La voglia matta di Laura cresce (terza parte)

di
genere
esibizionismo

Varcata la soglia della nostra suite, non c'era più bisogno di sussurrare o di nascondersi dietro la finta cortesia della cena.
Mi ordinò di stendermi a pancia in giù, con la gonna sollevata, e in pochi istanti la sua mano si abbatté decisa sulle mie natiche per due volte. Il colpo secco e il bruciore improvviso mi fecero sussultare, ma subito dopo lui si bloccò, rimanendo un istante in silenzio a osservare la mia pelle che cominciava ad arrossarsi.
«E’ meglio aspettare», sussurrò sorridendo «è meglio che il culo diventi rosso poco prima di scendere in piscina domattina. L'effetto sarà migliore…».
A quel punto facemmo l'amore con una passione travolgente e selvaggia, alimentata da tutte le tensioni, le provocazioni e le umiliazioni della serata finché entrambi non raggiungemmo un orgasmo intenso che ci lasciò esausti e svuotati. Abbracciati tra le lenzuola, ci addormentammo profondamente, avvolti dal silenzio della notte.

La mattina dopo, decidemmo di fare la colazione in camera per godercela sul terrazzino della suite, affacciato direttamente sul mare blu e dopo aver terminato andammo in bagno per una doccia rigenerante, lavando via i residui della notte ma non la tensione che continuava a crescere nell'aria.
Prima di scendere in piscina indossai il bikini scuro che metteva ancora più in risalto la mia pelle coperta, mentre i glutei erano completamente scoperti sul retro.
«Ora sdraiati sul letto», ordinò con voce ferma «È il momento di dare seguito alle indicazioni dell’inglese…».
Ero già eccitata e mi posizionai a pancia in giù con le mani strette attorno al cuscino. Sentii il calore del suo corpo avvicinarsi, e subito dopo la sua mano aperta si abbatté con decisione sulla mia natica destra. Il colpo secco risuonò nella stanza, strappandomi un piccolo sussulto. Senza lasciarmi il tempo di abituarmi, colpì a sinistra. Cominciò così una sculacciata metodica e implacabile. Palmo dopo palmo, la sua mano colpiva la mia pelle via via con più forza. Il dolore iniziale si trasformò rapidamente in un bruciore intenso, profondo e pulsante, che si diffondeva su tutta la superficie dei glutei. Durante il trattamento, la stimolazione fece l'effetto opposto a quello che il dolore avrebbe dovuto provocare: mi eccitai ancora di più. Sentivo il mio corpo reagire sotto la spinta di quei colpi, finché non mi ritrovai completamente bagnata in mezzo alle gambe, con il sesso che pulsava selvaggiamente.
Dopo diversi minuti, il mio ragazzo passò le dita sulla pelle per valutare il lavoro. Il mio sedere era diventato rosso fuoco, caldo e vibrante, con i contorni del bikini scuro che delimitavano perfettamente la zona infiammata.
«Perfetto. Sei uno spettacolo, scendiamo», sussurrò compiaciuto.
Senza aggiungere altro, infilammo le ciabattine dell'hotel e indossammo i morbidi accappatoi bianchi in dotazione alla stanza, coprendo interamente i nostri corpi ma lasciando che il calore della pelle continuasse a bruciare sotto il tessuto. Uscimmo dalla camera e prendemmo l'ascensore diretti verso il piano della piscina, pronti a fare il nostro ingresso sotto gli sguardi degli ospiti.
Arrivati nella zona della piscina, il riverbero del sole siciliano sull'azzurro dell'acqua ci costrinse a socchiudere gli occhi per un istante. L'area era immersa in un'atmosfera di lussuoso relax, tra il profumo di crema solare e il rumore leggero delle onde che si infrangevano sulla scogliera sottostante.
L'inglese e la coppia svedese erano già sistemati su un set di lettini proprio di fronte al panorama. Non appena ci videro arrivare, l'inglese interruppe la sua conversazione con l'uomo svedese e sollevò il calice di acqua tonica che aveva in mano, accennando un sorriso carico di intesa. La donna svedese si mise a sedere sul bordo del suo lettino, sistemandosi gli occhiali da sole per scrutarci con evidente curiosità.
Il mio ragazzo ricambiò il saluto con la solita disinvoltura, guidandomi fino a due lettini liberi adiacenti ai loro. Sotto la spugna dell'accappatoio, la mia pelle continuava a irradiare un calore pazzesco; il bruciore della sculacciata di poco prima era ancora vivido e pulsante a ogni minimo movimento delle cosce. Inoltre, l'eccitazione non era affatto svanita: sentivo chiaramente il tessuto del bikini completamente impregnato delle mie secrezioni.
«Buongiorno a tutti», disse il mio ragazzo con tono cordiale, stringendo la mano all'inglese e alla coppia svedese. «Spero che abbiate passato una buona nottata».
«Eccellente, davvero eccellente», rispose l'inglese, mantenendo la sua impeccabile pronuncia britannica. I suoi occhi, tuttavia, si spostarono subito dalla figura del mio ragazzo alla mia, studiando la forma dell'accappatoio chiuso. «Ma l'attesa per questa mattinata ha reso tutto decisamente più interessante. Spero che abbiate tenuto conto della nostra conversazione di ieri sera a cena».
