Iwona la polacca!
di
Lane1902
genere
etero
Ciao. Mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.
Era una tarda mattinata di fine estate, afosa e silenziosa. In casa c’eravamo solo io e Iwona, la domestica polacca assunta da mia madre circa 3 anni fa ormai.
Iwona: una donna di 36 anni, altra sul metro e sessanta, rosa di capelli, una pelle bianchissima e con gli occhiali molto sottili e sexy.
Quella mattina scesi le scale senza fretta quando la vidi nel salotto grande.
Iwona era a quattro zampe sul pavimento, piegata a lavorare. Aveva rotto un vaso mentre spolverava e stava raccogliendo i pezzi con cura, per non tagliarsi e raccogliere tutto.
Indossava sempre un vestitino estivo nei mesi caldi, e ammetto che spesso l’ho vista piegata con molto in vista, mutande comprese.
Il vestitino estivo leggero, di colore chiaro, le era salito completamente sui fianchi per la posizione. Quanto bastava per avere più di mezzo culo fuori, le gambe tutte nude e scalza completamente.
Solo allora me ne accorsi: non indossava le mutande. Ero scioccato, sorpreso e non feci a meno di togliere lo sguardo.
Il suo culo grosso, rotondo e pesante era completamente nudo davanti a me. La pelle chiara era lucida di un velo di sudore. Tra le cosce leggermente aperte si intravedeva la figa depilata. Non riuscii a togliere lo sguardo. Respirava affannata per lo sforzo. Il culo tremava e sballonzolava pesantemente a ogni passata della spugna.
Rimasi immobile sulle scale, a metà discesa, il cuore che martellava. Negli ultimi tempi l’avevo già vista diverse volte con quei vestitini corti: quando si chinava si vedevano sempre mutandine minuscole e stringate.
Era il suo modo di provocare senza mai esagerare, almeno era quello che pensavo. Ma quel giorno aveva superato ogni limite.
E sembrava che l’avesse fatto apposta. O forse lo speravo.
Restai lì fermo per più di un minuto, ipnotizzato da quel culo nudo che si muoveva. Il cazzo cominciava ad agitarsi, pulsava nei pantaloncini corti. Iwona continuava a pulire, inconsapevole, il sudore che le colava lungo la schiena.
Ad un certo punto si accorse di me.
Girò lentamente la testa. Gli occhiali le erano scivolati sul naso. Fece un sussulto. Per un istante apparve un’espressione di sorpresa e finta vergogna: arrossì violentemente, gli occhi azzurri si spalancarono. Subito dopo un sorriso malizioso le curvò le labbra.
«Signorino…» disse con voce bassa e calda, con quel suo accento polacco. «Non ti avevo sentito… scusa, ho fatto un disastro qui.»
Non si alzò. Rimase a carponi, il vestito ancora sollevato, il culo completamente esposto. Con una mano tirò appena l’orlo verso il basso, ma fu un gesto debole, ininfluente.
Io deglutii. Feci un passo, poi un altro. Iwona rimase in ginocchio, guardandomi dal basso.
«Fa un caldo terribile oggi…non ti avevo nemmeno sentito. Pensavo di essere sola in casa. Mi sono resa libera diciamo… come sono solita fare.»
La sua voce era roca. Passò la spugna lentamente, facendo ondeggiare il culo verso di me.
Il silenzio era denso, difficile da colmare.
Feci gli ultimi passi e mi fermai a meno di un metro. Iwona girò la testa, gli occhi fissi sul rigonfiamento nei miei pantaloncini.
«Da quanto tempo sei lì a guardarmi?»
«Un po’…» risposi rauco.
«Dovrei vergognarmi…» mormorò. «Una donna sposata, con un marito… e invece resto qui così, davanti a te.»
Si tirò su in ginocchio, sempre di schiena, poi si girò completamente verso di me. Alzò lo sguardo dal basso, occhi azzurri dietro gli occhiali, viso arrossato. Rimase così qualche secondo, poi si alzò lentamente.
«Forse non dovrei» disse, e io non capii.
Mi schiaffò un bacio improvviso, caldo, bagnato e urgente. La lingua cercò la mia con fame. Quando si staccò aveva il fiato corto.
«Aiutami..»sussurrò contro la mia bocca. «Qui è troppo rischioso. Andiamo al piano di sopra.»
Mi prese la mano e mi tirò su per le scale.
Appena entrati nella camera da letto di mamma, chiusi la porta. La spinsi sul letto. Iwona si sdraiò sulla schiena, aprendo le gambe. Il vestitino le salì fino alla vita, mostrando la figa gonfia, stretta e già fradicia.
