Alice, la mia migliore amica
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 13 min
di
Pienodiidee
genere
prime esperienze
cura
A
Alice è la mia migliore amica da sempre. Siamo cresciuti insieme e siamo inseparabili. Abitiamo sullo stesso pianerottolo, con le porte delle nostre case che si trovano l'una di fronte all'altra, e quando non siamo in giro, stiamo sempre insieme o da me o da lei. Essendo cresciuti insieme, ci piacciono le stesse cose, guardiamo film e serie tv insieme, ascoltiamo la stessa musica e giochiamo insieme ai videogiochi o qualsiasi altra cosa ci venga in mente.
Non abbiamo molti altri amici, perché di solito tutti e due veniamo considerati quelli strani, ma a noi va bene così, tanto abbiamo l’un l'altra a farci compagnia. Abbiamo questo rapporto quasi simbiotico, pertanto è normale avere sempre l'altro intorno, ed essendo abituati a questa reciproca presenza costante, nessuno dei due ha mai pensato all'altro veramente come un uomo o una donna, non in maniera sessuale, nonostante di lei si potesse tranquillamente dire che fosse una bella ragazza, con un bel viso sorridente, una folta chioma di capelli neri mossi che le scendeva fino ai seni, e un corpo snello con delle curve abbastanza soddisfacenti. Portava dei grossi occhiali tondi da vista perché non ci vedeva proprio perfettamente, ma niente di serio.
Quell’estate, per colpa del caldo asfissiante, ce ne stavamo sempre tutti e due vestiti nella maniera più leggera possibile. Io avevo spesso indosso soltanto dei pantaloncini corti senza portare la maglietta, tanto a lei non dava fastidio e nemmeno ci faceva caso. Lei pure indossava sempre dei pantaloncini corti e una t-shirt o una canottiera, per noi era semplicemente normale così. Un giorno però, mentre passavo del tempo insieme, come al solito, mentre era seduta sulla poltroncina in camera mia, mi era capitato per puro caso di intravederle un pezzetto di fica tra i pantaloncini larghi che portava. Era la prima volta che vedevo l'intimità di una donna e rimasi paralizzato per qualche secondo a guardare, incuriosito, cercando allo stesso tempo di non far capire ad Alice che gliela stavo guardando.
Fu quel breve istante a cambiare le cose fra noi, prima di allora non l’avevo nemmeno considerata come donna, ma adesso ci pensavo eccome. Ogni volta che eravamo insieme cercavo di sbirciare tra i suoi pantaloncini o nella sua scollatura, e in più di qualche occasione ero riuscito a vederle un capezzolo.
La mia curiosità per il suo corpo cresceva, e già da un po' avevo preso a masturbarmi pensando a lei.
Un giorno entrò in casa proprio mentre mi stavo masturbando, e dovetti così interrompere a metà. Lei non poteva sospettare cosa stessi facendo, perciò feci finta di niente e iniziammo a vedere un film insieme sul divano. Per la prima volta ero nervoso ad averla vicina, seduta appiccicata a me come aveva sempre fatto senza problemi. Mentre lei era concentrata a scegliere un film dal catalogo online, il mio occhio cadde proprio sulla scollatura della sua canotta, nella quale potevo vedere entrambi i capezzoli, gonfiati dalla brezza del condizionatore. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e, colpa anche della sega interrotta, stavo per avere una bella erezione.
A quel punto, preso dal nervosismo, mi alzai e le dissi che sarei andato a prendere da bere, così mi recai in cucina, lasciandola lì a scegliere il film.
In cucina mi abbassai i pantaloncini, sotto non avevo le mutande, e tirai fuori il cazzo per cercare di risolvere la situazione e finire di masturbarmi prima che Alice si accorgesse del mio stato.
«Vieni, ho scelto!» mi urlò lei dalla sala, mentre mi stavo segando.
«Ecco, un attimo!»
Dovetti interrompere di nuovo, perché lei insistette urlando ancora di sbrigarmi.
