I piedi di Vanessa: la mamma della mia amica!
di
Lane1902
genere
feticismo
Ciao. Mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.
Era una di quelle giornate di fine estate in cui il caldo non voleva saperne di mollare. Jessica, la mia migliore amica da anni, mi aveva invitato a passare la giornata a casa sua. Piscina, sole, niente pensieri. Quello che non sapevo era che sua madre, Vanessa, sarebbe stata lì tutto il tempo.
Vanessa aveva cinquant’anni appena compiuti, ma li portava da dio. Alta un metro e sessanta, corpo tonico, pelle abbronzata con segni netti del costume bianco. Capelli neri lisci che le arrivavano alle spalle, occhiali da sole grandi e scuri. Il seno rifatto riempiva perfettamente il bikini, il culo alto e sodo.
Ma erano i suoi piedi a mandarmi completamente fuori di testa da anni. Portava il 35, piccolissimi, quasi da bambina, delicati e perfetti. La pianta era morbida ma con un arco altissimo e pronunciato, le dita corte e ben allineate, con lo smalto bianco brillante che contrastava in modo osceno contro l’abbronzatura scura. Sul secondo dito di ogni piede brillava un piccolo brillantino, come a sottolineare quanto fossero preziosi e puttaneschi quei piedini minuscoli.
Ero anche io a prendere il sole, proprio accanto a lei. Jessica era ancora in giro per casa, ma Vanessa sapeva benissimo che la stavo fissando come uno scemo. Teneva i piedi alzati, dita che si muovevano lentamente, quell’arco perfetto in bella mostra.
“Ti piacciono ancora i miei piedini, vero?” mormorò con voce bassa e provocante.
Appena Jessica si allontanò dentro casa, Vanessa non perse tempo.
“Vuoi toccarli vero?”, “Certo” risposi senza capire.
Allungò una gamba e mi toccó una mia gamba.
“Vieni qui che un massaggia non lo rifiuto” e indicò la fine del suo lettino.
Mi alzai e mi sedetti alla fine del suo lettino. Presi i suoi piedi un pochino impacciato e li massaggiai.
Li toccai in lungo e in largo, una pelle perfetta, morbida e liscia.
L’impulso di prenderli in bocca fu folle.
Prese possesso dei suoi piedi e
appoggiò uno di quei piedini minuscoli sul mio petto. Lo presi tra le mani: sembrava minuscolo tra le mie dita.
“Posso?” Chiesi senza rendermi conto del coraggio che ebbi. “Devi!” Esclamò.
Lo baciai, lo annusai. Odore di crema solare calda, pelle abbronzata e quel sentore femminile che mi fece impazzire.
Mi abbassai e iniziai a leccare con devozione. La pianta morbida e calda, l’arco alto che ci passava perfettamente la lingua, le dita cortissime che entravano facilmente in bocca. Succhiavo ogni dito, soprattutto quello con il brillantino, come se fosse la cosa più buona del mondo.
Vanessa sospirava, muovendo quei piedini da 35 sulla mia lingua.
“Leccali bene… sono così piccoli ma ti fanno impazzire, eh?” provocò Vanessa.
Continuai per un tempo lunghissimo, adorandoli. Li baciavo, li succhiavo, li massaggiavo con la lingua. A un certo punto lei tolse gli occhiali da sole e mi guardò negli occhi, eccitata mentre l’amico di sua figlia le stava letteralmente mangiando i piedi.
Poi fece la mossa decisiva. Ritirò il piedino bagnato di saliva, lo abbassò e mi sfilò il costume. Il mio cazzo schizzò fuori.
Guardò il cazzo, “Che bella cosa abbiamo qui!” Ridacchió.
Con le dita iniziò a sfiorarmi leggermente senza affondare una toccata vera e propria.
Ero al limite, volevo saltarle addosso.
Sentimmo dei rumori dalla casa, probabilmente era Jessica. “Cazzo copriti!” Disse Vanessa di getto.
