Mia cugina Luna e Zia Veronica
di
Lane1902
genere
incesti
Ciao. Mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.
Era passato circa un mese dalla sera in cui io e mia cugina Luna scopammo per la prima volta.
Da allora non eravamo più riusciti a fare nulla di completo. Solo una volta, a casa dei nonni, ci eravamo andati vicini.
Eravamo riusciti a rubarci un momento in una delle camere. Luna mi aveva fatto un pompino alla grande e si era già messa a culo al vento, pronta per farsi scopare. Io ero dietro di lei, il cazzo duro che le sfiorava la figa, quando sentimmo confusione in casa e dovemmo fermarci di colpo.
Poi, un mercoledì pomeriggio, mi chiamò.
«Matteo, ho detto a zia Veronica che sto passando un brutto momento a casa e che ho bisogno di staccare. Le ho chiesto se posso andare a cena da lei stasera e le ho detto che porto anche te. È il piano. Stasera potrebbe essere quella buona.»
Sorrisi.
«Va bene. Organizzati tu.»
Arrivammo a casa di zia per cena.
Zia Veronica ci aprì la porta con un sorriso caldo.
Aveva quarantotto anni e li portava da vera MILF. Bassina, un metro e sessantadue, ma le curve erano quelle di una donna che sa di piacere. Capelli scuri, lunghi fino alle spalle, con qualche filo d’argento che non nascondeva. Occhi neri grandi e profondi. Labbra carnose. Il seno era pesante, generoso, del tipo che sotto una maglietta semplice faceva già immaginare come sarebbe stato nudo. Il culo non era più sodo come a trent’anni, ma restava pieno, rotondo, da afferrare con entrambe le mani. Gambe corte e carnose, piedi piccoli e sempre curati.
Sui social pubblicava foto in costume o in leggings attillati, le classiche immagini delle quarantenni che vogliono ancora sentirsi desiderate, spesso condite da smorfie o faccine strane. Quello aveva sempre colpito sia me che Luna, fino a farci venire voglia di provarci con lei.
«Entrate» disse. «Luna! Mi ha raccontato che stai passando un periodo difficile, tesoro. Qui sei a casa.»
Ci abbracciò calorosamente, prima lei e poi me.
Zia indossava una classica maglia da casa e un paio di pantaloncini, nulla di eccessivo. Luna invece aveva un bel vestitino a metà coscia, con le spalline sottili.
Cenammo in cucina. Atmosfera molto tranquilla. Vino rosso, lasagna, chiacchiere. Luna era seduta accanto a lei, le sfiorava il braccio, le sistemava i capelli. Io bevevo e osservavo.
Finita la cena e dopo qualche bel bicchiere di vino, passammo in salotto. Il divano era grande e scuro.
Zia si sedette accovacciata su un lato. Luna si tolse i sandali e la raggiunse. Io mi accomodai poco distante.
Luna non aspettò molto. Si avvicinò e le posò le labbra sul collo.
Che Luna desse parecchi baci a zia era una cosa normale, ma quel coraggio, in quel momento e in quel punto preciso, sorprese zia Veronica, che si irrigidì.
«Luna… che fai?»
«Ti bacio» rispose lei con voce bassa, e le diede un secondo bacio.
Poi un terzo, salendo piano fino alla bocca. Lento all’inizio, poi più umido. Zia Veronica protesò con un mormorio, ma non si allontanò.
Mi gustai la scena senza problemi, anche se non riuscivo a capire come zia non si staccasse da Luna.
Le due si baciarono, con zia molto più timida e impacciata della mia cuginetta.
Le mani di Luna scesero sul seno pesante e lo strinsero delicatamente.
«È sbagliato…» sussurrò zia. «Siamo parenti… non si fa.»
Luna sorrise contro le sue labbra e si voltò verso di me. Io ero ancora seduto dall’altra parte del divano.
«Ora ci divertiamo, zia» le disse.
«Che stai dicendo?» rispose zia, non capendo o non volendo capire.
«Stai a vedere, zietta.»
Si avvicinò a me, si inginocchiò tra le mie gambe e mi tirò giù pantaloni e boxer. Il mio cazzo uscì già duro e grosso.
Luna lo prese in mano e iniziò a masturbarlo lentamente.
«Guardalo, zietta» disse.
Zia Veronica rimase scioccata, a occhi spalancati, a fissare Luna.
«Che cazzo stai facendo? È tuo cugino!» alzò la voce.
«E che vuoi che sia. Solo divertimento, zia. È bellissimo.»
Poi se lo infilò in bocca. Succhiò piano, facendo rumore, tenendo gli occhi azzurri fissi su quelli di zia. La zia guardava da lontano, le labbra socchiuse.
«Dio… quanto è grosso…» mormorò.
Luna si staccò e le fece cenno di avvicinarsi.
«Toccato. Dai. Se non ti va ti tiri indietro. Ma almeno provalo.»
Zia Veronica esitò, poi allungò una mano e lo avvolse con le dita. Erano calde, un po’ tremanti. Lo strinse piano, curiosa.
«Fa impressione…» disse a voce bassa. «È caldo e… duro.»
Luna rise.
«Andiamo in camera. Qui è scomodo. Zia? Sei dei nostri?»
Zia guardò noi due, poi il cazzo, abbassò lo sguardo e ci seguì in camera.
La camera di zia Veronica era ordinata. C’era un lettone matrimoniale su cui da tempo dormiva sola, dopo il divorzio.
