La richiesta di Ornella
di
Massimo FKR
genere
dominazione
L'aria della sera estiva è immobile all'interno dell'appartamento, dove le finestre spalancate non bastano a dare sollievo. Sul tavolo del soggiorno, il telefono di Ornella comincia a vibrare all'improvviso, illuminando la stanza e interrompendo il ronzio monotono del ventilatore. Lei fissa lo schermo per qualche istante, muovendosi con cautela per non risvegliare il dolore dei lividi che le coprono i glutei e il seno. Per evitare il contatto fastidioso del reggiseno, indossa solo una canotta molto leggera. Trascina il dito sul display e porta l'apparecchio all'orecchio.
— Pronto?
— Ascoltami, non possiamo più andare avanti così. Dobbiamo parlare a quattrocchi.
La voce di Marco dall'altro capo del filo è tesa, priva dei soliti preamboli. Ornella si appoggia allo stipite della porta, attenta a non fare movimenti bruschi, lo sguardo perso oltre i vetri.
— Io... non so se sia il caso, Marco. Ci siamo già detti abbastanza, forse anche troppo.
— No, non ci siamo detti niente, solo mezze verità. Vediamoci domani sera alle nove al Cortile Segreto. È un locale privato all'aperto, molto tranquillo. Non ci vedrà nessuno, lascio il mio nome all'ingresso. Ti prego, dimmi che ci sarai.
— Ci devo pensare. Ti faccio sapere.
Appena riagganciato, Ornella si volta verso il divano per controllare l'amica. Valeria è lì, costretta a una difficile e lenta convalescenza tra le mura di casa, dove Ornella si prende cura di lei giorno e notte. L'ano, rimasto ancora semiaperto, la costringe a indossare un pannolino. Con questa calura estiva quel presidio diventa insopportabile, ma Valeria cerca di non lamentarsi mentre prova a trovare una posizione comoda tra i cuscini.
— E poi mi ha detto questo — sussurra Ornella, avvicinandosi. Vuole che ci vediamo domani lì. Non so che fare, Valeria, ho la testa che mi scoppia con questa calura e con tutto quello che è successo.
Ornella incrocia le braccia sotto il seno, sfiorando con delicatezza il tessuto della canotta per allentare la pressione sulla pelle tesa e violacea.
— Ho una paura tremenda. Forse è meglio se lascio perdere, invento una scusa e me ne rimango qui a casa con te.
— La paura è normale, e questo caldo non fa che amplificare l'ansia. Ma scappare non risolverà la situazione. Vuoi davvero passare il resto dell'estate a consumarti, chiedendoti cosa ha da dirti?
— No... hai ragione. Restare nel dubbio sarebbe peggio.
— E allora vai. Ascoltalo, ma rimani vigile. Io purtroppo sono bloccata qui in queste condizioni, ma terrò il telefono in mano. Se la situazione prende una brutta piega o ti senti a disagio, mi mandi un messaggio vuoto. Troverò un modo per farti aiutare. Chiaro?
Il tardo pomeriggio del giorno successivo porta solo altra afa. Davanti allo specchio della camera da letto, dopo aver preparato tutto il necessario per Valeria, Ornella osserva i segni sul proprio corpo. Sotto il seno i lividi sono ancora scuri, e sedersi le provoca una fitta sorda sul sedere. Sceglie un abito estivo a tunica, allacciato dietro il collo, molto ampio e leggero, che scivola sulla pelle senza stringere e le permette di uscire comodamente senza reggiseno. Sullo schermo del telefono, appoggiato sul comò, il cursore lampeggia sulla chat di Marco.
— No, non posso tirarmi indietro ora. Glielo devo, e lo devo anche a Valeria.
Prende un lungo sospiro per farsi forza, mentre nella mente le risuonano le parole dell'amica: "Scappare non risolverà la situazione". Afferra il telefono, preme l'icona del microfono e registra la nota vocale con voce ferma.
— Va bene. Ho deciso di venire. Ci vediamo al locale alle nove. A stasera.
Quando Ornella varca la soglia del Cortile Segreto alle nove, l'atmosfera cambia improvvisamente. Oltre il portone si apre un giardino curato nei minimi dettagli, dove l'afa della città sembra attenuarsi grazie alla fitta vegetazione. Grandi siepi di alloro e gelsomino, alte fino a formare delle vere e proprie pareti verdi, separano i tavolinetti in ferro battuto e le poltroncine in vimini, creando dei piccoli salotti isolati l'uno dall’altro, invisibili dal vialetto, raffrescati da ventilatori ad acqua. Nell'aria, insieme al profumo intenso dei fiori estivi, si diffonde una musica jazz di sottofondo, a volume così basso da sembrare solo un sussurro tra le foglie.
Il cameriere all'ingresso controlla la lista dei prenotati.
— Prego, signorina. Il dottor Marco è già arrivato. Mi segua.
Ornella cammina lentamente lungo il sentiero di ghiaia, l'abito a tunica oscilla leggero a ogni movimento; senza il reggiseno si sente vulnerabile, quasi nuda. Il cameriere si ferma davanti a un'apertura nella siepe, oltre la quale Marco è già seduto, intento a fissare il vuoto con un bicchiere di gin tonic tra le mani.
— Ciao — dice lei, avanzando nel piccolo spazio riservato.
Marco si alza di scatto. Nel vederla, il suo sguardo scivola inevitabilmente sulla linea morbida del vestito, notando subito l'assenza del reggiseno e il modo cauto, quasi rigido, con cui lei si siede sulla poltrona di vimini.
— Sei venuta davvero — sussurra lui, stringendo il tovagliolo di stoffa che aveva sulle ginocchia. — Temevo che mi avresti lasciato qui da solo.
— Te l'ho promesso. Ma sono qui solo per ascoltare, Marco. Valeria è a casa da sola e non posso lasciarla per molto tempo nelle sue condizioni.
— Come sta Valeria? — chiede lui, abbassando gli occhi sul tavolo.
— Come può stare una persona in quelle condizioni? — risponde lei, con una nota di freddezza nella voce che contrasta con la melodia rilassante del jazz. — Io mi prendo cura di lei, ma lil danno non si è riparato ancora, è ancora semiaperta. Ha dolori continui. E io... beh, io cerco di muovermi il meno possibile.
— Mi dispiace, Ornella. Se vi ho chiesto di vederci in questo posto, è perché so esattamente cosa state passando.
— Non so da dove cominciare... — esordisce lui, fissando il suo bicchiere con uno sguardo cupo, quasi febbrile. — Ma non sopporto più di vederti sfuggire. Ti guardo e ho il terrore costante di perderti, Ornella. Sento che ti stai allontanando da me ogni giorno di più, e questa cosa mi sta facendo impazzire.
Ornella si irrigidisce sulla poltrona di vimini, sentendo una fitta sorda sul sedere per il movimento brusco. Le mani le tremano leggermente sotto il tavolo.
— Marco, di cosa stai parlando? Guarda come siamo ridotte io e lei...
— Sto parlando di te! — la interrompe lui, alzando leggermente la voce, con una sfumatura di gelosia possessiva che non riesce più a nascondere. — Tu passi ogni singolo minuto della tua giornata chiusa in quella casa con lei. Ti prendi cura di Valeria, le stai vicina giorno e notte... e a me non restano che le briciole. Voglio sapere qual è il motivo vero per cui ti stai legando così tanto a lei. Cosa c'è davvero tra di voi?
Un brivido freddo attraversa la schiena di Ornella, nonostante il calore del giardino. Sente il peso di quell'ossessione che comincia a svelarsi dietro la maschera di Marco.
— Valeria ha bisogno di me, Marco. È invalida, è debole, per colpa mia e tua. Non posso lasciarla da sola.
— Non mi basta come spiegazione, Ornella — ribatte lui, sporgendosi in avanti sul tavolo, gli occhi fissi su di lei, mentre nota l'assenza del reggiseno sotto l'abito leggero, un dettaglio che sembra irritarlo ancora di più. — Questa totale devozione verso di lei mi spaventa. Sembri quasi voler usare la sua convalescenza e i tuoi stessi lividi come uno scudo per tenermi lontano. Dimmi la verità: cosa vuoi davvero da me? Cosa vorresti da questa storia tra noi due, se c'è ancora una storia? E come sai non c’è solo una storia.
Ornella si sfiora istintivamente il seno attraverso il tessuto della tunica, dove il dolore del livido sembra pulsare a ritmo con i battiti accelerati del suo cuore. Le parole di Valeria in camera le tornano in mente come un avvertimento tardivo.
Ornella incrocia le braccia sotto il seno, sostenendo lo sguardo febbrile di Marco con freddezza.
— Quello che c'è tra me e Valeria non ti riguarda nei termini in cui pensi tu, Marco — risponde lei, la voce ferma nonostante i battiti accelerati del cuore. — Io mi sto semplicemente occupando delle conseguenze. Qualcuno deve pur rimettere insieme i pezzi e curare quella ragazza.
— Non mentire, Ornella! — ringhia lui, sporgendosi ancora di più sul tavolo e stringendo i pugni. — Lunedì notte mi hai mandato quel messaggio: "Sto scopando la mia schiava". Hai voluto scavalcarmi di nuovo, prendertela tutta per te a casa sua. Tu sei ossessionata da lei. Vuoi che Valeria sia la tua protetta, la tua schiavetta. E vuoi escludermi dalle tue decisioni su di lei!
Ornella lascia andare un lungo sospiro, muovendo leggermente il bacino sulla poltrona di vimini, incurante delle fitte sorde che le tormentano le natiche paonazze e i lividi lasciati dal flogger e dal paddle. Cerca gli occhi del compagno padrone oltre le luci soffuse del giardino.
