Le nipoti gemelle 1

scritto il 2026-10-12 tempo di lettura 14 min

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incesti
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I miei guai iniziarono quando mia sorella si trasferì con la sua famiglia in casa mia. Avevo già superato i quaranta e un giorno mia sorella mi comunicò che avrebbe subito lo sfratto e che si sarebbe trasferita nella mia casa, o meglio, nella nostra casa, dato che ce l’avevano lasciata o nostri genitori, ma l’avevo sempre utilizzata solo io, perché mia sorella era sposata e abitava con suo marito e le sue due figlie. Io invece ero sempre stato la pecora nera della famiglia, perché non ero serio come mia sorella e invece di trovarmi una relazione stabile ero passato da una donna all'altra, e per questo venivo considerato un eterno Peter Pan. È vero che in passato ero stato quello che ero stato, ma da due anni a questa parte mi ero ravveduto e avevo cambiato completamente mentalità e stile di vita, forse dovuto anche al fatto che erano venuti a mancare i nostri genitori.
Così mi sono trovato una compagna che amo e vivo insieme a lei nella grande casa che mi hanno lasciato i miei genitori.
Andava tutto alla grande finché mia sorella non mi diede quella notizia. Io le suggerii di trovare un’altra casa, ma lei insistette perché a quanto pare erano in difficoltà economiche, e in più la mia compagna ci si era messa in mezzo a dire che era mia sorella e quindi dovevo aiutarla. A me stava bene aiutarla, era anche giusto, solo che sapevo che ritrovarmi quattro persone dentro casa non sarebbe stato facile, anche perché loro avevano vissuto lontano da me e, a parte mia sorella, gli altri erano praticamente degli sconosciuti, che avevo visto giusto qualche volta nelle ricorrenze.
Così mia sorella e la sua famiglia si trasferirono da me, in piena estate, da un giorno all'altro.
Quando arrivarono, io e la mia compagna li accogliemmo con gioia, preparando in anticipo le stanze per tutti quanti, mettendo mia sorella e suo marito in una camera matrimoniale e preparando una camera per le bambine con due letti separati. Mettemmo anche qualche mobile, e decorazione, sia nella stanza di mia sorella che in quella delle mie nipotine, mettendo in quest’ultima le varie vecchie bambole e giocattoli che trovai in casa e in soffitta. Solo al loro arrivo mi resi conto dell'errore, perché quando arrivò mia sorella e scese dalla macchina, dietro di lei scesero anche le mie due nipotine. Le “bambine" non erano più poi così tanto bambine come ricordavo, ma delle vere e proprie signorine. Non le vedevo da anni e non avevo idea del fatto che fossero cresciute, e già mi immaginavo la reazione di mia sorella quando avrebbe visto la stanza piena di bambole. Anche la mia compagna sembrava che stesse pensando alla stessa cosa, lo capii da come mi guardò.
Mia sorella venne ad abbracciarmi alla sua maniera che si vedeva fosse palesemente falsa, mentre mio cognato strinse cordialmente la mano a me e la mia compagna. Le due ragazze rimasero dietro e si limitarono a fare un saluto all’unisono, accompagnato da un cenno della testa. Erano gemelle, ma si poteva capire soltanto da come si muovevano in sincronia, perché di carattere erano completamente diverse, almeno da quello che ricordavo, e adesso erano diverse anche d’aspetto, dato che una delle due si era tinta i capelli completamente di biondo, mentre l'altra era rimasta castana come mia sorella. A vederle sembravano due angioletti, ma nella mia testa me le ricordavo come le gemelle di Shining, pestifere come lo eravamo stati io e la madre da giovane.
Facemmo sistemare tutti nelle proprie stanze, e mia sorella non si fece mancare l'occasione per rimproverarmi per le bambole nella stanza delle figlie che, cito testualmente, “ormai non sono più delle bambine, non sapevo nemmeno che le tue nipoti fossero adulte".
Era lì da meno di un'ora e già aveva iniziato a rimproverarmi, sapevo che la nostra convivenza sarebbe stata dura. Per fortuna c'era la mia compagnia a sostenermi, quindi non mi preoccupavo troppo, anche perché, come avevo detto, adesso ero cambiato ed ero più maturo.
