La voglia matta di Laura cresce (seconda parte)

di
genere
esibizionismo

Il volo per Catania si concluse con vuoti d’aria che avevano reso l'atterraggio un'esperienza quasi insostenibile a causa del plug. Dopo il ritiro dei bagagli e un tragitto in auto, in cui la pressione costante del plug mi aveva sfinita, arrivammo finalmente a destinazione.
L'hotel era una splendida struttura a Taormina, affacciata direttamente sul mare. Varcata la soglia della nostra camera, una suite elegante con un grande letto a baldacchino e una terrazza vista mare.
Lasciai cadere la borsa a mano sul pavimento, stanca per la tensione accumulata in tutte quelle ore. Il plug era ancora lì, saldo e pesante dentro di me, e la pelle dell'interno delle cosce era ormai sensibilmente irritata dal calore e dalle secrezioni continue.
Lui lasciò il trolley vicino all'ingresso e si avvicinò a me a passi lenti. Mi afferrò per i fianchi da dietro, incollando il suo petto alla mia schiena e costringendomi a guardare il panorama oltre la vetrata. Con una mossa decisa, la sua mano destra afferrò l'orlo della mia minigonna e la sollevò del tutto sul retro, lasciando che la base piatta del gioiello di metallo brillasse alla luce del pomeriggio siciliano.
«Ci siamo, finalmente», mi sussurrò all'orecchio, stringendo la presa. «Sei stata bravissima in aereo. Mi sembri stanca… eppure sei ancora così bagnata…»
Con un sospiro profondo, appoggiai la testa sulla sua spalla. Il viaggio era finito, ma guardando quel letto immenso e ripensando ai vestiti che avevo in valigia, sapevo fin troppo bene che la mia recita era solo all'inizio.
«Poco riposo per me», mi sussurrò lui, allontanandosi di un passo per guardare l'orologio da polso. «I ritmi oggi sono serrati. Alle 17.00 abbiamo una breve riunione di lavoro giù nella sala meeting dell'hotel.»
Mi voltai a guardarlo, cercando di riordinare i pensieri mentre il peso del metallo continuava a farsi sentire a ogni mio respiro. «E poi? Qual’è il programma per questa sera?»
«Alle 20.00 siamo attesi per il cocktail di benvenuto e poi, a seguire, la cena», aggiunse con un sorriso deciso, indicando il trolley ancora chiuso. «Quindi vedi di gestire bene il tempo che ti resta.»
«Ma è ancora presto... facciamo qualcosa nel frattempo?» chiesi, accarezzandomi istintivamente il fianco sopra la minigonna arricciata.
«Io mi rilasso una mezz’ora e poi scendo per incontrare i colleghi. Nel frattempo puoi andare e rilassarsi in piscina. Voglio che tu vada giù indossando il bikini bianco», mi ordinò. Era il bikini molto ridotto, con il tassello strettissimo, quel regalo provocatorio che mi avevano fatto i miei due colleghi d'ufficio per il mio compleanno. Me lo porse, ma stavolta il suo sguardo si fece leggermente più accondiscendente mentre posava gli occhi sul mio bacino. Poi, fece un passo indietro e fece un cenno verso il bagno. «Ma togliti il plug, ti aspetta una serata molto lunga e voglio che tu sia pronta a tutto quello che ho in mente per te.»
Un sospiro di profondo sollievo misto a una nuova ondata di anticipazione mi sfuggì dalle labbra. L'idea di dare tregua al mio corpo dopo ore di continua tensione era rigenerante, ma sapere che quella pausa serviva solo a prepararmi per i suoi piani serali mi fece accelerare di nuovo il battito.
«Va bene, amore... grazie», sussurrai. Presi il bikini bianco dal trolley e mi diressi verso il bagno per sfilarmi finalmente il metallo freddo e indossare quel costume così ridotto, pronta a godermi il sole di Taormina prima della riunione.

Verso le19.00 iniziò la preparazione per la serata. Mi posizionai davanti allo specchio della toeletta per il trucco, mentre lui si sistemava la camicia per la serata. I piani erano chiari: alle 20.00 eravamo attesi per il cocktail di benvenuto, a cui sarebbe seguita subito dopo la cena sociale con tutti i partecipanti e la direzione dell'evento.
Guardando il suo riflesso nello specchio, non riuscii a trattenermi e decisi di raccontargli ogni dettaglio di cosa era successo in piscina, sapendo perfettamente come avrebbe reagito.
«Sai... mentre ero giù, con quel bikini bianco non sono passata inosservata», esordii, sfumando il rossetto sulle labbra e tenendo la voce volutamente bassa. «C'era un signore di mezza età, un bell’uomo, inglese, forse uno degli ospiti che ritroveremo stasera alla cena. Non mi ha tolto gli occhi di dosso da quando mi sono sdraiata sul lettino. Ha iniziato con una corte molto velata, offrendomi da bere e facendomi mille complimenti per il corpo e per il costume.»
Lui si tese un momento, bloccando le mani sui polsini della camicia, e mi guardò attraverso lo specchio. «Ah sì? E fino a dove si è spinto?»
«Fin troppo oltre», continuai, girandomi leggermente verso di lui con un sorriso malizioso e il respiro che ricominciava ad accelerare. «Ero così eccitata dai tuoi piani serali che il mio corpo ha reagito da solo. L’inglese ha visto chiaramente che mi ero bagnata in mezzo alle gambe; quell'umidità ha inzuppato il tessuto leggero e il costume bianco è diventato quasi trasparente proprio lì, rivelando tutto. Per nascondere l'imbarazzo e coprirmi, mi sono alzata di scatto e sono scivolata in acqua per fare il bagno... ma, ovviamente, la situazione è solo peggiorata.»
