I giochi erotici di Francesca 6
di
Pienodiidee
genere
pissing
Purtroppo una volta raggiunti gli altri fu difficile avere occasione di fare qualcosa senza essere scoperti, un conto era farlo alle spalle di Giada, ma adesso c'era anche il fratello di Elisabetta ed era troppo difficile fregare tutti e due, così non accadde niente di eccitante per il resto del giorno, e ci comportammo tutti e tre normalmente, come se nulla fosse accaduto.
La sera Francesca e Elisabetta ottennero di poter dormire insieme nel letto matrimoniale, mentre Giada si andò a sistemare nella camera singola che sarebbe spettata a Elisabetta. In fondo, a prima vista non c'era niente di male in due amiche che dormono insieme, anche se sapevo che probabilmente Francesca avrebbe fatto chissà cosa a Elisabetta. Purtroppo non potei raggiungerle perché troppo rischioso, quindi rimasi a bocca asciutta tutta la notte.
Una bocca bagnata, invece, fu quella che sentii la mattina dopo, al mio risveglio. Stavo dormendo beatamente, ma fui svegliato da una strana sensazione, e aprendo gli occhi vidi Elisabetta da sola che mi succhiava il cazzo. Ero sorpreso, ma era una bella sorpresa, quindi la lasciai fare, ammirandola giocare con la lingua intorno alla mia cappella.
Ripresa un po' di lucidità, chiesi a bassa voce dov'erano gli altri, perché comunque non volevo che ci scoprissero.
Lei estrasse il mio pene dalla sua bocca e rispose:
«Sono andati tutti e tre a fare la spesa, sono rimasta solo io. Scusami se ti ho svegliato»
Lo disse in quella sua maniera timida. Era veramente dispiaciuta di avermi svegliato, era così carina, ma non avrebbe dovuto dispiacersi.
«Non potevo chiedere risveglio migliore»
Lei sorrise mentre mi leccava le palle.
«È davvero fantastica questa cosa che tu e Francesca state facendo con me, non potrei chiedere di meglio» chiarii, «Voglio che anche tu ti senta libera di fare e chiedermi qualsiasi cosa ti venga in mente, tranquilla, non farti problemi»
Lei si fermò a guardarmi.
«È che mi vergogno» ammise con un filo di voce.
«Con me non c'è bisogno di vergognarsi, non ti giudico, anzi, adoro quello che stiamo facendo, sei una bella ragazza e ti piace fare sesso e quegli assurdi giochi erotici di Francesca. Stamattina mi hai dato il buongiorno con un pompino, che dovrei chiedere di più?»
Lei mi guardò incantata, immobile con il mio cazzo in mano.
«Che c'è?» le chiesi vedendo che durò troppo la sua immobilità.
Lei arrossì e affondò la testa fra le mie gambe, per nascondersi. Sbottai a ridere.
«Dai tranquilla, te l'ho detto che non devi vergognarti»
Aspettai qualche secondo, non sapevo come comportarmi, poi lei sussurrò qualcosa che non capii.
«Puoi ripetere?»
«Ordinami di fare qualcosa!» gridò appena, fra le mie gambe.
Ci pensai un attimo e le dissi «Vieni qui, mettimi una tetta in bocca»
Lei rialzò la testa e si mosse verso di me goffamente, tirò fuori la tetta destra dal costume e me la appoggiò in faccia.
D'istinto presi a leccargliela intorno al capezzolo, e poi glielo succhiai forte, ma non era quella la mia intenzione, quindi mi tirai su e le parlai faccia a faccia, in maniera dolce, accarezzandole i capelli.
«Va bene, se per adesso non ci riesci a non vergognarti, non fa niente, ma mi devi promettere che cercherai di sbloccarti, almeno con me. E sentiti libera di fare quello che vuoi e chiedimi quello che vuoi»
Lei abbassò lo sguardo di nuovo e annuì.
«Sei dolcissima!» le dissi per incoraggiarla, e le diedi un bacio affettuoso sulle labbra. Mi piaceva quel suo modo di essere così contrastante, dolce e vergognosa, ma vogliosa di sesso e disposta a tutto.
«Devo fare pipì» mi disse, sempre con un filo di voce.
