I giochi erotici di Francesca 8 Oltre la vacanza
di
Pienodiidee
genere
dominazione
Ero tornato alla vita di tutti i giorni, la mia triste e noiosa vita di tutti i giorni. La vacanza era finita e il ricordo di quei giorni sarebbe rimasto per sempre con me, il ricordo di come una banale vacanza fra amici si fosse trasformata in un'avventura ricca di sesso e delle assurdità delle sorelline dei miei due amici. Tornato a casa, a mente lucida, mi sembrava di aver vissuto un sogno, come se tutto quello non fosse stato reale, ma soltanto un'alterazione della vita reale, quasi come se avessi vissuto in un altra dimensione e ora ero tornato alla normalità.
A farmi dubitare di tutto ciò, ci si mise anche il fatto che non ebbi nessuna notizia di quelle due, come se ora che avevamo ripreso la nostra vita regolare, non ci fosse più la possibilità di continuare i nostri rapporti. Pensai costantemente a loro due per tre settimane, e ammetto che qualche volta mi ero persino masturbato pensando a loro, ai loro corpi e ai ricordi dei loro giochi.
Una sera però, all'improvviso, mi arrivò un messaggio da Elisabetta.
“Ciao, scusami se ti disturbo, ma mi stavo chiedendo se ti fosse piaciuto quello che abbiamo fatto in vacanza"
“Certo" risposi prontamente. Non mi aspettavo che sarebbe stata Elisabetta a scrivermi per prima.
“Non ti da fastidio che facciamo queste cose zozze?”
“No, anzi, mi piacciono molto"
“Vuoi continuare a giocare con noi?" mi chiese, ma senza aspettare una risposta, mi inviò un video, che aprii immediatamente.
Nel video c’era Elisabetta seduta sulla tazza del bagno di casa sua, a gambe larghe e con le mutandine abbassate mentre con una mano si reggeva la magliettina sopra alle tette scoperte. Si vedeva bene la sua fica, sulla quale aveva lasciato crescere un bel ciuffo di peli. Iniziò a fare pipì facendo fuoriuscire un bel getto dorato dalla sua fica, e quando finì, il video si interruppe.
Il messaggio seguente diceva “Mandami un video mentre ti seghi e mi chiami per nome".
Rimasi interdetto, non mi aspettavo assolutamente una richiesta del genere da lei, soprattutto dopo tutto quel tempo che non ci vedevamo. Mi sembrò sospetto che fosse opera sua, timida com'era, perciò pensai che dietro ci fosse la mano di Francesca.
“È stata Francesca a dirti di fare questo?"
“No, cioè sì, ma volevo farlo io, lei mi ha solo incoraggiata" poi mi arrivò un secondo messaggio, “mandami il video e domani ti dico dove raggiungerci"
Accettai di assecondarla, la sola idea di rincontrarle mi eccitava tantissimo, e avevo già il cazzo duro per il video che mi aveva mandato. Mi assicurai che non ci fosse nessuno in casa che potesse sentirmi, e registrai quel video per lei, masturbandomi mentre la chiamavo per nome e le dicevo qualche porcata. Mentre registravo il video mi aiutai guardando il filmato di lei che pisciava, tutta nuda a esibirsi per me, con lo sguardo serio verso la telecamera. Elisabetta era davvero una bella ragazza e non vedevo l'ora di poter essere di nuovo dentro di lei, con la speranza che i loro giochi non fossero troppo esagerati.
Le mandai il video, e poco dopo lei mi rispose invitandomi una posizione da raggiungere e un orario, le sedici. Le diedi conferma e poi smise di scrivermi. Ero su di giri, finalmente le avrei riviste, e finalmente avremmo ripreso a scopare tutti e tre.
Raggiunsi la posizione indicata nel messaggio all’orario prestabilito, e mi ritrovai davanti a un vecchio cancello aperto, in una zona di campagna abbastanza sperduta. Dietro si vedeva una casa messa anche abbastanza bene, più moderna di quello che mi aspettavo, e poi il bosco.
Entrai con la macchina e mi parcheggiai nel viale, di fianco a una macchina che non conoscevo, ma che sperai fosse di Elisabetta o di Francesca.
Andai alla porta, bussai e mi aprì Elisabetta, vestita tutta caruccia con uno dei suoi tipici abiti fuori moda da ragazza casta di una volta, un unico pezzo azzurrino che le partiva dalle spalle fino alle ginocchia.
