Pensavo fossi Margherita!
di
Lane1902
genere
etero
Ciao a tutti,mi piace “provare” a scrivere racconti erotici.
Da parecchi anni ho una migliore amica a cui sono legatissimo. Passiamo un sacco di tempo insieme, siamo molto simili e, senza girarci troppo intorno, spesso finiamo per scopare senza pensarci due volte. Succede nei pomeriggi che passiamo insieme, quando mi fermo a dormire da lei o in qualsiasi occasione ci troviamo da soli.
Si chiama Margherita ed è una ragazza bellissima di 22 anni.
Margherita ha una sorella gemella, Sofia. Sono due gocce d’acqua: solo alcuni leggerissimi lineamenti del viso permettono di distinguerle.
Anche Sofia è stupenda: piccolina (circa 1,60 m), capelli castano chiaro, due occhioni verde scuro, una terza misura abbondante, fisico atletico, culo tondo e sodo. Sempre curatissima, con unghie di mani e piedi perennemente smaltate. Un viso dolcissimo e molto grazioso.
Dopo aver passato una delle tante notti con Margherita, mi svegliai una mattina senza di lei accanto. Guardai il telefono: quasi le 11. Mi alzai dal letto.
Avremmo dovuto essere soli in casa fino al pomeriggio inoltrato, quindi iniziai a chiamarla dalla camera. Nessuna risposta. Dopo due o tre tentativi uscii in corridoio diretto verso il piano di sotto.
Passando davanti al bagno sentii il rumore della doccia accesa.
Aprii piano la porta e, attraverso le pareti opache della doccia, intravidi la figura di quella che pensavo fosse Margherita.
Sapendo quanto le piace scopare sotto l’acqua, decisi di raggiungerla. Mi tolsi velocemente maglietta e pantaloni del pigiama, entrai in bagno senza fare rumore, aggirai la doccia (è una doccia walk-in senza porta, solo con la parete anti-schizzi) e la vidi: di spalle, l’acqua che le scorreva sulla parte alta della schiena, il culo lucido e bagnato, le gambe bellissime.
Con il cazzo già duro mi avvicinai, glielo appoggiai tra le natiche e le baciai il collo sussurrando:
«Ciao Marghe, buongiorno!»
Fu allora che aprii meglio gli occhi e notai le mani: lo smalto era diverso da quello che ricordavo su Margherita. In un lampo capii tutto e feci un balzo indietro.
Quella che avevo davanti non era Margherita: era Sofia. Si girò lentamente e mi guardò, tranquilla.
«Scusa Sofi, ti ho scambiata per tua sorella. Davvero, non volevo… perdonami» balbettai.
Lei sorrise divertita:
«Sì, ho visto che pensavi fossi Margherita» e scoppiò a ridere.
«Credevo fossimo soli in casa, pensavo fosse lei in doccia e… e…»
«E hai pensato di scopartela come fate sempre, tipo ieri sera» concluse lei al posto mio, sempre ridendo.
«Ci hai sentiti?» chiesi, sentendomi sprofondare.
«Davvero? Ho la camera con il muro in comune con la sua. Voi due ci date dentro come se non ci fosse un domani e pensate sul serio che non si senta niente?» Rise di nuovo. «Siete proprio ingenui.»
«Sinceramente non ci ho mai fatto caso… troppa ingenuità da parte mia» ammisi, imbarazzatissimo.
Poi lei cambiò tono, guardandomi dritto negli occhi:
«Sai una cosa? Invidio un po’ mia sorella. Essere scopata così spesso, e a quanto pare anche così bene… mi fa invidia. Ma mi fa anche eccitare tantissimo pensarci.»
Arrossii violentemente.
«Beh… scusa ancora. Ti lascio finire la doccia» dissi, accennando a uscire.
Lei però allungò una mano e mi afferrò il braccio, fermandomi.
«Tu e Marghe cosa siete esattamente?»
«Migliori amici. Sì, scopiamo, ma non c’è altro. Non siamo pronti per nient’altro, credo.»
