a lungo mentre lei spompinava a turno gli altri, e quando stetti per venire di nuovo, la avvisai.
«Sto per venire»
«Vienimi dentro, tranquillo»
Era proprio la risposta in cui speravo, le diedi qualche altro colpo e mi liberai dentro la sua fica. Certo non ero bello carico come la prima venuta, ma comunque le avevo sborrato dentro, provando un piacere immenso.
Rimasi fermo dentro di lei per qualche secondo a riprendere fiato, ammirando per bene il corpo nudo di mia zia.
Lei mi fece togliere e si mise seduta.
«E bravo il nipotino» disse lei ridendo, ma scuotendo la testa, come se approvasse e disapprovasse allo stesso tempo.
Non dissi niente, e lei si rivolse agli altri, «Avete sborrato tutti?»
Gli altri annuirono, e lei disse «Bene, andiamo a lavarci»
Ci rialzammo tutti, prendemmo le nostre cose e li seguii fuori dalla capanna, diretti al fiume, dove si tuffarono tutti dentro, e io feci lo stesso. Gli altri giocavano, ma io avevo occhi solo per Claudia, che lavava il corpo e la faccia passandosi le mani dappertutto. Avrei voluto farlo io, ma temevo che sarebbe stato troppo, e in fondo potevo accontentarmi di averla scopata ben due volte di fila.
Finito di lavarci, salutammo gli altri e tornai da solo a casa con mia zia.
A metà strada lei mi disse «Non deve sapere niente nessuno, intesi?»
«Certo!» risposi prontamente.
«Non pensare male di me, è che ho divorziato e sono venuta qui per svagarmi, poi in giorno è capitato che ho trovato questi ragazzi che facevano il bagno nel fiume, e una cosa tira l'altra... sai… alla fine non faccio niente di male, e qui non mi conosce nessuno»
Si stava giustificando, si vedeva che adesso a mente lucida si stava vergognando di quanto accaduto.
«Zia, non ti devi preoccupare, non ti giudico, anzi, fai bene a divertirti, e poi fai divertire anche me, quindi non vedo di cosa dovrei lamentarmi»
Lei sembrò rassicurarsi un pochino.
«Sicuro che non pensi sia strano?»
«Scherzi? Non vedo l'ora di rifarlo!»
Lei scoppiò a ridere, «Voi maschietti siete tutti uguali!» e mi mise un braccio intorno alle spalle, poggiandosi su di me mentre tornavamo allegramente a casa.
Voti e commenti possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
Andai da solo con i mezzi prenotati dai i miei e alla stazione di arrivo mi aspettava mia zia. Era completamente diversa da come l’avevo immaginata, con mia madre non c'entrava niente, lei era alta e snella, era tutta truccata, capelli e unghie fatti, vestiti alla moda e cose così. Insomma, sembrava il classico stereotipo di donna quarantenne appena divorziata a Milano. La cosa mi avrebbe fatto ridere, se solo non fosse stata così attraente e sexy, col suo rossetto intenso, i capelli castani coi colpi di sole che erano appena usciti dal parrucchiere, e la camicetta semi aperta che lasciava vedere una scollatura bella piena, che vibrava a ogni suo passo.
Mi accolse con un saluto di circostanza, fingendo un po' di calorosità e dicendo qualche frase di rito come “che bello conoscerti" e simili, ma in fondo si capiva che per lei ero praticamente uno sconosciuto e non sembrava importarle veramente.
Il viaggio in macchina insieme a lei durò più di un'ora, perché la casa era situata in una piccola frazione di un piccolo paesino di montagna, praticamente in mezzo al nulla.
La casa non era neanche male, era in un grosso terreno di campagna e anche la casa era piuttosto grande, con molte stanze, perché quella di mia madre era una famiglia molto numerosa, ma se ne erano andati via tutti per cercare lavoro in giro per il mondo.
Mi sistemai in una stanza del secondo piano e mia zia mi mostrò il resto della casa.
Mi disse che potevo fare come mi pareva, l'importante era che mi presentassi a pranzo e a cena.
Pranzammo insieme e facemmo qualche chiacchiera per conoscerci un po', io non sono uno che parla molto, ma lei mi raccontò parecchio della sua vita a Milano in una grande azienda e di come il marito l’aveva lasciata per una segretaria più giovane, del divorzio e quant’altro. Lei era tornata in quella casa sperduta per riposarsi, staccare dalla vita frenetica e ritrovare un po' di pace, quindi disse che finché non combinavo casini, saremmo andati d'accordo.