«Ciao» la salutai per primo, vedendo che lei mi guardava in silenzio.
«C… ciao» rispose lei timidamente, facendo un mezzo movimento verso di me, ma ritraendosi subito. Sembrava volesse darmi un bacetto, quindi mi protrassi verso di lei, e lei mi diede un timido bacetto sulla guancia.
Mi scappò da ridere, era così carina vederla così timida e vergognosa, quando poi sapevo cosa le piacesse fare in realtà. Lei arrossì e si vergognò per la mia reazione, portando le mani davanti al petto come per difendersi.
«Scusami se ho riso, è che sei troppo dolce e carina!» le dissi per allentare un po' la tensione.
Lei mi guardò e rimase imbambolata per qualche secondo.
«Posso entrare?» le chiesi, iniziandomi a sentire un po' a disagio per lei.
Lei sembrò pensarci per un momento, poi si portò le mani all' orlo del vestito e se lo tirò su fino al collo, mostrandosi completamente nuda davanti a me, solo con i calzettoni al ginocchio.
«Wow!» mi lasciai sfuggire.
«Toccami» disse lei a bassa voce, girando la testa di lato come per nascondersi, ma restando ferma col corpo. Non riusciva a superare completamente la sua vergogna, ma si vedeva che voleva farlo.
Le palpai tutti e due i seni con le mani, soppesandoli e giocando con i pollici sui suoi capezzoli.
«Complimenti per l'accoglienza» le dissi scherzando.
Lei senza muoversi mi chiese «Ti piace?»
«Il tuo corpo? Certo che mi piace! Lo adoro! Però non sarebbe meglio entrare dentro casa e chiudere la porta?» le risposi, preoccupandomi che ci potesse vedere qualcuno. Adesso non eravamo più in vacanza lontani da casa, e poteva vederci qualcuno del paese che magari conoscevamo, e poteva diventare un problema se iniziavano a circolare voci che magari sarebbero arrivate ai suoi genitori.
Lei si abbassò il vestito e chiuse la porta dietro di me, poi mi guardò tenendo le mani dietro la schiena. Oscillava leggermente, come se volesse fare qualcosa ma non riusciva a trovare il coraggio di superare la sua vergogna.
«Elisabetta, lo sai che con me puoi stare tranquilla e fare tutto quello che vuoi»
Lei si sollevò sulle punte dei piedi e mi gettò le braccia al collo, mi tirò verso di sé e mi baciò sulla bocca con passione, infilandoci anche la lingua. Risposi al bacio stringendola a me, e quando ci staccammo per riprendere fiato, lei mi prese per mano e mi portò in un’altra stanza.
Su di un tavolino basso, in mezzo a due divani, c’era Francesca, completamente nuda, in ginocchio con il culo in aria e la testa sul tavolino, legata braccia e gambe, e aveva una zucchina nella fica e una nel culo.
Scoppiai a ridere, incredulo della situazione assurda e completamente opposta al bacio romantico che avevo appena ricevuto. Francesca farfugliò qualcosa, ma non si capì niente perché in bocca aveva un paio di mutandine.
Elisabetta mi guardava, e poi guardava Francesca e poi di nuovo me, come per dirmi “Eccola, fa qualcosa".
«Sono davvero sorpreso di questa situazione, semmai avessi dovuto scommettere su chi di voi due avrei trovata legata, avrei puntato tutto su Elisabetta» dissi avvicinandomi al culo di Francesca, che sembrava già arrossato.
«Vedo che avete cominciato senza di me!» aggiunsi spingendo più a fondo la zucchina che Francesca aveva nel culo, facendola sussultare. Guardando la zucchina che aveva nella fica, si poteva vedere bene che era completamente bagnata e che i suoi umori le erano colati lungo tutte le cosce.
Farfugliò qualcosa, quindi le tolsi le mutandine dalla bocca per sentire cosa aveva da dire. Era completamente rossa in volto e aveva un’espressione che non nascondeva per niente la sua eccitazione.
«Finalmente sei arrivato! Scopami, non resisto più, sono in ovulazione»
La guardai compiaciuto, sembrava davvero ansiosa di fare sesso, ormai non resisteva più, Elisabetta doveva averla riscaldata per bene con quelle zucchine, e dal rossore sulle sue chiappe doveva anche averla schiaffeggiata per bene.
