Disponibile- dalle 9 alle 13 parte 2
di
Masquarade
genere
gay
Ivan arrivò alle 8:55. Il cancello era ancora socchiuso. Appena mise piede nel corridoio, la porta dell’ufficio si aprì.
Marco era in piedi, già vestito con una maglietta nera stretta che gli segnava il petto largo e i jeans. Lo sguardo era pesante, quasi affamato.
«Entra. Chiudi.»
Ivan obbedì. Marco non gli lasciò neanche il tempo di posare lo zaino. Lo prese per un braccio e lo trascinò dietro la scrivania.
«Allora. Com’è andata ieri?»
«Bene…» mormorò Ivan, già arrossito.
Marco scosse la testa, un sorriso lento e sporco sulle labbra.
«Non ti ho chiesto se è andata bene. Ti ho chiesto come ti sei sentito con tre cazzi diversi nel culo in meno di quattro ore. Ti sei sentito pieno? Usato? Ti è piaciuto venire trattato come la troia di servizio?»
Ivan abbassò gli occhi. Marco gli mise una mano pesante sulla nuca e lo spinse giù, con decisione.
«In ginocchio. Adesso.»
Ivan scivolò a terra. Marco si sbottonò i jeans e tirò fuori il cazzo. Era già duro, pesante, con le vene in rilievo che pulsavano lungo il fusto scuro di sangue. Il glande era largo, lucido in punta.
Ivan lo guardò per un attimo, incantato. Quella venatura grossa che partiva dalla base e si arrampicava fino sotto il glande lo affascinava. Si sporse e lo prese in mano, sentendone il peso. Poi abbassò lo sguardo alle palle: pesanti, tirate, ricoperte di una leggera peluria grigia. Le soppesò delicatamente con la mano libera, sentendole calde e piene.
«Ti piacciono, eh?» borbottò Marco. «Guardale pure. Sono piene per te. Ora apri quella bocchina e prendilo.»
Ivan aprì le labbra e fece scivolare dentro il glande. Lo sentì caldo e vellutato sulla lingua. Iniziò a succhiare piano, guardando da vicino ogni dettaglio: le vene che si gonfiavano, la pelle che si tendeva, il modo in cui il cazzo pulsava ogni volta che lui stringeva le labbra. Marco gli tenne la testa e iniziò a spingere più a fondo.
«Così… lingua sotto. Guarda come ti si allarga la bocca. Ieri ti hanno riempito bene, vero? Lo sentivo dal modo in cui camminavi quando sei uscito… come se avessi ancora il culo aperto.»
Ivan non poteva rispondere. La saliva gli colava sul mento mentre il cazzo di Marco gli batteva contro la gola. Continuava a fissarlo, quasi in trance, osservando ogni centimetro che entrava e usciva, le palle che gli sbattevano contro il mento. Si scioglieva. Gli piaceva sentirsi piccolo davanti a quella cosa grossa e dominante.
Marco continuò a scopargli la bocca per diversi minuti, godendosi ogni conato, ogni filo di bava. Alla fine lo tirò indietro, un filo di saliva che collegava ancora le labbra di Ivan al suo cazzo lucido.
«Bravo. Ora vai a lavorare. E tieni la bocca pronta… oggi i ragazzi sono particolarmente carichi.»
Ivan prese il carrello e salì al piano delle camere. Il corridoio era ancora semi-buio. Da una porta socchiusa uscì un ragazzo completamente nudo, alto e scuro, il cazzo pesante che gli dondolava tra le cosce mentre si dirigeva verso il bagno senza neanche guardarlo. Ivan lo seguì con lo sguardo, notando quanto fosse lungo anche a riposo.
Poi entrò nella prima stanza.
Sotto le lenzuola c’erano due corpi. Si vedevano chiaramente due erezioni mattutine che sollevavano il tessuto in modo indecente. Ivan si avvicinò piano, prese il bordo del lenzuolo e lo tirò via.
Due cazzi enormi scattarono in aria, dritti, venosi, già lucidi in punta. Malik e Jamal erano sdraiati uno accanto all’altro, nudi.
Ivan rimase a guardarli per un secondo di troppo. Quello di Malik era lungo e spesso, con una venatura scura che gli correva lungo tutto il lato sinistro. Quello di Jamal era leggermente più corto ma ancora più grosso, con il glande enorme e le palle pesanti che riposavano tra le cosce aperte.
Malik sorrise lentamente.
