Davide

di
genere
confessioni

Mi piace raccogliere confessioni, fantasie, esperienze dei lettori o da persone con cui sono in contatto e trasformarle in racconti.
Se siete interessati scrivete a caterina0126@libero.it


Mi chiamo Davide, ho diciannove anni, faccio il primo anno di Economia.
Non parlo con quasi nessuno. Le ragazze non mi guardano. Quando mi guardano è per spostarsi o per fare una smorfia. Io le guardo sempre. Poi torno a casa e le scrivo.
Ho un file nascosto. Si chiama solo “note”. Dentro ci sono loro. Nomi inventati, descrizioni, e quello che gli farei. Non è amore. Non è nemmeno solo sesso. È rancore. È il bisogno di ridurle a qualcosa che non possa più ridere, non possa più scegliere, non possa più farmi sentire invisibile.

Lunedì
La prima è quella di Letteratura.
La chiamo Giulia nel file. Bionda, coda alta, maglioncino grigio che le segna il seno, jeans chiari. Oggi rideva con due amiche vicino alle macchinette. Aveva un piccolo brufolo vicino al labbro e lo toccava senza accorgersene. Quando sono passato vicino ha spostato la borsa senza guardarmi.
Nel file scrivo:
Giulia – Letteratura.
Seno medio, culo alto, faccia da brava ragazza.
Fantasia: la porto in uno scantinato con altri tre. La mettono in ginocchio. Uno le usa la bocca mentre gli altri le tengono le mani. Poi la stendono su un tavolo e la scopano a turno. Lei piange ma resta aperta. Alla fine le sparano la sborra sul viso e sui capelli e la lasciano lì. Io guardo. Non la tocco nemmeno. Voglio solo vederla ridotta a quello.
Mi sego.
Vengo in silenzio, i denti stretti, guardando le parole sullo schermo. Dopo mi sento vuoto e più arrabbiato di prima.

Martedì
In mensa c’è Chiara.
Mora, occhiali, magra, seno piccolo. Mangia un’insalata e guarda il telefono. Ha le unghie rosicchiate. Quando si alza vedo che ha un legging nero e il culo piatto ma sodo. Un ragazzo le dice qualcosa e lei sorride. Quel sorriso mi fa male.
Nel file:
Chiara – mensa.
Corpo da ragazzina, faccia seria.
Fantasia: free use in un appartamento. Entra chi vuole. Lei è nuda sul divano e continua a guardare il telefono mentre la scopano. Uno le viene dentro, lei non dice niente, aspetta il successivo. A un certo punto la girano a pecorina e le usano anche il culo. Lei resta zitta. Alla fine è piena e colante e ancora scrolla lo schermo. Io sto in un angolo e mi segno guardandola. Odio quanto sembra indifferente anche mentre la usano.
Mi masturbo pensando al suono bagnato e al fatto che lei non mi guarderebbe nemmeno in faccia. Quando vengo sento solo rabbia.

Mercoledì
La fidanzata di Matteo.
Matteo è del mio corso, parla con tutti, ride sempre. Lei si chiama Sofia per davvero. Castana, seno pieno, fianchi larghi, ride con la testa buttata indietro. Oggi lo stava aspettando fuori dall’aula. Quando lui è uscito lei gli ha messo le braccia al collo e lo ha baciato. Io stavo tre metri più in là con lo zaino. Non mi hanno visto.
Nel file la voce è più lunga.
Sofia – fidanzata di Matteo.
Tette grosse, culo largo, faccia da troia felice.
Fantasia: Matteo è legato a una sedia. Io e altri due la usiamo davanti a lui. Prima la facciamo succhiare. Poi uno la scopa mentre l’altro le tiene la testa. Matteo deve guardare. Lei all’inizio resiste, poi smette. Alla fine la mettiamo a cavalcioni sopra di lui, ancora legato, e la scopiamo mentre lei è costretta a guardarlo in faccia. Le riempiamo la fica e la bocca. Matteo piange o urla. A me non importa. Voglio solo che lei sia ridotta a un buco e che lui non possa fare niente.
Questa volta mi ci vuole di più.
Mi segno piano, rileggendo ogni riga. Quando vengo è quasi doloroso. Dopo chiudo il file in fretta e resto a guardare il muro.