Le sfilai la zucchina dalla fica, ma Elisabetta mi bloccò a metà afferrandomi la mano.
«No!»
La guardai sorpreso.
«De-deve guadagnarselo, deve prima soffrire un po'»
La guardai ancora più sorpreso, sia per quello che aveva detto, sia semplicemente perché aveva parlato, che era sempre un’occasione rara.
«Quindi oggi comandi tu?» le dissi ridendo.
«Non darle retta e scopami!» si intromise Francesca.
«S-sì, comando io!» rispose Elisabetta puntando i piedi a terra per imporsi.
Mi fece ridere di nuovo, sembrava un gattino impaurito che voleva ruggire come un leone.
«Ok, comanda allora»
Lei drizzò la schiena e mi guardò stupita, come se non si aspettasse quella risposta. Era troppo adorabile da vedere.
«Io… io… non lo so, fa qualcosa!» sbottò lei cercando di rimproverarmi ma non troppo.
Sia io che Francesca scoppiammo a ridere di gusto, e Elisabetta si coprì la faccia con le mani e si girò dandoci la schiena.
«Smettetela!» urlò.
Faceva ridere, ma smisi subito perché capivo che si stava veramente sentendo a disagio. In quel momento guardai Francesca, che mi fece cenno con la testa verso Elisabetta.
In quel momento capii che Francesca si era fatta legare di proposito non tanto per il sesso, ma perché voleva che fosse Elisabetta a comandare per una volta, per farla sbloccare, per aiutarla a superare la sua timidezza. Era davvero un gesto carino nei confronti della sua amica.
«Scusami Elisabetta, hai ragione, non riderò più. Però visto che comandi tu, devi dare tu gli ordini» le dissi dolcemente, per farla calmare.
Lei si girò e abbassò le mani dagli occhi lentamente. Era completamente rossa in viso, sia per la vergogna, che per un po' di rabbia che provava perché non riusciva a superare la sua timidezza.
Guardò me e Francesca per un po', pensando a cosa doveva fare, e noi non le mettemmo nessuna pressione.
«Spogliami» disse alla fine.
Le presi l'orlo del vestito come aveva fatto lei poco prima e glielo tirai su lentamente fino alla testa, e poi glielo tolsi lasciandola nuda con indosso solo i calzini che le arrivavano fino alle ginocchia.
«E adesso?» domandai a Elisabetta, per spronarla a parlare.
Lei non disse niente e prese a spogliarmi, togliendomi prima la maglietta, poi scarpe pantaloni e mutande, lasciandomi solo con i calzini, come lei.
Elisabetta rimase vicinissima a me, così tanto che i suoi capezzoli mi sfioravano quando respirava. Sentivo il suo respiro caldo su di me che iniziava a farsi più pesante. Lei mi prese il cazzo in mano e iniziò a massaggiarlo per farmelo diventare duro. Le misi una mano sul culo, abbastanza al centro da poter toccare con la punta delle dita appena appena la sua fica piena di peli. I suoi peli erano completamente inzuppati dei suoi umori, probabilmente eccitata già da prima per quello che aveva fatto a Francesca. Spinsi due dita dentro di lei e scivolarono facilmente. Ci masturbammo a vicenda fino ad ansimare entrambi.
«Ehi, ci sono anch'io!» si lamentò Francesca per invitarci a giocare con lei.
Elisabetta prese le sue mutandine dal tavolino e le infilò nuovamente in bocca a Francesca, poi si inginocchiò e si posizionò in modo da far vedere bene la scena alla sua amica, e si mise il mio cazzo nella bocca. Prima solo la cappella, poi quanto più riusciva ad andare in fondo, prendendolo fino alla gola. Rimase ferma per diversi secondi e poi si staccò di botto perché senza fiato. Guardò Francesca come per dimostrarle quanto era stata brava e poi prese a leccare in lungo l’asta del mio cazzo, tenendolo verso l'alto con due dita sulla cappella. Dava lunghe leccate lente che mi inondavano di piacere, di cui mi stavo gustando ogni istante. Stancata di usare la bocca, Elisabetta si alzò fino a mettere il mio cazzo fra le sue tette, poi con la mano lo prese e lo sbatté ripetutamente tra l'una e l'altra, cospargendosi della sua saliva che avevo addosso. Si strofinò la cappella prima su capezzolo e poi sull'altro e infine si battè il mio cazzo sulla tetta come se fosse un martello.