«Buongiorno, addetto alle pulizie. Ti piacciono quelli che hai appena scoperto?»
Jamal si mise a sedere, il cazzo che gli batteva contro la pancia.
«Hai tirato via il lenzuolo… adesso te li guardi bene da vicino. Forza, inginocchiati.»
Ivan obbedì. Si mise in ginocchio tra i due. Prese prima il cazzo di Malik in mano, lo osservò da vicino, seguì con il dito la vena grossa che pulsa, poi lo avvicinò alle labbra e lo leccò lentamente dalla base alla punta. Poi passò a quello di Jamal: lo pesò, sentì quanto fosse pesante, abbassò lo sguardo alle palle grosse e le soppesò una alla volta, quasi con rispetto. Si scioglieva. Gli piaceva sentirne il peso, il calore, la minaccia.
«Guarda come li adora» rise Jamal. «Gli brillano gli occhi.»
«Succhiali» ordinò Malik. «Entrambi. E guardali mentre li prendi.»
Ivan obbedì. Alternava la bocca da uno all’altro, succhiando a fondo, tenendo sempre gli occhi aperti per non perdere nessun dettaglio: le vene che si gonfiavano, la pelle che si tendeva, le gocce di liquido pre-sborra che gli finivano sulla lingua. Ogni tanto si fermava per leccare le palle, prenderle in bocca, sentirne il peso.
Poi Malik lo afferrò per un braccio e lo trascinò sul letto. Jamal gli abbassò i pantaloni con uno strappo. In pochi secondi Ivan si ritrovò a faccia in giù, il viso premuto contro il materasso, mentre Malik gli apriva le chiappe con le mani grandi.
«Ancora stretto… ma già abituato» borbottò, sputando sul buco di Ivan e infilandoci due dita. «Stasera ti facciamo il culo a pezzi.»
Jamal gli si mise davanti, gli prese i capelli e se lo infilò in bocca fino in gola.
«Succhia. E non ti azzardare a mordere. Voglio sentire che mi stai prendendo tutto mentre ti aprono il culo.»
Ivan venne penetrato da dietro mentre aveva ancora il cazzo di Jamal in gola. Malik entrò con un colpo solo, profondo, facendolo gemere contro il membro che gli riempiva la bocca. I due iniziarono a usarlo a ritmo, uno che gli scopava il culo con forza, l’altro che gli riempiva la gola. Il letto scricchiolava. Ivan era intrappolato tra i due corpi scuri e muscolosi, il suono umido dei colpi che riempiva la stanza.
Malik gli parlava contro l’orecchio mentre lo sfondava:
«Ieri ti sei fatto riempire da tre… oggi ricominciamo da capo. E stavolta non ti alzi finché non ti abbiamo sborrato entrambi dentro. Lo vuoi, vero? Lo vuoi sentire caldo che ti cola lungo le cosce?»
«Sì…» riuscì a gorgogliare Ivan intorno al cazzo di Jamal.
Jamal gli teneva la testa e muoveva i fianchi più forte.
«Guarda che faccia da troia… gli piace. Gli piace venire trattato così. Diglielo, Ivan. Digli che ti piace prendere i cazzi grossi.»
«Mi piace…» gemette Ivan quando Jamal gli diede un secondo di respiro. «Mi piace prenderli… sono così grossi…»
I minuti passarono. Ivan era un disordine di saliva, gemiti strozzati e lacrime. Continuava a guardare il cazzo di Jamal ogni volta che gli usciva dalla bocca, affascinato da quanto fosse lucido e venoso. Alla fine Malik accelerò e sborrò profondamente, spingendo a ogni getto e grugnendo contro la sua schiena. Subito dopo Jamal lo tirò su, lo fece mettere a cavalcioni e se lo infilò da sotto, scopandolo dal basso mentre Malik gli teneva ancora le chiappe aperte e gli guardava il buco che si chiudeva e si apriva intorno al cazzo del compagno.
Anche Jamal sborrò dentro di lui, tenendolo premuto contro il suo corpo finché non ebbe finito di pompare.
Quando lo lasciarono andare, Ivan rotolò di lato, le gambe molli, il seme che gli colava dal buco aperto in due fiotti bianchi e densi.
Malik gli diede uno schiaffo leggero sulla coscia.
«Vai a fare il bagno. C’è un nuovo arrivato che non ha ancora assaggiato il servizio.»
