In mano a un gruppo di ventenni
di
Amico segreto
genere
dominazione
Siamo una bella coppia sposata del nord, Ugo e Michela rispettivamente di 36 e 34 anni, l’anno passato abbiamo avuto una brutta esperienza in Sardegna.
Siamo soliti la prima settimana di Settembre andare in Sardegna, ci piace trovare le calette e le spiagge scomode ad arrivarci perché poco frequentate, alcune volte abbiamo fatto anche due ore a piedi per godersi le bellezze di questa regione.
Quel maledetto giorno, eravamo stati benissimo, avevamo la macchina a circa 40 minuti a piedi su un sentiero abbastanza scomodo, ma sulla spiaggetta eravamo solo in otto.
Michela quando c’era poca gente faceva topless, sulle spiagge affollate no, a me eccita molto quando si veste provocante, in minigonna o senza reggiseno, era molto timida quando l’ho conosciuta ma piano piano è diventata molto più sicura di se.
E’ molto bella, mora, 1,70, seno e culetto senza difetti, anche io sono un bel ragazzo non molto alto, un paio di centimetri più di lei, ma sono sempre piaciuto molto alle donne, forse per la dolcezza, per i modi signorili e per l’educazione.
Come vi dicevo stavamo così bene che dopo le 18:00 non volevamo proprio venire via, Michela insistette per un ultimo bagno, mentre eravamo in acqua vedemmo l’ultima coppia andare via, ci baciammo un po’ nell’acqua e ci toccammo anche un po’.
Ci saremmo asciugati e poi a malincuore saremmo rientrati, quando sentimmo dei ragazzini locali vociare e mi materializzarono cinque adolescenti a petto nudo, tutti con diversi tatuaggi.
Michela si girò di spalle sull’asciugamano e mi chiese il pezzo sopra che era ad asciugare sopra l’ombrellone.
I ragazzi non fecero in tempo ad arrivare che erano subito in acqua, non prima però di aver fatto le radiografie a mia moglie, che in quella posizione metteva in mostra il suo culetto perfetto, incorniciato dal costume a perizoma appena acquistato.
Avevo una strana sensazione, dissi a Michela che forse era meglio andare.
Due di loro verso verso di noi, chiedendoci gentilmente se andavamo via per colpa loro? Che era l’orario più bello e che aspettavamo mezz’oretta ci avrebbero accompagnato loro, che erano del posto, alla macchina, aggiungendo che ogni anno nel sentiero si perdevano una decina di coppie.
Ci guardammo e quello che si era presentato disse io mi chiamo Gavino, e urlando ai ragazzi venite a presentarvi maleducati.
Poi Gavino sorridendo, vi siete asciugati i costumi? “Si quasi completamente” mi presero a me gli altri quattro uno per arto e mentre mi dimenavo Gavino porgeva la mano a Michela, prego Signora, per farla alzare e portarla a vedere il mio tuffo.
Michela la sera mi raccontò che l’aveva abbracciata e si era preso delle confidenze palpandogli il sedere e dicendogli che era molto bello e sodo.
Lei l’aveva bruciato con gli occhi, ma non aveva detto niente per non farsi accorgere da me, mi aveva confessato che all’inizio avesse paura che mi picchiassero e violentassero lei.
Dopo che mi buttarono in acqua, dissero: “adesso Michela”, lei capendo l’antifona: “faccio da sola” ma era scocciata.
Gavino era un po’ il burattinaio, quasi fosse il capo di quei ragazzini, li comandava con lo sguardo. Iniziarono a giocare a “lotta in piccionaia”, uno sulle spalle dell’altro vince che butta giù l’altro cavaliere, prima loro quattro, poi ci disse che chi vinceva sfidava noi.
Quando arrivò il nostro turno, e due perdenti ne approfittarono per toccare Michela prima per farla salire, poi con la scusa di aiutarci, mentre il cavaliere avversario allungava le mani soprattutto all’altezza del seno, ma non era delicato, Michela disse: “Ahia, mi hai fatto male” gli aveva dato uno sorta di schiaffo al seno, intervenne Gavino, dicendo: “Cara Michela, quando siamo arrivati ti sei subito messa il reggiseno, non bisogna essere egoisti con le bellezze della natura, vero Ugo?”