Giovedì
In biblioteca c’è Elena.
Capelli rossi tinti, anelli alle dita, maglia larga che le scende da una spalla. Studia diritto. Ha le ciglia lunghe e si morde il labbro mentre legge. A un certo punto si stira e si vede la pancia chiara e l’ombelico.
Nel file:
Elena – biblioteca.
Pelle chiara, tette medie, aria da alternativa.
Fantasia: la prendo mentre studia. Le chiudo la bocca con una mano, le abbasso i leggings e le entro dentro da dietro senza preavviso. Lei si divincola. Io la tengo ferma e la scopo contro il tavolo. Poi la faccio girare e le sborro in faccia, sugli occhiali, sui libri aperti. Lei resta seduta con la sborra che cola e le pagine macchiate. Io mi rialzo e me ne vado. Non le dico niente. Non voglio che sappia il mio nome.
Mi tocco pensando agli occhiali sporchi e al suo silenzio forzato. Vengo in fretta, quasi con disgusto.

Venerdì
Alla fermata dell’autobus c’è Martina.
Bionda scura, coda bassa, giacca di pelle, minigonna. Sta con un ragazzo più grande. Lui le tiene una mano sul culo mentre parlano. Lei ride e gli appoggia la testa sulla spalla. Quando sale sull’autobus mi passa davanti e sento il suo profumo. Non mi guarda.
Nel file:
Martina – autobus.
Gambe lunghe, culo da minigonna, faccia da fighetta.
Fantasia: la rapisco con altri. La portiamo in un capannone. La spogliamo e la leghiamo con le braccia in alto. La usiamo per ore. Uno dopo l’altro. Bocca, fica, culo. Le facciamo chiedere scusa per essere una troia. Lei all’inizio urla, poi solo geme. Alla fine la lasciamo nuda per terra, piena di sborra, e ce ne andiamo. Il fidanzato non saprà mai dove è stata. Io tornerò a casa e mi segherò di nuovo pensando al suo viso distrutto.
Questa fantasia mi dura di più.
Mi fermo e riparto tre volte. Quando finalmente vengo ho gli occhi umidi di sforzo e di qualcosa che non so nominare.

Sabato
Non esco.
Resto in camera e rileggo tutto il file.
Aggiungo dettagli. Allungo le scene. Rendo tutto più sporco, più lungo, più umiliante.
Giulia viene usata anche da un cane nella mia testa.
Pisciano addosso a Chiara mentre continua a guardare il telefono.
Sofia viene obbligata a ringraziare Matteo mentre la scopano.
Elena viene filmata e il video mandato a tutta la facoltà.
Martina viene venduta per una notte a un gruppo di operai.
Scrivo per ore.
Mi seggo, mi fermo, riscrivo, mi sego di nuovo. Il cazzo mi fa male. La mano mi fa male. La stanza puzza di chiuso e di sborra.
A un certo punto mi fermo.
Rileggo le ultime righe e sento una specie di nausea.
Sono tutte uguali.
Diverse facce, diversi corpi, diversi nomi inventati.
Ma lo schema è sempre lo stesso.
Le prendo.
Le apro.
Le riempio.
Le sporco.
Le riduco a silenzio e buchi.
E io resto a guardare, o a scopare, o a segarmi, pieno di un odio che non va via nemmeno dopo essere venuto.
Nessuna di loro mi ha fatto niente di preciso.
Non mi hanno rifiutato in faccia.
Non mi hanno deriso.
Semplicemente non mi hanno visto.
E io le ho trasformate in carburante.
In pezzi di carne da usare nella testa per farmi venire e per sentirmi meno invisibile per dieci minuti.
Chiudo il file.
Non lo cancello.
Lo chiudo soltanto.
Resto seduto sulla sedia, il cazzo ancora mezzo duro, la mano appiccicosa, e capisco — per un momento solo, chiaro e gelido — che il problema non è Giulia, né Chiara, né Sofia, né Elena, né Martina.
Il problema sono io.
Il modo in cui non so stare al mondo senza volerlo rovinare.
Il modo in cui il mio desiderio è fatto di rancore.
Il modo in cui le ragazze, tutte, sono diventate solo scuse per odiare e per venire.
Fuori dalla finestra si sente una risata di ragazze che passano.
Io non mi alzo a guardare.
Resto fermo.
E per la prima volta da mesi non apro il file.
Non perché sia guarito.
Solo perché, per stasera, ho visto lo schema.
E mi ha fatto schifo
scritto il
2026-10-04
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