Ivan si rialzò come poté e si trascinò verso il bagno, i pantaloni ancora a metà coscia, il seme che gli scendeva lungo le gambe. Appena aprì la porta trovò un ragazzo che non aveva mai visto: alto, pelle scura e liscia, spalle larghe, addome definito. Si stava lavando il viso al lavandino, completamente nudo. Il cazzo gli pendeva pesante tra le cosce, già mezzo duro, lungo e spesso, con le vene ben visibili.
Si voltò e lo guardò da capo a piedi, soffermandosi sul seme che gli colava ancora lungo le cosce.
«Tu sei quello delle pulizie» disse con voce grave. «Marco mi ha detto che sei disponibile.»
Ivan non fece in tempo a rispondere. Il ragazzo (si chiamava Tyrese) lo afferrò, lo spinse contro il muro piastrellato e gli alzò una gamba. Si allineò e entrò in un colpo solo, facendolo gridare. Il cazzo era duro come pietra e lo apriva senza pietà.
Ivan abbassò lo sguardo e riuscì a vedere il fusto scuro che entrava e usciva dal suo buco. Era bellissimo e spaventoso allo stesso tempo: spesso, venoso, lucido del seme degli altri.
«Cazzo… sei già pieno. Mi piace» grugnì Tyrese, iniziando a scoparlo contro il muro con colpi secchi e profondi. «Guarda come ti si mangia il culo. Ti piace sentirlo così grosso dopo averne già presi due?»
«Sì…» gemette Ivan, gli occhi semi-chiusi. «È… è enorme…»
«Guardalo mentre ti scopa. Forza.»
Ivan obbedì. Guardava ipnotizzato il cazzo di Tyrese che spariva dentro di lui a ogni spinta. Si sentiva sciogliere. Le palle di Tyrese, grosse e pesanti, gli sbattevano contro il culo a ogni colpo.
La porta del bagno si aprì di nuovo. Entrarono altri due: Darius e un ragazzo più giovane che Ivan non aveva ancora visto bene. Entrambi nudi, entrambi duri.
Darius sorrise vedendo la scena.
«Hai già iniziato senza di noi.»
Tyrese non si fermò. Continuò a scopare Ivan mentre gli altri due si avvicinavano. Darius gli prese i capelli e se lo infilò in bocca. Il suo cazzo era il più grosso di tutti: massiccio, pesante, con le vene che sembravano corde. Ivan lo guardò da vicino mentre glielo spingeva in gola, osservando ogni dettaglio, ogni pulsazione. Con la mano libera andò a cercare le palle di Darius e le soppesò, sentendole enormi e calde. Si sciolse completamente.
L’altro ragazzo gli si mise di lato, gli prese una mano e se la fece chiudere intorno al proprio cazzo.
In pochi secondi Ivan era pieno da tutte le parti: un cazzo nel culo, uno in gola, uno in mano. I tre lo usavano senza fretta, passandoselo, cambiando posizione, commentando a voce alta quanto fosse stretto, quanto fosse caldo, quanto gli piacesse essere riempito.
«Guarda come li fissa» rise Darius. «Gli piace guardarli mentre li prende. Sei una piccola troia osservatrice, eh?»
Lo misero a quattro zampe sul pavimento del bagno. Uno lo scopava da dietro, un altro gli riempiva la bocca, il terzo aspettava il suo turno tenendosi il cazzo duro e dandogli qualche schiaffo leggero sulle chiappe. Quando uno sborrava, un altro prendeva il suo posto. Ivan perse il conto di quante volte venne penetrato, di quante sborrate gli finirono dentro e in bocca. Continuava a guardare ogni cazzo che gli si avvicinava, a studiarne le vene, a pesare le palle quando poteva, a sciogliersi ogni volta che ne prendeva uno nuovo in bocca o nel culo.
Il pavimento era bagnato di saliva, sudore e seme.
Alla fine rimasero tutti e quattro ansimanti. Ivan era sdraiato sul pavimento freddo, le gambe aperte, il buco rosso e dilatato che ancora pulsava, il viso sporco di sborra. Continuava a guardare i quattro cazzi ormai morbidi e pesanti che gli pendevano davanti, come se non ne avesse ancora abbastanza.
Darius gli passò una mano sui capelli bagnati.
«Bravo ragazzo. Ora pulisci tutto quant’è… e poi vai a finire i letti. Il turno non è ancora finito.»
Ivan si rialzò lentamente, le gambe che tremano, e prese lo straccio.