Presi una bottiglia d’acqua e una bibita e tornai in sala, dove lei se ne stava tranquilla sul divano a guardare la tv. Posai le bottiglie sul tavolinetto davanti al divano, e piegandomi guardai tra le sue gambe, intravedendo un cespuglietto di peli e un pezzetto di labbra della sua fica.
Non so cosa mi sia preso a quel punto, forse perché già troppo eccitato, mi misi davanti a lei e mi abbassai i pantaloni, facendo svettare il mio cazzo duro proprio di fronte a lei.
Alice rimase interdetta a fissarmi con gli occhi spalancati, completamente arrossita, impossibilitata da dire o fare qualsiasi cosa per lo stupore.
Presi a massaggiarmi il cazzo davanti a lei, e finalmente Alice riuscì a dire:
«Ma sei impazzito?»
Non riusciva a staccare gli occhi dal mio cazzo, e io dalla sua scollatura.
«Lasciami fare» dissi ad Alice, e lei rimase immobile in silenzio, probabilmente anche spaventata.
«Perchè lo stai facendo?» mi chiese lei con un filo di voce.
«Tranquilla, lasciami finire, non ti faccio niente, lasciami finire» fu l'unica cosa che riuscii a dire. Anche lei non disse altro e continuai a toccarmi davanti a lei, fino a venirmi in mano, emettendo un suono di puro godimento.
Lei continuò a guardarmi accigliata, finché la mia erezione non cessò. A quel punto, lei si alzò e se ne andò.
Ero sconvolto, lo eravamo entrambi, non riuscivo a capire come avessi potuto fare a non trattenermi, ma ormai il danno era fatto.
Andai a riposare e passai i due giorni seguenti ad arrovellarmi il cervello pensando a quanto accaduto, e di come doveva sentirsi Alice, di cui non avevo più avuto notizie.
Mi mancava la mia amica, non stavamo mai lontani per così tanto tempo, se non in occasione di qualche vacanza di uno dei due, ma adesso era tutto diverso, e credevo davvero di averla persa per sempre. Lei non doveva averlo detto a nessuno, perché né i miei e né i suoi genitori erano venuti a rimproverarmi di quanto accaduto. È vero che entrambi eravamo adulti, ma era strano che non lo avesse detto a nessuno, forse perché era rimasta fedele a tanti anni di segreti e complicità, magari adesso mi odiava, ma non abbastanza da rovinarmi dicendolo a tutti.
Mentre continuavo a scervellarmi pensando a lei, bussarono alla porta, aprii ed era lei.
«Dobbiamo parlare» disse scuotendo la testa negativamente.
Non trovai il coraggio di rispondere e la lasciai entrare. La seguii fino in camera mia e la lasciai sedere sulla poltroncina sulla quale si sedeva sempre.
Rimasi in piedi a guardarla, finché lei non sbotto:
«Ma come cazzo ti è venuto in mente?» mi urlò contro.
Non riuscii a rispondere, mi stavo vergognando troppo per riuscire a dire qualsiasi cosa.
«Come cazzo ti è venuto in mente?» ripeté lei.
Provai a borbottare qualcosa ma riuscii a malapena a balbettare.
«Ti rendi conto di quello che hai fatto?» e Alice partì a rimproverarmi, finché non le urlai «Ho capito!»
Lei si ammutolì.
«Ho capito, ho sbagliato, non so cosa mi è preso e ti chiedo scusa!»
Lei continuava a fissarmi scuotendo la testa. La guardai per un secondo e notai che era vestita come due giorni prima.
«Non volevo farlo apposta, è che tu sei arrivata mentre mi stavo segando e mi hai interrotto, poi stai sempre vestita così mezza nuda che ti si vede tutto e…»
«Ah! Adesso sarebbe colpa mia? Ma ti senti?» obiettò lei.
«Scusami Alice, non è quello che intendevo, dammi un secondo per respirare e mettere in ordine le idee»
«Va bene, forza!»
Accettò di darmi l'occasione di spiegarmi, e si mise a guardarmi a braccia conserte, mettendo involontariamente in risalto le sue tette verso l'alto.
