I giochi erotici di Francesca 7
di
Pienodiidee
genere
esibizionismo
Dopo pranzo scendemmo di nuovo tutti in spiaggia per prendere l'ultimo sole della vacanza, saremmo rimasti solo per cena e poi ognuno sarebbe tornato a casa propria. Era un vero peccato che quella vacanza dovesse finire, soprattutto perché non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato dopo, avrei continuato a fare sesso con Francesca ed Elisabetta, oppure sarebbe finito tutto qui? Ci avevo preso gusto a scopare con quelle due, e avrei voluto vedere quali altri giochi avrebbe inventato Francesca e speravo che avremmo continuato anche una volta finita la vacanza. In più, era rimasta una questione in sospeso tra me ed Elisabetta, mi era dispiaciuto quando avevo saputo di averle tolto la verginità anale, non sapevo fosse vergine e visto quello che faceva con Francesca, lo avevo dato per scontato, e purtroppo si era rivelato non essere così. L'avessi saputo prima, sicuramente avrei agito in maniera differente, sarei stato più delicato, e magari lo avremmo fatto su un letto e con la giusta preparazione. Ecco, questo era un altro problema da risolvere, avrei voluto che Elisabetta me lo dicesse, ma invece lei continuava a non riuscire a parlare quando serviva, soprattutto se si parlava di qualcosa che riguardasse il sesso. Avrei voluto avere più responso da lei, così da poterla capire meglio. Sia chiaro, adoravo quel suo modo di fare, tutta vergognosa, ma che poi ci dava dentro con tutta sè stessa nel fare sesso, adoravo quando diventava tutta rossa e si copriva gli occhi per nascondersi dalla vergogna, ma avrei voluto che fosse più chiara su cosa voleva e su cosa le piacesse fare. A volte dubitavo persino che le piacesse tutto ciò, ma non c'era Francesca a imporgli di svegliarmi con un pompino, e non c'era nemmeno a dirle di fare tutto il resto. Probabilmente era solo che lei era fatta così, era troppo vergognosa di suo, ma voleva fare quelle cose, forse proprio in contrasto al suo essere vergognosa, o magari proprio nella speranza di poter riuscire a non vergognarsi più. Non potevo saperlo con certezza, ma se avessi avuto l'occasione di frequentarla ancora oltre quella vacanza, avrei cercato di comprenderla meglio.
Mentre eravamo tutti e cinque fermi in spiaggia a prendere il sole, aspettando di aver digerito per fare il bagno, Francesca continuava a lanciarmi occhiatine, era facile capire cosa volesse, ma non riuscivo a trovare una scusa che ci avrebbe permesso di restare da soli, o meglio, soli insieme ad Elisabetta.
«Andiamo a farci una passeggiata?» chiese Francesca a Elisabetta, scuotendole il braccio, e lei annuì.
Si alzarono e chiesero prima a Giada e poi a Michele se le accompagnassero, ma ovviamente loro due considerarono la cosa soltanto come una scocciatura e rifiutarono. Allora Francesca fece la scena di protestare con:
«Eddai! Non possiamo andare da sole! E se ci succede qualcosa? Se ci facciamo male?»
«Non vi succede niente!» replicò Giada seccata.
Avevo capito che Francesca aveva insistito solo per scena, e che voleva assicurarsi che la sorella non fosse interessata a seguirle, così mi proposi io, cercando di non mostrare entusiasmo.
«Va bene, accompagnaci tu» accettò Francesca, «Tu si che sei un amico, non questa puzzona di mia sorella!» si lamentò, e diede uno schiaffo sul culo di Giada, che borbottò qualche insulto.
Francesca e Elisabetta presero le loro cose, compresi i teli mare e mi dissero di fare altrettanto, che magari ci saremmo potuti fermare da qualche parte se eravamo stanchi. Disse il tutto tranquillamente davanti alla sorella e a Michele, tanto sembrava una cosa normale, e non c'era motivo di sospettare diversamente, anche se io già mi stavo pregustando chissà quale divertimento Francesca aveva in serbo per noi tre.