Luna, in un secondo, fece scivolare il vestito fino alle caviglie. Non aveva l’intimo. Rimase completamente nuda in un batter d’occhio.
Zia la guardò e sbuffò un mezzo sorriso incredulo.
«Ma sei senza mutandine da tutta la sera? Luna…»
Luna alzò un sopracciglio, sorridendo da vera porca.
«Ovvio. Sono uscita di casa già sapendo che stasera sarebbe finita così.»
«Che gran porca che sei» dissi io, tirandole uno schiaffo sul culo sodo.
Luna si voltò verso zia e la aiutò a spogliarsi. Le tolse la maglietta, poi il reggiseno. Il seno pesante di zia Veronica cadde libero, i capezzoli scuri già un po’ turgidi. Le sfilò i pantaloni e le mutandine. Passò un dito tra le labbra della figa della zia, poi si ritrasse.
Il corpo di zia apparve nudo: seno generoso, una leggera pancetta morbida, culo pieno e figa leggermente pelosa.
In quel momento qualcosa si ruppe. Zia si staccò di scatto, si coprì il seno con le braccia e indietreggiò fino a premere la schiena contro il muro. Il respiro le si fece corto, quasi affannoso.
«Non riesco… non riesco a respirare. Cosa sto facendo? Siete i figli delle mie sorelle…»
Si accasciò lentamente a terra, le ginocchia al petto, le mani che le stringevano le braccia. Iperventilava leggermente, gli occhi lucidi e spaventati. Il silenzio in camera diventò pesante. Luna e io restammo immobili. Per qualche secondo sembrò davvero che tutto stesse per finire lì.
Luna si avvicinò con calma, si inginocchiò accanto a lei senza toccarla subito.
«Zia… respira. Piano. Nessuno ti obbliga a niente.»
Passarono diversi secondi. Zia annuì a fatica, si passò una mano sul viso e alla fine alzò lo sguardo. La voce le uscì bassa e rotta:
«…Non so cosa mi prende. Ma non riesco a fermarmi.»
Luna mi spinse a sdraiarmi sul letto e si sistemò tra le mie gambe.
Prese il cazzo tra i piedi e iniziò un lavoretto delizioso.
I suoi piedini erano piccoli, stretti, la pianta morbida e liscia, le dita corte e ben curate, smaltate di un rosso scuro lucido. Li avvolse intorno al mio cazzo con naturalezza. Iniziò a strofinarli su e giù, stringendo con le piante e usando le dita per massaggiarmi il glande.
«Guarda bene come si fa, zietta» disse con voce bassa e sporca. «I miei piedini sono piccoli, ma a lui piacciono da morire. Guarda come mi bagna già le dita… passerebbe ore così. Guarda come si indurisce solo con i miei piedi.»
Muoveva i piedini con ritmo lento e preciso, a volte aprendoli e chiudendoli intorno al membro, a volte strofinando solo la punta contro il glande.
«Ti piace guardare i tuoi nipoti così?» chiese a zia, poi si girò verso di me. «Ti piace farti segare dai piedi di tua cugina, eh?» e aumentò il ritmo.
Zia Veronica era seduta di fianco a noi, con gli occhi spalancati.
«Io… non saprei mai farlo così. Non è una cosa che si faceva quando ero giovane.»
Luna rise senza interrompere il movimento.
«Ho imparato anche con Matteo. Gli piacciono tanto. Un cazzo così grosso merita di essere strofinato bene. Vuoi provarci anche tu, zietta, o preferisci restare a guardare i tuoi nipoti?»
Continuò ancora a lungo, parlando, gemendo piano, mostrando a zia ogni dettaglio.
Quando il footjob diventò troppo intenso, Luna si fermò, mi diede un po’ di tregua e mi fece leccare un piede. Zia restava sempre più scioccata, ma non se ne andò.
Luna non perse tempo. Si chinò e prese il cazzo in bocca. Gli diede diverse leccate, andando anche in profondità. Poi chiamò zia.
«Vieni. Leccalo anche tu.»
Zia Veronica si chinò. Prima solo la punta, timida. Poi più in profondità, insieme a Luna. Le due bocche lavoravano sul mio cazzo.
Mia zia e mia cugina con le labbra sul mio membro. Mi sentivo sempre più duro e più grosso.
Zia, pian piano, cominciò a far uscire l’esperienza da MILF. Luna, in quel momento, era una porca completa.
A un certo punto mi alzai e feci sdraiare le due sul letto.
Mi fiondai prima tra le gambe di Luna. La misi a pecora e le passai la lingua dalla figa liscia fino al culo, entrando e succhiando. Lei gemette e spinse indietro.
Poi passai a zia Veronica.
La feci sdraiare. Le presi i piedi piccoli e li leccai uno per uno, succhiando le dita.
«Matteo…» ansimò lei. «Che fai… i piedi… Dio, che strano… non me li aveva mai leccati nessuno…»
Salii lungo le gambe, le aprii le chiappe e le ficcai la lingua nel culo, poi più in basso nella figa pelosa e già bagnata. Infine arrivai al seno: succhiai i capezzoli scuri e duri.
«Non mi toccavano così da anni…» mormorò. «È troppo… mi sto bagnando da sola solo a sentirti.»
Continuai a leccarla a lungo, facendola gemere ancora prima di scoparla.
Quando finii, mi sdraiai di nuovo. Luna mi si sedette in faccia, figa e culo sulla mia bocca, e iniziò a sculettare. Le leccai la figa mentre quasi mi toglieva il respiro.