Non potei fare a meno di guardarle la scollatura gonfiata da quella posizione. Alice se ne accorse e si coprì con le mani.
«Ancora? Ma sei proprio impazzito?» urlò.
«Alice, basta urlare, per favore. So di aver sbagliato e ti chiedo scusa ancora e te lo chiederò per sempre. Non riaccadrà, te lo prometto. Ti chiedo solo di aiutarmi però, magari potresti indossare il reggiseno e le mutande»
Alice mi guardò accigliata.
«L’altro giorno non li portavi e ti ho visto le tette e anche il cespuglietto. Non l'ho fatto apposta, però capiscimi, è difficile per me»
Lei mi guardò impietosita e abbassò le braccia che teneva per coprirsi dalla mia vista.
Inevitabilmente, il mio sguardo cadde sui suoi seni, i cui capezzoli induriti erano ben sagomati attraverso la canottiera.
«Ma fai sul serio?» mi ringhiò lei, tornando a coprirsi con le mani.
In quel momento capii qualcosa. Il condizionatore non era acceso, e l'unica spiegazione che trovavo per i suoi capezzoli gonfi, era che Alice fosse eccitata. Il mio cervello iniziò a frullare tremila pensieri contemporaneamente, collegandoli tutti insieme. Per prima cosa c'era lei eccitata coi capezzoli duri. Poi il fatto che fosse tornata a perdonarmi, ma indossando gli stessi vestiti di quando avevo perso il controllo. E infine il fatto che non lo avesse detto a nessuno.
Giunsi alla conclusione che forse anche lei doveva essere incuriosita dalla situazione, e capii che dovevo ribaltare il tutto a mio favore.
«Alice, ascoltami. Io… non so come dirtelo, ma ho dei bisogni, anzi, ne ho bisogno. Ne ho bisogno, vorrei che non fosse così, ma ne ho bisogno»
«Ho capito, ma perché con me? Trovati una ragazza, cazzo!»
Non sapevo cosa rispondere, stavo mandando tutto a puttane, quindi tanto valeva giocarmi il tutto per tutto.
Mi abbassai i pantaloni ancora una volta di fronte ad Alice. Il cazzo si drizzò immediatamente, e Alice vi ci incollò addosso i suoi occhi spalancati.
Rimase a bocca aperta e io presi a toccarmi e a scappellarmi lentamente. Lei non si muoveva ma scuoteva la testa appena appena.
Mi avvicinai piano a lei, cercando di non spaventarla e farla fuggire dalla paura.
«Che fai?» mi domandò lei guardandomi negli occhi.
«Lasciami fare» le risposi a voce bassa, iniziando ad avere il fiato corto per l'eccitazione.
Mi avvicinai ancora di più a lei, continuando a massaggiarmi lentamente il cazzo, aprendo e chiudendo la cappella. Lei indietreggiò leggermente, e io le dissi piano «No».
Lei si riavvicinò di nuovo e mise le sue mani sulle sue gambe e le si strinse le cosce. Segandomi, le avvicinai la punta della cappella alla guancia e la usai per darle qualche colpetto, poi cominciai a strofinarmi sulla sua guancia, tremando un pochino.
Alice non disse niente, ma si vedeva che era agitata e anche lei iniziava ad avere il fiato corto.
Mi avvicinai ancora e le misi tutto il cazzo sulla faccia, poggiandole addosso anche le palle. Mi stavo masturbando usando la sua faccia, sulla quale mi sfregavo su e giù. Lei rimase in silenzio e mi lasciò fare, così osai di più e le infilai una mano nella scollatura, stringendole delicatamente un seno e posando il pollice sul capezzolo. Lei emise un gemito e trattenne il respiro. Io continuavo a strofinarmi sulla sua faccia e a toccarle la tetta, mentre sentivo il piacere aumentare.
«Alice è bellissimo!»