Camminammo parecchio, quasi una mezz'oretta, fino a raggiungere il punto in cui finiva la spiaggia e iniziava la parete di una scogliera alta che impediva il passaggio.
«Torniamo indietro?» chiesi a Francesca.
«Sì ma fermiamoci un attimo che sono stanca»
«Proprio qui?» domandai guardandomi intorno. Eravamo piuttosto lontani dalla casa e lì non c'era niente, era praticamente deserto, e isolato, tranne per un vecchietto che pescava lì vicino. Non fosse stato per lui, sarebbe stato il posto perfetto per fare sesso con le ragazze.
«Sì» confermò Francesca, stendendo il suo asciugamano sulla sabbia. Elisabetta fece lo stesso e si piazzò accanto a lei, e io occupai l'altro lato di Francesca.
Non dissi una parola, magari Francesca stava aspettando che il pescatore se ne andasse, o magari era davvero soltanto stanca di camminare. Rimasi seduto sull’asciugamano a guardare i culi di Francesca e Elisabetta che prendevano il sole. Erano sdraiate di schiena e avrei tanto voluto poter giocare con le loro belle chiappe, ma con quel vecchio lì vicino era troppo rischioso, anche perché ogni tanto ci lanciava un occhiata, magari per guardare pure lui i culi delle ragazze, che potevano avere si e no una cinquantina di anni di meno.
«Ci sta guardando» commentò Francesca a bassa voce verso Elisabetta.
Elisabetta sgranò gli occhi e poi guardò verso di me spaventata. Non lo capii immediatamente, ma era ovvio che Francesca stava per fare qualcosa.
«Signore!» urlò al vecchio.
Elisabetta affondò la testa nell'asciugamano, e si coprì con le braccia nel tentativo di nascondersi. Aveva già capito tutto.
«Dici a me?» rispose il vecchietto.
«Sì, dico a lei. Ho visto che ci stava guardando»
Guardai Francesca spaventato, stava provocando il vecchietto, come se volesse litigare, magari per farlo andare via, forte che c’ero io a difenderle.
«E quindi? Non posso guardare?» rispose quello già un pochino alterato.
«Certo!» rispose pronta Francesca, «ma perché limitarsi a guardare? La mia amica qui ha bisogno di qualcuno che le passi la crema solare su tuuutto il corpo!»
Elisabetta tirò fuori la testa dalle braccia solo per nascondersi di nuovo con più forza.
Il vecchio ci guardò incerto.
«Dai vieni ad aiutarla!» insistette Francesca, allungando la boccetta della crema solare verso il vecchio.
«Ma dite sul serio?» domandò quello.
«Sì!»
«E perché non lo fate voi o lo fate fare all'amico vostro?»
«Vogliamo vedere che lo fai tu!» rispose Francesca sorridendo maliziosamente, agitando ancora la crema solare verso di lui.
Il pescatore ci pensò un attimo e poi ritirò la canna da pesca e la posò a terra. Si avvicinò a noi e allungò la mano verso la boccetta della crema solare.
«Ma davvero posso?»
«Certo!»
«Ma la vostra amica si sta nascondendo, non mi sembra che voglia farlo»
«Lei è fatta così, è timidissima, ma le piace fare queste cose. Pensi che me lo ha chiesto lei di chiamarla!»
Non era vero che Elisabetta glielo aveva chiesto, ma lui non poteva saperlo. Prese la boccetta e si spalmò la crema sulle mani, poi si abbassò a fatica sedendosi vicino a Elisabetta e la toccò appena sulla schiena.
«Signorina siete sicura che posso?» chiese l'uomo a Elisabetta.
Senza togliere la testa fra le braccia, sentimmo Elisabetta rispondere forte un «Sì!»
Fui stupito che Elisabetta avesse accettato, e ancora di più che avesse parlato davanti a uno sconosciuto, ma evidentemente voleva davvero fare quel gioco.
Il vecchietto prese a spalmarle la crema delicatamente sulla schiena con una mano, poco dopo prese coraggio e iniziò a toccarla anche con l'altra mano.