Lui fece un passo verso di me, gli occhi accesi di una luce scura e possessiva. «Il bikini bagnato sarà diventato completamente trasparente, immagino la scena…» la voce ridotta a un sussurro rauco.
«Esatto», risposi, sentendo le guance andare a fuoco. «Quando sono riemersa e sono tornata al lettino, il tessuto aderiva come una seconda pelle invisibile. Quell’uomo ha potuto ammirare ogni singola sfumatura della mia intimità e i dettagli dei miei capezzoli tesi. Mi guardava con un'intensità incredibile mentre sorseggiavo il drink che mi aveva offerto. Sapeva benissimo cosa mi stava succedendo, avevo i capezzoli durissimi, mi facevano male per la tensione.»
Il mio fidanzato mi raggiunse alle spalle, posando le mani sul seno e stringendo la presa con decisione. Il racconto degli sguardi di quello sconosciuto — che con ogni probabilità avremmo incrociato di lì a poco nella sala — lo stava eccitando oltre misura.
«Ha fatto bene a guardarti, perché sei una visione», mi sussurrò all'orecchio, baciandomi il collo con foga. «Ma ha solo potuto sognarti, sei solo per me stasera. Ora finisci di truccarti. È il momento di vestirti... e di rimettere quel metallo al suo posto.»

Sistemai gli ultimi dettagli del trucco mentre lui, con movimenti calmi e studiati, tirava fuori dall’armadio i capi scelti per la serata. Questa volta l'eleganza doveva essere formale all'esterno, ma totalmente clandestina sotto la superficie.
«Visto lo spettacolo che hai offerto in piscina, stasera voglio che tu sia irresistibile», disse, posando gli indumenti sul letto.
Iniziai a vestirmi sotto il suo sguardo attento. Per primo indossai l'intimo strategico che aveva selezionato: un reggiseno particolare che non copriva i capezzoli, lasciandoli completamente scoperti e tesi contro il tessuto superiore, e un paio di mutandine aperte sul cavallo, che lasciavano la mia intimità del tutto libera.
Sopra l'intimo infilai la camicia nude look nera, un velo di eccezionale eleganza che, non avendo fodere o imbottiture, creava una trasparenza spinta attraverso la quale si vedevano chiaramente i dettagli del mio petto e dei capezzoli liberi. Abbinai il tutto a un vestito lungo a portafoglio: un modello raffinatissimo in tessuto fluido in cui la gonna si apre a ogni passo, fino all’altezza del pube.
Per completare l'outfit e aggiungere un tocco di colore sofisticato, mi avvolsi intorno al collo e alle spalle una sciarpa di seta bordeaux, lasciando che i lembi cadessero morbidi in modo da nascondere i capezzoli. Ai piedi calzai un paio di scarpe con il tacco alto. Slanciavano la figura e modificavano la mia andatura, rendendo ogni movimento più sensuale e accentuando la pressione del metallo.
Infine, lui si avvicinò tenendo in mano l'ultimo accessorio: un girocollo molto elegante, in metallo lucido, che si adattava perfettamente alla mia gola come un collare di classe. Me lo allacciò da dietro, stringendolo per ricordarmi a chi appartenessi.
«Sei perfetta», sussurrò, dandomi un leggero buffetto sulla guancia mentre mi guardavo allo specchio, incredibilmente sofisticata eppure totalmente esposta sotto quegli strati di seta e trasparenze. « Scendiamo.»
Eravamo quasi pronti a varcare la soglia della camera quando lui mi bloccò la mano sulla maniglia, facendomi voltare di scatto. Sul suo viso comparve quel sorriso che conoscevo fin troppo bene.
«Stavo dimenticando il dettaglio più importante!», disse a voce bassa, infilando la mano nella tasca della giacca per tirare fuori un piccolo vibratore, liscio e compatto. «Devi mettere questo nella fica. E vedi di stare molto attenta a non farlo cadere mentre cammini. Con le mutandine aperte, se scivola via finirà dritto sul pavimento del salone, sotto gli occhi di tutti» disse ridendo.
Un brivido misto a puro terrore mi attraversò la schiena. L'idea di dover controllare due aggeggi contemporaneamente — il plug e quel vibratore — rendeva la mia camminata una vera e propria scommessa.
Senza dire una parola, sollevai leggermente il lembo frontale dell'abito lungo. Con le dita inserii il piccolo cilindro, spingendolo il più possibile nella vagina già sensibilmente bagnata. Non appena si posizionò, lui premette il piccolo telecomando che teneva in tasca, attivando una vibrazione sorda e costante che mi strappò un respiro profondo.
«Ora possiamo andare», ordinò, aprendo finalmente la porta.
Uscimmo nel corridoio dell'hotel. Camminare con le scarpe con il tacco era diventato un esercizio di concentrazione assoluta: a ogni passo, la gonna a portafoglio si apriva sul davanti lasciando intravedere praticamente tutta la coscia, mentre ero costretta a contrarre i muscoli con forza per trattenere il vibratore ed evitare che la gravità e i movimenti fluidi del bacino lo facessero scivolare fuori. Sentivo il sesso pulsare selvaggiamente per lo sforzo e per il piacere continuo, mentre scendevamo verso il salone del cocktail di benvenuto, dove il brusio degli altri ospiti si faceva sempre più vicino.
Quando arrivammo in prossimità del salone ero già completamente bagnata.