— La verità, Marco, è che tu hai paura perché hai capito che Valeria non cerca la tua violenza. Cerca la pace di non dover più decidere. E ha trovato quel rifugio clandestino con me, dove finalmente possiamo essere sincere e appartenerci, lontane dalla tua ombra opprimente. Ti disgusta l'idea che io sia dipendente dalla sua sottomissione, vero? Sapere che il mio corpo è stato segnato da lei è l'unica cosa che mi dà la forza di resistere.
— Quindi ammetti che c'è un'infatuazione — incalza Marco, con un sorriso amaro e tagliente che si fa largo sul viso. — Ammetti che ti sei legata a lei in un modo che scardina le mie regole e il nostro rapporto. Hai voluto fare di testa tua, e avete già pagato entrambe nel dungeon. Ho ordinato a Valeria di usare la canna e il paddle su di te fino a farti sanguinare. Ma non dimenticare cosa ho fatto fare a te subito dopo, Ornella. Ti ho costretta a indossare quell'imbracatura e quella mazza in silicone. Sei stata proprio tu, spinta dal piacere febbrile, ad affondare il colpo e a romperle il culo. Dimmi, cosa vorresti da me adesso?
L'eco di quelle parole fa scendere un silenzio gelido tra le siepi del locale. Ornella si sfiora istintivamente lo sterno attraverso l'abito leggero, ricordando il contrasto tra l'estasi perversa dello strap-on e la colpa per aver devastato il corpo dell'amica.
Marco fa girare lentamente il ghiaccio rimasto nel bicchiere, poi lo posa sul tavolo con un tocco secco. Si sporge in avanti, fissando Ornella con uno sguardo che ha perso ogni traccia di rabbia, sostituita da una lucidità fredda e calcolatrice.
— Se vuoi tenerti Valeria, per me va bene, Ornella — esordisce lui, abbassando la voce per non farsi sentire oltre la siepe, mentre le note jazz continuano a fluttuare nell'aria estiva. — Ma devi essere consapevole di una cosa: lei non potrà mai darti quel piacere perverso che a te piace così tanto. Tu hai bisogno del dolore per poter godere, e in tutti questi anni io sono stato l'unico a trovare la chiave per farti raggiungere quel limite ogni volta.
Ornella stringe i denti sotto l'abito leggero, sentendo i lividi pulsare dolorosamente al solo ricordo delle sferzate.
— In più, non nasconderti dietro Valeria — continua Marco, con un sorriso sottile. — Tu sei una vera esibizionista, Ornella. Godi profondamente a farti vedere mentre soffri, a mostrare i segni del mio controllo e a farti umiliare davanti agli altri, esattamente come è successo al bar dello stabilimento. Io tengo molto a te, non voglio vederti scomparire o distruggere il nostro equilibrio per un sbandamento sentimentale.
L'uomo allunga la mano verso la borsa in pelle poggiata sulla sedia accanto, estraendo un foglio ripiegato che posa sul tavolo.
— Ti ricordo che hai firmato un contratto scritto che ti lega a me. Un accordo in cui dichiari di essere la mia schiava e di essere disposta ad accettare quasi tutto, a parte le pratiche più degradanti. Se davvero vuoi chiudere la nostra storia e rinunciare a tutto questo, devi anche rescindere il contratto adesso. Ma pensaci bene a cosa stai per lasciare andare.
Ornella fissa il foglio sotto la luce soffusa del Cortile Segreto. Il sapore amaro della sottomissione si mescola alla consapevolezza che le parole di Marco, per quanto spietate, hanno toccato la parte più oscura e autentica dei suoi desideri.
Marco solleva un sopracciglio, incrociando le braccia sul petto con un sorriso ambiguo che non promette nulla di buono. Il fruscio delle foglie delle siepi accompagna il suo cambio di tono, ora decisamente più perentorio.
Ornella fissa il foglio sul tavolo per lunghi istanti, poi allunga una mano e lo spinge lentamente indietro verso di lui, senza staccare gli occhi dai suoi.
— Non voglio rescindere il contratto ne voglio chiudere la nostra storia, Marco. Almeno per ora — esordisce lei, la voce ferma, benché il respiro profondo le provochi una fitta sorda. — Ma le cose devono cambiare. Voglio la libertà assoluta di frequentare Valeria al di fuori del nostro rapporto, senza interferenze. E questo significa che il contratto dovrà essere cambiato, integrato.
Marco solleva un sopracciglio, incrociando le braccia sul petto mentre ascolta le condizioni.
— Voglio che sia scritto chiaramente — continua Ornella, stringendo le dita sul bordo del tavolo. — Tu non dovrai avere alcuna voce in capitolo su quello che succede tra me e lei. E, relativamente al contratto, non potrai usarla, sanzionarla o toccarla, a meno che non sia io a volerlo e a concedertelo espressamente. Anche a casa tua, Valeria deve stare sotto la mia totale responsabilità e sotto il mio controllo.
Un silenzio teso si stabilisce nel salotto di siepi, rotto solo dal sussurro del jazz in sottofondo. Marco scruta il viso di Ornella, cercando di capire se quella richiesta nasconda un reale tentativo di ribellione o se sia l'ennesima mossa di un gioco di potere ancora più perverso.
— Stai dettando le tue regole al tuo padrone, Ornella — dice lui con un sorriso ambiguo, mentre le dita picchiettano sul tavolo. — È una mossa molto audace per una schiava che porta ancora addosso i segni freschi dei colpi ricevuti. Ma la tua sfacciataggine mi eccita.
— Ma non correre troppo, Ornella — dice lui, la voce ridotta a un sussurro tagliente che sovrasta la musica jazz. — Stai dettando condizioni importanti e pretendi di limitare il mio raggio d'azione su Valeria. Ma prima di integrare il contratto, voglio vedere per prima cosa se sei ancora disposta a rispettare il nostro accordo scritto. Voglio vedere fino a che punto arriva la tua sottomissione qui, adesso, di fronte a me.
Ornella ha un sussulto.
— Marco, siamo in un locale pubblico, per quanto privato... — azzarda lei, ma lo sguardo dell'uomo la blocca all'istante.
— C'è una fitta barriera a proteggerci dagli altri tavoli e dal dialetto, e tu stessa hai ammesso di essere un'esibizionista che gode nel mostrare i segni del mio controllo — la interrompe lui, sporgendosi sul tavolo e fissandola dritto negli occhi. — Se vuoi davvero quella clausola per proteggere Valeria e tenerla tutta per te, devi guadagnartela. Mostrami la tua obbedienza. Alzati, e mostrami cosa ti ha fatto la tua schiava su mio ordine. Voglio vedere i lividi violacei sotto il tuo petto.
Ornella avverte una scarica improvvisa di calore che le mozza il fiato. Il terrore di essere vista da qualche cameriere si fonde con l'eccitazione perversa e familiare di cedere alla volontà del suo padrone, proprio lì, nell'ombra protettiva del giardino.
Ornella deglutisce a vuoto, stringendo le dita attorno alle cosce per reprimere un brivido. Lo sguardo di Marco è una trappola lucida e lei sa bene di non poter semplicemente rifiutare se vuole proteggere Valeria. Cerca di mantenere la voce ferma, usando quel tono distaccato e professionale che le appartiene nel lavoro.
— Marco, non qui — sussurra, sporgendosi a sua volta verso di lui per ridurre al minimo lo spazio tra i loro volti. — Apprezzo l'eccitazione del rischio, lo sai, ma un cameriere potrebbe spuntare da dietro la siepe di gelsomino da un momento all'altro.
Fa una breve pausa, assicurandosi che lui colga la logica dietro le sue parole, poi gioca la sua carta.
— Facciamo così. Non modifichiamo il contratto adesso, ma non stracciarlo. Domani sera, dopo il lavoro, verrò io stessa al dungeon. Sarò disposta a subire qualunque sanzione tu riterrà opportuna per testare la mia sottomissione, senza limiti, se non quelli del contratto. Ma in cambio, se supererò la prova, firmerai l'integrazione su Valeria senza fare storie.
Marco la fissa in silenzio, lasciando che le note basse del contrabbasso jazz riempiano lo spazio tra di loro. Studia le labbra di Ornella, cercando di capire se il suo sia un reale cedimento o solo un modo per prendere tempo e sfuggire al suo controllo immediato.
— Una sanzione a porte chiuse, l'indomani, in cambio della tua preziosa clausola... — ripete lui lentamente, assaporando l'idea. — È una proposta interessante, Ornella. Dimostra che sei disposta a pianificare la tua stessa sofferenza pur di fare da scudo a quella ragazza.
Dopo una breve pausa Marco lascia andare una breve risata ironica, scuotendo la testa. Lo sguardo che le rivolge è privo di qualsiasi concessione, rigido come il contratto rimasto sul tavolo.
— La tua proposta è debole, Ornella — taglia corto lui, abbassando la voce ma mantenendo un tono perentorio che non ammette repliche. — Non puoi rimandare a domani nel dungeon per salvarti la faccia stasera. Se vuoi quella clausola per proteggere Valeria, devi dimostrarmi la tua sottomissione adesso. Subito. Senza scuse o calcoli.
Prima che lei possa ribattere, Marco solleva un dito per intercettare lo sguardo del cameriere che sta passando poco oltre l'apertura della siepe. L'uomo si avvicina immediatamente, muovendosi silenzioso sulla ghiaia.
In quel momento si sente la voce del cameriere
— Desiderate qualcosa, dottore?
