Due fratelli così diversi

di
genere
etero

Benedetto detto Ben è mio padre un quarantenne corpulento, pacioso, affabile, fisicamente non è un top anzi volendo essere esagerati è un flop.
Alto è alto per essere un metro e novanta, il suo comportamento è quello di un ingobbito con una pancia prominente, tutto casa e famiglia, la moglie, mia madre, è una donna “bonazza” che si sta appassendo, vorrebbe che il marito la sbattesse sul letto e la montasse tanto da lasciarla svuotata ma questo non succede.
Dopo venti cinque anni di matrimonio Erminia vuole uno shock anzi lo pretende, vivere per i figli non la soddisfa più perché io ,Arturo, sono ormai è un bel ragazzone prossimo a compiere i venti anni completamente diverso da mio padre, mia sorella Vittoria è già irrequieta e smaniosa.
Nel gruppo degli amici sono un emergente, se c’è da menare le mani non mi tiro indietro, riesco più a darle che a prenderle, sempre pronto a tappare qualsiasi buco purché mi facciano godere ma sono anche bravo a dare piacere.
Per questo sono già richiesto dalle “milf”, da uomini che occultamente cercano i giovani molto “ben dotati...” e modestamente valgo.
Mia madre mi dice sempre che non sono figlio di Ben ma di quello sciagurato dello zio Aurelio.
Aurelio effettivamente conferma il giudizio della cognata.
Aurelio un segaligno, dal carattere attaccabrighe, a confronto di me più le prende che le dà.
Di questo Aurelio se ne erano perse le tracce quando poco più che ventenne se ne andò in giro per il mondo in cerca di fortuna e casini.
La settimana scorsa nel cuore della notte Aurelio si presenta a casa di Ben, a mezzogiorno mio padre lo sbatte fuori dalla sua casa, gli dà le chiavi di un monolocale fatiscente di proprietà dei loro genitori.
Aurelio nonostante tutto continua a bazzicare la casa del fratello ben accolto da noi nipoti e dalla cognata, mette tutti i parenti al corrente del suo passato burrascoso tra galere e fughe, ha comunque un buon gruzzolo di soldi.
-B: Aurelio voglio sapere i tuoi programmi, nella mia casa non sei gradito, ti avverto e ti richiamo alla tua memoria le tante bastonate che ti rifilai quella volta che ti portai al pronto soccorso, questa volta se metti subbuglio nella mia famiglia ti lascio a terra senza pronto soccorso. hai recepito il consiglio?
-A: OK! Ben sei stato chiaro e conciso se lo farai ti ammirerò.
Sono passati due mesi e zio Aurelio non bazzica più nella nostra casa e anche io non lo sopporto più.
L’occasione però si presenta quando papà va per un mese in trasferta di lavoro.
Aurelio si presenta dalla cognata e le chiede la cortesia di mettere un po’ d’ordine nel buco dove vive; Erminia va a sistemare il buco due volte a settimana.
Un giorno Erminia era in casa di Aurelio il quale di soppiatto la prende alle spalle, tira su la gonna le strappa lo slip.
-A: Erminia non fare la stupida e non raccontarmi palle a te manca la mazza per farti tornare quella bonazza di una volta.
Detto fatto le mette tra le cosce il pesciolone già duro se la scopa senza nessuna reazione di lei, passa alla figa con un semplice mugolio della cognata.
Erminia è rifiorita non passa giorno che non si fa montare dal cognato il quale ormai pretende dalla cognata più collaborazione nelle scopate.
Finalmente Erminia si sente euforica Aurelio è un vero mandrillo, più gli dà, più vuole d’altronde si era già fatta montare focosamente prima che il cognato sparisse.
Dopo poche settimane rimase incinta di Arturo.
Erminia non nasconde la relazione con Aurelio anch’io me ne sono accorto, affronto mia madre animalescamente
-A: non ti vergogni di tradire nostro padre? Sei una troia.
La spinge sul divano con intenzione di scoparsi la madre la quale reagisce come una belva, mi alzo dal corpo di Erminia mi masturbo per coprirla di sperma.
-A: mi hai sputato fuori dal tuo utero ma non sei più mai madre.