Luna invitò zia a lavorare sul mio cazzo.
«Succhialo mentre lui mi lecca, zietta.»
Zia obbedì. Armeggiò con una mano e iniziò a leccare.
Da sola mi regalò un bel pompino.
Le labbra carnose avvolsero il mio cazzo alla perfezione. Le palle, la punta, tutto venne ricoperto e passato dalle labbra di zia, che stava prendendo sempre più confidenza.
Dopo istanti che sembrarono infiniti, Luna si alzò dalla mia faccia e zia fece scivolare il cazzo fuori dalla sua bocca.
Le due mi fecero sedere sul bordo del letto. Feci avvicinare zia Veronica, le presi i seni pesanti e ci infilai in mezzo il mio cazzo.
Iniziò la spagnola.
Luna afferrò le tette di zia e aiutò il movimento.
In quella scopata Luna era la protagonista centrale: dirigeva, amministrava e godeva come una pazza. Facendo così faceva godere al massimo sia me che la nostra timida zia.
Era un lavoro lento, molto lento.
Il seno morbido e caldo avvolgeva completamente il mio membro. Io muovevo i fianchi con calma, facendo scorrere il cazzo su e giù nel solco profondo.
Ogni tanto la cappella spuntava fuori, sfiorando il collo di zia. Lei teneva gli occhi semi-chiusi: forse si stava godendo il momento, forse cercava di non vergognarsi ancora di più. Però non si staccò mai.
Quella sua timidezza la frenava, eppure lasciava trasparire segni di un’esperienza magistrale.
«È… strano» mormorò. «Non lo facevo da una vita…»
Luna commentava a voce bassa, porca:
«Guarda che tette, Matteo. Sono morbide da morire. Stringile di più… Zia, stringi anche tu… così… brava. Gli piace quando le tette gli strofinano tutto il cazzo.»
Una sensazione folle, quasi inspiegabile.
Continuai a lungo, godendomi la morbidezza e il calore di quel seno generoso. Zia a tratti chiudeva gli occhi per la vergogna, a tratti li riapriva per guardare il mio cazzo che appariva e scompariva tra le sue tette.
Quando mi fermai, Luna mi spinse all’indietro e salì sul mio cazzo.
Se lo infilò piano, gemendo mentre scendeva tutto.
«Cazzo… come lo sento…»
Guardò zia. «Vedi? Mi piace da matti.»
Saltellò sul mio cazzo come se lo facesse ogni ora del giorno. Saltellava, si muoveva, stringeva, affondava in profondità. Luna diede il meglio di sé, bagnandosi sempre di più.
Poi si tolse e invitò zia Veronica a mettersi a pecora.
Lei lo fece senza troppi indugi, mettendo in mostra la figa e quel culo che entrambe sapevamo di aver guardato tanto.
Io mi posizionai dietro di lei. Il glande sfiorò l’ingresso caldo.
«Aspetta… è grosso…» disse zia con voce tremante.
Spinsi in avanti, ma sbagliai l’angolo. Il cazzo scivolò via, finendo contro la coscia interna. Ci fu un attimo di silenzio imbarazzante.
Zia fece una mezza risata nervosa.
Luna sbuffò un «Dai, Matteo…» tra il divertito e il leggermente scocciato.
Io arrossii appena e dovetti riposizionarmi, più attento.
Entrai lentamente. Lei emise un grido soffocato. Lo infilai tutto, sentendo le pareti della sua figa: calde, umide, vogliose.
«Ahhh… Dio… quanto sei grosso… mi riempie tutta… quanto tempo…»
Luna le parlava all’orecchio.
«Brava zietta… prendilo… è il cazzo di tuo nipote… ti piace, vero?»
«Sì…» ansimò. «Mi piace… ma è sbagliato… è così sbagliato…»
«Non ti preoccupare, zia. Ti piacerà sempre di più» rispose Luna.
Quasi non riconoscevo mia cugina: aveva una naturalezza nelle azioni che non le avevo mai visto.
Scopai zia con spinte profonde. Lei gemette sempre più forte e cominciò anche ad assecondare i miei affondi. Iniziò a stringermi, facendomi godere quel momento al massimo.
Dovetti togliere il cazzo: non volevo finire lì, c’era ancora del lavoro da fare.
Uscii e Luna si mise immediatamente di nuovo a pecora.
«Vai, è il momento.»
Mi afferrò il cazzo e lo posizionò sul suo ano. Zia se ne accorse subito e strabuzzò gli occhi.
Spinsi contro il suo culo. Luna guardò zia dritta negli occhi mentre lo facevo entrare.
Emissione un gemito forte e un suono soffocato, cercando lo sguardo della zia.
Entrai centimetro dopo centimetro.
Zia aveva gli occhi spalancati.
«Luna… ma come fai? È enorme… ti fa male? Dio, guarda come ti entra tutto… non capisco come riesci a prenderlo lì…»
«Non mi fa male» ansimò Luna. «Mi piace. Scopami il culo, Matteo. Forte.»
Implorò girando la testa per guardarmi negli occhi.
La scopai con decisione. Entravo del tutto, a ritmo sostenuto, sculacciando il culo sodo di mia cugina. Luna gemeva e si contorceva, mostrando a zia quanto fosse eccitata.
Zia non riusciva a distogliere lo sguardo.
