La mia bulla 1
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 11 min
di
Pienodiidee
genere
dominazione
cura
A+
Quest’ultimo anno scolastico è stato duro, ma almeno è l'ultimo. Non ho sempre disprezzato la scuola, anzi, da ragazzino mi piaceva molto, ma il liceo per me è stato un incubo, un vero inferno, e a renderlo tale era stata lei, Lucrezia, la mia bulla.
Lucrezia è entrata di prepotenza nella mia vita proprio quando ho iniziato il liceo. Per puro caso siamo finiti seduti nello stesso banco, e da allora mi da il tormento. Quella stronza non perde occasione per farmi scherzi e dispetti, spesso anche piuttosto pesanti. Si comporta come un vero maschiaccio con me, ma quando ci sono i professori si comporta da santa. Mai nessuno sospetterebbe dei suoi continui maltrattamenti nei miei confronti, anche perché è stata così fortunata che la vita le ha regalato l’aspetto di un perfetto angioletto. È bella e graziosa, alta e atletica, e il suo viso ha dei lineamenti delicati da bambolina, con quei suoi occhi enormi color dell'ambra chiara, come i suoi capelli. È la classica ape regina della scuola, popolare e benvoluta da tutti. È furba e sa bene come viene percepita dagli altri, perciò riesce facilmente a farsi passare per una dolce e cara ragazza, anche grazie ai suoi voti alti, che lasciano intendere una certa diligenza nello studio. Certo, come no, se non fosse stato per me, che sono stato costretto a passarle compiti e risposte delle verifiche, probabilmente a quest'ora sarebbe stata persino bocciata. È una vera e propria vipera, un diavolo vestito da santo, e a scontarne le pene sono io. Mi maltratta a ogni occasione, e più di qualche volta mi ha persino lasciato dei lividi. È per colpa sua che odio la scuola e spesso ho pensato di lasciarla o cambiare istituto, ma i miei genitori non me l'hanno permesso. Ho persino dovuto iniziare a frequentare uno psicologo perché mostravo sintomi da eccesso di stress. Non che sia servito a qualcosa, se non a farmi imbottire di farmaci. Così, il giorno, quando non sono a scuola dormo. Poi mi sveglio, faccio i compiti e torno a dormire. La mia vita è finita, praticamente inesistente. Vado avanti solo perché davanti a me ho la certezza che finito quest'ultimo anno non dovrò sopportare mai più quella bestia di Lucrezia. Per colpa sua non ho amici, né tantomeno una ragazza. Almeno fino a oggi. Infatti ho conosciuto da poco una ragazza, Alessandra, che frequenta il quarto anno. È dolce e gentile con me, sorride sempre e arrossisce quando le parlo. Ci incontriamo spesso a scuola, ma sempre di nascosto, lei perché è timida, io perché tremo al solo pensiero di come mi possa umiliare Lucrezia se lo venisse a sapere. Per questo ci incontriamo sulla scalinata che dà l’accesso sul tetto, lì non ci viene mai nessuno ed è un posto tranquillo. Oggi per me è un grande giorno, perché ho deciso finalmente di farmi coraggio e baciare Alessandra. Parliamo per un po', poi mi avvicino, lei si avvicina a me e ci baciamo. Dapprima dei candidi baci sulle labbra, ma basta poco a lei per infilarmi la lingua in bocca. Sono felicissimo, finché non sento urlare:
«Lurido cane!»
Alessandra si stacca da me, ma non di propria volontà, viene staccata via. È Lucrezia, rossa di rabbia in volto. Sono finito.
Da una spinta ad Alessandra per allontanarla e poi mi dà un ceffone in faccia, facendomi malissimo, poi mi afferra per il collo e mi spinge contro il muro.
«Ecco dove ti nascondevi questi giorni, sei addirittura con una ragazza!»
Alessandra prova a dire qualcosa per difendermi, ma Lucrezia le ringhia «Vattene o meno pure a te!», e Alessandra scappa via impaurita.
Così se ne va la mia unica possibilità di avere una ragazza. Scoppio in lacrime, per la rabbia e il nervoso. Vorrei davvero picchiare Lucrezia stavolta, ma sono piccolo e debole, lei avrebbe facilmente la meglio.
«Che fai, piangi?»
Non le rispondo e stringo i denti. La fisso negli occhi, entrambi siamo pieni di rabbia.