Passammo un’allegra serata insieme e il tutto sembrò abbastanza normale, mi sarei soltanto dovuto abituare a questa nuova normalità.
Quella notte, prima di andare a dormire, la mia compagna si persino complimentò con me per come avevo gestito la cosa, e tra una chiacchiera e l'altra finimmo per fare l’amore. Fu divertente perché adesso con gli altri in casa non potevamo fare rumore e ci sembrò di essere tornati giovani, a quando dovevamo fare certe cose in silenzio per non farci scoprire. Adoravo la complicità che avevo con lei, ed era veramente stata la mia salvezza durante questi due ultimi anni insieme, e sentivo che lo sarebbe stata anche adesso che avrei dovuto sopportare mia sorella e la sua famiglia.
I giorni seguenti furono abbastanza di assestamento e imparammo tutti a gestire questa nuova normalità. Mia sorella e mio genero trovarono lavoro brevemente, quindi non furono troppo d'impiccio, mentre le loro figlie passavano tutto il tempo davanti alla televisione in salotto o al cellulare. La scuola era finita, quindi non avevano molto da fare e non potevano nemmeno andare in paese da sole perché abitavamo in campagna ed era abbastanza lontano. Comunque a casa non mi erano di fastidio, perché io me ne rimanevo quasi tutto il giorno a lavorare nel mio studio e praticamente non le sentivo mai, come se non ci fossero.
Un pomeriggio, dalla finestra del mio studio le beccai a prendere il sole vicino la piscina. Tutte e due erano in costume e occhiali da sole, ma nemmeno le guardai, in fondo erano le mie nipoti.
Più tardi però, quando scesi in cucina a prendere qualcosa da bere, le vidi di nuovo dalla finestra e notai immediatamente che Daria, quella bionda, non indossava più la parte superiore del costume, lasciando esposte al sole le sue tettine da diciottenne. Fui sorpreso di vederla così disinibita e rimasi imbambolato a guardarla, non tanto per interesse, quanto perché non sapevo cosa fare in quella situazione inaspettata. Decisi di fingere di non aver visto niente e tornarmene in studio, avrei voluto dirle che non poteva stare così, ma temevo la sua reazione se fossi andato da loro con lei così scoperta, e di certo non volevo sentire mia sorella urlarmi contro perché le avevo guardato le figlie.
Il giorno dopo mi ritrovai davanti lo stesso spettacolo, con Daria con il seno al vento e Ludovica vicino a lei, tutte e due a giocare con il cellulare come al solito. Le guardai pensando a come fare smettere questa cosa senza far capire a mia sorella che avevo visto sua figlia nuda, perché non volevo avere problemi, soprattutto con la mia compagna, anche perché stava andando benissimo da quando mia sorella si era trasferita qui, tra noi c'era stato come un ritorno di fiamma e ci divertiva tanto fare l'amore insieme cercando di restare in silenzio per non farci scoprire. Tra noi si era risvegliata una nuova passione e quella notte addirittura lei si svegliò e prese a farmi un pompino mentre dormivo, svegliandomi a sufficienza da godermelo, ma non abbastanza da trovare la forza di alzarmi e fare sesso come si deve, anche perché avevo troppo sonno.
Passarono i giorni e proseguì quella nuova routine fatta di chiacchiere in famiglia a cena, nipoti che prendevano il sole e la passione rinata con la mia compagna.