— Ci porti due Gin Tonic, per favore — ordina Marco con assoluta disinvoltura, come se l'atmosfera al tavolo fosse quella di una normale coppia in vacanza. — con il gin Hendrick's e acqua tonica Fever Tree, grazie.
Il cameriere si allontana rapidamente tra i corridoi verdi del giardino. Marco torna a posare gli occhi su Ornella, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita.
— Il cameriere ci metterà cinque minuti a preparare i drink — riprende lui, con un sorriso sottile e spietato. — Il tempo esatto che ti serve per decidere se essere davvero la mia schiava o se preferisci che strappi questo foglio. Slaccia quel vestito e mostrami i segni che hai sotto il petto, Ornella. Fammi vedere quanto vali prima che i bicchieri siano sul tavolo.
L'aria estiva sembra farsi ancora più calda. Ornella avverte la scollatura dell'abito a tunica pesare come piombo sulla pelle nuda e dolorante, consapevole che il tempo delle trattative è scaduto. Non c'è più spazio per le parole: la salvezza del suo rapporto con Valeria passa da quel singolo, definitivo gesto di sottomissione.
Senza distogliere lo sguardo da quello di Marco, infila le mani dietro la nuca e scioglie con un unico movimento fluido il nodo che tiene fermo l'abito a tunica. Il tessuto leggero e fresco scivola immediatamente verso il basso, accatastandosi attorno alla sua vita e lasciando il busto completamente nudo nella penombra del giardino.
L'aria tiepida della notte estiva accarezza la sua pelle scoperta, ma Ornella avverte solo la fiammata d'ansia per il rischio di essere scoperta e il bruciore sordo che si risveglia lungo lo sterno. Sotto la luce soffusa del locale, i segni della sanzione di domenica notte appaiono in tutta la loro brutale evidenza: una fitta trama di pomfi violacei, ecchimosi scure e striature lasciate dalla canna, che fasciano la parte inferiore del seno, lacerando la simmetria del suo petto.
Marco si schiena all'indietro sulla poltrona di vimini, lasciando che un sorriso di assoluto trionfo gli si dipinga sul volto. I suoi occhi scivolano avidi su quella carne violata, assaporando lo spettacolo della sua schiava completamente esposta, vulnerabile e sottomessa al centro di un club esclusivo, protetta solo da una sottile parete di gelsomini.
— Magnifica... — sussurra lui, allungando una mano sul tavolo per sfiorare il contratto cartaceo — Sapevo che non avresti rinunciato al tuo lato esibizionista. Guarda come tremi. Godi nel farti vedere così, marchiata e nuda, vero?
Ornella stringe i denti, costringendosi a mantenere la schiena dritta nonostante i colpi sul sedere le rendano dolorosa la posizione. Sente i passi felpati del cameriere che calpestano la ghiaia poco distanti, lungo il corridoio principale del giardino, di ritorno con i due Gin Tonic ordinati.
— Il cameriere sta arrivando, Marco — dice lei con un filo di voce, l'orgoglio residuo che lotta con il battito impazzito del cuore. — Ho fatto quello che mi hai chiesto. Adesso lasciami rivestire.
— Copriti — dice Marco, la voce ridotta a un sussurro aspro che taglia di netto l'atmosfera sospesa del giardino.
Il suo sguardo si stacca dai pomfi violacei impressi sulla pelle dello sterno e del costato, risalendo rapidamente verso gli occhi di Ornella. Non c'è traccia di indulgenza sul suo volto, solo la fredda soddisfazione di chi ha ottenuto l'atto di totale sottomissione che esigeva.
Con le dita ancora scosse da un leggero tremore, Ornella afferra i lembi di tessuto leggero della tunica e li riporta su, rivestendo il busto nudo e riallacciando l'abito con movimenti rapidi, dettati dall'ansia. Proprio in quel momento, il rumore dei passi sulla ghiaia preannuncia l’arrivo del cameriere.
L'uomo ricompare da dietro la fitta siepe di gelsomino, reggendo un vassoio d'argento. Poggia con cura i due bicchieri con il gin Hendrick's e il ghiaccio sul tavolo, sistemandovi accanto le due bottigliette di acqua tonica Fever Tree.
— Desiderano altro, dottore? — chiede con tono professionale.
— No, grazie. Può andare — liquida Marco.
Il cameriere fa un leggero inchino e se ne va, scomparendo nuovamente tra i corridoi verdi del giardino mentre le sue scarpe scricchiolano sulla ghiaia fine.
Ornella allunga una mano verso il proprio bicchiere, cercando il contatto con il vetro gelato per calmare il calore che le mozza ancora il fiato. Pensa che il superamento di quella prova improvvisa abbia finalmente chiuso la partita per quella sera, ma Marco non si muove per versare la tonica. Si limita a fissarla, picchiettando l'indice sul bordo del foglio di contratto rimasto intatto tra di loro.
— Ma non abbiamo ancora finito — riprende lui, sporgendosi di nuovo in avanti. — Hai dimostrato di saper obbedire sotto pressione, sì, ma questo era solo l'anticipo per non farmi strappare il documento. L'integrazione per blindare il tuo rapporto esclusivo con Valeria ha un prezzo più alto, Ornella. Voglio che la tua totale sottomissione sia scritta e controfirmata, non solo esibita per cinque minuti in un cortile.
Marco afferra la bottiglietta di Fever Tree, fa scattare il tappo metallico con un colpo secco e ne versa una parte nel proprio bicchiere. Il fruscio delle bollicine accompagna il suo sguardo, che torna a farsi spietatamente calmo.
— Per un po' saremo lasciati in pace qui dentro — esordisce lui, appoggiando la schiena alla poltrona di vimini e incrociando le gambe. — Nessuno disturberà. Ora, togliti il vestito e mettiti in ginocchio sulla ghiaia davanti a me, con le gambe bene aperte.
Ornella sgrana gli occhi, sentendo il sangue raggelarsi nelle vene. Guarda la ghiaia grigia e appuntita sotto il tavolino, immaginando l'impatto dei sassi sulle ginocchia.
— Marco, ti prego... la ghiaia mi taglierà le gambe — sussurra, la voce che trema vistosamente per il terrore della sofferenza fisica ed emotiva di quell'umiliazione. — Qualcuno potrebbe sporgersi dalle siepi...
Lo sguardo di Marco scivola verso il basso.
— Spogliati, non voglio niente tra la tua pelle, i sassi e i miei occhi… Prendere o lasciare, Ornella — ribadisce lui, glaciale, allungando la mano verso il contratto cartaceo, pronto a ridurlo in mille pezzi. — O lo fai adesso, accettando il dolore e la tua natura davanti al tuo padrone, o quel foglio sparisce. Decidi.
Il silenzio torna a farsi soffocante tra le pareti di gelsomino, rotto dal rumore del ventilatore e dalla musica di sottofondo. Ornella fissa le dita di Marco sul foglio, sospesa tra il bisogno disperato di proteggere Valeria e il brivido perverso di mantenere quella sottomissione totale.
L'idea di esporsi completamente nuda, mostrando i glutei tumefatti dalle carni violate e paonazze sulla ghiaia tagliente, le provoca una vertigine. Poi decide di procedere, e dopo essersi denudata, si inginocchia a gambe aperte vicino a Marco.
Il dolore acuto della ghiaia appuntita che le penetra nella pelle delle ginocchia si fonde istantaneamente con le fitte sorde che le tormentano le natiche. Ornella stringe i denti, gli occhi lucidi per lo sforzo, mantenendo la posizione a gambe larghe sotto lo sguardo di Marco. Sente l'aria calda della sera estiva sulla pelle completamente nuda, un contrasto stridente con la freschezza che emana il ventilatore.
Marco la osserva dall'alto della sua poltrona, assaporando ogni centimetro di quel corpo violato e sottomesso. Con flemma calcolata, allunga il braccio e le porge prima il bicchiere pesante, in cui il gin e il ghiaccio brillano sotto le luci soffuse, e poi la bottiglietta di vetro della Fever Tree.
— Metti l'acqua tonica nel bicchiere — le ordina, la voce ridotta a un sussurro piatto, privo di emozione.
Ornella solleva le mani tremanti, attenta a non perdere l'equilibrio sui sassi. Afferra gli oggetti e, con estrema cautela, versa il liquido trasparente sul gin.
— E ora — continua Marco, sporgendosi in avanti per non perdersi un solo movimento — mentre sorseggi il gin tonico, infilati la bottiglietta nella fica. Voglio vederti bere mentre riempi quel vuoto.
Dopo alcuni attimi di smarrimento Ornella comincia a dare seguito a quell’ordine perentorio. Il freddo del vetro della bottiglietta contro la pelle sensibile e accaldata le strappa un brivido violento. Ornella porta il bicchiere alle labbra, mandando giù un lungo sorso del drink ghiacciato. L'alcol le brucia in gola, dandole una fiammata di coraggio mentre, con l'altra mano, comincia a spingere lentamente il collo della bottiglia dentro di sé. La combinazione tra il gelo del vetro, il dolore della ghiaia e il sapore forte del gin Hendrick's le provoca una vertigine di puro esibizionismo e sottomissione.
Il piacere comincia a salire…Il respiro di Ornella si fa ancora più corto, spezzato dall'alcol freddo e dalla morsa della ghiaia che continua a premerle sulla carne delle ginocchia. Gli occhi le bruciano mentre fissa il volto di Marco, cercando un brivido di pietà che sa benissimo di non poter trovare.