«Non avrei mai pensato di vedere una cosa del genere…» mormorò. «E con i miei nipoti…»
Luna invitò zia a sdraiarsi davanti a lei e le allargò le gambe. Si chinò e iniziò a leccarla mentre io continuavo a fotterle il culo.
Zia venne all’improvviso, dopo neanche due minuti che Luna aveva iniziato a leccarla. Un urlo strozzato, il corpo che si inarcò. Restò senza fiato. Un orgasmo estratto dal profondo, inatteso da tutti e tre.
Mi eccitai da matti nel vederla in quello stato.
Pochi secondi dopo anche Luna venne, contraendosi forte intorno al mio cazzo, sorprendendomi per l’assenza di segnali precedenti.
Lasciai il culo di Luna a riprendere fiato e misi zia Veronica di schiena.
Prima di entrare le passai il cazzo ancora caldo sulle dita dei piedi, strofinandolo tra di esse.
«Senti?» le chiesi.
Lei annuì, arrossata, imbarazzata da morire.
«È caldo… strano…»
Continuai solo il tempo necessario a placare un po’ la sborrata che sentivo arrivare e che volevo trattenere il più a lungo possibile.
Poi entrai di nuovo, piano, nella sua figa ancora più calda di prima.
Luna le teneva una gamba aperta e le baciava il seno.
Io scopavo zia con spinte regolari e profonde, guardandola negli occhi. Ogni tanto mi chinavo a baciarla. Lei rispondeva in modo goffo, ma voglioso.
Aumentai il ritmo, arrivando a quello con cui di solito scopo Luna: ritmato al massimo e il più profondo possibile.
Zia ansimava e gemeva. Perse tutti i freni che le rimanevano.
«Più forte… scopami… non fermarti…» mi chiese, fissandomi negli occhi.
Le presi un piede e lo leccai mentre mi guardava a occhi sbarrati. Luna restò a osservare in silenzio.
Lo tirai fuori quasi del tutto per poi infilarlo di nuovo, lento e profondo. Ripetei il movimento cinque o sei volte.
Poi la scopai a ritmo davvero elevato. Sentii che cominciava a stringermi sempre più forte.
Venne di nuovo, violentemente, contorcendosi e ansimando sempre più velocemente. La testa le andò all’indietro e strinse i piedi come se volesse chiuderli a pugno. Perse il fiato e, dopo qualche secondo, gemette a bocca spalancata.
Chissà da quanto non aveva un orgasmo così.
Restò distesa, senza fiato, sudata, senza forze, completamente scarica.
Luna mi fece un cenno come per dire «Tanta roba, abbiamo fatto centro», poi si mise subito a missionario, aspettandomi.
Uscii da zia e andai da lei.
Le alzai le gambe e le presi i piedi in bocca. Le leccai le ditina.
Entrai nella sua figa umida e la scopai forte.
«Riempimi» implorava. «Sborra dentro… ti prego… riempimi tutta… dammi tutto quello che hai. Ti prego.»
La voce e il tono di quella richiesta mi portarono al punto di non ritorno.
Diedi pochissimi colpi e sborrai a getti lunghi, caldi e profondi. Luna strinse le gambe intorno a me. Continuai a sborrarle dentro mentre la sua figa mi avvolgeva sempre più forte.
Avevo ancora i suoi piedi in bocca. Li passai ancora una volta con la lingua, poi rifiatai.
Quando uscii, un filo di sperma le colò fuori. Lei si aprì la figa con due dita e la mostrò a zia.
«Guarda, zietta. Guarda quanto me ne ha messo.»
Zia restò a fissare, dopo aver ripreso fiato. Aveva un’espressione che non riuscii a interpretare.
«Luna… te lo sei fatto mettere dentro senza nulla? Sei matta? Quanto ne hai preso… ti sta uscendo… Dio, che porca che sei diventata… sei una cosa assurda. Mai avrei pensato.
Lo fate spesso così? Senza protezioni?»
Luna sorrise compiaciuta.
«Quando ne ho voglia, sì.»
Crollai sul letto vicino a Luna, che restò distesa tra me e zia.
Restammo tutti e tre nudi sul letto.
Io tenevo una mano su una chiappa di Luna.
Zia Veronica fissava il soffitto.
«Cosa abbiamo fatto… i miei nipoti… e io…» sospirò, poi continuò:
«Non avrei mai pensato che potesse essere così intenso. Quel cazzo… e tu, Luna… quanto sei porca.»
Luna le accarezzò una coscia.
«Ti è piaciuto, zietta.»
Zia sospirò di nuovo.
«Sì. Troppo. E adesso non so come farò a guardarmi allo specchio. È tutto così sbagliato… ma è stato folle. Non provavo sensazioni del genere da tanto tempo.»
Luna si voltò verso di me e mi baciò.
«Volevo questa cosa da settimane. Ci siamo riusciti.»
Zia chiuse gli occhi.
«Sospettavo che la storia del brutto momento a casa fosse solo una scusa. Mai avrei immaginato di finire a letto con i miei due nipoti. Non dite niente a nessuno. Mai. Questo non deve ripetersi.»
Disse quelle parole con convinzione, ma la voce le tremò leggermente alla fine.
Luna le accarezzò una guancia.
«Nessuno lo saprà, zietta.»
Zia non rispose. Restò distesa, nuda, lo sguardo perso da qualche parte tra il soffitto e i nostri corpi.
Per un attimo i suoi occhi si posarono sul mio cazzo ancora umido, poi si allontanarono in fretta.
Restammo così, in silenzio, mentre fuori la notte continuava a passare e l’odore di sesso riempiva la stanza.