Ormai ci aveva preso gusto a succhiarmi il cazzo di notte e a svegliarmi con quella piacevole sorpresa, ma la situazione cambiò quando dopo circa una settimana di pompini notturni sentii il bisogno di andare in bagno mentre me lo stava succhiando. Aprii gli occhi e mi alzai nel buio, ma una mano mi fermò. Misi a fuoco e vidi un'ombra con un dito davanti alla bocca come per dirmi di fare silenzio. Mi irrigidii impaurito, mentre sentivo la mia compagna continuare a succhiarmi il cazzo sotto le lenzuola. Non trovai la forza di fare niente, perché non volevo che la mia compagna capisse che era stata spiata mentre mi faceva un pompino, si sarebbe messa ad urlare e sarebbe successo un casino con mia sorella e mia nipote. Cercai di far capire a Daria con lo sguardo che doveva andarsene, ma lei mi mise una mano sulla bocca per farmi rimanere in silenzio. Adesso che i miei occhi si stavano abituando al buio, potevo vedere che con l'altra mano si stava masturbando nelle mutandine. Era pazza, doveva andarsene prima che la mia compagna finisse di farmi quel pompino, quindi alzai la mano per farle dei gesti ma sfiorai qualcosa a fianco a me. Guardai verso il lato sinistro del letto e rimasi impietrito nel vedere la mia compagna che dormiva beatamente accanto a me. Capii che doveva essere Ludovica quella che mi stava succhiando il cazzo, ma non trovai il coraggio di fare una mossa, terrorizzato all’idea di svegliare la mia compagna e farmi trovare in quella situazione. Con il cuore a mille per la paura, ci misi poco a venire, e dalla sensazione che ebbi, dovevo esserle venuto in bocca. Sentii una lingua pulirmi per bene la cappella e poi abbandonarmi. Ludovica era sgattaiolata da sotto le lenzuola e aveva raggiunto Daria. Senza dire niente, le due se ne andarono.
Non riuscii a chiudere occhio, scioccato da quanto accaduto.
Non volevo che sfociasse il caos, perciò decisi di aspettare che si facesse mattino e affrontare quelle due. Aspettai nel mio ufficio che si facesse metà mattina, cosicché tutti fossero andati via, e una volta impresso nella mia mente come mi sarei dovuto comportare, andai a cercare le mie due nipotine.
Con mia enorme sorpresa trovai Daria in cucina, dietro il bancone che c'era al centro e stava sorseggiando un bicchiere di limonata con ghiaccio. Indossava un toppino corto leggero che le copriva a malapena i seni e potevo vedere i suoi capezzoli turgidi stampati sulla stoffa, l’ombelico era scoperto e la parte bassa del corpo era nascosta dietro il bancone.
«Dobbiamo parlare» le dissi in tono autoritario, «Dov’è tua sorella?»
Daria mi guardò con aria di sfida e rispose «È qui, mi sta leccando il buco del culo»
Rimasi esterrefatto da quelle parole e feci il giro del bancone per controllare. Trovai Ludovica in ginocchio che con entrambe le mani teneva il sedere di Daria allargato e dava grandi leccate in mezzo al suo culo.
«Che cosa state facendo?» esclamai sconvolto.
«Non lo vedi? A Ludovica piace leccare il buco del culo, ci starebbe delle ore»
Il suo tono beffardo non faceva che aumentare la mia confusione. Inoltre, Daria si alzò il top mettendo in mostra le tette e poi si passò il bicchiere ghiacciato su un capezzolo, rabbrividendo.
«Perchè? Siete sorelle!»
«Gemelle! Sai, abbiamo molte cose in comune e spesso vogliamo le stesse cose, abbiamo gli stessi stimoli e le stesse voglie. Un culo è un culo e un corpo e un corpo, che differenza fa tra mia sorella e quello di un altro?»
La guardai stupefatto mentre Ludovica non smetteva di leccarla, come se per lei non esistesse altro.
«Non funziona così, io… e poi non potete entrare nel mio letto la notte» le rimproverai.
«Facciamo come ci pare, adesso comandiamo noi!» disse convinta Daria, facendo roteare il bicchiere ghiacciato intorno all’altro capezzolo.
«Che cosa? Ma è assurdo!»
«Abbiamo una foto di te che ci guardi mentre prendiamo il sole, non vorrai che la veda qualcuno… tipo mamma e papà, oppure la tua compagna» continuò Daria con il sorriso soddisfatto di chi sa di aver vinto.
Non sapevo come reagire, mia nipote mi stava minacciando e loro erano in due, se avessi detto tutto a qualcuno non mi avrebbe mai creduto, la parola di due giovani ragazze innocenti contro la mia.
«Che cosa volete?» domandai guardando Daria in modo minaccioso.
«Niente! Lasciaci fare queste cose liberamente. Nient'altro!»
«Cosa? Perché?»