«Interessante» mormorò, e mi tirò verso di sé.
Ci ritrovammo uno di fronte all’altra, nudi sotto l’acqua che continuava a cadere.
Mi prese il cazzo in mano, stringendolo piano.
«Quindi non faccio nulla di male, no?» sussurrò, iniziando a segarmi lentamente.
«Sofia, che fai? Tua sorella non so a che ora torna…»
«Tranquillo, tornerà tra un paio d’ore» rispose, spingendomi con le spalle contro le piastrelle fredde.
Cominciò a baciarmi il collo, poi il petto. Io rimasi quasi paralizzato, incapace di reagire.
Si inginocchiò davanti a me. Mi baciò l’interno coscia, alzò gli occhi verso i miei, poi fissò il cazzo. Lo prese in bocca.
Mi leccò tutta l’asta, succhiò la cappella, scese fino alle palle. Poi lo riprese in mano continuando a leccarlo e baciarlo.
Mugugnai di piacere: quel pompino era davvero perfetto.
A un certo punto si picchiettò il viso con il cazzo, lo leccò di lato, lo sfregò sulle labbra… guardandomi sempre negli occhi.
«Alzati, Sofi.»
Si rialzò lentamente, l’acqua ancora le scorreva addosso. La girai di spalle e la spinsi contro le piastrelle fredde del muro. Le baciai il collo, le spalle, poi scesi lungo tutta la schiena con le labbra. Con la lingua le tracciai la spina dorsale, lentamente, sentendola rabbrividire.
Mi inginocchiai dietro di lei. Le mani sul suo culo sodo, lo accarezzai, lo strinsi, poi iniziai a mordicchiarlo e a baciarlo. Le natiche erano perfette, morbide ma toniche. Arrivai in mezzo alle gambe: la sua figa era già bagnata, non solo per l’acqua. La leccai con calma all’inizio, poi più deciso, assaporando i suoi umori dolci e caldi.
Sofia iniziò a gemere forte, quasi disperata. Infilai un dito dentro di lei, poi due, e la sditalinai per qualche secondo mentre continuavo a leccarla.
«Ti prego… ti voglio… per favore» ansimò, la voce rotta.
Mi rialzai, le puntai il cazzo all’ingresso e spinsi deciso, entrandole tutto in una volta.
«Madonna… sei grande» gemette, stringendo le mani contro il muro.
Iniziai a muovermi, colpi profondi ma controllati. Lei teneva una gamba leggermente sollevata per facilitarmi il movimento. Ogni affondo la faceva gemere più forte.
«Quanto invidio mia sorella… madonna mia» mormorò tra un gemito e l’altro.
Era strettissima. Ogni colpo le strappava un suono gutturale. Le accarezzai i capelli bagnati, li afferrai con decisione e iniziai a darle ritmi sempre più veloci, tirandola leggermente indietro per i capelli.
Sofia gemette senza sosta per minuti interi, poi il suo corpo si irrigidì. Un orgasmo violento la attraversò: smise di gemere per qualche secondo, trattenendo il respiro, poi esplose in ansimi profondi.
«Tutto ok?» le chiesi, rallentando ma senza fermarmi.
«Alla grande… che scopata» rispose con un sorriso stordito, e tornò a gemere piano.
Lo tirai fuori. Sofia si inginocchiò di nuovo, prese il cazzo tra le tette e iniziò una spagnola lenta e bagnata. Il mio uccello scivolava tra i suoi seni abbondanti, la cappella che ogni tanto le sfiorava le labbra. Lei riusciva persino a leccarla mentre continuava il movimento. Impazzii a guardarla.
«Andiamo sul letto» sussurrò.
La presi in braccio, uscimmo dalla doccia gocciolando ovunque.
«Vai in camera dei miei» mi disse.
