Il ritorno a casa di Laura
di
Massimo FKR
genere
dominazione
Il salotto dell'appartamento di Roma era freddo, illuminato solo dalla luce grigia che filtrava dalle tapparelle abbassate. Le valigie erano ancora ammucchiate vicino all’ingresso e che nessuno dei due aveva il coraggio di spostare per non dichiarare la fine del viaggio e l'inizio della realtà.
Laura si avvicinò al divano dove il fidanzato era seduto, mantenendo un tono calmo, quasi vellutato, che rendeva l'atmosfera strana.
«Inutile negarlo», esordì Laura, sedendosi accanto a lui e incrociando il suo sguardo. «A Taormina non hai mosso un dito per difendermi perché ti piaceva troppo. Ti sei eccitato a vedermi nelle braccia di altri uomini, a guardarmi mentre Karl mi prendeva e l'inglese mi tirava per i capezzoli. Ho visto come mi fissavi, ho sentito il tuo respiro. Ti piace proprio guardarmi mentre gli altri mi usano, vero?».
Il fidanzato scosse la testa, cercando di sottrarsi. «Non metterla così, Laura. Io ti ho assecondato in un tuo desiderio. E tu ci hai preso gusto fin dalla prima sera. Parliamo di quello che hai fatto, sei andata addirittura con una donna, Laura. Ti sei lasciata manipolare da Elin fin dal primo pomeriggio, ti sei spogliata per lei in quella boutique con la cabina aperta davanti alla commessa».
«E a chi hai chiesto di raccontare ogni singolo dettaglio appena sono rientrata in albergo?», replicò lei, con un sorriso sornione. «Eri tu quello disteso sul letto con il laptop, con gli occhi che ti brillavano mentre ti descrivevo la sfrontatezza della svedese e il gioco erotico che ha imbastito al tavolino del bar in mezzo alla folla. Ti sei eccitato al solo pensiero che io fossi vulnerabile ai suoi desideri in pubblico».
«Quello me lo potevo aspettare», ribatté lui, la voce che si faceva più tesa mentre i ricordi riaffioravano. «Ti sei messa in mostra in pubblico in tantissime occasioni. A Roma, in ufficio con i tuoi colleghi, al mare e in vari locali dove siamo andati a giocare. Ricordati come camminavi per Corso Umberto...sapevi perfettamente di avere l'interno cosce umido per l'eccitazione, sapevi che la minigonna era bagnata. Ti piace farti guardare dalla gente e attirare gli sguardi dei passanti.
Ti guardavo, Laura. Ho osservato ogni tuo respiro, ogni contrazione del tuo corpo. Eri forse imbarazzata, sì, ma eri anche più eccitata di quanto tu sia mai stata con me. Ti sei sottomessa ai loro giochi perché quella degradazione ha toccato qualcosa che già ti portavi dentro».
Laura si bloccò per un istante. La precisione con cui lui aveva descritto la sua reazione la fece sentire scoperta. Il suo ragazzo aveva indovinato: la vergogna della punizione del bacile e l'obbligo di bere la propria urina avevano risvegliato le sue fantasie più oscure e innominabili. Ma fu proprio quella consapevolezza a darle una forza nuova. Accorgendosi di cominciare a bagnarsi, suo malgrado, Laura accorciò le distanze e cominciò a baciarlo sul collo, facendo scivolare le mani sotto la sua camicia per accarezzargli il petto. Il fidanzato sussultò per l'immediato risveglio del desiderio.
«Certo che mi piace», sussurrò lei contro la sua pelle, facendolo rabbrividire. «E piace ancora di più a te. Sei un uomo a cui piace mostrare la sua donna nuda in pubblico. Ti saresti potuto opporre quando Elin mi ha ordinato di aprire le gambe per esporre la fica, e invece hai sganciato la tua cintura sotto il loro sguardo per fartelo prendere in bocca. Ti sei goduto ogni istante. Ti sei eccitato quando Elin mi ha sollevato l'abito lungo i glutei e quando mi toccava la fica definendola 'un lago' davanti a tutti voi. Ammettilo. Ti piace che altri mi scopino davanti a te. Ti fa impazzire vedere il mio corpo usato da uomini potenti o più prestanti di te mentre tu resti nell'angolo a guardare».
Il fidanzato aprì la bocca per dire qualcosa, ma la vicinanza del corpo di Laura e le sue parole gli mozzarono il fiato. Le sue mani cercarono quasi di spingerla via, ma le sue dita finirono per stringerla a sé.
