Valeria, la mia dolce nipote.
di
Marco_60
genere
incesti
Valeria è mia nipote, una ragazza stupenda, il tipo di ragazza che accende gli istinti quando si mostra: ventitré anni, curve da urlo e uno sguardo da gatta pronta a saltare sulla preda. Figlia di mia sorella. Il padre le garantisce una vita agiata come molte ragazze della sua età, ma per lei non era abbastanza.
Viene spesso da me, l'amico buono per alcune richieste. Mi sono sempre mostrato disponibile, vista la mia solidità economica, essendo anche single.
Tra noi si era instaurato, nel tempo, un rapporto ambiguo e complice. Insomma ero diventato il suo bancomat personale, lo "zio buono" a cui rivolgersi quando le richieste non potevano essere evase dai genitori. E lei, fin da subito, aveva capito esattamente quale fosse le mia vulnerabilità.
All'inizio erano cose innocenti: un maglietta per una festa, una borsa di un brand famoso. Ma il livello delle richieste saliva inesorabilmente, e con esso il prezzo da pagare. Valeria aveva scoperto il mio punto debole, la mia ossessione per il suo corpo giovane e procace, che non avevo mai nascosto di manifestare anche in sua presenza, e aveva imparato a sfruttarlo con maestria da professionista.
La prima volta fu quasi un gioco. Venne a trovarmi un pomeriggio di pioggia, con quel vestitino aderente che le segnava i fianchi in modo indecente. Mi aveva chiesto un prestito per un paio di scarpe, io avevo esitato, e lei, con un sorriso malizioso che le illuminava il viso, si scopri il seno e mi invito a toccarlo.
"Senti che morbido," sussurrò, spingendosi contro di me. "Una toccata per le scarpe, che ne dici zio?"
Le sue tette erano perfette, sode e pesanti nella mia mano, con i capezzoli che si indurivano sotto le mie dita anche attraverso il tessuto. Da quel momento, il gioco si fece più arduo. Ogni richiesta aveva un prezzo fisso, e Valeria diventava sempre più audace nel riscuoterlo.
Passammo rapidamente dalla semplice toccata di seno, che presto diventava un'accarezzata prolungata, ad un palpeggiamento del fondoschiena. Poi avvenne il salto di qualità. Ricordo eravamo sul divano del mio salotto, lei seduta accanto a me con la gonna sollevata fino alle cosce, le mutandine di pizzo nero che lasciavano intravedere la fessura. Mi slacciò i pantaloni e quando il mio cazzo era saltato fuori duro come il marmo, iniziò a masturbarmi. Il passo fu breve quando per 500 euro, che gli serviva per organizzare una vacanza con le amiche, mi fece per la prima volta un pompino con quella abilità di una che sa quello che sta facendo.
Si inginocchiò tra le mie gambe, affondando la testa nel mio inguine, prendendo il mio cazzo già semi-eretto tra le labbra carnose e iniziando a succhiare con una abilità che mi tolse il respiro. La sua lingua girava attorno alla cappella, leccava il frenulo, poi affondava verso il basso, prendendo sempre più dentro, fino a sentire la gola. Gli occhi le si lacrimavano, ma non si fermava, anzi, accelerava, muovendo anche la testa in un ritmo che mi faceva vedere le stelle. Mi accarezzava le palle con l'altra mano, mi guardava negli occhi mentre prendeva fiato. Mi portava sull'orlo del precipizio, poi rallentava, mi torturava con quella bocca finché non accettavo la proposta.
Arrivò il giorno in cui cui andò oltre le mie aspettative. Fu un pomeriggio di fine estate, Valeria arrivò alla mia porta con un'aria diversa, una determinazione negli occhi che non le avevo mai visto. Voleva un motorino, uno di quelli costosi, con il marchio prestigioso che tutte le sue amiche stavano usando per girare la città.
"È diverso questa volta," avevo detto, scuotendo la testa. "Stiamo parlando di migliaia di euro, Valeria. Non è una borsa o un paio di scarpe. E poi un pompino non sarebbe la giusta ricompensa"
"E cosa potrei darti, la figa, non mi sembra il caso" rispose.
"Non lo so, vedi tu."
Aveva insistito per giorni, con quella testardaggine che le era propria, finché un sabato mattina si presentò con un'aria trionfante e una proposta che mi avrebbe cambiato la vita.