Ritirò il piede di scatto. Io mi ricoprii con mani tremanti, e mi gettai in piscina per placare. Il cazzo che pulsava dolorosamente, la frustrazione che mi divorava. Ero incazzato nero. Un’occasione d’oro rovinata sul più bello.
Nel tardo pomeriggio, mentre il sole iniziava a scendere e a colorare tutto di arancione, Jessica uscì per fare la spesa per la cena.
“Torno tra un’oretta spero!”gridò prima di chiudere il cancello.
Appena rimanemmo soli, l’aria cambiò.
Vanessa si alzò dal lettino, mi guardò con occhi famelici e mi fece un cenno con la testa.
“Veranda. Subito!”
La seguii come ipnotizzato. Appena misi piede sulla veranda ombreggiata, Vanessa mi saltò letteralmente addosso. Mi baciò con una fame brutale: lingua profonda, morsi sul labbro, mani che mi stringevano la nuca. Sentivo il suo corpo caldo, ancora impregnato di sole, premere contro il mio. Le sue tette rifatte schiacciate sul mio petto. La rigirai con forza e la spinsi sul grande divano esterno, sdraiandola sotto di me.
“Finalmente…” ansimò lei contro la mia bocca. “Tutto il pomeriggio ho pensato a quel cazzo duro che ho solo appena sfiorato.”
Le tolsi il bikini bianco. Era fradicia. Il suo profumo di figa eccitata riempiva l’aria. Mi abbassò il costume con urgenza e il mio cazzo schizzò fuori.
Vanessa si sedette sul bordo del divano, mi fece alzare in piedi davanti a lei e prese il comando.
“Guardami.”
Avvolse il mio cazzo tra i suoi piedini. Erano ancora caldi di sole. Iniziò un footjob lento e imperioso, usando entrambe le piante, stringendo, sfregando, giocando con le dita e i brillantini. La vista di quel cazzo grosso tra i suoi piedini minuscoli era oscena.
“Ti piacciono più i miei piedi o quelli di Jessica? Dimmi la verità, cazzo.” Evidentemente aveva capito che con la figlia qualcosa accadde in passato, in effetti somiglia a lei e ci sono cascato pure lì.
«I tuoi, Vanessa… i tuoi sono perfetti. Piccoli, bellissimi.”
“Mi fa piacere” rispose lei.
Continuò quel folle footjob con una maestria e una classe paurosa. Alternava anche l’uso del collo del piede oltre che della pianta facendomi sentire tutto. Le unghie bianche che si muovevano come a ritmo di musica.
Dopo qualche minuto mi sedetti sul divano, lei si spostò di lato sdraiandosi , e prese il cazzo in bocca. Pompino profondo, gola, saliva che colava abbondante mentre i suoi piedini ondeggiavano in aria lenti e perfetti.
Mi alzai e la feci sdraiare a pancia in su. Le spalancai le gambe vedendo una figa rasata favolosa. Le sue gambe sulle mie spalle, quei piedini proprio in faccia.
Entrai con un colpo secco nella figa di Vanessa: calda, fradicia da far schifo.
Leccavo e succhiavo i piedi con voracità mentre la scopavo forte, con colpi profondi e ritmato che mi consentivano di leccarle i piedi e concentrarmi su di essi.
Vanessa venne la prima volta così, dopo qualche minuto, tremando violentemente.
Aumentai il ritmo facendo ondeggiare le tette ad ogni colpo che riceveva.
Tolsi il cazzo, le spalancai le gambe e mi fiondai a leccarle la figa e ano. I suoi umori avevano un sapore intenso, di donna eccitata. Folle.
Mi sdraiai io allargando le gambe.
Vanessa si mosse in mezzo dandomi le spalle. Inserì il cazzo nella sua figa iniziando a muoversi ondeggiando e roteando il bacino.
Le portai i piedi sopra di me tenendoli stretti.
Cavalcava con forza selvaggia, il culo che sbatteva contro di me, mentre io le tenevo i piedini. Secondo orgasmo, più intenso, quasi un urlo. Si contorse è si alzò dal cazzo portando una mano alla figa per sgrillettarai a tutta velocità. Riprese fiato gemendo come un sacco.