Più tardi, girando per quella grossa casa, mi resi conto che c’era poco da combinare casini, e che mi sarei annoiato per tutta l'estate. L'unica fortuna era che mi fossi portato dietro qualche libro e videogioco, così andai su in camera mia a prendere la console che avrei messo nell'unica tv che era in salone.
Mentre la prendevo, notai dalla finestra che sotto potevo vedere zia Claudia in giardino a prendere il sole. Era sdraiata su una sedia a sdraio e indossava soltanto un bikini che faceva vedere per bene tutte le sue forme, e un paio di occhiali da sole. Quella visione di lei ben oliata di abbronzante mi intrigò parecchio, e rimasi alla finestra a guardarla. Si vedeva che era allenata e le sue tette erano belle grandi e coperte a malapena da quel costume. Aveva un piccolo tatuaggio sulla coscia sinistra. Era una bella donna, e anche se non ci potevo fare niente, almeno era una bella presenza da avere in casa.
Sentii una presenza risvegliarsi nei miei pantaloni, e sentii il bisogno di masturbarmi, ma non volevo farlo pensando a mia zia, quindi andai in bagno con l'intenzione di guardare un porno sul cellulare.
Il bagno era nella stanza a fianco, mi sedetti sulla tazza coi pantaloni abbassati e presi il telefono in mano e mi misi a cercare un porno. Mentre cercavo, ormai col cazzo in tiro, alzai lo sguardo e notai sotto la finestra del bagno che c’era la cesta della biancheria sporca, dalla quale fuoriusciva dal bordo del tessuto nero. Sembrava una mutanda di pizzo, e la curiosità mi fece alzare a prenderla. Alzai il coperchio e presi in mano quella che era proprio una mutanda. Ovviamente poteva essere solo di mia zia, perché non c'era nessun altro lì. D’istinto me la portai alla bocca e la annusai. C'era ancora l'odore forte di fica di mia zia. Fui inebriato da quell'aroma e presi a inalarne a grossi respiri incominciando a masturbarmi. Preso dalla situazione, guardai verso la porta per assicurarmi che fosse chiusa, poi guardai la finestra, anch’essa chiusa, ma mi accorsi che dava sullo stesso lato della mia camera, quindi mi avvicinai e guardai giù, da dove potevi vedere mia zia prendere il sole. A questo punto, eccitato com’ero, l'unica cosa che potei fare fu segarmi guardando mia zia di nascosto mentre annusavo le sue mutande odorose di fica.
Fu una bella sega, poi rimisi tutto a posto e andai a riposarmi.
Un po' mi dispiaceva per quello che avevo fatto, ma lei era una donna attraente e non ero riuscito a contenermi. Da me non era mai capitata una cosa del genere, e non sapevo cosa mi fosse preso, ma mi era piaciuto e sapevo che avrei continuato a farlo se non avessi trovato qualche distrazione.
Passato quel primo giorno di arrivo, passai i giorni seguenti a esplorare la zona lì intorno. Eravamo praticamente in montagna e il nostro terreno era vasto e pieno di rocce che spuntavano dal terreno, e mi sembrò di essere quasi un avventuriero, quindi mi divertii a girare lì intorno. La parte migliore fu il bosco, che non era troppo fitto, e andando un bel po' avanti trovai con mia grande sorpresa un bel fiumiciattolo, grande abbastanza per farcisi il bagno, quindi mi spogliai rimanendo in mutande e mi infilai in quelle acque belle fresche.
Fu divertente e rilassante, e passai parecchio tempo lì a farmi il bagno. Dopo una mezz'oretta abbondante sentii delle voci, più di una, che venivano verso di me risalendo il fiume.
Uscii subito e presi i miei vestiti, quando all’improvviso vidi un gruppo di quattro ragazzi che avevano circa la mia età. Mi salutarono sorpresi di vedermi e si presentarono, erano dei ragazzi del posto e pure loro erano venuti a farsi il bagno, così facemmo conoscenza e facemmo tutti il bagno insieme nel fiume.
Mi chiesero chi fossi e spiegai loro che ero venuto a stare da mia zia, e uno di loro commentò «Bella femmina».
Un altro gli diede un colpetto per farlo stare zitto e poi presero a ridere e risi anche io, in fondo era vero che mia zia era una bella donna, e sicuramente sapeva farsi notare.