Era passato circa un mese dalla sera in cui io e mia cugina Luna scopammo per la prima volta.
Da allora non eravamo più riusciti a fare nulla di completo. Solo una volta, a casa dei nonni, ci eravamo andati vicini.
Eravamo riusciti a rubarci un momento in una delle camere. Luna mi aveva fatto un pompino alla grande e si era già messa a culo al vento, pronta per farsi scopare. Io ero dietro di lei, il cazzo duro che le sfiorava la figa, quando sentimmo confusione in casa e dovemmo fermarci di colpo.
Poi, un mercoledì pomeriggio, mi chiamò.
«Matteo, ho detto a zia Veronica che sto passando un brutto momento a casa e che ho bisogno di staccare. Le ho chiesto se posso andare a cena da lei stasera e le ho detto che porto anche te. È il piano. Stasera potrebbe essere quella buona.»
Sorrisi.
«Va bene. Organizzati tu.»
Arrivammo a casa di zia per cena.
Zia Veronica ci aprì la porta con un sorriso caldo.
Aveva quarantotto anni e li portava da vera MILF. Bassina, un metro e sessantadue, ma le curve erano quelle di una donna che sa di piacere. Capelli scuri, lunghi fino alle spalle, con qualche filo d’argento che non nascondeva. Occhi neri grandi e profondi. Labbra carnose. Il seno era pesante, generoso, del tipo che sotto una maglietta semplice faceva già immaginare come sarebbe stato nudo. Il culo non era più sodo come a trent’anni, ma restava pieno, rotondo, da afferrare con entrambe le mani. Gambe corte e carnose, piedi piccoli e sempre curati.
Sui social pubblicava foto in costume o in leggings attillati, le classiche immagini delle quarantenni che vogliono ancora sentirsi desiderate, spesso condite da smorfie o faccine strane. Quello aveva sempre colpito sia me che Luna, fino a farci venire voglia di provarci con lei.
«Entrate» disse. «Luna! Mi ha raccontato che stai passando un periodo difficile, tesoro. Qui sei a casa.»
Ci abbracciò calorosamente, prima lei e poi me.
Zia indossava una classica maglia da casa e un paio di pantaloncini, nulla di eccessivo. Luna invece aveva un bel vestitino a metà coscia, con le spalline sottili.
Cenammo in cucina. Atmosfera molto tranquilla. Vino rosso, lasagna, chiacchiere. Luna era seduta accanto a lei, le sfiorava il braccio, le sistemava i capelli. Io bevevo e osservavo.
Finita la cena e dopo qualche bel bicchiere di vino, passammo in salotto. Il divano era grande e scuro.
Zia si sedette accovacciata su un lato. Luna si tolse i sandali e la raggiunse. Io mi accomodai poco distante.
Luna non aspettò molto. Si avvicinò e le posò le labbra sul collo.
Che Luna desse parecchi baci a zia era una cosa normale, ma quel coraggio, in quel momento e in quel punto preciso, sorprese zia Veronica, che si irrigidì.
«Luna… che fai?»
«Ti bacio» rispose lei con voce bassa, e le diede un secondo bacio.
Poi un terzo, salendo piano fino alla bocca. Lento all’inizio, poi più umido. Zia Veronica protesò con un mormorio, ma non si allontanò.
Mi gustai la scena senza problemi, anche se non riuscivo a capire come zia non si staccasse da Luna.
Le due si baciarono, con zia molto più timida e impacciata della mia cuginetta.
Le mani di Luna scesero sul seno pesante e lo strinsero delicatamente.
«È sbagliato…» sussurrò zia. «Siamo parenti… non si fa.»
Luna sorrise contro le sue labbra e si voltò verso di me. Io ero ancora seduto dall’altra parte del divano.
«Ora ci divertiamo, zia» le disse.
«Che stai dicendo?» rispose zia, non capendo o non volendo capire.
«Stai a vedere, zietta.»
Si avvicinò a me, si inginocchiò tra le mie gambe e mi tirò giù pantaloni e boxer. Il mio cazzo uscì già duro e grosso.
Luna lo prese in mano e iniziò a masturbarlo lentamente.
«Guardalo, zietta» disse.
Zia Veronica rimase scioccata, a occhi spalancati, a fissare Luna.
«Che cazzo stai facendo? È tuo cugino!» alzò la voce.
«E che vuoi che sia. Solo divertimento, zia. È bellissimo.»
Poi se lo infilò in bocca. Succhiò piano, facendo rumore, tenendo gli occhi azzurri fissi su quelli di zia. La zia guardava da lontano, le labbra socchiuse.
«Dio… quanto è grosso…» mormorò.
Luna si staccò e le fece cenno di avvicinarsi.
«Toccato. Dai. Se non ti va ti tiri indietro. Ma almeno provalo.»
Zia Veronica esitò, poi allungò una mano e lo avvolse con le dita. Erano calde, un po’ tremanti. Lo strinse piano, curiosa.
«Fa impressione…» disse a voce bassa. «È caldo e… duro.»
Luna rise.
«Andiamo in camera. Qui è scomodo. Zia? Sei dei nostri?»
Zia guardò noi due, poi il cazzo, abbassò lo sguardo e ci seguì in camera.
La camera di zia Veronica era ordinata. C’era un lettone matrimoniale su cui da tempo dormiva sola, dopo il divorzio.