Il mio ragazzo accennò un sorriso, posando una mano sulla mia spalla coperta dalla spugna. «Io mantengo sempre gli accordi presi con i partner, sir. Laura ha ricevuto il dovuto prima di scendere».
Si voltò verso di me, afferrando la cintura del mio accappatoio con una mossa deliberata. «Laura, togliti l'accappatoio e sistemati sul lettino. Mostra ai nostri amici che sei stata preparata a dovere».
Trattenni il fiato, sentendo il cuore rimbombare nelle orecchie. Con le dita che tremavano leggermente, sfilai le braccia dalle maniche bianche, lasciando cadere il tessuto sul lettino e rimanendo solo con il bikini scuro.
L'effetto fu immediato. Non appena mi voltai di spalle per sdraiarmi a pancia in giù come ordinato, la pelle delle mie natiche, completamente scoperta dal taglio ridotto del costume, si offrì alla vista del gruppo. Il contrasto era clamoroso: sulla carnagione chiara spiccava una chiazza color rosso fuoco, accesa e calda, delimitava in modo preciso da una serie di pesanti sculacciate.
Un silenzio improvviso calò sul gruppo. L'inglese alzò leggermente le sopracciglia, un sorriso di assoluta e morbosa approvazione gli si dipinse sul volto mentre si sporgeva in avanti per osservare da vicino la prova indiscutibile della mia totale sottomissione. Anche la donna trattenne il fiato, scambiandosi un'occhiata di profonda eccitazione con il marito. La recita della mattina era ufficialmente cominciata, e i segni sulla mia pelle erano il biglietto da visita che mio ragazzo aveva preparato per loro.
Fu in quel momento di totale ammirazione collettiva che il mio fidanzato decise di spingere l'esibizione a un livello ancora più spudorato ed esplicito.
«Girati, Laura. Mettiti a pancia in su», ordinò con un tono che non ammetteva repliche.
Eseguii il comando lentamente, offrendo il davanti del mio corpo ai loro sguardi ravvicinati. Il mio fidanzato si tese verso di me, posando una mano sul mio fianco per bloccarmi sul lettino, e attirò l'attenzione di tutto il gruppo come se stesse illustrando la qualità di un pezzo di pregio.
«Come potete vedere, il trattamento non ha lasciato segni solo sul retro», esordì con una calma glaciale e provocatoria, indicando il basso ventre. «La nostra amica si è eccitata moltissimo mentre la sculacciavo in camera. Il suo corpo ha reagito, e i dettagli non mentono».
Il bikini scuro che indossavo era un modello realizzato in un tessuto elastico e lucido, estremamente aderente, che rifletteva la luce e fungeva da vera e propria seconda pelle. Il top a triangolo era talmente ridotto da contenere a malapena la massa del mio seno, che strabordava generosamente ai lati; il tessuto teso e lucido non offriva alcuna imbottitura, lasciando che la forma anatomica e i dettagli dei capezzoli, turgidi e durissimi per l'eccitazione, apparissero nettamente disegnati e scolpiti sotto la stoffa scura, spingendo con prepotenza verso l'esterno.
Ancora più audace era il pezzo inferiore del costume, uno slip dal taglio estremo. Il tassello inferiore era incredibilmente stretto e privo di spessore. Il tessuto elastico e lucido aderiva in modo da delineare perfettamente il contorno delle grandi labbra della vulva, che apparivano nitidamente disegnate e pressate sotto la stoffa. Ai lati di quel ridottissimo tassello la pelle chiara era del tutto esposta.
A causa della forte eccitazione provata sul letto durante la sculacciata, una quantità incontrollabile di secrezioni aveva completamente inzuppato il costume: la parte centrale dello slip era visibilmente bagnata, lucida di umidità e scurita dal liquido che continuava a fuoriuscire, andando a bagnare l'interno delle cosce.
Data la posizione e l’esigua presenza della stoffa, la visuale dal basso e di lato rivelava la zona del perineo, lasciando intravedere l'anello anale che appariva leggermente turgido e gonfio.
«Un pezzo d'élite... davvero impeccabile», mormorò l’inglese con voce bassa e leggermente incrinata, sollevando gli occhi verso il mio fidanzato per suggellare la sua totale approvazione.
«Il bikini e i glutei rossi sono solo la superficie, signori», esordì il mio fidanzato, mantenendo quel tono di distaccata e gelida spavalderia. «Le qualità della mia accompagnatrice vanno ben oltre l'aspetto visivo. Laura ha una dedizione assoluta per il suo lavoro: è straordinariamente brava nei rapporti orali, riesce a prenderlo fino in gola senza un solo cenno di esitazione, eseguendo tutto alla perfezione».
Trattenni il fiato, sentendo il rossore divampare di nuovo sul collo, mentre l'inglese beveva un sorso dal suo bicchiere senza staccare gli occhi dalle mie labbra semiaperte.
«E non è tutto», continuò il mio fidanzato, stringendomi con decisione la coscia umida per tenermi immobile sul lettino. «Ieri sera, è rimasta seduta in mezzo a voi per ore indossando contemporaneamente un plug nel sedere e un vibratore nella vagina. Il gioco è stato così intenso che ha avuto un orgasmo proprio a tavola, sotto i vostri occhi, inzuppando la sedia dell'hotel prima che io spegnessi il vibratore».