«F-fa male?» mi chiese alzando lo sguardo verso di me.
«No, anzi, il contrario, è molto piacevole»
Lei mi guardò dubbiosa, poi abbassò lo sguardo a terra e balbettò nervosa «Posso… posso-posso… posso…»
«Puoi fare qualsiasi cosa» la aiutai.
Lei si fece indietro e mi diede uno schiaffetto sul cazzo.
«Tutto qui? Guarda che puoi fare forte»
Senza neanche guardarmi, mi diede uno schiaffetto più forte.
Sentii Francesca ridere tra le mutande che aveva in bocca, e risi anche io.
Elisabetta allora mi diede un bello schiaffo che fece rumore sordo. Gemetti.
«Sì! Brava» le dissi con voce carica di eccitazione.
Lei mi colpì di nuovo e mi tolse il fiato. Poi ancora, poi ancora. Non sapevo che mi piacesse essere schiaffeggiato sul cazzo, e lei lo faceva benissimo.
«Elisabetta voglio scoparti!» le dissi eccitatissimo.
Lei si alzò e si girò di schiena, alzò un pochino la gamba e si piegò per farsi entrare il mio cazzo nella fica. Ancora una volta potevo sentire quella sensazione di caldo bollente è umido della sua fica sul mio cazzo, era una sensazione straordinaria.
Dopo qualche secondo, lei fece qualche balzello sul mio cazzo e poi lo tirò fuori e si girò di nuovo verso di me.
Tenendo lo sguardo a terra disse «In bocca a lei» indicando Francesca.
Ubbidii e mi abbassai sulla faccia di Francesca, le tolsi le mutandine dalla bocca e senza darle tempo di fiatare le infilai il cazzo in gola. Elisabetta però mi fece togliere subito, allontanandomi con una mano e lasciandomi seduto sul tavolinetto di fianco a Francesca legata, poi diede uno schiaffetto alla sua amica e le ordinò «Dillo!»
Mi faceva un po' ridere vedere Elisabetta che tentava di essere autoritaria e comandare, carina e delicata com’era, più che una leonessa sembrava un orsetto di peluche.
Francesca obbedì e disse «Mi piace il sapore della tua fica sul suo cazzo»
Elisabetta mi diede le spalle e si sedette tutta in una volta sul mio cazzo eretto e si sfilò di nuovo.
Non servì che disse niente, capii al volo cosa voleva, così misi di nuovo il cazzo in bocca a Francesca, diedi due pompate e mi tolsi.
Elisabetta la schiaffeggiò ancora e Francesca ripetè «Mi piace il sapore della tua fica sul suo cazzo!»
Elisabetta sembrava soddisfatta e si sedette di nuovo sul mio cazzo girata di spalle. Stavolta però iniziò a cavalcarmi per bene e appena preso il ritmo allungò la mano verso il culo di Francesca e afferrò la zucchina che ancora teneva dentro e iniziò a muoverla su e giù nel culo di Francesca, facendola godere insieme a lei. Tutte e due gemevano di piacere a ritmo alternato, Francesca per la zucchina nel culo ed Elisabetta sul mio cazzo. Afferrai l'altra zucchina che Francesca teneva nella fica e cominciai a muoverle dentro pure quella. Io la muovevo su e Elisabetta muoveva la sua giù e viceversa. Stavamo scopando fra noi e nel frattempo scopavamo insieme i buchi di Francesca, che urlò «Così è troppo!», ma noi continuammo a scoparle culo e fica con le zucchine. Francesca stava godendo tantissimo e urlava di piacere, più urlava di piacere e più velocemente le infilavamo le zucchine dentro, mentre ormai Elisabetta saltava sul mio cazzo ad un ritmo forsennato.
Francesca lanciò un ultimo urlo più acuto e tremo tutta in un orgasmo esplosivo, mentre continuavamo a martellarle tutti e due i buchi, fino a che anche io stetti per venire, però quando lo dissi a Elisabetta lei mi disse di resistere e continuò a saltarmi sopra. Cercai di trattenermi, ma quando stavo per non farcela più afferrai di peso Elisabetta e me la tolsi di dosso, alzandomi a mia volta e sborrando verso Francesca, schizzandole a malapena sulla guancia e sulle labbra, anche se il grosso finì sul tavolino.