«Ci risiamo, tu sei come quell'altra, eh?» dissi ridendo, ripensando a quello che aveva fatto Francesca.
Elisabetta non capì il riferimento, così si alzò e mi tirò la mano per farsi seguire.
Mi alzai dal letto, mi ero appena svegliato e pure io dovevo andare in bagno.
Elisabetta prese le sue cose e mi trascinò in bagno tenendomi per mano, si tolse le mutande del costume e si sedette sulla tazza, poi allargò le gambe e si coprì gli occhi con entrambe le mani. Trattenni le risate per non mortificarla, ma era troppo buffa quella scena, voleva essere oscena ma si vergognava nel farlo.
Lentamente iniziò a fuoriuscire liquido dalla sua vagina, poi la sua urina divenne un getto.
Davanti a me c'era una ragazzina appena ventenne, completamente nuda che voleva farsi guardare mentre faceva pipì, vergognandosi allo stesso tempo, una scena assurda ma carica di erotismo, che mi fece venire una gran voglia di scoparla lì com'era, anche perché ero ancora duro dal pompino che lei non aveva terminato.
La guardai fare pipì fino alla fine, poi le dissi «rimani così, con le mani sugli occhi»
Mi tolsi i pantaloncini e mi avvicinai a lei col cazzo eretto, poggiai la cappella sulle sue labbra e le dissi «apri»
Lei obbedì silenziosamente, spalancando la bocca, e io ci misi il cazzo dentro e iniziai a scopargliela, mentre lei rimaneva immobile e con gli occhi chiusi. Non si lamentava, quindi aumentai il ritmo e mentre glielo spingivo più a fondo possibile nella gola, finché non fu il momento di venire, e allora le sborrai direttamente giù nella gola senza fermarmi, fino a che non ebbi finito di eiaculare. Mi scostai e la lascia riprendere fiato mentre mi guardava. Aveva la faccia rossa e le lacrime agli occhi per lo sforzo di avere il mio pisellone in gola.
«Ti è piaciuto?» le chiesi.
Lei annuì timidamente.
«Adesso potresti spostarti, che devo andare in bagno anche io?»
Lei si alzò e mise le mani in avanti come per bloccarmi, poi mi prese il braccio e mi portò alla doccia, posò il telefono a terra in un punto che le facesse riprendere bene la scena, lo avviò ed entrò dentro la doccia e si inginocchiò mettendo il petto in fuori, mostrandomi la lingua a bocca chiusa.
«Lo sai che puoi parlare, vero?» mi uscì spontaneo.
Lei si coprì la faccia con le mani per nascondersi dalla vergogna.
«Ho capito, scusami» le dissi dolcemente, «dai, togli le mani, ho capito cosa vuoi fare»
Lei prese coraggio e tolse le mani dalla faccia e le mise dietro la testa, per mostrarsi meglio, facendo alzare di più il seno.
«Elisabetta sei bellissima» le dissi puntandole il cazzo verso la faccia e iniziando a pisciarle addosso. Miravo alla lingua, che teneva fuori dalla bocca chiusa, evidentemente voleva sentirne il sapore ma non berla, ma non era un problema.
La ammirai mentre il mio piscio le correva sulla lingua, sul mento e sulle sue splendide tette dai capezzoli gonfi, che gocciolavano in maniera erotica verso l'ombelico e poi verso la fica.
Finito di fare pipì, sgocciolai le ultime gocce battendo la mia cappella sulla lingua di Elisabetta. Lei annuì sorridendo, era soddisfatta.
Però lo spettacolo non era ancora finito, perché prese il flacone del bagnoschiuma e me lo passò, poi mi fece il gesto di lavarla.
