I giochi erotici di Francesca 9

scritto il 2026-10-08 tempo di lettura 13 min

di
genere
trio
cura
B+

Dopo qualche momento di pausa, in cui io e Elisabetta eravamo rimasti seduti a riprendere fiato, togliemmo le zucchine da dentro Francesca e la slegammo dal tavolino, facendo riposare anche lei.
«È stato davvero intenso» commentò, e Elisabetta annuì, confermando che era stato lo stesso per lei.
Le due si abbracciarono in segno di amicizia, dondolandosi un po' fra loro.
«Proseguiamo col piano?» chiese Francesca a Elisabetta, che annuì convinta.
«Allora» iniziò Francesca guardandomi negli occhi, «Questa sera volevamo andare in un club privè, lo desideravamo da tanto ma avevamo paura ad andarci da sole, quindi tu ci farai da accompagnatore»
Rimasi spiazzato dalla richiesta inaspettata, non ero mai stato in un privè, ne tantomeno mi passava per la testa l'idea di andarci, ma con quelle due sapevo già che sarebbe stato divertente ed esagerato come sapevano esserlo solo loro.
«Ok»
«Ottimo!» fece Francesca, «Allora andiamo a preparci»
Si alzarono tutte e due e mi presero per mano, tenendone una ciascuna, e mi trascinarono in bagno, un bel bagno che sembrava rifatto da poco tempo, perfettamente pulito e lucido, con a un lato una vasca lunga e in fondo una zona doccia piastellata, che si chiudeva con una tenda.
Mi portarono davanti al bidet, dove avevano già preparato degli asciugamani e Francesca ne distese uno a terra.
«Come forse avrai notato, una porcellina non si è depilata la passerina» disse Francesca, alzandosi e andando a prendere da dietro le mani di Elisabetta per tenergliele ferme insieme.
«Mi piace anche pelosa» risposi senza pensarci.
Francesca scosse la testa cercando di non sembrare divertita.
«No, a Elisabetta piace essere insultata, quindi quando giochiamo non puoi dirle che ti piace, devi fare la tua parte»
Guardai prima Francesca e poi Elisabetta, era difficile stargli dietro, ma era comunque divertente.
«Sicura Elisabetta?» chiesi alla bambolina timida che avevo davanti. Avevo capito che Francesca le stava tenendo le mani di proposito per non farle coprire il volto come faceva di solito quando provava vergogna. Lei rimase immobile, quindi avrei dovuto spronarla, ma prima volevo accertarmi di non esagerare, in fondo non sapevo cosa le avrebbe dato veramente fastidio e cosa no.
«Elisabetta puoi rispondermi? Vorrei essere sicuro che quello che facciamo ti vada bene. Vuoi che ti insulti e ci vada pesante?»
«Sì» mormorò lei in un tono appena udibile.
«Perchè?» le domandai, e lei abbassò la testa.
In un movimento inaspettato, Francesca le strinse tutte e due le mani dietro la schiena tenendole con una sola mano, e con l'altra le afferrò i capelli dietro la nuca e glieli tirò per farle alzare la testa.
Non ero abituato a cose del genere, e sul primo momento mi diede leggermente fastidio quel gesto che mi sembrò eccessivamente violento e senza motivo, ma capii che Francesca lo aveva fatto cosicché Elisabetta mi guardasse negli occhi, per farle affrontare la vergogna e magari superarla.
«Perchè?» chiesi ancora.
Elisabetta non poteva muoversi o nascondersi, e frugò con gli occhi l’aria intorno a lei, in cerca di qualcosa che potesse aiutarla a nascondere la vergogna.
Le afferrai il mento dolcemente ma con fermezza e glielo chiesi di nuovo:
«Perchè?»
Lei non potè fare a meno di guardarmi negli occhi, e capì che se voleva uscire da quella situazione il prima possibile, avrebbe dovuto accontentarmi e darmi una risposta.
«Non lo so»
«Forza Elisabetta, puoi fare di meglio!» la spronò Francesca.
«Tranquilla, non ti giudico, non dopo tutto quello che ti ho visto fare» le dissi divertito.
Lei ci pensò su e provò a spiegarsi come meglio poteva.
«Non lo so, è che… è che…»
«È che?» la incalzai.