Francesca provò ad allungare la lingua per leccarla, ma ci riuscì poco, legata com'era, così Elisabetta le arrivò in soccorso e leccò la sborra sul tavolino per poi sputarla in bocca a Francesca.
Rimasi fermo ad ammirarle. Era stato tutto assurdo, con loro lo era sempre, e io ero felice di poter stare con loro.
Voti, commenti, suggerimenti e annotazioni sono sempre graditi e possono essere d'aiuto per migliorare. Grazie
A farmi dubitare di tutto ciò, ci si mise anche il fatto che non ebbi nessuna notizia di quelle due, come se ora che avevamo ripreso la nostra vita regolare, non ci fosse più la possibilità di continuare i nostri rapporti. Pensai costantemente a loro due per tre settimane, e ammetto che qualche volta mi ero persino masturbato pensando a loro, ai loro corpi e ai ricordi dei loro giochi.
Una sera però, all'improvviso, mi arrivò un messaggio da Elisabetta.
“Ciao, scusami se ti disturbo, ma mi stavo chiedendo se ti fosse piaciuto quello che abbiamo fatto in vacanza"
“Certo" risposi prontamente. Non mi aspettavo che sarebbe stata Elisabetta a scrivermi per prima.
“Non ti da fastidio che facciamo queste cose zozze?”
“No, anzi, mi piacciono molto"
“Vuoi continuare a giocare con noi?" mi chiese, ma senza aspettare una risposta, mi inviò un video, che aprii immediatamente.
Nel video c’era Elisabetta seduta sulla tazza del bagno di casa sua, a gambe larghe e con le mutandine abbassate mentre con una mano si reggeva la magliettina sopra alle tette scoperte. Si vedeva bene la sua fica, sulla quale aveva lasciato crescere un bel ciuffo di peli. Iniziò a fare pipì facendo fuoriuscire un bel getto dorato dalla sua fica, e quando finì, il video si interruppe.
Il messaggio seguente diceva “Mandami un video mentre ti seghi e mi chiami per nome".
Rimasi interdetto, non mi aspettavo assolutamente una richiesta del genere da lei, soprattutto dopo tutto quel tempo che non ci vedevamo. Mi sembrò sospetto che fosse opera sua, timida com'era, perciò pensai che dietro ci fosse la mano di Francesca.
“È stata Francesca a dirti di fare questo?"
“No, cioè sì, ma volevo farlo io, lei mi ha solo incoraggiata" poi mi arrivò un secondo messaggio, “mandami il video e domani ti dico dove raggiungerci"
Accettai di assecondarla, la sola idea di rincontrarle mi eccitava tantissimo, e avevo già il cazzo duro per il video che mi aveva mandato. Mi assicurai che non ci fosse nessuno in casa che potesse sentirmi, e registrai quel video per lei, masturbandomi mentre la chiamavo per nome e le dicevo qualche porcata. Mentre registravo il video mi aiutai guardando il filmato di lei che pisciava, tutta nuda a esibirsi per me, con lo sguardo serio verso la telecamera. Elisabetta era davvero una bella ragazza e non vedevo l'ora di poter essere di nuovo dentro di lei, con la speranza che i loro giochi non fossero troppo esagerati.
Le mandai il video, e poco dopo lei mi rispose invitandomi una posizione da raggiungere e un orario, le sedici. Le diedi conferma e poi smise di scrivermi. Ero su di giri, finalmente le avrei riviste, e finalmente avremmo ripreso a scopare tutti e tre.
Raggiunsi la posizione indicata nel messaggio all’orario prestabilito, e mi ritrovai davanti a un vecchio cancello aperto, in una zona di campagna abbastanza sperduta. Dietro si vedeva una casa messa anche abbastanza bene, più moderna di quello che mi aspettavo, e poi il bosco.
Entrai con la macchina e mi parcheggiai nel viale, di fianco a una macchina che non conoscevo, ma che sperai fosse di Elisabetta o di Francesca.
Andai alla porta, bussai e mi aprì Elisabetta, vestita tutta caruccia con uno dei suoi tipici abiti fuori moda da ragazza casta di una volta, un unico pezzo azzurrino che le partiva dalle spalle fino alle ginocchia.
«Ciao» la salutai per primo, vedendo che lei mi guardava in silenzio.
«C… ciao» rispose lei timidamente, facendo un mezzo movimento verso di me, ma ritraendosi subito. Sembrava volesse darmi un bacetto, quindi mi protrassi verso di lei, e lei mi diede un timido bacetto sulla guancia.