Accettai molto volentieri quella proposta e mi spalmai il sapone sulle mani e iniziai ad insaponare Elisabetta dappertutto, ponendo particolare attenzione nell’accarezzarle le tette e il culo. Aprii l'acqua calda e la temperatura fece sì che il mio cazzo tornasse di nuovo dritto e glielo infilai tra le cosce, iniziando a strofinarglielo in mezzo, sfregandole anche la sua vagina. Lei iniziò ad avere il fiato corto per l'eccitazione, mentre l'acqua calda le cadeva sulla schiena. Stavamo entrambi godendo da quello strofinamento, lei era appiccicata a me e io iniziai giocare con tutte e due le sue chiappe, stringendole e allargandole, stringendole e allargandole di nuovo, finché decisi di infilarle un dito nel culo, facendola sobbalzare e gemere. Mentre il mio cazzo le sfregava la vagina e il mio dito faceva avanti e indietro nel suo culo, lei emetteva dei leggeri versi di piacere, facendomi eccitare ancora di più. Mi ricordai che le piaceva essere insultata, quindi iniziai a dirle «Sei proprio una troia» e lei rispondeva «Sì, sì sono una troia!»
Stava andando in estasi, più la insultavo e più godeva.
«Sei una lurida maiala che si beve piscio»
«Sì, sì!»
«Sei una zoccoletta a cui piace essere trattata come un pezzo di carne, sei buona solo per essere scopata!»
«Sì, sì!»
«Sei il mio sborratoio!»
A quel punto la voce le si strozzò in gola e venne tremando un pochino.
Io non ero ancora soddisfatto, così la girai e le puntai la cappella sullo sfintere, lei si piegò e mise le mani al muro della doccia. Spinsi ed entrò facilmente nel suo culo, ci stavo infilando le dita da parecchio e glielo avevo allargato abbastanza, in più l'acqua della doccia lubrificava. Lei gemette ancora. Stetti fermo per diversi secondi, dandole il tempo di abituarsi, poi iniziai a scoparle il culo lentamente. Non doveva averlo utilizzato molto, perché era strettissimo, e lei faceva fatica a prenderlo, ma io ormai ero preso e continuavo a pomparglielo dentro. Le venni dentro al culo, provando un piacere intenso. Sfilai il cazzo e lei si allargò le chiappe per far fuoriuscire il poco sperma. La visione mi eccitò di nuovo e la baciai in bocca con la lingua, sembravo non averne mai abbastanza di lei. Elisabetta ricambiò il bacio, ma poi si staccò, prese fiato e disse:
«Dobbiamo sistemarci, non abbiamo tempo, gli altri potrebbero tornare da un momento all'altro»
Così finimmo di lavarci, e lei prese il telefono e inviò il filmato a Francesca.
«Cos’era, una sfida?» le chiesi un po' deluso.
«No, però io e Francesca ci mandiamo sempre i filmati di quello che facciamo»
Me lo feci bastare, in effetti anche Francesca aveva fatto lo stesso due sere prima.
Elisabetta insistette per asciugarmi lei con un asciugamano, e poi fece lo stesso con lei. Mi fece anche asciugare per un po' i suoi capelli con il fono, stando bene attento a non fare danni. Sembrava volesse farsi accudire come una bambola. Non era la prima volta che mi dava questa impressione, ma probabilmente era dovuto alla sua indole submissiva, in fondo tra lei e Francesca c'era una specie di rapporto schiava e padrona, e la padrona non era certo Elisabetta.
Finito di asciugarci entrambi, ci rimettemmo addosso i costumi e ci andammo a sedere sul divano in salotto, dove riprendemmo a limonare, finché non squillò il telefono di Elisabetta, era Francesca. Elisabetta rifiutò la chiamata e mi disse:
«Stanno arrivando» scostandomi da lei.
Capii di non dovermi farmi trovare vicino a lei, quindi andai in cucina e mi versai un bicchiere d'acqua, aspettando che rientrassero gli altri, per berlo davanti a loro, per fare scena che stessi facendo quello.
Gli altri entrarono e sistemarono la spesa, inconsapevoli di quello che avevamo fatto, tranne Francesca, che mi colse da parte senza farsi vedere e mi sussurrò:
«Ho visto il vostro video nella doccia mentre stavamo tornando in macchina, per fortuna ero dietro perché mi sono dovuta fare un ditalino di nascosto, è stato troppo eccitante vederti prendere la sua verginità di dietro!»