«È che boh… forse…»
Vidi Francesca alzare gli occhi al cielo, poi lasciarle i capelli e abbassare la mano. Non vidi cosa fece, ma da come Elisabetta si inarcò irrigidita verso di me, capii che le aveva infilato un dito nel culo.
«Non ce la faccio, mi vergogno troppo!» si lamentò Elisabetta, «Francesca lasciami stare, non voglio farlo!»
Quella frase mi spaventò immediatamente, ero terrorizzato alla sola idea che Francesca la stesse obbligando a fare qualcosa che non voleva veramente.
«Me lo hai chiesto tu di fare questo!» rispose Francesca, «E mi hai fatto promettere che ti avrei aiutata fino in fondo, non puoi tirarti indietro»
Mi tranquillizzai nel sentire quelle parole, Francesca non la stava affatto obbligando, la stava aiutando su richiesta esplicita di Elisabetta. Era una buona amica.
«Elisabetta» mi intromisi, «Ma di cosa hai paura? Ti ho vista fare cose assurde e le ho accettate tranquillamente, mi sta bene, perché adesso dovrei giudicarti per quello che hai da dire?»
Elisabetta mi guardò negli occhi e sembrava sul punto di piangere.
Sospirai.
«Francesca lasciala»
«Ma…» protestò.
«Tranquilla, ci penso io» la rassicurai.
Francesca lasciò andare l'amica e io feci cenno a Elisabetta di avvicinarsi.
Fece un passo verso di me e le presi dolcemente la testa e me la portai alla spalla, facendola nascondere su di me e abbracciandola dolcemente. Il suo corpo caldo premeva contro il mio.
«Tranquilla, se non ce la fai a parlare senza nasconderti, per stavolta possiamo stare così, però devi dirmi tutto quello che ti chiedo, ok?»
Lei annuì strusciandosi su di me.
Francesca sembrava contrariata, ma si sorprese positivamente quando Elisabetta iniziò a parlare.
«È che a casa mi trattano tutti come se fossi la figlia perfetta! Tutto quello che faccio va bene, non mi lasciano sbagliare mai e non mi trattano mai come se fossi un adulta, ma ancora come se fossi una ragazzina!»
Lo disse tutto d’un fiato, poi alzò le mani, mi affondò le unghie sul petto e cominciò a piangere di nervoso e di rabbia.
«Non è giusto!» aggiunse tra le lacrime calde che le scendevano sul viso e poi su di me.
Guardai Francesca completamente stupito, e lei lo era altrettanto. Non immaginavo che quello che doveva essere un gioco erotico si sarebbe trasformato in un momento sentimentale.
Riflettei sulle parole di Elisabetta e le spiegai la conclusione a cui ero giunto.
«Quindi ti eccita essere insultata perché per te è come la realizzazione di una fantasia proibita? Ti eccita sentirti sbagliata?»
Elisabetta mosse la testa addosso a me in gesto di approvazione.
«Ok, va bene» le dissi accarezzandola per farla calmare.
«Va bene?» mi domandò lei timidamente.
«Sì, va bene. In fondo immagino che tutti abbiamo i nostri problemi, non devi vergognarti di questo. Siamo amici adesso, ci deve essere fiducia tra noi, ok?»
Elisabetta si staccò da me e mi guardò negli occhi, anche se solo per un istante.
«Ok» disse prendendo ad asciugarsi le lacrime.
Francesca venne ad abbracciarla da dietro e le diede un bacetto sulla spalla. Sembrava soddisfatta di come se l’era cavata la sua amica.
«Dai, adesso prepariamoci o si farà tardi» disse dolcemente Francesca a Elisabetta.
Elisabetta sembrò scrollarsi di dosso quel momento appena vissuto e si andò a sedere sul bidet poggiando la schiena al muro, poi allargò le gambe, mettendo in mostra la sua fica piena di peli.
Francesca prese da un cassetto sotto il lavandino una lametta e della schiuma depilatoria e li porse a Elisabetta.
Elisabetta le prese in mani e le allungò verso di me a mani tese. Capii cosa voleva, ma volevo sentirglielo dire, quindi feci finta di non capire. Lei agitò gli oggetti che teneva in mano verso di me.
«Non riesco a capire» le dissi guardandola negli occhi con un sorriso beffardo.
Lei capì subito il mio gioco e diventò rossa e si coprì gli occhi tenendo quegli oggetti in mano.