— Infilala completamente — le ordina lui, con un tono piatto e inflessibile, mentre si appoggia di nuovo alla spalliera della poltrona di vimini, godendosi la scena dall'alto. — E poi comincia a toccarti. Ma bada bene, Ornella: senza arrivare all'orgasmo. Devi restare al limite. Poggia tutto il peso sulle ginocchia mentre ti penetri, voglio che il piacere si accumuli insieme al dolore.
Con un gemito soffocato che le muore in gola, Ornella, eccitata, obbedisce. Stringe le dita attorno alla base della bottiglietta di vetro della Fever Tree, che spinge contro le pareti interne della sua carne accaldata, ed esegue la spinta definitiva, sentendosi colmare del tutto sotto lo sguardo possessivo del suo padrone. La fitta che prova e la sensazione di pienezza si irradia fino al basso ventre, accentuando la vulnerabilità di quella nudità esposta all'aperto, protetta solo dalla siepe.
Porta di nuovo il bicchiere pesante alle labbra, mandando giù un altro sorso generoso di Gin Tonic per anestetizzare la sofferenza dello sfregamento dei sassi. Poi, posa il vetro sulla ghiaia accanto alle ginocchia. Solleva la mano libera e, con le dita fredde che tremano visibilmente per la tensione e l'alcol, inizia a sfiorarsi il clitoride con movimenti lenti e ritmici.
La combinazione è devastante: l'eccitazione febbrile del proibito e dell'esibizionismo si scontra con il divieto assoluto di liberare quella tensione. Sente l'orgasmo spingere da dentro, risalire lungo la spina dorsale come una scarica elettrica, ma è costretta a rallentare ogni volta che si avvicina al culmine, stringendo i denti e respirando a fondo per non violare l'ordine di Marco. Il suo corpo, segnato dai lividi e dalle piaghe paonazze, è totalmente sottomesso alla volontà dell’uomo.
Marco estrae il telefono dalla tasca della giacca, lo sblocca con un movimento fluido e l'icona della videocamera si illumina sul display, riflettendo una luce azzurrina sul suo viso soddisfatto.
— Adesso farò una videochiamata a Valeria — dice lui, la voce bassa, priva di qualsiasi inflessione emotiva. — Voglio che ti veda così, ridotta in questo stato sulla ghiaia. E mentre lei guarda, tu prenderai la seconda bottiglietta di Fever Tree e te la infilerai nel culo. Voglio che la tua schiava ti guardi mentre ti riempi tutta, e alla fine verrai davanti a noi. Per me.
Ornella sgrana gli occhi, sopraffatta dal panico. L'idea di distruggere l'unico barlume di intimità e protezione che aveva costruito con l'amica a casa, mettendole davanti agli occhi quell'umiliazione in diretta, le spezza il cuore.
— Marco, no... ti prego, ti supplico, non farlo! — lo implora, le lacrime che le rigano il viso caldo per l'alcol e la vergogna. Cerca di unire le ginocchia sulla ghiaia, incurante delle fitte sorde che le straziano la carne. — Fai di me quello che vuoi, rimaniamo nel contratto vecchio, ma non coinvolgere Valeria in questo modo stasera. Ti prego, punisci me, ma non farle vedere questo...
Marco non si scompone, continuando a fissarla dall'alto con la solita glaciale fermezza. Abbassa leggermente il telefono, ma non lo ripone.
— Nel dungeon, domani, sarai punita duramente per non aver obbedito subito al mio comando, Ornella. Hai esitato, hai cercato di mercanteggiare e mi hai pregato. Pagherai ogni singola parola di questa resistenza — sentenzia lui, facendole capire che la sanzione per l'indomani è ormai irrevocabile. — Ma stasera il mio ordine non cambia.
Il telefono comincia a emettere il primo squillo vuoto della chiamata, e lo schermo mostra l'inquadratura del salotto verde del locale, pronto a catturare l'immagine di Ornella nuda e sottomessa tra i sassi.
Lo schermo del telefono si illumina mostrando il volto pallido di Valeria, distesa sul divano di casa tra i cuscini, con l'espressione stanca di chi sta sopportando da ore il fastidio del pannolino e il dolore della ferita aperta. Non appena l'inquadratura si stabilizza, Valeria sgrana gli occhi, raggelata dalla scena che le compare davanti: la sua amica, la persona che fino a poche ore prima si prendeva cura di lei, è nuda in ginocchio sulla ghiaia, sotto la luce soffusa del locale privato.
Ornella sostiene lo sguardo dell'amica attraverso il display, le lacrime che le scorrono calde sulle guance. Non c'è più spazio per le suppliche. Con la mano sinistra tiene salda la prima bottiglietta di Fever Tree inserita nella vagina, sentendo il vetro pulsare contro le sue pareti interne a ogni respiro affannato.
Con la mano destra, tremante per la tensione e l'alcol, afferra la seconda bottiglietta rimasta sul tavolo. Sfruttando la flessibilità residua del busto, spinge il bacino in avanti sulla ghiaia, aprendo ulteriormente le gambe. Posiziona il collo di vetro contro lo sfintere, proprio dove la carne delle natiche è ancora paonazza e dolente per i colpi di paddle della sera precedente.
Un gemito di pura sofferenza le sfugge dalle labbra mentre spinge la seconda bottiglietta dentro di sé. Il dolore della penetrazione anale si somma alle fitte dei sassi sulle ginocchia, creando un supplizio totale che si riflette dritto nel display. Valeria, dall'altro capo del filo, assiste impotente e muta a quell'atto di assoluta sottomissione, immaginando fin troppo bene che l'amica sta subendo quell'inferno proprio per pagare il prezzo della sua libertà.
Marco osserva la scena mantenendo il telefono ben puntato, un sorriso di assoluto controllo che gli ridisegna le labbra mentre assapora la devozione perversa di Ornella, ormai colmata e sottomessa davanti ai suoi occhi e a quelli della sua schiava a casa.
Ornella stringe i denti, il respiro ridotto a un sibilo roco mentre la doppia espansione di vetro le dilata le carni sottomesse. Lo sguardo di Valeria è ancora fisso sullo schermo del telefono, una maschera di muto terrore e sconcerto per l'inferno estivo che l'amica sta pagando sulla ghiaia.
— Forza, infilala nel culo, ce la puoi fare — ordina Marco, la voce che taglia l'aria pesante del giardino come una lama. — E dopo puoi finalmente godere, come una vera troia. Muoviti.
Con un gemito soffocato, Ornella fa forza sulle ginocchia tormentate dai sassi. Si solleva e si abbassa lentamente, per trovare lo spazio per le due bottigliette dentro di lei sotto l'inquadratura spietata del telefono di Marco, mentre le gira intorno. Mentre la seconda bottiglietta le allarga il culo, scivolando lentamente all’interno spinta dalla mano destra, La mano sinistra scivola convulsamente verso il clitoride, sfiorandolo con movimenti rapidi, disperati. Il dolore dei sassi sotto le ginocchia, la forte pressione del vetro nel culo e nella vagina, e la consapevolezza che Valeria la stia guardando respirare affannosamente creano un corto circuito perverso e la tensione accumulata scatta. Ornella si blocca, inarcando la schiena e nella sofferenza più totale, esplode in un orgasmo violento e incontrollabile, un brivido che le strappa un urlo sommesso tra le siepi di gelsomino. Il fluido caldo del piacere si libera, colando lungo l'interno delle cosce fino a bagnarle le gambe tremanti.
Nello stesso istante in cui Ornella sussulta per le ultime contrazioni che provocano l’uscita della bottiglietta dalla vagina, Marco preme il tasto rosso sullo schermo.
— Abbastanza — dice freddamente, chiudendo la telefonata e oscurando il volto sconvolto di Valeria. Rinfodera il telefono nella giacca e torna a guardare la sua schiava, ancora ansimante e violata al centro del salotto verde. — Ora, pulisci le bottigliette con quel vestito e poi indossalo. Per stasera hai finito qui, ma ricorda che domani sera nel dungeon la sanzione per aver esitato non te la toglierà nessuno.
Marco ripiega lentamente il foglio del vecchio accordo e lo ripone nella tasca interna della giacca, fissando Ornella che sta cercando di ricomporsi, con le gambe ancora tremanti e rigate dal fluido del piacere e dal sudore.
— Studierò il testo per integrare il contratto — dice lui, la voce che torna ad assumere quel tono distaccato e burocratico. — Voglio assicurarmi che ogni nuova clausola rifletta i miei desiderata. Ma sappi fin da ora che pretenderò una condizione non negoziabile: Valeria dovrà essere presente alla tua sanzione domani sera nel dungeon. Voglio che assista di persona alla punizione che hai appena rimediato per aver esitato. Dopo firmeremo insieme l’integrazione.
Ornella si blocca con il vestito a tunica tra le mani, sgranando gli occhi per lo shock.
— Marco, no... ti prego — sussurra, la voce spezzata dall'alcol e dalla stanchezza. — Ti ho detto che è invalida, non si regge in piedi, non può muoversi da quel divano senza soffrire e ha bisogno del pannolino. Come puoi chiederle di venire fino al dungeon?
— Non mi interessa come la porterai, se in auto o sorreggendola di peso — taglia corto lui, alzandosi dalla poltrona di vimini e sistemandosi la camicia estiva, ormai indifferente alle suppliche. — Lei è la causa di questa tua ribellione ed è giusto che veda il prezzo che paghi sulla tua pelle. Se non vi presenterete entrambe domani sera alle nove in punto, il vecchio contratto resterà valido così com’è e per Valeria non ci sarà nessuna protezione. Cerca di non arrivare in ritardo.