Mi abbassai tra le sue cosce. Le infilai due dita dentro, sentendo quanto era calda, stretta, bagnata.
Poi ci affondai la lingua, leccando e succhiando con passione.
Iwona gemeva forte, afferrandomi i capelli.
«O Boże… sì… leccami la figa, ti prego…» (Oh Dio…)
Continuai a leccare senza sosta e dilagando tra cosce, figa e anche l’ano. Iwona apprezzó fin troppo.
Dopo una lunga leccata intensa le aprii le gambe e tirai fuori il cazzo.
Le misi le gambe sulle spalle e spinsi il cazzo dentro di lei lentamente facendole sentire ogni minimo centimetro.
La sua figa era calda, avvolgeva il mio cazzo come un guanto.
«Ahhh… cazzo… è così bello…che bel cazzo» gemette.
Iniziai a spingere con ritmo intenso. Iwona mi guardava negli occhi, il viso rosso, sudato, gli occhiali appannati.
«Non venire dentro… ti prego…non devi assolutamente farlo »ansimò subito.
Continuai a scoparla più forte, sentendo la sua figa stretta che mi pulsava intorno. Ogni colpo era più profondo facendola gemere sempre più.
«Non venire dentro… ti supplico!» ripeté con voce tremante.
Le sue gambe tremavano sulle mie spalle. Dopo diversi minuti di spinte profonde venne per la prima volta: la figa si contrasse violentemente intorno al mio cazzo, tremori forti in tutto il corpo.
«Kurwa… sto venendo!» (Cazzo… sto venendo!)
Ed ebbe un grande orgasmo, inteso, che tolse il fiato.
Tolsi il cazzo dalla sua figa e mi avvicinai alla sua faccia porgendole il cazzo. Lo leccò e lo afferrò con le labbra. Le accarezzai i capelli mentre guastava il mio cazzo.
Quando si riprese dall’orgasmo Iwona si mise in ginocchio e mi fece un pompino rumoroso, bagnato e vorace, succhiando e leccando tutto il suo stesso sapore dal mio cazzo. Un soffocone esemplare. Con la sua bocca che faceva scomparire tutto il cazzo al suo interno. Alternava un ingoio profondo ad una leccata alla cappella. Difficilissimo trattenere tutto per quel periodo che sembró infinito.
Dovetti fermarla ad un certo punto e la girai mettendola pecorina.
Il suo culo enorme era davanti a me. Spinsi di nuovo dentro la sua figa. Il suo culo sbatteva forte contro di me.
«Non venire dentro… ti prego…» gemette ricordandomi ancora questa cosa.
Le tirai i capelli mente iniziai a fotterla sempre più veloce.
«Non venire dentro… mio marito… ahh… non dentro!» ripeté mentre spingeva indietro.
«Pieprz mnie mocniej… più forte, ti prego!» (Scopami più forte…)
Aumentai il ritmo infilando il pollice della mia mano nel suo ano.
Sussultó ma mi lasció fare.
La scopai dando qualche sculacciata alle sue chiappe chiare.
Dopo qualche minuto sentii il mio cazzo indurirsi e per trattenere la sborrata mi fermai.
Le leccai ancora la figa fino a placare leggermente il mio cazzo e il mio orgasmo in arrivo.
«Sdraiati sul letto» propose.
Si sedette sul mio cazzo dandomi le spalle. Lo puntó sulla sua figa e se lo fece entrare.
Iwona si sfilò completamente il vestitino, restando nuda. Iniziò a muoversi dando lei il ritmo dei colpi profondi nella sua figa.
Cominció a gemere con costanza alternando frasi incomprensibili in polacco.
Il suo culo grosso sbatteva con forza sul mio cazzo mentre dava il ritmo.
«Non venire dentro… ti supplico…» diceva ogni pochi secondi, la voce rotta.
Le sculacciai le chiappe ogni tanto per incitarla ad aumentare.
Dopo qualche minuto si stancó e la spinsi di lato per poi portarla a missionario, posso le gambe sulle mie spalle, leccandole i piedi mentre la scopavo. La sua figa continuava ad avvolgermi con forza.
I suoi occhioni erano fissi sui miei e feci fatica a resistere ma volevo stare lì il più possibile.
Con una pacca sul culo Iwona capì al volo e si mise a pecora di nuovo.
Prima però mi abbassai e le leccai profondamente la figa da dietro.
Le posai il cazzo sulle piante dei piedi. Lei rimase sorpresa ma io continuai senza sosta a strusciare il cazzo sulle sue piante.