«E così ti sei trovato una ragazza e non me l'hai detto!» mi schernisce lei.
«Lasciami stare! Io e lei siamo innamorati, che ti frega a te?» protesto inutilmente.
Credevo mi avrebbe riso in faccia, invece sembrava più arrabbiata che mai.
«Tu sei il mio cane e fai quello che dico io! Se vuoi fare qualsiasi cosa devi chiedere prima a me!» e mi dà un altro schiaffo.
Non ci vedo più dalla rabbia e senza pensarci le metto una mano in faccia e cerco goffamente di schiacciarla e di farle male.
«Stupido coglione! Come osi toccarmi!» dice togliendomi la mano di dosso a lei. Questo la fa arrabbiare ancora di più, tantoché stinge la presa che ha sul mio collo e mi solleva da terra tenendomi contro il muro. Sta per darmi un pugno. Guardo verso il basso, sorpreso di essere stato sollevato con una sola mano. Quello che vedo però mi sorprende, perché guardando in basso vedo perfettamente nella scollatura della camicetta bianca di Lucrezia. Lei si accorge della mia espressione sorpresa, guarda anch'essa dove sto guardando io, e capisce che le stavo guardando le tette. Molla la presa, colta di sorpresa dallo stupore, e io atterro, quasi cadendo. Lei si porta una mano sulla scollatura per coprire il seno.
«Lurido cane schifoso! Ecco che facevi con quella ragazza! Sei solo un cane arrapato disperato che vuole scopare!» mi ringhia contro arrabbiata.
«Io non…»
«Non ci provare!» ordina lei, afferrandomi di nuovo per il collo e sbattendomi di nuovo al muro.
«Sei solo un lurido cane arrapato! Anzi no, sei solo un maiale arrapato!» mi inveisce contro.
In un lampo fa cambio mano sul mio collo, passando a stringermi con la mano sinistra. La destra, con mia grande sorpresa scende giù e mi abbassa di botto i pantaloni. Fa lo stesso con le mutande e rimango con solo la maglietta a cazzo di fuori davanti a lei. Questa volta si è spinta oltre ogni limite, non mi aveva mai umiliato tanto.
«Sei soltanto uno schifoso maiale arrapato!» dice, stavolta con voce più bassa, afferrandomi il cazzo con la mano e cominciando a muoverla su e giù.
Provo a dire qualcosa, ma lei blocca mettendomi la mano sinistra sulla bocca.
«Zitto!»
La lascio fare, sono terrorizzato ma è piacevole. Lucrezia mi sta masturbando velocissimamente e in pochi secondi sborro per terra.
«Guardati, fai schifo!» mi dice disgustata, per poi darmi uno schiaffo fortissimo sul cazzo.
«Lurido maiale! Rivestiti e non farti mai più vedere con un’altra ragazza o ti massacro di botte!»
Mi minaccia e se ne va senza aggiungere altro. Io ancora fermo, incredulo. Mi ha stuprato. Lucrezia mi ha stuprato. È stata solo una sega, ma comunque contro la mia volontà. Ma allora perché mi è piaciuto?
Torno in classe e mi siedo come nulla fosse. Mi ha violentato, ma non posso dirlo a nessuno, non mi crederebbero, io sono uno sfigato e lei la regina della scuola, beneamata da tutti. Per fortuna è quasi finita la giornata scolastica e riesco a resistere da non scoppiare a urlare davanti a tutti. Lei non mi dice niente, non mi guarda nemmeno. Suona la campana, lei se ne va e io mi sbrigo a tornare a casa.
Non voglio pensarci, non voglio pensare a quello che è successo ma la tensione è troppa e non riesco a pensare ad altro. Sono così nervoso che salto il pranzo, prendo i miei tranquillanti e cado in un sonno profondo.
Mi sveglio e riapro gli occhi in uno stato più confuso del solito. Mi sento strano, una sensazione strana mai provata prima, come di pesantezza sulle gambe. Mi tiro leggermente su e metto a fuoco la vista. Davanti a me, con gli occhi spalancati dal terrore di chi è stato beccato a fare qualcosa di sbagliato, c'è Lucrezia, o almeno la sua testa. Nella sua bocca, ben in tiro, c'è il mio cazzo.
«Che cazzo stai facendo?!» le urlò contro, sorpreso e spaventato.
Lei si tira su, togliendo la bocca dal mio cazzo.