"Ho la soluzione," aveva annunciato, appoggiandosi allo stipite della porta.
"Quale soluzione hai trovato?"
Aveva incrociato il mio sguardo, senza battere ciglio. "Se un pompino non basta più, allora ti darò il culo."
Le parole caddero nella stanza come una bomba. Rimasi muto, il cuore che iniziava a martellare nelle tempie. "Dici sul serio?"
"Mai più seria di così," aveva risposto, avvicinandosi e posando una mano sul mio petto. "Il culo per il motorino. Tutto tuo."
Quella notte non chiusi occhio. Le immagini mi assalivano: Mia nipote Valeria nuda, inginocchiata, quelle natiche perfette divaricate per me. Il solo pensiero mi faceva venire duro sotto le lenzuola, toccandomi in un accesso di desiderio che non provavo da anni. Mai avrei osato chiederle una cosa simile, era la figlia di mia sorella, ma il tabù rendeva tutto ancora più eccitante.
Ci rivedemmo qualche giorno dopo, in un caffè appartato. Le chiesi se avesse mai praticato il sesso anale, e lei scosse la testa.
"No, mai. Ma la mia amica Marta mi ha spiegato tutto. Dice che all'inizio fa male, ma che poi usando tanto lubrificante..." facendo una pausa e abbassando lo sguardo sulle mani, "dice che diventa bellissimo, intenso."
"E tu saresti disposta a farlo? Per un motorino?"
Aveva alzato gli occhi, e in quel momento vidi qualcosa di diverso: non solo la mercenaria che barattava il corpo per i beni di lusso, ma anche una ragazza curiosa, eccitata dall'idea di un nuovo confine da superare. "Sarà speciale, te lo prometto."
Anch'io non avevo provato una esperienza simile, per cui mi documentai come uno studente alla vigilia dell'esame. Internet mi insegnò l'importanza della preparazione: clistere, relax, lubrificante a volontà. Le diedi istruzioni precise, e lei le seguì alla lettera, mandandomi un messaggio la sera prima: "Pronta. Mi sento strana, ma eccitata. A domani."
Il venerdì dell'appuntamento arrivò con un'attesa snervante. Quando suonò il campanello, trovai Valeria in tuta e maglietta, niente trucco, i capelli raccolti in una coda disordinata. Voleva essere pratica, ma il risultato era ancora più eccitante: sembrava una ragazza qualunque pronta a essere corrotta.
"Allora," aveva chiesto, appena entrata, "Io sono pronta, e tu?"
"Prontissimo."
"Il culo per il motorino. Affare fatto?" mi ribadì.
"Affare fatto," confermai con impazienza.
Ci spogliammo in silenzio, e fu la prima volta che la vidi mia nipote completamente nuda. Il suo corpo era una meraviglia: seni a pera con capezzoli scuri e già turgidi, vita stretta che si apriva su fianchi generosi, e quel culo... Cazzo! Quel culo.... Due glutei perfetti, sodi, che si muovevano con ritmo naturale mentre camminava verso il letto. Quando si chinò per distendersi, vidi la fessura rosa della figa e, più in alto, l'anello scuro e teso dell'ano, ancora vergine e impaurito.
La feci stendere a pancia in su, le gambe divaricate e sollevate. Preparai tutto: lubrificante a base d'acqua, preservativi, asciugamani. Iniziai a spalmare il gel intorno al suo buco, massaggiando con movimenti circolari, sentendo i muscoli che si contraevano istintivamente.
"Rilassati," sussurrai, "devi lasciarti andare."
Piano piano, un dito iniziò a scivolare dentro. Valeria sussultò, il viso contratto in una smorfia di dolore misto a curiosità. "È strano," ansimò!
"Devi abituarti," risposi, muovendo il dito con cautela, allargando, lubrificando. Quando la sentii rilassarsi, introdussi un secondo dito. Lei emise un gridò, le unghie che affondavano nelle lenzuola. Ci lavorai dentro per minuti interminabili, stirando, preparando, finché non sentii lo sfintere cedere.
"Sei pronta?" chiesi, il cuore che batteva all'impazzata.
"Sì, ma... indossa il preservativo, per favore."
La feci girare sul fianco, sollevando la gamba superiore per esporre completamente il suo ingresso. Indossai il preservativo, anche se la tentazione di non metterlo era fortissima, e lubrificai generosamente l'asta. Mi posizionai dietro di lei, il cazzo duro che premeva contro le sue natiche.