Il gruppo mi accolse subito come uno di loro e facemmo amicizia e ci scambiammo il numero di telefono, con la promessa che ci saremmo rivisti e avremmo passato le giornate insieme.
Fu così, perché nei giorni seguenti ci incontrammo spesso al fiume e andammo persino qualche volta al paese a cazzeggiare insieme. Altri ragazzi praticamente non ce ne erano, e nemmeno altre ragazze. L'unica donna che potevo frequentare era praticamente mia zia, che cercavo di evitare di proposito perché mi imbarazzava guardarla troppo, sempre poco vestita o scollata, e non volevo farmi scoprire a guardarle le tette, anche se era inevitabile che il mio occhio cadesse sempre lì, di continuo.
Ogni tanto mi capitava ancora di trovare le sue mutande nel bagno e di segarmi mentre la guardavo dalla finestra, era sempre uno spettacolo piacevole, ma la cosa ancora più eccitante era quando lei si metteva in sala a fare esercizi di ginnastica.
Ormai lei era diventata il mio sfogo sessuale, e ogni mattina quando giocavo ai videogiochi, lei si metteva nel punto opposto del salone e la guardavo fare ginnastica. Naturalmente indossava abbigliamento sportivo da palestra, come si addice a una come lei, e quei vestitini erano tutti meravigliosamente attillati e mettevano in risalto le sue forme. Lei era sempre girata e continuava a piegarsi mostrandomi bene il suo culo allenato e le labbra della sua fica erano ben stampate sul tessuto e mi facevano arrapare in una maniera assurda. Dopo qualche giorno di quella routine, non resistetti più e, coperto dal divano da dove stavo giocando, presi a segarmi mentre la guardavo, immaginandomi di poter andare lì a toccarle la fica stampata sui pantaloncini e poi strapparglieli via e prendere prima a leccarla e poi scoparla. Così, guardandola allenarsi, iniziai a dedicarle ogni giorno una bella sega di nascosto.
Un giorno, in cui mi ero svegliato tardi, perché la sera prima ero uscito col mio nuovo gruppo di amici ed ero tornato tardi, mi ero perso il suo allenamento mattutino, quindi decisi di aspettare dopo pranzo per tornare a segarmi come all’inizio, guardandola dalla finestra, ma non la trovai a prendere il sole. La cercai in tutta casa e non c'era. Rassegnato, decisi di andare al fiume a divertirmi con gli altri, e che mi sarei segato il giorno dopo.
Arrivato al fiume, incontrai solo Federico, che era praticamente il capo del gruppo. Lo avevo avvisato che stavo andando al fiume, per questo mi stava aspettando lì, ma era solo.
«Come mai da solo?» gli chiesi.
«Sono venuto a prenderti, oggi niente bagno, raggiungiamo gli altri, che abbiamo trovato una cosa» mi rispose, invitandomi a seguirlo.
Scendemmo per un po' il fiume, poi ci inoltrammo un pochino nel bosco, fino a raggiungere una capanna che sembrava abbandonata.
Federico mi guardo e mi disse a bassavoce:
«Mi raccomando, fa silenzio, entra e divertiti come ti pare»
Io non capivo, pensai che avessero rimediato qualcosa come dell'erba da fumare, ma quando aprii la porta, vidi tutti gli altri ragazzi del gruppo nudi e due di loro stavano in ginocchio e in mezzo a loro una donna, tutta nuda anche lei, a pecorina, che si stava facendo scopare dietro da uno, e davanti da un altro, mentre il terzo del gruppo si segava toccandole le tette
Rimasi in silenzio come mi aveva detto Federico, guardando quello spettacolo assurdo e inaspettato.
La donna era girata e non poteva vedermi, ma io ci misi poco a notare il tatuaggio sulla gamba e a capire dai capelli che era mia zia.
Rimasi scandalizzato e paralizzato dalla paura, mentre continuavo a guardare mia zia farsi scopare.
Federico vide che rimanevo immobile e si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò:
«Spogliati e scopatela, tua zia è una grande zoccola, ce la scopiamo sempre!»
Lo guardai confuso, poi guardai di nuovo mia zia, non ci stavo capendo niente.