Fuori, nel corridoio, si sentivano già altre voci.
Il giorno era appena iniziato.
Fine dell’episodio 2.
Marco era in piedi, già vestito con una maglietta nera stretta che gli segnava il petto largo e i jeans. Lo sguardo era pesante, quasi affamato.
«Entra. Chiudi.»
Ivan obbedì. Marco non gli lasciò neanche il tempo di posare lo zaino. Lo prese per un braccio e lo trascinò dietro la scrivania.
«Allora. Com’è andata ieri?»
«Bene…» mormorò Ivan, già arrossito.
Marco scosse la testa, un sorriso lento e sporco sulle labbra.
«Non ti ho chiesto se è andata bene. Ti ho chiesto come ti sei sentito con tre cazzi diversi nel culo in meno di quattro ore. Ti sei sentito pieno? Usato? Ti è piaciuto venire trattato come la troia di servizio?»
Ivan abbassò gli occhi. Marco gli mise una mano pesante sulla nuca e lo spinse giù, con decisione.
«In ginocchio. Adesso.»
Ivan scivolò a terra. Marco si sbottonò i jeans e tirò fuori il cazzo. Era già duro, pesante, con le vene in rilievo che pulsavano lungo il fusto scuro di sangue. Il glande era largo, lucido in punta.
Ivan lo guardò per un attimo, incantato. Quella venatura grossa che partiva dalla base e si arrampicava fino sotto il glande lo affascinava. Si sporse e lo prese in mano, sentendone il peso. Poi abbassò lo sguardo alle palle: pesanti, tirate, ricoperte di una leggera peluria grigia. Le soppesò delicatamente con la mano libera, sentendole calde e piene.
«Ti piacciono, eh?» borbottò Marco. «Guardale pure. Sono piene per te. Ora apri quella bocchina e prendilo.»
Ivan aprì le labbra e fece scivolare dentro il glande. Lo sentì caldo e vellutato sulla lingua. Iniziò a succhiare piano, guardando da vicino ogni dettaglio: le vene che si gonfiavano, la pelle che si tendeva, il modo in cui il cazzo pulsava ogni volta che lui stringeva le labbra. Marco gli tenne la testa e iniziò a spingere più a fondo.
«Così… lingua sotto. Guarda come ti si allarga la bocca. Ieri ti hanno riempito bene, vero? Lo sentivo dal modo in cui camminavi quando sei uscito… come se avessi ancora il culo aperto.»
Ivan non poteva rispondere. La saliva gli colava sul mento mentre il cazzo di Marco gli batteva contro la gola. Continuava a fissarlo, quasi in trance, osservando ogni centimetro che entrava e usciva, le palle che gli sbattevano contro il mento. Si scioglieva. Gli piaceva sentirsi piccolo davanti a quella cosa grossa e dominante.
Marco continuò a scopargli la bocca per diversi minuti, godendosi ogni conato, ogni filo di bava. Alla fine lo tirò indietro, un filo di saliva che collegava ancora le labbra di Ivan al suo cazzo lucido.
«Bravo. Ora vai a lavorare. E tieni la bocca pronta… oggi i ragazzi sono particolarmente carichi.»
Ivan prese il carrello e salì al piano delle camere. Il corridoio era ancora semi-buio. Da una porta socchiusa uscì un ragazzo completamente nudo, alto e scuro, il cazzo pesante che gli dondolava tra le cosce mentre si dirigeva verso il bagno senza neanche guardarlo. Ivan lo seguì con lo sguardo, notando quanto fosse lungo anche a riposo.
Poi entrò nella prima stanza.
Sotto le lenzuola c’erano due corpi. Si vedevano chiaramente due erezioni mattutine che sollevavano il tessuto in modo indecente. Ivan si avvicinò piano, prese il bordo del lenzuolo e lo tirò via.
Due cazzi enormi scattarono in aria, dritti, venosi, già lucidi in punta. Malik e Jamal erano sdraiati uno accanto all’altro, nudi.
Ivan rimase a guardarli per un secondo di troppo. Quello di Malik era lungo e spesso, con una venatura scura che gli correva lungo tutto il lato sinistro. Quello di Jamal era leggermente più corto ma ancora più grosso, con il glande enorme e le palle pesanti che riposavano tra le cosce aperte.
Malik sorrise lentamente.
«Buongiorno, addetto alle pulizie. Ti piacciono quelli che hai appena scoperto?»