«Un'ultima regola», mi sussurrò lui all'orecchio, bloccando il mio passo proprio sulla soglia della grande sala illuminata. La sua voce era ferma, priva di qualsiasi esitazione. «Da questo momento in poi, devi stare sempre un passo indietro a me e con gli occhi bassi. Non guardare nessuno in faccia, a meno che non sia io a dirtelo.»
Trattenni il fiato, stringendo i muscoli per stabilizzare il vibratore che continuava a ronzare dolcemente dentro di me. «Va bene...» risposi con un filo di voce.
«E un'altra cosa», aggiunse, sistemandosi il bavero della giacca «Stasera non sei qui come la mia compagna. Quando parlerò con i colleghi, sappi come muoverti.»

Varcammo la soglia. Il salone era affollato per il cocktail di benvenuto, pieno di musica soffusa. Ben presto iniziammo a incontrare i molti dipendenti dell’azienda, praticamente tutti accompagnati dai rispettivi partners.
Un gruppo di tre italiani in abito scuro ci venne incontro, sorridendo e tendendo la mano al mio fidanzato. «Buonasera! Finalmente arrivati a Taormina. Che piacere vederti.»
Lui ricambiò la stretta di mano, sicuro di sé, mentre io rimanevo diligentemente un passo indietro, con gli occhi bassi sul marmo. Sentivo gli sguardi degli uomini scivolare inevitabilmente sulla mia camicetta nude look nera, attratti dalle trasparenze.
«Buonasera a voi», rispose il mio fidanzato, facendosi leggermente di lato ma senza farmi avanzare. Con un gesto distaccato e possessivo, allungò la mano sinistra all'indietro per sfiorarmi il fianco, presentandomi formalmente al gruppo. «Vi presento la mia accompagnatrice.» Nessun nome. Nessuna qualifica lavorativa. Solo quel termine, pronunciato con una freddezza che mi fecero vibrare.
«Molto piacere», rispose uno dei colleghi, il cui tono di voce tradiva un misto di sorpresa e profonda ammirazione per la mia figura così elegantemente esposta, mentre cercava disperatamente di decifrare la mia espressione. Io mi limitai a fare un piccolo cenno con la testa, senza mai sollevare lo sguardo, sentendo il sesso pulsare selvaggiamente sotto l'effetto della vibrazione e della totale umiliazione pubblica a cui mi stava sottoponendo, proprio davanti alle persone con cui avremmo condiviso la cena subito dopo.

Mentre stavamo completando le presentazioni, un signore molto distinto, dall'aria estremamente elegante e curata, si avvicinò al nostro gruppo. Lo riconobbi subito, era l’inglese della piscina. Il suo portamento catturò subito l'attenzione di tutti i presenti. Si fermò davanti a noi e, con un perfetto e formale tono di voce, si presentò, rivelando di essere l'importante partner d'affari arrivato appositamente per l’evento.
Dopo i primi convenevoli, l'inglese sollevò leggermente le sopracciglia, stringendo il calice di vino tra le dita mentre un sorriso sornione gli piegava le labbra. Fissò lo sguardo dritto nei miei occhi, facendomi mancare un battito.
«Ma certo... ho già incontrato la sua compagna oggi pomeriggio in piscina», disse l'inglese, rivolgendosi al mio fidanzato con tono colloquiale. «Ci siamo scambiati qualche occhiata mentre nuotava. Una donna davvero affascinante».
Il mio fidanzato non batté ciglio. La sua espressione rimase gelida e distaccata, e la sua correzione arrivò immediata, tagliente, per rimettermi subito al mio posto davanti all’ospite. «Accompagnatrice, sir, non compagna», precisò il mio fidanzato, scandendo bene le parole con assoluta freddezza. «Laura è qui esclusivamente in veste di accompagnatrice per questo viaggio d'affari. Il suo ruolo è quello di essere una presenza piacevole e di intrattenimento, pronta a soddisfare ogni mia richiesta. Niente di più».
L'inglese sollevò un sopracciglio, visibilmente colpito e sorpreso da quell'ammissione così spudorata. Fece ruotare lentamente il vino nel suo calice, studiando la mia figura prima di rivolgere al mio fidanzato una domanda diretta, pronunciata con una calma quasi provocatoria:
«Oh, davvero? Questo sì che è un servizio d'élite... Mi sta dicendo che è pagata dalla vostra società per intrattenere e rendersi... utile durante queste riunioni di lavoro?»
Un brivido mi attraversò la schiena a quella domanda. Il mio fidanzato, senza scomporsi minimamente, mantenne quel suo sorriso gelido e calcolato. Mi strinse con più decisione la nuca, un gesto che dall'esterno poteva sembrare una semplice carezza affettuosa, ma che per me era un ordine perentorio a non muovermi e a subire l'esame di quel manager.
«No, sir, la società non c'entra nulla», precisò subito il mio fidanzato «Laura è stata ingaggiata da me, a mie personali spese, esclusivamente per soddisfare i miei desideri per tutta la durata di questa trasferta».
L'inglese, visibilmente colpito e sorpreso da quell'ammissione così spudorata, fece ruotare lentamente il vino nel suo calice, studiando la mia figura prima di rivolgere al mio fidanzato una domanda diretta, pronunciata con un pizzico di ironia:
«Oh, capisco... un investimento davvero interessante. Mi dica, allora: sarebbe possibile per me usufruire delle sue competenze professionali prima della fine di questo viaggio…?»