Senza aggiungere un'altra parola, Marco si volta e si incammina lungo il sentiero di ghiaia, scomparendo dietro la fitta parete di siepi e lasciando Ornella da sola nel salotto all'aperto, con la musica che continua a suonare debolmente in sottofondo. Con le dita che tremano, la donna si riveste in fretta, avvertendo il bruciore acuto al culo e alle ginocchia e il peso insostenibile dell'annuncio che adesso deve portare a casa, dove Valeria la sta aspettando in preda all'angoscia.
— Pronto?
— Ascoltami, non possiamo più andare avanti così. Dobbiamo parlare a quattrocchi.
La voce di Marco dall'altro capo del filo è tesa, priva dei soliti preamboli. Ornella si appoggia allo stipite della porta, attenta a non fare movimenti bruschi, lo sguardo perso oltre i vetri.
— Io... non so se sia il caso, Marco. Ci siamo già detti abbastanza, forse anche troppo.
— No, non ci siamo detti niente, solo mezze verità. Vediamoci domani sera alle nove al Cortile Segreto. È un locale privato all'aperto, molto tranquillo. Non ci vedrà nessuno, lascio il mio nome all'ingresso. Ti prego, dimmi che ci sarai.
— Ci devo pensare. Ti faccio sapere.
Appena riagganciato, Ornella si volta verso il divano per controllare l'amica. Valeria è lì, costretta a una difficile e lenta convalescenza tra le mura di casa, dove Ornella si prende cura di lei giorno e notte. L'ano, rimasto ancora semiaperto, la costringe a indossare un pannolino. Con questa calura estiva quel presidio diventa insopportabile, ma Valeria cerca di non lamentarsi mentre prova a trovare una posizione comoda tra i cuscini.
— E poi mi ha detto questo — sussurra Ornella, avvicinandosi. Vuole che ci vediamo domani lì. Non so che fare, Valeria, ho la testa che mi scoppia con questa calura e con tutto quello che è successo.
Ornella incrocia le braccia sotto il seno, sfiorando con delicatezza il tessuto della canotta per allentare la pressione sulla pelle tesa e violacea.
— Ho una paura tremenda. Forse è meglio se lascio perdere, invento una scusa e me ne rimango qui a casa con te.
— La paura è normale, e questo caldo non fa che amplificare l'ansia. Ma scappare non risolverà la situazione. Vuoi davvero passare il resto dell'estate a consumarti, chiedendoti cosa ha da dirti?
— No... hai ragione. Restare nel dubbio sarebbe peggio.
— E allora vai. Ascoltalo, ma rimani vigile. Io purtroppo sono bloccata qui in queste condizioni, ma terrò il telefono in mano. Se la situazione prende una brutta piega o ti senti a disagio, mi mandi un messaggio vuoto. Troverò un modo per farti aiutare. Chiaro?
Il tardo pomeriggio del giorno successivo porta solo altra afa. Davanti allo specchio della camera da letto, dopo aver preparato tutto il necessario per Valeria, Ornella osserva i segni sul proprio corpo. Sotto il seno i lividi sono ancora scuri, e sedersi le provoca una fitta sorda sul sedere. Sceglie un abito estivo a tunica, allacciato dietro il collo, molto ampio e leggero, che scivola sulla pelle senza stringere e le permette di uscire comodamente senza reggiseno. Sullo schermo del telefono, appoggiato sul comò, il cursore lampeggia sulla chat di Marco.
— No, non posso tirarmi indietro ora. Glielo devo, e lo devo anche a Valeria.
Prende un lungo sospiro per farsi forza, mentre nella mente le risuonano le parole dell'amica: "Scappare non risolverà la situazione". Afferra il telefono, preme l'icona del microfono e registra la nota vocale con voce ferma.
— Va bene. Ho deciso di venire. Ci vediamo al locale alle nove. A stasera.
Quando Ornella varca la soglia del Cortile Segreto alle nove, l'atmosfera cambia improvvisamente. Oltre il portone si apre un giardino curato nei minimi dettagli, dove l'afa della città sembra attenuarsi grazie alla fitta vegetazione. Grandi siepi di alloro e gelsomino, alte fino a formare delle vere e proprie pareti verdi, separano i tavolinetti in ferro battuto e le poltroncine in vimini, creando dei piccoli salotti isolati l'uno dall’altro, invisibili dal vialetto, raffrescati da ventilatori ad acqua. Nell'aria, insieme al profumo intenso dei fiori estivi, si diffonde una musica jazz di sottofondo, a volume così basso da sembrare solo un sussurro tra le foglie.
Il cameriere all'ingresso controlla la lista dei prenotati.
— Prego, signorina. Il dottor Marco è già arrivato. Mi segua.
Ornella cammina lentamente lungo il sentiero di ghiaia, l'abito a tunica oscilla leggero a ogni movimento; senza il reggiseno si sente vulnerabile, quasi nuda. Il cameriere si ferma davanti a un'apertura nella siepe, oltre la quale Marco è già seduto, intento a fissare il vuoto con un bicchiere di gin tonic tra le mani.
— Ciao — dice lei, avanzando nel piccolo spazio riservato.
Marco si alza di scatto. Nel vederla, il suo sguardo scivola inevitabilmente sulla linea morbida del vestito, notando subito l'assenza del reggiseno e il modo cauto, quasi rigido, con cui lei si siede sulla poltrona di vimini.
— Sei venuta davvero — sussurra lui, stringendo il tovagliolo di stoffa che aveva sulle ginocchia. — Temevo che mi avresti lasciato qui da solo.
— Te l'ho promesso. Ma sono qui solo per ascoltare, Marco. Valeria è a casa da sola e non posso lasciarla per molto tempo nelle sue condizioni.
— Come sta Valeria? — chiede lui, abbassando gli occhi sul tavolo.
— Come può stare una persona in quelle condizioni? — risponde lei, con una nota di freddezza nella voce che contrasta con la melodia rilassante del jazz. — Io mi prendo cura di lei, ma lil danno non si è riparato ancora, è ancora semiaperta. Ha dolori continui. E io... beh, io cerco di muovermi il meno possibile.
— Mi dispiace, Ornella. Se vi ho chiesto di vederci in questo posto, è perché so esattamente cosa state passando.
— Non so da dove cominciare... — esordisce lui, fissando il suo bicchiere con uno sguardo cupo, quasi febbrile. — Ma non sopporto più di vederti sfuggire. Ti guardo e ho il terrore costante di perderti, Ornella. Sento che ti stai allontanando da me ogni giorno di più, e questa cosa mi sta facendo impazzire.
Ornella si irrigidisce sulla poltrona di vimini, sentendo una fitta sorda sul sedere per il movimento brusco. Le mani le tremano leggermente sotto il tavolo.
— Marco, di cosa stai parlando? Guarda come siamo ridotte io e lei...
— Sto parlando di te! — la interrompe lui, alzando leggermente la voce, con una sfumatura di gelosia possessiva che non riesce più a nascondere. — Tu passi ogni singolo minuto della tua giornata chiusa in quella casa con lei. Ti prendi cura di Valeria, le stai vicina giorno e notte... e a me non restano che le briciole. Voglio sapere qual è il motivo vero per cui ti stai legando così tanto a lei. Cosa c'è davvero tra di voi?
Un brivido freddo attraversa la schiena di Ornella, nonostante il calore del giardino. Sente il peso di quell'ossessione che comincia a svelarsi dietro la maschera di Marco.
— Valeria ha bisogno di me, Marco. È invalida, è debole, per colpa mia e tua. Non posso lasciarla da sola.
— Non mi basta come spiegazione, Ornella — ribatte lui, sporgendosi in avanti sul tavolo, gli occhi fissi su di lei, mentre nota l'assenza del reggiseno sotto l'abito leggero, un dettaglio che sembra irritarlo ancora di più. — Questa totale devozione verso di lei mi spaventa. Sembri quasi voler usare la sua convalescenza e i tuoi stessi lividi come uno scudo per tenermi lontano. Dimmi la verità: cosa vuoi davvero da me? Cosa vorresti da questa storia tra noi due, se c'è ancora una storia? E come sai non c’è solo una storia.
Ornella si sfiora istintivamente il seno attraverso il tessuto della tunica, dove il dolore del livido sembra pulsare a ritmo con i battiti accelerati del suo cuore. Le parole di Valeria in camera le tornano in mente come un avvertimento tardivo.
Ornella incrocia le braccia sotto il seno, sostenendo lo sguardo febbrile di Marco con freddezza.
— Quello che c'è tra me e Valeria non ti riguarda nei termini in cui pensi tu, Marco — risponde lei, la voce ferma nonostante i battiti accelerati del cuore. — Io mi sto semplicemente occupando delle conseguenze. Qualcuno deve pur rimettere insieme i pezzi e curare quella ragazza.
— Non mentire, Ornella! — ringhia lui, sporgendosi ancora di più sul tavolo e stringendo i pugni. — Lunedì notte mi hai mandato quel messaggio: "Sto scopando la mia schiava". Hai voluto scavalcarmi di nuovo, prendertela tutta per te a casa sua. Tu sei ossessionata da lei. Vuoi che Valeria sia la tua protetta, la tua schiavetta. E vuoi escludermi dalle tue decisioni su di lei!
Ornella lascia andare un lungo sospiro, muovendo leggermente il bacino sulla poltrona di vimini, incurante delle fitte sorde che le tormentano le natiche paonazze e i lividi lasciati dal flogger e dal paddle. Cerca gli occhi del compagno padrone oltre le luci soffuse del giardino.
— La verità, Marco, è che tu hai paura perché hai capito che Valeria non cerca la tua violenza. Cerca la pace di non dover più decidere. E ha trovato quel rifugio clandestino con me, dove finalmente possiamo essere sincere e appartenerci, lontane dalla tua ombra opprimente. Ti disgusta l'idea che io sia dipendente dalla sua sottomissione, vero? Sapere che il mio corpo è stato segnato da lei è l'unica cosa che mi dà la forza di resistere.