Jamal si mise a sedere, il cazzo che gli batteva contro la pancia.
«Hai tirato via il lenzuolo… adesso te li guardi bene da vicino. Forza, inginocchiati.»
Ivan obbedì. Si mise in ginocchio tra i due. Prese prima il cazzo di Malik in mano, lo osservò da vicino, seguì con il dito la vena grossa che pulsa, poi lo avvicinò alle labbra e lo leccò lentamente dalla base alla punta. Poi passò a quello di Jamal: lo pesò, sentì quanto fosse pesante, abbassò lo sguardo alle palle grosse e le soppesò una alla volta, quasi con rispetto. Si scioglieva. Gli piaceva sentirne il peso, il calore, la minaccia.
«Guarda come li adora» rise Jamal. «Gli brillano gli occhi.»
«Succhiali» ordinò Malik. «Entrambi. E guardali mentre li prendi.»
Ivan obbedì. Alternava la bocca da uno all’altro, succhiando a fondo, tenendo sempre gli occhi aperti per non perdere nessun dettaglio: le vene che si gonfiavano, la pelle che si tendeva, le gocce di liquido pre-sborra che gli finivano sulla lingua. Ogni tanto si fermava per leccare le palle, prenderle in bocca, sentirne il peso.
Poi Malik lo afferrò per un braccio e lo trascinò sul letto. Jamal gli abbassò i pantaloni con uno strappo. In pochi secondi Ivan si ritrovò a faccia in giù, il viso premuto contro il materasso, mentre Malik gli apriva le chiappe con le mani grandi.
«Ancora stretto… ma già abituato» borbottò, sputando sul buco di Ivan e infilandoci due dita. «Stasera ti facciamo il culo a pezzi.»
Jamal gli si mise davanti, gli prese i capelli e se lo infilò in bocca fino in gola.
«Succhia. E non ti azzardare a mordere. Voglio sentire che mi stai prendendo tutto mentre ti aprono il culo.»
Ivan venne penetrato da dietro mentre aveva ancora il cazzo di Jamal in gola. Malik entrò con un colpo solo, profondo, facendolo gemere contro il membro che gli riempiva la bocca. I due iniziarono a usarlo a ritmo, uno che gli scopava il culo con forza, l’altro che gli riempiva la gola. Il letto scricchiolava. Ivan era intrappolato tra i due corpi scuri e muscolosi, il suono umido dei colpi che riempiva la stanza.
Malik gli parlava contro l’orecchio mentre lo sfondava:
«Ieri ti sei fatto riempire da tre… oggi ricominciamo da capo. E stavolta non ti alzi finché non ti abbiamo sborrato entrambi dentro. Lo vuoi, vero? Lo vuoi sentire caldo che ti cola lungo le cosce?»
«Sì…» riuscì a gorgogliare Ivan intorno al cazzo di Jamal.
Jamal gli teneva la testa e muoveva i fianchi più forte.
«Guarda che faccia da troia… gli piace. Gli piace venire trattato così. Diglielo, Ivan. Digli che ti piace prendere i cazzi grossi.»
«Mi piace…» gemette Ivan quando Jamal gli diede un secondo di respiro. «Mi piace prenderli… sono così grossi…»
I minuti passarono. Ivan era un disordine di saliva, gemiti strozzati e lacrime. Continuava a guardare il cazzo di Jamal ogni volta che gli usciva dalla bocca, affascinato da quanto fosse lucido e venoso. Alla fine Malik accelerò e sborrò profondamente, spingendo a ogni getto e grugnendo contro la sua schiena. Subito dopo Jamal lo tirò su, lo fece mettere a cavalcioni e se lo infilò da sotto, scopandolo dal basso mentre Malik gli teneva ancora le chiappe aperte e gli guardava il buco che si chiudeva e si apriva intorno al cazzo del compagno.
Anche Jamal sborrò dentro di lui, tenendolo premuto contro il suo corpo finché non ebbe finito di pompare.
Quando lo lasciarono andare, Ivan rotolò di lato, le gambe molli, il seme che gli colava dal buco aperto in due fiotti bianchi e densi.
Malik gli diede uno schiaffo leggero sulla coscia.
«Vai a fare il bagno. C’è un nuovo arrivato che non ha ancora assaggiato il servizio.»