Federico si spogliò completamente e andò in mezzo al gruppo, bussò sulla spalla di Ernesto, che era quello che stava scopando mia zia da dietro, e lo fece spostare. Quello andò davanti a mia zia a farsi succhiare il cazzo e mia zia si avventò subito sulla sua cappella. Da dietro, io avevo la vista perfettamente libera sul suo culo e sulla sua fica, bella allargata, che si stava contraendo per richiudere il vuoto lasciato dal cazzo di Ernesto.
Di fronte a quella scena, il sangue mi era salito al cervello e non riuscivo a ragionare bene, ma capii che le mie scelte erano o di andarmene e perdere quell’occasione, o di scoparmi mia zia e affrontare le eventuali conseguenze.
Mi ero segato su di lei troppe volte, immaginandola proprio in quella posizione con la fica all'aria, e adesso era davvero così, davanti a me.
Mi spogliai e Federico mi sorrise. Diede uno schiaffo fortissimo sul culo di mia zia e quella gemette di piacere, facendomi eccitare ancora di più. Mi avvicinai a lei a cazzo dritto, le misi le mani sul culo e allargai le chiappe per farmi strada e le infilai il cazzo nella fica tutto in una volta. Era fantastico essere dentro di lei e presi subito a scoparla con forza, come per sfogarmi di tutte le seghe che mi ero fatto su di lei. Dentro era larga, ma era bella calda e bagnata e continuavo a spingerglielo dentro e fuori furiosamente, mentre lei emetteva versi di piacere mentre ciucciava il cazzo di Ernesto e Marco, mentre Federico e quell'altro le stavano fi lato a toccarle le tette e mentre sfregavano i loro cazzi sul suo corpo. Ero arrapatissimo per quello spettacolo assurdo che stava dando mia zia, protagonista di quella gang bang con dei ragazzi che avevano la metà dei suoi anni, e a sua insaputa c'era anche suo nipote.
Ernesto emise un gemito e qualche secondo dopo si tolse da davanti mia zia. Capii che le aveva sborrato in bocca, e siccome ero quasi arrivato anche io, volevo fare lo stesso. Mi staccai dalla sua fica e feci per andare davanti a lei. Federico mi passò di fianco e prese il mio posto a scopare mia zia, martellandogli la fica col suo cazzo. Io andai di fronte a mia zia e le misi il cazzo vicino alla faccia, continuando a segarmi mentre la vedevo succhiare il cazzo del mio amico. Lei, senza neanche guardarmi, lasciò quel cazzo e prese a succhiare il mio. Aveva gli occhi fissi sul mio cazzo, ma poi alzò lo sguardo e mi vide.
Tolse la bocca dal mio cazzo e urlò «No!» e si fermò mettendosi seduta. Io ormai ero arrivato e gli schizzai un bel getto di sborra tutto sulla faccia.
Lei rimase scioccata per qualche secondo e poi disse:
«Che cosa hai fatto?»
Mi fece sentire in colpa e sbagliato.
Federico intervenne.
«Dai troia, ti sei fatta scopare da tutti, anche lui ti ha scopata e hai goduto col suo cazzo, adesso che ti metti a fare complimenti?»
Mia zia continuava a fissarmi in preda alla vergogna, completamente nuda e piena del mio sperma sulla sua faccia, che ormai le stava colando dal mento sulle tette. Io, senza neanche accorgermene, avevo ripreso a segarmi piano, per cercare di farmelo tornare duro. Volevo continuare a scoparmela, ma dovevo convincerla in qualche modo.
«Zia, ormai è fatta! Ti piace scopare? E che male c'è, non lo diciamo a nessuno»
«Ma sei mio nipote, non possiamo!»
«Ma fino a qualche giorno fa nemmeno ci conoscevamo! Che ti frega! Fa la zietta troia e succhia il cazzo a tuo nipote» le dissi avvinandomi e sbattendole il cazzo barzotto sulle labbra.
Lei rimase immobile a guardarmi negli occhi.
Le dissi dolcemente «Succhia» e le spinsi il cazzo fra le labbra. Lei continuava a guardarmi negli occhi mentre io le scopavo piano la bocca.
«Sei la migliore, zia!» esclamai gemendo di piacere.
Quella mia frase le diede coraggio e prese a muovere la testa e a succhiarmi il cazzo con gusto, continuando a guardarmi negli occhi.
Gli altri esultarono e le fecero un applauso.
«Brava Claudia! Sei la nostra zoccola numero uno!» urlò Federico afferrandola per i fianchi e rimettendola a pecora, per riprendere a scoparla.