«Io… io…»
Era senza parole, balbettava. Lucrezia, la stessa bestia che mi aveva aggredito qualche ora prima, adesso balbettava impaurita.
«Io ero venuta a trovarti… ma tu dormivi! Ho provato a svegliarti ma non ti svegliavi!» si giustificò lei.
«Ma che cazzo dici? E da quando tu vieni a trovarmi? E come sei entrata? E perché mi stai succhiando il cazzo?» le domandai arrabbiato.
Lei rispose alla mia rabbia, arrabbiandosi a sua volta. Si tirò su del tutto, mettendosi seduta e mi strinse forte il cazzo con la mano sinistra.
«Stammi a sentire, io ti vengo a trovare quando mi pare! Mi ha fatto entrare tua madre e…» si ferma qualche secondo a soppesare bene le parole che sta per dire, «non è che sono venuta a succhiarti il cazzo, è che non riuscivo a svegliarti e allora volevo farti uno scherzo, una cosa tira l'altra e alla fine ti ho spogliato. Poi ho visto il tuo cazzo enorme e… ero curiosa, ecco!»
Mi guarda come se quello che aveva appena detto avesse perfettamente senso. Sbottai.
«Lucrezia ma che cazzo stai dicendo? Sei impazzita? Ti rendi conto che sia prima a scuola, che adesso, quello che hai fatto è un vero e proprio stupro?»
Lei mi guarda per un attimo spaventata, ma poi si riprende e cerca di fare quello che sapeva fare meglio, manipolare le persone.
«Ma come sei esagerato, ma quale stupro e stupro! Ti ho fatto una sega e adesso un bocchino! Dai che ti è pure piaciuto»
«No Lucrezia, non è mi è piaciuto, e lo hai fatto contro la mia volontà, si chiama stupro!»
Lei mi guarda contrariata e dice «Ma smettila! Chiunque altro al posto tuo sarebbe contento! Adesso tu te ne stai zitto e non dici niente a nessuno, e in cambio io ti finisco di fare il bocchino»
Non aspetta nemmeno che le risponda, con un gesto si mette i capelli dietro l'orecchio, si abbassa e ricomincia a succhiarmi il cazzo. È brava e succhia forte, e io non riesco a concentrarmi abbastanza da dire qualcosa. La osservo fare su e giù con la testa sul mio cazzo. Le sue labbra serrate scorrono sulla verga e la cappella, dandomi un piacere mai provato prima. Mi godo ogni suo movimento. I suoi occhi ambrati fissi su di me. Lucrezia, la mia bulla, mi stava succhiando avidamente il cazzo. Per la prima volta non la stavo odiando, non stavo odiando la sua bellezza, che tante volte era stata usata come arma contro di me. Adesso la apprezzo nel vederla darmi piacere. Prende a leccarmi il frenulo e la punta della cappella mentre mi finisce di segare con la mano. Sborro e la sento succhiare forte la punta della mia cappella per prendere tutto il mio seme in bocca. Si stacca di poco e lascia colare lo sperma dalle sue labbra fino a sopra il mio cazzo, poi si abbassa e lo lecca di nuovo, stavolta ingoiandolo.
Mi guarda e mi dice «Voglio che domani lasci immediatamente quella deficiente! Tu sei mio, ricordatelo!»
Si alza e se ne va. Sembrava anche leggermente imbarazzata.
Mi alzo meglio e noto qualcosa sul mio letto nel punto dov'era prima Lucrezia.
Le sue mutandine, bianche, sono lì. Mi chiedo perché fossero lì e perché se le fosse sfilate. Non mi ero nemmeno accorto che lo avesse fatto, ma probabilmente era successo prima che mi svegliassi. Ma perché?
Le presi ed erano completamente umide. Se le era bagnate masturbandosi? O se le era tolte perché voleva scoparmi mentre dormivo? Non potevo sapere la risposta, perciò mi limitai a fare quello che il mio istinto mi suggeriva di fare e le annusai. Era la prima volta che sentivo l'odore della fica, ed era l'odore della fica di Lucrezia. Quell’aroma afrodisiaco bastò a farmi inturgidire di nuovo il cazzo. Mi segai annusando le sue mutandine e leccandole dove erano più bagnate, immaginando la fica di Lucrezia che ci era stata a contatto, e che probabilmente, di questo passo, avrei leccato davvero. Non solo, l’avrei scopata, avrei scopato la mia bulla.