Lei non rispose, continuava a guardare sia me che il mio cazzo, stringendosi forte le mani sulle gambe. Mi spostai verso il centro della sua faccia e le misi le palle sulle labbra, sperando che iniziasse a ciuccarle, mentre le strofinavo il cazzo accanto al naso. Lei niente, rimaneva ferma a lasciarmi fare e farsi toccare. Andammo avanti in silenzio, finché non sborrai. Il mio sperma le schizzò piano sulle sopracciglia e colò sul naso e sulle labbra.
Mi tolsi da lei e le presi un fazzoletto per farla pulire. Lei lo afferrò con vigore e si pulì il viso disgustata.
«Sei contento adesso?» mi rimproverò lei stizzita.
«Scusami… ma sai, mi è piaciuto molto»
«Vedi di fartelo bastare! Che non riaccada mai più!»
«Alice, non capisco perché non provi anche tu. Insomma, ho visto come mi guardavi il cazzo, si vede che sei curiosa, perché non ti lasci andare»
«Ma che cosa stai dicendo?! Tu sei proprio impazzito! Siamo amici da una vita, da sempre!»
«E quindi? Chi meglio di noi per scoprire queste cose? Tra di noi non ci sono mai stati segreti, e c'è totale fiducia tra noi, che cosa potrebbe andare male?»
«Non è così che funziona!»
«Ma funziona cosa? Chi te lo dice cosa funziona e cosa no?»
Lei mi guardò in silenzio.
«Alice, io e te possiamo fidarci l'uno dell'altra, siamo solo noi a saperlo e sai che non lo dirò a nessuno e che tu farai lo stesso, altrimenti lo avresti già fatto»
Lei continuava a fissarmi.
«Lo sai che non ti giudico, fai tranquillamente quello che vuoi fare» le dissi prendendole una mano e appoggiandola sul mio cazzo.
Lei continuava a scuotere la testa dubbiosa. Si capiva che era interessata, ma c'era qualcosa che la frenava.
Le alzai la maglietta scoprendo tutte e due le tette.
«Hai delle tette bellissime!»
«Ma non sono…» sibilò lei imbarazzata.
«Sono perfette!» esclamai abbassandomi su di lei e incominciando a baciargliele.
Avevo il suo capezzolo in bocca e glielo stavo succhiando forte. Lei ansimava piano, facendo grandi respiri. Non trovando resistenza, decisi di fare il passaggio successivo e le misi una mano nei pantaloncini, andando a toccare qualcosa di bagnato.
«Sei tutta bagnata!»
«Zitto e continua!» rispose lei, afferrandomi il cazzo e iniziando a segarmi velocemente in maniera goffa.
Ci stavamo masturbando a vicenda, lasciandoci andare ai nostri istinti. Lei ad un tratto spalancò completamente la bocca e strinse le gambe intorno alla mia mano, tremando.
«Sei venuta?»
«Sì» mi rispose appena, tenendo lo sguardo basso e vergognandosi.
Quella sua reazione delicata mi fece eccitare ancora di più e scesi con la testa fra le sue gambe, gliele allargai e diedi una grossa leccata alla sua fica, bagnata fradicia dei suoi umori.
«No!» mi fermò Alice, allontanando la mia testa con le mani e chiudendo le gambe.
«Per oggi basta! Ci dobbiamo fermare»
«Va bene» le dissi per farla tranquillizzare.
«Se vogliamo continuare ad essere amici e a fare queste cose, dobbiamo mettere delle regole»
Mi sorprese, ma il fatto che voleva mettere delle regole voleva dire che avremmo fatto altro, quindi mi stava bene.
«Ok, dimmi quali sono queste regole e io ci sto!»
«Intanto dobbiamo restare amici, quindi quando ci vediamo possiamo anche farlo una volta, ma poi continuiamo a comportarci come se niente fosse e continuiamo a guardare film insieme, a giocare e quant'altro, non deve essere solo questo. Ok?»
«Ok»
Alice mi guardò seria in volto.
«Allora, se hai capito, andiamo di là in sala e guardiamoci il film che volevo vedere l'altro giorno, e non provare nemmeno a fare qualcosa di strano»
Risi, «Ok capo!»