«La prossima volta che incontreremo altri», gli sussurrò all'orecchio Laura, continuando a toccarlo con movimenti lenti e deliberati, «tu sarai presente. Ma dovrai solo guardare. Non potrai sfiorarmi, non potrai intervenire. Sarai soltanto un testimone del mio piacere».
Senza dargli il tempo di ribattere, Laura scivolò lentamente dal divano, mettendosi in ginocchio sul pavimento, proprio tra le sue gambe. Con le dita gli aprì i pantaloni, liberando il sesso che aveva già preso vigore, pulsante per l'eccitazione di quel botta e risposta. Cominciò a stimolarlo con la bocca, avvolgendolo con calore, dettando un ritmo lento che tolse all'uomo ogni residua capacità di pensiero lucido.
Il fidanzato curvò la schiena all'indietro, stringendo le dita tra i capelli biondi di Laura, completamente sopraffatto. Dopo qualche istante di stimolazione intensa, Laura si staccò leggermente, lasciandolo scoperto e turgido sotto la luce della stanza, e lo fissò dal basso con uno sguardo carico di malizia.
«E per essere sicura che tu non perda il controllo», disse in un sussurro rauco, sfiorandogli la punta del sesso con la lingua, «ti potrei portare con me facendoti indossare una gabbietta, di quelle che si mettono sul cazzo. Così non potrai godere, non potrai sfogarti in alcun modo mentre gli altri mi possiedono. Anzi, farò di meglio: ti presenterò a tutti come il mio schiavo. Sarai lì solo per servire me e i miei partner, ubbidendo a ogni ordine proprio come ho dovuto fare io a Taormina».
A quell'affermazione, il fidanzato ebbe un sussulto violento. L'accenno alla gabbietta e all'essere usato davanti ad altri uomini colpì il suo orgoglio, provocando una reazione rabbiosa e immediata. Cercò di ritrarre il bacino, le guance infiammate e i pugni serrati sui cuscini del divano.
«Questo scordatelo! Non esagerare, Laura!», reagì duramente lui, con la voce alterata dallo sforzo di riprendere il controllo. «Io non ho alcuna intenzione di subire un'umiliazione del genere davanti a degli estranei. Non mi farò ridurre a uno schiavo in gabbia mentre gli altri ti prendono».
L'uomo respirava affannosamente, con il sesso ancora turgido tra le gambe. Ma dietro quella fiammata di orgoglio e quel tono aggressivo, i suoi occhi tradivano una chiara incertezza. Laura, dal pavimento, lo guardò dal basso in alto con un sorriso sornione. Entrambi sapevano la verità: l'idea di essere intrappolato in quella privazione forzata, ridotto a uno spettatore impotente e sottomesso mentre altri possedevano la sua donna lo stava agitando, ma al tempo stesso alimentava un'eccitazione febbrile, ancora più intensa di quella vissuta a Taormina. Avrebbe fatto qualunque cosa, avrebbe accettato qualsiasi compromesso, pur di non essere escluso dalle esibizioni di Laura.
Laura non si lasciò minimamente scalfire da quella reazione. Il tono duro del fidanzato, anziché allontanarla, sembrò ridefinire i contorni del suo piano, dandole la certezza del controllo che stava esercitando. Sapeva che le sue erano solo parole, un disperato tentativo di difendersi. Senza dire una parola, Laura riaccorciò le distanze e si tese nuovamente in avanti. Con una lentezza deliberata e tormentosa, appoggiò le mani sulle sue cosce, bloccandole con fermezza, e abbassò la testa. Cominciò a leccargli il cazzo con tocchi caldi e regolari della lingua, risalendo e scendendo lungo la pelle sensibile, costringendolo a un sussulto che gli strappò un respiro spezzato. La resistenza dell'uomo si sciolse in pochi istanti, sostituita da un brivido che gli scosse l'intero bacino.
Ma Laura non aveva intenzione di fermarsi alla stimolazione più prevedibile. Sfruttando la posizione e la totale vulnerabilità in cui lo aveva costretto sul bordo del divano, scivolò ancora più in basso. Con gesti fluidi lo fece sollevare leggermente sulle braccia togliendogli pantaloni e mutande. Poi, dopo avergli fatto alzare le gambe spinse la testa tra le sue cosce, andando a stimolare l'ano direttamente con la lingua.