Un brivido mi attraversò la schiena a quella richiesta così esplicita. Il mio fidanzato, senza scomporsi minimamente, mantenne quel suo sorriso.
«In realtà il contratto che abbiamo stipulato non lo prevederebbe, sir», rispose il mio fidanzato, trattando il mio corpo come una pura trattativa d'affari. «Laura è stata ingaggiata con delle clausole…tuttavia… sapendo l’importanza della sua presenza qui… cercherò di capire quali possano essere i margini di manovra per venirle incontro».
«Very interesting...» commentò l'uomo, avvicinandosi di mezzo passo al mio fidanzato e abbassando la voce, pur sapendo che potevo sentire ogni singola parola. « Sarei felice di contribuire alla spesa per averla con me domani sera, dopo i lavori della conferenza.»
Sentii il sesso contrarsi selvaggiamente attorno al cilindro metallico, mentre una scarica di adrenalina pura mi bloccò il respiro. Essere mercificata in quel modo, trattata come un benefit di lusso da spartire tra manager, mi provocò un'ondata di eccitazione così violenta da farmi bagnare vistosamente. Cominciai a sentire il liquido scendere lungo le mie cosce.
Il mio fidanzato lanciò un'occhiata obliqua verso di me, poi tornò a fissare l'inglese.
«L'offerta è interessante, ma temo che il contratto sia rigorosamente in esclusiva per questo soggiorno», rispose lui, posando con spavalderia la mano destra sopra la mia gonna, proprio in mezzo alle mie gambe, per ribadire il possesso totale davanti al manager. «Ha un programma di servizi molto intenso, e dubito che le resteranno le forze per intrattenere altri ospiti. Però...» fece una breve pausa, lasciando l'inglese sospeso, «…intanto sediamoci vicini al tavolo, così potrai avere un assaggio della sua professionalità» disse sorridendo.
Anche l'inglese sorrise, visibilmente stuzzicato dalla proposta. «Sarà un vero onore», concluse, sollevando il calice verso di me in segno di brindisi, mentre io continuavo a tenere gli occhi bassi sul pavimento, con la bocca semiaperta per l'aria che mi mancava e i muscoli tesi allo spasmo per non far cadere il vibratore proprio davanti ai loro piedi.
«Prima di decidere come sederci a tavola, però, voglio che tu capisca esattamente di che tipo di qualità stiamo parlando», disse il mio fidanzato rivolgendosi al collega, con un tono di voce intriso di una gelida spavalderia. Poi, spostando leggermente lo sguardo su di me, mentre alcuni colleghi si avvicinavano, mi impartì un ordine diretto: «Laura, mostra la tua bella sciarpa al nostro ospite, credo che abbia interesse ad osservarla da vicino».
Sapevo benissimo cosa significasse quel comando. Sentendo il cuore rimbombarmi nel petto, sollevai le mani e, con movimenti lenti e deliberati, afferrai i lembi della sciarpa di seta bordeaux che mi copriva il décolleté.
La sfilai dalle spalle sotto lo sguardo attento e spudorato delle persone intorno a noi, e la porsi all’inglese. Senza più lo schermo della sciarpa, la mia camicia nude look nera rivelò tutta la sua audace trasparenza. La luce del salone mise immediatamente in mostra il reggiseno particolare che indossavo sotto, evidenziando il fatto che lasciasse il petto completamente scoperto. La trasparenza del velo nero non offriva alcun filtro: i miei capezzoli, tesi e turgidi per l'eccitazione, bucavano visibilmente la camicia, offrendosi alla vista in tutta la loro evidenza.
L'inglese sgranò leggermente gli occhi, trattenendo il fiato di fronte a quella visione così elegante eppure incredibilmente spinta, mentre io continuavo a mantenere gli occhi bassi, quasi al limite di esplodere.
«Absolutely stunning...» sussurrò l'uomo, incapace di staccare gli occhi dal mio petto così esposto, mentre faceva finta di valutare la sciarpa. «Come vedi, è di pregevole fattura», concluse il mio fidanzato con un sorriso di assoluto trionfo, riprendendola da sue mani e porgendomela. «Ora rimettiti in ordine e andiamo. La cena sta per iniziare.»

Ci spostammo finalmente nella grande sala da pranzo. La disposizione dei posti subì una modifica in modo da sedere in mezzo tra il mio fidanzato e l'inglese, diventando, di fatto, il centro di tutte le attenzioni della sala.
Prima che i camerieri iniziassero a servire, il mio fidanzato si sporse verso di me e mi sussurrò l'ennesima, spietata direttiva all'orecchio: «Raddrizza la schiena e spingi il petto in avanti. Fai in modo che le persone sedute davanti a noi abbiano modo di intravedere i tuoi capezzoli attraverso la camicia. E scopri bene le gambe».
Obbedii subito, sistemando la gonna a portafoglio in modo che lo spacco frontale si spalancasse generosamente, lasciando il pube del tutto scoperto sotto il tavolo. Iniziò così la cena, molto buona, accompagnata da ottimi vini siciliani che l'inglese continuava a versare nel mio calice. Ma per me, consumare quelle pietanze era un'impresa disperata. Il mio fidanzato teneva il telecomando nascosto nella mano e io venivo continuamente sollecitata dal vibratore, che rispondeva a un programma automatico di impulsi crescenti e imprevedibili.
Il piacere era così intenso e localizzato che sfiorai l'orgasmo un paio di volte, aggrappandomi con le dita al bordo del tavolo per non sussultare. La vibrazione costante, che risuonava con il plug, creò una stimolazione talmente profonda che il mio corpo iniziò a produrre una quantità incontrollabile di secrezioni. Senza l'intimo a fare da barriera, l'umidità inzuppò rapidamente il tessuto del vestito, e persino la sedia di velluto dell'hotel.