Tutti i racconti sono opere di fantasia. Voti, commenti, suggerimenti e annotazioni sono sempre graditi e possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
Lucrezia è entrata di prepotenza nella mia vita proprio quando ho iniziato il liceo. Per puro caso siamo finiti seduti nello stesso banco, e da allora mi da il tormento. Quella stronza non perde occasione per farmi scherzi e dispetti, spesso anche piuttosto pesanti. Si comporta come un vero maschiaccio con me, ma quando ci sono i professori si comporta da santa. Mai nessuno sospetterebbe dei suoi continui maltrattamenti nei miei confronti, anche perché è stata così fortunata che la vita le ha regalato l’aspetto di un perfetto angioletto. È bella e graziosa, alta e atletica, e il suo viso ha dei lineamenti delicati da bambolina, con quei suoi occhi enormi color dell'ambra chiara, come i suoi capelli. È la classica ape regina della scuola, popolare e benvoluta da tutti. È furba e sa bene come viene percepita dagli altri, perciò riesce facilmente a farsi passare per una dolce e cara ragazza, anche grazie ai suoi voti alti, che lasciano intendere una certa diligenza nello studio. Certo, come no, se non fosse stato per me, che sono stato costretto a passarle compiti e risposte delle verifiche, probabilmente a quest'ora sarebbe stata persino bocciata. È una vera e propria vipera, un diavolo vestito da santo, e a scontarne le pene sono io. Mi maltratta a ogni occasione, e più di qualche volta mi ha persino lasciato dei lividi. È per colpa sua che odio la scuola e spesso ho pensato di lasciarla o cambiare istituto, ma i miei genitori non me l'hanno permesso. Ho persino dovuto iniziare a frequentare uno psicologo perché mostravo sintomi da eccesso di stress. Non che sia servito a qualcosa, se non a farmi imbottire di farmaci. Così, il giorno, quando non sono a scuola dormo. Poi mi sveglio, faccio i compiti e torno a dormire. La mia vita è finita, praticamente inesistente. Vado avanti solo perché davanti a me ho la certezza che finito quest'ultimo anno non dovrò sopportare mai più quella bestia di Lucrezia. Per colpa sua non ho amici, né tantomeno una ragazza. Almeno fino a oggi. Infatti ho conosciuto da poco una ragazza, Alessandra, che frequenta il quarto anno. È dolce e gentile con me, sorride sempre e arrossisce quando le parlo. Ci incontriamo spesso a scuola, ma sempre di nascosto, lei perché è timida, io perché tremo al solo pensiero di come mi possa umiliare Lucrezia se lo venisse a sapere. Per questo ci incontriamo sulla scalinata che dà l’accesso sul tetto, lì non ci viene mai nessuno ed è un posto tranquillo. Oggi per me è un grande giorno, perché ho deciso finalmente di farmi coraggio e baciare Alessandra. Parliamo per un po', poi mi avvicino, lei si avvicina a me e ci baciamo. Dapprima dei candidi baci sulle labbra, ma basta poco a lei per infilarmi la lingua in bocca. Sono felicissimo, finché non sento urlare:
«Lurido cane!»
Alessandra si stacca da me, ma non di propria volontà, viene staccata via. È Lucrezia, rossa di rabbia in volto. Sono finito.
Da una spinta ad Alessandra per allontanarla e poi mi dà un ceffone in faccia, facendomi malissimo, poi mi afferra per il collo e mi spinge contro il muro.
«Ecco dove ti nascondevi questi giorni, sei addirittura con una ragazza!»
Alessandra prova a dire qualcosa per difendermi, ma Lucrezia le ringhia «Vattene o meno pure a te!», e Alessandra scappa via impaurita.
Così se ne va la mia unica possibilità di avere una ragazza. Scoppio in lacrime, per la rabbia e il nervoso. Vorrei davvero picchiare Lucrezia stavolta, ma sono piccolo e debole, lei avrebbe facilmente la meglio.
«Che fai, piangi?»
Non le rispondo e stringo i denti. La fisso negli occhi, entrambi siamo pieni di rabbia.
«E così ti sei trovato una ragazza e non me l'hai detto!» mi schernisce lei.
«Lasciami stare! Io e lei siamo innamorati, che ti frega a te?» protesto inutilmente.
Credevo mi avrebbe riso in faccia, invece sembrava più arrabbiata che mai.