L'impatto di quel contatto così intimo e inaspettato investì il fidanzato come una scarica elettrica. L'uomo inarcò violentemente la schiena contro lo schienale del divano, affondando le dita nel tessuto per non cedere all'intensità dello stimolo. Era la stessa identica posizione in cui lui aveva costretto lei a mettersi tante volte, ma adesso i ruoli erano completamente invertiti. L’imbarazzo di subire quel trattamento si fuse istantaneamente con un piacere viscerale, denso, che gli tolse ogni residuo freno inibitore.
Mentre continuava l'opera con la lingua, Laura allungò la mano destra. Con delicatezza ma senza chiedere il permesso, bagnò la punta del dito indice con i propri fluidi intimi e poi lo spinse lentamente all'interno dell'ano del fidanzato, superando la resistenza dei muscoli tesi.
L'uomo cacciò un gemito profondo. Sentire quel dito penetrarlo, facendosi largo all'interno, stava distruggendo l'ultima barriera del suo orgoglio maschile.
Laura continuò a spingere il dito per qualche istante, godendosi le contrazioni convulse dei muscoli di lui che tentavano disperatamente di opporsi alla penetrazione, poi si staccò lentamente. Si rimise in ginocchio tra le sue gambe, con le labbra lucide e lo sguardo fisso nelle sue pupille dilatate dal desiderio.
«Vedi? Reagisci esattamente come me», gli sussurrò con calma, accarezzandogli il sesso turgido che continuava a pulsare. «Ti spaventa, ma ti fa impazzire. E questo è solo l'inizio. Ti aprirò io stessa, proprio qui, prima di ogni nostra serata. E quando saremo davanti agli altri uomini, sarai così abituato a obbedire che non potrai fare a meno di eseguire ogni mio ordine. Sarai uno schiavetto perfetto per i miei incontri privati».
Il fidanzato rimase immobile, con il respiro corto che gli sollevava il petto in modo affannoso. Guardò Laura dall'alto, vedendo nei suoi occhi la stessa identica spietatezza che aveva adorato in Elin. La prospettiva di essere penetrato da lei, di indossare la gabbietta e di essere esibito come un giocattolo davanti ai futuri partner della sua donna lo imbarazzava al solo pensiero, ma la vertigine erotica che ne derivava era difficilmente arrestabile. Si rendeva conto di non essere più nella posizione di poter dettare condizioni. Sapeva che se avesse detto di no, lei lo avrebbe escluso dalle sue future serate, lasciandolo a casa consumato dalla gelosia.
Laura si protese nuovamente in avanti e ricominciò a stimolarlo con la bocca, avvolgendo il sesso con calore, dettando un ritmo lento e tormentoso. Ma si fermava sistematicamente ogni volta che lui dava evidenti segni che presto avrebbe goduto, lasciandolo sospeso sul baratro del piacere negato.
«Allora accetti? Altrimenti d’ora in poi giocherò da sola».
Dopo molti tentennamenti, alla fine il fidanzato cedette alla proposta di Laura, cercando un ultimo punto di mediazione forzata per proteggere quel briciolo di orgoglio che ancora gli restava.
«Va bene... accetto…», sussurrò l’uomo, lasciando andare l'ultimo briciolo di resistenza mentre le nocche gli si sbiancavano per la tensione. «Indosserò la gabbietta e mi farò scopare da te. Farò quello che vuoi, basta che tu non mi escluda. Voglio esserci. Ma a una condizione, Laura: voglio prima provare quando siamo da soli. Io e te, qui in casa, senza nessun altro. Devo capire cosa si prova, devo abituarmi alla gabbietta prima che ci siano degli estranei a guardare. Non posso farmi vedere così davanti a estranei, anche se forse sarebbe più facile, come lo è stato per te a Taormina».
Laura sospese per un istante ogni movimento. Lo fissò con un sorriso sornione, carico di spietata condiscendenza. Sapeva di aver vinto; quella richiesta di gradualità era la firma definitiva sulla sua resa.
«Mi sembra ragionevole», rispose lei con un tono calmo e rassicurante, quasi materno, che contrastava ferocemente con la natura del loro accordo. Si staccò lentamente da lui e si rimise a sedere sul bordo del divano. «Sono d’accordo, vedrai che ci divertiremo. Faremo le prime prove qui, al sicuro, in modo che tu possa prendere confidenza con il tuo nuovo ruolo. Ma ti conosco fin troppo bene... e sono assolutamente sicura che ti piacerà. La paura che provi adesso si trasformerà nell'eccitazione più potente della tua vita».