Le stava massaggiando la schiena, tutto sorridente, felice di poter toccare quella carne giovane.
«Faccia anche le gambe» suggerì Francesca, e quello si spostò a massaggiare le gambe di Elisabetta.
Quando arrivò alla parte alta delle cosce, Francesca disse «Più su!»
Il vecchietto guardò Francesca incerto, ma poi allungò timidamente le mani sulle chiappe di Elisabetta, palpandole a pieno.
«Bravo!» si complimentò Francesca scherzosamente.
Il vecchio pescatore passò in rassegna con le mani ogni centimetro del bel culetto di Elisabetta, gustandosi pienamente quel momento.
«Certo però, che quel costume impiccia» commentò Francesca.
Il vecchio si fermò e guardò Francesca, che ricambiò lo sguardo ridendo.
L’uomo allungò le sue mani increspate dal tempo sui lembi dei lati del costume di Elisabetta e cominciò a sfilarlo lentamente, per vedere se la ragazza aveva qualche reazione.
Elisabetta si limitò ad alzare il sedere per permettere al vecchietto di togliergli il costume più facilmente. Quello capì e fece scivolare lo slippino di Elisabetta lungo tutte le sue gambe, fino a toglierglielo dai piedi.
Il vecchio piegò la testa per guardarle bene la fichetta che si intravedeva fra le gambe. Mise di nuovo una mano sul polpaccio di Elisabetta e cominciò a salire piano verso l'alto, cautamente, come se si aspettasse da un momento all'altro che quel gioco venisse interrotto.
Raggiunse di nuovo il sedere e aggiunse l'altra mano, tornando a massaggiarla. Coi movimenti cercava di allargare al meglio le chiappe così da vedere bene la sua fica. Dopo un po' avvicinò la mano verso il centro e cominciò a toccarla, facendo trasalire Elisabetta, che però non disse niente.
Francesca, senza distogliere lo sguardo dalla scena, allungò una mano dietro di lei e la posò sulla mia gamba, poi salì alla ricerca del mio costume e iniziò a massaggiarmi sul cazzo.
Tutto quello era piuttosto strano per me e non capivo bene se mi stava piacendo oppure no, però decisi di stare al gioco e cercai di farmelo diventare duro, anche se ero un po' in difficoltà.
Il vecchio aveva preso a massaggiare per bene la fichetta di Elisabetta e lei incominciava ad emettere qualche gemito leggero.
«Può toccarla fuori, ma non dentro» precisò Francesca, e il vecchio annuì, presissimo dalla fica che aveva tra le mani.
Volevo che mi diventasse duro, perciò anche io allungai le mani su Francesca e le toccai una tetta. Vedendo che non ci fu nessuna reazione, gliela tirai fuori dal costume e incominciai a giocarci, stuzzicandole il capezzolo. Lei mi infilò una mano nel costume e cercò di segarmi, ma era scomoda e quindi mi tolsi il costume.
Provai piacere mentre lei mi masturbava guardando la sua amica che veniva masturbata da quel vecchio sconosciuto.
Dai suoni che faceva, anche Elisabetta sembrava provare molto piacere mentre veniva toccata, ma continuò a restare sdraiata immobile con la testa nascosta fra le braccia.
Quello spettacolo ormai mi stava piacendo ed il mio cazzo era bello duro mentre veniva segato da Francesca, finché lei non si fermò e mi strinse le palle. A quel punto si girò e mi disse «Scopatela»
Arrapato com'ero, non ci pensai due volte ad ubbidire, e mi alzai per andare da Elisabetta.
«Eli, vuoi essere scopata nella fica o nel culo?» chiese Francesca a Elisabetta, gentilmente.
Lei annuì restando nascosta.
«Sì nella fica o sì nel culo?»
Non ci fu risposta.
«Lo vuoi nella fica?» insistette Francesca, ma Elisabetta scosse la testa.
«Porcellina! Lo vuoi nel culo?»
Elisabetta annuì.