«Penso sia l’ultima posizione. Sono quasi alla fine» esclamai.
«Non venire dentro… ti prego… ricordatelo per favore. Non venire dentro….» quasi urló.
La penetrai di nuovo da dietro, dandole alcune pacche sulle chiappe e accarezzandole un piede di tanto in tanto.
Il suo culo sbatteva violentemente.
«Non venire dentro… ti prego…» disse ancora.
«Non venire dentro…» ribadì.
La figa stretta e calda mi
stringeva sempre di più.
Iwona venne per la seconda volta, tremando forte, mordendo il cuscino e contraendosi intorno al mio cazzo.
Sentii che stavo per esplodere.
Ma strinsi i denti per gli ultimi colpi. Affondai il più possibile facendole mordere ancora il cuscino per soffocare i suoi gemiti.
«Vengo Iwona. Sborro» mormorai, «Ricordati! Non azzardarti!».
Tirai fuori all’ultimo secondo facendo molto probabilmente partire il primo fiotto prima che fui completamente uscito dalla sua figa.
Le sborrai sulle natiche e sulla schiena coprendola di sborra. Fiotti densi e corposi le atterrarono sulla pelle bianca mentre lei giró la testa per guardarmi stando ancora a pecora.
Iwona, ansimante e con gli occhi pieni di senso di colpa, si passò una mano sul culo spalmando il mio sperma sulla pelle.
Poi, con sguardo colpevole ma ancora eccitato, mi infilò di nuovo il cazzo semi-duro dentro la sua figa calda per qualche secondo, stringendolo con i muscoli interni e roteando il bacino.
«Sei stato cattivo…» mormorò con voce bassa e tremante.
Rimase così qualche istante, il mio cazzo dentro, il mio sperma spalmato su di lei, il senso di colpa che le velava lo sguardo… ma con un piccolo sorriso soddisfatto sulle labbra.
«Meglio che torni a pulire sennò tua madre mi licenzia» e scese al piano di sotto senza pulirsi e infilandosi il vestito facendo le scale.
Tornò nel salotto, si rimise a quattro zampe esattamente come prima e riprese a raccogliere i cocci di vetro, il vestitino arrotolato in vita.
Il culo arrossato dalle pacche sul culo e la figa aperta era in bella mostra.
Girò la testa verso le scale e mi sorrise maliziosa:
«Guarda come pulisco... Una donna sposata che non riesce a smettere di provocarti.»
Era una tarda mattinata di fine estate, afosa e silenziosa. In casa c’eravamo solo io e Iwona, la domestica polacca assunta da mia madre circa 3 anni fa ormai.
Iwona: una donna di 36 anni, altra sul metro e sessanta, rosa di capelli, una pelle bianchissima e con gli occhiali molto sottili e sexy.
Quella mattina scesi le scale senza fretta quando la vidi nel salotto grande.
Iwona era a quattro zampe sul pavimento, piegata a lavorare. Aveva rotto un vaso mentre spolverava e stava raccogliendo i pezzi con cura, per non tagliarsi e raccogliere tutto.
Indossava sempre un vestitino estivo nei mesi caldi, e ammetto che spesso l’ho vista piegata con molto in vista, mutande comprese.
Il vestitino estivo leggero, di colore chiaro, le era salito completamente sui fianchi per la posizione. Quanto bastava per avere più di mezzo culo fuori, le gambe tutte nude e scalza completamente.
Solo allora me ne accorsi: non indossava le mutande. Ero scioccato, sorpreso e non feci a meno di togliere lo sguardo.
Il suo culo grosso, rotondo e pesante era completamente nudo davanti a me. La pelle chiara era lucida di un velo di sudore. Tra le cosce leggermente aperte si intravedeva la figa depilata. Non riuscii a togliere lo sguardo. Respirava affannata per lo sforzo. Il culo tremava e sballonzolava pesantemente a ogni passata della spugna.
Rimasi immobile sulle scale, a metà discesa, il cuore che martellava. Negli ultimi tempi l’avevo già vista diverse volte con quei vestitini corti: quando si chinava si vedevano sempre mutandine minuscole e stringate.
Era il suo modo di provocare senza mai esagerare, almeno era quello che pensavo. Ma quel giorno aveva superato ogni limite.
E sembrava che l’avesse fatto apposta. O forse lo speravo.
Restai lì fermo per più di un minuto, ipnotizzato da quel culo nudo che si muoveva. Il cazzo cominciava ad agitarsi, pulsava nei pantaloncini corti. Iwona continuava a pulire, inconsapevole, il sudore che le colava lungo la schiena.
Ad un certo punto si accorse di me.