Un minuto per riprendersi e poi sotto di nuovo.
Si sporse in avanti raccogliendo il cazzo con i piedi: un reverse footjob di quelli rari, una delle poche in grado di farlo di spontanea volontà. Mi segò con foga. Facendo gemere anche me assieme a lei.
Mi sembrava tutto così irreale che riuscivo facilmente a trattenere la sborrata e godermi tutto questa follia.
Si girò e mi succhiò di nuovo con passione famelica, ancora a leccarmi la cappella, una leccata alle palle e poi tutto in bocca sbavando come una vera maiala. E ripartire così per un numero non preciso di volte. Con la bocca Vanessa ebbe una promozione a pieni voti.
Mi misi seduto e Vanessa si posizionò sopra di me sbattendomi le tette in faccia. Non sono un amante folle per le tette ma accetto tutto.
Si infilò il cazzo dentro di sé nuovamente.
Le sue tette rifatte mi riempivano la faccia. Le mordevo e le succhiavo mentre lei mi cavalcava come una troia.
“Lo vuoi un lavoro di tette”, non proferii parola e scossi solo testa in assenso.
Si inginocchiò, bacio alla cappella e cazzo intrappolato tra le tette.
La spagnola fu breve ma intensa, anche se non era il suo punto forte e anche lei lo capì.
La feci rimettere a missionario di nuovo, le leccai ancora la figa e preparai il suo ano senza ancora sapere se sarei mai entrato.
Altra lunga leccata di figa e di culo, che Vanessa apprezzó dati i suoi gemiti e mugugni.
Non chiesi nulla, puntai solo il cazzo sul suo ano poggiandolo su di lei. La guardai con fare interrogativo. Lei mi guardò, l’arcata dei denti inferiori teneva il labbro superiore della sua bocca, occhi fissi sui miei e un cenno del capo: ci siamo, entriamo nel culo di Vanessa.
Spinsi avendo parecchia resistenza da parte sua. Vanessa strabuzzò gli occhi aprendoli del tutto, quasi dovessero uscire, aprì la bocca e portò la testa all’indietro. Dopo qualche secondo partì un forte gemito misto tra dolore e piacere. Mi fermai per farla sistemare.
“Cazzo continua. Continua!” Ecco il via libera. Iniziai a scoparle il culo con calma per poi aumentare sempre di più, con Vanessa che continuava a guardarmi con gli occhi sempre più aperti e con la bocca sempre aperta per gemere perdendo fiato ogni tanto.
Tolsi il cazzo facendo rifiatare il suo ano e anche Vanessa.
Le presi i piedi e li leccai, presi tempo facendo anche rifiatare il mio cazzo ed abbassare la tensione.
Leccai e succhiai ogni dito, uno ad uno.
Le diedi un colpetto sul sedere, Vanessa si mise a pecora sul divano.
Pacca sul culo e poi infilai il cazzo nella sua figa.
La scopai con colpo profondi e rapidi. Vanessa era davvero fradicia da matti. Qualche pacca sul culo a condire il momento.
Tolsi il cazzo e le poggiai il cazzo tra i piedi, “Ne vuoi ancora eh? Ti piace proprio” e prese di nuovo un reverse footjob da paura.
Uso dei piedi di Vanessa? Laurea con lode piena, senza indugi.
Le dita che afferravano le mie palle, poi le due piante sul mio cazzo a ritmo perfetto ed incessante.
“Che piedi cazzo. Che piedi. Madonna mia”, afferrai il cazzo e lo sbattei sulle piante.
Tornai su Vanessa, cazzo puntato e dentro di nuovo nel suo ano ancora stretto anche se allargato da poco prima.
Colpi il più profondo possibile ma molto più lento facendole sentire ogni centimetro che il suo culo riceva.
La terza volta venne così, mente il suo culo veniva perforato, con l’anale, urlando di piacere mentre i suoi piedini si contraevano, dandomi una visione perfetta.