Anche un po’ risentito: “ragazzi abbiate rispetto”
Gavino imperterrito: “Glielo chiedi te il topless o lo fa lei di sua iniziativa”
Non rispondevamo nessuno dei due, “beh chi cade paga penitenza, se casca Antonio si levano i costumi loro, se casca Michela, tu il costume lei gli facciamo togliere il perizoma o il pezzo di sopra?”
Fui io a dire: “no ragazzi non esageriamo”,
Michela impaurita di dove stavamo andando a parare, scelse il male minore: “il pezzo sopra”
“Naturalmente noi speriamo che perdiate voi, mi capisci Ugo vero?”
Iniziarono a fare sul serio e Michela finì in acqua, prima vollero il mio costume direttamente in acqua, e poi incominciarono ad intonare un ehhhhh con le mani tremolanti a spingere mia moglie a denudarsi, Michela dandoci le spalle: “che vergogna potreste essere i miei figli”
Gavino andando a prendere il reggiseno di mia moglie: “figli non esageriamo, toy boys magari” “adesso girati con le mani dietro la testa”
Michela: “ma così mi vergogno”
Gavino: “Vuoi che vengano Marco e Bertu a farti il solletico”
“Ugo diglielo te che le penitenze si pagano”
Io: “Dai Michela è un gioco, mostrati che poi è ora di rientrare”
Girandosi con gli occhi chiusi per la vergogna, con le braccia in alto il seno di Michela era ancora più perfetto, ed i capezzoli complice la situazione erano sull’attenti, per fortuna ero nell’acqua perché anch’io avevo un’erezione spaziale.
“Michela che tette” “Mamma che belle” “Michela i nostri complimenti, hai un seno meraviglioso” con un applauso che stemperava la tensione.
Adesso una bella foto ricordo, hanno voluto che Michela gli sbloccasse il cellulare e ce l’hanno fatta abbracciati lei in topless, io nudo, per fortuna sempre dalla pancia in giù sotto l’acqua.
Sempre Gavino prese in mano la situazione: “vieni fuori pisellone” effettivamente era ancora barzotto, ma presto la vergogna lo fece ritirare ai minimi termini.
“Adesso facciamo lo schiaffo del soldato, Bertu parti te, Gavino gli reggeva le mani sugli occhi e Bertu si era inginocchiato con la mano sotto da spalla pronto per essere colpito, un suo amico gli dette una sberla sulla mano notevole, ma non indovinò, la mano di Michela sarebbe stata molto riconoscibile, ci volevano mettere lei, andai io per terzo per evitargli l’umiliazione e mi riconobbe subito.
Michela mi disse che mentre ero con gli occhi coperti, questa volta da Antonio, Gavino e Bertu gli avevano fatto segno di silenzio e gli palpavano il seno. Quando mi giravo vedevo lei ridere forzatamente e tutta rossa, con gli occhi mi faceva capire la situazione di disagio. Al secondo schiaffo, per impedire che si togliesse le mani dal seno, Bertù gli reggeva le braccia dietro, in modo che fosse petto in fuori, i ragazzi venivano a turno a palparla, anche questo naturalmente me l’ha raccontato il giorno dopo, io non mi potevo accorgere sul momento.
Dopo quattro o cinque schiaffi non indovinati ho sentito Michela dire: “Ragazzi basta giocare, noi dobbiamo andare” e Gavino dire: “15 minuti e finiamo”.
Lo schiaffo era chiaramente di Michela, ma indicai Antonio, e con mia sorpresa, fecero finta che avevo indovinato, avevano capito che non ci volevo Michela li, infatti lo fecero dare a lei e Antonio subito indovinò.
Michela era impaurita, ma io sapevo che non gli avrebbero fatto del male, si sarebbero divertiti alle nostre spalle e così fu.