Girò lentamente la testa. Gli occhiali le erano scivolati sul naso. Fece un sussulto. Per un istante apparve un’espressione di sorpresa e finta vergogna: arrossì violentemente, gli occhi azzurri si spalancarono. Subito dopo un sorriso malizioso le curvò le labbra.
«Signorino…» disse con voce bassa e calda, con quel suo accento polacco. «Non ti avevo sentito… scusa, ho fatto un disastro qui.»
Non si alzò. Rimase a carponi, il vestito ancora sollevato, il culo completamente esposto. Con una mano tirò appena l’orlo verso il basso, ma fu un gesto debole, ininfluente.
Io deglutii. Feci un passo, poi un altro. Iwona rimase in ginocchio, guardandomi dal basso.
«Fa un caldo terribile oggi…non ti avevo nemmeno sentito. Pensavo di essere sola in casa. Mi sono resa libera diciamo… come sono solita fare.»
La sua voce era roca. Passò la spugna lentamente, facendo ondeggiare il culo verso di me.
Il silenzio era denso, difficile da colmare.
Feci gli ultimi passi e mi fermai a meno di un metro. Iwona girò la testa, gli occhi fissi sul rigonfiamento nei miei pantaloncini.
«Da quanto tempo sei lì a guardarmi?»
«Un po’…» risposi rauco.
«Dovrei vergognarmi…» mormorò. «Una donna sposata, con un marito… e invece resto qui così, davanti a te.»
Si tirò su in ginocchio, sempre di schiena, poi si girò completamente verso di me. Alzò lo sguardo dal basso, occhi azzurri dietro gli occhiali, viso arrossato. Rimase così qualche secondo, poi si alzò lentamente.
«Forse non dovrei» disse, e io non capii.
Mi schiaffò un bacio improvviso, caldo, bagnato e urgente. La lingua cercò la mia con fame. Quando si staccò aveva il fiato corto.
«Aiutami..»sussurrò contro la mia bocca. «Qui è troppo rischioso. Andiamo al piano di sopra.»
Mi prese la mano e mi tirò su per le scale.
Appena entrati nella camera da letto di mamma, chiusi la porta. La spinsi sul letto. Iwona si sdraiò sulla schiena, aprendo le gambe. Il vestitino le salì fino alla vita, mostrando la figa gonfia, stretta e già fradicia.
Mi abbassai tra le sue cosce. Le infilai due dita dentro, sentendo quanto era calda, stretta, bagnata.
Poi ci affondai la lingua, leccando e succhiando con passione.
Iwona gemeva forte, afferrandomi i capelli.
«O Boże… sì… leccami la figa, ti prego…» (Oh Dio…)
Continuai a leccare senza sosta e dilagando tra cosce, figa e anche l’ano. Iwona apprezzó fin troppo.
Dopo una lunga leccata intensa le aprii le gambe e tirai fuori il cazzo.
Le misi le gambe sulle spalle e spinsi il cazzo dentro di lei lentamente facendole sentire ogni minimo centimetro.
La sua figa era calda, avvolgeva il mio cazzo come un guanto.
«Ahhh… cazzo… è così bello…che bel cazzo» gemette.
Iniziai a spingere con ritmo intenso. Iwona mi guardava negli occhi, il viso rosso, sudato, gli occhiali appannati.
«Non venire dentro… ti prego…non devi assolutamente farlo »ansimò subito.
Continuai a scoparla più forte, sentendo la sua figa stretta che mi pulsava intorno. Ogni colpo era più profondo facendola gemere sempre più.
«Non venire dentro… ti supplico!» ripeté con voce tremante.
Le sue gambe tremavano sulle mie spalle. Dopo diversi minuti di spinte profonde venne per la prima volta: la figa si contrasse violentemente intorno al mio cazzo, tremori forti in tutto il corpo.
«Kurwa… sto venendo!» (Cazzo… sto venendo!)
Ed ebbe un grande orgasmo, inteso, che tolse il fiato.
Tolsi il cazzo dalla sua figa e mi avvicinai alla sua faccia porgendole il cazzo. Lo leccò e lo afferrò con le labbra. Le accarezzai i capelli mentre guastava il mio cazzo.
Quando si riprese dall’orgasmo Iwona si mise in ginocchio e mi fece un pompino rumoroso, bagnato e vorace, succhiando e leccando tutto il suo stesso sapore dal mio cazzo. Un soffocone esemplare. Con la sua bocca che faceva scomparire tutto il cazzo al suo interno. Alternava un ingoio profondo ad una leccata alla cappella. Difficilissimo trattenere tutto per quel periodo che sembró infinito.