«Oggi è giornata di prenderlo in culo, eh? Ora che l'hai usato ci devi fare il rodaggio, eh?» disse Francesca ridendo, e diede uno schiaffo su una chiappa di Francesca.
Io mi avvicinai alle gambe di Elisabetta e feci spostare il vecchio, che ormai non ci stava capendo niente ed era ipnotizzato dalla scena.
«Aspetta» mi fece Francesca, «se devi metterglielo nel culo è meglio che lo lubrifichi, vieni»
Mi avvicinai a lei e me lo prese in bocca e diede qualche pompata, poi se lo fece scivolare fino in fondo alla gola.
Lo tirò fuori e disse «Fallo bagnare anche a lei»
Così portai il mio cazzo duro e pieno di saliva di Francesca vicino alla testa di Elisabetta, le battei il cazzo sul braccio e lei tirò fuori la testa e prese a ciucciare.
Il vecchio si era tirato giù i pantaloni e si stava facendo una sega con una mano, mentre con l'altra continuava a masturbare Elisabetta.
«Vecchio, vieni qua» gli ordinò Francesca, e quello andò subito da lei.
Francesca lo fece sedere vicino a lei e prese a segarlo, come poco prima stava facendo con me.
«Dai, scopatela!» disse a me, mentre il vecchio iniziava a metterle le mani sulle tette mentre si faceva segare.
Io tolsi il cazzo dalla bocca di Elisabetta e mi posizionai dietro di lei. Lei rimise la testa fra le braccia e rimase sdraiata, quindi anche io mi sdraiai sulle sue gambe e andai a puntare il mio cazzo sul suo sfintere. Entrai piano con la cappella, spingendo quanto bastava.
«Ma davvero lo prende nel culo? Mia moglie non l'ha mai preso nel culo!» commentò il vecchio, facendoci ridere tutti, compresa Elisabetta, che sentii vibrare sotto di me per via delle risate.
Approfittai di quel momento in cui i suoi muscoli si erano rilassati ed entrai fino in fondo nel suo culo. Aspettai qualche secondo godendomi quella sensazione di strettezza, di caldo e di umido del culo di Elisabetta. Ci sarei rimasto delle ore così, ma iniziai a scoparla, anche per dare spettacolo agli altri due. Piano piano passai da un movimento lento a degli affondi più rapidi che le facevano sbattere su e giù le chiappe. Era uno spettacolo ipnotico, e pure il vecchio era ipnotizzato, mentre Francesca continuava a segargli il cazzo. Al vecchio non divenne mai completamente duro, e a un certo punto sborrò e basta, facendo uscire lentamente parecchio sperma che colò sulla mano di Francesca.
«Continuo?» chiese Francesca all’uomo, e lui accettò felicemente, mentre lei riprese a masturbarlo, e lui a pizzicarle i capezzoli.
Avendo già scopato qualche ora prima, durai parecchio a pompare nel culo di Elisabetta e lei a un certo punto dovette alzare la testa e puntare le braccia al terreno per resistere al troppo piacere. Ormai era un continuo gemere e anche io godevo insieme a lei, fino a quando non le venni nel culo, per poi mettermi a sedere a fianco a lei, a corto di energie.
«Bravi!» ci fece Francesca, e il vecchio ripetè «Bravi, bravi»
Francesca si alzò e tirò su Francesca per il braccio, poi si andò a mettere dietro di lei e le passò una tetta fra le chiappe, per raccogliere il mio sperma.
Sia io che il vecchio guardavamo increduli, e poi Francesca si mise in piedi e si fece leccare lo sperma sulla tetta da Elisabetta, che poi tornò a girarsi per non farsi vedere dal vecchio.
«Andiamo a fare il bagno» disse Francesca all’amica, prendendola per mano, e tutte e due corsero allegramente in acqua a tuffarsi.
«Amico mio, tu sei un ragazzo fortunato!» mi disse il vecchietto rimettendosi i pantaloni.