Nello stesso giorno vado a trovare lo zio che sta stravaccato sul letto lo sollevo di peso e comincio a pestarlo con continuità e brutalità.
-A: quello che deve fare mio padre te lo sto facendo io
-Au: non puoi toccarmi bastardo! tu non sai un cazzo.
- A: non mi interessa niente -riprendo a bastonarlo- mi fermo quando mi accorgo che potrei ammazzarlo.
Adesso prendi le tue cose a sparisci, se domani sarai ancora qui t’ammazzo.
Aurelio atterrito fa il bagaglio e sparisce.
Ben rientrato trova tutto sotto sopra chiede spiegazioni ma non glie ne danno.
Mi sono trovato un lavoro lontano faccio i bagagli e parto.
È dura iniziare e vivere da solo.
Di giorno sono un dipendente bravo attento, meticoloso, ben voluto da tutto il reparto, voglio dare una svolta alla mia situazione economica scarsa, non mi faccio scrupoli: farò quello che facevo da ragazzo al paese, senza rischiare la galera faccio salire l’attivo del conto in banca.
Non mi manca niente so di essere un toro da monta e che toro, so di essere fisicato in più tra le gambe la misura è oversize, sono resistente fin da ragazzo, la masturbazione giornaliera era una cosa normale a volte anche due, adesso metto a frutto queste mie qualità.
Rapidamente la mia situazione economica è molto migliorata, il mio giro funziona, non sono un ingordo basta
una prestazione a sera, cerco di selezionare la clientela, preferisco le donne ma gli uomini sono necessari mi danno soddisfazioni migliori economicamente.
Fare sesso con l’uomo è meno stressante che con le donne le quali essendo alla pari hanno pretese, all’uomo basta dare qualche cosina in più non richiesta che ti portano in cielo, la mia agenda non è affollata chi entra scaccia chi c’è.
Rita una cinquantenne che sembra una trentenne e poco più, è la mia migliore richiedente ma è ingorda, l’altra sera mi ha chiamato
-R:“meu garanhão” mi manchi lo sai,
-A: Você gostaria de um fim de semana
-R: Adesso no?
-A: NO! Prendere o lasciare
-R: crudele, va bene ma voglio il meglio da te
-A: tu chiedi io do, tu dai io do.
Ho lasciato la casa, ho lasciato gli affetti verso tutti ma non per il mio dolcissimo padre, un giorno mi dirà tutto quello che non so.
Sembra che abbia ingranato l’autostrada ma qualche granello di polvere c’è.
Stella di nome e di fatto è la figlia di un capo reparto, per lei sento qualche sentimento, mi fa pulsare forte le palle e questo mi spaventa.
Fare coppia con lei significa smantellare tutto, vale la pena mollare ora che il conto in banca veleggia? Quando le radici della mia vita saranno attecchite mando tutto a pallino se la tipa mi vuole dovrà aspettarmi quattro anni.
Il telefono squilla
-?: pronto sei Arturo? posso parlare? “Can we arrange appointment?”
-A: Sei uno straniero? chiariamoci. Sei italiano? Che cazzo parli a fare in inglese.
Non fare domande ascolta, dimmi la tua richiesta con tutti i dettagli e ti darò la risposta per concordare ok?.
Non ti aspettare un preventivo da marciapiede.
-?: va bene venticinque anni?, non dichiarato e non voglio assolutamente esserlo, non frequento, ho bisogno di sesso, non sono attivo, che cosa vuoi sapere ancora, Ah!!! mi chiamo “Cicci”
-A: basta così, senti “Cicci” mi stai già sul cazzo per quel diminutivo da frocio.
Poi niente è gratis, la braciola da vitello se la vuoi la devi pagare.
Mi sono già rotto il cazzo, ti mando su whatsapp tutto quello che devi sapere e quello che voglio per incontraci.
Sento il bisogno di riprendermi dopo quella telefonata, deve essere il solito frocino comunque Cicci mi incuriosisce.
Evito la clientela giovanile la quale generalmente non cerca il solito “una botta e via ripetibile” ma preferisce una storia anche se breve,
-C: sono sempre Cicci oh scusami sono Cesco
-A: allora Cesco, devi essere breve sono bagnato per la doccia.