Il fidanzato lasciò andare un lungo sospiro di sollievo, appoggiando la testa contro lo schienale del divano, mentre il sesso continuava a pulsare per il piacere bruscamente interrotto. L'influenza psicologica di lei era ormai totale.
Laura gli accarezzò dolcemente la guancia, sigillando il patto con un bacio leggero sulle labbra. «Visto che dobbiamo fare le cose per bene», continuò lei, guardando il computer portatile che era sul tavolino. «Adesso ci metteremo qui sul divano e sceglieremo insieme gli oggetti che dovrò usare sul tuo corpo. Decideremo insieme quale gabbietta comprare e… i giocattoli che userò per scoparti. Sarai tu stesso a ordinarli e poi sono sicura che non vedrai l’ora di usarli».
Laura sorrise, vedendo l'uomo completamente disarmato, sospeso tra il sollievo di non essere escluso e la febbrile attesa di ciò che aveva appena accettato.Ma cambiò idea, non volle concedergli il tempo di ripensarci o di riprendersi; l'accordo era siglato, e per lei era il momento di dimostrargli quanto fosse inevitabile la sua nuova natura.
«Visto che dobbiamo fare le prime prove da soli», sussurrò Laura, riposizionandosi tra le sue gambe aperte sul bordo del divano, «cominceremo adesso. Voglio prepararti a quello che ti aspetta. Proverò a penetrarti con due dita, proprio mentre ti stimolo il cazzo con la lingua. Devi abituarti a lasciarti andare e capire come il tuo corpo reagisce quando il controllo è tutto mio».
Il fidanzato, completamente eccitato e ormai privo di difese, non accennò la minima resistenza. Lasciò fare a Laura, abbandonando la testa contro lo schienale del divano e allargando ancora di più le gambe, in una sottomissione totale che rifletteva fedelmente quella vissuta dalla ragazza a Capo Taormina.
Laura si tese in avanti. Evitando deliberatamente di toccargli con le mani il membro eretto, abbassò la testa e cominciò a eccitarlo sul davanti solo con delle leccate lente alle palle, risalendo e scendendo lungo l’asta. Contemporaneamente, fece scivolare la mano destra in mezzo alle sue natiche. Usando un’abbondante quantità del liquido intimo che continuava a produrre, accostò l'indice e il medio all'ano dell'uomo, che pulsava ancora per la stimolazione precedente. Con un movimento lento ma assolutamente fermo, Laura lo penetrò a fondo. I muscoli dell'uomo si contrassero d'istinto attorno alle due dita, ma lei non si fermò e con la punta dei polpastrelli cominciò a esplorare l’ano fino a trovare la prostata.
L'impatto fu devastante. Il fidanzato all'inizio soffrì: il dolore acuto e la pressione di quella penetrazione gli mozzarono il fiato, costringendolo a stringere i pugni contro i cuscini e a inarcare la schiena nello spasmo di voler sfuggire a quell'intrusione. Ma Laura mantenne la presa ferma, continuando a muovere le dita all'interno con movimenti circolari e ritmici, mentre le sue labbra continuavano a torturargli i testicoli, lasciando l'asta del sesso completamente libera e tesa nel vuoto.
Nel giro di pochi istanti, la sofferenza iniziale si trasformò in qualcosa di completamente diverso. La stimolazione della ghiandola prostatica divenne talmente forte, profonda e intollerabile da irradiare una scarica dritta al suo cervello, azzerando ogni residuo di lucidità. L'uomo cominciò a scuotersi, emettendo gemiti acuti e sconnessi che risuonavano nel salotto grigio. Il piacere meccanico e viscerale generato da quelle due dita che scavavano dentro di lui si fece così intenso da superare qualsiasi sensazione avesse mai provato prima.
Il suo corpo raggiunse il punto di non ritorno. Senza che il pene venisse minimamente toccato, il fidanzato ebbe un orgasmo violento e improvviso, profondo, provocato unicamente dalle dita di lei. Il seme partì a fiotti selvaggi, schizzando sul suo stesso ventre e sul petto, mentre i muscoli anali si contraevano convulsamente attorno alle dita di Laura che continuava a massaggiarlo dall'interno.
L'uomo cacciò un ultimo, profondo grido, per poi crollare completamente esausto sul divano, con il respiro spezzato e le membra scosse da tremiti. Rimase immobile sul divano, con gli occhi semichiusi fissi sul soffitto, avvolto in una sensazione di totale vulnerabilità che non aveva mai sperimentato prima. Ogni difesa era crollata, lasciando spazio a una strana forma di pace, mescolata alla consapevolezza di quanto fosse stato profondo quel piacere a cui nel futuro sarebbe stato difficile rinunciare.