«Eh sì!» fu l'unica risposta che trovai, divertito e allo stesso tempo imbarazzato dalla situazione, «Vado a farmi un bagno anche io, che è meglio»
Salutai il vecchietto e raggiunsi le ragazze. Il vecchio prese la sua roba da pesca e se ne andò sorridente.
Dopo un po' tornammo a riva e ci dirigemmo verso casa. La vacanza stava per finire e il ritorno fu un po' malinconico, e le ragazze mi misero in mezzo e si appoggiarono ciascuna a un mio braccio, camminando dolcemente tutti e tre insieme.
«Dobbiamo rifarlo» disse Francesca lasciandomi il braccio poco prima di arrivare a casa.
Anche Elisabetta mi lasciò il braccio e rispose «Sì» sorridendo.
Era bello vederle così, e fui contento di sapere che forse avremmo continuato a vederci e a fare quelle cose, anche se per ora la vacanza era praticamente terminata.
Ci unimmo agli altri come se niente fosse e cenammo insieme, dormimmo e la mattina dopo tornammo a casa. Ero stanco ma riposato, ma soprattutto soddisfatto di quella vacanza, e non vedevo l'ora di poter incontrare di nuovo quelle due.
Fine prima parte.
Non preoccupatevi, il racconto continua!
Voti e commenti possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
Mentre eravamo tutti e cinque fermi in spiaggia a prendere il sole, aspettando di aver digerito per fare il bagno, Francesca continuava a lanciarmi occhiatine, era facile capire cosa volesse, ma non riuscivo a trovare una scusa che ci avrebbe permesso di restare da soli, o meglio, soli insieme ad Elisabetta.
«Andiamo a farci una passeggiata?» chiese Francesca a Elisabetta, scuotendole il braccio, e lei annuì.
Si alzarono e chiesero prima a Giada e poi a Michele se le accompagnassero, ma ovviamente loro due considerarono la cosa soltanto come una scocciatura e rifiutarono. Allora Francesca fece la scena di protestare con:
«Eddai! Non possiamo andare da sole! E se ci succede qualcosa? Se ci facciamo male?»
«Non vi succede niente!» replicò Giada seccata.
Avevo capito che Francesca aveva insistito solo per scena, e che voleva assicurarsi che la sorella non fosse interessata a seguirle, così mi proposi io, cercando di non mostrare entusiasmo.
«Va bene, accompagnaci tu» accettò Francesca, «Tu si che sei un amico, non questa puzzona di mia sorella!» si lamentò, e diede uno schiaffo sul culo di Giada, che borbottò qualche insulto.
Francesca e Elisabetta presero le loro cose, compresi i teli mare e mi dissero di fare altrettanto, che magari ci saremmo potuti fermare da qualche parte se eravamo stanchi. Disse il tutto tranquillamente davanti alla sorella e a Michele, tanto sembrava una cosa normale, e non c'era motivo di sospettare diversamente, anche se io già mi stavo pregustando chissà quale divertimento Francesca aveva in serbo per noi tre.
Camminammo parecchio, quasi una mezz'oretta, fino a raggiungere il punto in cui finiva la spiaggia e iniziava la parete di una scogliera alta che impediva il passaggio.
«Torniamo indietro?» chiesi a Francesca.
«Sì ma fermiamoci un attimo che sono stanca»
«Proprio qui?» domandai guardandomi intorno. Eravamo piuttosto lontani dalla casa e lì non c'era niente, era praticamente deserto, e isolato, tranne per un vecchietto che pescava lì vicino. Non fosse stato per lui, sarebbe stato il posto perfetto per fare sesso con le ragazze.
«Sì» confermò Francesca, stendendo il suo asciugamano sulla sabbia. Elisabetta fece lo stesso e si piazzò accanto a lei, e io occupai l'altro lato di Francesca.
Non dissi una parola, magari Francesca stava aspettando che il pescatore se ne andasse, o magari era davvero soltanto stanca di camminare. Rimasi seduto sull’asciugamano a guardare i culi di Francesca e Elisabetta che prendevano il sole. Erano sdraiate di schiena e avrei tanto voluto poter giocare con le loro belle chiappe, ma con quel vecchio lì vicino era troppo rischioso, anche perché ogni tanto ci lanciava un occhiata, magari per guardare pure lui i culi delle ragazze, che potevano avere si e no una cinquantina di anni di meno.