«Tu sei il mio cane e fai quello che dico io! Se vuoi fare qualsiasi cosa devi chiedere prima a me!» e mi dà un altro schiaffo.
Non ci vedo più dalla rabbia e senza pensarci le metto una mano in faccia e cerco goffamente di schiacciarla e di farle male.
«Stupido coglione! Come osi toccarmi!» dice togliendomi la mano di dosso a lei. Questo la fa arrabbiare ancora di più, tantoché stinge la presa che ha sul mio collo e mi solleva da terra tenendomi contro il muro. Sta per darmi un pugno. Guardo verso il basso, sorpreso di essere stato sollevato con una sola mano. Quello che vedo però mi sorprende, perché guardando in basso vedo perfettamente nella scollatura della camicetta bianca di Lucrezia. Lei si accorge della mia espressione sorpresa, guarda anch'essa dove sto guardando io, e capisce che le stavo guardando le tette. Molla la presa, colta di sorpresa dallo stupore, e io atterro, quasi cadendo. Lei si porta una mano sulla scollatura per coprire il seno.
«Lurido cane schifoso! Ecco che facevi con quella ragazza! Sei solo un cane arrapato disperato che vuole scopare!» mi ringhia contro arrabbiata.
«Io non…»
«Non ci provare!» ordina lei, afferrandomi di nuovo per il collo e sbattendomi di nuovo al muro.
«Sei solo un lurido cane arrapato! Anzi no, sei solo un maiale arrapato!» mi inveisce contro.
In un lampo fa cambio mano sul mio collo, passando a stringermi con la mano sinistra. La destra, con mia grande sorpresa scende giù e mi abbassa di botto i pantaloni. Fa lo stesso con le mutande e rimango con solo la maglietta a cazzo di fuori davanti a lei. Questa volta si è spinta oltre ogni limite, non mi aveva mai umiliato tanto.
«Sei soltanto uno schifoso maiale arrapato!» dice, stavolta con voce più bassa, afferrandomi il cazzo con la mano e cominciando a muoverla su e giù.
Provo a dire qualcosa, ma lei blocca mettendomi la mano sinistra sulla bocca.
«Zitto!»
La lascio fare, sono terrorizzato ma è piacevole. Lucrezia mi sta masturbando velocissimamente e in pochi secondi sborro per terra.
«Guardati, fai schifo!» mi dice disgustata, per poi darmi uno schiaffo fortissimo sul cazzo.
«Lurido maiale! Rivestiti e non farti mai più vedere con un’altra ragazza o ti massacro di botte!»
Mi minaccia e se ne va senza aggiungere altro. Io ancora fermo, incredulo. Mi ha stuprato. Lucrezia mi ha stuprato. È stata solo una sega, ma comunque contro la mia volontà. Ma allora perché mi è piaciuto?
Torno in classe e mi siedo come nulla fosse. Mi ha violentato, ma non posso dirlo a nessuno, non mi crederebbero, io sono uno sfigato e lei la regina della scuola, beneamata da tutti. Per fortuna è quasi finita la giornata scolastica e riesco a resistere da non scoppiare a urlare davanti a tutti. Lei non mi dice niente, non mi guarda nemmeno. Suona la campana, lei se ne va e io mi sbrigo a tornare a casa.
Non voglio pensarci, non voglio pensare a quello che è successo ma la tensione è troppa e non riesco a pensare ad altro. Sono così nervoso che salto il pranzo, prendo i miei tranquillanti e cado in un sonno profondo.
Mi sveglio e riapro gli occhi in uno stato più confuso del solito. Mi sento strano, una sensazione strana mai provata prima, come di pesantezza sulle gambe. Mi tiro leggermente su e metto a fuoco la vista. Davanti a me, con gli occhi spalancati dal terrore di chi è stato beccato a fare qualcosa di sbagliato, c'è Lucrezia, o almeno la sua testa. Nella sua bocca, ben in tiro, c'è il mio cazzo.
«Che cazzo stai facendo?!» le urlò contro, sorpreso e spaventato.
Lei si tira su, togliendo la bocca dal mio cazzo.
«Io… io…»
Era senza parole, balbettava. Lucrezia, la stessa bestia che mi aveva aggredito qualche ora prima, adesso balbettava impaurita.
«Io ero venuta a trovarti… ma tu dormivi! Ho provato a svegliarti ma non ti svegliavi!» si giustificò lei.
