Vittoria: l’amica di mamma

di
genere
etero

Ciao a tutti, mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.

Tornai a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Appena entrato sentii una seconda voce femminile insieme a quella di mia madre.
Mi diressi verso la cucina e vidi una donna che chiacchierava con mamma. Non mi sembrava per niente familiare e cercai di capire chi fosse per non fare brutte figure.
«Ciao» dissi entrando e interrompendo la conversazione.
Mia madre mi sorrise e mi salutò. Anche la donna si voltò verso di me.
«Ciao Matteo» disse con un sorriso tranquillo.
Rimasi un attimo spiazzato dal fatto che sapesse il mio nome.
Mamma mi spiegò tutto e in quel momento mi tornò in mente: era Vittoria, una sua amica storica che viveva all’estero da tantissimi anni. Era tornata in Italia per salutare dopo un’eternità. L’ultima volta che mi aveva visto avevo cinque o sei anni: quasi venti anni prima.
Vittoria aveva 48 anni, era alta circa 1 metro e 63, capelli castano chiaro quasi biondi, occhi grandi, un corpo formoso ma proporzionato: terza abbondante, culo tondo e sodo, gambe belle tornite. La squadrai senza troppi complimenti, ammettendo con me stesso di non ricordarla affatto, anche se avevo sentito parlare spesso di lei.
Mamma mi disse che Vittoria sarebbe rimasta ospite da noi per qualche sera.
Lasciai che le due amiche continuassero a chiacchierare e andai a sistemarmi per la cena.
Cenammo tutti e tre insieme, io e Vittoria seduti uno di fronte all’altra.
Notai che mi lanciava qualche occhiata e io, ovviamente, ricambiavo. La guardai per bene: il seno che premeva contro la camicetta, il culo che si intravedeva quando si alzava, le curve ancora perfette nonostante l’età.
Dopo cena mamma ci salutò: il giorno dopo, anche se era sabato, doveva lavorare presto. Andò a dormire.
Io e Vittoria restammo in cucina a bere il caffè. Parlavamo, ma gli sguardi erano pesanti, carichi. Sentivo già l’eccitazione montare. Una donna vicina ai 50 anni, ancora così in forma, con curve da urlo e un’aria provocante… non era facile restarle indifferente.
« eri piccolissimo l’ultima volta che ti ho visto. All’epoca ti vedevo davvero spesso » disse, e di slancio mi abbracciò come se fossimo intimi da una vita.
I suoi seni si schiacciarono contro il mio petto. Un abbraccio lungo, troppo lungo per essere innocente.
Quando ci separammo mi guardò in un modo strano, intenso. Continuava a squadrarmi. Io facevo lo stesso con lei, quella bella donna matura che mi ritrovavo davanti.
Riordinai la cucina, la salutai. Lei mi diede un altro abbraccio, più lento del primo.
Andai in camera con il cazzo duro, cercando inutilmente di calmarmi per dormire.
Dopo una decina di minuti sentii bussare piano. La porta a scorrimento si aprì e apparve il viso di Vittoria.
«Posso entrare un secondo?»
«Sì, vieni pure.»
Entrò indossando un pigiama molto casalingo ma sexy: shorts che le arrivavano a metà coscia e una maglietta larga e scollata. Pantofole ai piedi.
«Ti ho visto un po’ imbarazzato prima, al primo abbraccio. So che per te è strano, visto che praticamente non ti ricordi di me… ma è stato più forte di me. Ti ho visto da piccolino, voglio davvero bene a te e a tua mamma.»
«Tranquilla, non fa niente. Ho apprezzato» risposi.
Vittoria posò una mano sulla mia coscia.
«Bene, mi fa piacere.»
Cominciò ad accarezzarmi con movimenti circolari, lenti.
«Ti ricordavo così piccolo… ora sei un ragazzo cresciuto, proprio bello. E pensare che l’ultima volta eri alto un metro e avevi ancora il ciuccio.»
Le carezze salirono, sempre più decise.
«Grazie Vittoria, belle parole. Anche tu sei una donna stupenda. Per la tua età hai un fisico da paura.»
Il suo sguardo si accese. Sorrise maliziosa e, senza preavviso, infilò la mano sotto i miei shorts, afferrandomi il cazzo sopra le mutande.