«Vattene a fanculo!» mi rispose lei, cercando di fare l’arrabbiata, ma si vedeva che sotto sotto era divertita.
Si alzò dalla poltroncina e si ricoprì le tette.
«Non posso crederci!» esclamò prima di uscire dalla mia camera e andare in sala a mettere il film.
Voti, commenti, suggerimenti e annotazioni sono sempre graditi e possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
Non abbiamo molti altri amici, perché di solito tutti e due veniamo considerati quelli strani, ma a noi va bene così, tanto abbiamo l’un l'altra a farci compagnia. Abbiamo questo rapporto quasi simbiotico, pertanto è normale avere sempre l'altro intorno, ed essendo abituati a questa reciproca presenza costante, nessuno dei due ha mai pensato all'altro veramente come un uomo o una donna, non in maniera sessuale, nonostante di lei si potesse tranquillamente dire che fosse una bella ragazza, con un bel viso sorridente, una folta chioma di capelli neri mossi che le scendeva fino ai seni, e un corpo snello con delle curve abbastanza soddisfacenti. Portava dei grossi occhiali tondi da vista perché non ci vedeva proprio perfettamente, ma niente di serio.
Quell’estate, per colpa del caldo asfissiante, ce ne stavamo sempre tutti e due vestiti nella maniera più leggera possibile. Io avevo spesso indosso soltanto dei pantaloncini corti senza portare la maglietta, tanto a lei non dava fastidio e nemmeno ci faceva caso. Lei pure indossava sempre dei pantaloncini corti e una t-shirt o una canottiera, per noi era semplicemente normale così. Un giorno però, mentre passavo del tempo insieme, come al solito, mentre era seduta sulla poltroncina in camera mia, mi era capitato per puro caso di intravederle un pezzetto di fica tra i pantaloncini larghi che portava. Era la prima volta che vedevo l'intimità di una donna e rimasi paralizzato per qualche secondo a guardare, incuriosito, cercando allo stesso tempo di non far capire ad Alice che gliela stavo guardando.
Fu quel breve istante a cambiare le cose fra noi, prima di allora non l’avevo nemmeno considerata come donna, ma adesso ci pensavo eccome. Ogni volta che eravamo insieme cercavo di sbirciare tra i suoi pantaloncini o nella sua scollatura, e in più di qualche occasione ero riuscito a vederle un capezzolo.
La mia curiosità per il suo corpo cresceva, e già da un po' avevo preso a masturbarmi pensando a lei.
Un giorno entrò in casa proprio mentre mi stavo masturbando, e dovetti così interrompere a metà. Lei non poteva sospettare cosa stessi facendo, perciò feci finta di niente e iniziammo a vedere un film insieme sul divano. Per la prima volta ero nervoso ad averla vicina, seduta appiccicata a me come aveva sempre fatto senza problemi. Mentre lei era concentrata a scegliere un film dal catalogo online, il mio occhio cadde proprio sulla scollatura della sua canotta, nella quale potevo vedere entrambi i capezzoli, gonfiati dalla brezza del condizionatore. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e, colpa anche della sega interrotta, stavo per avere una bella erezione.
A quel punto, preso dal nervosismo, mi alzai e le dissi che sarei andato a prendere da bere, così mi recai in cucina, lasciandola lì a scegliere il film.
In cucina mi abbassai i pantaloncini, sotto non avevo le mutande, e tirai fuori il cazzo per cercare di risolvere la situazione e finire di masturbarmi prima che Alice si accorgesse del mio stato.
«Vieni, ho scelto!» mi urlò lei dalla sala, mentre mi stavo segando.
«Ecco, un attimo!»
Dovetti interrompere di nuovo, perché lei insistette urlando ancora di sbrigarmi.
Presi una bottiglia d’acqua e una bibita e tornai in sala, dove lei se ne stava tranquilla sul divano a guardare la tv. Posai le bottiglie sul tavolinetto davanti al divano, e piegandomi guardai tra le sue gambe, intravedendo un cespuglietto di peli e un pezzetto di labbra della sua fica.