Fu in quel momento di massima vulnerabilità che l'inglese, seduto alla mia destra, si chinò leggermente verso di me. Approfittando del fatto che il mio fidanzato stava parlando con i commensali di fronte a noi, mi fissò il petto dove i capezzoli bucavano visibilmente la camicia nude look nera e mi chiese a bassa voce: «Dimmi, Laura... qual è la tua vera specialità? C'è qualcosa in cui eccelli particolarmente durante i tuoi servizi di intrattenimento?»
Trattenendo il fiato per l'ennesima scossa del vibratore, mantenni gli occhi bassi sul piatto e risposi con un filo di voce sottomessa: «Non ho una sola specialità, sir. Penso di essere brava in tutto ciò che mi viene richiesto. Qualsiasi desiderio o comando riceva, il mio unico obiettivo è eseguirlo alla perfezione…».
Il mio fidanzato, che aveva ascoltato ogni singola parola della mia risposta, decise che era il momento di spingere il gioco oltre ogni limite di spudoratezza.
Si voltò verso di me, guardando il collega d'affari negli occhi, e parlò con una calma glaciale che mi fece gelare il sangue e, allo stesso tempo, incendiare le viscere.
«Visto che ti interessa così tanto, voglio che tu verifichi di persona la sua vera specialità», disse a mezza bocca il mio fidanzato all'inglese, mantenendo un tono di voce basso ma incredibilmente fermo. «Allunga pure la mano sotto il tavolo, non c’è bisogno di parole».
L'inglese non se lo fece ripetere due volte. Sfruttando la copertura della lunga tovaglia bianca, fece scivolare la mano destra sotto il tavolo. Mossosi con cautela lungo l'interno della mia coscia, le sue dita incontrarono subito il tessuto delle mutandine aperte sul cavallo e, subito dopo, la mia fica completamente bagnata, che continuava a secernere liquido a causa del vibratore in funzione.
Trattenni a stento un gemito, stringendo le dita attorno alla base del calice di vino mentre cercavo di darmi un contegno. L'inglese approfondì il tocco e, percorrendo la mia intimità con le dita fino all'estremità posteriore, si accorse della presenza del plug, urtando la base metallica del gioiello inserito dentro di me.
Ritirò lentamente la mano, ripulendosi con assoluta discrezione le dita sul tovagliolo di stoffa. Poi, con l'aplomb tipico inglese e senza scomporsi minimamente, guardò il mio fidanzato e rispose: «Vedo che hai già pronto il dessert e il vino dolce, e mi pare di capire che sia di ottima qualità».
Fece un piccolo sorso dal suo bicchiere, poi aggiunse con tono d'affari ma carico di malizia: «Sarei davvero molto felice di fare una conoscenza completa della tua accompagnatrice, se riusciamo ad accordarci per il disturbo».
Il mio fidanzato sorrise, versandosi dell'altro vino, chiaramente lusingato dal fatto che il suo "investimento" avesse riscosso così tanto successo.
«L'accordo tra noi uomini è solo una parte della questione», rispose il mio fidanzato, appoggiando la mano sulla mia spalla, «Deve essere d'accordo anche lei su cosa fare. È pur sempre la mia accompagnatrice esclusiva per questa vacanza in Sicilia, e voglio che ogni servizio sia eseguito con la massima dedizione. Laura, guarda il nostro ospite e digli se sei pronta a soddisfare anche le sue richieste».
Alzai lentamente lo sguardo per la prima volta dall'inizio della cena, incrociando gli occhi spudorati dell’inglese, ma rimasi completamente muta, incapace di rispondere, mentre il sesso che continuava a bagnare la sedia a ogni impulso del vibratore.
L'inglese fece oscillare leggermente il vino nel calice, studiando la mia reazione con una calma quasi professionale.
«Vede, sir...» continuò l'inglese, rivolgendosi al mio fidanzato ma tenendo gli occhi fissi su di me, «come saprà, gli inglesi sono notoriamente grandi amanti dello spanking. È una tradizione molto radicata nei nostri circoli più esclusivi. Tuttavia, non so se la signorina lo apprezzi, anche se lei stessa mi ha appena confermato che esegue con dedizione tutto ciò che le viene richiesto.»
Fece una breve pausa, posando il calice con l'aplomb che lo contraddistingueva, prima di lanciare la sua provocazione per il giorno successivo.
«Visto che domani passeremo la mattinata in relax, sarebbe davvero bello se, quando scenderà in piscina, il suo corpo mostrasse i segni evidenti che si tratta di un'attività che apprezza. Vorrei vedere impressa sulla sua pelle una prova indiscutibile…»
Trattenni il fiato, sentendo una forte scossa di eccitazione. L'inglese non voleva assistere alla scena ma pretendeva che io venissi sculacciata prima dal mio fidanzato, in privato, per poi esibire con orgoglio i glutei arrossati e marchiati dai colpi una volta arrivata a bordo vasca.
Il mio fidanzato colse al volo l'allusione e un sorriso predatore gli illuminò il volto. Mi afferrò saldamente la nuca, costringendomi a guardarlo.
«Hai sentito il nostro ospite, Laura?» mi disse a voce bassa, stringendo le dita tra i miei capelli. «Mi assicurerò che tu sia segnata a dovere. Ora rispondi al sir e ringrazialo per l'idea.»