«Sei già duro, eh? Me lo immaginavo.»
«Che fai?» chiesi, più sorpreso che altro.
«Ti do fastidio?»
«No… affatto.»
Mi guardò dritto negli occhi, abbassò i miei pantaloncini e liberò il cazzo. Si sdraiò accanto a me, lo fissò per un attimo e poi lo prese in bocca.
Mi fece un pompino lento ma profondo, alzando i piedi verso l’alto e mostrandomi le piante.
«Che bei piedi che hai, Vittoria…»
Tolse un attimo la bocca.
«Misura 38… ti piacciono?»
«Un sacco» risposi mentre lei tornava a succhiare con più decisione.
Dopo un po’ si alzò, si tolse gli shorts e mi mostrò una figa quasi completamente liscia, con solo un accenno di pelo sopra. Visione paradisiaca.
Si mise a cavalcioni e si impalò sul mio cazzo senza esitazione. La sua figa mi avvolse stretta, calda. Iniziò a muoversi su e giù, gemendo piano.
Scopavamo senza preoccuparci di mamma che dormiva a pochi metri, porta aperta, niente chiave.
«Madonna che figa che hai…» dissi mentre continuava a cavalcare.
Dopo qualche minuto la vidi affaticata. La spostai di lato, la misi a pecora e affondai la lingua nella sua figa e poi nel suo ano. Leccai a lungo, il suo sapore mi piaceva da morire.
Scesi a baciarle le chiappe, le cosce, i polpacci, fino ai piedi. Piccoli, curati, smalto scuro. Li leccai e succhiai le dita uno a uno.
Mi rialzai, le diedi una pacca sul culo e tornai a scoparla da dietro, forte e costante.
Lei gemeva sempre più forte. Le diedi altre pacche, il ritmo saliva.
A un certo punto uscii dalla figa e le strusciai il cazzo sulle piante dei piedi.
«Vittoria, girati.»
Le allargai le gambe, tornai a leccarle la figa grondante, poi di nuovo i piedi.
«Sai fare i footjob?»
«Sì» rispose, e subito prese il mio cazzo tra i piedini. Mi segò per un bel po’ mentre con l’altra mano si toccava.
«Scopami, devo sentirti dentro» disse allargando le gambe al massimo, ginocchia verso le tette, mani sui polpacci.
Tornai a pompare nella figa, forte. Le sue tette ballavano impazzite. Mi abbassai e la baciai con lingua, limonandoci mentre la scopavo senza ritegno.
Poi, d’istinto, uscii e strusciai il cazzo sulla figa… una, due, tre volte. Alla quarta puntai il suo ano. Entrò con poca resistenza.
Vittoria sussultò.
«Ma quello è il culo!»
«Scusa… ho sbagliato.» Però non mi fermai.
«Vai piano… ma non ti fermare, ti prego.»
Obbedii. Iniziai lento, poi sempre più deciso. Lei mugolava e gemeva senza sosta. Le tette continuavano a ballare, la sua mano si massaggiava la figa mentre io le scopavo il culo con ritmo crescente.
«Cazzo Matteo! Sto venendo… oddio!»
Tremò tutta, la figa schizzò umori che finirono sul mio cazzo e sul letto. Un piccolo squirt le ricadde addosso.
La baciai mentre aumentavo ancora il ritmo nel suo culo.
«Toglilo da lì, mi stai distruggendo… non facevo anale da secoli.»
Ubbidii, tornai nella figa stracolma e la scopai dolce, leccandole i piedi nel frattempo.
«Ti piacciono proprio tanto, eh?»
«Molto. Davvero molto» dissi strizzandole l’occhio.
Aumentai di nuovo. Dopo qualche minuto non resistetti.
«Sborro Vittoria! Vengo!»
«Siii, dentro! Riempimi tutta, non mi importa nulla!»
Riversai tutto in fondo alla sua figa. Un orgasmo violento, gemiti misti, i nostri corpi che tremavano insieme.
Ci baciammo a lungo, il mio cazzo ancora dentro di lei, la sua figa piena di sborra.
«Meglio che tua mamma non sappia… o forse sì?» disse strizzandomi l’occhio.
La baciai ancora, le diedi un’ultima leccata ai piedi, poi uscii. Le diedi una pacca sul sedere.
Lei mi guardò, mi baciò, mi accarezzò il cazzo ormai quasi morbido e andò a lavarsi prima di tornare a dormire.

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scritto il
2026-01-29
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