— Quindi ammetti che c'è un'infatuazione — incalza Marco, con un sorriso amaro e tagliente che si fa largo sul viso. — Ammetti che ti sei legata a lei in un modo che scardina le mie regole e il nostro rapporto. Hai voluto fare di testa tua, e avete già pagato entrambe nel dungeon. Ho ordinato a Valeria di usare la canna e il paddle su di te fino a farti sanguinare. Ma non dimenticare cosa ho fatto fare a te subito dopo, Ornella. Ti ho costretta a indossare quell'imbracatura e quella mazza in silicone. Sei stata proprio tu, spinta dal piacere febbrile, ad affondare il colpo e a romperle il culo. Dimmi, cosa vorresti da me adesso?
L'eco di quelle parole fa scendere un silenzio gelido tra le siepi del locale. Ornella si sfiora istintivamente lo sterno attraverso l'abito leggero, ricordando il contrasto tra l'estasi perversa dello strap-on e la colpa per aver devastato il corpo dell'amica.
Marco fa girare lentamente il ghiaccio rimasto nel bicchiere, poi lo posa sul tavolo con un tocco secco. Si sporge in avanti, fissando Ornella con uno sguardo che ha perso ogni traccia di rabbia, sostituita da una lucidità fredda e calcolatrice.
— Se vuoi tenerti Valeria, per me va bene, Ornella — esordisce lui, abbassando la voce per non farsi sentire oltre la siepe, mentre le note jazz continuano a fluttuare nell'aria estiva. — Ma devi essere consapevole di una cosa: lei non potrà mai darti quel piacere perverso che a te piace così tanto. Tu hai bisogno del dolore per poter godere, e in tutti questi anni io sono stato l'unico a trovare la chiave per farti raggiungere quel limite ogni volta.
Ornella stringe i denti sotto l'abito leggero, sentendo i lividi pulsare dolorosamente al solo ricordo delle sferzate.
— In più, non nasconderti dietro Valeria — continua Marco, con un sorriso sottile. — Tu sei una vera esibizionista, Ornella. Godi profondamente a farti vedere mentre soffri, a mostrare i segni del mio controllo e a farti umiliare davanti agli altri, esattamente come è successo al bar dello stabilimento. Io tengo molto a te, non voglio vederti scomparire o distruggere il nostro equilibrio per un sbandamento sentimentale.
L'uomo allunga la mano verso la borsa in pelle poggiata sulla sedia accanto, estraendo un foglio ripiegato che posa sul tavolo.
— Ti ricordo che hai firmato un contratto scritto che ti lega a me. Un accordo in cui dichiari di essere la mia schiava e di essere disposta ad accettare quasi tutto, a parte le pratiche più degradanti. Se davvero vuoi chiudere la nostra storia e rinunciare a tutto questo, devi anche rescindere il contratto adesso. Ma pensaci bene a cosa stai per lasciare andare.
Ornella fissa il foglio sotto la luce soffusa del Cortile Segreto. Il sapore amaro della sottomissione si mescola alla consapevolezza che le parole di Marco, per quanto spietate, hanno toccato la parte più oscura e autentica dei suoi desideri.
Marco solleva un sopracciglio, incrociando le braccia sul petto con un sorriso ambiguo che non promette nulla di buono. Il fruscio delle foglie delle siepi accompagna il suo cambio di tono, ora decisamente più perentorio.
Ornella fissa il foglio sul tavolo per lunghi istanti, poi allunga una mano e lo spinge lentamente indietro verso di lui, senza staccare gli occhi dai suoi.
— Non voglio rescindere il contratto ne voglio chiudere la nostra storia, Marco. Almeno per ora — esordisce lei, la voce ferma, benché il respiro profondo le provochi una fitta sorda. — Ma le cose devono cambiare. Voglio la libertà assoluta di frequentare Valeria al di fuori del nostro rapporto, senza interferenze. E questo significa che il contratto dovrà essere cambiato, integrato.
Marco solleva un sopracciglio, incrociando le braccia sul petto mentre ascolta le condizioni.
— Voglio che sia scritto chiaramente — continua Ornella, stringendo le dita sul bordo del tavolo. — Tu non dovrai avere alcuna voce in capitolo su quello che succede tra me e lei. E, relativamente al contratto, non potrai usarla, sanzionarla o toccarla, a meno che non sia io a volerlo e a concedertelo espressamente. Anche a casa tua, Valeria deve stare sotto la mia totale responsabilità e sotto il mio controllo.
Un silenzio teso si stabilisce nel salotto di siepi, rotto solo dal sussurro del jazz in sottofondo. Marco scruta il viso di Ornella, cercando di capire se quella richiesta nasconda un reale tentativo di ribellione o se sia l'ennesima mossa di un gioco di potere ancora più perverso.
— Stai dettando le tue regole al tuo padrone, Ornella — dice lui con un sorriso ambiguo, mentre le dita picchiettano sul tavolo. — È una mossa molto audace per una schiava che porta ancora addosso i segni freschi dei colpi ricevuti. Ma la tua sfacciataggine mi eccita.
— Ma non correre troppo, Ornella — dice lui, la voce ridotta a un sussurro tagliente che sovrasta la musica jazz. — Stai dettando condizioni importanti e pretendi di limitare il mio raggio d'azione su Valeria. Ma prima di integrare il contratto, voglio vedere per prima cosa se sei ancora disposta a rispettare il nostro accordo scritto. Voglio vedere fino a che punto arriva la tua sottomissione qui, adesso, di fronte a me.
Ornella ha un sussulto.
— Marco, siamo in un locale pubblico, per quanto privato... — azzarda lei, ma lo sguardo dell'uomo la blocca all'istante.
— C'è una fitta barriera a proteggerci dagli altri tavoli e dal dialetto, e tu stessa hai ammesso di essere un'esibizionista che gode nel mostrare i segni del mio controllo — la interrompe lui, sporgendosi sul tavolo e fissandola dritto negli occhi. — Se vuoi davvero quella clausola per proteggere Valeria e tenerla tutta per te, devi guadagnartela. Mostrami la tua obbedienza. Alzati, e mostrami cosa ti ha fatto la tua schiava su mio ordine. Voglio vedere i lividi violacei sotto il tuo petto.
Ornella avverte una scarica improvvisa di calore che le mozza il fiato. Il terrore di essere vista da qualche cameriere si fonde con l'eccitazione perversa e familiare di cedere alla volontà del suo padrone, proprio lì, nell'ombra protettiva del giardino.
Ornella deglutisce a vuoto, stringendo le dita attorno alle cosce per reprimere un brivido. Lo sguardo di Marco è una trappola lucida e lei sa bene di non poter semplicemente rifiutare se vuole proteggere Valeria. Cerca di mantenere la voce ferma, usando quel tono distaccato e professionale che le appartiene nel lavoro.
— Marco, non qui — sussurra, sporgendosi a sua volta verso di lui per ridurre al minimo lo spazio tra i loro volti. — Apprezzo l'eccitazione del rischio, lo sai, ma un cameriere potrebbe spuntare da dietro la siepe di gelsomino da un momento all'altro.
Fa una breve pausa, assicurandosi che lui colga la logica dietro le sue parole, poi gioca la sua carta.
— Facciamo così. Non modifichiamo il contratto adesso, ma non stracciarlo. Domani sera, dopo il lavoro, verrò io stessa al dungeon. Sarò disposta a subire qualunque sanzione tu riterrà opportuna per testare la mia sottomissione, senza limiti, se non quelli del contratto. Ma in cambio, se supererò la prova, firmerai l'integrazione su Valeria senza fare storie.
Marco la fissa in silenzio, lasciando che le note basse del contrabbasso jazz riempiano lo spazio tra di loro. Studia le labbra di Ornella, cercando di capire se il suo sia un reale cedimento o solo un modo per prendere tempo e sfuggire al suo controllo immediato.
— Una sanzione a porte chiuse, l'indomani, in cambio della tua preziosa clausola... — ripete lui lentamente, assaporando l'idea. — È una proposta interessante, Ornella. Dimostra che sei disposta a pianificare la tua stessa sofferenza pur di fare da scudo a quella ragazza.
Dopo una breve pausa Marco lascia andare una breve risata ironica, scuotendo la testa. Lo sguardo che le rivolge è privo di qualsiasi concessione, rigido come il contratto rimasto sul tavolo.
— La tua proposta è debole, Ornella — taglia corto lui, abbassando la voce ma mantenendo un tono perentorio che non ammette repliche. — Non puoi rimandare a domani nel dungeon per salvarti la faccia stasera. Se vuoi quella clausola per proteggere Valeria, devi dimostrarmi la tua sottomissione adesso. Subito. Senza scuse o calcoli.
Prima che lei possa ribattere, Marco solleva un dito per intercettare lo sguardo del cameriere che sta passando poco oltre l'apertura della siepe. L'uomo si avvicina immediatamente, muovendosi silenzioso sulla ghiaia.
In quel momento si sente la voce del cameriere
— Desiderate qualcosa, dottore?
— Ci porti due Gin Tonic, per favore — ordina Marco con assoluta disinvoltura, come se l'atmosfera al tavolo fosse quella di una normale coppia in vacanza. — con il gin Hendrick's e acqua tonica Fever Tree, grazie.
Il cameriere si allontana rapidamente tra i corridoi verdi del giardino. Marco torna a posare gli occhi su Ornella, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita.