Non so cosa mi sia preso a quel punto, forse perché già troppo eccitato, mi misi davanti a lei e mi abbassai i pantaloni, facendo svettare il mio cazzo duro proprio di fronte a lei.
Alice rimase interdetta a fissarmi con gli occhi spalancati, completamente arrossita, impossibilitata da dire o fare qualsiasi cosa per lo stupore.
Presi a massaggiarmi il cazzo davanti a lei, e finalmente Alice riuscì a dire:
«Ma sei impazzito?»
Non riusciva a staccare gli occhi dal mio cazzo, e io dalla sua scollatura.
«Lasciami fare» dissi ad Alice, e lei rimase immobile in silenzio, probabilmente anche spaventata.
«Perchè lo stai facendo?» mi chiese lei con un filo di voce.
«Tranquilla, lasciami finire, non ti faccio niente, lasciami finire» fu l'unica cosa che riuscii a dire. Anche lei non disse altro e continuai a toccarmi davanti a lei, fino a venirmi in mano, emettendo un suono di puro godimento.
Lei continuò a guardarmi accigliata, finché la mia erezione non cessò. A quel punto, lei si alzò e se ne andò.
Ero sconvolto, lo eravamo entrambi, non riuscivo a capire come avessi potuto fare a non trattenermi, ma ormai il danno era fatto.
Andai a riposare e passai i due giorni seguenti ad arrovellarmi il cervello pensando a quanto accaduto, e di come doveva sentirsi Alice, di cui non avevo più avuto notizie.
Mi mancava la mia amica, non stavamo mai lontani per così tanto tempo, se non in occasione di qualche vacanza di uno dei due, ma adesso era tutto diverso, e credevo davvero di averla persa per sempre. Lei non doveva averlo detto a nessuno, perché né i miei e né i suoi genitori erano venuti a rimproverarmi di quanto accaduto. È vero che entrambi eravamo adulti, ma era strano che non lo avesse detto a nessuno, forse perché era rimasta fedele a tanti anni di segreti e complicità, magari adesso mi odiava, ma non abbastanza da rovinarmi dicendolo a tutti.
Mentre continuavo a scervellarmi pensando a lei, bussarono alla porta, aprii ed era lei.
«Dobbiamo parlare» disse scuotendo la testa negativamente.
Non trovai il coraggio di rispondere e la lasciai entrare. La seguii fino in camera mia e la lasciai sedere sulla poltroncina sulla quale si sedeva sempre.
Rimasi in piedi a guardarla, finché lei non sbotto:
«Ma come cazzo ti è venuto in mente?» mi urlò contro.
Non riuscii a rispondere, mi stavo vergognando troppo per riuscire a dire qualsiasi cosa.
«Come cazzo ti è venuto in mente?» ripeté lei.
Provai a borbottare qualcosa ma riuscii a malapena a balbettare.
«Ti rendi conto di quello che hai fatto?» e Alice partì a rimproverarmi, finché non le urlai «Ho capito!»
Lei si ammutolì.
«Ho capito, ho sbagliato, non so cosa mi è preso e ti chiedo scusa!»
Lei continuava a fissarmi scuotendo la testa. La guardai per un secondo e notai che era vestita come due giorni prima.
«Non volevo farlo apposta, è che tu sei arrivata mentre mi stavo segando e mi hai interrotto, poi stai sempre vestita così mezza nuda che ti si vede tutto e…»
«Ah! Adesso sarebbe colpa mia? Ma ti senti?» obiettò lei.
«Scusami Alice, non è quello che intendevo, dammi un secondo per respirare e mettere in ordine le idee»
«Va bene, forza!»
Accettò di darmi l'occasione di spiegarmi, e si mise a guardarmi a braccia conserte, mettendo involontariamente in risalto le sue tette verso l'alto.
Non potei fare a meno di guardarle la scollatura gonfiata da quella posizione. Alice se ne accorse e si coprì con le mani.
«Ancora? Ma sei proprio impazzito?» urlò.