Continuai a scoparle il culo. Il suo respiro era sempre più affannato, i segni del bikini bianchi sulla pelle luccicavano di sudore. La pelle olivastra dall’abbronzatura, che si muoveva a ritmo di colpi profondi nel culo perfetto di una 50enne eccitata.
“Vanessa preparati…” rantolai alla fine.
Non proferì parola, girò la testa guardando con gli occhi pieni di eccitazione.
Uscii da lei.
Uniti i piedini, piante perfettamente esposte verso di me.
Venni come un animale. Schizzi potenti, densi, interminabili. Le coprii completamente quei piedini: piante, dita, brillantini, tutto imbrattato di bianco denso e caldo.
Vanessa al sentire la sborra nei suoi piedi iniziò a muoverli come una pazza gemendo a più non posso senza ritegno.
Dopo l’orgasmo crollai sul divano esausto, Vanessa rimase qualche secondo immobile, godendosi la sensazione. Poi si girò lentamente a pancia in su, alzò le gambe verso l’alto e cominciò a giocare con lo sperma.
Sfregava lentamente i piedini uno contro l’altro, spalmando il mio carico su tutta la superficie, separando le dita, guardandolo col sorriso soddisfatto e appagato di una donna divorziata che finalmente si è sfogata.
“Guarda quanta roba… hai riempito completamente i miei piedi” mormorò con voce roca, ancora ansimante.
“Alla mia età ancora, posso farti sborrare così tanto.”
Io non risposi, ero distrutto da Vanessa, dai suoi buchi e dai suoi piedi.
Continuò a giocare con i piedi sporchi di me per un lungo momento, sotto la luce calda del tramonto, mentre il suo respiro tornava piano piano normale.
“Alla fine ti sei preso tutto… i miei piedini e anche il mio culo. Non pensavo che a cinquant’anni avrei ancora preso cazzo nel sedere” ridacchió come una pazza.
Poi continuò “Jessica non deve sapere niente… ma questi piedini sono tuoi ogni volta che vorrai. O quando io necessiterò di cazzo”, si alzò e mi baciò passionalmente afferrando la base del mio cazzo.
Era una di quelle giornate di fine estate in cui il caldo non voleva saperne di mollare. Jessica, la mia migliore amica da anni, mi aveva invitato a passare la giornata a casa sua. Piscina, sole, niente pensieri. Quello che non sapevo era che sua madre, Vanessa, sarebbe stata lì tutto il tempo.
Vanessa aveva cinquant’anni appena compiuti, ma li portava da dio. Alta un metro e sessanta, corpo tonico, pelle abbronzata con segni netti del costume bianco. Capelli neri lisci che le arrivavano alle spalle, occhiali da sole grandi e scuri. Il seno rifatto riempiva perfettamente il bikini, il culo alto e sodo.
Ma erano i suoi piedi a mandarmi completamente fuori di testa da anni. Portava il 35, piccolissimi, quasi da bambina, delicati e perfetti. La pianta era morbida ma con un arco altissimo e pronunciato, le dita corte e ben allineate, con lo smalto bianco brillante che contrastava in modo osceno contro l’abbronzatura scura. Sul secondo dito di ogni piede brillava un piccolo brillantino, come a sottolineare quanto fossero preziosi e puttaneschi quei piedini minuscoli.
Ero anche io a prendere il sole, proprio accanto a lei. Jessica era ancora in giro per casa, ma Vanessa sapeva benissimo che la stavo fissando come uno scemo. Teneva i piedi alzati, dita che si muovevano lentamente, quell’arco perfetto in bella mostra.
“Ti piacciono ancora i miei piedini, vero?” mormorò con voce bassa e provocante.
Appena Jessica si allontanò dentro casa, Vanessa non perse tempo.
“Vuoi toccarli vero?”, “Certo” risposi senza capire.
Allungò una gamba e mi toccó una mia gamba.
“Vieni qui che un massaggia non lo rifiuto” e indicò la fine del suo lettino.
Mi alzai e mi sedetti alla fine del suo lettino. Presi i suoi piedi un pochino impacciato e li massaggiai.