Luna, in un secondo, fece scivolare il vestito fino alle caviglie. Non aveva l’intimo. Rimase completamente nuda in un batter d’occhio.
Zia la guardò e sbuffò un mezzo sorriso incredulo.
«Ma sei senza mutandine da tutta la sera? Luna…»
Luna alzò un sopracciglio, sorridendo da vera porca.
«Ovvio. Sono uscita di casa già sapendo che stasera sarebbe finita così.»
«Che gran porca che sei» dissi io, tirandole uno schiaffo sul culo sodo.
Luna si voltò verso zia e la aiutò a spogliarsi. Le tolse la maglietta, poi il reggiseno. Il seno pesante di zia Veronica cadde libero, i capezzoli scuri già un po’ turgidi. Le sfilò i pantaloni e le mutandine. Passò un dito tra le labbra della figa della zia, poi si ritrasse.
Il corpo di zia apparve nudo: seno generoso, una leggera pancetta morbida, culo pieno e figa leggermente pelosa.
In quel momento qualcosa si ruppe. Zia si staccò di scatto, si coprì il seno con le braccia e indietreggiò fino a premere la schiena contro il muro. Il respiro le si fece corto, quasi affannoso.
«Non riesco… non riesco a respirare. Cosa sto facendo? Siete i figli delle mie sorelle…»
Si accasciò lentamente a terra, le ginocchia al petto, le mani che le stringevano le braccia. Iperventilava leggermente, gli occhi lucidi e spaventati. Il silenzio in camera diventò pesante. Luna e io restammo immobili. Per qualche secondo sembrò davvero che tutto stesse per finire lì.
Luna si avvicinò con calma, si inginocchiò accanto a lei senza toccarla subito.
«Zia… respira. Piano. Nessuno ti obbliga a niente.»
Passarono diversi secondi. Zia annuì a fatica, si passò una mano sul viso e alla fine alzò lo sguardo. La voce le uscì bassa e rotta:
«…Non so cosa mi prende. Ma non riesco a fermarmi.»
Luna mi spinse a sdraiarmi sul letto e si sistemò tra le mie gambe.
Prese il cazzo tra i piedi e iniziò un lavoretto delizioso.
I suoi piedini erano piccoli, stretti, la pianta morbida e liscia, le dita corte e ben curate, smaltate di un rosso scuro lucido. Li avvolse intorno al mio cazzo con naturalezza. Iniziò a strofinarli su e giù, stringendo con le piante e usando le dita per massaggiarmi il glande.
«Guarda bene come si fa, zietta» disse con voce bassa e sporca. «I miei piedini sono piccoli, ma a lui piacciono da morire. Guarda come mi bagna già le dita… passerebbe ore così. Guarda come si indurisce solo con i miei piedi.»
Muoveva i piedini con ritmo lento e preciso, a volte aprendoli e chiudendoli intorno al membro, a volte strofinando solo la punta contro il glande.
«Ti piace guardare i tuoi nipoti così?» chiese a zia, poi si girò verso di me. «Ti piace farti segare dai piedi di tua cugina, eh?» e aumentò il ritmo.
Zia Veronica era seduta di fianco a noi, con gli occhi spalancati.
«Io… non saprei mai farlo così. Non è una cosa che si faceva quando ero giovane.»
Luna rise senza interrompere il movimento.
«Ho imparato anche con Matteo. Gli piacciono tanto. Un cazzo così grosso merita di essere strofinato bene. Vuoi provarci anche tu, zietta, o preferisci restare a guardare i tuoi nipoti?»
Continuò ancora a lungo, parlando, gemendo piano, mostrando a zia ogni dettaglio.
Quando il footjob diventò troppo intenso, Luna si fermò, mi diede un po’ di tregua e mi fece leccare un piede. Zia restava sempre più scioccata, ma non se ne andò.
Luna non perse tempo. Si chinò e prese il cazzo in bocca. Gli diede diverse leccate, andando anche in profondità. Poi chiamò zia.
«Vieni. Leccalo anche tu.»
Zia Veronica si chinò. Prima solo la punta, timida. Poi più in profondità, insieme a Luna. Le due bocche lavoravano sul mio cazzo.
Mia zia e mia cugina con le labbra sul mio membro. Mi sentivo sempre più duro e più grosso.
Zia, pian piano, cominciò a far uscire l’esperienza da MILF. Luna, in quel momento, era una porca completa.
A un certo punto mi alzai e feci sdraiare le due sul letto.
Mi fiondai prima tra le gambe di Luna. La misi a pecora e le passai la lingua dalla figa liscia fino al culo, entrando e succhiando. Lei gemette e spinse indietro.
Poi passai a zia Veronica.
La feci sdraiare. Le presi i piedi piccoli e li leccai uno per uno, succhiando le dita.
«Matteo…» ansimò lei. «Che fai… i piedi… Dio, che strano… non me li aveva mai leccati nessuno…»
Salii lungo le gambe, le aprii le chiappe e le ficcai la lingua nel culo, poi più in basso nella figa pelosa e già bagnata. Infine arrivai al seno: succhiai i capezzoli scuri e duri.
«Non mi toccavano così da anni…» mormorò. «È troppo… mi sto bagnando da sola solo a sentirti.»
Continuai a leccarla a lungo, facendola gemere ancora prima di scoparla.
Quando finii, mi sdraiai di nuovo. Luna mi si sedette in faccia, figa e culo sulla mia bocca, e iniziò a sculettare. Le leccai la figa mentre quasi mi toglieva il respiro.