Ubbidii. La sdraiai sul lettone matrimoniale dei genitori. Lei spalancò le gambe senza esitazione. Mi gettai tra le sue cosce e iniziai a leccarle la figa completamente depilata, come un ossesso. Lingua ovunque: clitoride, labbra, dentro. Sofia gemette ininterrottamente, inarcando la schiena.
Mi rialzai, tornai dentro di lei con un colpo secco e ripresi a scoparla sul letto, sempre più forte. Le presi i piedi, li portai alla bocca e le leccai le dita una a una, succhiandole. Rimase sorpresa, ma mi lasciò fare, mordendosi il labbro.
Continuai a pompare a ritmo sostenuto fino a portarla al secondo orgasmo. Il suo corpo tremò di nuovo sotto di me.
Tirai fuori il cazzo e lo appoggiai sui suoi piedi, invitandola a un footjob. Dopo qualche movimento impacciato la fermai – non era molto pratica, al contrario di Margherita.
Lo rimisi dentro di lei, la figa intrisa di umori e calda. Colpi profondi, decisi.
«Che bella maiala che sei, Sofi» le dissi tra i denti.
«Capisco mia sorella… mi stai distruggendo… madonna mia» rispose con la voce spezzata dal piacere.
Ero al limite. Uscii, mi sporsi su di lei e venni forte: schizzi caldi sul viso, sui capelli, sul petto. Gli ultimi fiotti le finirono sulle tette.
Crollai di fianco a lei, ansimante. Sofia si girò, prese il mio cazzo ancora sensibile in mano, mi baciò con le labbra sporche di sperma. Mi segò delicatamente mentre continuava a baciarmi.
Poi si alzò.
«Torno in doccia a pulirmi. Dopo sistemo il letto dei miei… è un macello.»
Guardai: lenzuola bagnate dai nostri corpi, umori di Sofia, sperma ovunque. Aveva ragione.
Le diedi una sberla giocosa sul culo sodo mentre passava.
«Vai» le dissi ridendo.
Mi diressi nel bagno al piano di sotto, mi lavai velocemente e mi preparai ad aspettare il ritorno della mia migliore amica, Margherita, come se niente fosse successo.
Grazie!
Da parecchi anni ho una migliore amica a cui sono legatissimo. Passiamo un sacco di tempo insieme, siamo molto simili e, senza girarci troppo intorno, spesso finiamo per scopare senza pensarci due volte. Succede nei pomeriggi che passiamo insieme, quando mi fermo a dormire da lei o in qualsiasi occasione ci troviamo da soli.
Si chiama Margherita ed è una ragazza bellissima di 22 anni.
Margherita ha una sorella gemella, Sofia. Sono due gocce d’acqua: solo alcuni leggerissimi lineamenti del viso permettono di distinguerle.
Anche Sofia è stupenda: piccolina (circa 1,60 m), capelli castano chiaro, due occhioni verde scuro, una terza misura abbondante, fisico atletico, culo tondo e sodo. Sempre curatissima, con unghie di mani e piedi perennemente smaltate. Un viso dolcissimo e molto grazioso.
Dopo aver passato una delle tante notti con Margherita, mi svegliai una mattina senza di lei accanto. Guardai il telefono: quasi le 11. Mi alzai dal letto.
Avremmo dovuto essere soli in casa fino al pomeriggio inoltrato, quindi iniziai a chiamarla dalla camera. Nessuna risposta. Dopo due o tre tentativi uscii in corridoio diretto verso il piano di sotto.
Passando davanti al bagno sentii il rumore della doccia accesa.
Aprii piano la porta e, attraverso le pareti opache della doccia, intravidi la figura di quella che pensavo fosse Margherita.
Sapendo quanto le piace scopare sotto l’acqua, decisi di raggiungerla. Mi tolsi velocemente maglietta e pantaloni del pigiama, entrai in bagno senza fare rumore, aggirai la doccia (è una doccia walk-in senza porta, solo con la parete anti-schizzi) e la vidi: di spalle, l’acqua che le scorreva sulla parte alta della schiena, il culo lucido e bagnato, le gambe bellissime.