Laura si avvicinò al divano dove il fidanzato era seduto, mantenendo un tono calmo, quasi vellutato, che rendeva l'atmosfera strana.
«Inutile negarlo», esordì Laura, sedendosi accanto a lui e incrociando il suo sguardo. «A Taormina non hai mosso un dito per difendermi perché ti piaceva troppo. Ti sei eccitato a vedermi nelle braccia di altri uomini, a guardarmi mentre Karl mi prendeva e l'inglese mi tirava per i capezzoli. Ho visto come mi fissavi, ho sentito il tuo respiro. Ti piace proprio guardarmi mentre gli altri mi usano, vero?».
Il fidanzato scosse la testa, cercando di sottrarsi. «Non metterla così, Laura. Io ti ho assecondato in un tuo desiderio. E tu ci hai preso gusto fin dalla prima sera. Parliamo di quello che hai fatto, sei andata addirittura con una donna, Laura. Ti sei lasciata manipolare da Elin fin dal primo pomeriggio, ti sei spogliata per lei in quella boutique con la cabina aperta davanti alla commessa».
«E a chi hai chiesto di raccontare ogni singolo dettaglio appena sono rientrata in albergo?», replicò lei, con un sorriso sornione. «Eri tu quello disteso sul letto con il laptop, con gli occhi che ti brillavano mentre ti descrivevo la sfrontatezza della svedese e il gioco erotico che ha imbastito al tavolino del bar in mezzo alla folla. Ti sei eccitato al solo pensiero che io fossi vulnerabile ai suoi desideri in pubblico».
«Quello me lo potevo aspettare», ribatté lui, la voce che si faceva più tesa mentre i ricordi riaffioravano. «Ti sei messa in mostra in pubblico in tantissime occasioni. A Roma, in ufficio con i tuoi colleghi, al mare e in vari locali dove siamo andati a giocare. Ricordati come camminavi per Corso Umberto...sapevi perfettamente di avere l'interno cosce umido per l'eccitazione, sapevi che la minigonna era bagnata. Ti piace farti guardare dalla gente e attirare gli sguardi dei passanti.
Ti guardavo, Laura. Ho osservato ogni tuo respiro, ogni contrazione del tuo corpo. Eri forse imbarazzata, sì, ma eri anche più eccitata di quanto tu sia mai stata con me. Ti sei sottomessa ai loro giochi perché quella degradazione ha toccato qualcosa che già ti portavi dentro».
Laura si bloccò per un istante. La precisione con cui lui aveva descritto la sua reazione la fece sentire scoperta. Il suo ragazzo aveva indovinato: la vergogna della punizione del bacile e l'obbligo di bere la propria urina avevano risvegliato le sue fantasie più oscure e innominabili. Ma fu proprio quella consapevolezza a darle una forza nuova. Accorgendosi di cominciare a bagnarsi, suo malgrado, Laura accorciò le distanze e cominciò a baciarlo sul collo, facendo scivolare le mani sotto la sua camicia per accarezzargli il petto. Il fidanzato sussultò per l'immediato risveglio del desiderio.
«Certo che mi piace», sussurrò lei contro la sua pelle, facendolo rabbrividire. «E piace ancora di più a te. Sei un uomo a cui piace mostrare la sua donna nuda in pubblico. Ti saresti potuto opporre quando Elin mi ha ordinato di aprire le gambe per esporre la fica, e invece hai sganciato la tua cintura sotto il loro sguardo per fartelo prendere in bocca. Ti sei goduto ogni istante. Ti sei eccitato quando Elin mi ha sollevato l'abito lungo i glutei e quando mi toccava la fica definendola 'un lago' davanti a tutti voi. Ammettilo. Ti piace che altri mi scopino davanti a te. Ti fa impazzire vedere il mio corpo usato da uomini potenti o più prestanti di te mentre tu resti nell'angolo a guardare».
Il fidanzato aprì la bocca per dire qualcosa, ma la vicinanza del corpo di Laura e le sue parole gli mozzarono il fiato. Le sue mani cercarono quasi di spingerla via, ma le sue dita finirono per stringerla a sé.
«La prossima volta che incontreremo altri», gli sussurrò all'orecchio Laura, continuando a toccarlo con movimenti lenti e deliberati, «tu sarai presente. Ma dovrai solo guardare. Non potrai sfiorarmi, non potrai intervenire. Sarai soltanto un testimone del mio piacere».