— Il cameriere ci metterà cinque minuti a preparare i drink — riprende lui, con un sorriso sottile e spietato. — Il tempo esatto che ti serve per decidere se essere davvero la mia schiava o se preferisci che strappi questo foglio. Slaccia quel vestito e mostrami i segni che hai sotto il petto, Ornella. Fammi vedere quanto vali prima che i bicchieri siano sul tavolo.
L'aria estiva sembra farsi ancora più calda. Ornella avverte la scollatura dell'abito a tunica pesare come piombo sulla pelle nuda e dolorante, consapevole che il tempo delle trattative è scaduto. Non c'è più spazio per le parole: la salvezza del suo rapporto con Valeria passa da quel singolo, definitivo gesto di sottomissione.
Senza distogliere lo sguardo da quello di Marco, infila le mani dietro la nuca e scioglie con un unico movimento fluido il nodo che tiene fermo l'abito a tunica. Il tessuto leggero e fresco scivola immediatamente verso il basso, accatastandosi attorno alla sua vita e lasciando il busto completamente nudo nella penombra del giardino.
L'aria tiepida della notte estiva accarezza la sua pelle scoperta, ma Ornella avverte solo la fiammata d'ansia per il rischio di essere scoperta e il bruciore sordo che si risveglia lungo lo sterno. Sotto la luce soffusa del locale, i segni della sanzione di domenica notte appaiono in tutta la loro brutale evidenza: una fitta trama di pomfi violacei, ecchimosi scure e striature lasciate dalla canna, che fasciano la parte inferiore del seno, lacerando la simmetria del suo petto.
Marco si schiena all'indietro sulla poltrona di vimini, lasciando che un sorriso di assoluto trionfo gli si dipinga sul volto. I suoi occhi scivolano avidi su quella carne violata, assaporando lo spettacolo della sua schiava completamente esposta, vulnerabile e sottomessa al centro di un club esclusivo, protetta solo da una sottile parete di gelsomini.
— Magnifica... — sussurra lui, allungando una mano sul tavolo per sfiorare il contratto cartaceo — Sapevo che non avresti rinunciato al tuo lato esibizionista. Guarda come tremi. Godi nel farti vedere così, marchiata e nuda, vero?
Ornella stringe i denti, costringendosi a mantenere la schiena dritta nonostante i colpi sul sedere le rendano dolorosa la posizione. Sente i passi felpati del cameriere che calpestano la ghiaia poco distanti, lungo il corridoio principale del giardino, di ritorno con i due Gin Tonic ordinati.
— Il cameriere sta arrivando, Marco — dice lei con un filo di voce, l'orgoglio residuo che lotta con il battito impazzito del cuore. — Ho fatto quello che mi hai chiesto. Adesso lasciami rivestire.
— Copriti — dice Marco, la voce ridotta a un sussurro aspro che taglia di netto l'atmosfera sospesa del giardino.
Il suo sguardo si stacca dai pomfi violacei impressi sulla pelle dello sterno e del costato, risalendo rapidamente verso gli occhi di Ornella. Non c'è traccia di indulgenza sul suo volto, solo la fredda soddisfazione di chi ha ottenuto l'atto di totale sottomissione che esigeva.
Con le dita ancora scosse da un leggero tremore, Ornella afferra i lembi di tessuto leggero della tunica e li riporta su, rivestendo il busto nudo e riallacciando l'abito con movimenti rapidi, dettati dall'ansia. Proprio in quel momento, il rumore dei passi sulla ghiaia preannuncia l’arrivo del cameriere.
L'uomo ricompare da dietro la fitta siepe di gelsomino, reggendo un vassoio d'argento. Poggia con cura i due bicchieri con il gin Hendrick's e il ghiaccio sul tavolo, sistemandovi accanto le due bottigliette di acqua tonica Fever Tree.
— Desiderano altro, dottore? — chiede con tono professionale.
— No, grazie. Può andare — liquida Marco.
Il cameriere fa un leggero inchino e se ne va, scomparendo nuovamente tra i corridoi verdi del giardino mentre le sue scarpe scricchiolano sulla ghiaia fine.
Ornella allunga una mano verso il proprio bicchiere, cercando il contatto con il vetro gelato per calmare il calore che le mozza ancora il fiato. Pensa che il superamento di quella prova improvvisa abbia finalmente chiuso la partita per quella sera, ma Marco non si muove per versare la tonica. Si limita a fissarla, picchiettando l'indice sul bordo del foglio di contratto rimasto intatto tra di loro.
— Ma non abbiamo ancora finito — riprende lui, sporgendosi di nuovo in avanti. — Hai dimostrato di saper obbedire sotto pressione, sì, ma questo era solo l'anticipo per non farmi strappare il documento. L'integrazione per blindare il tuo rapporto esclusivo con Valeria ha un prezzo più alto, Ornella. Voglio che la tua totale sottomissione sia scritta e controfirmata, non solo esibita per cinque minuti in un cortile.
Marco afferra la bottiglietta di Fever Tree, fa scattare il tappo metallico con un colpo secco e ne versa una parte nel proprio bicchiere. Il fruscio delle bollicine accompagna il suo sguardo, che torna a farsi spietatamente calmo.
— Per un po' saremo lasciati in pace qui dentro — esordisce lui, appoggiando la schiena alla poltrona di vimini e incrociando le gambe. — Nessuno disturberà. Ora, togliti il vestito e mettiti in ginocchio sulla ghiaia davanti a me, con le gambe bene aperte.
Ornella sgrana gli occhi, sentendo il sangue raggelarsi nelle vene. Guarda la ghiaia grigia e appuntita sotto il tavolino, immaginando l'impatto dei sassi sulle ginocchia.
— Marco, ti prego... la ghiaia mi taglierà le gambe — sussurra, la voce che trema vistosamente per il terrore della sofferenza fisica ed emotiva di quell'umiliazione. — Qualcuno potrebbe sporgersi dalle siepi...
Lo sguardo di Marco scivola verso il basso.
— Spogliati, non voglio niente tra la tua pelle, i sassi e i miei occhi… Prendere o lasciare, Ornella — ribadisce lui, glaciale, allungando la mano verso il contratto cartaceo, pronto a ridurlo in mille pezzi. — O lo fai adesso, accettando il dolore e la tua natura davanti al tuo padrone, o quel foglio sparisce. Decidi.
Il silenzio torna a farsi soffocante tra le pareti di gelsomino, rotto dal rumore del ventilatore e dalla musica di sottofondo. Ornella fissa le dita di Marco sul foglio, sospesa tra il bisogno disperato di proteggere Valeria e il brivido perverso di mantenere quella sottomissione totale.
L'idea di esporsi completamente nuda, mostrando i glutei tumefatti dalle carni violate e paonazze sulla ghiaia tagliente, le provoca una vertigine. Poi decide di procedere, e dopo essersi denudata, si inginocchia a gambe aperte vicino a Marco.
Il dolore acuto della ghiaia appuntita che le penetra nella pelle delle ginocchia si fonde istantaneamente con le fitte sorde che le tormentano le natiche. Ornella stringe i denti, gli occhi lucidi per lo sforzo, mantenendo la posizione a gambe larghe sotto lo sguardo di Marco. Sente l'aria calda della sera estiva sulla pelle completamente nuda, un contrasto stridente con la freschezza che emana il ventilatore.
Marco la osserva dall'alto della sua poltrona, assaporando ogni centimetro di quel corpo violato e sottomesso. Con flemma calcolata, allunga il braccio e le porge prima il bicchiere pesante, in cui il gin e il ghiaccio brillano sotto le luci soffuse, e poi la bottiglietta di vetro della Fever Tree.
— Metti l'acqua tonica nel bicchiere — le ordina, la voce ridotta a un sussurro piatto, privo di emozione.
Ornella solleva le mani tremanti, attenta a non perdere l'equilibrio sui sassi. Afferra gli oggetti e, con estrema cautela, versa il liquido trasparente sul gin.
— E ora — continua Marco, sporgendosi in avanti per non perdersi un solo movimento — mentre sorseggi il gin tonico, infilati la bottiglietta nella fica. Voglio vederti bere mentre riempi quel vuoto.
Dopo alcuni attimi di smarrimento Ornella comincia a dare seguito a quell’ordine perentorio. Il freddo del vetro della bottiglietta contro la pelle sensibile e accaldata le strappa un brivido violento. Ornella porta il bicchiere alle labbra, mandando giù un lungo sorso del drink ghiacciato. L'alcol le brucia in gola, dandole una fiammata di coraggio mentre, con l'altra mano, comincia a spingere lentamente il collo della bottiglia dentro di sé. La combinazione tra il gelo del vetro, il dolore della ghiaia e il sapore forte del gin Hendrick's le provoca una vertigine di puro esibizionismo e sottomissione.
Il piacere comincia a salire…Il respiro di Ornella si fa ancora più corto, spezzato dall'alcol freddo e dalla morsa della ghiaia che continua a premerle sulla carne delle ginocchia. Gli occhi le bruciano mentre fissa il volto di Marco, cercando un brivido di pietà che sa benissimo di non poter trovare.
— Infilala completamente — le ordina lui, con un tono piatto e inflessibile, mentre si appoggia di nuovo alla spalliera della poltrona di vimini, godendosi la scena dall'alto. — E poi comincia a toccarti. Ma bada bene, Ornella: senza arrivare all'orgasmo. Devi restare al limite. Poggia tutto il peso sulle ginocchia mentre ti penetri, voglio che il piacere si accumuli insieme al dolore.