Mi scappò da ridere, era così carina vederla così timida e vergognosa, quando poi sapevo cosa le piacesse fare in realtà. Lei arrossì e si vergognò per la mia reazione, portando le mani davanti al petto come per difendersi.
«Scusami se ho riso, è che sei troppo dolce e carina!» le dissi per allentare un po' la tensione.
Lei mi guardò e rimase imbambolata per qualche secondo.
«Posso entrare?» le chiesi, iniziandomi a sentire un po' a disagio per lei.
Lei sembrò pensarci per un momento, poi si portò le mani all' orlo del vestito e se lo tirò su fino al collo, mostrandosi completamente nuda davanti a me, solo con i calzettoni al ginocchio.
«Wow!» mi lasciai sfuggire.
«Toccami» disse lei a bassa voce, girando la testa di lato come per nascondersi, ma restando ferma col corpo. Non riusciva a superare completamente la sua vergogna, ma si vedeva che voleva farlo.
Le palpai tutti e due i seni con le mani, soppesandoli e giocando con i pollici sui suoi capezzoli.
«Complimenti per l'accoglienza» le dissi scherzando.
Lei senza muoversi mi chiese «Ti piace?»
«Il tuo corpo? Certo che mi piace! Lo adoro! Però non sarebbe meglio entrare dentro casa e chiudere la porta?» le risposi, preoccupandomi che ci potesse vedere qualcuno. Adesso non eravamo più in vacanza lontani da casa, e poteva vederci qualcuno del paese che magari conoscevamo, e poteva diventare un problema se iniziavano a circolare voci che magari sarebbero arrivate ai suoi genitori.
Lei si abbassò il vestito e chiuse la porta dietro di me, poi mi guardò tenendo le mani dietro la schiena. Oscillava leggermente, come se volesse fare qualcosa ma non riusciva a trovare il coraggio di superare la sua vergogna.
«Elisabetta, lo sai che con me puoi stare tranquilla e fare tutto quello che vuoi»
Lei si sollevò sulle punte dei piedi e mi gettò le braccia al collo, mi tirò verso di sé e mi baciò sulla bocca con passione, infilandoci anche la lingua. Risposi al bacio stringendola a me, e quando ci staccammo per riprendere fiato, lei mi prese per mano e mi portò in un’altra stanza.
Su di un tavolino basso, in mezzo a due divani, c’era Francesca, completamente nuda, in ginocchio con il culo in aria e la testa sul tavolino, legata braccia e gambe, e aveva una zucchina nella fica e una nel culo.
Scoppiai a ridere, incredulo della situazione assurda e completamente opposta al bacio romantico che avevo appena ricevuto. Francesca farfugliò qualcosa, ma non si capì niente perché in bocca aveva un paio di mutandine.
Elisabetta mi guardava, e poi guardava Francesca e poi di nuovo me, come per dirmi “Eccola, fa qualcosa".
«Sono davvero sorpreso di questa situazione, semmai avessi dovuto scommettere su chi di voi due avrei trovata legata, avrei puntato tutto su Elisabetta» dissi avvicinandomi al culo di Francesca, che sembrava già arrossato.
«Vedo che avete cominciato senza di me!» aggiunsi spingendo più a fondo la zucchina che Francesca aveva nel culo, facendola sussultare. Guardando la zucchina che aveva nella fica, si poteva vedere bene che era completamente bagnata e che i suoi umori le erano colati lungo tutte le cosce.
Farfugliò qualcosa, quindi le tolsi le mutandine dalla bocca per sentire cosa aveva da dire. Era completamente rossa in volto e aveva un’espressione che non nascondeva per niente la sua eccitazione.
«Finalmente sei arrivato! Scopami, non resisto più, sono in ovulazione»
La guardai compiaciuto, sembrava davvero ansiosa di fare sesso, ormai non resisteva più, Elisabetta doveva averla riscaldata per bene con quelle zucchine, e dal rossore sulle sue chiappe doveva anche averla schiaffeggiata per bene.
Le sfilai la zucchina dalla fica, ma Elisabetta mi bloccò a metà afferrandomi la mano.
«No!»
La guardai sorpreso.
«De-deve guadagnarselo, deve prima soffrire un po'»
La guardai ancora più sorpreso, sia per quello che aveva detto, sia semplicemente perché aveva parlato, che era sempre un’occasione rara.