Gavino: “Alle Signore non si danno gli schiaffi, ma baci e carezze, Ugo gli tappi tu gli occhi”
Il primo fu Gavino che gli dette un bacio sulle labbra, poi Bertu una carezza sul seno, i capezzoli si rizzarono, poi ancora Bertu un bacio con leccatina di capezzolo, Michela apriva la bocca come a prendere fiato per l’emozione.
Andarono avanti per un po’, fui io che cercavo di stemperare la tensione: “Michela se non indovini chi ti tocca mi fai pensare che ti piaccia, non è che vuoi farmi cornuto”
Bertu mi chiese sfacciatamente: “E’ brava a farti i pompini? O con te ha sempre mal di testa?” e risate, loro si divertivano un mondo.
Vergognandomi dell’erezione, sempre nudo come un verme, dissi: “Michela è la donna della mia vita, mi soddisfa in tutto e per tutto”
Gavino: “Michela sei fortunata ad avere un Uomo così, guarda come ti ama” indicando l’erezione e giù risate.
Poi avvicinandogli all’orecchio di Michela, gli ha detto qualcosa che non abbiamo sentito, lei è diventata paonazza dicendo: “ma, ma qui? Davanti a tutti voi?”
La risposta di Gavino: “si se lo merita, non credi?”
E rivolto a me: “stenditi sull’asciugamano, che arriva il premio per aver giocato con noi”
Non capivo, poi Michela è venuta mi ha baciato appassionatamente prima in bocca poi è scesa sul petto, la pancia e poi finalmente sul pisello, che non aspettava altro, i cinque ragazzi si sono messi intorno, a noi guardandoci da vicino.
La stavano toccando, ma sdraiato non riuscivo a vedere il corpo di Michela solo la testa che si dedicava a me.
Gavino continuava a prenderci in giro: “Ugo mi raccomando non essere troppo rapido che noi siamo in cinque dobbiamo fare i turni qua sotto” e giù risate.
Michela ha sospeso per un attimo il pompino, mi ha guardato con uno sguardo assassino, ha guardato anche Gavino che gli ha detto: ”su fallo felice, non essere egoista”
Sul momento non capivo il senso, poi Michela il giorno dopo mi ha raccontato che gli avevano abbassato lo slip e la masturbavano a turno mentre mi faceva un meraviglio pompino, era venuta prima lei di me.
Poi ci hanno accompagnato alla macchina, mentre si rientrava a piedi, alle mie spalle, chi si leccava le dita, chi faceva il verso del pompino, quando Gavino mi ha detto: “Michela mi ha confessato che vuole trasgredire, tu che ne pensi?”
“Con te farebbe finta che sia una violenza, senza di te si lascerebbe andare, “andate avanti tu con Antonio e Marco e tra cinque minuti di orologio invertite la marcia e vedrai con i tuoi occhi?”
Non ero per niente convinto, ma siamo ripartiti noi davanti e loro dietro, a un certo punto, non c’erano più.
Marco mi prendeva in giro: “che belle corna che ti sono spuntate, vedrai stasera come la trovi calda calda”
Volevo tornare indietro, ma volevano che proseguissi per cinque minuti, poi vedrai con i tuoi occhi.
Poi finalmente siamo tornati indietro ma abbiamo deviato, siamo arrivati da loro venti, forse trenta minuti dopo averli lasciati, sentivo i rumori da distanza, Michela mugolava, e diceva: “piano, piano, mi fai male”
Antonio: “Ugo glielo metti nel culo alla Signora?”
Quando sono arrivato c’era Michela che ansimava “Ah Ah Ah, no li no,” ma era seduta e appena vista sono scoppiati tutti a ridere, mi stavano prendendo per il culo.
C’era una fonte di acqua buonissima dopo aver bevuto tutti e riempito le borracce, sia ripartiti per le auto, avevo accanto i due che prima erano con Michela, mentre mancavano Marco e Antonio.
Gavino a quel punto disse: “ci vediamo alla macchina, torno indietro per controllare che non si siano persi”.
Avevano fatto i turni ad accompagnarmi, ero certo che qualcosa era stata costretta a fare con loro, lontano dal mio sguardo, speravo che solo Gavino si fosse preso delle libertà e magari gli altri avevano guardato, nonostante il lavoro di bocca di Michela ero di nuovo eccitato e anche piuttosto incazzato, mi dava fastidio provare stimolo su qualche prepotenza fatta su Michela.