A quell'ammissione così spudorata, lo svedese si lasciò sfuggire un'esclamazione di sorpresa, mentre sua moglie si sporse vistosamente in avanti, con le labbra socchiuse per lo stupore e un'improvvisa luce di eccitazione negli occhi.
Senza aggiungere una parola, il mio fidanzato infilò la mano nella tasca dell'accappatoio che aveva appoggiato sul lettino e ne tirò fuori il cilindro liscio e compatto, mostrandolo sul palmo della mano. La donna svedese si rivelò immediatamente la più colpita dalla situazione. Era una bellissima donna, alta e formosa, con un décolleté generoso che faticava a stare dentro il suo costume intero e dei fianchi larghi e sinuosi che esprimevano una sensualità di classe. Si tolse definitivamente gli occhiali da sole, fissando l'oggetto con una curiosità morbosa.
«È incredibile...», mormorò lei con una voce calda e leggermente profonda, parlando in un ottimo inglese. «Ha davvero sopportato tutto questo durante la cena? Vorrei vederlo da vicino, se posso».
Il mio fidanzato tese il braccio, permettendole di prendere il vibratore dalle sue mani. La svedese lo studiò attentamente, passandosi il cilindro tra le dita curate e saggiandone la superficie liscia, mentre il marito la osservava, visibilmente eccitato dall'improvviso coinvolgimento della moglie.
Un sorriso si dipinse sul volto del mio fidanzato, che colse al volo l'assist per spingere il gioco oltre ogni confine previsto per quella mattinata a bordo vasca. Guardò la donna dritta negli occhi e, indicando il telecomando che stringeva tra le dita, le pose la domanda diretta:
«Visto che la incuriosisce così tanto... le andrebbe di provarlo adesso?».
La proposta del mio fidanzato rimase sospesa nell'aria calda del mattino per qualche istante. Il marito si schiarì la voce, sistemandosi sul lettino: «Magari questa sera... Perché non Laura adesso? Mi piacerebbe molto vedere come funziona dal vivo. Possiamo solo immaginare la scena a tavola, ma adesso che siamo qui in relax sarebbe un intrattenimento perfetto, non crede?»
L'inglese, seduto di fronte, colse al volo l'assist e annuì vistosamente, completamente d’accordo.
Cercai il contatto visivo con il mio ragazzo, guardandolo con lo sguardo completamente perso, sopraffatta dal peso di quell'umiliazione che stava per compiersi alla luce del sole. Lui, impassibile, mi porse il cilindro. Istintivamente, sentendo il panico salire, feci per alzarmi per andare in bagno, ma la sua mano mi bloccò saldamente per un fianco.
«Dove vai? Puoi inserirlo direttamente qui sul lettino», mi disse con una calma perentoria che mi gelò il sangue.
Sempre più a disagio, cercai di evitare il suo sguardo e quello degli altri, muovendomi a disagio sul materassino dell'hotel. Ma il contrasto tra il terrore di essere vista dagli altri ospiti e la voglia di esibirmi fece l'effetto opposto: la mia eccitazione sotterranea crebbe a dismisura, facendomi pulsare le viscere. Alla fine cedei. Mi sdraiai a pancia in su, con le gambe a compasso che tremavano vistosamente.
Sotto gli sguardi magnetici e ravvicinati della coppia e dritto davanti agli occhi accesi dell'inglese, scostai lo strettissimo tassello del bikini scuro. Inserii il cilindro nella vagina, che era già completamente bagnata e intrisa di liquido e il metallo scivolò dentro quasi da solo, come risucchiato.
Il mio fidanzato impugnò il telecomando con assoluta disinvoltura e cominciò a spiegare il funzionamento del dispositivo agli ospiti, come se stesse illustrando un gadget tecnologico. Descrisse l'accensione, illustrò i vari programmi d'impulso e spiegò come regolare l'intensità della vibrazione. Mentre faceva le prove per mostrare i vari livelli, la stimolazione improvvisa sul mio sesso sensibilizzato mi colse del tutto alla sprovvista. Sotto gli occhi di tutti e quattro, il mio corpo si irrigidì, i piedi si contrassero e venni travolta dal mio primo orgasmo della mattina, bagnando vistosamente il telo del lettino dell'hotel. Trattenni a stento un gemito, ansimando con la bocca aperta.
Ci fu un piccolo applauso da parte del gruppetto. Ma, non ancora contento di quello spettacolo, il mio fidanzato allungò il braccio e passò il telecomando allo svedese. L'uomo, visibilmente eccitato, cominciò a impratichirsi con i tasti, premendo i pulsanti e testando i cambi di ritmo sulla mia pelle, mentre io sussultavo a ogni variazione. Subito dopo, passò il comando alla moglie. La bella donna prese il piccolo oggetto tra le dita curate, divertendosi a regolare l'intensità e osservando con una curiosità morbosa il modo in cui il mio seno, le mie gambe e, soprattutto, la mia fica reagivano a ogni sua pressione.
Alla fine, fu l'inglese a prendere definitivamente possesso del telecomando. Mi fissò con uno sguardo che non ammetteva repliche e mi impartì un ordine preciso.