Se tu vieni per me sei solo e sempre Cesco non farti mai scappare Cicci, se ti scappa ti do una mazzolata tra capo e collo e ti assicuro che fa molto male.
Se mi richiami senza accordo ti tiro il collo da gallinella.
-C: va bene quando vengo?
-A: adesso che ne dici? un’oretta anche di più solo per metterti in agenda
-C: SI!!!! tra venti minuti
-A: citofono AR.
Vedo entrare un giovane dal fisico asciutto ma non magro, quello che mi colpisce è l’azzurro intenso degli occhi, il suo parlare sottovoce, il sorriso mentre mi stende la mano, me lo tiro con decisione me lo trovo tra le braccia, la fragranza quasi mi inebria e parte il cazzo: sarà una fantastica, malvagia, arrapante scopata.
Mi riprendo non gli do il tempo che comincio a spogliarmelo, gli tiro via la canotta lui ansima, una tirata della cintura del jeans gli fa uscire un soffio, il tocco finale è il perizoma.
Quel filo sparisce tra le natiche, le tasto sono muscolose, le allargo vedo l’ano roseo che si contrae come se palpitasse.
Lo spingo sul sommier, mi tolgo l’accappatoio e porto i lubrificanti, sarà dura per lui perciò userò la dolcezza non sarà un approccio traumatico, ma vorrei tanto essere aggressivo quasi stuprarlo, ma in fondo userò la dolcezza.
Non ho mai baciato un uomo anzi bacio poco anche le donne, me lo tiro al mio fianco ha un pene quasi simile ad un clitoride eppure fisicamente e caratterialmente è maschile dai gesti e dalla voce.
Comincio ad “imburrarlo” mi innervosisco per questo mio comportamento particolare con Cesco, si gira: Art voglio il meglio di te e si mette disteso prono, ci vuole mezzo flacone di dilatante e lubrificante passo e ripasso alla fine spingo ovvio il grido, gli affondo la bocca sul cuscino spingo ancora più deciso, sotto di me Cesco si dimena, mi piace cazzo!! come mi piace sentirlo dentro, dimenarsi e vibrare.
Ce l’ha dentro fino alla radice, si va quietando me lo scopo rapido, glielo tiro fuori per poi spingere duro, lo metto a gambe in aria la rosa dell’ano si è slargata, è mio! lo stupro.
Sono eccitato, cazzo! sto Cesco mi fa sbroccare.
Me lo metto in tutte le posizioni, non grida ma mugola si offre in maniera arrapante, più lo slargo più godo; mi viene fuori una eiaculazione faraonica ma non sono ancora appagato.
Il mio cazzo floscio glielo infilo in bocca, lo rifiuta glielo rimetto, cerca di respingerlo mi incazzo parte uno schiaffone, per fargli capire chi comanda gliene refilo un altro più sodo.
Ora il cazzo mi cresce, strabuzza gli occhi lacrimosi, svuota saliva lo tiro fuori solo per fargli tirare il fiato, mi scalcia, scarica pugni sul petto, faccio partire un colpo allo stomaco, lacrima, con lui sto facendo la bestia domestica mi piace lo voglio domare.
-C: che cosa vuoi farmi ancora? smettila fammi andare via,
-A: finiscila di fare la checchina piagnucolosa, rilassati e collabora.
Ricominciamo.
il mio cazzo si è afflosciato se lo tiene quieto in bocca, collabora, gli tappo il naso solo per un breve tentativo al limite del palato rinuncio, me lo succhia gli sparo in gola una passabile sborrata.
Stop! Alzati vai a vomitare in bagno, gli stampo una manata sulla chiappa, scappa in bagno, lo aspetto ancora nudo gli stampo un'altra manata, un'altra ancora.
Me lo metto sulle ginocchia con le natiche rosa gliele ho fatte diventare rosse vivo.
Scappa di nuovo torna mi scivola addosso, lo fa apposta mi stampa un bacio con tanto di lingua, bacia piacevolmente.
-C: ti sei divertito maniaco sessuale baciami, Art non mi picchiare più insegnami a sopportare tutto ma non in un solo momento.