Quando siamo arrivati alla macchina, abbiamo aspettato gli altri quattro una quindicina di minuti, ci siamo fatti una birra ghiacciata che loro avevano nel loro van. Michela era raggiante e spenta allo stesso tempo, sembrava stanchissima, ma anche sollevata di vedermi.
Mi è corsa incontro abbracciandomi fortissimo, aveva le lacrime agli occhi, poi mi ha dato un bacio in bocca molto molto intenso, aveva però un alito terribile.
“Scusa amore, puzzo come una capra, sono distrutta, non vedo l’ora di essere in camera nostra”
Mentre parlava ripensavo al suo alito, porca miseria, sapeva di cazzo, mi aveva baciato per farmi sentire il sapore di un altro uomo.
Gavino ha tossito in maniera teatrale indicando con l’indice giù.
Michela ha compreso e si è staccata il copricostume riassettandosi:
“Amore ho perso un’altra scommessa mentre tornavamo, hanno voluto guardarmi da dietro questi porcellini”
Lei era davanti a loro, con il copricostume infilato sotto il perizoma, gli hanno ammirato il culo tutto il tempo del viaggio di ritorno.
Sicuramente non avevano solo guardato, volevo sapere tutto, quei minuti erano diventati una tortura.
Poi ci siamo finalmente salutati, prima baciavano e palpavano Michela molto affettuosamente e poi davano il cinque a me, per ultimo Gavino che all’orecchio di Michela gli ha detto qualcosa, ed a me: “tienitela stretta questa donna”.
“Cosa ti ha detto all’orecchio?”
Michela: “Di tenerti sulle spine, di non raccontarti tutto subito”
L’ho guardata come un cagnolino bastonato, stavo morendo dalla curiosità: “Michela ero preoccupato, ho avuto paura che ti facessero del male”
Michela: “Portami in camera, sono sfinita, non sono mai stata così sporca sembro una latrina”
“stasera ti racconto tutto, ma devi promettermi che tra noi niente cambierà”
Continua........
Siamo soliti la prima settimana di Settembre andare in Sardegna, ci piace trovare le calette e le spiagge scomode ad arrivarci perché poco frequentate, alcune volte abbiamo fatto anche due ore a piedi per godersi le bellezze di questa regione.
Quel maledetto giorno, eravamo stati benissimo, avevamo la macchina a circa 40 minuti a piedi su un sentiero abbastanza scomodo, ma sulla spiaggetta eravamo solo in otto.
Michela quando c’era poca gente faceva topless, sulle spiagge affollate no, a me eccita molto quando si veste provocante, in minigonna o senza reggiseno, era molto timida quando l’ho conosciuta ma piano piano è diventata molto più sicura di se.
E’ molto bella, mora, 1,70, seno e culetto senza difetti, anche io sono un bel ragazzo non molto alto, un paio di centimetri più di lei, ma sono sempre piaciuto molto alle donne, forse per la dolcezza, per i modi signorili e per l’educazione.
Come vi dicevo stavamo così bene che dopo le 18:00 non volevamo proprio venire via, Michela insistette per un ultimo bagno, mentre eravamo in acqua vedemmo l’ultima coppia andare via, ci baciammo un po’ nell’acqua e ci toccammo anche un po’.
Ci saremmo asciugati e poi a malincuore saremmo rientrati, quando sentimmo dei ragazzini locali vociare e mi materializzarono cinque adolescenti a petto nudo, tutti con diversi tatuaggi.
Michela si girò di spalle sull’asciugamano e mi chiese il pezzo sopra che era ad asciugare sopra l’ombrellone.
I ragazzi non fecero in tempo ad arrivare che erano subito in acqua, non prima però di aver fatto le radiografie a mia moglie, che in quella posizione metteva in mostra il suo culetto perfetto, incorniciato dal costume a perizoma appena acquistato.
Avevo una strana sensazione, dissi a Michela che forse era meglio andare.