Ivan si rialzò come poté e si trascinò verso il bagno, i pantaloni ancora a metà coscia, il seme che gli scendeva lungo le gambe. Appena aprì la porta trovò un ragazzo che non aveva mai visto: alto, pelle scura e liscia, spalle larghe, addome definito. Si stava lavando il viso al lavandino, completamente nudo. Il cazzo gli pendeva pesante tra le cosce, già mezzo duro, lungo e spesso, con le vene ben visibili.
Si voltò e lo guardò da capo a piedi, soffermandosi sul seme che gli colava ancora lungo le cosce.
«Tu sei quello delle pulizie» disse con voce grave. «Marco mi ha detto che sei disponibile.»
Ivan non fece in tempo a rispondere. Il ragazzo (si chiamava Tyrese) lo afferrò, lo spinse contro il muro piastrellato e gli alzò una gamba. Si allineò e entrò in un colpo solo, facendolo gridare. Il cazzo era duro come pietra e lo apriva senza pietà.
Ivan abbassò lo sguardo e riuscì a vedere il fusto scuro che entrava e usciva dal suo buco. Era bellissimo e spaventoso allo stesso tempo: spesso, venoso, lucido del seme degli altri.
«Cazzo… sei già pieno. Mi piace» grugnì Tyrese, iniziando a scoparlo contro il muro con colpi secchi e profondi. «Guarda come ti si mangia il culo. Ti piace sentirlo così grosso dopo averne già presi due?»
«Sì…» gemette Ivan, gli occhi semi-chiusi. «È… è enorme…»
«Guardalo mentre ti scopa. Forza.»
Ivan obbedì. Guardava ipnotizzato il cazzo di Tyrese che spariva dentro di lui a ogni spinta. Si sentiva sciogliere. Le palle di Tyrese, grosse e pesanti, gli sbattevano contro il culo a ogni colpo.
La porta del bagno si aprì di nuovo. Entrarono altri due: Darius e un ragazzo più giovane che Ivan non aveva ancora visto bene. Entrambi nudi, entrambi duri.
Darius sorrise vedendo la scena.
«Hai già iniziato senza di noi.»
Tyrese non si fermò. Continuò a scopare Ivan mentre gli altri due si avvicinavano. Darius gli prese i capelli e se lo infilò in bocca. Il suo cazzo era il più grosso di tutti: massiccio, pesante, con le vene che sembravano corde. Ivan lo guardò da vicino mentre glielo spingeva in gola, osservando ogni dettaglio, ogni pulsazione. Con la mano libera andò a cercare le palle di Darius e le soppesò, sentendole enormi e calde. Si sciolse completamente.
L’altro ragazzo gli si mise di lato, gli prese una mano e se la fece chiudere intorno al proprio cazzo.
In pochi secondi Ivan era pieno da tutte le parti: un cazzo nel culo, uno in gola, uno in mano. I tre lo usavano senza fretta, passandoselo, cambiando posizione, commentando a voce alta quanto fosse stretto, quanto fosse caldo, quanto gli piacesse essere riempito.
«Guarda come li fissa» rise Darius. «Gli piace guardarli mentre li prende. Sei una piccola troia osservatrice, eh?»
Lo misero a quattro zampe sul pavimento del bagno. Uno lo scopava da dietro, un altro gli riempiva la bocca, il terzo aspettava il suo turno tenendosi il cazzo duro e dandogli qualche schiaffo leggero sulle chiappe. Quando uno sborrava, un altro prendeva il suo posto. Ivan perse il conto di quante volte venne penetrato, di quante sborrate gli finirono dentro e in bocca. Continuava a guardare ogni cazzo che gli si avvicinava, a studiarne le vene, a pesare le palle quando poteva, a sciogliersi ogni volta che ne prendeva uno nuovo in bocca o nel culo.
Il pavimento era bagnato di saliva, sudore e seme.
Alla fine rimasero tutti e quattro ansimanti. Ivan era sdraiato sul pavimento freddo, le gambe aperte, il buco rosso e dilatato che ancora pulsava, il viso sporco di sborra. Continuava a guardare i quattro cazzi ormai morbidi e pesanti che gli pendevano davanti, come se non ne avesse ancora abbastanza.
Darius gli passò una mano sui capelli bagnati.
«Bravo ragazzo. Ora pulisci tutto quant’è… e poi vai a finire i letti. Il turno non è ancora finito.»
Ivan si rialzò lentamente, le gambe che tremano, e prese lo straccio.
Fuori, nel corridoio, si sentivano già altre voci.
Il giorno era appena iniziato.
Fine dell’episodio 2.
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