«Alice, basta urlare, per favore. So di aver sbagliato e ti chiedo scusa ancora e te lo chiederò per sempre. Non riaccadrà, te lo prometto. Ti chiedo solo di aiutarmi però, magari potresti indossare il reggiseno e le mutande»
Alice mi guardò accigliata.
«L’altro giorno non li portavi e ti ho visto le tette e anche il cespuglietto. Non l'ho fatto apposta, però capiscimi, è difficile per me»
Lei mi guardò impietosita e abbassò le braccia che teneva per coprirsi dalla mia vista.
Inevitabilmente, il mio sguardo cadde sui suoi seni, i cui capezzoli induriti erano ben sagomati attraverso la canottiera.
«Ma fai sul serio?» mi ringhiò lei, tornando a coprirsi con le mani.
In quel momento capii qualcosa. Il condizionatore non era acceso, e l'unica spiegazione che trovavo per i suoi capezzoli gonfi, era che Alice fosse eccitata. Il mio cervello iniziò a frullare tremila pensieri contemporaneamente, collegandoli tutti insieme. Per prima cosa c'era lei eccitata coi capezzoli duri. Poi il fatto che fosse tornata a perdonarmi, ma indossando gli stessi vestiti di quando avevo perso il controllo. E infine il fatto che non lo avesse detto a nessuno.
Giunsi alla conclusione che forse anche lei doveva essere incuriosita dalla situazione, e capii che dovevo ribaltare il tutto a mio favore.
«Alice, ascoltami. Io… non so come dirtelo, ma ho dei bisogni, anzi, ne ho bisogno. Ne ho bisogno, vorrei che non fosse così, ma ne ho bisogno»
«Ho capito, ma perché con me? Trovati una ragazza, cazzo!»
Non sapevo cosa rispondere, stavo mandando tutto a puttane, quindi tanto valeva giocarmi il tutto per tutto.
Mi abbassai i pantaloni ancora una volta di fronte ad Alice. Il cazzo si drizzò immediatamente, e Alice vi ci incollò addosso i suoi occhi spalancati.
Rimase a bocca aperta e io presi a toccarmi e a scappellarmi lentamente. Lei non si muoveva ma scuoteva la testa appena appena.
Mi avvicinai piano a lei, cercando di non spaventarla e farla fuggire dalla paura.
«Che fai?» mi domandò lei guardandomi negli occhi.
«Lasciami fare» le risposi a voce bassa, iniziando ad avere il fiato corto per l'eccitazione.
Mi avvicinai ancora di più a lei, continuando a massaggiarmi lentamente il cazzo, aprendo e chiudendo la cappella. Lei indietreggiò leggermente, e io le dissi piano «No».
Lei si riavvicinò di nuovo e mise le sue mani sulle sue gambe e le si strinse le cosce. Segandomi, le avvicinai la punta della cappella alla guancia e la usai per darle qualche colpetto, poi cominciai a strofinarmi sulla sua guancia, tremando un pochino.
Alice non disse niente, ma si vedeva che era agitata e anche lei iniziava ad avere il fiato corto.
Mi avvicinai ancora e le misi tutto il cazzo sulla faccia, poggiandole addosso anche le palle. Mi stavo masturbando usando la sua faccia, sulla quale mi sfregavo su e giù. Lei rimase in silenzio e mi lasciò fare, così osai di più e le infilai una mano nella scollatura, stringendole delicatamente un seno e posando il pollice sul capezzolo. Lei emise un gemito e trattenne il respiro. Io continuavo a strofinarmi sulla sua faccia e a toccarle la tetta, mentre sentivo il piacere aumentare.
«Alice è bellissimo!»
Lei non rispose, continuava a guardare sia me che il mio cazzo, stringendosi forte le mani sulle gambe. Mi spostai verso il centro della sua faccia e le misi le palle sulle labbra, sperando che iniziasse a ciuccarle, mentre le strofinavo il cazzo accanto al naso. Lei niente, rimaneva ferma a lasciarmi fare e farsi toccare. Andammo avanti in silenzio, finché non sborrai. Il mio sperma le schizzò piano sulle sopracciglia e colò sul naso e sulle labbra.