«Alzati in piedi, Laura», mi disse a bassa voce. «Va' vicino al tuo fidanzato e comincia a stimolare il suo sesso con i piedi».
Poi si voltò verso la coppia, stringendo il telecomando: «Io e i signori faremo in modo da coprire la visuale. Faremo in modo che le altre persone della piscina non capiscano assolutamente cosa tu stia facendo con il piede al tuo uomo».
Obbedii come un automa, incapace di oppormi. Mi alzai in piedi sulle gambe instabili, mentre la vibrazione continuava a ronzare forte dentro di me. Mi posizionai di fianco al lettino del mio fidanzato, che si era parzialmente coperto con l’accappatoio.
Non appena alzai la gamba destra e appoggiai la pianta del piede sul suo sesso eretto, la posizione instabile che avevo assunto — unita allo sforzo muscolare per rimanere in equilibrio e alla forte contrazione interna per trattenere l'oggetto — mi provocò una scarica di piacere immediata. I muscoli della coscia nuda e dei glutei rosso fuoco si tesero allo spasmo e venni travolta da un orgasmo fortissimo, così violento da farmi piegare in avanti con il busto.La forza delle contrazioni mi tolse completamente il respiro e, senza più alcun freno, mi bagnai completamente, lasciando che il liquido intimo scivolasse lungo l'interno delle cosce sotto gli occhi ravvicinati del gruppo. Mi aggrappai disperatamente alla spalla del mio fidanzato per non crollare a terra, mentre la testa mi girava per l'intensità del piacere.

L'inglese osservò le mie gambe che ancora tremavano e le cosce lucide di umidità, poi premette il tasto del telecomando per ridurre l'intensità della vibrazione, concedendo al mio corpo una tregua parziale. Fece un respiro profondo e ,con il solito aplomb, scambiò un'occhiata d'intesa con lo svedese.
«Absolutely incredible...», esclamò «È davvero un peccato che ci troviamo in un luogo pubblico. Se fossimo stati in un contesto privato sono certo che ci saremmo divertiti molto di più con questa splendida ragazza». La donna annuì vistosamente, tenendo lo sguardo fisso sul mio petto ancora teso e sul bikini scuro inzuppato, mentre il marito sorrideva compiaciuto, chiaramente elettrizzato dall'evolversi della situazione.
«In ogni caso, non ho intenzione di lasciare le cose a metà per questa sera», continuò l’inglese «Penserò io a cercare e prenotare un posto riservato per la cena. Una location esclusiva, dove nessuno possa disturbarci. E lì...», fece una breve pausa, spostando lo sguardo su di me, «...se il suo datore di lavoro è d'accordo, lei sarà la protagonista assoluta della serata. Vorrei vederla servire al tavolo le sue specialità…».
Il mio fidanzato, sentendosi definire pubblicamente "datore di lavoro" davanti alla coppia svedese, assaporò fino in fondo il ruolo che mi ero imposta.
«L'idea è eccellente, sir», rispose il mio fidanzato con un sorriso predatore, accettando la sfida per la serata. «La mia accompagnatrice penso sia a disposizione per partner di questo livello. Trova il posto ideale, e io mi assicurerò che Laura sia pronta a soddisfare ogni singolo desiderio della tavolata, dall'inizio alla fine della cena».

Elin, la splendida e formosa donna svedese, si sistemò i capelli biondi spostandoli dietro le spalle, mentre i suoi occhi azzurri scivolarono un'ultima volta sulle mie cosce ancora lucide di umidità. Poi, con un sorriso complice che ammorbidiva i suoi lineamenti eleganti, si voltò direttamente verso il mio fidanzato.
«Senti...» esordì Elin, con quella sua voce calda e l'accento nordico così particolare. «Visto che i dettagli per questa sera sono ormai avviati, stavo pensando al pomeriggio. Voi sarete impegnati tutto il tempo con la conferenza. Ti dispiace se Laura mi accompagna per fare un giro a Taormina? Mi piacerebbe molto avere la sua compagnia per fare un po' di shopping e una passeggiata lungo il Corso Umberto».
Karl, il marito, sollevò le sopracciglia, visibilmente stuzzicato dall'iniziativa della moglie, e guardò il mio fidanzato per vedere come avrebbe gestito quella richiesta di "noleggio".
Io rimasi immobile, con il cuore che ricominciò a battere forte sotto il tessuto del bikini scuro. L'idea di uscire dall'hotel e camminare per le strade affollate di Taormina insieme a Elin, dopo tutto quello che era successo, mi faceva mancare il fiato.
Il mio fidanzato non si scompose minimamente. Anzi, l'idea che la sua accompagnatrice venisse richiesta anche per il tempo libero non fece che alimentare il suo senso di controllo. Mi accarezzò la nuca con una lentezza studiata, guardando Elin negli occhi.
«Ma certamente, Elin», rispose lui con totale disinvoltura, usando quel tono distaccato che mi faceva sentire usata. «Laura è qui esattamente per questo: per essere utile a me e, come d’accordo tra di noi, per intrattenere i nostri amici. Gestiscila pure come meglio credi per tutto il pomeriggio».