Il primo tentativo fu un fallimento. Appena la cappella premette contro l'ano, Valeria gridò, irrigidendosi. "Aspetta, aspetta zio! Troppo, fa male."
Mi fermai, respirando a fatica, cercando di controllare l'istinto di spingere. "Rilassati, tesoro. Fidati di me."
Tentai di nuovo, questa volta più delicatamento, ma il preservativo creava attrito, rendendo tutto più difficile. In un impulso di follia, lo tolsi di nascosto, sentendo il calore della sua pelle contro la mia punta nuda.
La cosa non passò inosservata, si girò verso di me: "ma ti sei tolto il preservativo, zio?" mi disse a voce alta e un po' arrabbiata.
"Si, mi dava fastidio, ma stai tranquilla, va tutto bene".
Annuì con il volto e poi abbassò il capo.
Questa volta, con più lubrificante e decisione, la cappella oltrepassò lo sfintere. Il grido di Valeria riempì la stanza, un misto di dolore e sorpresa. "Toglilo! Toglilo, zio. Per favore, fa troppo male!"
Mi fermai, completamente immobile. "Respira, Valeria. Respira con me. Lascia che si abitui."
La sentivo irrigidirsi, i muscoli che pulsavano attorno al mio glande in spasmi di dolore. Ma pian piano, sentii che cedevano, che il calore diventava accettazione. Iniziai a masturbarla, trovando il clitoride gonfio e bagnato tra le labbra della figa. Lei sussultò, sorpresa dal contrasto tra il dolore dietro e il piacere davanti.
"Vedi come sei bagnata? Ti piace, lo so che ti piace."
Lei non rispose, ma sentii che si stava rilassando. Quando mi accorsi che la morsa intorno al pene si era allentata, iniziai a spingere, lentamente, millimetro per millimetro, finché non fui completamente dentro, il mio bacino premuto contro le sue natiche.
"Ci sono," ansimai, "sono tutto dentro di te. Tutto il mio cazzo nel tuo culo vergine."
"Mi sento... piena," balbettò lei, con un sorriso stanco ma soddisfatto. "Mi sento così strana, ma... ora non fa più male. Muoviti, dai."
Iniziai a muovermi con colpi lenti, misurati, sentendo la sua carne cedere e stringere alternativamente. La penetrazione diventava sempre più facile, il canale che si adattava alla mia forma. La feci girare a pancia in giù, senza uscire da lei, e il cambio di posizione mi fece sentire ancora più stimolato.
"Come ti senti?" chiesi, mentre il mio corpo pesava su di lei.
"Bene... continua" ansimò lei, girando la testa per cercare il mio sguardo. "Scopami più forte. Voglio sentirti tutto dentro."
Le paole di mia nipote furono come una scintilla. Iniziai a pompare con forza, sentendo le sue natiche che sbattevano contro di me. La presi per le spalle per avere più presa, usando le braccia come leve per tirarla contro ogni spinta. Il letto cigolava, i nostri corpi sbattevano, il sudore ci univa in una massa calda e eccitata.
"Sto per venire," gridò lei all'improvviso, "cazzo, sto per venire!" ribadì.
La sentii contrarsi violentemente, l'ano che mi stringeva in spasmi ritmici che mi portarono all'orlo del piacere. Non resistetti: iniziai a scoparla selvaggiamente, senza pietà, affondando con forza brutale mentre il mio orgasmo montava.
"Valeria, sto venendo anch'io!" urlai, e poi esplosi, spruzzando dentro di lei, riempiendo quel culo vergine con la mia sborra calda, in una serie di colpi convulsi che sembravano non finire mai.
Crollai su di lei, esausto, il cazzo ancora dentro mentre pulsavamo insieme nel post-orgasmo. Eravamo entrambi fradici di sudore, il respiro affannoso, la stanza che odorava di sesso crudo.
Fu lei a rompere il silenzio, con una risatina stanca. "Allora... a quando il motorino?"
"Anche domani, tesoro," risposi, accarezzandole i capelli sudati. "È stata un'esperienza incredibile. E quando vorrai passare al modello superiore, sai dove trovarmi."
Si alzò per andare in bagno, vidi la sborra colare lungo le sue cosce, una visione primitivamente soddisfacente. Quando tornò, si massaggiava delicatamente il fondoschiena.
"Mi brucia un po'," disse, con un'ombra di dolore nel sorriso.
