La trasferta, al Club Privé.
di
Dirsto
genere
gay
E’ la prima volta che vado in trasferta di lavoro con Luca. Siamo ambedue sui trent’anni. La ditta, per risparmiare, ci mette nella stessa camera. La prima sera, io sono piuttosto imbarazzato a spogliarmi; Luca invece sembra compiaciuto: fisico palestrato al punto giusto e un paio di mutande che io definisco ‘fuori serie’ che tengono il cazzo solo quando è moscio; ora che è a mezz’asta, è coperto solo perché è messo di traverso. Col passare dei giorni i rapporti si fanno più fluidi. Siccome la domenica non lavoriamo, il sabato sera mi fa:
- Ci verresti con me in un Club Privé per soli uomini? Sono sorpreso e perplesso perché non ci sono mai stato, ma le palle erano piene di sborra e la curiosità era tanta.
- Ok, ma mi devi dare qualche dritta. E così, con solo pantaloni, t-shirt e scarpe entriamo nel locale. Luci soffuse, prevalenza del colore rosso, una cinquantina di persone. Ci sediamo su un divanetto e ci guardiamo attorno. Diverse persone sono sulla pista da centrale; alcune sono chiaramente dei travestiti e altri sono nudi. Guardo il mio collega e vedo che il suo cazzo spinge contro i pantaloni.
- Guarda quella che balla da sola: che schianto! Mi indica un travestito veramente da urlo sotto ogni profilo; il body aderentissimo le disegna un cazzo poderoso. Luca si spoglia rapidamente e va in pista a ballare con questa. I loro corpi sembrano incollati e i bacini si sincronizzano nei tipici movimenti della scopata. Dopo cinque minuti ritorna a sedersi e mi fa:
- Le ho sborrato addosso; ma hai visto che tipo? Che altro potevo fare? Si asciuga il cazzo con un fazzolettino e si rilassa. Io non ho la sua intraprendenza e ogni tanto mi passo la mano sulla patta fino a che un signore, elegante, sulla sessantina, si avvicina e mi chiede se si può sedere.
- Certo, si accomodi, gli rispondo con una sorriso. Cominciamo a parlare del più e del meno poi lui mi fa:
- Vedo che sei in tiro o mi sbaglio?
- Non ti sbagli, visto l’ambiente stimolante.
- Posso dare un’occhiata? Il mio cazzo si indurisce al massimo.
- Come vuoi, gli dico. Mi abbassa i pantaloni, prende in bocca il cazzo, comincia a lavorarlo mentre una mano va sulle palle e l’altra strizza i capezzoli. Sono sensazioni piacevoli e mi sento a mio agio. A un certo punto l’amico si alza, si spoglia e mi fa:
- Penso che sia il tuo momento, sono pronto ad essere la tua puttana, aperta a tutte le tue iniziative, più sporche sono e meglio è. Mi spoglio anch’io e l’amico ammira con piacere il mio fisico. Io non voglio fare la figura dell’affamato e comincio a baciarlo, mordicchiargli le orecchie e i capezzoli. Lo giro e mi dedico al buco del culo, il mio spot preferito: è leggermente peloso, ben fatto. Lecco, infilo un dito, due, lo allargo un poco, ci metto un po’ di saliva e poi infilo il cazzo e lo spingo dentro fino alle palle. L’amico mostra di gradire posizionandosi meglio per poter godere dei miei colpi. Non so se siamo gli unici che si stanno scopando, ma attorno a noi si raccolgono alcuni spettatori che non si limitano a guardare. Uno mi sborra tra le chiappe; un altro mette il suo cazzo in bocca al mio amico; un terzo si infila sotto a prendere in bocca il cazzo che penzolava; un travestito sculetta per incitarci. Sono come mosche su una goccia di miele. La mia sborrata dà inizio alla processione degli amanti della sborra che non vogliono perdere l’occasione di questo cocktail. Riprendono poi le inculate: questo poveretto farà fatica a sedersi per un bel po’.
Tornando in albergo, il mio collega mi fa:
- Ti è piaciuto il Club Privé?
- Ci prenotiamo per sabato prossimo?
- Ci verresti con me in un Club Privé per soli uomini? Sono sorpreso e perplesso perché non ci sono mai stato, ma le palle erano piene di sborra e la curiosità era tanta.
- Ok, ma mi devi dare qualche dritta. E così, con solo pantaloni, t-shirt e scarpe entriamo nel locale. Luci soffuse, prevalenza del colore rosso, una cinquantina di persone. Ci sediamo su un divanetto e ci guardiamo attorno. Diverse persone sono sulla pista da centrale; alcune sono chiaramente dei travestiti e altri sono nudi. Guardo il mio collega e vedo che il suo cazzo spinge contro i pantaloni.
- Guarda quella che balla da sola: che schianto! Mi indica un travestito veramente da urlo sotto ogni profilo; il body aderentissimo le disegna un cazzo poderoso. Luca si spoglia rapidamente e va in pista a ballare con questa. I loro corpi sembrano incollati e i bacini si sincronizzano nei tipici movimenti della scopata. Dopo cinque minuti ritorna a sedersi e mi fa:
- Le ho sborrato addosso; ma hai visto che tipo? Che altro potevo fare? Si asciuga il cazzo con un fazzolettino e si rilassa. Io non ho la sua intraprendenza e ogni tanto mi passo la mano sulla patta fino a che un signore, elegante, sulla sessantina, si avvicina e mi chiede se si può sedere.
- Certo, si accomodi, gli rispondo con una sorriso. Cominciamo a parlare del più e del meno poi lui mi fa:
- Vedo che sei in tiro o mi sbaglio?
- Non ti sbagli, visto l’ambiente stimolante.
- Posso dare un’occhiata? Il mio cazzo si indurisce al massimo.
- Come vuoi, gli dico. Mi abbassa i pantaloni, prende in bocca il cazzo, comincia a lavorarlo mentre una mano va sulle palle e l’altra strizza i capezzoli. Sono sensazioni piacevoli e mi sento a mio agio. A un certo punto l’amico si alza, si spoglia e mi fa:
- Penso che sia il tuo momento, sono pronto ad essere la tua puttana, aperta a tutte le tue iniziative, più sporche sono e meglio è. Mi spoglio anch’io e l’amico ammira con piacere il mio fisico. Io non voglio fare la figura dell’affamato e comincio a baciarlo, mordicchiargli le orecchie e i capezzoli. Lo giro e mi dedico al buco del culo, il mio spot preferito: è leggermente peloso, ben fatto. Lecco, infilo un dito, due, lo allargo un poco, ci metto un po’ di saliva e poi infilo il cazzo e lo spingo dentro fino alle palle. L’amico mostra di gradire posizionandosi meglio per poter godere dei miei colpi. Non so se siamo gli unici che si stanno scopando, ma attorno a noi si raccolgono alcuni spettatori che non si limitano a guardare. Uno mi sborra tra le chiappe; un altro mette il suo cazzo in bocca al mio amico; un terzo si infila sotto a prendere in bocca il cazzo che penzolava; un travestito sculetta per incitarci. Sono come mosche su una goccia di miele. La mia sborrata dà inizio alla processione degli amanti della sborra che non vogliono perdere l’occasione di questo cocktail. Riprendono poi le inculate: questo poveretto farà fatica a sedersi per un bel po’.
Tornando in albergo, il mio collega mi fa:
- Ti è piaciuto il Club Privé?
- Ci prenotiamo per sabato prossimo?
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