Con il cazzo già duro mi avvicinai, glielo appoggiai tra le natiche e le baciai il collo sussurrando:
«Ciao Marghe, buongiorno!»
Fu allora che aprii meglio gli occhi e notai le mani: lo smalto era diverso da quello che ricordavo su Margherita. In un lampo capii tutto e feci un balzo indietro.
Quella che avevo davanti non era Margherita: era Sofia. Si girò lentamente e mi guardò, tranquilla.
«Scusa Sofi, ti ho scambiata per tua sorella. Davvero, non volevo… perdonami» balbettai.
Lei sorrise divertita:
«Sì, ho visto che pensavi fossi Margherita» e scoppiò a ridere.
«Credevo fossimo soli in casa, pensavo fosse lei in doccia e… e…»
«E hai pensato di scopartela come fate sempre, tipo ieri sera» concluse lei al posto mio, sempre ridendo.
«Ci hai sentiti?» chiesi, sentendomi sprofondare.
«Davvero? Ho la camera con il muro in comune con la sua. Voi due ci date dentro come se non ci fosse un domani e pensate sul serio che non si senta niente?» Rise di nuovo. «Siete proprio ingenui.»
«Sinceramente non ci ho mai fatto caso… troppa ingenuità da parte mia» ammisi, imbarazzatissimo.
Poi lei cambiò tono, guardandomi dritto negli occhi:
«Sai una cosa? Invidio un po’ mia sorella. Essere scopata così spesso, e a quanto pare anche così bene… mi fa invidia. Ma mi fa anche eccitare tantissimo pensarci.»
Arrossii violentemente.
«Beh… scusa ancora. Ti lascio finire la doccia» dissi, accennando a uscire.
Lei però allungò una mano e mi afferrò il braccio, fermandomi.
«Tu e Marghe cosa siete esattamente?»
«Migliori amici. Sì, scopiamo, ma non c’è altro. Non siamo pronti per nient’altro, credo.»
«Interessante» mormorò, e mi tirò verso di sé.
Ci ritrovammo uno di fronte all’altra, nudi sotto l’acqua che continuava a cadere.
Mi prese il cazzo in mano, stringendolo piano.
«Quindi non faccio nulla di male, no?» sussurrò, iniziando a segarmi lentamente.
«Sofia, che fai? Tua sorella non so a che ora torna…»
«Tranquillo, tornerà tra un paio d’ore» rispose, spingendomi con le spalle contro le piastrelle fredde.
Cominciò a baciarmi il collo, poi il petto. Io rimasi quasi paralizzato, incapace di reagire.
Si inginocchiò davanti a me. Mi baciò l’interno coscia, alzò gli occhi verso i miei, poi fissò il cazzo. Lo prese in bocca.
Mi leccò tutta l’asta, succhiò la cappella, scese fino alle palle. Poi lo riprese in mano continuando a leccarlo e baciarlo.
Mugugnai di piacere: quel pompino era davvero perfetto.
A un certo punto si picchiettò il viso con il cazzo, lo leccò di lato, lo sfregò sulle labbra… guardandomi sempre negli occhi.
«Alzati, Sofi.»
Si rialzò lentamente, l’acqua ancora le scorreva addosso. La girai di spalle e la spinsi contro le piastrelle fredde del muro. Le baciai il collo, le spalle, poi scesi lungo tutta la schiena con le labbra. Con la lingua le tracciai la spina dorsale, lentamente, sentendola rabbrividire.
Mi inginocchiai dietro di lei. Le mani sul suo culo sodo, lo accarezzai, lo strinsi, poi iniziai a mordicchiarlo e a baciarlo. Le natiche erano perfette, morbide ma toniche. Arrivai in mezzo alle gambe: la sua figa era già bagnata, non solo per l’acqua. La leccai con calma all’inizio, poi più deciso, assaporando i suoi umori dolci e caldi.