Poi, stringendo leggermente la presa sui miei capelli, mi costrinse a guardare la donna. «Hai sentito, Laura? Nel pomeriggio sarai a completa disposizione di Elin. Vedi di comportarti bene e di assecondare ogni sua richiesta, esattamente come faresti con me…».
Elin mi guardò, e nei suoi occhi brillò una luce intensa, una curiosità morbosa che mi fece capire che la mia recita da schiavetta obbediente sarebbe continuata anche fuori dalle mura dell'hotel, tra i vicoli affollati di Taormina.

Il pomeriggio siciliano era caldo e ventilato quando io ed Elin varcammo la soglia dell'hotel per dirigerci verso il centro. Il mio fidanzato, prima di lasciarci andare, aveva approvato la mia scelta d'abbigliamento con un sorriso complice, pienamente d'accordo sull'immagine che quel look trasmetteva. Per la passeggiata avevo deciso di stare comoda pur mantenendo la forte carica provocatoria che ormai caratterizzava ogni mio momento in quella trasferta. Indossavo la minigonna cortissima, la stessa del mio arrivo a Catania, che lasciava le mie gambe completamente scoperte fin sopra la metà della coscia. Sotto una camicia di cotone chiara, lasciata volutamente sbottonata fin sotto il seno in modo da esibire una generosa scollatura sul petto, avevo infilato un body rosso aderente che segnava perfettamente le forme. Ai piedi, per affrontare i vicoli e il lastricato in salita di Corso Umberto, avevo calzato un paio di sandali bassi.
Anche Elin aveva optato per un look decisamente provocante ed estivo: indossava una minigonna che metteva in risalto le sue gambe lunghe e una camicia leggera legata in vita, lasciando scoperto l'addome. La camicia parzialmente slacciata metteva in evidenza la scollatura profonda, dalla quale si intravedeva chiaramente un bel reggiseno raffinato che sosteneva il suo seno prosperoso.
Appena ci immettemmo nel flusso dei turisti che affollavano il corso principale, scivolò con lo sguardo lungo il mio décolleté esposto, notando con un sorriso compiaciuto come i passanti si voltassero inevitabilmente ad ammirare sia le sue forme prorompenti sia quel mio contrasto acceso tra il rosso del body e la camicia aperta.
Ad un tratto Elin mi strinse con decisione il braccio, modificando la nostra traiettoria per guidarmi dritta verso l'ingresso di una delle boutique più eleganti e riservate del Corso. Le vetrine esponevano capi d'alta moda, ma l'interno del negozio offriva un'atmosfera ovattata, con specchi a tutta altezza e pavimenti in marmo lucido.
Appena varcata la soglia, una commessa ci accolse con molta professionalità, lo sguardo che scivolò per un attimo sulle nostre minigonne e sui dettagli dei nostri décolleté esposti, prima di ritrovare subito un'espressione impeccabile. Elin si guardò intorno con l'aria di chi sa esattamente cosa vuole, muovendosi con sicurezza tra gli stand di abiti da sera.
«Voglio trovare qualcosa per me per questa sera», mi sussurrò Elin all'orecchio, tenendo la voce bassa mentre faceva scorrere i tessuti pregiati tra le dita curate. «Un abito che sia all'altezza della location. Voglio essere splendida mentre tu farai da protagonista assoluta per intrattenere il tavolo».
L'idea che Elin stesse scegliendo il vestito per assistere al mio ruolo di sottomissione per la cena mi provocò una nuova scarica di adrenalina. Elin scorse i lunghi stand metallici e la sua attenzione fu catturata da un capo raffinato in tessuto morbido e fluido, di una tonalità scura che metteva in risalto la sua carnagione nordica. La commessa lo sfilò dalla gruccia e me lo mostrò con un sorriso complice, spiegando che quel modello con la gonna che scendeva fin sotto il ginocchio era perfetto per muoversi con eleganza. Aggiunse, sfiorando il corpetto leggero, che quel tipo di scollatura e il taglio del tessuto richiedevano assolutamente di essere indossati senza reggiseno.
Entrammo nella cabina di prova specchiata, senza alcuna esitazione, Elin slacciò il nodo della sua camicia chiara e sfilò la minigonna, rimanendo per un attimo in intimo davanti a me. Con movimenti lenti e calcolati si tolse il reggiseno, lasciando che il suo petto generoso rimanesse del tutto esposto alle luci morbide dello specchio. Mi porse l'abito chiedendomi con un cenno del capo di aiutarla a infilarlo, tenendo le braccia sollevate per farsi guidare da me. Elin si voltò di spalle, chiedendomi di chiudere la cerniera invisibile che correva lungo la schiena nuda. Nel farlo, le mie dita tremavano vistosamente contro la sua pelle, e lei non poté fare a meno di notarlo attraverso lo specchio.
Una volta sistemato l'abito, Elin si guardò a lungo nel grande specchio della cabina, muovendosi lentamente per testare il modo in cui il tessuto morbido accompagnava i suoi fianchi formosi. La gonna sotto il ginocchio oscillava con eleganza a ogni suo minimo spostamento, mentre il corpetto, privo del reggiseno, evidenziava con assoluta naturalezza le linee del suo petto generoso.