Con un gemito soffocato che le muore in gola, Ornella, eccitata, obbedisce. Stringe le dita attorno alla base della bottiglietta di vetro della Fever Tree, che spinge contro le pareti interne della sua carne accaldata, ed esegue la spinta definitiva, sentendosi colmare del tutto sotto lo sguardo possessivo del suo padrone. La fitta che prova e la sensazione di pienezza si irradia fino al basso ventre, accentuando la vulnerabilità di quella nudità esposta all'aperto, protetta solo dalla siepe.
Porta di nuovo il bicchiere pesante alle labbra, mandando giù un altro sorso generoso di Gin Tonic per anestetizzare la sofferenza dello sfregamento dei sassi. Poi, posa il vetro sulla ghiaia accanto alle ginocchia. Solleva la mano libera e, con le dita fredde che tremano visibilmente per la tensione e l'alcol, inizia a sfiorarsi il clitoride con movimenti lenti e ritmici.
La combinazione è devastante: l'eccitazione febbrile del proibito e dell'esibizionismo si scontra con il divieto assoluto di liberare quella tensione. Sente l'orgasmo spingere da dentro, risalire lungo la spina dorsale come una scarica elettrica, ma è costretta a rallentare ogni volta che si avvicina al culmine, stringendo i denti e respirando a fondo per non violare l'ordine di Marco. Il suo corpo, segnato dai lividi e dalle piaghe paonazze, è totalmente sottomesso alla volontà dell’uomo.
Marco estrae il telefono dalla tasca della giacca, lo sblocca con un movimento fluido e l'icona della videocamera si illumina sul display, riflettendo una luce azzurrina sul suo viso soddisfatto.
— Adesso farò una videochiamata a Valeria — dice lui, la voce bassa, priva di qualsiasi inflessione emotiva. — Voglio che ti veda così, ridotta in questo stato sulla ghiaia. E mentre lei guarda, tu prenderai la seconda bottiglietta di Fever Tree e te la infilerai nel culo. Voglio che la tua schiava ti guardi mentre ti riempi tutta, e alla fine verrai davanti a noi. Per me.
Ornella sgrana gli occhi, sopraffatta dal panico. L'idea di distruggere l'unico barlume di intimità e protezione che aveva costruito con l'amica a casa, mettendole davanti agli occhi quell'umiliazione in diretta, le spezza il cuore.
— Marco, no... ti prego, ti supplico, non farlo! — lo implora, le lacrime che le rigano il viso caldo per l'alcol e la vergogna. Cerca di unire le ginocchia sulla ghiaia, incurante delle fitte sorde che le straziano la carne. — Fai di me quello che vuoi, rimaniamo nel contratto vecchio, ma non coinvolgere Valeria in questo modo stasera. Ti prego, punisci me, ma non farle vedere questo...
Marco non si scompone, continuando a fissarla dall'alto con la solita glaciale fermezza. Abbassa leggermente il telefono, ma non lo ripone.
— Nel dungeon, domani, sarai punita duramente per non aver obbedito subito al mio comando, Ornella. Hai esitato, hai cercato di mercanteggiare e mi hai pregato. Pagherai ogni singola parola di questa resistenza — sentenzia lui, facendole capire che la sanzione per l'indomani è ormai irrevocabile. — Ma stasera il mio ordine non cambia.
Il telefono comincia a emettere il primo squillo vuoto della chiamata, e lo schermo mostra l'inquadratura del salotto verde del locale, pronto a catturare l'immagine di Ornella nuda e sottomessa tra i sassi.
Lo schermo del telefono si illumina mostrando il volto pallido di Valeria, distesa sul divano di casa tra i cuscini, con l'espressione stanca di chi sta sopportando da ore il fastidio del pannolino e il dolore della ferita aperta. Non appena l'inquadratura si stabilizza, Valeria sgrana gli occhi, raggelata dalla scena che le compare davanti: la sua amica, la persona che fino a poche ore prima si prendeva cura di lei, è nuda in ginocchio sulla ghiaia, sotto la luce soffusa del locale privato.
Ornella sostiene lo sguardo dell'amica attraverso il display, le lacrime che le scorrono calde sulle guance. Non c'è più spazio per le suppliche. Con la mano sinistra tiene salda la prima bottiglietta di Fever Tree inserita nella vagina, sentendo il vetro pulsare contro le sue pareti interne a ogni respiro affannato.
Con la mano destra, tremante per la tensione e l'alcol, afferra la seconda bottiglietta rimasta sul tavolo. Sfruttando la flessibilità residua del busto, spinge il bacino in avanti sulla ghiaia, aprendo ulteriormente le gambe. Posiziona il collo di vetro contro lo sfintere, proprio dove la carne delle natiche è ancora paonazza e dolente per i colpi di paddle della sera precedente.
Un gemito di pura sofferenza le sfugge dalle labbra mentre spinge la seconda bottiglietta dentro di sé. Il dolore della penetrazione anale si somma alle fitte dei sassi sulle ginocchia, creando un supplizio totale che si riflette dritto nel display. Valeria, dall'altro capo del filo, assiste impotente e muta a quell'atto di assoluta sottomissione, immaginando fin troppo bene che l'amica sta subendo quell'inferno proprio per pagare il prezzo della sua libertà.
Marco osserva la scena mantenendo il telefono ben puntato, un sorriso di assoluto controllo che gli ridisegna le labbra mentre assapora la devozione perversa di Ornella, ormai colmata e sottomessa davanti ai suoi occhi e a quelli della sua schiava a casa.
Ornella stringe i denti, il respiro ridotto a un sibilo roco mentre la doppia espansione di vetro le dilata le carni sottomesse. Lo sguardo di Valeria è ancora fisso sullo schermo del telefono, una maschera di muto terrore e sconcerto per l'inferno estivo che l'amica sta pagando sulla ghiaia.
— Forza, infilala nel culo, ce la puoi fare — ordina Marco, la voce che taglia l'aria pesante del giardino come una lama. — E dopo puoi finalmente godere, come una vera troia. Muoviti.
Con un gemito soffocato, Ornella fa forza sulle ginocchia tormentate dai sassi. Si solleva e si abbassa lentamente, per trovare lo spazio per le due bottigliette dentro di lei sotto l'inquadratura spietata del telefono di Marco, mentre le gira intorno. Mentre la seconda bottiglietta le allarga il culo, scivolando lentamente all’interno spinta dalla mano destra, La mano sinistra scivola convulsamente verso il clitoride, sfiorandolo con movimenti rapidi, disperati. Il dolore dei sassi sotto le ginocchia, la forte pressione del vetro nel culo e nella vagina, e la consapevolezza che Valeria la stia guardando respirare affannosamente creano un corto circuito perverso e la tensione accumulata scatta. Ornella si blocca, inarcando la schiena e nella sofferenza più totale, esplode in un orgasmo violento e incontrollabile, un brivido che le strappa un urlo sommesso tra le siepi di gelsomino. Il fluido caldo del piacere si libera, colando lungo l'interno delle cosce fino a bagnarle le gambe tremanti.
Nello stesso istante in cui Ornella sussulta per le ultime contrazioni che provocano l’uscita della bottiglietta dalla vagina, Marco preme il tasto rosso sullo schermo.
— Abbastanza — dice freddamente, chiudendo la telefonata e oscurando il volto sconvolto di Valeria. Rinfodera il telefono nella giacca e torna a guardare la sua schiava, ancora ansimante e violata al centro del salotto verde. — Ora, pulisci le bottigliette con quel vestito e poi indossalo. Per stasera hai finito qui, ma ricorda che domani sera nel dungeon la sanzione per aver esitato non te la toglierà nessuno.
Marco ripiega lentamente il foglio del vecchio accordo e lo ripone nella tasca interna della giacca, fissando Ornella che sta cercando di ricomporsi, con le gambe ancora tremanti e rigate dal fluido del piacere e dal sudore.
— Studierò il testo per integrare il contratto — dice lui, la voce che torna ad assumere quel tono distaccato e burocratico. — Voglio assicurarmi che ogni nuova clausola rifletta i miei desiderata. Ma sappi fin da ora che pretenderò una condizione non negoziabile: Valeria dovrà essere presente alla tua sanzione domani sera nel dungeon. Voglio che assista di persona alla punizione che hai appena rimediato per aver esitato. Dopo firmeremo insieme l’integrazione.
Ornella si blocca con il vestito a tunica tra le mani, sgranando gli occhi per lo shock.
— Marco, no... ti prego — sussurra, la voce spezzata dall'alcol e dalla stanchezza. — Ti ho detto che è invalida, non si regge in piedi, non può muoversi da quel divano senza soffrire e ha bisogno del pannolino. Come puoi chiederle di venire fino al dungeon?
— Non mi interessa come la porterai, se in auto o sorreggendola di peso — taglia corto lui, alzandosi dalla poltrona di vimini e sistemandosi la camicia estiva, ormai indifferente alle suppliche. — Lei è la causa di questa tua ribellione ed è giusto che veda il prezzo che paghi sulla tua pelle. Se non vi presenterete entrambe domani sera alle nove in punto, il vecchio contratto resterà valido così com’è e per Valeria non ci sarà nessuna protezione. Cerca di non arrivare in ritardo.
Senza aggiungere un'altra parola, Marco si volta e si incammina lungo il sentiero di ghiaia, scomparendo dietro la fitta parete di siepi e lasciando Ornella da sola nel salotto all'aperto, con la musica che continua a suonare debolmente in sottofondo. Con le dita che tremano, la donna si riveste in fretta, avvertendo il bruciore acuto al culo e alle ginocchia e il peso insostenibile dell'annuncio che adesso deve portare a casa, dove Valeria la sta aspettando in preda all'angoscia.
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