«Quindi oggi comandi tu?» le dissi ridendo.
«Non darle retta e scopami!» si intromise Francesca.
«S-sì, comando io!» rispose Elisabetta puntando i piedi a terra per imporsi.
Mi fece ridere di nuovo, sembrava un gattino impaurito che voleva ruggire come un leone.
«Ok, comanda allora»
Lei drizzò la schiena e mi guardò stupita, come se non si aspettasse quella risposta. Era troppo adorabile da vedere.
«Io… io… non lo so, fa qualcosa!» sbottò lei cercando di rimproverarmi ma non troppo.
Sia io che Francesca scoppiammo a ridere di gusto, e Elisabetta si coprì la faccia con le mani e si girò dandoci la schiena.
«Smettetela!» urlò.
Faceva ridere, ma smisi subito perché capivo che si stava veramente sentendo a disagio. In quel momento guardai Francesca, che mi fece cenno con la testa verso Elisabetta.
In quel momento capii che Francesca si era fatta legare di proposito non tanto per il sesso, ma perché voleva che fosse Elisabetta a comandare per una volta, per farla sbloccare, per aiutarla a superare la sua timidezza. Era davvero un gesto carino nei confronti della sua amica.
«Scusami Elisabetta, hai ragione, non riderò più. Però visto che comandi tu, devi dare tu gli ordini» le dissi dolcemente, per farla calmare.
Lei si girò e abbassò le mani dagli occhi lentamente. Era completamente rossa in viso, sia per la vergogna, che per un po' di rabbia che provava perché non riusciva a superare la sua timidezza.
Guardò me e Francesca per un po', pensando a cosa doveva fare, e noi non le mettemmo nessuna pressione.
«Spogliami» disse alla fine.
Le presi l'orlo del vestito come aveva fatto lei poco prima e glielo tirai su lentamente fino alla testa, e poi glielo tolsi lasciandola nuda con indosso solo i calzini che le arrivavano fino alle ginocchia.
«E adesso?» domandai a Elisabetta, per spronarla a parlare.
Lei non disse niente e prese a spogliarmi, togliendomi prima la maglietta, poi scarpe pantaloni e mutande, lasciandomi solo con i calzini, come lei.
Elisabetta rimase vicinissima a me, così tanto che i suoi capezzoli mi sfioravano quando respirava. Sentivo il suo respiro caldo su di me che iniziava a farsi più pesante. Lei mi prese il cazzo in mano e iniziò a massaggiarlo per farmelo diventare duro. Le misi una mano sul culo, abbastanza al centro da poter toccare con la punta delle dita appena appena la sua fica piena di peli. I suoi peli erano completamente inzuppati dei suoi umori, probabilmente eccitata già da prima per quello che aveva fatto a Francesca. Spinsi due dita dentro di lei e scivolarono facilmente. Ci masturbammo a vicenda fino ad ansimare entrambi.
«Ehi, ci sono anch'io!» si lamentò Francesca per invitarci a giocare con lei.
Elisabetta prese le sue mutandine dal tavolino e le infilò nuovamente in bocca a Francesca, poi si inginocchiò e si posizionò in modo da far vedere bene la scena alla sua amica, e si mise il mio cazzo nella bocca. Prima solo la cappella, poi quanto più riusciva ad andare in fondo, prendendolo fino alla gola. Rimase ferma per diversi secondi e poi si staccò di botto perché senza fiato. Guardò Francesca come per dimostrarle quanto era stata brava e poi prese a leccare in lungo l’asta del mio cazzo, tenendolo verso l'alto con due dita sulla cappella. Dava lunghe leccate lente che mi inondavano di piacere, di cui mi stavo gustando ogni istante. Stancata di usare la bocca, Elisabetta si alzò fino a mettere il mio cazzo fra le sue tette, poi con la mano lo prese e lo sbatté ripetutamente tra l'una e l'altra, cospargendosi della sua saliva che avevo addosso. Si strofinò la cappella prima su capezzolo e poi sull'altro e infine si battè il mio cazzo sulla tetta come se fosse un martello.
«F-fa male?» mi chiese alzando lo sguardo verso di me.
«No, anzi, il contrario, è molto piacevole»
Lei mi guardò dubbiosa, poi abbassò lo sguardo a terra e balbettò nervosa «Posso… posso-posso… posso…»
«Puoi fare qualsiasi cosa» la aiutai.