Un sorriso carico di malizia le piegò le labbra mentre continuava a fissare il nostro riflesso. Senza staccare gli occhi dai miei, infilò le mani sotto l'orlo della gonna fluida del nuovo abito. Con movimenti calmi e studiati, fatti apposta per farmi assistere a ogni istante di quel gesto, fece scivolare giù le sue mutandine di pizzo.
Si sollevò leggermente per sfilarle del tutto dai piedi, poi tese il braccio e le posò direttamente sul palmo della mia mano, che tremava vistosamente per la sorpresa e la sferzata di eccitazione. Il tessuto era ancora caldo della sua pelle.
«Tienile tu, Laura», mi sussurrò Elin a bassa voce «Credo proprio che questa sera uscirò così per te. Senza nulla sotto questo vestito morbido. Voglio sentirmi del tutto libera mentre ti guarderò intrattenere il tavolo».
Trattenni il fiato, stringendo il pizzo delle sue mutandine tra le dita mentre sentivo l’eccitazione crescere. L'idea che la splendida donna svedese partecipasse alla cena senza l’intimo, mi fece girare la testa.

Elin si voltò a guardarmi, vedendomi immobile con il pizzo delle sue mutandine ancora stretto tra le dita. Il suo sguardo azzurro si addolcì, carico di una complicità che ormai univa i nostri segreti.
«Mettile pure nella mia borsa», disse con un sorriso sornione, indicando la sua tracolla appoggiata sul divanetto della cabina. Poi, si sistemò i capelli biondi e tornò a osservare la stoffa morbida del suo nuovo abito. «Ma non siamo qui solo per me. Voglio farti un regalo per questa sera, Laura.
Aprì la tenda della cabina e fece un cenno alla commessa, chiedendole un abito per me che fosse elegante, divertente e accessibile, ma soprattutto capace di valorizzare appieno il mio corpo.
Dopo pochi minuti, la commessa tornò porgendo a Elin un vestito corto in maglia leggera, di un colore scuro e cangiante. Il tessuto era elastico, giovanile e incredibilmente morbido al tatto, perfetto per aderire come una seconda pelle senza costringere le forme.
«Sembra carino», esclamò Elin, passandomi il capo con gli occhi che brillavano di un'aspettativa evidente. «È sofisticato ma allo stesso tempo molto audace. Provalo subito, voglio vedere come ti sta».
Presi l'abito tra le mani, sentendo il tessuto fresco scivolare tra le dita. Sotto lo sguardo attento della splendida donna, che non accennava a voler uscire dalla cabina, sfilai la camicia chiara e il body rosso insieme alla minigonna, rimanendo del tutto nuda davanti a lei. La luce morbida dei faretti della boutique mise immediatamente in mostra i dettagli del mio corpo: il petto con i capezzoli durissimi per la tensione e, soprattutto, le mie natiche, ancora visibilmente segnate dai colpi ricevuti in camera la mattina.
Infilai l'abito, ma non appena il tessuto elastico scivolò sui miei fianchi, sia io che Elin scuotemmo la testa guardando il riflesso. Concludemmo entrambe che non andava bene: la maglia cangiante non valorizzava le mie forme come sperato e spegneva la naturale sensualità del mio corpo.
«No, questo non va bene per stasera», sentenziò Elin con una smorfia di disappunto. Aprì del tutto la tenda della cabina e si guardò intorno, richiamando l'attenzione della commessa che si era posizionata a pochi metri di distanza. Elin scorse rapidamente le proposte e ne scelse uno completamente diverso, di tutt'altro carattere. Si trattava di un vestito corto, realizzato in morbida pelle nera. Caratterizzato da una linea decisamente aderente, il capo presentava un audace scollo a V sul davanti, con tasche con zip in stile utility. Il dettaglio più provocante era la zip a doppio cursore, studiata appositamente per regolare a piacimento l'ampiezza della scollatura sul petto e la lunghezza dell'orlo sulle cosce. Me lo porse, ma invece di farmi richiudere la tenda, mi bloccò la mano, ordinandomi con un sorriso sornione di cambiarmi lì, con la cabina completamente aperta.
Mi sfilai il primo vestito, ritrovandomi di nuovo completamente nuda, esposta non solo allo sguardo morboso e ravvicinato della svedese, ma anche a quello della commessa del negozio. La giovane dipendente rimase immobile a pochi centimetri da noi, trattenendo visibilmente il fiato e sgranando gli occhi di fronte alla mia totale nudità. Il suo sguardo scivolò inevitabilmente lungo il mio décolleté, per poi bloccarsi ipnotizzato sul contrasto clamoroso tra la mia pelle chiara e la vistosa chiazza rosso bruno che mi colorava interamente i glutei.
Sempre più a disagio, con le guance in fiamme e l'eccitazione che ricominciava a farmi bagnare vistosamente l'interno delle cosce, infilai il capo sotto i loro occhi. La pelle nera, sottile e morbidissima, aderì istantaneamente alle mie curve modellando il busto e i fianchi come una seconda pelle. La profonda scollatura a V incorniciava il mio petto libero, evidenziando la forma del seno privo di intimo, mentre l'orlo sagomato scopriva le cosce fin quasi alla zona infiammata dal trattamento della mattina. Il cursore inferiore della zip centrale era pronto a essere tirato su per spalancare l'abito a ogni richiesta.