Due di loro verso verso di noi, chiedendoci gentilmente se andavamo via per colpa loro? Che era l’orario più bello e che aspettavamo mezz’oretta ci avrebbero accompagnato loro, che erano del posto, alla macchina, aggiungendo che ogni anno nel sentiero si perdevano una decina di coppie.
Ci guardammo e quello che si era presentato disse io mi chiamo Gavino, e urlando ai ragazzi venite a presentarvi maleducati.
Poi Gavino sorridendo, vi siete asciugati i costumi? “Si quasi completamente” mi presero a me gli altri quattro uno per arto e mentre mi dimenavo Gavino porgeva la mano a Michela, prego Signora, per farla alzare e portarla a vedere il mio tuffo.
Michela la sera mi raccontò che l’aveva abbracciata e si era preso delle confidenze palpandogli il sedere e dicendogli che era molto bello e sodo.
Lei l’aveva bruciato con gli occhi, ma non aveva detto niente per non farsi accorgere da me, mi aveva confessato che all’inizio avesse paura che mi picchiassero e violentassero lei.
Dopo che mi buttarono in acqua, dissero: “adesso Michela”, lei capendo l’antifona: “faccio da sola” ma era scocciata.
Gavino era un po’ il burattinaio, quasi fosse il capo di quei ragazzini, li comandava con lo sguardo. Iniziarono a giocare a “lotta in piccionaia”, uno sulle spalle dell’altro vince che butta giù l’altro cavaliere, prima loro quattro, poi ci disse che chi vinceva sfidava noi.
Quando arrivò il nostro turno, e due perdenti ne approfittarono per toccare Michela prima per farla salire, poi con la scusa di aiutarci, mentre il cavaliere avversario allungava le mani soprattutto all’altezza del seno, ma non era delicato, Michela disse: “Ahia, mi hai fatto male” gli aveva dato uno sorta di schiaffo al seno, intervenne Gavino, dicendo: “Cara Michela, quando siamo arrivati ti sei subito messa il reggiseno, non bisogna essere egoisti con le bellezze della natura, vero Ugo?”
Anche un po’ risentito: “ragazzi abbiate rispetto”
Gavino imperterrito: “Glielo chiedi te il topless o lo fa lei di sua iniziativa”
Non rispondevamo nessuno dei due, “beh chi cade paga penitenza, se casca Antonio si levano i costumi loro, se casca Michela, tu il costume lei gli facciamo togliere il perizoma o il pezzo di sopra?”
Fui io a dire: “no ragazzi non esageriamo”,
Michela impaurita di dove stavamo andando a parare, scelse il male minore: “il pezzo sopra”
“Naturalmente noi speriamo che perdiate voi, mi capisci Ugo vero?”
Iniziarono a fare sul serio e Michela finì in acqua, prima vollero il mio costume direttamente in acqua, e poi incominciarono ad intonare un ehhhhh con le mani tremolanti a spingere mia moglie a denudarsi, Michela dandoci le spalle: “che vergogna potreste essere i miei figli”
Gavino andando a prendere il reggiseno di mia moglie: “figli non esageriamo, toy boys magari” “adesso girati con le mani dietro la testa”
Michela: “ma così mi vergogno”
Gavino: “Vuoi che vengano Marco e Bertu a farti il solletico”
“Ugo diglielo te che le penitenze si pagano”
Io: “Dai Michela è un gioco, mostrati che poi è ora di rientrare”
Girandosi con gli occhi chiusi per la vergogna, con le braccia in alto il seno di Michela era ancora più perfetto, ed i capezzoli complice la situazione erano sull’attenti, per fortuna ero nell’acqua perché anch’io avevo un’erezione spaziale.
“Michela che tette” “Mamma che belle” “Michela i nostri complimenti, hai un seno meraviglioso” con un applauso che stemperava la tensione.
Adesso una bella foto ricordo, hanno voluto che Michela gli sbloccasse il cellulare e ce l’hanno fatta abbracciati lei in topless, io nudo, per fortuna sempre dalla pancia in giù sotto l’acqua.