Senza dargli il tempo di ribattere, Laura scivolò lentamente dal divano, mettendosi in ginocchio sul pavimento, proprio tra le sue gambe. Con le dita gli aprì i pantaloni, liberando il sesso che aveva già preso vigore, pulsante per l'eccitazione di quel botta e risposta. Cominciò a stimolarlo con la bocca, avvolgendolo con calore, dettando un ritmo lento che tolse all'uomo ogni residua capacità di pensiero lucido.
Il fidanzato curvò la schiena all'indietro, stringendo le dita tra i capelli biondi di Laura, completamente sopraffatto. Dopo qualche istante di stimolazione intensa, Laura si staccò leggermente, lasciandolo scoperto e turgido sotto la luce della stanza, e lo fissò dal basso con uno sguardo carico di malizia.
«E per essere sicura che tu non perda il controllo», disse in un sussurro rauco, sfiorandogli la punta del sesso con la lingua, «ti potrei portare con me facendoti indossare una gabbietta, di quelle che si mettono sul cazzo. Così non potrai godere, non potrai sfogarti in alcun modo mentre gli altri mi possiedono. Anzi, farò di meglio: ti presenterò a tutti come il mio schiavo. Sarai lì solo per servire me e i miei partner, ubbidendo a ogni ordine proprio come ho dovuto fare io a Taormina».
A quell'affermazione, il fidanzato ebbe un sussulto violento. L'accenno alla gabbietta e all'essere usato davanti ad altri uomini colpì il suo orgoglio, provocando una reazione rabbiosa e immediata. Cercò di ritrarre il bacino, le guance infiammate e i pugni serrati sui cuscini del divano.
«Questo scordatelo! Non esagerare, Laura!», reagì duramente lui, con la voce alterata dallo sforzo di riprendere il controllo. «Io non ho alcuna intenzione di subire un'umiliazione del genere davanti a degli estranei. Non mi farò ridurre a uno schiavo in gabbia mentre gli altri ti prendono».
L'uomo respirava affannosamente, con il sesso ancora turgido tra le gambe. Ma dietro quella fiammata di orgoglio e quel tono aggressivo, i suoi occhi tradivano una chiara incertezza. Laura, dal pavimento, lo guardò dal basso in alto con un sorriso sornione. Entrambi sapevano la verità: l'idea di essere intrappolato in quella privazione forzata, ridotto a uno spettatore impotente e sottomesso mentre altri possedevano la sua donna lo stava agitando, ma al tempo stesso alimentava un'eccitazione febbrile, ancora più intensa di quella vissuta a Taormina. Avrebbe fatto qualunque cosa, avrebbe accettato qualsiasi compromesso, pur di non essere escluso dalle esibizioni di Laura.
Laura non si lasciò minimamente scalfire da quella reazione. Il tono duro del fidanzato, anziché allontanarla, sembrò ridefinire i contorni del suo piano, dandole la certezza del controllo che stava esercitando. Sapeva che le sue erano solo parole, un disperato tentativo di difendersi. Senza dire una parola, Laura riaccorciò le distanze e si tese nuovamente in avanti. Con una lentezza deliberata e tormentosa, appoggiò le mani sulle sue cosce, bloccandole con fermezza, e abbassò la testa. Cominciò a leccargli il cazzo con tocchi caldi e regolari della lingua, risalendo e scendendo lungo la pelle sensibile, costringendolo a un sussulto che gli strappò un respiro spezzato. La resistenza dell'uomo si sciolse in pochi istanti, sostituita da un brivido che gli scosse l'intero bacino.
Ma Laura non aveva intenzione di fermarsi alla stimolazione più prevedibile. Sfruttando la posizione e la totale vulnerabilità in cui lo aveva costretto sul bordo del divano, scivolò ancora più in basso. Con gesti fluidi lo fece sollevare leggermente sulle braccia togliendogli pantaloni e mutande. Poi, dopo avergli fatto alzare le gambe spinse la testa tra le sue cosce, andando a stimolare l'ano direttamente con la lingua.
L'impatto di quel contatto così intimo e inaspettato investì il fidanzato come una scarica elettrica. L'uomo inarcò violentemente la schiena contro lo schienale del divano, affondando le dita nel tessuto per non cedere all'intensità dello stimolo. Era la stessa identica posizione in cui lui aveva costretto lei a mettersi tante volte, ma adesso i ruoli erano completamente invertiti. L’imbarazzo di subire quel trattamento si fuse istantaneamente con un piacere viscerale, denso, che gli tolse ogni residuo freno inibitore.