-A: mi riprendo lo respingo con violenza: non provarci mai più vestiti e fuori di casa mia.
Cesco viene a trovarmi ogni tanto, spesso mi telefona, più spesso come cliente si fa montare e tutte lo volte mi fa sbroccare, ora me lo bacio, è l’unico a cui lo permetto, mi chiedo: sto diventando per caso gay ?
-C: tu non sarai mai gay, quando fai sesso con me ti sento che mi scopi come fossi una donna.
-A: vai fare n’culo Cesco non me lo devi dire tu, me lo deve dire una bella figa
-C: ci posso provare
-A: tu fisicamente sei un uomo mentalmente sei una figa, ma che cazzo me ne faccio di una figa che non è figa
-C: tu non vuoi vedermi figa quando sono con te, io mi sento e sono la tua figa.
Ma se vuoi ti porto una signora vera.
-A: Cesco tu ti sei fatto un romanzo di fantascienza nella tua testa, tu sei e resterai un frocio sbagliato, per me solo un cliente punto e basta.
Se mi rompi il cazzo In qualsiasi momento ti faccio rotolare per le scale, se campi o muori non me ne frega un cazzo.
Tra 4 anni sarò fuori, tu non ti accosterai mai a me, mi darai problemi non io ma ti conteranno le ossa una ad una.
Mi porti una figa o un rottame? Di quelle che mi pagano profumatamente ne ho già tante, questa che mi porti se è diversa non paga.
-C: sei uno stupido è una signora figa di 28 anni, ora sta a secco ma è stata per cinque anni in coppia con un uomo che la teneva tra le stelle.
-A: ora tu vivi con lei? te la monti?
-C: è mia sorella, da sempre sa che sono gay lei è in cerca di montoni maschi.
Gli ho raccontato di aver trovato uno “sguarramazzo” ed è rimasta a bocca aperta.
Te la porto, se concludete, io me ne vado nella stanzetta e tu te la monti, per te sarà una bella battaglia Art.
Tu lavori su fighe al tramonto e uomini maturi cerca cazzi così è facile.
-A: fottiti mezzaseghe io ti aperto l’orizzonte ora non godi più con i dildi che usavi.
Portamela e vedremo, se c’è puzza di bidone uscite da questa casa con l’ambulanza.
Tu sparisci nessuna tua presenza qui, tu farai il cliente paghi e te ne vai
L’idea non è male ma puzza.
La sorella di Cesco è veramente bona e brava, si chiama Elena speriamo che non faccia la stessa fine di quella di Troia.
Siamo stati in duo meno di un anno, gli incassi sono saliti, abbiamo fatto coppia non solo per lavoro, Cesco gli ho dato il ben servito anche se guaisce davanti al portone.
Come avevo sospettato questa società dopo alcuni mesi già sbandava anzi andò a catafascio perché Elena era rimasta incinta.
Lei aveva un certo passato che non ho mai voluto conoscere, la misi alla porta come avevo fatto con Cesco.
Elena mi ha chiesto di aiutarla a farla sparire: ti aiuterò, ma devo sapere il figlio di chi è.
Giusta e onesta la sua risposta non so di chi è il figlio se è tuo tienitelo.
Quando il pupo è nato so che è mio l’ho chiamato Ben ma mio padre non lo sa ancora.
L’ultima pendenza è Cesco lo chiamo e gli dico addio.
-C: come mi lasci così?
-A: trovati un mandingo, ti prenderanno se ti sei fatta la plastica anale altrimenti sei fottuto.
-C: bastardo!
Lo prendo per la gola lo alzo da terra, non lo strangolo però lo tengo sospeso, ripeti quello che hai detto? presto prima che ti strozzo, allora tu mi conosci? fa segno di no, sai come mi chiamo? Ancora no, conosci chi si fa chiamare mano nera gli ho dato il tuo nome sai chi è e cosa fa? Con occhi atterriti si.
Adesso sono passati cinque anni, ho ancora il suo numero:
-A: Stella?
-S: Arturo? Sei proprio tu?
-A: sono un uomo di parola i cinque anni sono passati, vorrei presentarti Ben
-S: io e Marianne ti aspettiamo.
scritto il
2026-07-22
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