Sempre Gavino prese in mano la situazione: “vieni fuori pisellone” effettivamente era ancora barzotto, ma presto la vergogna lo fece ritirare ai minimi termini.
“Adesso facciamo lo schiaffo del soldato, Bertu parti te, Gavino gli reggeva le mani sugli occhi e Bertu si era inginocchiato con la mano sotto da spalla pronto per essere colpito, un suo amico gli dette una sberla sulla mano notevole, ma non indovinò, la mano di Michela sarebbe stata molto riconoscibile, ci volevano mettere lei, andai io per terzo per evitargli l’umiliazione e mi riconobbe subito.
Michela mi disse che mentre ero con gli occhi coperti, questa volta da Antonio, Gavino e Bertu gli avevano fatto segno di silenzio e gli palpavano il seno. Quando mi giravo vedevo lei ridere forzatamente e tutta rossa, con gli occhi mi faceva capire la situazione di disagio. Al secondo schiaffo, per impedire che si togliesse le mani dal seno, Bertù gli reggeva le braccia dietro, in modo che fosse petto in fuori, i ragazzi venivano a turno a palparla, anche questo naturalmente me l’ha raccontato il giorno dopo, io non mi potevo accorgere sul momento.
Dopo quattro o cinque schiaffi non indovinati ho sentito Michela dire: “Ragazzi basta giocare, noi dobbiamo andare” e Gavino dire: “15 minuti e finiamo”.
Lo schiaffo era chiaramente di Michela, ma indicai Antonio, e con mia sorpresa, fecero finta che avevo indovinato, avevano capito che non ci volevo Michela li, infatti lo fecero dare a lei e Antonio subito indovinò.
Michela era impaurita, ma io sapevo che non gli avrebbero fatto del male, si sarebbero divertiti alle nostre spalle e così fu.
Gavino: “Alle Signore non si danno gli schiaffi, ma baci e carezze, Ugo gli tappi tu gli occhi”
Il primo fu Gavino che gli dette un bacio sulle labbra, poi Bertu una carezza sul seno, i capezzoli si rizzarono, poi ancora Bertu un bacio con leccatina di capezzolo, Michela apriva la bocca come a prendere fiato per l’emozione.
Andarono avanti per un po’, fui io che cercavo di stemperare la tensione: “Michela se non indovini chi ti tocca mi fai pensare che ti piaccia, non è che vuoi farmi cornuto”
Bertu mi chiese sfacciatamente: “E’ brava a farti i pompini? O con te ha sempre mal di testa?” e risate, loro si divertivano un mondo.
Vergognandomi dell’erezione, sempre nudo come un verme, dissi: “Michela è la donna della mia vita, mi soddisfa in tutto e per tutto”
Gavino: “Michela sei fortunata ad avere un Uomo così, guarda come ti ama” indicando l’erezione e giù risate.
Poi avvicinandogli all’orecchio di Michela, gli ha detto qualcosa che non abbiamo sentito, lei è diventata paonazza dicendo: “ma, ma qui? Davanti a tutti voi?”
La risposta di Gavino: “si se lo merita, non credi?”
E rivolto a me: “stenditi sull’asciugamano, che arriva il premio per aver giocato con noi”
Non capivo, poi Michela è venuta mi ha baciato appassionatamente prima in bocca poi è scesa sul petto, la pancia e poi finalmente sul pisello, che non aspettava altro, i cinque ragazzi si sono messi intorno, a noi guardandoci da vicino.
La stavano toccando, ma sdraiato non riuscivo a vedere il corpo di Michela solo la testa che si dedicava a me.
Gavino continuava a prenderci in giro: “Ugo mi raccomando non essere troppo rapido che noi siamo in cinque dobbiamo fare i turni qua sotto” e giù risate.
Michela ha sospeso per un attimo il pompino, mi ha guardato con uno sguardo assassino, ha guardato anche Gavino che gli ha detto: ”su fallo felice, non essere egoista”
Sul momento non capivo il senso, poi Michela il giorno dopo mi ha raccontato che gli avevano abbassato lo slip e la masturbavano a turno mentre mi faceva un meraviglio pompino, era venuta prima lei di me.