«Ci sta guardando» commentò Francesca a bassa voce verso Elisabetta.
Elisabetta sgranò gli occhi e poi guardò verso di me spaventata. Non lo capii immediatamente, ma era ovvio che Francesca stava per fare qualcosa.
«Signore!» urlò al vecchio.
Elisabetta affondò la testa nell'asciugamano, e si coprì con le braccia nel tentativo di nascondersi. Aveva già capito tutto.
«Dici a me?» rispose il vecchietto.
«Sì, dico a lei. Ho visto che ci stava guardando»
Guardai Francesca spaventato, stava provocando il vecchietto, come se volesse litigare, magari per farlo andare via, forte che c’ero io a difenderle.
«E quindi? Non posso guardare?» rispose quello già un pochino alterato.
«Certo!» rispose pronta Francesca, «ma perché limitarsi a guardare? La mia amica qui ha bisogno di qualcuno che le passi la crema solare su tuuutto il corpo!»
Elisabetta tirò fuori la testa dalle braccia solo per nascondersi di nuovo con più forza.
Il vecchio ci guardò incerto.
«Dai vieni ad aiutarla!» insistette Francesca, allungando la boccetta della crema solare verso il vecchio.
«Ma dite sul serio?» domandò quello.
«Sì!»
«E perché non lo fate voi o lo fate fare all'amico vostro?»
«Vogliamo vedere che lo fai tu!» rispose Francesca sorridendo maliziosamente, agitando ancora la crema solare verso di lui.
Il pescatore ci pensò un attimo e poi ritirò la canna da pesca e la posò a terra. Si avvicinò a noi e allungò la mano verso la boccetta della crema solare.
«Ma davvero posso?»
«Certo!»
«Ma la vostra amica si sta nascondendo, non mi sembra che voglia farlo»
«Lei è fatta così, è timidissima, ma le piace fare queste cose. Pensi che me lo ha chiesto lei di chiamarla!»
Non era vero che Elisabetta glielo aveva chiesto, ma lui non poteva saperlo. Prese la boccetta e si spalmò la crema sulle mani, poi si abbassò a fatica sedendosi vicino a Elisabetta e la toccò appena sulla schiena.
«Signorina siete sicura che posso?» chiese l'uomo a Elisabetta.
Senza togliere la testa fra le braccia, sentimmo Elisabetta rispondere forte un «Sì!»
Fui stupito che Elisabetta avesse accettato, e ancora di più che avesse parlato davanti a uno sconosciuto, ma evidentemente voleva davvero fare quel gioco.
Il vecchietto prese a spalmarle la crema delicatamente sulla schiena con una mano, poco dopo prese coraggio e iniziò a toccarla anche con l'altra mano.
Le stava massaggiando la schiena, tutto sorridente, felice di poter toccare quella carne giovane.
«Faccia anche le gambe» suggerì Francesca, e quello si spostò a massaggiare le gambe di Elisabetta.
Quando arrivò alla parte alta delle cosce, Francesca disse «Più su!»
Il vecchietto guardò Francesca incerto, ma poi allungò timidamente le mani sulle chiappe di Elisabetta, palpandole a pieno.
«Bravo!» si complimentò Francesca scherzosamente.
Il vecchio pescatore passò in rassegna con le mani ogni centimetro del bel culetto di Elisabetta, gustandosi pienamente quel momento.
«Certo però, che quel costume impiccia» commentò Francesca.
Il vecchio si fermò e guardò Francesca, che ricambiò lo sguardo ridendo.
L’uomo allungò le sue mani increspate dal tempo sui lembi dei lati del costume di Elisabetta e cominciò a sfilarlo lentamente, per vedere se la ragazza aveva qualche reazione.