«Eddai Elisabetta, che cavolo!» si lamentò Francesca perché l’amica si era nascosta il volto ancora una volta. Sperava che quanto appena accaduto fosse bastato a farle superare la timidezza.
«Non ce la faccio!» rispose Elisabetta.
«Devi farcela per forza, o non potremmo andare al privè stasera. Dai, lo volevamo tanto!»
«Faglielo fare e basta!»
«No, ha ragione lui, devi chiederglielo tu se vuoi qualcosa»
Elisabetta emise una specie di ringhio acuto da frustrazione.
«Uffa! Va bene, puoi depilarmi?» chiese alterata.
Mi stava divertendo quella situazione e cercai di spingerla di più.
«Francesca mi sa che ce l'ha con te»
«No, tu!»
«Non riesco a capire con chi ce l'abbia, certo sarebbe di aiuto se lo guardasse mentre lo dice»
Elisabetta emise ancora quel suono snervato. Si tolse le mani dagli occhi, guardò dritto nei miei e fece per dire qualcosa, ma si bloccò e si coprì di nuovo gli occhi.
«C’eri quasi» la rincuorai.
«Non ce la faccio, è troppo imbarazzante»
«Ma sei già a gambe larghe!»
«Non ce la faccio! Fallo e basta!»
Non volevo lasciargliela vinta, o avrebbe fatto così anche in futuro, perciò trovai un modo per farla sciogliere. Mi misi in ginocchio e mentre lei rimaneva ancora immobile a coprirsi gli occhi, le toccai la vagina e le misi subito un dito e dentro. Presi a masturbarla lentamente, con dolcezza, sentendola iniziarsi a bagnare poco a poco. Francesca capì le mie intenzioni e si unì a me, accarezzando la gamba di Elisabetta e cominciando a baciarle il seno. Elisabetta emise un gemito e Francesca avvicinò la sua mano alla mia e si fece spazio anche lei con un dito dentro Elisabetta. Un po' alla volta aumentammo il ritmo e Elisabetta tolse le mani dagli occhi e fece cadere la lametta e la schiuma che aveva tenuto in mano. Francesca infilò un secondo dito dentro di lei e io feci lo stesso. Adesso Elisabetta aveva dentro di lei ben quanto dita e incominciava a gemere a ritmo dei nostri movimenti. Aprì la bocca e tirò fuori la lingua, e Francesca ci sputò sopra. Elisabetta la ingoiò e decisi anche io di imitare Francesca e le sputai in bocca. Ingoiò anche la mia saliva e poi tirò fuori la lingua di nuovo ansimando sempre più forte. Le leccai la lingua più volte in lungo, come se fosse l’estensione della sua fica, e sentii qualcosa di caldo e umido avvolgermi il cazzo già in tiro. Non servì guardare per capire che Francesca aveva iniziato a farmi un pompino, così continuai a leccare la lingua di Elisabetta come fossi un cane assetato, eccitato sempre di più dalla sensazione della bocca di Francesca che succhiava forte il mio cazzo.
«Voglio scopare» disse Francesca, che si era ormai fatta prendere la mano.
La posizione era scomoda e quel poco che si fermò le bastò a tornare un po' più lucida.
«Fermi! Dobbiamo tornare a quello che dovevamo fare»
Smisi di sditalinare Elisabetta e mi feci indietro.
«Eli, ce la fai adesso?»
Elisabetta aveva già il fiatone e stava cercando di riprendersi, ma si vedeva che era bella eccitata.
«Sì! Voglio che mi radi la fica, mi sono fatta crescere i peli apposta per te!» disse tutto d’un fiato, per poi tapparsi la bocca, come se l'ultima parte non avesse voluto dirla.
«Va bene, adesso ci siamo. Sei stata brava» mi complimentai facendole l'occhiolino.
Raccolsi la lametta e la schiuma e aprii l'acqua calda del bidet per preparare Elisabetta alla rasatura. Senza dire niente, Francesca si girò e si mise a pecorina vicino a me.
«Mettimelo dentro mentre la radi»
Senza pensarci due volte, mi girai verso di lei e gli infilai il cazzo dentro la fica tutto in una volta, poi mi girai solo col torso per procedere a rasare Elisabetta. Anche Francesca si girò quanto bastava per farmi rimanere dentro di lei e allo stesso tempo guardare la sua amica che veniva rasata.