Le presi il viso tra le mani, baciandola con tenerezza. "Tutte le cose preziose hanno un prezzo, cara nipote. E questo motorino te lo sei guadagnato alla grande."
Viene spesso da me, l'amico buono per alcune richieste. Mi sono sempre mostrato disponibile, vista la mia solidità economica, essendo anche single.
Tra noi si era instaurato, nel tempo, un rapporto ambiguo e complice. Insomma ero diventato il suo bancomat personale, lo "zio buono" a cui rivolgersi quando le richieste non potevano essere evase dai genitori. E lei, fin da subito, aveva capito esattamente quale fosse le mia vulnerabilità.
All'inizio erano cose innocenti: un maglietta per una festa, una borsa di un brand famoso. Ma il livello delle richieste saliva inesorabilmente, e con esso il prezzo da pagare. Valeria aveva scoperto il mio punto debole, la mia ossessione per il suo corpo giovane e procace, che non avevo mai nascosto di manifestare anche in sua presenza, e aveva imparato a sfruttarlo con maestria da professionista.
La prima volta fu quasi un gioco. Venne a trovarmi un pomeriggio di pioggia, con quel vestitino aderente che le segnava i fianchi in modo indecente. Mi aveva chiesto un prestito per un paio di scarpe, io avevo esitato, e lei, con un sorriso malizioso che le illuminava il viso, si scopri il seno e mi invito a toccarlo.
"Senti che morbido," sussurrò, spingendosi contro di me. "Una toccata per le scarpe, che ne dici zio?"
Le sue tette erano perfette, sode e pesanti nella mia mano, con i capezzoli che si indurivano sotto le mie dita anche attraverso il tessuto. Da quel momento, il gioco si fece più arduo. Ogni richiesta aveva un prezzo fisso, e Valeria diventava sempre più audace nel riscuoterlo.
Passammo rapidamente dalla semplice toccata di seno, che presto diventava un'accarezzata prolungata, ad un palpeggiamento del fondoschiena. Poi avvenne il salto di qualità. Ricordo eravamo sul divano del mio salotto, lei seduta accanto a me con la gonna sollevata fino alle cosce, le mutandine di pizzo nero che lasciavano intravedere la fessura. Mi slacciò i pantaloni e quando il mio cazzo era saltato fuori duro come il marmo, iniziò a masturbarmi. Il passo fu breve quando per 500 euro, che gli serviva per organizzare una vacanza con le amiche, mi fece per la prima volta un pompino con quella abilità di una che sa quello che sta facendo.
Si inginocchiò tra le mie gambe, affondando la testa nel mio inguine, prendendo il mio cazzo già semi-eretto tra le labbra carnose e iniziando a succhiare con una abilità che mi tolse il respiro. La sua lingua girava attorno alla cappella, leccava il frenulo, poi affondava verso il basso, prendendo sempre più dentro, fino a sentire la gola. Gli occhi le si lacrimavano, ma non si fermava, anzi, accelerava, muovendo anche la testa in un ritmo che mi faceva vedere le stelle. Mi accarezzava le palle con l'altra mano, mi guardava negli occhi mentre prendeva fiato. Mi portava sull'orlo del precipizio, poi rallentava, mi torturava con quella bocca finché non accettavo la proposta.
Arrivò il giorno in cui cui andò oltre le mie aspettative. Fu un pomeriggio di fine estate, Valeria arrivò alla mia porta con un'aria diversa, una determinazione negli occhi che non le avevo mai visto. Voleva un motorino, uno di quelli costosi, con il marchio prestigioso che tutte le sue amiche stavano usando per girare la città.
"È diverso questa volta," avevo detto, scuotendo la testa. "Stiamo parlando di migliaia di euro, Valeria. Non è una borsa o un paio di scarpe. E poi un pompino non sarebbe la giusta ricompensa"
"E cosa potrei darti, la figa, non mi sembra il caso" rispose.
"Non lo so, vedi tu."
Aveva insistito per giorni, con quella testardaggine che le era propria, finché un sabato mattina si presentò con un'aria trionfante e una proposta che mi avrebbe cambiato la vita.
"Ho la soluzione," aveva annunciato, appoggiandosi allo stipite della porta.
"Quale soluzione hai trovato?"
Aveva incrociato il mio sguardo, senza battere ciglio. "Se un pompino non basta più, allora ti darò il culo."