«Sì... questo è assolutamente perfetto per la serata», concluse Elin a bassa voce, staccando finalmente la mano dal cursore e guardandomi dritta negli occhi attraverso lo specchio. «È esattamente ciò di cui avevamo bisogno, Laura.
In effetti mi stava da dio, mi sentivo tremendamente sexy con quel vestito.

Prima che potessi rivestirmi, Elin mi bloccò con un gesto fermo del braccio, fissandomi con uno sguardo pieno di voluttà.
«Non rimettere quel body, Laura.», mi ordinò a bassa voce, con un sorriso sornione. «Indossa solo la camicia di cotone e la minigonna».
Trattenni il fiato. Infilai prima la minigonna direttamente sulla pelle nuda, poi infilai la camicia chiara, lasciandola per buona parte sbottonata. Senza lo schermo del body, la stoffa leggera si appoggiava direttamente sul mio seno nudo, rivelando a ogni mio movimento i rilievi netti dei capezzoli turgidi per la tensione.
Elin, prima di muovere i primi passi fuori dalla cabina aperta, mi si avvicinò fino a far sfiorare il suo corpo contro il mio. Approfittando dell'oscurità del corridoio e della distrazione della commessa intenta a preparare i vestiti, allungò la mano verso il basso, infilando le dita con assoluta disinvoltura sotto l'orlo della mia minigonna cortissima.
Il suo tocco risalì lento lungo la coscia nuda, fino a incontrare direttamente la mia intimità, del tutto priva di intimo. Non appena le sue dita sfiorarono le grandi labbra, Elin percepì immediatamente il calore intenso e la quantità di secrezioni che continuavo a produrre. Ero completamente bagnata, inzuppata dal piacere sotterraneo e dalla vergogna di quel pomeriggio.
Mi ritrassi di scatto e lei fece con un sorriso di assoluto trionfo e malizia, ripulendosi con un gesto calcolato, senza staccare i suoi occhi azzurri dai miei.
«Accidenti Laura...», mi sussurrò all'orecchio, con una voce profonda che mi fece raddrizzare la schiena. «Sei completamente bagnata solo per il fatto di camminare nuda sotto la gonna. Il tuo padrone ha ragione, sei sempre così disponibile, sei completamente sciolta, un giocattolo perfetto per chi ti ha tra le mani».
Si allontanò di un passo, recuperando le buste con gli acquisti, poi mi fece cenno di precederla verso l'uscita della boutique.
«Prima di rientrare in hotel, voglio prendere una granita, ti va?»

Ci accomodammo a un tavolino in ferro battuto posizionato proprio al centro del dehor, immerso nel viavai continuo di Corso Umberto. L'aria del pomeriggio portava con sé il profumo di gelsomino e dei dolci siciliani, mentre attorno a noi il brusio dei turisti creava una cornice affollata e caotica. Il contatto della sedia di metallo freddo direttamente contro la pelle nuda delle mie natiche mi strappò un brivido improvviso. Il cameriere arrivò dopo pochi istanti, il suo sguardo scivolò inevitabilmente lungo la profonda scollatura della mia camicia chiara, lasciata sbottonata fin quasi sotto il seno, prima di raccogliere le ordinazioni.
«La situazione qui è perfetta per metterti in mostra, Laura», esordì a bassa voce, inclinando la testa di lato. «C'è così tanta gente che nessuno farebbe caso a un piccolo dettaglio sotto il tavolo. Ed è esattamente per questo che adesso, mentre aspettiamo di gustare la nostra granita, voglio che tu faccia una cosa per me. Allarga un pò le gambe e fammi vedere la vulva, tanto i passanti sono attratti dal décolleté».
Trattenni il fiato, sentendo una vampata di vergogna risalire lungo il collo fino alle guance. Sfruttando la parziale copertura della tovaglia leggera e muovendomi con la massima cautela per non attirare l'attenzione dei tavoli adiacenti, eseguii il comando. Allargai le gambe, tenendole distanziate sotto il tavolo. Data la brevità estrema del tessuto della gonna, l'orlo si tese scoprendo la mia intimità ai suoi occhi.
Elin abbassò lo sguardo, godendosi la visione della mia vulva completamente spalancata: la pelle chiara del pube rasato era lucida e interamente cosparsa dalle secrezioni appiccicose che continuavano a scivolare lungo l'interno delle cosce, e il clitoride e le piccole labbra erano turgide testimoniando un'eccitazione che la vergogna non faceva che incendiare.

Il cameriere posò le due granite sul tavolo con gesti lenti, indugiando ancora una volta con lo sguardo sulla scollatura della mia camicia, del tutto ignaro del fatto che, a pochi centimetri dal suo vassoio, io stessi tenendo le gambe scostate.
Non appena il cameriere si congedò e tornò verso l'interno del locale, Elin affondò il cucchiaino nella sua granita al limone, portandoselo alle labbra senza mai staccare i suoi occhi azzurri dai miei.
«Dimmi una cosa, Laura...», esordì Elin a bassa voce, inclinando leggermente la testa di lato mentre un sorriso sornione le ridisegnava le labbra «... sei mai stata con una donna?».