Rimasi di pietra, non sapevo che Elisabetta avesse il culo vergine, avrebbe dovuto avvisarmi, sarebbe andato diversamente, magari sarei stato più gentile, ma ormai era il danno era fatto e non credo le fosse dispiaciuto. Non era dispiaciuto nemmeno a Francesca, che mi guardava col fuoco negli occhi, ne voleva anche lei, e alla prima occasione l’avrei accontentata.
Voti e commenti possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
La sera Francesca e Elisabetta ottennero di poter dormire insieme nel letto matrimoniale, mentre Giada si andò a sistemare nella camera singola che sarebbe spettata a Elisabetta. In fondo, a prima vista non c'era niente di male in due amiche che dormono insieme, anche se sapevo che probabilmente Francesca avrebbe fatto chissà cosa a Elisabetta. Purtroppo non potei raggiungerle perché troppo rischioso, quindi rimasi a bocca asciutta tutta la notte.
Una bocca bagnata, invece, fu quella che sentii la mattina dopo, al mio risveglio. Stavo dormendo beatamente, ma fui svegliato da una strana sensazione, e aprendo gli occhi vidi Elisabetta da sola che mi succhiava il cazzo. Ero sorpreso, ma era una bella sorpresa, quindi la lasciai fare, ammirandola giocare con la lingua intorno alla mia cappella.
Ripresa un po' di lucidità, chiesi a bassa voce dov'erano gli altri, perché comunque non volevo che ci scoprissero.
Lei estrasse il mio pene dalla sua bocca e rispose:
«Sono andati tutti e tre a fare la spesa, sono rimasta solo io. Scusami se ti ho svegliato»
Lo disse in quella sua maniera timida. Era veramente dispiaciuta di avermi svegliato, era così carina, ma non avrebbe dovuto dispiacersi.
«Non potevo chiedere risveglio migliore»
Lei sorrise mentre mi leccava le palle.
«È davvero fantastica questa cosa che tu e Francesca state facendo con me, non potrei chiedere di meglio» chiarii, «Voglio che anche tu ti senta libera di fare e chiedermi qualsiasi cosa ti venga in mente, tranquilla, non farti problemi»
Lei si fermò a guardarmi.
«È che mi vergogno» ammise con un filo di voce.
«Con me non c'è bisogno di vergognarsi, non ti giudico, anzi, adoro quello che stiamo facendo, sei una bella ragazza e ti piace fare sesso e quegli assurdi giochi erotici di Francesca. Stamattina mi hai dato il buongiorno con un pompino, che dovrei chiedere di più?»
Lei mi guardò incantata, immobile con il mio cazzo in mano.
«Che c'è?» le chiesi vedendo che durò troppo la sua immobilità.
Lei arrossì e affondò la testa fra le mie gambe, per nascondersi. Sbottai a ridere.
«Dai tranquilla, te l'ho detto che non devi vergognarti»
Aspettai qualche secondo, non sapevo come comportarmi, poi lei sussurrò qualcosa che non capii.
«Puoi ripetere?»
«Ordinami di fare qualcosa!» gridò appena, fra le mie gambe.
Ci pensai un attimo e le dissi «Vieni qui, mettimi una tetta in bocca»
Lei rialzò la testa e si mosse verso di me goffamente, tirò fuori la tetta destra dal costume e me la appoggiò in faccia.
D'istinto presi a leccargliela intorno al capezzolo, e poi glielo succhiai forte, ma non era quella la mia intenzione, quindi mi tirai su e le parlai faccia a faccia, in maniera dolce, accarezzandole i capelli.
«Va bene, se per adesso non ci riesci a non vergognarti, non fa niente, ma mi devi promettere che cercherai di sbloccarti, almeno con me. E sentiti libera di fare quello che vuoi e chiedimi quello che vuoi»
Lei abbassò lo sguardo di nuovo e annuì.
«Sei dolcissima!» le dissi per incoraggiarla, e le diedi un bacio affettuoso sulle labbra. Mi piaceva quel suo modo di essere così contrastante, dolce e vergognosa, ma vogliosa di sesso e disposta a tutto.
«Devo fare pipì» mi disse, sempre con un filo di voce.
«Ci risiamo, tu sei come quell'altra, eh?» dissi ridendo, ripensando a quello che aveva fatto Francesca.
Elisabetta non capì il riferimento, così si alzò e mi tirò la mano per farsi seguire.