Le parole mi morirono quasi in gola mentre un calore improvviso e devastante divampò dal centro del mio petto dritto verso il basso. Nel momento esatto in cui pronunciai quel «Grazie, sir...», il contrasto tra l'umiliazione pubblica e l'assoluta sottomissione fece scattare qualcosa dentro di me. Il rossore mi vampò violentemente sul collo e sulle guance, tradendo all'istante l'effetto che quel macabro accordo stava avendo sul mio corpo. Non ci fu tempo per controllarsi, né per nasconderlo. Un brivido violentissimo mi scosse la schiena, seguito da una contrazione così intensa e improvvisa da farmi inarcare impercettibilmente sul sedile.
L'orgasmo mi travolse con una forza d'urto spaventosa. Un gemito soffocato mi sfuggì dalle labbra mentre stringevo i pugni sul tavolo, con le gambe che tremavano senza controllo. Sotto il tessuto leggero della gonna, sentii l'umidità farsi strada in pochi istanti, bagnando di nuovo il vestito e lasciando una chiazza inequivocabile sulla sedia della sala. Il silenzio che seguì fu rotto solo dal mio respiro spezzato. Sia il mio fidanzato che l'inglese notarono immediatamente quel sussulto involontario e il modo in cui cercavo disperatamente di riprendere aria, con gli occhi lucidi fissi nel vuoto.
«È tutto a posto, grazie. Solo un piccolo giramento di testa per il caldo», rispose il mio fidanzato con un sorriso impeccabile e cordiale, rivolgendosi ai vicini di tavolo che si erano voltati preoccupati, temendo che mi stessi strozzando con un boccone.
Mentre parlava con assoluta disinvoltura, la sua mano scivolò sotto il tavolo, infilandosi in tasca per premere il pulsante del telecomando e spegnere il vibratore nascosto dentro di me. L'improvviso silenzio del motore lasciò spazio solo al battito accelerato del mio cuore e al bruciore del rossore che ancora mi colorava il viso. I vicini parvero rassicurati dalla sua calma e tornarono alle loro conversazioni.
Ma il sollievo durò solo un istante. Senza perdere il sorriso compiacente, il mio fidanzato fece scivolare la mano sotto l'orlo della mia gonna, muovendosi sulla stoffa completamente impregnata. Trovò subito il punto esatto, bagnato e sensibilissimo, e iniziò a titillarle il clitoride con movimenti lenti e calcolati.
Un brivido mi attraversò l'addome, costringendomi a stringere i denti per non gridare davanti a tutta la sala. L'inglese, seduto proprio di fianco a noi, non poteva vedere la mano muoversi sotto il tavolo, ma la sua vicinanza rendeva tutto ancora più rischioso. Poteva avvertire ogni mio minimo sussulto, il calore della mia pelle e il modo in cui il mio respiro tornò a farsi corto, godendosi da pochi centimetri di distanza l'inizio del mio tormento.
«Forse hai caldo per via della sciarpa, Laura. Toglila del tutto e vedrai che ti sentirai subito meglio», disse il mio fidanzato a voce alta, con un tono premuroso che suonava incredibilmente ironico e calcolato. Mentre lo diceva, le sue dita sotto il tavolo non smisero un solo secondo di tormentare il mio clitoride con movimenti piccoli, rapidi e implacabili, spingendomi di nuovo pericolosamente vicino al limite. Con l'altra mano, tese il braccio verso il mio collo e sfilò lentamente i lembi della sciarpa di seta.
L'inglese, seduto proprio di fianco, tese il collo per guardare. Sotto la sciarpa la mia pelle era liscia e senza un solo segno, ma il tessuto leggerissimo del mio top, privato di quella copertura, rivelò immediatamente il mio reale stato di eccitazione. I miei capezzoli, turgidi e tesi come marmo a causa delle continue stimolazioni e dell'orgasmo di prima, spingevano con prepotenza contro la stoffa, rimanendo perfettamente in evidenza sotto le luci della sala.
L'inglese abbassò lo sguardo sul mio petto, fissando quei rilievi così netti e sfacciati. Un sorriso di pura approvazione gli piegò le labbra, mentre il mio fidanzato continuava a massaggiarmi intimamente sotto la gonna, costringendomi a restare immobile con il petto in fuori, esibita come un trofeo davanti al nostro ospite e ai vicini di tavolo.

Finita la cena, ci spostammo nel grande giardino dell'hotel, dove l'aria della sera era più fresca. Ci accomodammo intorno a un tavolino basso in ferro battuto. Questa volta la disposizione era cambiata: il mio fidanzato si sedette proprio di fianco a me, mantenendo il controllo della situazione, mentre l'inglese prese posto esattamente di fronte, con una visuale perfetta su di noi. Al tavolo si unirono una coppia svedese e una coppia milanese.
Prima di ordinare i cocktail, iniziarono le presentazioni formali. Gli altri uomini introdussero i membri del tavolo specificando chiaramente i ruoli: vennero presentate le rispettive mogli e fidanzate, definendo i legami di ogni coppia. Quando toccò a noi, il mio fidanzato mi guardò con un sorriso distaccato e, rivolgendosi al gruppo, scandì bene le parole: «Lei è Laura, la mia accompagnatrice per questo viaggio».
Quella definizione mi fece mancare un battito, declassandomi pubblicamente a semplice compagna di intrattenimento davanti a tutti. L'inglese, di fronte, sorrise sotto i baffi, apprezzando la mossa.