Luna invitò zia a lavorare sul mio cazzo.
«Succhialo mentre lui mi lecca, zietta.»
Zia obbedì. Armeggiò con una mano e iniziò a leccare.
Da sola mi regalò un bel pompino.
Le labbra carnose avvolsero il mio cazzo alla perfezione. Le palle, la punta, tutto venne ricoperto e passato dalle labbra di zia, che stava prendendo sempre più confidenza.
Dopo istanti che sembrarono infiniti, Luna si alzò dalla mia faccia e zia fece scivolare il cazzo fuori dalla sua bocca.
Le due mi fecero sedere sul bordo del letto. Feci avvicinare zia Veronica, le presi i seni pesanti e ci infilai in mezzo il mio cazzo.
Iniziò la spagnola.
Luna afferrò le tette di zia e aiutò il movimento.
In quella scopata Luna era la protagonista centrale: dirigeva, amministrava e godeva come una pazza. Facendo così faceva godere al massimo sia me che la nostra timida zia.
Era un lavoro lento, molto lento.
Il seno morbido e caldo avvolgeva completamente il mio membro. Io muovevo i fianchi con calma, facendo scorrere il cazzo su e giù nel solco profondo.
Ogni tanto la cappella spuntava fuori, sfiorando il collo di zia. Lei teneva gli occhi semi-chiusi: forse si stava godendo il momento, forse cercava di non vergognarsi ancora di più. Però non si staccò mai.
Quella sua timidezza la frenava, eppure lasciava trasparire segni di un’esperienza magistrale.
«È… strano» mormorò. «Non lo facevo da una vita…»
Luna commentava a voce bassa, porca:
«Guarda che tette, Matteo. Sono morbide da morire. Stringile di più… Zia, stringi anche tu… così… brava. Gli piace quando le tette gli strofinano tutto il cazzo.»
Una sensazione folle, quasi inspiegabile.
Continuai a lungo, godendomi la morbidezza e il calore di quel seno generoso. Zia a tratti chiudeva gli occhi per la vergogna, a tratti li riapriva per guardare il mio cazzo che appariva e scompariva tra le sue tette.
Quando mi fermai, Luna mi spinse all’indietro e salì sul mio cazzo.
Se lo infilò piano, gemendo mentre scendeva tutto.
«Cazzo… come lo sento…»
Guardò zia. «Vedi? Mi piace da matti.»
Saltellò sul mio cazzo come se lo facesse ogni ora del giorno. Saltellava, si muoveva, stringeva, affondava in profondità. Luna diede il meglio di sé, bagnandosi sempre di più.
Poi si tolse e invitò zia Veronica a mettersi a pecora.
Lei lo fece senza troppi indugi, mettendo in mostra la figa e quel culo che entrambe sapevamo di aver guardato tanto.
Io mi posizionai dietro di lei. Il glande sfiorò l’ingresso caldo.
«Aspetta… è grosso…» disse zia con voce tremante.
Spinsi in avanti, ma sbagliai l’angolo. Il cazzo scivolò via, finendo contro la coscia interna. Ci fu un attimo di silenzio imbarazzante.
Zia fece una mezza risata nervosa.
Luna sbuffò un «Dai, Matteo…» tra il divertito e il leggermente scocciato.
Io arrossii appena e dovetti riposizionarmi, più attento.
Entrai lentamente. Lei emise un grido soffocato. Lo infilai tutto, sentendo le pareti della sua figa: calde, umide, vogliose.
«Ahhh… Dio… quanto sei grosso… mi riempie tutta… quanto tempo…»
Luna le parlava all’orecchio.
«Brava zietta… prendilo… è il cazzo di tuo nipote… ti piace, vero?»
«Sì…» ansimò. «Mi piace… ma è sbagliato… è così sbagliato…»
«Non ti preoccupare, zia. Ti piacerà sempre di più» rispose Luna.
Quasi non riconoscevo mia cugina: aveva una naturalezza nelle azioni che non le avevo mai visto.
Scopai zia con spinte profonde. Lei gemette sempre più forte e cominciò anche ad assecondare i miei affondi. Iniziò a stringermi, facendomi godere quel momento al massimo.
Dovetti togliere il cazzo: non volevo finire lì, c’era ancora del lavoro da fare.
Uscii e Luna si mise immediatamente di nuovo a pecora.
«Vai, è il momento.»
Mi afferrò il cazzo e lo posizionò sul suo ano. Zia se ne accorse subito e strabuzzò gli occhi.
Spinsi contro il suo culo. Luna guardò zia dritta negli occhi mentre lo facevo entrare.
Emissione un gemito forte e un suono soffocato, cercando lo sguardo della zia.
Entrai centimetro dopo centimetro.
Zia aveva gli occhi spalancati.
«Luna… ma come fai? È enorme… ti fa male? Dio, guarda come ti entra tutto… non capisco come riesci a prenderlo lì…»
«Non mi fa male» ansimò Luna. «Mi piace. Scopami il culo, Matteo. Forte.»
Implorò girando la testa per guardarmi negli occhi.
La scopai con decisione. Entravo del tutto, a ritmo sostenuto, sculacciando il culo sodo di mia cugina. Luna gemeva e si contorceva, mostrando a zia quanto fosse eccitata.
Zia non riusciva a distogliere lo sguardo.
«Non avrei mai pensato di vedere una cosa del genere…» mormorò. «E con i miei nipoti…»
Luna invitò zia a sdraiarsi davanti a lei e le allargò le gambe. Si chinò e iniziò a leccarla mentre io continuavo a fotterle il culo.