Mi alzai dal letto, mi ero appena svegliato e pure io dovevo andare in bagno.
Elisabetta prese le sue cose e mi trascinò in bagno tenendomi per mano, si tolse le mutande del costume e si sedette sulla tazza, poi allargò le gambe e si coprì gli occhi con entrambe le mani. Trattenni le risate per non mortificarla, ma era troppo buffa quella scena, voleva essere oscena ma si vergognava nel farlo.
Lentamente iniziò a fuoriuscire liquido dalla sua vagina, poi la sua urina divenne un getto.
Davanti a me c'era una ragazzina appena ventenne, completamente nuda che voleva farsi guardare mentre faceva pipì, vergognandosi allo stesso tempo, una scena assurda ma carica di erotismo, che mi fece venire una gran voglia di scoparla lì com'era, anche perché ero ancora duro dal pompino che lei non aveva terminato.
La guardai fare pipì fino alla fine, poi le dissi «rimani così, con le mani sugli occhi»
Mi tolsi i pantaloncini e mi avvicinai a lei col cazzo eretto, poggiai la cappella sulle sue labbra e le dissi «apri»
Lei obbedì silenziosamente, spalancando la bocca, e io ci misi il cazzo dentro e iniziai a scopargliela, mentre lei rimaneva immobile e con gli occhi chiusi. Non si lamentava, quindi aumentai il ritmo e mentre glielo spingivo più a fondo possibile nella gola, finché non fu il momento di venire, e allora le sborrai direttamente giù nella gola senza fermarmi, fino a che non ebbi finito di eiaculare. Mi scostai e la lascia riprendere fiato mentre mi guardava. Aveva la faccia rossa e le lacrime agli occhi per lo sforzo di avere il mio pisellone in gola.
«Ti è piaciuto?» le chiesi.
Lei annuì timidamente.
«Adesso potresti spostarti, che devo andare in bagno anche io?»
Lei si alzò e mise le mani in avanti come per bloccarmi, poi mi prese il braccio e mi portò alla doccia, posò il telefono a terra in un punto che le facesse riprendere bene la scena, lo avviò ed entrò dentro la doccia e si inginocchiò mettendo il petto in fuori, mostrandomi la lingua a bocca chiusa.
«Lo sai che puoi parlare, vero?» mi uscì spontaneo.
Lei si coprì la faccia con le mani per nascondersi dalla vergogna.
«Ho capito, scusami» le dissi dolcemente, «dai, togli le mani, ho capito cosa vuoi fare»
Lei prese coraggio e tolse le mani dalla faccia e le mise dietro la testa, per mostrarsi meglio, facendo alzare di più il seno.
«Elisabetta sei bellissima» le dissi puntandole il cazzo verso la faccia e iniziando a pisciarle addosso. Miravo alla lingua, che teneva fuori dalla bocca chiusa, evidentemente voleva sentirne il sapore ma non berla, ma non era un problema.
La ammirai mentre il mio piscio le correva sulla lingua, sul mento e sulle sue splendide tette dai capezzoli gonfi, che gocciolavano in maniera erotica verso l'ombelico e poi verso la fica.
Finito di fare pipì, sgocciolai le ultime gocce battendo la mia cappella sulla lingua di Elisabetta. Lei annuì sorridendo, era soddisfatta.
Però lo spettacolo non era ancora finito, perché prese il flacone del bagnoschiuma e me lo passò, poi mi fece il gesto di lavarla.
Accettai molto volentieri quella proposta e mi spalmai il sapone sulle mani e iniziai ad insaponare Elisabetta dappertutto, ponendo particolare attenzione nell’accarezzarle le tette e il culo. Aprii l'acqua calda e la temperatura fece sì che il mio cazzo tornasse di nuovo dritto e glielo infilai tra le cosce, iniziando a strofinarglielo in mezzo, sfregandole anche la sua vagina. Lei iniziò ad avere il fiato corto per l'eccitazione, mentre l'acqua calda le cadeva sulla schiena. Stavamo entrambi godendo da quello strofinamento, lei era appiccicata a me e io iniziai giocare con tutte e due le sue chiappe, stringendole e allargandole, stringendole e allargandole di nuovo, finché decisi di infilarle un dito nel culo, facendola sobbalzare e gemere. Mentre il mio cazzo le sfregava la vagina e il mio dito faceva avanti e indietro nel suo culo, lei emetteva dei leggeri versi di piacere, facendomi eccitare ancora di più. Mi ricordai che le piaceva essere insultata, quindi iniziai a dirle «Sei proprio una troia» e lei rispondeva «Sì, sì sono una troia!»