Lei si fece indietro e mi diede uno schiaffetto sul cazzo.
«Tutto qui? Guarda che puoi fare forte»
Senza neanche guardarmi, mi diede uno schiaffetto più forte.
Sentii Francesca ridere tra le mutande che aveva in bocca, e risi anche io.
Elisabetta allora mi diede un bello schiaffo che fece rumore sordo. Gemetti.
«Sì! Brava» le dissi con voce carica di eccitazione.
Lei mi colpì di nuovo e mi tolse il fiato. Poi ancora, poi ancora. Non sapevo che mi piacesse essere schiaffeggiato sul cazzo, e lei lo faceva benissimo.
«Elisabetta voglio scoparti!» le dissi eccitatissimo.
Lei si alzò e si girò di schiena, alzò un pochino la gamba e si piegò per farsi entrare il mio cazzo nella fica. Ancora una volta potevo sentire quella sensazione di caldo bollente è umido della sua fica sul mio cazzo, era una sensazione straordinaria.
Dopo qualche secondo, lei fece qualche balzello sul mio cazzo e poi lo tirò fuori e si girò di nuovo verso di me.
Tenendo lo sguardo a terra disse «In bocca a lei» indicando Francesca.
Ubbidii e mi abbassai sulla faccia di Francesca, le tolsi le mutandine dalla bocca e senza darle tempo di fiatare le infilai il cazzo in gola. Elisabetta però mi fece togliere subito, allontanandomi con una mano e lasciandomi seduto sul tavolinetto di fianco a Francesca legata, poi diede uno schiaffetto alla sua amica e le ordinò «Dillo!»
Mi faceva un po' ridere vedere Elisabetta che tentava di essere autoritaria e comandare, carina e delicata com’era, più che una leonessa sembrava un orsetto di peluche.
Francesca obbedì e disse «Mi piace il sapore della tua fica sul suo cazzo»
Elisabetta mi diede le spalle e si sedette tutta in una volta sul mio cazzo eretto e si sfilò di nuovo.
Non servì che disse niente, capii al volo cosa voleva, così misi di nuovo il cazzo in bocca a Francesca, diedi due pompate e mi tolsi.
Elisabetta la schiaffeggiò ancora e Francesca ripetè «Mi piace il sapore della tua fica sul suo cazzo!»
Elisabetta sembrava soddisfatta e si sedette di nuovo sul mio cazzo girata di spalle. Stavolta però iniziò a cavalcarmi per bene e appena preso il ritmo allungò la mano verso il culo di Francesca e afferrò la zucchina che ancora teneva dentro e iniziò a muoverla su e giù nel culo di Francesca, facendola godere insieme a lei. Tutte e due gemevano di piacere a ritmo alternato, Francesca per la zucchina nel culo ed Elisabetta sul mio cazzo. Afferrai l'altra zucchina che Francesca teneva nella fica e cominciai a muoverle dentro pure quella. Io la muovevo su e Elisabetta muoveva la sua giù e viceversa. Stavamo scopando fra noi e nel frattempo scopavamo insieme i buchi di Francesca, che urlò «Così è troppo!», ma noi continuammo a scoparle culo e fica con le zucchine. Francesca stava godendo tantissimo e urlava di piacere, più urlava di piacere e più velocemente le infilavamo le zucchine dentro, mentre ormai Elisabetta saltava sul mio cazzo ad un ritmo forsennato.
Francesca lanciò un ultimo urlo più acuto e tremo tutta in un orgasmo esplosivo, mentre continuavamo a martellarle tutti e due i buchi, fino a che anche io stetti per venire, però quando lo dissi a Elisabetta lei mi disse di resistere e continuò a saltarmi sopra. Cercai di trattenermi, ma quando stavo per non farcela più afferrai di peso Elisabetta e me la tolsi di dosso, alzandomi a mia volta e sborrando verso Francesca, schizzandole a malapena sulla guancia e sulle labbra, anche se il grosso finì sul tavolino.
Francesca provò ad allungare la lingua per leccarla, ma ci riuscì poco, legata com'era, così Elisabetta le arrivò in soccorso e leccò la sborra sul tavolino per poi sputarla in bocca a Francesca.
Rimasi fermo ad ammirarle. Era stato tutto assurdo, con loro lo era sempre, e io ero felice di poter stare con loro.
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