«Ti piace farti ciucciare il cazzo da tua zia?» mi disse lei con tono sensuale, leccandomi la cappella con movimenti rotatori.
«Sì zia!»
«Ti piace vedermi scopata dai tuoi amici?» continuava a incalzarmi mentre veniva sbattuta da dietro da Federico.
«Sì zia!»
«E ti è piaciuto scoparmi senza farmi sapere che fossi tu!»
«Sì zia! La tua fica è bellissima!»
«E ti è piaciuto segarti mentre mi guardavi dal bagno, annusandomi le mutande!»
Mi paralizzai. Non mi aspettavo che lo sapesse.
«E ti è piaciuto pure farti tutte quelle seghe guardandomi mentre facevo allenamento!» disse prendendomi a schiaffi sull’uccello, facendomi male e godere allo stesso tempo.
Non riuscii a rispondere, ero terrorizzato, lei sapeva tutto. Gli altri ridevano di me, mentre mia zia continuava a segarmi velocissima.
«Fammi vedere che cosa mi avresti fatto! Forza, nipote pervertito!» disse guardandomi sempre negli occhi, carica di eccitazione.
Poi si girò e si mise a schiena a terra sull’asciugamano dov'era stata finora, con la fica rivolta verso di me a gambe larghe.
Mi buttai su di lei senza pensarci e presi a scoparla il più forte possibile. Lei mi guardava negli occhi e gemeva di godendo di piacere. Federico si avvicinò e le mise il cazzo in bocca mentre continuavo a scoparla. Gli altri si gustavano la scena masturbandosi piano, in attesa del loro turno.
Federico le venne in bocca, sulla lingua e un po' sulla guancia.
Mia zia ingoiò senza battere ciglio. Ancora non riuscivo a crederci che era così troia.
La scopai a lungo mentre lei spompinava a turno gli altri, e quando stetti per venire di nuovo, la avvisai.
«Sto per venire»
«Vienimi dentro, tranquillo»
Era proprio la risposta in cui speravo, le diedi qualche altro colpo e mi liberai dentro la sua fica. Certo non ero bello carico come la prima venuta, ma comunque le avevo sborrato dentro, provando un piacere immenso.
Rimasi fermo dentro di lei per qualche secondo a riprendere fiato, ammirando per bene il corpo nudo di mia zia.
Lei mi fece togliere e si mise seduta.
«E bravo il nipotino» disse lei ridendo, ma scuotendo la testa, come se approvasse e disapprovasse allo stesso tempo.
Non dissi niente, e lei si rivolse agli altri, «Avete sborrato tutti?»
Gli altri annuirono, e lei disse «Bene, andiamo a lavarci»
Ci rialzammo tutti, prendemmo le nostre cose e li seguii fuori dalla capanna, diretti al fiume, dove si tuffarono tutti dentro, e io feci lo stesso. Gli altri giocavano, ma io avevo occhi solo per Claudia, che lavava il corpo e la faccia passandosi le mani dappertutto. Avrei voluto farlo io, ma temevo che sarebbe stato troppo, e in fondo potevo accontentarmi di averla scopata ben due volte di fila.
Finito di lavarci, salutammo gli altri e tornai da solo a casa con mia zia.
A metà strada lei mi disse «Non deve sapere niente nessuno, intesi?»
«Certo!» risposi prontamente.
«Non pensare male di me, è che ho divorziato e sono venuta qui per svagarmi, poi in giorno è capitato che ho trovato questi ragazzi che facevano il bagno nel fiume, e una cosa tira l'altra... sai… alla fine non faccio niente di male, e qui non mi conosce nessuno»
Si stava giustificando, si vedeva che adesso a mente lucida si stava vergognando di quanto accaduto.
«Zia, non ti devi preoccupare, non ti giudico, anzi, fai bene a divertirti, e poi fai divertire anche me, quindi non vedo di cosa dovrei lamentarmi»
Lei sembrò rassicurarsi un pochino.
«Sicuro che non pensi sia strano?»
«Scherzi? Non vedo l'ora di rifarlo!»
Lei scoppiò a ridere, «Voi maschietti siete tutti uguali!» e mi mise un braccio intorno alle spalle, poggiandosi su di me mentre tornavamo allegramente a casa.
Voti e commenti possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
2
voti
voti
valutazione
6
6
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
I giochi erotici di Francesca 7
Commenti dei lettori al racconto erotico