«Perché ci piace. Ci piace fare cose sessuali tra di noi e non vogliamo nasconderci. Vogliamo girare liberamente nude per casa e scopare quando ci va. Nient'altro. Se vuoi puoi pure guardare o unirti a noi se ci va. Tanto è una settimana che ti succhiamo il cazzo a turno, ti abbiamo già assaggiato e potremmo fare tanto altro»
«Ma siete le mie nipoti!»
«Che ti importa! Fino a qualche settimana fa si può dire che nemmeno ci conoscevi! Hai riempito la nostra camera di bambole come se fossimo ancora delle ragazzine»
La guardai ancora una volta spiazzato, senza sapere cosa rispondere. Aveva ragione che non lo conoscevo, ma erano pur sempre le mie nipoti, le figlie di mia sorella.
«Ludovica, potresti almeno smettere di leccare il culo a tua sorella?» dissi distrattamente, cercando di prendere tempo per pensare.
Ludovica si fermò e si mise in piedi, si avvicinò a me e sussurrò «Zio tira fuori il cazzo che finiamo quello che abbiamo iniziato stanotte»
Senza aspettare una mia risposta, andò dietro di me, si inginocchiò e mi abbassò in un solo colpo pantaloni e mutande e mi allargò le chiappe e prese a leccarmi il buco del culo, proprio come aveva fatto con la sorella.
Un brivido di corse lungo tutto il corpo, mentre sentivi la lingua ruvida di mia nipote fare su e giù lungo il mio ano. Era una sensazione elettrizzante e non riuscivo a reagire in nessuna maniera, ormai il sangue stava abbandonando il mio cervello per defluire altrove.
Ero impaurito e agitato, quelle due erano pericolose e non sapevo come poterle gestire.
Daria si avvicinò a me e mi fece sentire il calore del suo seno poggiato sulla mia camicia. Mi afferrò il cazzo già mezzo duro e diede due forti strofinate. Mi ritrovai immediatamente in piena erezione e Daria si abbassò per sfilarsi le mutandine, poi si rialzò, allungò la mano verso di me e disse «Annusa, l'odore di tua nipote»
Ormai perso in quella marea di sensazioni, diedi una forte annusata alle sue mutandine, inspirando a fondo l'odore degli umori della sua fica.
Daria mi spinse le mutandine sulle labbra e io le lasciai entrare. Erano già completamente bagnate ed erano pregne dell'inconfondibile sapore di fica. Continuavo a rimanere immobile, impassibile, mentre Daria alzò la gamba destra e guidò con la mano il mio pene dentro di lei. Era strettissima e feci fatica ad avanzare, ma fece tutto lei inserendolo più a fondo che poteva. Lentamente prese a balzellare il necessario per farsi scorrere il mio cazzo dentro di lei, mentre la sorella continuava a leccarmi il culo. Daria si era abbracciata a me e mi montava in piedi, godendo a ogni affondo. Mi guardava negli occhi e teneva le labbra aperte che sfioravano il mio naso e le mutandine che tenevo in bocca.
«Se fai come diciamo noi avrai tanta di questa robina» disse Daria fra un gemito e l'altro. Avrei voluto protestare, ma era difficile farlo mentre la sua fica si aggrappava stretta intorno alla mia cappella e sembrava risucchiarmi ogni volta che saliva. Il piacere era troppo per poter ragionare e le lascia fare, rimanendo immobile fino a che non stetti per venire. Le avvisai e le mie due nipotine si misero davanti a me, tutte e due in ginocchio e sorridenti. Daria mi diede gli ultimi colpi di sega con le mani e sborrai copiosamente in faccia a entrambe.
«Zio guarda che cosa ci hai fatto! Sei proprio un maiale» disse scherzosamente Ludovica, ridendo.
Tutte e due insieme mi diedero qualche altra leccata per pulirmi il cazzo, poi Ludovica mi succhiò la punta per assicurarsi che fosse uscita tutta, e infine si alzarono entrambe davanti a me, con la faccia piena del mio sperma.
«Allora affare fatto! Tu ci lasci fare come ci pare e noi non diciamo niente a nessuno, ok?»
«Ok»
Che altro potevo rispondere?


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