Li toccai in lungo e in largo, una pelle perfetta, morbida e liscia.
L’impulso di prenderli in bocca fu folle.
Prese possesso dei suoi piedi e
appoggiò uno di quei piedini minuscoli sul mio petto. Lo presi tra le mani: sembrava minuscolo tra le mie dita.
“Posso?” Chiesi senza rendermi conto del coraggio che ebbi. “Devi!” Esclamò.
Lo baciai, lo annusai. Odore di crema solare calda, pelle abbronzata e quel sentore femminile che mi fece impazzire.
Mi abbassai e iniziai a leccare con devozione. La pianta morbida e calda, l’arco alto che ci passava perfettamente la lingua, le dita cortissime che entravano facilmente in bocca. Succhiavo ogni dito, soprattutto quello con il brillantino, come se fosse la cosa più buona del mondo.
Vanessa sospirava, muovendo quei piedini da 35 sulla mia lingua.
“Leccali bene… sono così piccoli ma ti fanno impazzire, eh?” provocò Vanessa.
Continuai per un tempo lunghissimo, adorandoli. Li baciavo, li succhiavo, li massaggiavo con la lingua. A un certo punto lei tolse gli occhiali da sole e mi guardò negli occhi, eccitata mentre l’amico di sua figlia le stava letteralmente mangiando i piedi.
Poi fece la mossa decisiva. Ritirò il piedino bagnato di saliva, lo abbassò e mi sfilò il costume. Il mio cazzo schizzò fuori.
Guardò il cazzo, “Che bella cosa abbiamo qui!” Ridacchió.
Con le dita iniziò a sfiorarmi leggermente senza affondare una toccata vera e propria.
Ero al limite, volevo saltarle addosso.
Sentimmo dei rumori dalla casa, probabilmente era Jessica. “Cazzo copriti!” Disse Vanessa di getto.
Ritirò il piede di scatto. Io mi ricoprii con mani tremanti, e mi gettai in piscina per placare. Il cazzo che pulsava dolorosamente, la frustrazione che mi divorava. Ero incazzato nero. Un’occasione d’oro rovinata sul più bello.
Nel tardo pomeriggio, mentre il sole iniziava a scendere e a colorare tutto di arancione, Jessica uscì per fare la spesa per la cena.
“Torno tra un’oretta spero!”gridò prima di chiudere il cancello.
Appena rimanemmo soli, l’aria cambiò.
Vanessa si alzò dal lettino, mi guardò con occhi famelici e mi fece un cenno con la testa.
“Veranda. Subito!”
La seguii come ipnotizzato. Appena misi piede sulla veranda ombreggiata, Vanessa mi saltò letteralmente addosso. Mi baciò con una fame brutale: lingua profonda, morsi sul labbro, mani che mi stringevano la nuca. Sentivo il suo corpo caldo, ancora impregnato di sole, premere contro il mio. Le sue tette rifatte schiacciate sul mio petto. La rigirai con forza e la spinsi sul grande divano esterno, sdraiandola sotto di me.
“Finalmente…” ansimò lei contro la mia bocca. “Tutto il pomeriggio ho pensato a quel cazzo duro che ho solo appena sfiorato.”
Le tolsi il bikini bianco. Era fradicia. Il suo profumo di figa eccitata riempiva l’aria. Mi abbassò il costume con urgenza e il mio cazzo schizzò fuori.
Vanessa si sedette sul bordo del divano, mi fece alzare in piedi davanti a lei e prese il comando.
“Guardami.”
Avvolse il mio cazzo tra i suoi piedini. Erano ancora caldi di sole. Iniziò un footjob lento e imperioso, usando entrambe le piante, stringendo, sfregando, giocando con le dita e i brillantini. La vista di quel cazzo grosso tra i suoi piedini minuscoli era oscena.
“Ti piacciono più i miei piedi o quelli di Jessica? Dimmi la verità, cazzo.” Evidentemente aveva capito che con la figlia qualcosa accadde in passato, in effetti somiglia a lei e ci sono cascato pure lì.