Mentre continuava l'opera con la lingua, Laura allungò la mano destra. Con delicatezza ma senza chiedere il permesso, bagnò la punta del dito indice con i propri fluidi intimi e poi lo spinse lentamente all'interno dell'ano del fidanzato, superando la resistenza dei muscoli tesi.
L'uomo cacciò un gemito profondo. Sentire quel dito penetrarlo, facendosi largo all'interno, stava distruggendo l'ultima barriera del suo orgoglio maschile.
Laura continuò a spingere il dito per qualche istante, godendosi le contrazioni convulse dei muscoli di lui che tentavano disperatamente di opporsi alla penetrazione, poi si staccò lentamente. Si rimise in ginocchio tra le sue gambe, con le labbra lucide e lo sguardo fisso nelle sue pupille dilatate dal desiderio.
«Vedi? Reagisci esattamente come me», gli sussurrò con calma, accarezzandogli il sesso turgido che continuava a pulsare. «Ti spaventa, ma ti fa impazzire. E questo è solo l'inizio. Ti aprirò io stessa, proprio qui, prima di ogni nostra serata. E quando saremo davanti agli altri uomini, sarai così abituato a obbedire che non potrai fare a meno di eseguire ogni mio ordine. Sarai uno schiavetto perfetto per i miei incontri privati».
Il fidanzato rimase immobile, con il respiro corto che gli sollevava il petto in modo affannoso. Guardò Laura dall'alto, vedendo nei suoi occhi la stessa identica spietatezza che aveva adorato in Elin. La prospettiva di essere penetrato da lei, di indossare la gabbietta e di essere esibito come un giocattolo davanti ai futuri partner della sua donna lo imbarazzava al solo pensiero, ma la vertigine erotica che ne derivava era difficilmente arrestabile. Si rendeva conto di non essere più nella posizione di poter dettare condizioni. Sapeva che se avesse detto di no, lei lo avrebbe escluso dalle sue future serate, lasciandolo a casa consumato dalla gelosia.
Laura si protese nuovamente in avanti e ricominciò a stimolarlo con la bocca, avvolgendo il sesso con calore, dettando un ritmo lento e tormentoso. Ma si fermava sistematicamente ogni volta che lui dava evidenti segni che presto avrebbe goduto, lasciandolo sospeso sul baratro del piacere negato.
«Allora accetti? Altrimenti d’ora in poi giocherò da sola».
Dopo molti tentennamenti, alla fine il fidanzato cedette alla proposta di Laura, cercando un ultimo punto di mediazione forzata per proteggere quel briciolo di orgoglio che ancora gli restava.
«Va bene... accetto…», sussurrò l’uomo, lasciando andare l'ultimo briciolo di resistenza mentre le nocche gli si sbiancavano per la tensione. «Indosserò la gabbietta e mi farò scopare da te. Farò quello che vuoi, basta che tu non mi escluda. Voglio esserci. Ma a una condizione, Laura: voglio prima provare quando siamo da soli. Io e te, qui in casa, senza nessun altro. Devo capire cosa si prova, devo abituarmi alla gabbietta prima che ci siano degli estranei a guardare. Non posso farmi vedere così davanti a estranei, anche se forse sarebbe più facile, come lo è stato per te a Taormina».
Laura sospese per un istante ogni movimento. Lo fissò con un sorriso sornione, carico di spietata condiscendenza. Sapeva di aver vinto; quella richiesta di gradualità era la firma definitiva sulla sua resa.
«Mi sembra ragionevole», rispose lei con un tono calmo e rassicurante, quasi materno, che contrastava ferocemente con la natura del loro accordo. Si staccò lentamente da lui e si rimise a sedere sul bordo del divano. «Sono d’accordo, vedrai che ci divertiremo. Faremo le prime prove qui, al sicuro, in modo che tu possa prendere confidenza con il tuo nuovo ruolo. Ma ti conosco fin troppo bene... e sono assolutamente sicura che ti piacerà. La paura che provi adesso si trasformerà nell'eccitazione più potente della tua vita».
Il fidanzato lasciò andare un lungo sospiro di sollievo, appoggiando la testa contro lo schienale del divano, mentre il sesso continuava a pulsare per il piacere bruscamente interrotto. L'influenza psicologica di lei era ormai totale.