Poi ci hanno accompagnato alla macchina, mentre si rientrava a piedi, alle mie spalle, chi si leccava le dita, chi faceva il verso del pompino, quando Gavino mi ha detto: “Michela mi ha confessato che vuole trasgredire, tu che ne pensi?”
“Con te farebbe finta che sia una violenza, senza di te si lascerebbe andare, “andate avanti tu con Antonio e Marco e tra cinque minuti di orologio invertite la marcia e vedrai con i tuoi occhi?”
Non ero per niente convinto, ma siamo ripartiti noi davanti e loro dietro, a un certo punto, non c’erano più.
Marco mi prendeva in giro: “che belle corna che ti sono spuntate, vedrai stasera come la trovi calda calda”
Volevo tornare indietro, ma volevano che proseguissi per cinque minuti, poi vedrai con i tuoi occhi.
Poi finalmente siamo tornati indietro ma abbiamo deviato, siamo arrivati da loro venti, forse trenta minuti dopo averli lasciati, sentivo i rumori da distanza, Michela mugolava, e diceva: “piano, piano, mi fai male”
Antonio: “Ugo glielo metti nel culo alla Signora?”
Quando sono arrivato c’era Michela che ansimava “Ah Ah Ah, no li no,” ma era seduta e appena vista sono scoppiati tutti a ridere, mi stavano prendendo per il culo.
C’era una fonte di acqua buonissima dopo aver bevuto tutti e riempito le borracce, sia ripartiti per le auto, avevo accanto i due che prima erano con Michela, mentre mancavano Marco e Antonio.
Gavino a quel punto disse: “ci vediamo alla macchina, torno indietro per controllare che non si siano persi”.
Avevano fatto i turni ad accompagnarmi, ero certo che qualcosa era stata costretta a fare con loro, lontano dal mio sguardo, speravo che solo Gavino si fosse preso delle libertà e magari gli altri avevano guardato, nonostante il lavoro di bocca di Michela ero di nuovo eccitato e anche piuttosto incazzato, mi dava fastidio provare stimolo su qualche prepotenza fatta su Michela.
Quando siamo arrivati alla macchina, abbiamo aspettato gli altri quattro una quindicina di minuti, ci siamo fatti una birra ghiacciata che loro avevano nel loro van. Michela era raggiante e spenta allo stesso tempo, sembrava stanchissima, ma anche sollevata di vedermi.
Mi è corsa incontro abbracciandomi fortissimo, aveva le lacrime agli occhi, poi mi ha dato un bacio in bocca molto molto intenso, aveva però un alito terribile.
“Scusa amore, puzzo come una capra, sono distrutta, non vedo l’ora di essere in camera nostra”
Mentre parlava ripensavo al suo alito, porca miseria, sapeva di cazzo, mi aveva baciato per farmi sentire il sapore di un altro uomo.
Gavino ha tossito in maniera teatrale indicando con l’indice giù.
Michela ha compreso e si è staccata il copricostume riassettandosi:
“Amore ho perso un’altra scommessa mentre tornavamo, hanno voluto guardarmi da dietro questi porcellini”
Lei era davanti a loro, con il copricostume infilato sotto il perizoma, gli hanno ammirato il culo tutto il tempo del viaggio di ritorno.
Sicuramente non avevano solo guardato, volevo sapere tutto, quei minuti erano diventati una tortura.
Poi ci siamo finalmente salutati, prima baciavano e palpavano Michela molto affettuosamente e poi davano il cinque a me, per ultimo Gavino che all’orecchio di Michela gli ha detto qualcosa, ed a me: “tienitela stretta questa donna”.
“Cosa ti ha detto all’orecchio?”
Michela: “Di tenerti sulle spine, di non raccontarti tutto subito”
L’ho guardata come un cagnolino bastonato, stavo morendo dalla curiosità: “Michela ero preoccupato, ho avuto paura che ti facessero del male”
Michela: “Portami in camera, sono sfinita, non sono mai stata così sporca sembro una latrina”
“stasera ti racconto tutto, ma devi promettermi che tra noi niente cambierà”
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