Le parole caddero nella stanza come una bomba. Rimasi muto, il cuore che iniziava a martellare nelle tempie. "Dici sul serio?"
"Mai più seria di così," aveva risposto, avvicinandosi e posando una mano sul mio petto. "Il culo per il motorino. Tutto tuo."
Quella notte non chiusi occhio. Le immagini mi assalivano: Mia nipote Valeria nuda, inginocchiata, quelle natiche perfette divaricate per me. Il solo pensiero mi faceva venire duro sotto le lenzuola, toccandomi in un accesso di desiderio che non provavo da anni. Mai avrei osato chiederle una cosa simile, era la figlia di mia sorella, ma il tabù rendeva tutto ancora più eccitante.
Ci rivedemmo qualche giorno dopo, in un caffè appartato. Le chiesi se avesse mai praticato il sesso anale, e lei scosse la testa.
"No, mai. Ma la mia amica Marta mi ha spiegato tutto. Dice che all'inizio fa male, ma che poi usando tanto lubrificante..." facendo una pausa e abbassando lo sguardo sulle mani, "dice che diventa bellissimo, intenso."
"E tu saresti disposta a farlo? Per un motorino?"
Aveva alzato gli occhi, e in quel momento vidi qualcosa di diverso: non solo la mercenaria che barattava il corpo per i beni di lusso, ma anche una ragazza curiosa, eccitata dall'idea di un nuovo confine da superare. "Sarà speciale, te lo prometto."
Anch'io non avevo provato una esperienza simile, per cui mi documentai come uno studente alla vigilia dell'esame. Internet mi insegnò l'importanza della preparazione: clistere, relax, lubrificante a volontà. Le diedi istruzioni precise, e lei le seguì alla lettera, mandandomi un messaggio la sera prima: "Pronta. Mi sento strana, ma eccitata. A domani."
Il venerdì dell'appuntamento arrivò con un'attesa snervante. Quando suonò il campanello, trovai Valeria in tuta e maglietta, niente trucco, i capelli raccolti in una coda disordinata. Voleva essere pratica, ma il risultato era ancora più eccitante: sembrava una ragazza qualunque pronta a essere corrotta.
"Allora," aveva chiesto, appena entrata, "Io sono pronta, e tu?"
"Prontissimo."
"Il culo per il motorino. Affare fatto?" mi ribadì.
"Affare fatto," confermai con impazienza.
Ci spogliammo in silenzio, e fu la prima volta che la vidi mia nipote completamente nuda. Il suo corpo era una meraviglia: seni a pera con capezzoli scuri e già turgidi, vita stretta che si apriva su fianchi generosi, e quel culo... Cazzo! Quel culo.... Due glutei perfetti, sodi, che si muovevano con ritmo naturale mentre camminava verso il letto. Quando si chinò per distendersi, vidi la fessura rosa della figa e, più in alto, l'anello scuro e teso dell'ano, ancora vergine e impaurito.
La feci stendere a pancia in su, le gambe divaricate e sollevate. Preparai tutto: lubrificante a base d'acqua, preservativi, asciugamani. Iniziai a spalmare il gel intorno al suo buco, massaggiando con movimenti circolari, sentendo i muscoli che si contraevano istintivamente.
"Rilassati," sussurrai, "devi lasciarti andare."
Piano piano, un dito iniziò a scivolare dentro. Valeria sussultò, il viso contratto in una smorfia di dolore misto a curiosità. "È strano," ansimò!
"Devi abituarti," risposi, muovendo il dito con cautela, allargando, lubrificando. Quando la sentii rilassarsi, introdussi un secondo dito. Lei emise un gridò, le unghie che affondavano nelle lenzuola. Ci lavorai dentro per minuti interminabili, stirando, preparando, finché non sentii lo sfintere cedere.
"Sei pronta?" chiesi, il cuore che batteva all'impazzata.
"Sì, ma... indossa il preservativo, per favore."
La feci girare sul fianco, sollevando la gamba superiore per esporre completamente il suo ingresso. Indossai il preservativo, anche se la tentazione di non metterlo era fortissima, e lubrificai generosamente l'asta. Mi posizionai dietro di lei, il cazzo duro che premeva contro le sue natiche.
Il primo tentativo fu un fallimento. Appena la cappella premette contro l'ano, Valeria gridò, irrigidendosi. "Aspetta, aspetta zio! Troppo, fa male."