Laura gli accarezzò dolcemente la guancia, sigillando il patto con un bacio leggero sulle labbra. «Visto che dobbiamo fare le cose per bene», continuò lei, guardando il computer portatile che era sul tavolino. «Adesso ci metteremo qui sul divano e sceglieremo insieme gli oggetti che dovrò usare sul tuo corpo. Decideremo insieme quale gabbietta comprare e… i giocattoli che userò per scoparti. Sarai tu stesso a ordinarli e poi sono sicura che non vedrai l’ora di usarli».
Laura sorrise, vedendo l'uomo completamente disarmato, sospeso tra il sollievo di non essere escluso e la febbrile attesa di ciò che aveva appena accettato.Ma cambiò idea, non volle concedergli il tempo di ripensarci o di riprendersi; l'accordo era siglato, e per lei era il momento di dimostrargli quanto fosse inevitabile la sua nuova natura.
«Visto che dobbiamo fare le prime prove da soli», sussurrò Laura, riposizionandosi tra le sue gambe aperte sul bordo del divano, «cominceremo adesso. Voglio prepararti a quello che ti aspetta. Proverò a penetrarti con due dita, proprio mentre ti stimolo il cazzo con la lingua. Devi abituarti a lasciarti andare e capire come il tuo corpo reagisce quando il controllo è tutto mio».
Il fidanzato, completamente eccitato e ormai privo di difese, non accennò la minima resistenza. Lasciò fare a Laura, abbandonando la testa contro lo schienale del divano e allargando ancora di più le gambe, in una sottomissione totale che rifletteva fedelmente quella vissuta dalla ragazza a Capo Taormina.
Laura si tese in avanti. Evitando deliberatamente di toccargli con le mani il membro eretto, abbassò la testa e cominciò a eccitarlo sul davanti solo con delle leccate lente alle palle, risalendo e scendendo lungo l’asta. Contemporaneamente, fece scivolare la mano destra in mezzo alle sue natiche. Usando un’abbondante quantità del liquido intimo che continuava a produrre, accostò l'indice e il medio all'ano dell'uomo, che pulsava ancora per la stimolazione precedente. Con un movimento lento ma assolutamente fermo, Laura lo penetrò a fondo. I muscoli dell'uomo si contrassero d'istinto attorno alle due dita, ma lei non si fermò e con la punta dei polpastrelli cominciò a esplorare l’ano fino a trovare la prostata.
L'impatto fu devastante. Il fidanzato all'inizio soffrì: il dolore acuto e la pressione di quella penetrazione gli mozzarono il fiato, costringendolo a stringere i pugni contro i cuscini e a inarcare la schiena nello spasmo di voler sfuggire a quell'intrusione. Ma Laura mantenne la presa ferma, continuando a muovere le dita all'interno con movimenti circolari e ritmici, mentre le sue labbra continuavano a torturargli i testicoli, lasciando l'asta del sesso completamente libera e tesa nel vuoto.
Nel giro di pochi istanti, la sofferenza iniziale si trasformò in qualcosa di completamente diverso. La stimolazione della ghiandola prostatica divenne talmente forte, profonda e intollerabile da irradiare una scarica dritta al suo cervello, azzerando ogni residuo di lucidità. L'uomo cominciò a scuotersi, emettendo gemiti acuti e sconnessi che risuonavano nel salotto grigio. Il piacere meccanico e viscerale generato da quelle due dita che scavavano dentro di lui si fece così intenso da superare qualsiasi sensazione avesse mai provato prima.
Il suo corpo raggiunse il punto di non ritorno. Senza che il pene venisse minimamente toccato, il fidanzato ebbe un orgasmo violento e improvviso, profondo, provocato unicamente dalle dita di lei. Il seme partì a fiotti selvaggi, schizzando sul suo stesso ventre e sul petto, mentre i muscoli anali si contraevano convulsamente attorno alle dita di Laura che continuava a massaggiarlo dall'interno.
L'uomo cacciò un ultimo, profondo grido, per poi crollare completamente esausto sul divano, con il respiro spezzato e le membra scosse da tremiti. Rimase immobile sul divano, con gli occhi semichiusi fissi sul soffitto, avvolto in una sensazione di totale vulnerabilità che non aveva mai sperimentato prima. Ogni difesa era crollata, lasciando spazio a una strana forma di pace, mescolata alla consapevolezza di quanto fosse stato profondo quel piacere a cui nel futuro sarebbe stato difficile rinunciare.
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