La domanda, così intima e morbosa in mezzo alla folla di Corso Umberto mi provocò una nuova, violentissima scarica di adrenalina.
«No…no...Elin… mai», risposi con un filo di voce.
Elin non si scompose minimamente, ma il suo sorriso si fece ancora più predatore e calcolato.
«Bene, bene…allora cambiamo postura», mi ordinò a bassa voce, inclinandosi in avanti sul tavolo. «Ora accavalla le gambe».
Ubbidii subito, sollevando la coscia, così da nascondere finalmente la fica ad occhi indiscreti. Il movimento scoprì la coscia fino al gluteo, modificando la pressione tra le mie gambe e intrappolando l'umidità proprio al centro del mio sesso.
«Adesso, mentre mangiamo la granita, voglio che tu contragga e rilassi i muscoli pelvici e quelli delle cosce», continuò Elin, fissando il mio petto dove i capezzoli bucavano visibilmente la camicia chiara. «Fallo con continuità, cerca di darti piacere così. Stringi forte, voglio vedere le tue reazioni qui in mezzo alla gente, mentre immagini quello che ti potrebbe capitare stasera. Magari sarà veramente la prima volta che starai con una donna…vedrai che ti piacerà».
Trattenni il respiro, con le guance che andavano a fuoco. Mi stava stordendo con quelle parole. Cominciai a eseguire l'esercizio sotto il suo sguardo magnetico; a ogni contrazione, sentivo il clitoride sempre più duro e il piacere salire in modo intollerabile.
«Prova a muovere leggermente le gambe adesso, Laura», mi sussurrò a bassa voce, spingendosi ancora più avanti sul tavolino di ferro battuto. «Muovi appena le cosce l'una contro l'altra mentre continui a stringere i muscoli. Muovi il culo avanti e indietro, usa l'attrito della pelle sul sedile per allargarti i glutei, dai che ti stai eccitando sempre di più qui in mezzo alla gente».
Quel minimo movimento, appena percepibile, unito all'esercizio muscolare, agiva come una scossa elettrica sul mio sesso già sollecitato. La stimolazione profonda e il pensiero di essere totalmente alla sua mercé all’aperto fecero cedere ogni barriera al mio corpo. L’orgasmo stava montando.
Elin abbassò gli occhi verso il bordo della mia minigonna, notando il modo in cui mi stringevo i polsi per non sussultare sulla sedia metallica. Un sorriso sornione le piegò le labbra.
«Dimmi, Laura... stai bagnando le cosce?», mi chiese con un tono carico di morbosa curiosità. «E rispondimi sinceramente: non hai una voglia matta di infilare una mano sotto la gonna e toccarti, oppure vuoi che lo faccia io? Oppure vuoi che mi alzi a ciucciarti i capezzoli, qui davanti a tutti?».
Trattenni a stento un gemito, sentendo le guance andare letteralmente a fuoco.
«Sì, Elin... sono completamente bagnata...», risposi con un filo di voce tremante, senza riuscire a sollevare lo sguardo dal tavolino. «La voglia è tantissima... riesco... riesco a darmi piacere da sola anche così... mi sto eccitando tantissimo».
I miei capezzoli, duri come marmo, spingevano con prepotenza contro la stoffa della camicia sbottonata, tradendo all'istante la veridicità delle mie parole davanti alla splendida donna. Il movimento delle cosce e l’esercizio continuo di contrazione muscolare, unito alla vergogna di essere scoperta, spezzarono l'ultimo barlume di autocontrollo del mio corpo. Non ci fu tempo per fermarsi, né per mascherarlo.
Sotto lo sguardo di Elin, un brivido violentissimo mi scosse l'addome, costringendomi a inarcare impercettibilmente la schiena contro il ferro battuto della sedia. L'orgasmo mi travolse con forza, un culmine raggiunto senza che nessuna mano mi avesse sfiorata, ottenuto solo eseguendo le sue indicazioni.
Trattenni a stento un gemito profondo, mentre le dita delle mani si serravano convulsamente attorno al bordo della sedia per non farmi sussultare vistosamente davanti agli altri clienti del bar. Le gambe accavallate iniziarono a tremare senza controllo sotto il tavolo. In pochissimi istanti, l'ondata di piacere fece sprigionare una quantità tale di secrezioni da bagnare completamente l'interno delle cosce, lasciando che il liquido intimo scivolasse caldo e ininterrotto lungo la pelle chiara, fino a impregnare la minigonna.
Rimasi immobile, con gli occhi lucidi fissi nel vuoto e il respiro corto, spezzato, incapace di emettere un solo suono mentre cercavo disperatamente di riprendere aria.
Elin si godette ogni singolo istante di quel sussulto involontario. Abbassò lo sguardo sulle mie gambe tremanti e sul mio décolleté, dove la camicia chiara e sbottonata sussultava vistosamente a causa del battito accelerato del mio cuore.
«Sei fantastica, brava!»
Un sorriso di assoluto trionfo e spudoratezza le illuminò il volto, confermando che il suo esperimento pomeridiano aveva funzionato oltre ogni aspettativa, lasciandomi del tutto svuotata e vergognosamente bagnata prima ancora del rientro in albergo.
E ora?
scritto il
2026-08-30
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