Elisabetta si limitò ad alzare il sedere per permettere al vecchietto di togliergli il costume più facilmente. Quello capì e fece scivolare lo slippino di Elisabetta lungo tutte le sue gambe, fino a toglierglielo dai piedi.
Il vecchio piegò la testa per guardarle bene la fichetta che si intravedeva fra le gambe. Mise di nuovo una mano sul polpaccio di Elisabetta e cominciò a salire piano verso l'alto, cautamente, come se si aspettasse da un momento all'altro che quel gioco venisse interrotto.
Raggiunse di nuovo il sedere e aggiunse l'altra mano, tornando a massaggiarla. Coi movimenti cercava di allargare al meglio le chiappe così da vedere bene la sua fica. Dopo un po' avvicinò la mano verso il centro e cominciò a toccarla, facendo trasalire Elisabetta, che però non disse niente.
Francesca, senza distogliere lo sguardo dalla scena, allungò una mano dietro di lei e la posò sulla mia gamba, poi salì alla ricerca del mio costume e iniziò a massaggiarmi sul cazzo.
Tutto quello era piuttosto strano per me e non capivo bene se mi stava piacendo oppure no, però decisi di stare al gioco e cercai di farmelo diventare duro, anche se ero un po' in difficoltà.
Il vecchio aveva preso a massaggiare per bene la fichetta di Elisabetta e lei incominciava ad emettere qualche gemito leggero.
«Può toccarla fuori, ma non dentro» precisò Francesca, e il vecchio annuì, presissimo dalla fica che aveva tra le mani.
Volevo che mi diventasse duro, perciò anche io allungai le mani su Francesca e le toccai una tetta. Vedendo che non ci fu nessuna reazione, gliela tirai fuori dal costume e incominciai a giocarci, stuzzicandole il capezzolo. Lei mi infilò una mano nel costume e cercò di segarmi, ma era scomoda e quindi mi tolsi il costume.
Provai piacere mentre lei mi masturbava guardando la sua amica che veniva masturbata da quel vecchio sconosciuto.
Dai suoni che faceva, anche Elisabetta sembrava provare molto piacere mentre veniva toccata, ma continuò a restare sdraiata immobile con la testa nascosta fra le braccia.
Quello spettacolo ormai mi stava piacendo ed il mio cazzo era bello duro mentre veniva segato da Francesca, finché lei non si fermò e mi strinse le palle. A quel punto si girò e mi disse «Scopatela»
Arrapato com'ero, non ci pensai due volte ad ubbidire, e mi alzai per andare da Elisabetta.
«Eli, vuoi essere scopata nella fica o nel culo?» chiese Francesca a Elisabetta, gentilmente.
Lei annuì restando nascosta.
«Sì nella fica o sì nel culo?»
Non ci fu risposta.
«Lo vuoi nella fica?» insistette Francesca, ma Elisabetta scosse la testa.
«Porcellina! Lo vuoi nel culo?»
Elisabetta annuì.
«Oggi è giornata di prenderlo in culo, eh? Ora che l'hai usato ci devi fare il rodaggio, eh?» disse Francesca ridendo, e diede uno schiaffo su una chiappa di Francesca.
Io mi avvicinai alle gambe di Elisabetta e feci spostare il vecchio, che ormai non ci stava capendo niente ed era ipnotizzato dalla scena.
«Aspetta» mi fece Francesca, «se devi metterglielo nel culo è meglio che lo lubrifichi, vieni»
Mi avvicinai a lei e me lo prese in bocca e diede qualche pompata, poi se lo fece scivolare fino in fondo alla gola.
Lo tirò fuori e disse «Fallo bagnare anche a lei»
Così portai il mio cazzo duro e pieno di saliva di Francesca vicino alla testa di Elisabetta, le battei il cazzo sul braccio e lei tirò fuori la testa e prese a ciucciare.
Il vecchio si era tirato giù i pantaloni e si stava facendo una sega con una mano, mentre con l'altra continuava a masturbare Elisabetta.
«Vecchio, vieni qua» gli ordinò Francesca, e quello andò subito da lei.
Francesca lo fece sedere vicino a lei e prese a segarlo, come poco prima stava facendo con me.