Iniziai bagnandole la pelle con l'acqua calda, e massaggiandola un po' sulla fica. Nel frattempo Francesca muoveva lentamente il bacino per sentire il mio cazzo muoversi dentro di lei. Ero così concentrato tra il piacere datomi da Francesca e dal preparare la fica di Elisabetta, che non mi resi conto di star trattenendo troppo il respiro, quindi espirai per rilassarmi.
Dopo aver massaggiato per un po' la fica di Elisabetta, mi spalmai la schiuma sulla mano e poi su di lei. Iniziai a raderla con delicatezza, portando via parte dei suoi peli a ogni passaggio, per poi sciacquare nel bidet. Elisabetta trasaliva ogni volta che iniziavo il contatto tra la pelle e la lametta, e sembrava piacerle quando la facevo scorrere lentamente su di lei. Nel frattempo Francesca continuava a scoparmi lentamente, facendomi sentire tutto il calore del suo culo addosso a me. Anche lei era estremamente eccitata, lo potevo capire dai suoi umori che mi colavano addosso. Rimaneva ferma per lunghi momenti, muovendosi quanto bastava per farmi rimanere duro dentro di lei. Era difficile gestire quella situazione senza lasciare tutto e prendere a scopare di brutto Francesca, ma il tutto era così erotico che avrei voluto non finisse mai. In più di un’occasione dovetti togliere la mano di Elisabetta che aveva cominciato a masturbarsi sopraffatta dall’eccitazione. Per desistere aveva cominciato a massaggiarsi le tette e continuava a strizzarsi i capezzoli. Le pulii per bene l'area della fica, ma decisi di lasciare un bel ciuffetto sopra l’area del pube, per farle mantenere quell'aspetto di donna che mi piaceva, oltre al fatto che avrei voluto continuare ad accarezzarla lì in futuro e adoravo la sensazione dei peli della fica sulla mano.
Finito di raderla, la sciacquai per bene e poi feci alzare Elisabetta, che fece per andarsi ad asciugare, ma le feci scavalcare con un piede Francesca e tenendola a gambe larghe mi portai la sua fica in bocca e cominciai a succhiarle il clitoride. Appena lei si adattò alla posizione, le tolsi le mani di dosso e le misi sui fianchi di Francesca che continuava a scoparmi piano. Le strinsi i fianchi per darle il ritmo e iniziai a scoparla con forza e rapidamente, come per scaricarmi di tutta l'attesa. La sentii urlare di piacere mentre continuavo a leccare Elisabetta. Preso dalla foga, feci appena in tempo a togliermi da dentro di lei e le schizzai tutto sulle chiappe, facendolo colare sulla schiena.
Francesca ci mise un po' a riprendere fiato, tra le zucchine di prima e il mio cazzo adesso, aveva avuto due forti orgasmi. Elisabetta si fece indietro e si piegò a pulirmi il cazzo con la bocca, dando grandi leccate e aspirando bene. Era assurdo vedere con quanta nonchalance fece quel gesto, lei che era timida su tutto il resto.
«Puliamoci e finiamo di prepararci, così usciamo» fece Francesca, che stava per alzarsi.
«Aspetta» la bloccò Elisabetta. Poi si alzò dritta davanti a me e si inclinò per farmi vedere la fica, allargò bene le labbra con tutte e due le mani, facendomi l'interno e iniziò a pisciare. Caldo liquido le usciva come un fiume dal suo buchetto, colando direttamente sul mio cazzo e sul culo di Francesca, bagnandoci completamente. Eccitato dalla scena, provai a farmelo venire duro e infilarlo nuovamente dentro Francesca mentre Elisabetta ci pisciava addosso, ma non ci riuscì, così mi limitai a sbatterlo a mo' di tamburo sull’entrata della fica.
Finito di fare pipì, mi avventai con la bocca su Elisabetta, ad assaggiare il suo sapore asprigno. Francesca si unì a noi e cominciò a leccare Elisabetta da dietro, infilandole la lingua nel culo mentre io la mettevo nella fica. Ogni tanto le nostre lingue si toccavano e noi cercammo di farlo di proposito, limonando tra noi e le parti intime di Elisabetta, finché quest’ultima venne e Francesca decretò che fosse il momento di prepararci seriamente per la serata.



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