Dovetti fermarla ad un certo punto e la girai mettendola pecorina.
Il suo culo enorme era davanti a me. Spinsi di nuovo dentro la sua figa. Il suo culo sbatteva forte contro di me.
«Non venire dentro… ti prego…» gemette ricordandomi ancora questa cosa.
Le tirai i capelli mente iniziai a fotterla sempre più veloce.
«Non venire dentro… mio marito… ahh… non dentro!» ripeté mentre spingeva indietro.
«Pieprz mnie mocniej… più forte, ti prego!» (Scopami più forte…)
Aumentai il ritmo infilando il pollice della mia mano nel suo ano.
Sussultó ma mi lasció fare.
La scopai dando qualche sculacciata alle sue chiappe chiare.
Dopo qualche minuto sentii il mio cazzo indurirsi e per trattenere la sborrata mi fermai.
Le leccai ancora la figa fino a placare leggermente il mio cazzo e il mio orgasmo in arrivo.
«Sdraiati sul letto» propose.
Si sedette sul mio cazzo dandomi le spalle. Lo puntó sulla sua figa e se lo fece entrare.
Iwona si sfilò completamente il vestitino, restando nuda. Iniziò a muoversi dando lei il ritmo dei colpi profondi nella sua figa.
Cominció a gemere con costanza alternando frasi incomprensibili in polacco.
Il suo culo grosso sbatteva con forza sul mio cazzo mentre dava il ritmo.
«Non venire dentro… ti supplico…» diceva ogni pochi secondi, la voce rotta.
Le sculacciai le chiappe ogni tanto per incitarla ad aumentare.
Dopo qualche minuto si stancó e la spinsi di lato per poi portarla a missionario, posso le gambe sulle mie spalle, leccandole i piedi mentre la scopavo. La sua figa continuava ad avvolgermi con forza.
I suoi occhioni erano fissi sui miei e feci fatica a resistere ma volevo stare lì il più possibile.
Con una pacca sul culo Iwona capì al volo e si mise a pecora di nuovo.
Prima però mi abbassai e le leccai profondamente la figa da dietro.
Le posai il cazzo sulle piante dei piedi. Lei rimase sorpresa ma io continuai senza sosta a strusciare il cazzo sulle sue piante.
«Penso sia l’ultima posizione. Sono quasi alla fine» esclamai.
«Non venire dentro… ti prego… ricordatelo per favore. Non venire dentro….» quasi urló.
La penetrai di nuovo da dietro, dandole alcune pacche sulle chiappe e accarezzandole un piede di tanto in tanto.
Il suo culo sbatteva violentemente.
«Non venire dentro… ti prego…» disse ancora.
«Non venire dentro…» ribadì.
La figa stretta e calda mi
stringeva sempre di più.
Iwona venne per la seconda volta, tremando forte, mordendo il cuscino e contraendosi intorno al mio cazzo.
Sentii che stavo per esplodere.
Ma strinsi i denti per gli ultimi colpi. Affondai il più possibile facendole mordere ancora il cuscino per soffocare i suoi gemiti.
«Vengo Iwona. Sborro» mormorai, «Ricordati! Non azzardarti!».
Tirai fuori all’ultimo secondo facendo molto probabilmente partire il primo fiotto prima che fui completamente uscito dalla sua figa.
Le sborrai sulle natiche e sulla schiena coprendola di sborra. Fiotti densi e corposi le atterrarono sulla pelle bianca mentre lei giró la testa per guardarmi stando ancora a pecora.
Iwona, ansimante e con gli occhi pieni di senso di colpa, si passò una mano sul culo spalmando il mio sperma sulla pelle.
Poi, con sguardo colpevole ma ancora eccitato, mi infilò di nuovo il cazzo semi-duro dentro la sua figa calda per qualche secondo, stringendolo con i muscoli interni e roteando il bacino.
«Sei stato cattivo…» mormorò con voce bassa e tremante.
Rimase così qualche istante, il mio cazzo dentro, il mio sperma spalmato su di lei, il senso di colpa che le velava lo sguardo… ma con un piccolo sorriso soddisfatto sulle labbra.
«Meglio che torni a pulire sennò tua madre mi licenzia» e scese al piano di sotto senza pulirsi e infilandosi il vestito facendo le scale.
Tornò nel salotto, si rimise a quattro zampe esattamente come prima e riprese a raccogliere i cocci di vetro, il vestitino arrotolato in vita.
Il culo arrossato dalle pacche sul culo e la figa aperta era in bella mostra.
Girò la testa verso le scale e mi sorrise maliziosa:
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