Subito dopo, mentre i camerieri servivano da bere e la conversazione generale prendeva il via, il mio fidanzato mi strinse leggermente il fianco sotto il tavolo e mi ordinò a voce bassa ma ferma: «Laura, accavalla le gambe». Sollevai la gamba destra sopra la sinistra, facendo salire vertiginosamente l'orlo della gonna leggera. La mia coscia nuda rimase completamente scoperta ed esposta proprio verso l'inglese, che da di fronte poteva godersi lo spettacolo della mia pelle chiara e tesa sotto la luce soffusa del giardino.
Una domanda della donna svedese arrivò puntuale, rompendo la finta formalità del tavolo: «Scusa, ma cosa intendi esattamente con "accompagnatrice"?». Un silenzio improvviso calò tra gli ospiti, mentre tutti gli sguardi si posarono su di noi.
Il mio fidanzato non si scompose. Sorrise, mi strinse la coscia scoperta e rispose con totale disinvoltura: «Significa che Laura è qui solo per questa specifica occasione. È una presenza piacevole che si adegua alle esigenze del viaggio». Il tono di voce e la scelta delle parole non lasciarono spazio a dubbi: stava facendo credere a tutti che io fossi una escort pagata per stare lì.
Il milanese scoppiò a ridere, agitando una mano in aria: «Dai, non ci credo! Ci stai prendendo in giro, si vede che state insieme».
«Vi assicuro che è così», replicò il mio fidanzato, mantenendo uno sguardo serio e gelido. «Lei è perfettamente consapevole del suo ruolo ed è pronta a fare per me qualsiasi cosa le venga richiesta. In ogni momento».
A quelle parole, l'inglese, seduto proprio di fronte, colse al volo l'assist. I suoi occhi si posarono sul tessuto leggero del mio top che evidenziava i miei capezzoli turgidi. «A questo proposito...», intervenne l'inglese con un sorriso provocatorio, «sarebbe possibile vedere quel bellissimo reggiseno che indossa sotto la camicia?».
Il tavolo rimase col fiato sospeso, in bilico tra l'imbarazzo e la curiosità morbosa. Sentii il respiro bloccarmi in gola. Il mio fidanzato si chinò verso di me, mi accarezzò la nuca e mi sussurrò all'orecchio, abbastanza forte da farsi sentire anche dall'inglese: «Hai sentito la richiesta, Laura? Sbottona la camicia e mostra l'intimo ai nostri amici».
La milanese, visibilmente a disagio dall'andamento della serata, decise di intervenire per interrompere quella che considerava una messinscena assurda. «Senti, adesso basta però, stiamo esagerando», disse incrociando le braccia e guardando malissimo il mio fidanzato. «Questo gioco è di cattivo gusto, siamo in un luogo pubblico».
Le sue parole crearono un momento di gelo attorno al tavolo, ma l'inglese non si lasciò affatto scoraggiare. Anzi, seduto proprio di fronte a me, colse l'occasione per rilanciare la provocazione con un sorriso sfacciato.
«Oh, andiamo, non sia così rigida, è solo un piccolo intrattenimento tra persone civili ed educate», disse l'inglese rivolgendosi alla donna. Poi spostò subito lo sguardo su di me e sulla mia coscia ancora scoperta. «Però posso capire il suo disagio. Facciamo di meglio. Mettiamoci una scommessa sopra, ma su qualcosa di ancora più nascosto: io scommetto cento sterline sul tipo e sul colore delle mutandine che indossa Laura sotto quella gonna leggera. Perizoma? Brasiliane? Senza nulla? Vediamo chi indovina».
L'inglese guardò gli altri uomini al tavolo, sfidandoli a partecipare, e poi concluse con un piano preciso: «Alla fine del giro di scommesse, la ragazza andrà in bagno, le toglierà e tornerà qui a farcele vedere a tavola, così capiremo chi ha vinto».
Il milanese, nonostante l'occhiataccia furiosa della moglie, sembrò improvvisamente tentato dal gioco. Lo svedese guardò la propria compagna, che sembrava molto partecipe alla proposta. Il mio fidanzato, dal canto suo, sorrise con orgoglio. Sapeva perfettamente che sotto quella gonna, a causa del vibratore e del violento orgasmo di prima, l'intimo era completamente bagnato, e l'idea di esibirlo davanti a tutti lo eccitava enormemente.
Il giro di scommesse alla fine si consumò in pochi minuti. Sorprendentemente, tutti gli uomini al tavolo decisero di puntare, azzardando colori e modelli. Persino la moglie milanese, che poco prima aveva protestato, decise di partecipare, visibilmente intrigata dalla piega incredibilmente audace che stava prendendo la serata.
Con le gambe che ancora mi tremavano, mi alzai dal tavolino sotto gli sguardi accesi di tutto il gruppo. Raggiunsi il bagno con il cuore che mi rimbombava nelle orecchie. Davanti allo specchio, con le mani scosse da un tremito incontrollabile, sollevai l'orlo della gonna e sfilai lo slip e tolsi il vibratore, mettendolo in borsa.
Le mutandine erano un modello decisamente provocatorio, aperte sul cavallo, ed erano evidentemente bagnate, intrise dell'umidità del violento orgasmo di poco prima.
Nascondendole nel palmo della mano, tornai in giardino. Il tavolo era in amena conversazione, in attesa del mio ritorno. Non appena mi avvicinai, il mio fidanzato mi afferrò la mano e, con un tono che non ammetteva repliche, mi diede l'indicazione decisiva: «Consegnale al sir, Laura».
Avvampata dalla vergogna, ma scossa da un'eccitazione sotterranea e devastante che mi toglieva il fiato, allungai il braccio e posai il tessuto umido direttamente nella mano dell'inglese.
