Pensavo fossi Margherita: e lo era!

di
genere
etero

Ciao. Mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.

Erano passati cinque giorni da quella mattina folle con Sofia. Cinque giorni in cui il ricordo del suo corpo mi tormentava continuamente. Mi sentivo uno stronzo, ma il cazzo mi diventava duro ogni volta che guardavo Margherita.
Quella sera eravamo a letto nella sua camera dopo l’ennesima giornata passata insieme.
Sera tardi e tutti erano chiusi belle loro camere per dormire.
Margherita indossava solo una canottina leggera bianca e slip neri.
Stavamo parlando tranquilli da una decina di minuti quando lei, senza preavviso, si girò su un fianco dandomi le spalle e premette il culo contro il mio cazzo, iniziando a strusciarsi piano ma con decisione.
Non interrompemmo il discorso e passammo qualche minuto con io suo culo a massaggiare il mio cazzo e la mia mano ad accarezzare il suo culo.
Il messaggio era chiarissimo, r non persi tempo. Le passai un braccio intorno alla vita e la attirai a me. Le baciai il collo, la guancia e limonammo duro fino a toglierci il respiro.
La feci girare a pancia sotto e le tolsi gli slip neri.
Senza levare i miei boxer le puntai il cazzo sul culo spingendo mentre con il busto mi portai verso di lei per baciarle il collo. Stavamo già ansimando data l’eccitazione.
Le allargai le chiappe e le leccai il culo con decisione per scendere pian piano alla figa, già umida e piena di umori
Lei sospirò e mi accarezzò la testa, portando la sua mano all’indietro.
Dopo qualche minuto mi sdraiai togliendomi i boxer, anche
Margherita si girò e mi prese in bocca il cazzo con voglia.
Un pompino profondo, bagnato, perfetto. Condito da baci alle palle e alla cappella, con leccate intense all’asta e sguardi di intesa eccitantissimi.
“Marghe? Piedino?” chiesi alludendo ad uno dei suoi ottimi footjob. Lei rise e si portò all’indietro sedendosi all’altezza delle mie caviglie e portando i piedi sul mio cazzo.
Mi regalò un footjob lento e lunghissimo, usando i piedi con maestria, guardandomi negli occhi. Accarezzando e prendendosi cura del mio cazzo.
Non resistette più, lo volle fortemente.
Si alzò, si posizionò sopra di me e scese piano sul mio cazzo, prendendolo tutto dentro con un gemito soffocato.
Iniziò a cavalcare con movimenti fluidi, il culo che sbatteva ritmicamente sulle mie cosce.
Il cazzo che entrava e usciva in profondità nella sua figa. I suoi gemiti sempre più ritmati ma soffocati per non svegliare nessuno.
Ci baciammo con passione crescente, lei si sporgeva in avanti per avere un bacio dopo l’altro.
“Sono stanca” mormorò dopo qualche minuto a dare il ritmo.
Si sfilò il cazzo dalla sua figa bagnata e si mise a pecora di fianco a me.
Da dietro era perfetta. Il buco del culo bello roseo che appariva con il separarsi delle chiappe. La figa pronta ancora ad essere scopata.
La penetrai con colpi profondi, accarezzandole la schiena mentre lei mordeva il cuscino per non farsi sentire.
I suoi gemiti erano bassi ma intensi. La tirai verso di me per andare ancora più in profondità nella sua figa. Qualche schiaffo leggero al culo le arrivò facendola ancora più arrapare.
La tirai di nuovo verso di me, la feci sdraiare e le leccai di nuovo la figa. Si irrigidì ed ebbe l’orgasmo mentre ero ancora tra le sue gambe intento a leccare.
Per darle un attimo di respiro mi alzai e andai a leccarle quei bei piedini smaltati. La sua faccia divertita nel vedermi con i suoi piedi in bocca mi fece salire ancora più l’eccitazione.
Le allargai le gambe e mi posizionai in mezzo. La scopai con passione totale, baciandola forte, quasi con urgenza.
Lei mi morse il collo e le spalle, mentre affondavo dentro di lei senza sosta.
Venne ancora una volta, contraendosi violentemente. Percepii il suo orgasmo attraverso il cazzo e non ce la feci più.
La tenni stretta e venni dentro di lei con spinte profonde, riempiendola completamente. Sborrata ampia, calda nel profondo della figa.
Restai dentro mentre ci baciammo appassionatamente, i nostri corpi ancora uniti.
Tirai fuori il cazzo e tutta la sborra colò fuori cadendo sul lenzuolo facendo anche un piccolo rumore.
Solo quando i respiri si calmarono, ancora abbracciati e sudati, lei ridacchiò piano contro il mio orecchio.
“Lo so che ti sei scopato Sofia”sussurrò con voce calda e maliziosa. “Nella doccia… e sul letto dei miei. So tutto.”
Rimasi senza parole. Lei mi baciò dolcemente e continuò:
“Non sono arrabbiata… mi ha eccitata da morire. Pensare a te che la scopi mentre pensi a me… e pensare a lei che ti prende.” Fece una pausa, mordendosi il labbro. «
“Magari la prossima volta… non dovrai più confonderci.”
Ci staccammo e ci sdraiammo sul letto. Ero ancora scioccato e incredulo.
Si accoccolò sul mio petto con un sorriso soddisfatto e dannatamente malizioso porgendo il culo verso di me. Pochi minuti dopo dormivamo abbracciati come sempre.
Dalla stanza accanto non arrivava nessun rumore. Eppure avevo la netta sensazione che Sofia non stesse dormendo.
scritto il
2026-06-28
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