Sofia iniziò a gemere forte, quasi disperata. Infilai un dito dentro di lei, poi due, e la sditalinai per qualche secondo mentre continuavo a leccarla.
«Ti prego… ti voglio… per favore» ansimò, la voce rotta.
Mi rialzai, le puntai il cazzo all’ingresso e spinsi deciso, entrandole tutto in una volta.
«Madonna… sei grande» gemette, stringendo le mani contro il muro.
Iniziai a muovermi, colpi profondi ma controllati. Lei teneva una gamba leggermente sollevata per facilitarmi il movimento. Ogni affondo la faceva gemere più forte.
«Quanto invidio mia sorella… madonna mia» mormorò tra un gemito e l’altro.
Era strettissima. Ogni colpo le strappava un suono gutturale. Le accarezzai i capelli bagnati, li afferrai con decisione e iniziai a darle ritmi sempre più veloci, tirandola leggermente indietro per i capelli.
Sofia gemette senza sosta per minuti interi, poi il suo corpo si irrigidì. Un orgasmo violento la attraversò: smise di gemere per qualche secondo, trattenendo il respiro, poi esplose in ansimi profondi.
«Tutto ok?» le chiesi, rallentando ma senza fermarmi.
«Alla grande… che scopata» rispose con un sorriso stordito, e tornò a gemere piano.
Lo tirai fuori. Sofia si inginocchiò di nuovo, prese il cazzo tra le tette e iniziò una spagnola lenta e bagnata. Il mio uccello scivolava tra i suoi seni abbondanti, la cappella che ogni tanto le sfiorava le labbra. Lei riusciva persino a leccarla mentre continuava il movimento. Impazzii a guardarla.
«Andiamo sul letto» sussurrò.
La presi in braccio, uscimmo dalla doccia gocciolando ovunque.
«Vai in camera dei miei» mi disse.
Ubbidii. La sdraiai sul lettone matrimoniale dei genitori. Lei spalancò le gambe senza esitazione. Mi gettai tra le sue cosce e iniziai a leccarle la figa completamente depilata, come un ossesso. Lingua ovunque: clitoride, labbra, dentro. Sofia gemette ininterrottamente, inarcando la schiena.
Mi rialzai, tornai dentro di lei con un colpo secco e ripresi a scoparla sul letto, sempre più forte. Le presi i piedi, li portai alla bocca e le leccai le dita una a una, succhiandole. Rimase sorpresa, ma mi lasciò fare, mordendosi il labbro.
Continuai a pompare a ritmo sostenuto fino a portarla al secondo orgasmo. Il suo corpo tremò di nuovo sotto di me.
Tirai fuori il cazzo e lo appoggiai sui suoi piedi, invitandola a un footjob. Dopo qualche movimento impacciato la fermai – non era molto pratica, al contrario di Margherita.
Lo rimisi dentro di lei, la figa intrisa di umori e calda. Colpi profondi, decisi.
«Che bella maiala che sei, Sofi» le dissi tra i denti.
«Capisco mia sorella… mi stai distruggendo… madonna mia» rispose con la voce spezzata dal piacere.
Ero al limite. Uscii, mi sporsi su di lei e venni forte: schizzi caldi sul viso, sui capelli, sul petto. Gli ultimi fiotti le finirono sulle tette.
Crollai di fianco a lei, ansimante. Sofia si girò, prese il mio cazzo ancora sensibile in mano, mi baciò con le labbra sporche di sperma. Mi segò delicatamente mentre continuava a baciarmi.
Poi si alzò.
«Torno in doccia a pulirmi. Dopo sistemo il letto dei miei… è un macello.»
Guardai: lenzuola bagnate dai nostri corpi, umori di Sofia, sperma ovunque. Aveva ragione.
Le diedi una sberla giocosa sul culo sodo mentre passava.
«Vai» le dissi ridendo.
Mi diressi nel bagno al piano di sotto, mi lavai velocemente e mi preparai ad aspettare il ritorno della mia migliore amica, Margherita, come se niente fosse successo.
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