«I tuoi, Vanessa… i tuoi sono perfetti. Piccoli, bellissimi.”
“Mi fa piacere” rispose lei.
Continuò quel folle footjob con una maestria e una classe paurosa. Alternava anche l’uso del collo del piede oltre che della pianta facendomi sentire tutto. Le unghie bianche che si muovevano come a ritmo di musica.
Dopo qualche minuto mi sedetti sul divano, lei si spostò di lato sdraiandosi , e prese il cazzo in bocca. Pompino profondo, gola, saliva che colava abbondante mentre i suoi piedini ondeggiavano in aria lenti e perfetti.
Mi alzai e la feci sdraiare a pancia in su. Le spalancai le gambe vedendo una figa rasata favolosa. Le sue gambe sulle mie spalle, quei piedini proprio in faccia.
Entrai con un colpo secco nella figa di Vanessa: calda, fradicia da far schifo.
Leccavo e succhiavo i piedi con voracità mentre la scopavo forte, con colpi profondi e ritmato che mi consentivano di leccarle i piedi e concentrarmi su di essi.
Vanessa venne la prima volta così, dopo qualche minuto, tremando violentemente.
Aumentai il ritmo facendo ondeggiare le tette ad ogni colpo che riceveva.
Tolsi il cazzo, le spalancai le gambe e mi fiondai a leccarle la figa e ano. I suoi umori avevano un sapore intenso, di donna eccitata. Folle.
Mi sdraiai io allargando le gambe.
Vanessa si mosse in mezzo dandomi le spalle. Inserì il cazzo nella sua figa iniziando a muoversi ondeggiando e roteando il bacino.
Le portai i piedi sopra di me tenendoli stretti.
Cavalcava con forza selvaggia, il culo che sbatteva contro di me, mentre io le tenevo i piedini. Secondo orgasmo, più intenso, quasi un urlo. Si contorse è si alzò dal cazzo portando una mano alla figa per sgrillettarai a tutta velocità. Riprese fiato gemendo come un sacco.
Un minuto per riprendersi e poi sotto di nuovo.
Si sporse in avanti raccogliendo il cazzo con i piedi: un reverse footjob di quelli rari, una delle poche in grado di farlo di spontanea volontà. Mi segò con foga. Facendo gemere anche me assieme a lei.
Mi sembrava tutto così irreale che riuscivo facilmente a trattenere la sborrata e godermi tutto questa follia.
Si girò e mi succhiò di nuovo con passione famelica, ancora a leccarmi la cappella, una leccata alle palle e poi tutto in bocca sbavando come una vera maiala. E ripartire così per un numero non preciso di volte. Con la bocca Vanessa ebbe una promozione a pieni voti.
Mi misi seduto e Vanessa si posizionò sopra di me sbattendomi le tette in faccia. Non sono un amante folle per le tette ma accetto tutto.
Si infilò il cazzo dentro di sé nuovamente.
Le sue tette rifatte mi riempivano la faccia. Le mordevo e le succhiavo mentre lei mi cavalcava come una troia.
“Lo vuoi un lavoro di tette”, non proferii parola e scossi solo testa in assenso.
Si inginocchiò, bacio alla cappella e cazzo intrappolato tra le tette.
La spagnola fu breve ma intensa, anche se non era il suo punto forte e anche lei lo capì.
La feci rimettere a missionario di nuovo, le leccai ancora la figa e preparai il suo ano senza ancora sapere se sarei mai entrato.
Altra lunga leccata di figa e di culo, che Vanessa apprezzó dati i suoi gemiti e mugugni.
Non chiesi nulla, puntai solo il cazzo sul suo ano poggiandolo su di lei. La guardai con fare interrogativo. Lei mi guardò, l’arcata dei denti inferiori teneva il labbro superiore della sua bocca, occhi fissi sui miei e un cenno del capo: ci siamo, entriamo nel culo di Vanessa.