Zia venne all’improvviso, dopo neanche due minuti che Luna aveva iniziato a leccarla. Un urlo strozzato, il corpo che si inarcò. Restò senza fiato. Un orgasmo estratto dal profondo, inatteso da tutti e tre.
Mi eccitai da matti nel vederla in quello stato.
Pochi secondi dopo anche Luna venne, contraendosi forte intorno al mio cazzo, sorprendendomi per l’assenza di segnali precedenti.
Lasciai il culo di Luna a riprendere fiato e misi zia Veronica di schiena.
Prima di entrare le passai il cazzo ancora caldo sulle dita dei piedi, strofinandolo tra di esse.
«Senti?» le chiesi.
Lei annuì, arrossata, imbarazzata da morire.
«È caldo… strano…»
Continuai solo il tempo necessario a placare un po’ la sborrata che sentivo arrivare e che volevo trattenere il più a lungo possibile.
Poi entrai di nuovo, piano, nella sua figa ancora più calda di prima.
Luna le teneva una gamba aperta e le baciava il seno.
Io scopavo zia con spinte regolari e profonde, guardandola negli occhi. Ogni tanto mi chinavo a baciarla. Lei rispondeva in modo goffo, ma voglioso.
Aumentai il ritmo, arrivando a quello con cui di solito scopo Luna: ritmato al massimo e il più profondo possibile.
Zia ansimava e gemeva. Perse tutti i freni che le rimanevano.
«Più forte… scopami… non fermarti…» mi chiese, fissandomi negli occhi.
Le presi un piede e lo leccai mentre mi guardava a occhi sbarrati. Luna restò a osservare in silenzio.
Lo tirai fuori quasi del tutto per poi infilarlo di nuovo, lento e profondo. Ripetei il movimento cinque o sei volte.
Poi la scopai a ritmo davvero elevato. Sentii che cominciava a stringermi sempre più forte.
Venne di nuovo, violentemente, contorcendosi e ansimando sempre più velocemente. La testa le andò all’indietro e strinse i piedi come se volesse chiuderli a pugno. Perse il fiato e, dopo qualche secondo, gemette a bocca spalancata.
Chissà da quanto non aveva un orgasmo così.
Restò distesa, senza fiato, sudata, senza forze, completamente scarica.
Luna mi fece un cenno come per dire «Tanta roba, abbiamo fatto centro», poi si mise subito a missionario, aspettandomi.
Uscii da zia e andai da lei.
Le alzai le gambe e le presi i piedi in bocca. Le leccai le ditina.
Entrai nella sua figa umida e la scopai forte.
«Riempimi» implorava. «Sborra dentro… ti prego… riempimi tutta… dammi tutto quello che hai. Ti prego.»
La voce e il tono di quella richiesta mi portarono al punto di non ritorno.
Diedi pochissimi colpi e sborrai a getti lunghi, caldi e profondi. Luna strinse le gambe intorno a me. Continuai a sborrarle dentro mentre la sua figa mi avvolgeva sempre più forte.
Avevo ancora i suoi piedi in bocca. Li passai ancora una volta con la lingua, poi rifiatai.
Quando uscii, un filo di sperma le colò fuori. Lei si aprì la figa con due dita e la mostrò a zia.
«Guarda, zietta. Guarda quanto me ne ha messo.»
Zia restò a fissare, dopo aver ripreso fiato. Aveva un’espressione che non riuscii a interpretare.
«Luna… te lo sei fatto mettere dentro senza nulla? Sei matta? Quanto ne hai preso… ti sta uscendo… Dio, che porca che sei diventata… sei una cosa assurda. Mai avrei pensato.
Lo fate spesso così? Senza protezioni?»
Luna sorrise compiaciuta.
«Quando ne ho voglia, sì.»
Crollai sul letto vicino a Luna, che restò distesa tra me e zia.
Restammo tutti e tre nudi sul letto.
Io tenevo una mano su una chiappa di Luna.
Zia Veronica fissava il soffitto.
«Cosa abbiamo fatto… i miei nipoti… e io…» sospirò, poi continuò:
«Non avrei mai pensato che potesse essere così intenso. Quel cazzo… e tu, Luna… quanto sei porca.»
Luna le accarezzò una coscia.
«Ti è piaciuto, zietta.»
Zia sospirò di nuovo.
«Sì. Troppo. E adesso non so come farò a guardarmi allo specchio. È tutto così sbagliato… ma è stato folle. Non provavo sensazioni del genere da tanto tempo.»
Luna si voltò verso di me e mi baciò.
«Volevo questa cosa da settimane. Ci siamo riusciti.»
Zia chiuse gli occhi.
«Sospettavo che la storia del brutto momento a casa fosse solo una scusa. Mai avrei immaginato di finire a letto con i miei due nipoti. Non dite niente a nessuno. Mai. Questo non deve ripetersi.»
Disse quelle parole con convinzione, ma la voce le tremò leggermente alla fine.
Luna le accarezzò una guancia.
«Nessuno lo saprà, zietta.»
Zia non rispose. Restò distesa, nuda, lo sguardo perso da qualche parte tra il soffitto e i nostri corpi.
Per un attimo i suoi occhi si posarono sul mio cazzo ancora umido, poi si allontanarono in fretta.
Restammo così, in silenzio, mentre fuori la notte continuava a passare e l’odore di sesso riempiva la stanza.
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