Stava andando in estasi, più la insultavo e più godeva.
«Sei una lurida maiala che si beve piscio»
«Sì, sì!»
«Sei una zoccoletta a cui piace essere trattata come un pezzo di carne, sei buona solo per essere scopata!»
«Sì, sì!»
«Sei il mio sborratoio!»
A quel punto la voce le si strozzò in gola e venne tremando un pochino.
Io non ero ancora soddisfatto, così la girai e le puntai la cappella sullo sfintere, lei si piegò e mise le mani al muro della doccia. Spinsi ed entrò facilmente nel suo culo, ci stavo infilando le dita da parecchio e glielo avevo allargato abbastanza, in più l'acqua della doccia lubrificava. Lei gemette ancora. Stetti fermo per diversi secondi, dandole il tempo di abituarsi, poi iniziai a scoparle il culo lentamente. Non doveva averlo utilizzato molto, perché era strettissimo, e lei faceva fatica a prenderlo, ma io ormai ero preso e continuavo a pomparglielo dentro. Le venni dentro al culo, provando un piacere intenso. Sfilai il cazzo e lei si allargò le chiappe per far fuoriuscire il poco sperma. La visione mi eccitò di nuovo e la baciai in bocca con la lingua, sembravo non averne mai abbastanza di lei. Elisabetta ricambiò il bacio, ma poi si staccò, prese fiato e disse:
«Dobbiamo sistemarci, non abbiamo tempo, gli altri potrebbero tornare da un momento all'altro»
Così finimmo di lavarci, e lei prese il telefono e inviò il filmato a Francesca.
«Cos’era, una sfida?» le chiesi un po' deluso.
«No, però io e Francesca ci mandiamo sempre i filmati di quello che facciamo»
Me lo feci bastare, in effetti anche Francesca aveva fatto lo stesso due sere prima.
Elisabetta insistette per asciugarmi lei con un asciugamano, e poi fece lo stesso con lei. Mi fece anche asciugare per un po' i suoi capelli con il fono, stando bene attento a non fare danni. Sembrava volesse farsi accudire come una bambola. Non era la prima volta che mi dava questa impressione, ma probabilmente era dovuto alla sua indole submissiva, in fondo tra lei e Francesca c'era una specie di rapporto schiava e padrona, e la padrona non era certo Elisabetta.
Finito di asciugarci entrambi, ci rimettemmo addosso i costumi e ci andammo a sedere sul divano in salotto, dove riprendemmo a limonare, finché non squillò il telefono di Elisabetta, era Francesca. Elisabetta rifiutò la chiamata e mi disse:
«Stanno arrivando» scostandomi da lei.
Capii di non dovermi farmi trovare vicino a lei, quindi andai in cucina e mi versai un bicchiere d'acqua, aspettando che rientrassero gli altri, per berlo davanti a loro, per fare scena che stessi facendo quello.
Gli altri entrarono e sistemarono la spesa, inconsapevoli di quello che avevamo fatto, tranne Francesca, che mi colse da parte senza farsi vedere e mi sussurrò:
«Ho visto il vostro video nella doccia mentre stavamo tornando in macchina, per fortuna ero dietro perché mi sono dovuta fare un ditalino di nascosto, è stato troppo eccitante vederti prendere la sua verginità di dietro!»
Rimasi di pietra, non sapevo che Elisabetta avesse il culo vergine, avrebbe dovuto avvisarmi, sarebbe andato diversamente, magari sarei stato più gentile, ma ormai era il danno era fatto e non credo le fosse dispiaciuto. Non era dispiaciuto nemmeno a Francesca, che mi guardava col fuoco negli occhi, ne voleva anche lei, e alla prima occasione l’avrei accontentata.
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