Spinsi avendo parecchia resistenza da parte sua. Vanessa strabuzzò gli occhi aprendoli del tutto, quasi dovessero uscire, aprì la bocca e portò la testa all’indietro. Dopo qualche secondo partì un forte gemito misto tra dolore e piacere. Mi fermai per farla sistemare.
“Cazzo continua. Continua!” Ecco il via libera. Iniziai a scoparle il culo con calma per poi aumentare sempre di più, con Vanessa che continuava a guardarmi con gli occhi sempre più aperti e con la bocca sempre aperta per gemere perdendo fiato ogni tanto.
Tolsi il cazzo facendo rifiatare il suo ano e anche Vanessa.
Le presi i piedi e li leccai, presi tempo facendo anche rifiatare il mio cazzo ed abbassare la tensione.
Leccai e succhiai ogni dito, uno ad uno.
Le diedi un colpetto sul sedere, Vanessa si mise a pecora sul divano.
Pacca sul culo e poi infilai il cazzo nella sua figa.
La scopai con colpo profondi e rapidi. Vanessa era davvero fradicia da matti. Qualche pacca sul culo a condire il momento.
Tolsi il cazzo e le poggiai il cazzo tra i piedi, “Ne vuoi ancora eh? Ti piace proprio” e prese di nuovo un reverse footjob da paura.
Uso dei piedi di Vanessa? Laurea con lode piena, senza indugi.
Le dita che afferravano le mie palle, poi le due piante sul mio cazzo a ritmo perfetto ed incessante.
“Che piedi cazzo. Che piedi. Madonna mia”, afferrai il cazzo e lo sbattei sulle piante.
Tornai su Vanessa, cazzo puntato e dentro di nuovo nel suo ano ancora stretto anche se allargato da poco prima.
Colpi il più profondo possibile ma molto più lento facendole sentire ogni centimetro che il suo culo riceva.
La terza volta venne così, mente il suo culo veniva perforato, con l’anale, urlando di piacere mentre i suoi piedini si contraevano, dandomi una visione perfetta.
Continuai a scoparle il culo. Il suo respiro era sempre più affannato, i segni del bikini bianchi sulla pelle luccicavano di sudore. La pelle olivastra dall’abbronzatura, che si muoveva a ritmo di colpi profondi nel culo perfetto di una 50enne eccitata.
“Vanessa preparati…” rantolai alla fine.
Non proferì parola, girò la testa guardando con gli occhi pieni di eccitazione.
Uscii da lei.
Uniti i piedini, piante perfettamente esposte verso di me.
Venni come un animale. Schizzi potenti, densi, interminabili. Le coprii completamente quei piedini: piante, dita, brillantini, tutto imbrattato di bianco denso e caldo.
Vanessa al sentire la sborra nei suoi piedi iniziò a muoverli come una pazza gemendo a più non posso senza ritegno.
Dopo l’orgasmo crollai sul divano esausto, Vanessa rimase qualche secondo immobile, godendosi la sensazione. Poi si girò lentamente a pancia in su, alzò le gambe verso l’alto e cominciò a giocare con lo sperma.
Sfregava lentamente i piedini uno contro l’altro, spalmando il mio carico su tutta la superficie, separando le dita, guardandolo col sorriso soddisfatto e appagato di una donna divorziata che finalmente si è sfogata.
“Guarda quanta roba… hai riempito completamente i miei piedi” mormorò con voce roca, ancora ansimante.
“Alla mia età ancora, posso farti sborrare così tanto.”
Io non risposi, ero distrutto da Vanessa, dai suoi buchi e dai suoi piedi.
Continuò a giocare con i piedi sporchi di me per un lungo momento, sotto la luce calda del tramonto, mentre il suo respiro tornava piano piano normale.
“Alla fine ti sei preso tutto… i miei piedini e anche il mio culo. Non pensavo che a cinquant’anni avrei ancora preso cazzo nel sedere” ridacchió come una pazza.
Poi continuò “Jessica non deve sapere niente… ma questi piedini sono tuoi ogni volta che vorrai. O quando io necessiterò di cazzo”, si alzò e mi baciò passionalmente afferrando la base del mio cazzo.
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