Mi fermai, respirando a fatica, cercando di controllare l'istinto di spingere. "Rilassati, tesoro. Fidati di me."
Tentai di nuovo, questa volta più delicatamento, ma il preservativo creava attrito, rendendo tutto più difficile. In un impulso di follia, lo tolsi di nascosto, sentendo il calore della sua pelle contro la mia punta nuda.
La cosa non passò inosservata, si girò verso di me: "ma ti sei tolto il preservativo, zio?" mi disse a voce alta e un po' arrabbiata.
"Si, mi dava fastidio, ma stai tranquilla, va tutto bene".
Annuì con il volto e poi abbassò il capo.
Questa volta, con più lubrificante e decisione, la cappella oltrepassò lo sfintere. Il grido di Valeria riempì la stanza, un misto di dolore e sorpresa. "Toglilo! Toglilo, zio. Per favore, fa troppo male!"
Mi fermai, completamente immobile. "Respira, Valeria. Respira con me. Lascia che si abitui."
La sentivo irrigidirsi, i muscoli che pulsavano attorno al mio glande in spasmi di dolore. Ma pian piano, sentii che cedevano, che il calore diventava accettazione. Iniziai a masturbarla, trovando il clitoride gonfio e bagnato tra le labbra della figa. Lei sussultò, sorpresa dal contrasto tra il dolore dietro e il piacere davanti.
"Vedi come sei bagnata? Ti piace, lo so che ti piace."
Lei non rispose, ma sentii che si stava rilassando. Quando mi accorsi che la morsa intorno al pene si era allentata, iniziai a spingere, lentamente, millimetro per millimetro, finché non fui completamente dentro, il mio bacino premuto contro le sue natiche.
"Ci sono," ansimai, "sono tutto dentro di te. Tutto il mio cazzo nel tuo culo vergine."
"Mi sento... piena," balbettò lei, con un sorriso stanco ma soddisfatto. "Mi sento così strana, ma... ora non fa più male. Muoviti, dai."
Iniziai a muovermi con colpi lenti, misurati, sentendo la sua carne cedere e stringere alternativamente. La penetrazione diventava sempre più facile, il canale che si adattava alla mia forma. La feci girare a pancia in giù, senza uscire da lei, e il cambio di posizione mi fece sentire ancora più stimolato.
"Come ti senti?" chiesi, mentre il mio corpo pesava su di lei.
"Bene... continua" ansimò lei, girando la testa per cercare il mio sguardo. "Scopami più forte. Voglio sentirti tutto dentro."
Le paole di mia nipote furono come una scintilla. Iniziai a pompare con forza, sentendo le sue natiche che sbattevano contro di me. La presi per le spalle per avere più presa, usando le braccia come leve per tirarla contro ogni spinta. Il letto cigolava, i nostri corpi sbattevano, il sudore ci univa in una massa calda e eccitata.
"Sto per venire," gridò lei all'improvviso, "cazzo, sto per venire!" ribadì.
La sentii contrarsi violentemente, l'ano che mi stringeva in spasmi ritmici che mi portarono all'orlo del piacere. Non resistetti: iniziai a scoparla selvaggiamente, senza pietà, affondando con forza brutale mentre il mio orgasmo montava.
"Valeria, sto venendo anch'io!" urlai, e poi esplosi, spruzzando dentro di lei, riempiendo quel culo vergine con la mia sborra calda, in una serie di colpi convulsi che sembravano non finire mai.
Crollai su di lei, esausto, il cazzo ancora dentro mentre pulsavamo insieme nel post-orgasmo. Eravamo entrambi fradici di sudore, il respiro affannoso, la stanza che odorava di sesso crudo.
Fu lei a rompere il silenzio, con una risatina stanca. "Allora... a quando il motorino?"
"Anche domani, tesoro," risposi, accarezzandole i capelli sudati. "È stata un'esperienza incredibile. E quando vorrai passare al modello superiore, sai dove trovarmi."
Si alzò per andare in bagno, vidi la sborra colare lungo le sue cosce, una visione primitivamente soddisfacente. Quando tornò, si massaggiava delicatamente il fondoschiena.
"Mi brucia un po'," disse, con un'ombra di dolore nel sorriso.
Le presi il viso tra le mani, baciandola con tenerezza. "Tutte le cose preziose hanno un prezzo, cara nipote. E questo motorino te lo sei guadagnato alla grande."
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