Mi tolsi da lei e le presi un fazzoletto per farla pulire. Lei lo afferrò con vigore e si pulì il viso disgustata.
«Sei contento adesso?» mi rimproverò lei stizzita.
«Scusami… ma sai, mi è piaciuto molto»
«Vedi di fartelo bastare! Che non riaccada mai più!»
«Alice, non capisco perché non provi anche tu. Insomma, ho visto come mi guardavi il cazzo, si vede che sei curiosa, perché non ti lasci andare»
«Ma che cosa stai dicendo?! Tu sei proprio impazzito! Siamo amici da una vita, da sempre!»
«E quindi? Chi meglio di noi per scoprire queste cose? Tra di noi non ci sono mai stati segreti, e c'è totale fiducia tra noi, che cosa potrebbe andare male?»
«Non è così che funziona!»
«Ma funziona cosa? Chi te lo dice cosa funziona e cosa no?»
Lei mi guardò in silenzio.
«Alice, io e te possiamo fidarci l'uno dell'altra, siamo solo noi a saperlo e sai che non lo dirò a nessuno e che tu farai lo stesso, altrimenti lo avresti già fatto»
Lei continuava a fissarmi.
«Lo sai che non ti giudico, fai tranquillamente quello che vuoi fare» le dissi prendendole una mano e appoggiandola sul mio cazzo.
Lei continuava a scuotere la testa dubbiosa. Si capiva che era interessata, ma c'era qualcosa che la frenava.
Le alzai la maglietta scoprendo tutte e due le tette.
«Hai delle tette bellissime!»
«Ma non sono…» sibilò lei imbarazzata.
«Sono perfette!» esclamai abbassandomi su di lei e incominciando a baciargliele.
Avevo il suo capezzolo in bocca e glielo stavo succhiando forte. Lei ansimava piano, facendo grandi respiri. Non trovando resistenza, decisi di fare il passaggio successivo e le misi una mano nei pantaloncini, andando a toccare qualcosa di bagnato.
«Sei tutta bagnata!»
«Zitto e continua!» rispose lei, afferrandomi il cazzo e iniziando a segarmi velocemente in maniera goffa.
Ci stavamo masturbando a vicenda, lasciandoci andare ai nostri istinti. Lei ad un tratto spalancò completamente la bocca e strinse le gambe intorno alla mia mano, tremando.
«Sei venuta?»
«Sì» mi rispose appena, tenendo lo sguardo basso e vergognandosi.
Quella sua reazione delicata mi fece eccitare ancora di più e scesi con la testa fra le sue gambe, gliele allargai e diedi una grossa leccata alla sua fica, bagnata fradicia dei suoi umori.
«No!» mi fermò Alice, allontanando la mia testa con le mani e chiudendo le gambe.
«Per oggi basta! Ci dobbiamo fermare»
«Va bene» le dissi per farla tranquillizzare.
«Se vogliamo continuare ad essere amici e a fare queste cose, dobbiamo mettere delle regole»
Mi sorprese, ma il fatto che voleva mettere delle regole voleva dire che avremmo fatto altro, quindi mi stava bene.
«Ok, dimmi quali sono queste regole e io ci sto!»
«Intanto dobbiamo restare amici, quindi quando ci vediamo possiamo anche farlo una volta, ma poi continuiamo a comportarci come se niente fosse e continuiamo a guardare film insieme, a giocare e quant'altro, non deve essere solo questo. Ok?»
«Ok»
Alice mi guardò seria in volto.
«Allora, se hai capito, andiamo di là in sala e guardiamoci il film che volevo vedere l'altro giorno, e non provare nemmeno a fare qualcosa di strano»
Risi, «Ok capo!»
«Vattene a fanculo!» mi rispose lei, cercando di fare l’arrabbiata, ma si vedeva che sotto sotto era divertita.
Si alzò dalla poltroncina e si ricoprì le tette.
«Non posso crederci!» esclamò prima di uscire dalla mia camera e andare in sala a mettere il film.
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