L'uomo non esitò un solo istante. Sotto gli sguardi ipnotizzati dei presenti, portò lo slip vicino al viso e lo odorò profondamente, chiudendo gli occhi per un secondo. Poi, con un sorriso compiaciuto, spiegò il tessuto e lo mostrò a tutto il tavolo, rivelando l'apertura sul cavallo.
«Signori, mi spiace deludervi, ma nessuno di noi ha vinto la scommessa», esclamò l'inglese indicando il dettaglio del tessuto. «Nessuno ha previsto questa inattesa e squisita fattura. Una scelta che, lasciatemelo dire, conferma in pieno la professionalità della nostra amica».
Tutti fissarono lo slip con gli occhi sgranati, mentre il mio fidanzato mi tirava di nuovo vicina a sé, accarezzandomi la coscia e godendosi la mia totale sottomissione davanti agli ospiti.
«Consideratelo un mio personale trofeo, vorrei davvero tenerlo come ricordo di questa splendida serata», disse l'inglese con un sorriso sfacciato, mentre faceva scivolare con disinvoltura il mio slip umido nella tasca interna della sua giacca, senza che il mio fidanzato facesse nulla per impedirglielo. Anzi, il suo sguardo fiero ed eccitato dimostrava quanto fosse compiaciuto.
Mentre l'atmosfera al tavolo toccava il culmine della sensualità, la coppia svedese si scambiò un'occhiata d'intesa. Fu l'uomo a prendere la parola, guardando prima il mio fidanzato e poi me: «Beh, se le cose stanno così...domani sera potremmo organizzare qualcosa tutti insieme. Ci piacerebbe molto approfondire la vostra conoscenza...». La moglie svedese tese le labbra in un sorriso complice, confermando con un cenno del capo che l'idea di condividere la serata successiva con noi la trovava tutt'altro che contraria.
Il mio fidanzato mi strinse la coscia, imprimendo una leggera pressione che mi fece sussultare. «È un'ottima idea», rispose lui, lasciando la proposta del tutto aperta. «Domani mattina saremo sicuramente in piscina a goderci il sole e potremmo decidere insieme i dettagli per la serata».
L'inglese tese il calice verso il centro del tavolo, suggellando quell'accordo implicito sotto gli sguardi ormai totalmente complici dei presenti. A quel punto, la coppia milanese, incerta sul da farsi, si congedò dal gruppo. Mentre i due si allontanavano lungo il sentiero illuminato del giardino, l’atmosfera al tavolo si fece ancora più intima. Eravamo rimasti solo noi, l’inglese e la coppia svedese, che ora osservava la scena con molta attenzione.
L’inglese, rimasto di fronte, si sporse leggermente in avanti sul tavolo, fissando con insistenza il tessuto leggero del mio top. «Ora che siamo rimasti in pochi, e prima che vi ritiriate in camera...», esordì con un sorriso audace, «credo sia giunto il momento di soddisfare la mia prima curiosità. Laura, vorrei finalmente vedere quel bellissimo reggiseno».
Sotto gli sguardi magnetici dell'inglese e della coppia svedese, che non si aspettavano quel finale, non potei fare altro che ubbidire.
Annuì debolmente, con le guance in fiamme. Portai le mani al petto e, con gesti lenti ma decisi, iniziai a slacciare la camicia. Lembo dopo lembo, la stoffa si aprì, rivelando pienamente il mio décolleté e il reggiseno che incorniciava le mie forme. I capezzoli erano completamente turgidi e visibilissimi sotto le luci soffuse del giardino.
Proprio in quel momento, mentre ero completamente concentrata a gestire l'imbarazzo, il mio fidanzato si posizionò al mio fianco. Sfruttando la complicità dell'oscurità e la distrazione degli altri, focalizzati sul mio petto scoperto, fece scivolare la mano dietro. Rapidamente allungò l'altro braccio sul mio petto, prendendomi un capezzolo tra le dita per stringerlo con decisione, mentre da dietro premette a fondo il plug. La doppia stimolazione improvvisa mi colse del tutto alla sprovvista: un brivido violentissimo mi scosse costringendomi a inarcare la schiena e a spalancare gli occhi per l'intensità del piacere e del dolore improvviso, mentre trattenni a stento un grido davanti ai nostri ospiti.
«E con questo vi auguriamo la buona notte...», disse il mio fidanzato con un sorriso sornione e un cenno del capo verso il mio petto scoperto, mentre mi teneva ancora stretta a sé.
L'inglese ricambiò il sorriso con un'occhiata complice che scivolò un'ultima volta sulle dita che stringevano il capezzolo, mentre la coppia svedese rispose al saluto con entusiasmo, i loro occhi che brillavano di un'aspettativa evidente per l'indomani.
Il mio fidanzato tolse la mano dal seno ma mantenne una pressione ferma sul sedere, guidando i miei passi ancora incerti lungo il sentiero del giardino mentre riallacciavo la camicia. Senza lo slip, con la gonna che si apriva ad ogni passo e il plug spinto profondamente dentro di me, ogni metro verso la stanza era un tormento di piacere. Avevo completamente perso il controllo della situazione, non stavo più recitando il ruolo di una semplice escort, ma quello della schiavetta obbediente che risponde al suo padrone. Sapevo che dietro la porta della nostra camera non ci sarebbero stati più sguardi indiscreti a frenare il mio fidanzato, e che avrei subito il pesante trattamento suggerito dal manager.
scritto il
2026-08-27
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