«Ma che cazzo dici? E da quando tu vieni a trovarmi? E come sei entrata? E perché mi stai succhiando il cazzo?» le domandai arrabbiato.
Lei rispose alla mia rabbia, arrabbiandosi a sua volta. Si tirò su del tutto, mettendosi seduta e mi strinse forte il cazzo con la mano sinistra.
«Stammi a sentire, io ti vengo a trovare quando mi pare! Mi ha fatto entrare tua madre e…» si ferma qualche secondo a soppesare bene le parole che sta per dire, «non è che sono venuta a succhiarti il cazzo, è che non riuscivo a svegliarti e allora volevo farti uno scherzo, una cosa tira l'altra e alla fine ti ho spogliato. Poi ho visto il tuo cazzo enorme e… ero curiosa, ecco!»
Mi guarda come se quello che aveva appena detto avesse perfettamente senso. Sbottai.
«Lucrezia ma che cazzo stai dicendo? Sei impazzita? Ti rendi conto che sia prima a scuola, che adesso, quello che hai fatto è un vero e proprio stupro?»
Lei mi guarda per un attimo spaventata, ma poi si riprende e cerca di fare quello che sapeva fare meglio, manipolare le persone.
«Ma come sei esagerato, ma quale stupro e stupro! Ti ho fatto una sega e adesso un bocchino! Dai che ti è pure piaciuto»
«No Lucrezia, non è mi è piaciuto, e lo hai fatto contro la mia volontà, si chiama stupro!»
Lei mi guarda contrariata e dice «Ma smettila! Chiunque altro al posto tuo sarebbe contento! Adesso tu te ne stai zitto e non dici niente a nessuno, e in cambio io ti finisco di fare il bocchino»
Non aspetta nemmeno che le risponda, con un gesto si mette i capelli dietro l'orecchio, si abbassa e ricomincia a succhiarmi il cazzo. È brava e succhia forte, e io non riesco a concentrarmi abbastanza da dire qualcosa. La osservo fare su e giù con la testa sul mio cazzo. Le sue labbra serrate scorrono sulla verga e la cappella, dandomi un piacere mai provato prima. Mi godo ogni suo movimento. I suoi occhi ambrati fissi su di me. Lucrezia, la mia bulla, mi stava succhiando avidamente il cazzo. Per la prima volta non la stavo odiando, non stavo odiando la sua bellezza, che tante volte era stata usata come arma contro di me. Adesso la apprezzo nel vederla darmi piacere. Prende a leccarmi il frenulo e la punta della cappella mentre mi finisce di segare con la mano. Sborro e la sento succhiare forte la punta della mia cappella per prendere tutto il mio seme in bocca. Si stacca di poco e lascia colare lo sperma dalle sue labbra fino a sopra il mio cazzo, poi si abbassa e lo lecca di nuovo, stavolta ingoiandolo.
Mi guarda e mi dice «Voglio che domani lasci immediatamente quella deficiente! Tu sei mio, ricordatelo!»
Si alza e se ne va. Sembrava anche leggermente imbarazzata.
Mi alzo meglio e noto qualcosa sul mio letto nel punto dov'era prima Lucrezia.
Le sue mutandine, bianche, sono lì. Mi chiedo perché fossero lì e perché se le fosse sfilate. Non mi ero nemmeno accorto che lo avesse fatto, ma probabilmente era successo prima che mi svegliassi. Ma perché?
Le presi ed erano completamente umide. Se le era bagnate masturbandosi? O se le era tolte perché voleva scoparmi mentre dormivo? Non potevo sapere la risposta, perciò mi limitai a fare quello che il mio istinto mi suggeriva di fare e le annusai. Era la prima volta che sentivo l'odore della fica, ed era l'odore della fica di Lucrezia. Quell’aroma afrodisiaco bastò a farmi inturgidire di nuovo il cazzo. Mi segai annusando le sue mutandine e leccandole dove erano più bagnate, immaginando la fica di Lucrezia che ci era stata a contatto, e che probabilmente, di questo passo, avrei leccato davvero. Non solo, l’avrei scopata, avrei scopato la mia bulla.
Tutti i racconti sono opere di fantasia. Voti, commenti, suggerimenti e annotazioni sono sempre graditi e possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
di
Pienodiidee
Pienodiidee
631
visite
visite
12
voti
voti
valutazione
3.9
3.9
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Le nuove tette di mia sorella Sara 2
Commenti dei lettori al racconto erotico