«Dai, scopatela!» disse a me, mentre il vecchio iniziava a metterle le mani sulle tette mentre si faceva segare.
Io tolsi il cazzo dalla bocca di Elisabetta e mi posizionai dietro di lei. Lei rimise la testa fra le braccia e rimase sdraiata, quindi anche io mi sdraiai sulle sue gambe e andai a puntare il mio cazzo sul suo sfintere. Entrai piano con la cappella, spingendo quanto bastava.
«Ma davvero lo prende nel culo? Mia moglie non l'ha mai preso nel culo!» commentò il vecchio, facendoci ridere tutti, compresa Elisabetta, che sentii vibrare sotto di me per via delle risate.
Approfittai di quel momento in cui i suoi muscoli si erano rilassati ed entrai fino in fondo nel suo culo. Aspettai qualche secondo godendomi quella sensazione di strettezza, di caldo e di umido del culo di Elisabetta. Ci sarei rimasto delle ore così, ma iniziai a scoparla, anche per dare spettacolo agli altri due. Piano piano passai da un movimento lento a degli affondi più rapidi che le facevano sbattere su e giù le chiappe. Era uno spettacolo ipnotico, e pure il vecchio era ipnotizzato, mentre Francesca continuava a segargli il cazzo. Al vecchio non divenne mai completamente duro, e a un certo punto sborrò e basta, facendo uscire lentamente parecchio sperma che colò sulla mano di Francesca.
«Continuo?» chiese Francesca all’uomo, e lui accettò felicemente, mentre lei riprese a masturbarlo, e lui a pizzicarle i capezzoli.
Avendo già scopato qualche ora prima, durai parecchio a pompare nel culo di Elisabetta e lei a un certo punto dovette alzare la testa e puntare le braccia al terreno per resistere al troppo piacere. Ormai era un continuo gemere e anche io godevo insieme a lei, fino a quando non le venni nel culo, per poi mettermi a sedere a fianco a lei, a corto di energie.
«Bravi!» ci fece Francesca, e il vecchio ripetè «Bravi, bravi»
Francesca si alzò e tirò su Francesca per il braccio, poi si andò a mettere dietro di lei e le passò una tetta fra le chiappe, per raccogliere il mio sperma.
Sia io che il vecchio guardavamo increduli, e poi Francesca si mise in piedi e si fece leccare lo sperma sulla tetta da Elisabetta, che poi tornò a girarsi per non farsi vedere dal vecchio.
«Andiamo a fare il bagno» disse Francesca all’amica, prendendola per mano, e tutte e due corsero allegramente in acqua a tuffarsi.
«Amico mio, tu sei un ragazzo fortunato!» mi disse il vecchietto rimettendosi i pantaloni.
«Eh sì!» fu l'unica risposta che trovai, divertito e allo stesso tempo imbarazzato dalla situazione, «Vado a farmi un bagno anche io, che è meglio»
Salutai il vecchietto e raggiunsi le ragazze. Il vecchio prese la sua roba da pesca e se ne andò sorridente.
Dopo un po' tornammo a riva e ci dirigemmo verso casa. La vacanza stava per finire e il ritorno fu un po' malinconico, e le ragazze mi misero in mezzo e si appoggiarono ciascuna a un mio braccio, camminando dolcemente tutti e tre insieme.
«Dobbiamo rifarlo» disse Francesca lasciandomi il braccio poco prima di arrivare a casa.
Anche Elisabetta mi lasciò il braccio e rispose «Sì» sorridendo.
Era bello vederle così, e fui contento di sapere che forse avremmo continuato a vederci e a fare quelle cose, anche se per ora la vacanza era praticamente terminata.
Ci unimmo agli altri come se niente fosse e cenammo insieme, dormimmo e la mattina dopo tornammo a casa. Ero stanco ma riposato, ma soprattutto soddisfatto di quella vacanza, e non vedevo l'ora di poter incontrare di nuovo quelle due.
Fine prima parte.
Non preoccupatevi, il racconto continua!
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