Clienti speciali.
di
Dirsto
genere
feticismo
Sono un po’ avanti negli anni, ma ho sempre un buon giro di clienti, affezionati e, a volte, strani. Questi ultimi vengono da me perché io li prendo per come sono e mi dò da fare per farli divertire come piace a loro. A volte non è facile. Giudicate voi.
Pierino, sui trent’anni, viene da me per fare il bambino. Mi saluta con
- Ciao, mammina. Come sei bella! Ho fame, mi dai un po’ di latte? E si attacca alle mie mammelle come un vitellino a quelle della vacca; succhia, ci dà dei colpetti; mi tocca e mi accarezza. Poi è il momento del pannolino (pannolone, in realtà): lo spoglio, lo stendo sul letto, gli do un bacio sul cazzo e poi gli metto il borotalco; lo giro, gli tocco con delicatezza il buco del culo e anche qui borotalco. Poi il pannolino. Lui si gira, lo devo massaggiare sulla schiena, le gambe, il collo; gli devo leccare le labbra e poi, dopo n poco,
- Mamma, bambino pipì e popò. Lo accompagno in bagno, gli tolgo il pannolino, lui verifica la produzione, odora. E’ il momento del bagnetto, con tanta schiuma profumata. Lo asciugo, si riveste e se ne va col suo pannolino in un sacchetto: ne fa la collezione. Tutto qui!
Si fa chiamare Spaccavacche, un tipo sui sessanta. Le vacche sono le donne, io in questo caso. E lui le vuole spaccare. Mi faccio trovare in mutandine, reggiseno e vestaglia, vecchie e stracciate dalla visite precedenti di Spaccavacche. Appena entrato con un braccio spinge il mio bacino contro il suo cazzo e con l’altro braccio tira la mia testa sulla sua bocca. La sua lingua mi esplora, mi sbava, lecca e dice parolacce e insulti al mio indirizzo. Con violenza mi toglie la vestaglia e strappa via il reggiseno: mi stringe le tette con le sue manone, le strizza, succhia, morde, le mangia; poi le mani scendono verso il culo e la fica. Le mutandine le toglie con più facilità e, a volte, me le ficca su per la fica o il culo. Mi butta per terra, si spoglia, mi allarga le gambe e con forza e violenza infila il cazzo nella fica, fino alle palle mentre mi stringe il collo fino a farmi mancare il respiro. Mi gira, mi appoggia al letto e infila il cazzo, un cazzo particolare: con la cappella a punta, poi un rigonfiamento e poi si rimpicciolisce. Quando è dentro al mio culo, per questo rigonfiamento fa quasi fatica a scoparmi ma ci dà con impegno fino a che non sente odore di merda: quando viene lui non mi devo fare i clisteri di pulizia. Mi ributta a terra, mi mette il cazzo in bocca con tutto quello che ha sopra, a volte gli vomito sul cazzo. Mi riempie di sborra. Questo lo calma. Sporco o pulito, si riveste, mi accarezza il viso, un bacio in fronto e mi dice: Alla prossima, amore dolce.
Pierino, sui trent’anni, viene da me per fare il bambino. Mi saluta con
- Ciao, mammina. Come sei bella! Ho fame, mi dai un po’ di latte? E si attacca alle mie mammelle come un vitellino a quelle della vacca; succhia, ci dà dei colpetti; mi tocca e mi accarezza. Poi è il momento del pannolino (pannolone, in realtà): lo spoglio, lo stendo sul letto, gli do un bacio sul cazzo e poi gli metto il borotalco; lo giro, gli tocco con delicatezza il buco del culo e anche qui borotalco. Poi il pannolino. Lui si gira, lo devo massaggiare sulla schiena, le gambe, il collo; gli devo leccare le labbra e poi, dopo n poco,
- Mamma, bambino pipì e popò. Lo accompagno in bagno, gli tolgo il pannolino, lui verifica la produzione, odora. E’ il momento del bagnetto, con tanta schiuma profumata. Lo asciugo, si riveste e se ne va col suo pannolino in un sacchetto: ne fa la collezione. Tutto qui!
Si fa chiamare Spaccavacche, un tipo sui sessanta. Le vacche sono le donne, io in questo caso. E lui le vuole spaccare. Mi faccio trovare in mutandine, reggiseno e vestaglia, vecchie e stracciate dalla visite precedenti di Spaccavacche. Appena entrato con un braccio spinge il mio bacino contro il suo cazzo e con l’altro braccio tira la mia testa sulla sua bocca. La sua lingua mi esplora, mi sbava, lecca e dice parolacce e insulti al mio indirizzo. Con violenza mi toglie la vestaglia e strappa via il reggiseno: mi stringe le tette con le sue manone, le strizza, succhia, morde, le mangia; poi le mani scendono verso il culo e la fica. Le mutandine le toglie con più facilità e, a volte, me le ficca su per la fica o il culo. Mi butta per terra, si spoglia, mi allarga le gambe e con forza e violenza infila il cazzo nella fica, fino alle palle mentre mi stringe il collo fino a farmi mancare il respiro. Mi gira, mi appoggia al letto e infila il cazzo, un cazzo particolare: con la cappella a punta, poi un rigonfiamento e poi si rimpicciolisce. Quando è dentro al mio culo, per questo rigonfiamento fa quasi fatica a scoparmi ma ci dà con impegno fino a che non sente odore di merda: quando viene lui non mi devo fare i clisteri di pulizia. Mi ributta a terra, mi mette il cazzo in bocca con tutto quello che ha sopra, a volte gli vomito sul cazzo. Mi riempie di sborra. Questo lo calma. Sporco o pulito, si riveste, mi accarezza il viso, un bacio in fronto e mi dice: Alla prossima, amore dolce.
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